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Colite amebica: male che uccide 80000 volte

Colite amebica: male che uccide 80000 volte

colite-amebicaLa colite amebica è una forma di colite acuta strettamente legata con la qualità e la modalità con cui si assumono cibi e bevande. In particolar modo la colite amebica è diffusa soprattutto nei Paesi Sottosviluppati, ovvero in quelle zone del Mondo, in cui per cultura o per mancanza di mezzi adeguati, si consumano cibi crudi, buccia compresa, prima responsabile di questo male. Per rendere un po’ la proporzione della gravità di questa malattia, basti pensare che l’amebiasi rappresenta la seconda causa di morte per infezione causata da parassiti, subito dopo la temutissima malaria.

Sono circa 55 milioni le persone che nel Mondo presentano forme di amebiasi, associate con ascesso epatico e sono circa 80000 i decessi che questa malattia provoca ogni anno. Ma il legame tra la malattia dell’amebiasi e colite amebica cronica non è affatto così scontato.
Se pensiamo ad esempio ai sintomi dell’amebiasi, ci si rende conto che in oltre l’80% dei casi, si tratta sempre di una malattia asintomatica.
Tra i segnali che possono portare verso questa malattia fulminante possiamo ritrovare la colite.
Soltanto però nel 5-10% dei casi studiati si può parlare di una conseguenza diretta legata al degenerare di questo disturbo intestinale.
La colite acuta di tipo ulceroso quindi non può essere considerata un passaggio obbligatorio verso la terribile malattia, che continua a mietere vittime, soprattutto in Africa centrale.

Allo stesso tempo possiamo stabilire con certezza che neanche nei casi estremamente gravi esistano possibilità che questa degeneri in amebiasi.
Resta comunque interesse del paziente porre un freno al peggiorare delle sue condizioni fisiche, a causa della colite amebica, onde scongiurare delle drammatiche complicanze, legate a questo tipo di infiammazione intestinale, associata ad un regime alimentare sballato.

Colite amebica fulminante

Nonostante questo però la colitis di forma amebica continua a fare paura, potendo vantare una triste percentuale di morte compresa tra il 2 e il 9%.
La preoccupazione più forte è legata al fatto che una mancata cura o una modalità errata di approcciarsi al disturbo possa portare ad un aggravarsi della salute del paziente e trasformare il malessere in una forma di colite amebica cronica.
Quando si parla di mortalità infatti, accade quasi sempre un declinare del male verso una gravissima forma colitica, chiamata necrotizzante di tipo fulminante.
In questo caso, seppur nell’ 1% dei casi, si arriva ad un decesso praticamente immediato.

Fortunatamente i successi in campo medico ed un’adeguata prevenzione dei sintomi della malattia amebica ha consentito di ridurre la percentuale di mortalità per ascesso epatico di oltre 3 punti.
Diffondere le informazioni su questo disturbo, soprattutto nelle zone più povere del Mondo, significa salvare migliaia di giovani da morte.
In questo caso si parla di “decessi per ignoranza” e solo quelli di cui la medicina occidentale si dovrebbe sentire più responsabile. Un apparato efficiente in grado di educare la popolazione locale sull’importanza della scelta dei cibi, anche nei casi, di scarsa possibilità alimentare, può garantire la sopravvivenza a tantissime vite.
Anche perchè la cura è molto difficile da portare avanti.
Lo stesso intervento chirurgico non sembra dare sufficienti garanzie di riuscita e solleva ancora oggi molte incertezze nel mondo medico.

In conclusione la colite amebica non va confusa con altre tipologie perchè, a differenza di queste, risulta estremamente impegnativa da curare e necessita di attenzioni speciali per poter essere affrontata con successo.
Siamo abituati a ragionare sulla cura di coliti con percentuali di successo che si avvicinano al 90%, ma in questo caso le probabilità di guarire diminuiscono di un terzo.
Ci auguriamo che la passione e gli sviluppi della ricerca in campo medico possano presto limitare ulteriormente i casi di mortalità in queste zone del Mondo in cui la sopravvivenza non si rivela poi un aspetto così scontato.

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