bambino con chewing gum

E se il chewing gum facesse bene all'intestino ?

La protagonista indiscussa dell'avancassa di qualsiasi supermercato e di ogni più piccolo esercizio commerciale.
Ebbene sì, la gomma da masticare, che nel frangente d'attesa dinanzi alle casse determina gli affari migliori nonchè il successo delle aziende produttrici, induce il consumatore in una rimarchevole tentazione squisitamente sensoria.
C'é chi preferisce il tradizionale gusto della menta e chi invece preferisce sperimentare i gusti più bizzarri quali quello del bacon, del liquore all'uovo e persino del wasabi.
Tuttavia, alcune statistiche di mercato confermano quanto in realtà soltanto alcune fragranze siano vendute con maggiore frequenza: menta piperita, menta verde, zenzero, liquirizia, fragola e ridotto apporto di zuccheri.
Al di là del gusto e del brand che si possa preferire, risulta davvero difficile nonché improbabile trovare una confezione di chewing gum all'interno delle nostre borse, dei nostri zaini.

bambino con chewing gum

Chewing gum: quali sono gli ingredienti che la rendono così appetibile?

Conoscere nel dettaglio la ricetta della gum americana é impresa assai ardua dal momento che le aziende produttrici desiderano non rivelare le materie prima adoperate nè tantomeno il procedimento produttivo.
Tuttavia, alcune indiscrezioni sono giunte in favore della curiosità di tutti i consumatori innamorati della cicca da masticare.
Per di più, sono indiscrezioni che provengono dal non molto lontano Novecento.
Difatti, prima del secondo conflitto mondiale la cicca da masticare veniva prodotta ricorrendo alle proprietà della linfa prodotta dall'albero messicano della sapodilla.
L'aggiunta di aromi ne arricchiva il gusto rendendolo molto più saporito.

Con il finire della Seconda Guerra Mondiale, i chimici divennero consapevoli di quanto fosse difficile reperire la sapodilla.
Così la linfa naturale fu rapidamente sostituita dalle plastiche sintetiche e zuccherate, gomme e cere di più agevole reperibilità.
Ciò significherebbe che la tanto amata gum venga prodotta a partire da materie plastiche?
Ebbene sì ma vediamo insieme quali effettivamente le componenti principali di un chewing gum.
Resina, cera ed elastomero sono gli ingredienti essenziali per produrre una cicca da masticare che, quantomeno, sia masticabile, morbida e considerevolmente elastica.
In aggiunta agli ingredienti base, paraffina, cera di petrolio e polietilene completano la formulazione base della cicca da masticare.
Una volta ottenuta, con tali ingredienti, la consistenza ideale da masticare si procede al miglioramento del gusto mediante l'utilizzo di dolcificanti non sintetici come lo zucchero, il destrosio, il glucosio, lo sciroppo di mais, lo xilitolo, il sorbitolo, il lattitolo.
Il gusto dolce delle cicche da masticare può essere però causato non soltanto da dolcificanti non sintetici e, quindi, vegetali ma anche da dolcificanti sintetici quali aspartame e sucralosio.
Il rivestimento più croccante rispetto all'interno morbido, é invece garantito da una polvere che assorbe l'acqua in polvere di poliolo: in tal modo, il guscio esteriore della cicca, al contatto con il calore della saliva, si scioglie immediatamente offrendo una piacevole esperienza di gusto e consistenza.

Dunque, é ora che si divenga consapevoli di quanto le gum siano composite non di soli ingredienti naturali e/o vegetali ma anche e, soprattutto, da materie plastiche, polimeri, resine e plastificanti: quest'ultime divengono infedeli alleati non solo della salubrità del nostro stomaco ma anche del nostro Pianeta Terra.
Il mercato contemporaneo, infatti, si impegna nell'offrire alternative vegane, vegetali, biodegradabili e prive di aspartame
affinché ogni consumatore possa preservare la passione per le cicche da masticare, senza causare danni al proprio stomaco
ed anche al Pianeta Terra.

Chewing gum: come rimuoverla dai vestiti in poche e semplici mosse

Quante volte ci é capitato che, nel mentre della masticazione, la cicca da masticare ci sia finita sui vestiti?
Probabilmente molte volte e non c'é nulla che possa indurci in inutili preoccupazioni.
La buona notizia é che i vostri abiti potranno essere recuperati, indenni.
Vediamo, dunque, quali le poche e semplici azioni da praticare al fine di rimuovere una gum da pantaloni, felpe, t-shirt, gonne, giubbini e altri tessuti.
Tutto ciò che vi occorrerà é sicuramente già a vostra disposizione, vi basterà semplicemente cercare nei mobili di casa!
Ad esempio, fra i rimedi più comuni, vi é quello del ghiaccio.
Il cubetto di ghiaccio andrà posizionato esattamente sulla cicca da masticare e vi basterà attendere qualche minuto prima che la gum si indurisca e si stacchi dal tessuto.

Un altro efficace metodo, che tra l'altro non richiede sostanze potenzialmente dannose per le fibre tessili, é quello della carta nella quale si conserva il pane e un ferro da stiro.
La carta va ritagliata per la porzione di spazio che la cicca da masticare occupa, dopodiché va posizionata sulla cicca da masticare.
E' importante che il ferro da stiro raggiunga una temperatura media affinché, una volta passato sulla carta del pane, riesca a rimuovere il chewing gum senza renderlo ancora più "appiccicoso".
Dunque, il caldo e il freddo rappresentano metodi alquanto efficaci per la rimozione della cicca da masticare dai vestiti e/o tessuti.
Ma come comportarsi quando si é fuori casa e non si dispone nè di ghiaccio né di un ferro da stiro?
Probabilmente il ghiaccio diviene maggiormente reperibile recandosi in un bar ma vediamo comunque un altro metodo che potrebbe divenire funzionale allo scopo quando si é fuori casa.

Il nastro adesivo, infatti, se posizionato sulla cicca da masticare può dimostrare la sua efficacia nella risoluzione di simile inconveniente.
L'unica e principale accortezza da seguire una volta posizionato il nastro adesivo, sarà quella di effettuare uno strappo energico.
Per quanto concerne, invece, ulteriori metodi quali quello dell'aceto, dell'acetone e/o delle bibite gassate, si consiglia di procedere gradualmente e, nel caso in cui freddo e caldo non dovessero funzionare, si consiglia di rivolgersi ad una tintoria.

Chewing gum: come rimuoverla dai capelli evitando tagli indesiderati 

Erroneamente si potrebbe immaginare che un simile inconveniente possa capitare a chi è più piccolo dal momento che le cicche da masticare si trasformano in strategici scherzi di gioco, in cui i denti e l'apparato boccale centrano poco.
E invece così non é poiché anche gli adulti incorrono in una simile situazione.
Grazie alla lettura del presente articolo, potrai abbandonare momenti di timore e disperazione perché togliere la cicca da masticare é possibile.
E no, la soluzione non é tagliare la ciocca di capelli bensì ammorbidire la cicca con l'ausilio di olii vegetali.
L'olio d'oliva, infatti, va massaggiato sia sulla porzione di capelli interessata sia sulla cicca da masticare.

L'olio può essere massaggiato con le dita oppure si può essere agevolati dalle setole di uno spazzolino da denti.
Trascorsi alcuni minuti, la gum diverrà sicuramente più malleabile e, quindi, più facilmente rimovibile dai capelli.
Grazie a questo metodo, non solo avrete rimosso la cicca da masticare, ma soprattutto recherete alcun danno ai vostri capelli.
Sarà bastevole effettuare uno shampoo e sarete voi a scegliere se effettuare un lavaggio integrale oppure localizzato alla ciocca unta.

Chewing gum: come rimuoverla dalla suola delle nostre scarpe

La composizione del chewing gum non rappresenta l'unica minaccia ambientale poiché anche alcuni comportamenti poco civili ne rappresentano un ulteriore rischio.
Gettare la cicca per terra é un comportamento civilmente scorretto che pone l'accento sulla necessità di riproporre educazione civica come materia scolastica.
Difatti, diviene altamente probabile calpestare con le scarpe una cicca da masticare abbandonata sul marciapiede.
Cosa fare quando un gum si "appiccica" alle suole delle nostre scarpe, magari appena comprate?
Anche in questo caso, i metodi del freddo e del caldo dimostrano la loro efficacia ma esiste anche un altro rimedio.
L'acetone, infatti, può aiutarci a rimuovere la cicca dalle suole delle nostre scarpe.
Avremo bisogno di un cotton fioc, di immergerne un'estremità nell'acetone e di strofinarlo intorno al gum.
Dopo pochi istanti la gomma da masticare sarà stata rimossa dalla suola.
Nel caso in cui ci trovassimo fuori casa, potremmo utilizzare un rametto di legno e della terra affinché la frizione possa garantire il medesimo risultato.

muro pieno di gomme da masticare

Chewing gum: é davvero pericoloso ingerirla? 

Quante volte, sin da quando eravamo bambini, ci é stato raccomandato di gettare e non ingoiare la gomma da masticare una volta finito il sapore?
Tuttavia, per quanto le raccomandazioni dei genitori si siano così consolidate nel tempo, é importante fare chiarezza sull'argomento.
Non é possibile fornire una risposta netta al presente quesito: ingerire accidentalmente una gomma da masticare non provoca danni irreversibili all'organismo ma ingoiarne molte può causare occlusioni del tratto digestivo.

Inoltre, c'é un'altra leggenda metropolitana che va smentita: una gomma da masticare ingerita non impiega 7 anni per essere digerita!
La cicca viene generalmente espulsa nell'arco di un paio di giorni: segue il medesimo destino degli altri corpi estranei accidentalmente finiti nell'esofago.

Chewing gum: cosa succede quando mastichiamo? 

Uno studio giapponese, condotto su soli (scarsa significatività scientifica) 17 soggetti, ha evidenziato una correlazione media fra la masticazione e la concentrazione.
Dunque, masticare incentiva la lucidità mentale e migliora considerevolmente le prestazioni e/o funzioni cognitive, in particolar modo la memoria.
In particolar modo, alcuni studi scientifici americani dimostrano quanto la masticazione alleni e migliori la memoria di contesto.
E' considerazione nota quella del cervello che associa alcune informazioni a sapori, odori o azioni: vi è mai capitato di ascoltare una canzone o di assaporare un dolce e ricordare qualcosa in particolare?
Probabilmente sì e, soprattutto, la masticazione stimola questa associazione: gli esperti, ad esempio, consigliano di masticare una gomma sia mentre si studia sia quando le informazioni acquisite andranno esposte e richiamate in un contesto differente.
Ad ogni modo andrebbero sempre preferite le gomme con il fluoro e senza zucchero, in modo tale da mantenere in forma lo smalto dei denti.

Chewing gum e caramelle: quali danni può provocare il biosssido di titanio al nostro intestino?

Ancora una volta, le raccomandazioni dei nostri genitori ritornano a echeggiare nei nostri ricordi: non esagerare con il consumo di chewing gum e caramelle!
Molto probabilmente una simile raccomandazione é motivata dalla notevole quantità di zuccheri presenti nelle cicche da masticare ma non solo.
Non solo zuccheri perché il biossido di titanio, un additivo presente in gomme e caramelle, é in grado di indebolire la capacità dell’intestino di assorbire le sostanze nutritive come proteine, vitamine, grassi e minerali.
Inoltre, il biossido di titanio (E171) ingenera anche un dannoso processo di indebolimento delle pareti intestinali.

Chewing gum e reflusso esofageo: la gomma da masticare può offrire sollievo 

In caso di reflusso acido gastro-esofageo, la masticazione della cicca può agevolare la riduzione di acido nell’esofago.
Difatti, la masticazione aumenta la produzione di saliva: così l'acidità che percepiamo in gola può essere considerevolmente ridotta.
Ancor meglio se si mastica una gomma al gusto di bicarbonato dal momento che il bicarbonato neutralizza l’acido presente nell’esofago e accresce la quantità di bicarbonato già presente naturalmente nella nostra saliva.

Chewing gum e diarrea: le affermazioni del gastroenterologo Gianfranco Delle Fave

Al fine di offrire una valida informazione, di seguito le testuali parole pronunciate dal professor Gianfranco Delle Fave, gastroenterologo dell'università 'La Sapienza' di Roma:
"Nelle gomme da masticare sono contenute delle sostanze come mannitolo e sorbitolo che vengono utilizzate nella preparazione dei lassativi osmotici é chiaro che la diarrea non è determinata da un chewing-gum al giorno, ma e' un problema per il grande mangiatore.

Queste sostanze infatti entrano nell'intestino e tendono ad attirare acqua realizzando l'effetto osmotico."
Dunque, un modico utilizzo di cicche da masticare può provocare gonfiore e/o crampi allo stomaco ma un utilizzo smodato di cicche da masticare può causare frequenti e importanti episodi di diarrea.
Si consiglia, infatti, di leggere attentamente le etichette delle gomme da masticare al fine di evitare quelle contenenti alcoli di zucchero e/o nano-particelle di biossido di titanio che favorirebbero gli effetti negativi, tra cui anche le frequenti evacuazioni.

Chewing gum dell'amore: conosciamo il protagonista dell'era post-Viagra

Sapevi che esiste un chewing gum ideato per la risoluzione della disfunzione erettile?
Si chiama "chewing dell'amore" e continua a farsi sempre più spazio in un'era definita post-viagra.
Esteticamente si presentano molto simili alle gomme da masticare, sono rivestite da un biofilm orale che si scioglie immediatamente al contatto con il calore della salica.

