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Tra sintomi, cura e pannoloni: la colite attinica

Tra sintomi, cura e pannoloni: la colite attinica

Palle di grano in un campoPurtroppo la nostra civiltà vede segnalare la presenza sempre più diffusa di tumori, specie quelli che interessano gli organi come l’utero, nelle donne e la prostata, negli uomini. La colite attinica è una conseguenza diretta della radioterapia, utilizzata come cura delle cellule tumorali. Accade così che il colon, vista la prossimità con gli organi colpiti dall’angioma, corre il serio pericolo di subire dei danni generati dalla radioterapia e quindi innescare un processo infiammatorio della fine del tratto intestinale, che può portare alla colite attinica.
In una scala medica, l’intensità del dolore allo stomaco generato da questo disturbo è tale da essere classificato come colite acuta, che in alcune situazioni più gravi può degenerare persino in una patologia di tipo cronico. La colite post radioterapica risulta talmente dolorosa da essere paragonata in certi casi alla colite ulcerosa, una vera e propria ulcera che investe il retto e il colon, provocando dei dolori a dir poco lancinanti nei soggetti afflitti da questo male. La colite ulcerativa è una malattia infiammatoria di tipo cronico che colpisce l’intestino, diagnosticabile attraverso una specifica colonscopia a causa della difficoltà di definirla con precisione soltanto mediante l’analisi dei sintomi.
Caratteristica comune ai pazienti affetti da infiammazione attinica è l’essere stati sottoposti a terapia radiante, finalizzata a contrastare la presenza di un fibroma su tessuti adiacenti a quelli dell’intestino retto e quindi il frequente ricorrere a colonscopie per analizzare meglio la natura della colite attinica.

Il sintomo più evidente

Tra le conseguenze più frequenti per questo tipo di disturbo troviamo diffuse perdite rettali di sangue. Una situazione più che spiacevole da vivere in prima persona, anche a livello sociale, con pazienti spesso costretti all’utilizzo precauzionale di specifici pannoloni con funzione drenante. Queste fuoriuscite emorragiche sono inizialmente impossibili da controllare, perchè seguono un andamento discontinuo nel malato. Succede così che un uomo colpito da colite attinica può accusare l’espulsione involontaria di sangue per via rettale a giorni alterni, sino poi a segnalare perdite più frequenti, sino a coprire l’arco anche di 4 giorni. Periodi più lunghi di questo costituiscono una rarità (personalmente trattasi di una casistica clinica mai riscontrata nei pazienti che ho curato direttamente) ma, in virtù della delicatezza della problematica, rappresentano un colpo emotivo talmente acuto, da generare nei soggetti colpiti da colite di tipo attinico molta frustrazione. Il sangue fuoriuscito, raccolto nel pannolone, può variare nel colore: da coaguli rosso scuro ad altri rosso vivo. La presenza di coaguli esclusivamente di tipo rosso scuro, tendente al nero, può essere anche più preoccupante, lasciando prevedere una fase terapica di durata maggiore per la cura di questo tipo di colite acuta.

La cura

I medici tendono a consigliare varie sedute nella camera iperbarica, utili per favorire la ricrescita dei tessuti cellulari feriti durante la precedente radioterapia. A questa terapia per colite attinica di solito i dottori affiancano la somministrazione di mesalazina, accompagnata a clisteri di Clipper (un particolare tipo di steroide). Questa combinazione, a seconda del livello di infiammazione del colon, dovrebbe essere sufficiente per arginare la diarrea in tempi accettabili e a curare l’irritazione di tipo attinico in tempi discreti.
La durata della cura di questa colite in alcuni casi può superare quella della colite ulcerosa, ma non bisogna mai scoraggiarsi, perchè a tutto c’è una soluzione. Dove non arriva la naturopatia potrà arrivare quindi la medicina farmacologica, ma comunque si potrà intraprendere un percorso di guarigione.
La terapia antidiarrogena è un buon inizio per comprendere come curare la colite attinica, ma è la forza di volontà del paziente la medicina più importante che non dovrà mai mancare nel paziente, anche quando le analisi della colonscopia saranno più amare.
La stessa tenacia e consapevolezza di vita che permetteranno al soggetto di sopravvivere con vigore, anche all’avanzare di un cancro e alle sedute al lazer che ne conseguiranno.

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