L'assorbimento dei principi attivi é notevolmente più rapido: l'assorbimento avviene già all'interno di vettori che si sciolgono al contatto con la saliva.
Il passaggio nello stomaco e nel fegato é così eluso e i principi attivi vengono assorbiti nella loro interezza.

Chewing gum: alcune curiosità che non conosci 

Il chewing gum di Zlatan Ibrhaimovic
Zlatan Ibrahimovic mastica almeno una cicca ogni partita. L'attaccante del Milan ha dichiarato che la masticazione aiuta a renderlo più sereno e concentrato in partita, riducendo in parte il suo noto nervosismo. Così devoto all'utilizzo del chewing gum che ha scelto di divenire il volto di un nuovo marchio di gomme da masticare: si tratta di integratori masticabili a base di caffeina e vitamine, per una migliore concentrazione.

Chewing gum per dimagrire

La gomma da masticare viene preferita ad ulteriori dolciumi non solo per il gusto ma soprattutto per le aggiuntive funzionalità che può garantire.
Masticare é un'azione che senza dubbio alcuno attiva la sensazione di sazietà: masticare illude lo stomaco di star mangiando qualcosa, ma non accelera il metabolismo.

Alcuni studi, infatti, dimostrano quanto masticare una cicca nell'arco della mattinata può ridurre l'apporto calorico previsto per pranzo.
Le gum per perdere peso e bruciare grassi in eccesso contiene Garcinia Cambogia, principio attivo che inibisce lo sviluppo del tessuto adiposo, abbassa il colesterolo e normalizza i livelli di zucchero nel sangue e Guaranà.
Sarà un tipo di cicca sempre più richiesta e sempre più disponibile sui mercati global e in Italia sembrano essere già reperibili.

Il chewing gum é ufficialmente in crisi

Il definitivo allarme é stato proclamato dal Wall Street Journal, il quale ha evidenziato il drastico calo dei consumi della gomma da masticare.
Il calo dei consumi sarebbe iniziato nel 2007 ed ora le aziende produttrici si stanno impegnando per risollevarne l'andamento.
Il Wall Street Journal, inoltre, ha individuato anche le cause di una così evidente crisi: l'utilizzo dello smartphone.
L'utilizzo dello smartphone allieva le attese e i pensieri che, fino a qualche decennio fa, alleviava la gomma da masticare.
E invece vi ricordate della posizione strategica nonché vincente dell'avancassa?
Ebbene sì, quegli affari sembrano essere solo un lontano ricordo perché é lo smartphone a rapire il nostro sguardo, la nostra attenzione.


farmaco enterosgel

Che cos'è Enterosgel?

Enterosgel è un idrogel, a struttura globulare porosa composto da acqua e silicio organico (acido metilsilicico) con effetti depurativi e detossinanti.Il silicio organico è scelto come principio attivo poiché riesce a legarsi alle sostanze tossiche ed agli agenti pataogeni presenti nell'apparato gastrointestinale, assicurandone dunque la rimozione ed il ripristino della flora batterica entro dodici ore dalla sua assunzione orale.
E' un idrogel inerte a base di silicio che, una volta raggiunto il lume intestinale, inizia a formare una peculiare struttura a rete tridimensionale in grado di intrappolare sostanze tossiche endogene ed esogenee quali tossine batteriche, allergeni alimentari e veleni.

farmaco enterosgel

Il silicio organico è in grado di legarsi selettivamente alle sostanze tossiche poiché sceglie la sostanza in base al suo peso molecolare.
Ad esempio, non si lega sali minerali, agli elettroliti, alle proteine ed anche alle immunoglobuline, preservando in tal senso l'omeostasi organica.
Enterosgel svolge quindi un’azione detossificante e può essere prescritto per il trattamento di patologie come diarree, anche infettive, disturbi gastro-intestinali e malattie allergiche.
Enterosgel é un dispositivo medico descritto anche come "adsorbente" o "enterosorbente", ossia capace di ritenere acqua, di rimuovere i residui e le tossine presenti nell’apparato gastrointestinale e di assodare le feci.
Fra le caratteristiche organiche di questo idrogel, vi è sicuramente quella di essere inodore, insapore, privo di aromi aggiuntivi, privo di conservanti e senza glutine.

Un pò di storia su Enterosgel

Questo idrogel è stato ideato negli anni Settanta a causa di una presunta minaccia batteriologica proveniente dall'Occidente.
Alcuni medici militari russi, affinchè il presunto attacco batteriologico fosse neutralizzato, intrapresero infatti una sperimentazione su circa 5.000 pazienti colpiti da alcune contaminazioni batteriologiche.
La sperimentazione proseguì e terminò con successo a tal punto che condusse alla distribuzione del gel sul mercato.

Come assumere Enterosgel?

I medici consigliano di assumere Enterosgel due ore prima o anche due ore dopo i pasti principali.
Enterosgel può essere somministrato direttamente per sospensione orale oppure versando il gel in un cucchiaio da minestra e bevendo un abbondante bicchiere
d’acqua dopo averlo ingerito. Enterosgel può anche essere prima sciolto in un abbondante bicchiere d'acqua e poi ingerito.
Per quanto riguarda il dosaggio, vi è una differenziazione relativa all'età poiché, ad esempio, i bambini possono assumere Enterosgel solo dai cinque anni in su.
Gli adulti possono assumere un cucchiaio (15g) per tre volte al giorno e, al fine di prevenire eventuali intossicazioni croniche o condizioni allergiche, sono consigliati due cucchiai (30g) al giorno per due volte al giorno per sette-dieci giorni consecutivi.
Enterosgel va agitato molto bene prima di ogni utilizzo, va conservato ad una temperatura compresa fra i 4 c° e i 25° e non va mai congelato.

Quando assumere Enterosgel?

Enterosgel è un medicinale considerato fortemente idoneo e efficace per il trattamento complementare delle sintomatologie morbose associate a diarrea liquida.
In particolar modo, Enterosgel viene prescritto per la cura di gastrointeriti acute, di diaree batteriche o virali, di indegestioni (dispepsia), di ulcere duodenali, di avvenelamenti e di sindormi dell'intestino Irritabile associate a diarree. 

Enterosgel: aiuta per la duodenite cronica?

La duodenite, a differenza di una gastrite, comporta un cronico stato infiammatorio del duodeno, ossia del tratto del canale alimentare compreso tra lo stomaco ed il digiuno.
Il duodeno è una struttura anatomica deicsamente delicata, formata da una parete sottile che funge sia da 'contenitore'
per i nutrienti di passaggio dallo stomaco, sia luogo di produzione di ormoni essenziali.
Lo strato interno del duodeno è rappresentato dalla mucosa ed è quello che più frequentemente viene colpito da processi infiammatori.
E' possibile identificare questa patologia con il termine gastro-duodenite poichè gli agenti patogeni che ingenerano la gastrite, sono i medesimi agenti patogeni che causano la duodenite.
La gastro-duodenite può essere causata sia da agenti batterci come l'Helicobacter Pylori, a trasmissibilità orale, sia da farmaci causanti stati infiammatori della mucosa, ulcere e perforazioni a tutto spessore delle pareti interne del duodeno.
In base alla tipologia di causa scatenenante, si prescrive una cura differente: antibiotici, difensori della mucosa e oppositori dell'iperacidità percepita.
Pertanto, dagli studi scientifici studiati, non emerge un'efficacia di trattamento diretta e ingenerata dall'assunzione di Enterosgel.

duodeno disegno

Perchè Enterosgel può aiutare a perdere peso?

E' sicuramente da precisare quanto Enterosgel non sia stato primariamente formulato per la perdita di peso ma alcune caratteristiche di questo idrogel possono essere veicolate verso un obiettivo di dimagrimento.
Infatti, Entersogel non solo ripulisce l'intero organismo da residui, scorie, tossine e anche colesterolo ma rilascia una sensazione di piena "sazietà", sensazione percepibile qualche ora dopo l'assunzione. In tal modo, la persona che sceglie di assumere Enterosgel smarrisce il desiderio di colmare
i piatti sino all'orlo e riduce drasticamente l'apporto calorico giornaliero.

Enterosgel non è stato ideato per il dimagrimento bensì per la realizzazione di un'azione detossinante dell'organismo. Enterosgel potrebbe agevolare un potenziale percorso di dieta poichè ripulisce e prepara a tal percorso sia l'organismo sia l'intestino.
Gli esperti suggeriscono di assumere Enterosgel circa cinque giorni prima l'inizio del percorso di dimagrimento e di non protrarre il trattamento oltre i quattordici giorni poichè questo gel potrebbe compromettere seriamente l'assunzione dei fondamentali nutrienti.
Entersogel si "gonfia" nell'intestino causando una sensazione di inappetenza e nausea.

Entersogel e Candida

La Candida è un fungo che si riproduce nell’organismo e genera svariati disagi e problemi di vario tipo.
Questo male, se non adeguatamente trattato, può provocare ulteriori defezioni quali ascessi, eruzioni cutanee, infezioni vaginali, disturbi intestinali, disturbi di deglutizione, affaticamento della resa immunitaria, candidosi.
Per il trattamento della Candida esistono rimedi naturali efficaci che, come unico punto sfavorevole, hanno quello di impiegare almeno sei mesi per avere un primo riscontro risolutivo del problema.
Ad esempio, la medicina non tradizionale suggerisce un approccio da più fronti, utilizzando diversi principi attivi estratti dalle erbe come l’aglio, acido caprilico (un estratto del cocco), succo di aloe vera, liquirizia, Idraste e/o echinacea.
L'alcol va drasticamente eliminato così come alimenti molto zuccherati e contenenti lieviti o muffe (compresi i formaggi azzurri) perché il corpo potrebbe essere diventato sensibile ai fermenti o ai loro derivati.

E' fondamentale che il regime alimentare sia a limitata percentuale di zuccheri poiché essi incoraggiano la fermentazione che di fatto agevola la mansione batterica dei miceti.
Inoltre esistono delle sostanze dolci, conosciute come frutto-oligosaccaridi (FOS) derivati da topinambur e dalle radici di tarassaco: essi incoraggiano lo svilppo dei bifidobatteri. I FOS sono reperibili nei punti commerciali di alimenti e prodotti biologici sotto forma di polveri.
La medicina convenzionale, d'altro canto, prevede l'utilizzo di dispositivi medicinali al fine di contrastare l'attacco battericida della Candida.
Fra questi dispositivi, vi è proprio Enterosgel poiché accresce una notevole capacità selettiva di adsorbimento e di eliminazione dei microrganismi patogeni come quello della Candida.

Controindicaizoni di Enterosgel

Enterosgel non mostra particolari controindicazioni durante il periodo della gravidanze e anche dell'allattamento poichè non sottrae nutrienti, proteine, sali eminerali e aminoacidi essenziali per il fabbisognio giornaliero sia della madre sia del bambino.
Enterosgel potrebbe causare effetti collaterali a chi mostra un'intollerenza al medicinale e quindi ai suoi principi attivi.
Enterosgel può ingenerare controindicazioni in situazioni di atonia intestinale, ossia di mancata peristalsi (contrattilità) a livello del tratto enterico.
Nel caso di una diagnosticata insufficienza renale o insufficienza epatica, Enterosgel potrebbe essere rigettato poiché percepito come disgustoso.
Fra le controindicazioni più comuni e scisse da pregresse patologie organiche, vi sono nausea e costipazione entrambe causate da un prolungato nonchè sconsigliato periodo di trattamento.

Perchè scegliere Guna Enterosgel al posto di un rimedio naturale?

La medicina non convenzionale prevede molteplici rimedi naturali finalizzati alla cura e al trattamento di infezioni batteriche e/o stati infiammatori che affligono il lume intestinale.
Fra questi rimedi, è possibile annoverare l'utilizzo di decotti a base di limone, di menta, di camomilla ne caso di diarrea e di cardo nel caso di intossicazione intestinale.
Sono i cosiddetti "rimedi della nonna" e sono efficaci ma impiegano una quantità di tempo maggiore prima di riuscire a riscontrare un significativo sollievo.
Pertanto, sono rimedi, quelli naturali, che possono essere adoperati ma non esclusivamente poichè per alcune patolgie è richiesto un intervento previsto e studiato dalla medicina convenzionale.
Ad esempio, Enterosgel è un dispositivo che dimostra riscontri e risultati significativi e durevoli nel trattamento di diarrea batterica o virale, intossicazioni intestinali,
sindorme del colon irritabile, ulcere duodenali, gastro-duodeniti.

Perchè scegliere Guna Enterosgel

Scegliere Guna Enterosgel significa scegliere una ricerca scientifica attenta e dedicata alla'ideologia dell'efficacia senza effetti collaterali.
Correttezza, trasparenza, rispetto e lealtà sono i principali criteri etici di Guna.
Guna rivolge, inoltre, una cura minuziosa e attenta alla preparazione dei prodotti, in piena tutela dei consumatori finali.
Guna considera la formazione dei dipendenti una scelta strategica e sostenibile: seminari, corsi, scuole pluriennali, il sostegno ad associazioni mediche dedicate all’insegnamento.
Questo assiduo impegno educativo e formativo si è dimostrato indispensabile per erogare un valido e vivido scibile di quelle numerose discipline non ancora previste dai programmi universitari, ma sempre più reclamate dai ricercatori, dai medici e dai pazienti.

Guna si impegna quotidianamente nella ricerca scientifica di soluzioni significativamente innovative che contemplino e rispettino il sinergico equilibrio fra mente, corpo, emozioni e spirito.
In virtù di questo intento, i dispositivi medici Guna sono pensati per incoraggiare, stimolare e accrescere tale equilibrio vitale, proprio di ogni persona.
Dunque, scegliere Guna Enterosgel significa scegliere di prendersi amorevolmente cura del proprio organismo, della propria salute, del proprio intestino.


rotolo di carta igienica in viaggio

Stitichezza da viaggio: imparare come far la cacca in vacanza

È nel IV secolo a.C. che Aristotele inizia a fornire una definizione dell’essere umano come considerevolmente sociale: è naturale l’istinto di relazionarsi con l’altro, interiorizzato come elemento determinante per la strutturazione della nostra identità.
Tuttavia diviene possibile aggiungere una ulteriore peculiarità: il nostro essere abitudinari. Le abitudini infondono in noi un rassicurante senso di sicurezza e controllo: ma cosa accade quando una delle nostre abitudini viene modificata, ad esempio, da alcune circostanze esterne?

rotolo di carta igienica in viaggio

Ad esempio, vi è mai capitato di non riuscire più ad andare regolarmente in bagno una volta che vi siete ritrovati a vivere in luogo che non fosse casa vostra? È da ammettere quanto il pensiero comune di ognuno di noi consideri il wc di casa come una salvezza: un luogo sicuro dove riuscire ad abbandonare qualsivoglia preoccupazione legata alla fretta, alla non pulizia ed alla mancanza di comodità.

E se la domanda che vi tormenta è “Perché non riesco ad andare in bagno quando sono in vacanza?”, la lettura di questo articolo vi aiuterà nella comprensione del perché accade questa alterazione della regolare abitudine della defecazione, del come poterla fronteggiare nella modalità più efficace e del quando essa si verifichi.

Cos’è la stitichezza da viaggio: perché si verifica ed in quali situazioni

La stitichezza da viaggio, anche conosciuta come stitichezza “del viaggiatore”, rappresenta una tipologia di stitichezza occasionale, legata a particolari circostanze di sperimentato malessere. Presenta una sintomatologia composita da gonfiore e dolore addominale, mal di testa persistente ed ulteriori fastidi che incentivano la compromissione del benessere personale.

Perché si verifica la stipsi “del viaggiatore” e quali sono le cause di questa forma di stipsi occasionale?

La conoscenza nonché l’approfondimento delle cause e del perché una persona sperimenti severa difficoltà nell’evacuare quando non si ha familiarità con il gabinetto, consente l’individuazione delle possibili e concrete soluzioni, ed è per questo che vengono qui illustrate. Non sarà necessario quindi ricorrere ad un lassativo super veloce per ovviare a questa situazione, ma utilizzare la testa a nostro favore, seguendo qualche regola di buon senso.

È ben noto quanto la stipsi, in generale, sia una condizione organica e problematica in cui la muscolatura intestinale versa: la struttura muscolare intestinale è in questo casa impigrita in quello che viene denominato processo di progressione regolare del materiale fecale, che di conseguenza ristagna e si accumula, per prolungati periodi, nel tunnel rettale. I movimenti ondulati del colon sono drasticamente ridotti e le feci divengono celermente sempre più dure.
La "stipsi del campeggiatore” presenta la medesima anamnesi ma con l’aggiunta di una correlazione legata al luogo in cui essa inizia ad essere sperimentata. Il wc di stanza di albergo, di un bagno comune di un campeggio oppure di un ristorante non è minimamente paragonabile al wc di casa nostra: quest’ultimo, difatti, non ingenera in noi timori perché ne conosciamo le abitudini di utilizzo da parte degli altri componenti della nostra famiglia, sappiamo che esso non viene frequentato da persone che non sono nostri conviventi, e per di più siamo sicuri che sia certamente pulito.
Proviamo ad immaginare il wc di un camping: è un bagno comune e, per tale ragione, viene frequentato da tutti coloro che alloggiano in quello spazio. Solitamente è posto in un’area pubblica del campeggio e per questa ragione possiamo ascoltare i suono della natura e ciò potrebbe essere confacente alla situazione, per alcuni soggetti, ma potremmo correre il rischio di ascoltare anche le voci dei passanti, cosa non tollerabile a tutti.

Trattandosi infatti di un bagno comune, potrebbe essere gremito di persone al punto da generare in noi la preoccupazione di liberarlo presto o ancora, le condizioni igieniche potrebbero non essere delle migliori e ciò potrebbe non lasciarci liberi di sederci comodamente sul wc.

Quanto vi siete sentiti al sicuro e sereni nell’immaginare di andare in un bagno del campeggio?

Immagino che la risposta sia del tipo “per nulla” o "quasi mai".
Inoltre, tra i fattori più assidui che possono compromettere il nostro ritmo biologico della defecazione, provocandone dunque una severa stitichezza occasionale, vi sono peculiarità non strettamente legate alle condizioni igieniche ed ambientali in cui un wc pubblico e/o comune può versare. Ad esempio, il cambiamento dell’aria e della sua qualità, così come anche il mutamento climatico, di orario e di alimentazione. Il cambio di alimenti e, pertanto, il mangiare cibi non così familiari alle nostre abitudini può determinare un rigido rallentamento metabolico che, a sua volta, può causare una significativa disidratazione dell’organismo.

Probabilmente, quindi, di una strepitosa vacanza ricorderete un difficoltoso e disagevole episodio di stipsi intestinale. Inoltre, fra le cause più comuni è annoverabile la lunga durata del viaggio e come le poche soste lungo il tragitto possono determinare una compromettente inibizione dello stimolo evacuativo.
Se ne può dedurre quindi che i cambiamenti climatici, di orario, di alimentazione e di tipologia del wc possono ingenerare alterazioni della defecazione, ma quando lo stimolo evacuativo sopraggiunge si consiglia per questo di non ignorarlo e di assecondarlo.
Questo articolo desidera rassicurare sia le persone che hanno già sperimentato una stipsi “del viaggiatore” sia le persone che temono di poterla vivere perché in procinto di un una vacanza, di un’esperienza in campeggio e/o di un week end di lavoro con tanto di cene al ristorante a seguito.
In tutti questi casi, conoscere i fattori determinanti la stipsi da viaggio rappresenta già un valido passo verso la miglioria.

campeggio

Il cambio di wc, della tavoletta, del bagno inteso come stanza, delle condizioni igieniche, delle abitudini di frequenza e di utilizzo, nonché delle abitudini alimentari causano istintivamente una trasformazione del nostro ritmo biologico evacuativo.
Esistono però delle azioni che possiamo porre in atto per fronteggiare con efficacia e serenità non solo la severità della problematica ma anche e soprattutto per riuscire a godersi la vacanza, il pranzo e/o la cena, la villeggiatura in campeggio.

La costipazione da viaggio può guastare non soltanto il benessere tanto ricercato dopo un periodo intenso di lavoro e/o di stress ma anche la regolare funzionalità del nostro intestino: il materiale fecale può sedimentarsi per un considerevole lasso di tempo, pari addirittura ad una intera settimana. È di per sé facile intuire quanto l’accumulo prolungato delle feci non contribuisce alla salubre funzionalità dell’intestino: anzi, potrebbe a sua volta determinare sintomatologie più acute ed ostacolanti.
Il prossimo paragrafo, difatti, verrà dedicato ai comportamenti ed ai rimedi da porre in pratica al fine di raggiungere e sperimentare un benessere non soltanto intestinale e/o organico ma anche un benessere interiore e/o personale, che tra l’altro direttamente consegue da quello intestinale.
Di seguito, capiremo come preservare e prendersi cura della suddetta correlazione.

Stitichezza “del viaggiatore”: quali sono i comportamenti ed i rimedi da seguire per sperimentare benessere intestinale quando non si è a casa

Hai recentemente programmato un lungo viaggio in treno e sei reduce da un disagevole episodio di costipazione da viaggio?
Esistono molteplici comportamenti e rimedi che possono supportarti nell’affrontare questo spostamento. Di seguito indicherò i sistemi maggiormente consigliati per agevolare la defecazione in un bagno che non sia quello di casa vostra, contestualizzato tra l’altro in nuove condizioni ambientali (clima, orario, igiene, alimentazione, esercizio fisico).

 

L’idratazione è da annoverare fra i bisogni primari da soddisfare nell'arco della giornata, indipendentemente dal fatto di viaggiare in aereo o con altri mezzi. Viene sempre consigliato di accompagnarsi, durante il viaggio, da una bottiglia di acqua. L’indicazione dettagliata prevede un’idratazione pari a 10-15 bicchieri al giorno. Un giusto e costante apporto giornaliero di acqua potrà sicuramente prevenire la secchezza del materiale fecale e favorirne così la fuoriuscita. Le bevande gassate e/o alcoliche sono, di contro, severamente sconsigliate.
Si consideri inoltre come l’esercizio fisico segue il comportamento preventivo dell’idratazione. In questo caso ci si riferisce non esclusivamente ad una disciplina sportiva, anche perché diverrebbe complicato praticarla su di un treno, in auto oppure in aereo! Quello che viene consigliato è, ad esempio, una passeggiata nei corridoi del vagone del treno oppure l'abitudine di alzarsi frequentemente, in modo tale da non assecondare la sedentarietà e favorire invece l’ossigenazione della muscolatura intestinale.
L’alimentazione possiede una notevole influenza sull’insorgenza della forte costipazione da viaggio. Le soste presso autogrill e/o fast food causano mutamenti drastici al funzionamento intestinale ed è per questo che si consiglia di portarsi con sé, in caso di gite fuori porta, uno spuntino a base di frutta fresca. Questo piccolo pasto potrebbe essere costituito da kiwi, prugne, albicocche, pere e pesche, in modo tale da garantire il giusto apporto di liquidi e non disidratare i tessuti intestinali, anche in mancanza di una bottiglietta d'acqua.

Un ottimo consiglio che vi lascio è l'utilizzo di prebiottici e probiotici, fondamentali per garantire il funzionamento dell'intestino attraverso il microbiota. Inoltre ci sono fitocomplessi a base di cicoria, tamarindo, ibisco, manna, aloe e semi di finocchio, utilissimi per favorire l'evacuazione.

Come già accennato in precedenza, il wc di casa nostra diviene solo un lontano ricordo quando siamo seduti su di un wc pubblico: ciò viene consigliato è proprio un esercizio di immaginazione che consiste nel mettersi alla ricerca di qualche aspetto e/o caratteristica del bagno pubblico che possa ricordarci quello di casa nostra, in modo da metterci più a nostro agio.
Una volta assimilati questi consigli, potrai goderti con maggiore serenità il tuo viaggio ed evitare di resistere senza che esiste alcun valido motivo per farlo.

 


radice di liquirizia

La radice di liquirizia come disinfettante intestinale

Una delle piante più preziose che abbiamo in natura è senza dubbio la liquirizia. Si tratta di una pianta perenne della famiglia delle Leguminosae, e il suo aroma è inconfondibile. Viene usata fin dall'antichità per i tanti benefici che regala: in Asia è usata da più di 5000 anni, infatti, per le sue incredibili proprietà digestive, antinfiammatorie e depurative.

In tutto il mondo la pianta di liquirizia viene sfruttata sotto varie forme – radice, polvere, foglie – per poter godere appieno dei suoi vantaggi. E' infatti indicata contro tosse e mal di gola, oltre a essere perfetta per aiutare la digestione, favorire la diuresi e come protettrice della mucosa gastrica.

I tipi di liquirizia
Effetti e controindicazioni
Liquirizia come lassativo?
Aloe vera
Liquirizia e colon irritabile

Inoltre, è un ottimo disinfettante naturale dell'intestino, poiché possiede una blanda azione lassativa in grado di depurare il colon. E' ricca di glicirrizina, che è un principio attivo antinfiammatorio e contrasta spasmi addominali e crampi grazie all'effetto dai flavonoidi che contiene.
Utile anche in caso di raffreddore e bronchite, perché contrasta virus e batteri.

radice di liquirizia

La piantina di liquirizia è quindi una vera fonte di benessere per il corpo umano. Presenta come tutte le piante qualche controindicazione, ma le sue proprietà la rendono davvero preziosa, anche contro il colesterolo, che è un problema comune dei nostri tempi. La liquirizia favorisce l'abbassamento del colesterolo cattivo e aiuta a sviluppare quello “buono”. E' consigliata anche contro il mal di testa, soprattutto per quello che colpisce ad attacchi, in quanto ha una lieve azione rilassante e aiuta la distensione dei nervi.
Inoltre la liquirizia è molto conosciuta anche per contrastare la pressione troppo bassa.

In particolare, è perfetta per tenere a bada gli effetti fastidiosi della colite. Vediamo in che modo possiamo usarla se soffriamo di questi disturbi.

Colite e pianta di liquirizia: il rimedio ideale

Il colon irritabile è una malattia infiammatoria del colon che si manifesta con gonfiore e dolori al ventre, e con episodi di costipazione alternati ad altri di diarrea.
Non c'è ancora una causa nota, anche se per la maggior parte dei medici può essere dovuta a stress, cattive abitudini alimentari e intolleranze.
Uno dei rimedi naturali più efficaci contro la colite, in grado di ridurre di molto i fastidiosi sintomi, è senz'altro il decotto di liquirizia.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, la polvere di liquirizia è usata da millenni, nono solo per la colite, ma anche per altri disturbi legati all'apparato digerente. Grazie ai flavonoidi che svolgono una preziosa attività antispatica e alla glicirrizina che funge da antinfiammatorio e mucoprotettivo, la liquirizia si rivela perfetta per limitare i sintomi dell'intestino irritabile, soprattutto se consumata come decotto.
Per farlo è sufficiente procurarsi della polvere di radice di liquirizia e aggiungerla all'acqua, che andrà fatta bollire per 15 minuti.
Il tutto andrà poi filtrato e si potrà bere fino a tre tazze al giorno di questo preparato, soprattutto durante la fase acuta della colite.

Tipi di liquirizia

Attraverso i decotti è possibile godere di numerose proprietà di questa pianta. L'assunzione tramite decotto è forse la migliore perché la polvere di liquirizia sciolta in acqua depura, disinfiamma e aiuta l'intestino a distendersi, limitando spasmi e acuti attacchi dolorosi.
Una forma più comoda ed anche efficace per beneficiare delle proprietà della liquirizia è quella di integratore alimentare, come estratto integrale o sotto forma di capule.

 

Oltre a questo modo, possiamo assumerla attraverso il classico bastoncino di radice, da masticare o succhiare, per ottenere un effetto saziante e per assorbire tutte le sue proprietà depurative. La stessa soluzione viene adottata anche per “distrarre il cervello” e superare situazioni in cui si accusa il mal di mare.

Esistono anche caramelle alla liquirizia pura – da non confondersi con quelle gommose per bambini, che di liquirizia pura hanno ben poco! - Queste sono utili per combattere l'alito cattivo e rinfrescare il cavo oro-faringeo.

Inoltre, è possibile trovare in commercio collutori o dentifrici alla radice di liquirizia, perfetti per pulire a fondo i denti e spazzare via l'alitosi dovuta a residui di cibo o a infezioni batteriche della bocca. In ultimo, questa pianta color nero è disponibile anche in alcune lozioni, perché grazie al suo effetto cicatrizzante riesce a tenere a bada l'acne o i piccoli problemi di pelle.

Alcune controindicazioni

Come è facile intuire, anche una pianta tanto benefica può avere qualche controindicazione.
La sua azione ipertensiva, infatti, la rende inadatta alle persone che soffrono di pressione alta. Inoltre, se assunta in quantità eccessive, aumenta la presenza di sodio nel sangue, causando ritenzione idrica e una sensibile diminuzione del potassio. Per questo, le persone predisposte a edemi o con problemi venosi e ristagno dei liquidi devono evitare il consumo di tanta liquirizia.

E' sconsigliata anche per le donne in gravidanza, in quanto la glicirrizina presente nella sua radice potrebbe danneggiare la placenta e di conseguenza il bambino. Meglio, per lo stesso motivo, limitarla anche durante l'allattamento.

L'assunzione esagerata di questa pianta può anche favorire il comparire del reflusso. Da gastroprottetore, infatti, può trasformarsi in un nemico per la pancia se il suo consumo diventa eccessivo. Per conservare la sua azione antinfiammatoria dello stomaco va usata con moderazione, attraverso succhi o decotti, mentre sono sconsigliate le caramelle.

Liquirizia come purga?

Questa pianta, come è già stato detto, ha infiniti utilizzi e benefici. Tra questi c'è sicuramente quella di funzionare come un buon lassativo, non troppo forte, ma sufficiente per liberare in maniera naturale l'intestino. Grazie alla presenza del mannitolo, che è lo zucchero naturale presente in questa radice, la liquirizia può essere utilizzata come purga non invasiva per tutti coloro che soffrono di stitichezza.

Va aggiunto che, oltre a questo, la sua azione antibatterica e antinfiammatoria favorisce l'eliminazione delle scorie che si accumulano nel colon e assunta sotto forma di infusione o decotto pulisce delicatamente l'intestino, liberandolo da depositi nocivi e da tossine di origine alimentare.

liquirizia

Anche lo zenzero ha una funzione simile, ma è bene non mischiare i due elementi per evitare di ottenere un effetto lassativo troppo forte.
La radice di zenzero, infatti, non è adatta a chi soffre di colon irritabile, poiché, favorendo i movimenti intestinali, può provocare dissenteria, fastidioso gonfiore alla pancia e formazione di gas.

La liquirizia, invece, si comporta da “spazzino” e con la sua proprietà disinfetta e toglie le infiammazioni delle mucose intestinali.

Ci sono svariati prodotti a base di liquirizia, che potete trovare in forma liquida o capsule, ognuno dei quali racchiude tutte le proprietà della pianta stessa.
Utili per la colite, questi prodotti sono per lo più integratori alimentari che danno un supporto valido anche per altri disturbi, grazie alla base di liquirizia e ai principi attivi in essa contenuti.

Colite: fermenti lattici o polvere di liquirizia?

Viste le fantastiche qualità di questa pianta, si potrebbe pensare che possa sostituire i fermenti lattici, in quanto svolge un'azione positiva sulla salute dell'intestino.
In realtà fermenti lattici e liquirizia hanno due compiti un po' diversi.

Vediamo prima di tutto a cosa servono i primi, confrontando poi gli effetti con quelli che dà la liquirizia.

I fermenti lattici sono batteri in grado di produrre acido lattico. Questi batteri quindi contribuiscono, in una situazione di stress intestinali, a fare da scudo alla flora batterica. Non per niente vengono consigliati durante terapie antibiotiche, episodi di dissenteria, malattie del tratto intestinale e durante un calo delle difese immunitarie.
Riescono a facilitare la regolare funzione intestinali, eliminando gas in eccesso e migliorando di molto la peristalsi. Aiutano ad assorbire meglio le vitamine e sono perfetti in caso di intolleranze alimentari, allergie, candida e cistite.

Ciò che fanno, quindi, è donare un nuovo equilibrio alla flora intestinale, migliorando la salute di tutto l'apparato gastro-enterico.

La liquirizia ha effetti un po' diversi. Pulisce il colon, elimina le impurità, toglie eventuali infiammazioni e favorisce la motilità intestinale, ma non è utile per la ricostruzione della flora batterica, per la quale è sempre importante assumere i giusti fermenti lattici.

Di certo, un'azione combinata tra i due elementi può contribuire a migliorare molto la salute del nostro intestino.

Aloe Vera o Liquirizia?

Due piante dalle proprietà incredibili e versatili, entrambe perfette per alleviare i disturbi provocati da più malattie.
In particolare dalle malattie che interessano il tratto intestinale.
Sia l'aloe vera che la liquirizia, infatti, hanno una funzione depurativa, ma mentre la liquirizia effettua come un lavaggio, quando la si assume sotto forma di decotto, l'aloe funziona molto bene con il meteorismo, eliminando i batteri che causano fermentazioni e disinfiammando le mucose.

In entrambi i casi si consiglia un consumo moderato, poiché l'eccesso potrebbe portare a spiacevoli disturbi.

Anche l'aloe è sconsigliata se si è incinta o in presenza di malattie croniche dell'intestino. In caso di situazioni particolarmente gravi, anche la liquirizia dovrà essere consumata con molta cautela.

Bisogna poi tenere conto che l'aloe ha un effetto lassativo molto più potente, rispetto a quello della liquirizia. E' utile in casi di stipsi acuta e difficile da sconfiggere, usata quindi una volta ogni tanto per “sbloccare” una situazione ferma.

La liquirizia può al contrario essere assunta tutti i giorni, ma sempre in quantità non eccessive, per garantire una buona mobilità intestinale e lenire i fastidi causati dalla colite. La dose giornaliera da non superare è quella di massimo 10 grammi di liquirizia in polvere, in modo da rimanere nella fatidica soglia quotidiana dei 500 milligrammi di glicirrizina.

I cibi adatti per chi soffre di colon irritabile

La colite è un problema che affligge tante persone, ma non si può fare una diagnosi uguale per tutte. Le cause, infatti, sono molteplici e bisogna sempre valutare caso per caso, prima di stabilire una dieta corretta o una terapia.

Con il paziente, il medico naturopata fa un vero e proprio “censimento” degli alimenti che mangia e poi va per inclusione ed esclusione, fino a trovare i responsabili dei disturbi.

Tuttavia, ci sono dei cibi che in generale potrebbero infastidire l'intestino e che andrebbero evitati. Altri, invece, possono favorire la sua buona funzionalità.

Tutto dipende anche dai sintomi di cui si soffre. In caso di colon irritabile nel quale prevalgono periodi di stitichezza, è bene aumentare il consumo di fibre e il consumo di acqua. Frutta, verdura, pane e cereali integrali sono ottime fonti di fibre, quindi andrebbero consumate con regolarità. Questo tipo di alimenti, però, potrebbero causare un po' di gonfiore o formazione di gas, facilmente gestibile con fermenti lattici e infusi di liquirizia per sfiammare l'intestino.

Qualora si soffra di diarrea, è bene ridurre fibre e bere sempre molta acqua. Ciò che conta è cercare di non sovraccaricare l'intestino con alimenti grassi e fritti, preferendo sempre prodotti freschi e leggeri come frutta e verdura e con i carboidrati, come pasta, riso e altri cereali integrali.

Le verdure vanno cotte, se si soffre di intestino irritabile, ed è importante mangiare a orari molto regolari e giuste quantità di alimenti, senza mai esagerare.

Dalla frutta vanno eliminati semi e buccia, che possono irritare la mucosa e non vengono digeriti molto bene, affaticando l'intestino. Meglio evitare latticini come formaggi molli e freschi e preferire yogurt e formaggi più stagionati.
Da evitare anche i legumi – per lo meno in grandi quantità – e preferire il pesce alla carne. Niente alcolici, ovviamente, perché infiammano moltissimo le mucose.

Se si soffre di colon irritabile, bisogna tenersi alla larga anche dal consumo eccessivo di té e caffé e bevande gasate, preferendo tisane leggere, come quella alla liquirizia, per esempio.

Un intestino che lavora male è un intestino che provocherà altri disturbi, come per esempio l'alitosi o la sensazione di bocca amara. Ecco perché è importante mangiare sano e aiutarsi con la liquirizia per rinfrescare il cavo orale, ma non solo. La sua azione “pulente” garantisce una giusta mobilità dell'apparato gastro-enterico, prevenendo alito cattivo e pesantezza.


meteorismo

Quanto il meteorismo condiziona la nostra vita ?

Il meteorismo è un disturbo gastrointestinale molto diffuso, nella società di oggi.
E' fastidioso, a volte provoca dolore importante poiché è caratterizzato dalla presenza di tanta aria nella pancia.

I sintomi più comuni, a parte la flatulenza e l'eruttazione eccessive, sono sicuramente anche il gonfiore addominale, accompagnato da crampi dolorosi e, talvolta, disturbi come stitichezza alternata a diarrea.

Il gonfiore può variare, durante la giornata, poiché l'intestino di chi soffre di meteorismo è molto sensibile al tipo e alla quantità di alimenti che si assumo con la dieta.


Le cause del problema
Fame notturna
La frutta più indicata
Il ruolo dei carboidrati
La dieta vegana può aiutare
Come curare il disturbo

Il nostro intestino ospita svariati gas naturali, in misura ottimale e corretta, che possono però aumentare per vari motivi. Cibi particolari, una vita stressante, abitudini alimentari errate possono favorire la comparsa del meteorismo, che spesso si rivela acuto e talvolta insostenibile.

Vediamo i sintomi fisici tipici di chi soffre di meteorismo:

  • fitte al colon, dolori, spasmi e crampi addominali
  • emissione eccessiva di gas dalla bocca o dall'ano (flatulenza)
  • distensione addominale o pancia molto gonfia
  • rumori nella pancia, tipo brontolii

Purtroppo questo disturbo dell'apparato intestinale non riguarda solo il fisico, ma anche il comportamento.

meteorismo

La pancia che si gonfia a vista d'occhio, il dolore acuto, il disagio dell'emissione di gas può portare a chiudersi in se stessi, a evitare di uscire e mangiare fuori in compagnia, a evitare anche semplici relazioni di vicinato per la vergogna.

L'aria nella pancia è quindi un fenomeno purtroppo diffuso, sicuramente favorito dalla vita frenetica di oggi e dall'abitudine di mangiare cibi non adatti per il nostro intestino. Per evitare conseguenze importanti è necessario cambiare stile di vita e imparare a riconoscere ciò che può fare male.

Cibi che provocano il gonfiore addominale

Ci sono persone più predisposte di altre al meteorismo. In queste persone l'assunzione di determinati cibi può creare un imbarazzante e fastidioso accumulo di gas nell'intestino. Il gas provoca la classica sensazione di gonfiore e, chiaramente, forte dolore addominale.

Gli alimenti incriminati contengono carboidrati a catena corta, che sono difficilmente assimilabili dall'apparato gastroenterico. Sono sostanze che fermentano facilmente grazie ai batteri presenti nell'intestino e pertanto portano a un notevole aumento di gas.

Le molecole di questi cibi sono per lo più fruttani, fruttosio e lattosio, e come sappiamo sono presenti in una grande quantità di cibi che si consumano abbastanza spesso. Non è un caso, infatti, se i problemi di meteorismo sono tanto diffusi nella nostra società.

Gli alimenti incriminati sono diversi:

  • fagioli, ceci e i legumi in generale,
  • succhi di frutta
  • determinati tipi di frutta, come mele, pere, mango, pesche, albicocche, anguria e fichi
  • verdure come asparagi, cavolfiore, funghi, cicoria, verza e porri
  • frumento, orzo e mais
  • frutta secca, in particolare pistacchi e anacardi
  • il latte con i suoi derivati
  • cioccolato
  • prodotti dolcificati, fruttosio e miele
  • le bevande gasate e alcoliche, il caffè d'orzo.

Chiaramente, questi cibi difficilmente possono essere eliminati totalmente dalla dieta, quindi vanno limitati e inseriti con gradualità, eliminati del tutto nel caso si sia particolarmente predisposti al meteorismo intenso.

Che dieta seguire per limitare il meteorismo

E' possibile limitare il gonfiore addominale seguendo una determinata dieta? Certamente, a meno che non si sia in presenza di particolari malattie. Se il nostro corpo è sano, una dieta equilibrata, che preferisce determinati cibi ad altri, può aiutare a tenere a bada il meteorismo, con tutti i problemi che comporta.

Limitare alcuni alimenti e favorire il consumo di altri può rappresentare una buona soluzione alla presenza di aria nella pancia.
Vediamo quali alimenti possono essere consumati senza timori:

  • carne e pollame
  • pesce e uova
  • formaggi solo stagionati
  • verdure a foglia verde, avocado, carote, cetrioli, pomodori, zucchine e fagiolini
  • frutta come melone, agrumi, ananas, kiwi, fragole e banane
  • tisane carminative, con finocchio, aneto e cumino che, bevute a fine pasto, aiutano a eliminare l'aria in eccesso.

Nonostante possano contribuire al meteorismo, le fibre non vanno mai abolite del tutto, ma debbono essere consumate secondo la propria sensibilità e, se il meteorismo è acuto, secondo indicazioni mediche.
Ci si può aiutare anche con determinati enzimi, che sono anche disponibili in commercio, che servono per degradare alcune componenti di particolari alimenti, evitandone la fermentazione nell'intestino.

 

Cosa provoca il gonfiore della pancia

E' l'accumulo di gas a favorire il fenomeno del meteorismo, che provoca fitte al colon e altri disturbi piuttosto fastidiosi.
Si nota anche un'alterazione delle feci, con episodi di stitichezza alternata a diarrea. Il disturbo dipende da varie cause, spesso è conseguenza di processi infiammatori come la sindrome del colon irritabile, colite o è dovuta a noiose intolleranze alimentari.
Anche lo stress e i periodi difficili non aiutano, anzi. Possono aggravare la situazione, causando dolore importante e disagi notevoli.
Lo stile sedentario al quale siamo purtroppo sottoposti è anch'esso fonte di problemi: una buona attività fisica, infatti, riduce di molto il rischio di soffrire di meteorismo.

Quindi la pancia si gonfia per più di un motivo. Se la dieta è buona, bisogna cercare le motivazioni altrove, come malattie di malassorbimento o forte stress.

E' anche importante conoscere i gas che “riempiono” la pancia, per limitare il consumo di alimenti che ne favoriscono la fermentazione.

Tipi di gas nell'intestino e come bloccare la fermentazione dei cibi

Conoscere i tipi di gas che vivono nell'intestino è utile per capire quali cibi evitare, bloccando così sul nascere la fermentazione e, di conseguenza, l'accumulo di aria nella pancia.

Per il 99% i gas intestinali sono costituiti da azoto, anidride carbonica, idrogeno, metano e ossigeno. Il cattivo odore però è dovuto ad altro, ossia alla presenza, seppur in minima parte, di anidride solforosa, acido solfodrico e altri acidi grassi.

In una condizione del tutto normale, questi gas sono stabili, non superano mai i 200 ml. Analizzare il gas che si espelle può aiutare a comprendere che il tipo di disturbo di cui si soffre e quindi a trovare un rimedio.
Se contengono più azoto si soffrirà di aerofagia, se invece contengono più idrogeno e anidride carbonica, siamo di fronte a un assorbimento errato dei carboidrati e questo provoca una iperfermentazione batterica.

L'aerofagia e il meteorismo non sono la stessa cosa. Vediamo come distinguerli, prima di conoscere le cause principali della formazione dei gas e come bloccarne la fermentazione.

L'aerofagia è sempre un disturbo legato all'apparato digerente e si verifica quando, durante la masticazione, viene ingerita più aria, che non termina la corsa nei polmoni, ma finisce nello stomaco.
La sua conseguenza diretta è proprio il disturbo che stiamo analizzando, ossia il meteorismo.

Come si può vedere, quindi, molto dipende da quanta aria si ingerisce durante la deglutizione. Mangiare frettolosamente e parlare durante i pasti sono abitudini che possono portare problemi di flatulenza, eruttazione e quindi gonfiore addominale.

Da tenere conto anche i gas contenuti nei cibi, come per esempio i frullati di frutta o le bevande gasate.

I batteri presenti nell'intestino crasso sono poi quelli che creano maggior fermentazione, grazie alla presenza di cibo non digerito o assorbito. Più ci sono sostanze poco assorbite, più facilmente si assisterà al fenomeno della fermentazione, che porterà a tanta aria nella pancia.

Ma come bloccare questa fermentazione?

Se una certa quantità di fermentazioni è assolutamente fisiologica e necessaria, quella in eccesso può creare notevoli problemi e dolori.
Questo problema è aggirabile con piccoli accorgimenti. Prima di tutto, masticare con calma e a lungo, non parlare durante il pasto e cercare di ingerire meno aria possibile. Non mischiare cibi che appesantiscono – come carne e legumi – e alimentarsi con cibi che favoriscono l'espulsione di gas e non fermentano nell'intestino.

Gli alimenti indicati per una buona dieta contro la fermentazione sono:

  • carote, sia cotte che crude
  • finocchio, favorisce l'espulsione del gas
  • melissa, utile se si soffre anche di ansia
  • mirtilli, combatte la fermentazione e la putrefazione dei cibi
  • ginepro, aiuta la digestione in generale
  • limone, un valido supporto per pancreas e fegato
  • lievito madre, equilibra la flora batterica intestinale
  • menta, impedisce la fermentazione e rilassa i muscoli intestinali

Com'è facile intuire, ci sono alimenti che possono contrastare la fermentazione, ed è importante inserirli nella dieta.

La frutta rappresenta un buon aiuto, ma non tutta. Ci sono alcuni tipi, infatti, che è meglio evitare o limitare, se si soffre di meteorismo acuto.

Frutta non adatta a chi soffre di gonfiore addominale

La frutta fa parte della nostra dieta e non va eliminata, poiché apporta fibre, sali minerali e tante vitamine. Tuttavia è bene conoscere quella che favorisce la formazione di gas intestinali, per limitarne il consumo.
Tra la frutta accusata di fermentare più facilmente nell'intestino troviamo le mele, le pere, le pesche, il mango, le ciliegie, le susine, i cachi, ma anche fichi, lamponi e ribes.
Va comunque sempre evitata TUTTA la frutta troppo matura e non è salutare, per chi soffre di meteorismo intenso, mangiare frutta essiccata, poiché contiene tanto zucchero che prova fermentazione.

Oltre alla frutta, come abbiamo già visto, ci sono verdure che è meglio mangiare con moderazione. Tra questi troviamo i piselli che, se consumati in grandi quantità e con abbinamenti sbagliati, possono portare all'accumulo di aria nella pancia.

Tuttavia, i piselli non devono essere eliminati dalla dieta, soprattutto da quella delle donne in gravidanza, poiché favoriscono il transito intestinale.
Preferirli in crema può aiutare a limitare la loro fermentazione, in quanto l'eliminazione della buccia evita che parti di cibo non vengano assorbite.

Se si vuole bilanciare la dieta, è sempre bene poi introdurre frutta che non fermenta, per evitare di perdere importanti sostanze nutritive. Quindi via libera a kiwi, agrumi, pompelmo, ananas e anche uva.
Come si evince, l'equilibro nella dieta è l'arma vincente per combattere il meteorismo. Questo riguarda anche il consumo di carboidrati, alcuni dei quali gonfiano più di altri, soprattutto se sono presenti intolleranze alimentari.

I carboidrati complessi gonfiano la pancia?

Sicuramente i carboidrati favoriscono un po' il gonfiore addominale. Ricordiamo che sono zuccheri complessi che vengono digeriti per poi essere trasformati in zuccheri semplici, facilmente assimilabili dalla mucosa intestinale. Ma quando sono troppi e non vengono digeriti per bene, vengono fermentati dalla flora batterica, che dà vita poi ai gas, la vera causa del meteorismo.

Quindi è importante che il consumo di carboidrati non sia eccessivo, ma inserito in una dieta equilibrata con fibre e altri nutrienti in grado di limitare la fermentazione nell'intestino.
Se non si soffre di intolleranza al frumento o al glutine, si possono consumare tutti i cereali, da preferire in forma integrale, cotti in maniera corretta – quindi non troppo duri, né troppo molli – e conditi in maniera semplice, proprio per evitare di appesantire il lavoro dell'apparato gastroenterico.

Il consumo di cereali semplici o di altri preparati come cracker e similari va sempre accompagnato a tanta acqua, per favorirne la corretta digestione.
Non dimentichiamo, infatti, che una buona digestione eviterà la fermentazione dei cibi non assorbiti.

Rispettando queste semplici regole, sarà possibile limitare al massimo la formazione di gas e di conseguenza il meteorismo con tutti i disturbi che comporta.

Ma se seguite una dieta vegana potreste trovarvi un po' in difficoltà, visto che numerosi alimenti tra frutta e verdura creano aria nella pancia.

Dieta vegana, rischio meteorismo?

Il consumo di verdure e frutta, tipici alimenti della dieta vegana, può portare a qualche problema di gonfiore addominale. In questo caso si consiglia vivamente di ridurre l'uso di fibre, senza impoverire troppo la dieta.
Quindi bisognerà preferire tutti gli alimenti che non fermentano nell'intestino, ma che forniscono calorie, vitamine, proteine e sali minerali in giusta quantità per evitare squilibri eccessivi nella dieta.

I vegani possono aiutarsi con gli enzimi – che si trovano in commercio sotto forma di capsule, compresse o altri preparati – utili a evitare la formazione di gas dovuta alla fermentazione degli alimenti tipici della dieta vegana.

Quindi, questo tipo di alimentazione non è sconsigliata, ma va seguita con determinate accortezze.

Come curare il meteorismo con gli alimenti giusti

E' possibile curare questo noioso disturbo solo col cibo? Se non si soffre di particolari patologie, sicuramente sì.
Prima di tutto è bene dare qualche consiglio dietetico generale:

  1. bere molto durante la giornata
  2. corretta alimentazione – pochi grassi e limitare le bevande gassate e ricche di zuccheri
  3. mangiare poco e spesso, senza fretta, evitare quindi i pasti abbondanti
  4. preferire metodi di cottura semplici – a vapore, per esempio – evitando di aggiungere grassi
  5. non escludere mai gli alimenti ricchi di fibre, basta limitarne il consumo a due volte alla settimana.

Queste sono regole molto generali, che possono essere però di grande aiuto per evitare il formarsi di aria nella pancia.

Ci sono tuttavia alimenti che non sono proprio consentiti, se soffrite di meteorismo acuto.
Tra questi abbiamo tutte le bevande gasate e zuccherate, ma anche vini frizzanti e spumante.
Meglio evitare i succhi di frutta ricchi di fruttosio, la mollica del pane, le salse molto elaborate come maionese e similari.
Anche la panna montata è nemico dell'intestino, così come frappé e frullati, perché contengono molta aria.

Via gli alimenti con troppi zuccheri semplici, come creme, pasticcini, torte farcite, gelatine e bisogna anche evitare di masticare nervosamente chewingum, perché favorisce l'aerofagia.

Alcuni cibi, invece, possono essere consumati regolarmente, e vanno limitati a una o due volte alla settimana solo in presenza di forte meteorismo.

Ecco quali sono:

  • carne rossa e bianca, sempre però magra. Il pollo va consumato senza pelle.
  • Pesce di ogni tipo, meglio se azzurro per la presenza degli omega-3
  • uova, basta consumarle due volte alla settimana
  • formaggi stagionati come il Grana Padano DOP, che è privo di lattosio e quindi adatto anche a chi ha intolleranze. Può essere consumato sempre, perché non fermenta e non comporta problemi di aria nella pancia
  • latte e derivati senza lattosio
  • fermenti lattici, da assumere con regolarità per dare un nuovo equilibrio alla flora intestinale qualora il medico lo ritenesse necessario
  • cereali – no pane con tanta mollica – tra riso, farro, grano saraceno, kamut, quinoa, avena e miglio, salvo intolleranze
  • verdure, con moderazione per alcuni tipi. Da preferire il finocchio che aiuta l'espulsione del gas
  • frutta, preferendo i frutti di bosco, gli agrumi, uva. Ottimi il mirtillo, per esempio e l'ananas
  • tisane carminative con semi di finocchio, aneto, menta, cumino, senza zucchero dopo i pasti.

Curare il meteorismo si può sia attraverso una dieta bilanciata, sia attraverso uno stile di vita più sano.


donna che mangia nervosamente un hamburger

Bloccare fame nervosa con il giusto cibo

La fame nervosa è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Il comportamento alimentare, infatti, può essere influenzato da tanti fattori, tra i quali ci sono sicuramente le emozioni che si provano nel quotidiano. La vita di oggi è stressante, spesso carica di ansia, il tram tram lavorativo a volte è fonte di preoccupazione e questo porta a mangiare per il nervoso, anche quando non è il momento di farlo.

Provare una fame incontrollabile, avere il desiderio di mangiare un po' di tutto quando capita – anche di notte – è tipico di chi sta affrontando periodi difficili e cerca nel cibo una consolazione.

Da cosa nasce la fame nervosa
Il collegamento con la tiroide
Il test per capire se ne soffri
Fame notturna
Situazioni di stress
Bloccare la fame
Cibi per placare la fame
Come controllare le emozioni
Vincere la fame nervosa

Può accadere a chiunque, in qualunque momento della vita. A volte, dietro la fame nervosa, ci sono problemi fisici, ma il più delle volte possiamo affermare che si tratta di una vera e propria fame psicologica, che non dipende da una malattia fisica, ma da ansia e stress o da problemi connessi ad una scarsa autostima.

donna che mangia nervosamente un hamburger

Fame nervosa, come nasce e da cosa dipende

Gli esperti la chiamano anche “Emotional Eating” e nasce dal bisogno di utilizzare il cibo come strategia per gestire forti stress.
Il cambiamento del comportamento alimentare avviene, quindi, in risposta a stimoli emotivi negativi, e può portare ad assumere cibo – o a evitarlo – per trovare una sorta di consolazione.

Questa fame psicologica induce a pensare che per sconfiggere un momento difficile, emozioni di tristezza, inadeguatezza, ansia e stress, si debba mangiare: vede nel cibo la sola risposta possibile alle sensazioni negative che si provano.

Diventa anche un momento di pausa dalla vita di tutti i giorni, la stessa che provoca rabbia, noia, stress. La “pausa cibo” è quindi anche giustificata dal bisogno di staccare da tutto il resto.

Chi soffre di questo disturbo, percepisce un buco improvviso allo stomaco, come una voragine, e da qui nasce il bisogno di mangiare spesso e in particolar modo cibi che rincuorino, che diano soddisfazione. Non lo si fa certo per soddisfare un bisogno fisiologico.

Chi vive uno stato di stress ormai cronico soffrirà quasi sicuramente di questo disturbo. E' stato notato, infatti, che in questi soggetti la regolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene cambia e questo porta il soggetto ad avere sempre fame.

Non è un caso che molti dei soggetti che soffrono di questo problema siano dei grandi fumatori di sigarette.

Inoltre, lo stato di stress prolungato provoca il rilascio del cortisolo, l'ormone che fa crescere l'appetito. Il cortisolo ci porta a scegliere cibi grassi o molto dolci, perché riducono la percezione dello stress. Ecco perché quando lo stress diventa cronico, avere sempre fame e cercare determinati alimenti è normale.

Si crea, però, un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne.

Va detto che, a volte, questa fame nervosa può essere provocata da un malfunzionamento della tiroide.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste.

Tiroide e fame nervosa

Non sempre avere sempre fame dipende da problemi psicologici o da un forte stato di stress.

A volte il problema è nascosto nel funzionamento errato della tiroide.
Quando funziona “troppo” e produce più ormoni del normale, può verificarsi un aumento del senso di fame, che porta la persona a desiderare di nutrirsi più spesso del normale.

Ma è anche vero che ogni squilibrio dovuto alla tiroide può portare a cambiamenti dell'umore e, di conseguenza, anche delle abitudini alimentari.
Una tiroide che funziona poco provoca depressione e tristezza, nonché apatia. E spesso anche questi disturbi vengono affrontati mangiando di più, per cercare di placare le sensazioni spiacevoli.

E' quindi importante tenere sott'occhio i valori tiroidei, così da intervenire in maniera tempestiva qualora ce ne fosse bisogno.
Ma nel caso in cui il lavoro della tiroide è perfetto, bisogna cercare le motivazioni della fame nervosa da un'altra parte.

Vi propongo un test, molto efficace, per capire se si soffre di questo disturbo e come fare per affrontarlo.

Test per la fame nervosa psicologica

Poche domande e si può capire se il disturbo è psicologico oppure no.
Nel caso lo fosse, è bene affrontarlo nella maniera giusta.

Riuscire a distinguere la crisi di fame biologica da quella nervosa è il primo passo per affrontare l'eventuale problema.
Ci si può aiutare con una specie di diario, nel quale annotare il cibo che viene ingerito quotidianamente e le sensazioni fisiche/emotive che si provano mentre si mangia.
Questo aiuta a fare la differenza tra le due e a limitare i pasti durante gli attacchi di fame non biologica, per favorire quelli “giusti”, relativi alla fame biologica.
Gli esperti consigliano anche di tenere un diario delle sensazioni che precedono l'attacco di fame nervosa.

E' come raccogliere testimonianze, per poi capire e analizzare e accettare i propri stati emotivi, così da affrontarli al meglio, senza dover ricorrere al cibo ogni volta che qualcosa crea ansia o stress.

In alcuni casi, piuttosto gravi, è importante pianificare una terapia cognitivo comportamentale con uno specialista.
Per comprendere se si sta vivendo questo disturbo alimentare e in quale misura lo si sta vivendo, si può ricorrere a questo tipo di test:

  1. Mangi di più quando percepisci lo stress?
  2. Insisti nel mangiare anche se sei sazio?
  3. Mangi soprattutto per calmare i nervi?
  4. Ti capita di mangiare fino a stare male?
  5. Il cibo è una specie di amico che ti fa stare meglio? Calma la tua mente?
  6. Se hai molto cibo attorno, senti di poter perdere il controllo e vai in ansia?
  7. Provi dei sensi di colpa dopo aver mangiato?
  8. Eviti cibi grassi o dolci, ma quando li mangi non riesci a fermarti?
  9. Ti sembra che solo questo tipo di cibo possa darti sollievo?

Questo è un test molto basico, ma può iniziare a fornire un'idea del problema. Risposte affermative a quasi tutte le domande confermano che il disturbo della fame nervosa è presente e che bisogna attivarsi per limitarlo.

Anche perché molto spesso questo fastidio si presenta all'improvviso, con botte di fame molto forti e con fame notturna.

Vediamo come affrontarla.

Fame notturna

Il buco improvviso allo stomaco si verifica spesso proprio di notte, per questo la fame nervosa è spesso associata alla fame notturna.

Chiaramente, non è una buona abitudine, quella di alzarsi nel cuore della notte e svuotare il frigo.
In questa fase del giorno, infatti, si assorbono molto più grassi poiché si è a riposo e non si riesce a trasformare ciò che si ingerisce in energia.

Come affrontarla, dunque?>

Il disturbo della fame notturna non va sottovalutato, visto e considerato che si rischia un notevole aumento di peso e di conseguenza un aumento della pressione sanguigna. Questa fame notturna è spesso associata a bulimia nervosa o ad altri disturbi della sfera alimentare.

Gli esperti suggeriscono che gli attacchi di fame sono dovuti molto spesso a squilibri della serotonina, il che spiegherebbe il bisogno di mangiare dolci. Per ridurre questa fame notturna si consiglia di introdurre i cereali a cena, poiché danno sensazione di sazietà e mantengono i livelli di zucchero stabili per un lungo periodo. Si consiglia, anche, prima di coricarsi, una tisana di frutta e melissa per indurre relax e tranquillità.

Questi piccoli accorgimenti dovrebbero aiutare a limitare la brama di cibo notturna.

uomo che mangia nervosamente

Situazioni di stress

Le situazioni che comportano stress e che inducono a un cambiamento del comportamento alimentare possono essere molte. Problemi in famiglia, sul lavoro – il mobbing è uno dei principali fattori di ansia che porta alla fame nervosa - un forte stress emotivo come un lutto, problemi in amore, a scuola... Sono davvero tante le fonti di ansia che possono provocare questo fastidioso disturbo alimentare. In questo ultimo periodo, la pandemia ha causato un aumento di stress notevole in tutta la popolazione, che ha avuto a che fare con un virus sconosciuto e pericoloso, con nuovi lutti e con una situazione in generale molto difficile da gestire.

C'è chi ha perso il lavoro e la casa, c'è chi ha perso dei cari, c'è chi ha vissuto molto male la chiusura perché già provato da altri problemi. La fame nervosa è quindi una diretta conseguenza di un periodo veramente difficile sotto tanti punti di vista.

In questo senso, molte persone trovano utile “masticare” per calmare i nervi. Spesso chi soffre di questo problema, infatti, non si limita solo a mangiare molto spesso, ma fa uso di gomme da masticare o similari perché il movimento delle mascelle “placa” l'ansia.

La masticazione aiuta la mente a staccarsi dal problema e, se si ingeriscono zuccheri, a mettere a tacere il bisogno di mangiare spesso. Come già detto si tratta, però, di un circolo vizioso nel quale sarebbe opportuno non entrare.

Ci sono tuttavia persone che, quando sono sotto forte stress, perdono peso.
In questi individui vengono rilasciati ormoni diversi, che non provocano fame nervosa, ma sensazione di sazietà. Quindi tenderanno a mangiare meno e a perdere peso piuttosto rapidamente. Sono comunque disturbi da tenere d'occhio e affrontare nel migliore dei modi per limitare i danni.

Ma come bloccare questa fame nervosa? Esistono rimedi? Vediamo come fare per non cadere in un brutto circolo vizioso.

Bloccare la fame nervosa

Ci sono ottimi rimedi per evitare di finire vittime della fame emotiva.
Ecco qui un elenco di comportamenti corretti che possono aiutare a sconfiggere il problema:

  • nutrirsi in modo sano, quindi fare circa 5 pasti al giorno, in piccoli porzioni, usando piatti piccoli
  • mangiare con tutti i sensi, concentrarsi su gusto e odori e colori per evitare di mangiare di fretta e solo per nutrirsi
  • niente cellulare e tv
  • masticare molto lentamente
  • scrivere un diario alimentare
  • seguire ciò che dice lo stomaco (quando è pieno non si mangia!)
  • farsi aiutare da parenti, amici e medici, quando la fame nervosa diventa cronica
  • combattere noia e stress con attività – quindi evitando spuntini – che siano gratificanti
  • eliminare tutte le tentazioni
  • pensare ai cambiamenti positivi che le sane abitudini alimentari possono portare

Ci sono anche rimedi omeopatici, fitoterapici e spesso funziona anche l'agopuntura. Questi rimedi agiscono soprattutto sulla convinzione che possano essere utili e stimolano centri nervosi – nel caso dell'agopuntura – in grado di controllare gli attacchi di fame e di mantenere corretto il livello di serotonina.

Cibi da preferire per placare la fame

Se è vero che sarebbe bene eliminare del tutto il problema, è anche vero che non si può risolvere in poco tempo e nel frattempo è bene mangiare cibi corretti, se proprio non si riescono a tenere a bada gli attacchi di fame, soprattutto quando si ingrassa in maniera evidente, a causa di un consumo smodato di carboidrati e zuccheri.

Vediamo quali sono gli alimenti più virtuosi:

  • frutta secca, ottime fonti di vitamine, proteine e altri principi nutritivi
  • piccole porzioni di frutta, alimento ottimo per la fame incontrollabile
  • olive, sono sfiziose, non sono grasse e contengono anche antiossidanti
  • preferire la bresaola ad altri salumi, perché molto più magra
  • hummus, un preparato orientale che è ottimo perché contiene proteine, fibre e grassi in giuste quantità e spezza la fame
  • yogurt greco, meglio degli altri per le poche calorie presenti
  • cibri con molte fibre, che contrastano bene il bisogno la famelicità eccessiva.

Questi rimedi possono essere messi in atto molto facilmente. Chiaramente, quando la situazione è molto seria e grave, c'è bisogno dell'intervento di uno specialista che seguirà il paziente in maniera accurata e corretta, attraverso un percorso di counseling, in grado di cambiare completamente le cattive abitudini prese e di placare l'ansia che ha condotto alla fame nervosa. E' un problema del quale si parla poco, ci si vergogna, invece va affrontato, facendosi aiutare dagli esperti.

Come controllare le emozioni forti che stimolano la fame nervosa

Spesso la fame psicologica dipende da come si vivono le emozioni. Le emozioni particolarmente forti, soprattutto quando sono negative, andrebbero controllate, per evitare che prendano il sopravvento e portino, poi, a vivere come in un pozzo, ripetendo sempre le stesse azioni, magari nocive.
Per quanto possano sembrare brutte e pesanti, le emozioni forti si possono gestire e imparando a gestire questo tipo di emozioni si impara anche a gestire il disturbo della fame nervosa.

Prima di tutto è importante capire quando un'emozione ci travolge. Per evitare di cadere in una spirale di reazioni incontrollate, è bene fermarsi, concentrarsi su se stessi e staccarsi dalla situazione. La mente si distoglierà dal problema e dal senso di oppressione.

E' anche molto utile controllare il proprio respiro. La respirazione è un atto involontario, ma possiamo controllare il modo in cui avviene. Bisogna respirare lentamente, a fondo e in modo regolare, evitando di farsi investire dall'ansia e dalla paura.

Se si riesce, si può provare anche la tecnica del rilassamento muscolare progressivo. Si contraggono e si rilasciano diversi gruppi di muscoli. Questo aiuta a alleviare la tensione e a riconoscere eventuali stati di tensione fisica nel corpo.
Utile anche la tecnica della visualizzazione. Immaginare esperienze rilassanti, che stacchino la mente da quanto sta accadendo di poco piacevole nella propria vita, aiuta a gestire le situazioni di stress e quindi a combattere il bisogno di mangiare continuamente per il nervoso.

La fame nervosa si può vincere

E' errato pensare che non si possa sconfiggere questo disturbo alimentare. Anche se forte e persistente, la fame nervosa si può vincere.
Si può combattere iniziando con piccoli cambiamenti nelle proprie abitudini alimentari e migliorando la propria forza di volontà.
Il primo passo sarà prendere consapevolezza della situazione e quindi parlando del problema con amici, parenti e soprattutto specialisti, in grado di formulare una giusta terapia, ma si può anche ricorrere ai rimedi naturali, che potranno fare da supporto alla medicina tradizionale.

I rimedi naturali contro la fame nervosa sono diversi e tutti piuttosto efficaci.

Tra questi troviamo lo zafferano che, come vedremo poco più avanti, risulta essere un supporto notevole nella terapia per combattere la fame nervosa.

Il disturbo può essere arginato sfruttando le potenzialità del magnesio. Esso, infatti, agisce sull'ipotalamo, che regola tutte le funzioni involontarie. Ha proprietà antistress notevoli, quindi assumerlo regolarmente aiuta a placare la tensione che provoca la fame nervosa psicologica.

Ci sono anche erbe che possono dare una mano nella gestione del problema. Una di queste è la griffonia. Questo rimedio fitoterapico è fonte naturale di una sostanza che nel corpo si trasforma in serotonina. La serotonina è importantissima per mantenere l'equilibrio psicofisico in una persona, pertanto la griffonia si rivela particolarmente utile contro gli attacchi di fame nervosa dovuti al calo di questo ormone.

Inoltre, è utile anche bere del té verde. Un paio di tazze al giorno contrastano la fame insaziabile grazie al contenuto di teanina, aminoacido anti-ansia per eccellenza.

In ultimo, ma non per importanza, c'è lo zafferano.
Ha la capacità di stimolare il metabolismo e svolge un'incredibile azione benefica sul sistema nervoso, migliorando l'umore e favorendo l'equilibrio. Riduce la fame nervosa perché aumenta il senso di sazietà, quindi è particolarmente consigliato anche per chi è in sovrappeso, magari causato proprio da una fame eccessiva.

La fame nervosa è un problema diffuso, un disturbo che crea disagio, ma che può essere tranquillamente superato e vinto con i giusti rimedi e comportamenti.


volontà

Forza di volontà: cosa cambiare nella vita per essere felici

Quale sinergica relazione possa sussistere fra emozione e motivazione e come essa possa rafforzare l’autostima e la motivazione stessa di ognuno di noi: questi i principali punti d’arrivo ed anche di partenza, in una visione virtuosamente circolare, che verranno con cura illustrati e spiegati nel divenire del presente articolo.
Inoltre, verranno anche presentati altri riferimenti letterari e non, significativi e funzionali per intraprendere un percorso graduale all’insegna della riscoperta di quella forza interiore che abita ognuno di noi.

volontà

Sono tante le circostanze in cui ci troviamo a chiederci che cosa sarebbe più giusto cambiare in noi per essere felici. La sensazione di perdere continuamente tempo durante le nostre giornate fa affiorare la consapevolezza di apportare delle drastiche modifiche al nostro modo di intendere la vita. Tutto questo però necessita di una importante leva per verificarsi e questa è appunto la forza della nostra volontà.
L'ozio è un grande distrattore del nostro cervello e prima comprenderemo questo assunto, prima avverrà la nostra trasformazione ed è per questa ragione che il primo passo da compiere è quello di allontanare quelle persone che fanno della nullafacenza e della scarsa programmazione un punto fermo della propria vita.

Il ruolo dell'intelligenza emotiva
La giusta motivazione
Letteratura e cinema d'aiuto

Non rimandare a domani, quello che puoi fare oggi, in nessuna maniera.

Se esistono esempi di personaggi famosi che hanno raggiunto il grande pubblico e determinati riconoscimenti pur provenendo da famiglie povere e situazioni a dir poco difficili, la qualità che certamente non gli è mancata è l'ostinatezza e la caparbietà di raggiungere un traguardo concreto, ancor prima che contare sul proprio talento.
Leggere le biografie di scrittori come Stephen King o di attori come Jim Carrey ed Emily Blunt potrebbe aiutare a scovare la chiave per non perdersi d'animo, neanche di fronte alle situazioni più complicate.

Intelligenza emotiva: una risorsa cognitiva e motivazionale

Al sorgere dell’iniziale premessa del presente articolo è stata solo indicata una vivida e sinergica connessione tra emozione e motivazione. Di questi due costrutti, per il momento, è presa in considerazione la motivazione: è considerevolmente significativo e funzionale osservare quanto, avulsi da un percorso descrittivo graduale, entrambi i costrutti condividano una porzione etimologica pregnante, azione, porzione non a caso rappresentativa di un muovere verso, porre in azione, dirigere lo sguardo verso. Come suddetto, è primariamente preso in osservazione ciò che il termine emozione porta con sé e, soprattutto, quanto e come essa possa arricchire l’idea d’intelligenza, un’idea tendenzialmente interiorizzata come risorsa squisitamente cognitiva.

L’intento è quello di andare oltre un aspetto meramente cognitivo dal momento in cui è nella scoperta delle ulteriori potenzialità dell’intelligenza che può essere situata la forza interiore di ognuno di noi. Al momento, potrebbe apparire un ragionamento astratto e forzato e ciò sarebbe plausibile ma, di seguito, verrà riproposto in altre parole al fine di carpirne l’essenza pratica.

Accade spesso di tralasciare l’ascolto di se stessi e, di conseguenza, la conoscenza dei nostri bisogni, delle nostre motivazioni, delle nostre esigenze: conoscere, dunque, è una fra le più fertili possibilità da esercitare e concretizzare per rinforzare non solo l’autostima ma anche la motivazione.
Del resto, è considerevolmente confermato quanto l’ignoto spaventi e, pertanto, sentirsi improvvisamente demotivati e smarriti può causare disagio, disperazione e paura: quest’ultima, in particolare, è un’emozione primaria che si consiglia di assimilare e vivere non solo come un normale picco emotivo perché è giusto sperimentare paura e smarrimento ma anche come fonte di energia, di azione e nuovo punto di svolta.

Qui, tra l’altro, ritorna il percorso dell’ascolto di se stessi dal momento in cui la perdita di motivazione improvvisa potrebbe non esserlo e potrebbe esser stata causata o da una frenetico desiderio di voler raggiungere molti obiettivi in poco tempo o da una perdita considerevole di interesse verso ciò che prima lo era. Un po' come quando per molti anni si è creduto con fermezza che l’intelligenza fosse un costrutto esclusivamente cognitivo ed invece si è rivelata essere una risorsa culturale, emozionale, motivazionale e sociale: allo stesso modo, anche a noi capita di considerarci o imbattibili o battibili.

Ciò che si consiglia per ritrovarsi e, dunque, per ritrovare la propria motivazione e forza di volontà è porsi in un ascolto attivo delle proprie esigenze, desideri e obiettivi: le fasi di sconforto esistono, sono protagoniste della vita di ognuno di noi e, quello suddetto, potrebbe rappresentare un valido ed equilibrato modo per accoglierli, accettarli e trasformarli in rinnovata linfa.

È un percorso graduale, richiede esercizio ed allenamento ed al contempo è una fonte inestimabile di equilibrio percepito e sperimentato nel momento in cui si vive un periodo di demoralizzazione.

Errare è umano, ma è proprio dai nostri sbagli che dovremmo ripartire per rimetterci in carreggiata e puntare con maggiore tenacia verso gli obiettivi che ci siamo dati. All'inizio si tratterà di piccoli traguardi quotidiani, cose piuttosto semplici, ma man mano che acquisiremo fiducia in noi stessi potremmo alzare “l'asticella” e puntare in alto. L'importante è redigere un piano strategico, con obiettivi a breve, medio e lungo termine, avendo l'accortezza di compilare parallelamente un diario delle emozioni, utile per renderci conto di quanto bene ci stia facendo questo spirito organizzativo e questo nuovo modo di vedere sia alla testa che al corpo.

Parte determinante del nostro percorso sarà la capacità di rilassarci e trovare la giusta armonia per poter rendere meglio. Non è un mistero che tanti mental coach suggeriscano un lavoro sui chakra al fine di gestire meglio gli agenti stressanti, spesso talmente influenti sulla psiche da far nascere delle vere e proprie malattie da stress. Il primo passo concreto è innanzi tutto cercare di essere felici, sorridere alla vita, perchè è il modo più efficace per vincere eventuali problemi e superare gli ostacoli della quotidianità.

Piccoli piaceri come prendersi cura dell'orto oppure badare ad un gattino appena nato possono restituire quell'armonia perduta e iniziare a responsabilizzarci in funzione di qualcosa di vicino. Spesso ci renderemo conto della tortuosità della strada da compiere, ma al contempo di come costruiremo passo dopo passo quella “mentalità vincente” che ci farà sentire felici, anche di fronte ad una parziale sconfitta, perchè offrirà lo spunto per apportare modifiche e continuare a migliorarci e sviluppare consapevolezza e autodisciplina. Non è un caso se persone con una forte motivazione riescono a risolvere più facilmente i problemi di salute, come nel caso di chi è riuscito a guarire dalla colite, sviluppando un'immensa forza di volontà.

Intelligenza emotiva e motivazione: perché è importante riconoscerne il legame

Così come per il costrutto dell’intelligenza, dapprima considerata una risorsa meramente cognitiva e poi riconosciuta come risorsa emozionale e culturale, anche per le emozioni il percorso non è stato meno insidioso. Ancor prima di addentrarsi in definizioni e spiegazioni più dettagliate, diviene funzionale illustrare anzitutto il legame che vige tra intelligenza emotiva e motivazione personale: l’ascolto delle proprie emozioni corroborerebbe la motivazione al comportamento.

motivazione

In altre parole, l’esercizio di conoscere le proprie esigenze, emozioni e bisogni può rinforzare la conoscenza delle nostre azioni nonché delle nostre motivazioni poste in essere per raggiungere le suddette esigenze. Rispetto a tale relazione, la teoria piramidale dei bisogni di Abraham H. Maslow rappresenta un valido riferimento bibliografico. Nel suo bellissimo libro, scritto nel 1954, egli struttura la teoria motivazionale dello sviluppo umano attraverso la quale è riuscito a supportare l’idea secondo la quale la soddisfazione dei bisogni primari, posti alla base della piramide, rappresenta una condizione predisponente il soddisfacimento di quelli posti più in alto se non al vertice della piramide.

Difatti, egli ipotizza che il mancato soddisfacimento nonché ascolto di taluni bisogni, prevalentemente primari, possa ostacolare la realizzazione, ad esempio, di un bisogno non primario come quello dell’autorealizzazione.
Può accadere di sentirsi insoddisfatti e demotivati sul proprio posto di lavoro e, secondo la suddetta teoria, ciò potrebbe essere causato da una carente valorizzazione delle proprie potenzialità e risorse. Qui, pertanto, cade a pennello il legame sopraindicato fra intelligenza emotiva e motivazione dal momento in cui l’ascolto attivo dei nostri primari bisogni e non può supportare ognuno di noi nella personale percezione che ognuno di noi ha della propria motivazione all’agire: più riuscirò a conoscere me stesso, più riuscirò a comprendere la causa della mancata motivazione che potrei sperimentare in una determinata situazione e/o contesto storico, vedi pandemia da Covid-19.

Come prendersi cura della propria forza di volontà durante la pandemia da Covid-19

La diffusione del Nuovo Coronavirus ha ingenerato una drastica rimodulazione dei ritmi della vita quotidiana di ognuno di noi. Non solo un mutamento drastico ma considerevolmente repentino, improvviso ed imprevedibile che ha posto l’intera umanità in balìa di un timore non solo rivolto al presente ma anche e considerevolmente rivolto al futuro. La vitale fluidità della vita è stata rinchiusa fra le quattro mura delle nostre abitazioni divenendo così un luogo da vivere a pieno, giorno dopo giorno, alla ricerca di nuovi stimoli che, in maniera notevole, riuscissero a far trascorrere il tempo che sembrava essersi fermato.

È accaduto di ritrovarsi a condividere molto più spazio e tempo con la propria famiglia ma si è verificato anche un notevole aumento del tempo trascorso in compagnia di se stessi e delle proprie paure recondite, paure insorte nel divenire della pandemia e paure antecedenti che con la pandemia si sono ingigantite perché non precedentemente ascoltate, accolte ed interiorizzate. La pandemia da Covid-19, in una visione esclusivamente psicologica, ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un’opportunità di sviluppo della persona, di evoluzione ed anche di consapevolezza: come se il tempo che sembrava essersi fermato, appare ad oggi un tempo prezioso posto a nostra disposizione che ha consentito la scoperta di nuove passioni ma anche di fragilità sopite.

Ancora una volta, dunque, il suggerimento utile e funzionale alla cura della forza di volontà e della motivazione diviene non solo l’ascolto del nostro corpo e della nostra mente ma anche la focalizzazione del tempo presente, la suddivisione di esso in piccoli obiettivi raggiungibili e concretizzabili, anche e soprattutto perché, come i recenti accadimenti storici insegnano, il futuro è notevolmente imprevedibile.

Suggerimenti pratici per supportare la forza di volontà: dalla letteratura sino al cinema

Anzitutto, fra i riferimenti bibliografici indicati e consigliati al fine di riscoprire l’enorme forza interiore che contraddistingue ognuno di noi, è possibile annotare Intelligenza emotiva e Lavorare con intelligenza emotiva di Daniel Goleman; Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson; Il coraggio di essere felici. L’autentico cambiamento è nelle nostre mani, di Ichiro Kishimi.
Nel proseguire la disamina dei riferimenti che possano supportare la forza interiore, è possibile anche considerare la scelta di un’attività fisica dal momento in cui lo sport non fa altro che supportare e rinforzare la percezione dell’autostima e della motivazione: ti occorrerà semplicemente scegliere lo sport che più possa coinvolgerti, appassionarti e divertirti.

Per quanto concerne riferimenti di natura cinematografica, di seguito alcuni suggerimenti: Billie Elliot, Cast Away, L’attimo fuggente, La ricerca della felicità, The Imitation Game. Infine e non per importanza, alcuni riferimenti relativi ed appartenenti a culture orientali, quali ad esempio alcuni insegnamenti riconducibili alla cultura giapponese. In quest’ultima, ad esempio, la carpa koi simboleggia una creatura molto stimata e non solo per i suoi colori ma anche e soprattutto per il significato che porta con sé, ossia quello della perseveranza.

La carpa koi è in grado di nuotare controcorrente, è sempre in movimento ed è notevolmente nonchè metaforicamente affine alla natura umana. Il significato della carpa koi, infatti, è da sempre accompagnato da una vivida leggenda secondo la quale la carpa koi ha risalito il Fiume Giallo sino poi ad arrivare alla Porta del Drago, oltrepassata la quale diviene un drago immortale. Pertanto, la suddetta leggenda insegna quanto la forza di volontà appartenga ad ognuno di noi e che con la sua forza ognuno di noi possa raggiungere obiettivi desiderati e perseguiti.


limone maturo

Acqua e limone nella cura del colon

La salute del nostro corpo dipende in larghissima misura dal funzionamento corretto dell'intestino.
A oggi sono tantissime le persone che per vari motivi, soprattutto legati a un'alimentazione poco regolare, lamentano di avere un'infiammazione al colon.

Il colon irritato, infatti, è una delle patologie più ricorrenti. Presenta sintomi noiosi che, se ignorati, alla lunga possono portare a spiacevoli conseguenze, come ulcere cancerose.

limone maturo

Per questo è importante regolare l'alimentazione, evitando tutti quegli alimenti che risultano in grado di irritarlo. Preferire alimenti con un effetto antispastico può aiutare molto nella gestione di questo disturbo e contribuire alla salute complessiva dell'organismo.
Tra gli alimenti che possono aiutare a sfiammare il colon troviamo un frutto acido, le cui proprietà sono note da millenni: il limone. Questo alimento è sfruttato anche nelle diete dimagranti, per la sue capacità di eliminare le tossine in eccesso. Questo frutto, caratteristico della Sicilia, viene sempre più apprezzato dalle modelle e dal Mondo femminile legato al fitness, ma per fortuna riscoperto nell'ultimo decennio dagli amanti del benessere naturale.

Acqua e limone, bevuti al mattino, possono calmare i dolori, perché questo frutto è un disinfettante naturale e si rivela di grande aiuto a tutte le donne nei primi giorni di ciclo. Allo stesso scopo e con effetti simili si possono utilizzare anche i semi di pompelmo, ma evitando di impiegare il suo succo, che invece non è indicato in questo caso.

Parliamo però nello specifico del limone, delle sue molteplici e uniche proprietà e di come usarlo in una dieta contro il colon irritabile.

Il limone e le sue proprietà

Usato fin dall'antichità per le sue doti antinfiammatorie, il limone non deve mancare in una dieta equilibrata, che garantisca il buon funzionamento dell'intestino.

Questo frutto acido e alcalino contiene incredibili quantità di vitamina C, che come sappiamo è importantissima per la salute di tutto l'organismo. Contiene anche ferro, fosforo, rame e alcune vitamine del gruppo A e B. Proprio grazie alla sua alcalinità, si rivela essere un ottimo rimedio anche contro la candida e le coliche , in quanto in grado di alterare la capacità di proliferazione del fungo.

L'aspetto estremamente positivo legato al consumo di questo frutto è che possiamo utilizzare ogni sua parte per ottenere notevoli benefici. Succo, fiori, foglie ci permettono di godere di proprietà uniche e in grado di fare la differenza in termini di salute.
Il succo di limone, per esempio, ha proprietà altamente disinfettanti, quindi si presta bene per un colon dolente.
Ma non solo: purifica il sangue, aiuta ad assimilare il calcio e ha effetti diuretici notevoli.
Non a caso, il limone regolarizza il metabolismo, nonché tutte le funzioni digestive.

Tuttavia, bisogna consumarlo con qualche accortezza e stando attenti a non commettere errori in fase di consumo. Per esempio, se mischiato con il latte potrebbe causare una sensazione di pesantezza, perché gli acidi del limone coagulano le proteine del latte, vanificando gli effetti positivi. Non è quindi vero che tende a fare “acido”, ma è vero che può rendere più difficoltosa la digestione, compromettendo le regolari funzioni nel nostro corpo.
Così come è vero che consumarne troppo rischia di creare stitichezza, per via delle sue proprietà astringenti. Anche se suona un po' strano, si può affermare senza paura di essere contraddetti che “il limone stringe”.

Il limone però, in una dieta equilibrata, può portare a grandi benefici, basterà seguire solo qualche semplice accortezza.
Unito allo zenzero, che andrebbe consumato tutti i giorni insieme alla curcuma in caso di intestino infiammato, aiuta a il colon dolente a sfiammarsi, migliorandone la funzionalità.

Le bevande a base di succo di limone contengono molto zucchero, e gli zuccheri sono “nemici” del colon. Sarebbe quindi meglio evitare di acquistare prodotti come limonate confezionate o bibite di origine industriale, anche se contenenti percentuali di limone.
Una buona limonata autoprodotta, con il nostro spremiagrumi da pochi euro, può essere molto più utile di bevande già pronte al consumo. L'effetto rinfrescante è garantito e gli effetti sulla salute risulteranno certamente maggiori.

Altri rimedi contro il colon irritato

E' errato pensare che limone e colite non vadano d'accordo.
In realtà, con le sue proprietà antispastiche e antinfiammatorie, il limone si rivela un buon alleato contro questa malattia.

Consumato al mattino in acqua calda (fondamentale che non sia bollente), il succo di limone esegue un vero e proprio “lavaggio” dell'intestino, rivelandosi come ottimo rimedio per la colite. Possiamo elencarlo senz'altro negli ingredienti migliori per realizzare una colazione nutriente che non faccia male al colon.

 

Non dimentichiamoci, infatti, che la colite è quasi sempre dovuta a un'infiammazione provocata dall'assunzione di alimenti errati.
Alcool, caffè, bibite gasate e cioccolato, per esempio, tendono a rendere il colon dolente, con i relativi problemi annessi. Se riuscissimo a sostituire il rituale della tazzina di caffè a colazione con un bel bicchierone di acqua tiepida, tendente al caldo (circa 65° C) e limone biologico, faremmo un bel regalo al nostro corpo.

Quindi il limone, bevuto al mattino con l'acqua quasi calda, può davvero fare miracoli.

Il rimedio in questione funziona un po' come una doccia. Acqua e limone aiutano a dissolvere tossine e scorie che si trovano nelle mucose intestinali, riducendo quindi gonfiore e dolore.
Il dolore provocato dal colon irritabile è forte, a volte continuo, in alcuni casi si presenta con i classici spasmi. Può portare a diarrea, meteorismo, e tensione addominale e si rivela ad ogni modo difficile da debellare.

Un bicchiere di acqua e limone tutte le mattine garantisce una pulizia ottimale delle mucose e quindi un ottimo rimedio contro la colite.

biccher d'acqua e limone

Ci sono chiaramente anche altre soluzioni, tutte naturali, che aiutano a sconfiggere il colon irritabile.
Una di queste è senza dubbio la camomilla. Da preferire quella da erboristeria o raccolta da noi in mano in primavera, un infuso di camomilla è in grado di calmare i dolori da colite per diverso tempo. Non a caso è un rimedio utilizzato anche per i bambini molto piccoli che soffrono di coliche.

Anche l'Aloe Vera è un ottimo disinfettante! Il succo puro, bevuto circa 3 volte al giorno, per un periodo di almeno 30 giorni, può fare miracoli e aiutare un intestino infiammato a tornare come nuovo.

Da segnalare anche liquirizia che, grazie ai flavonoidi presenti nella radice, aiuta a combattere gli spasmi dolorosi. E' perfetta per calmare i dolori al colon, proprio perché agisce sui muscoli addominali, provocandone un piacevole rilassamento.

Le fibre, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, non sono tutte da evitare. Per esempio, si possono consumare carote cotte, per agevolare la guarigione di un colon infiammato. Da preferire con orzo e riso. Ottima anche la frutta cotta, che aiuta a rilassare e togliere il gonfiore. Le fibre di verdure crude, invece, sono da evitare perché possono peggiorare la situazione e contribuire all'ingrossamento del colon.

Farmaci al limone e suggerimenti in cucina

Oltre a una dieta equilibrata, che eviti alimenti che causano gonfiore e infiammazione, si possono assumere anche dei farmaci a base di limone. Chiaramente, questa è una scelta che può essere presa in considerazione quando la dieta, da sola, non basta per risolvere il problema.

Per calmare i dolori al colon, dovuti a infiammazione e irritazione, si possono assumere medicinali che contengono principi simili al limone, come il lexil e il rifacol, utili come antibiotici, nel caso di infiammazioni gravi oppure come semplici antispastici, nel caso di colon irritabile dovuto anche a stress e ansia.

Il limone, quindi, svolge un ruolo importante nella dieta contro la colite. Possiamo integrarlo anche nel cibo, magari per rendere più gustosa e particolare una pietanza.

Per esempio, si può provare un buon risotto al limone, che non crea pesantezza, ha un sapore delicato e leggero e aiuta a combattere l'infiammazione all'intestino. Come abbiamo infatti detto in precedenza, le fibre del riso sono da preferire ad altre, unite al limone potranno limitare spasmi e disturbi.

Da non tralasciare, poi, anche le tisane a base di limone!

Una buona tisana può essere preparata con mezzo limone tagliato a fette, lasciato a macerare nell'acqua bollente per 10 minuti a fuoco spento.
La bevanda ottenuta, oportunatamente filtrata, sarà un vero toccasana per un intestino infiammato.

Con il tempo e la conoscenza, si imparerà ad usare meglio questo meraviglioso agrume rispetto a preparazioni come la scaloppina al limone o la torta al limone. Meglio preferire un bel piatto a base di riso con scaglie di limone , leggero e altrettanto gustoso, non a caso spesso servito da chef stellati.

 


aglio bianco

Mangiare tanto aglio bianco fa male alla pancia?

L’aglio ha numerosi benefici per la salute e oltre che essere uno degli antibiotici naturali migliori, consumarlo regolarmente aiuta a prevenire svariate malattie. Esistono diverse tipologie di aglio, ognuno con caratteristiche specifiche, ma quello maggiormente coltivato in Italia è l’aglio bianco.

Coltivare l'aglio
Proprietà e benefici
Effetti e controindicazioni
Sostituti dell'aglio
Mai più alitosi
Qualità d'aglio italiano

Nonostante i benefici, però, pare che consumare troppo aglio bianco faccia male alla pancia a causa di una difficile digestione. Scopriamo perché e tutto ciò che riguarda l’aglio bianco, semina, raccolta, principi attivi e tanto altro.

aglio bianco

Come si coltiva l’aglio bianco

L’aglio bianco cresce meglio da seme o da piantina?

Per coltivare l’aglio bisogna procurarsi gli spicchi di aglio o bulbilli e piantarli proprio sotto il livello del terreno mettendo l'apice verso l’alto, che poi formerà il germoglio. E’ possibile piantare l’aglio sia in vaso che in pieno campo e in genere viene distanziato a 10 centimetri tra le piantine e 35 tra le file.

Il periodo ottimale per piantare l’aglio va da novembre a febbraio e la migliore temperatura di crescita è compresa tra i 18 e i 23 gradi, seppur resista in maniera eccellente al freddo e al gelo. In virtù della sua crescita invernale, anche nel freddo febbraio, molti ortolani sono soliti parlare di “Febbraglio”.

La raccolta dell’aglio avviene dopo circa 6 mesi dalla piantumazione, in media intorno al mese di luglio, quando le foglie della pianta inizino a seccarsi e il periodo vegetativo della pianta volge al termine. Essendo però Febbraio l'ultimo mese propenso per piantare “l'oro bianco”, in questo caso il suo ciclo vitale terminerebbe per la fine di Agosto.

La raccolta viene effettuata estirpando la pianta e facendo attenzione a che tutto il bulbo fuoriesca senza essere danneggiato. Bisognerà ripulirlo dalla terra e tenerlo in un luogo asciutto, preferibilmente fatto a treccia e al riparo dalla luce per farlo essiccare meglio.

Proprietà dell’aglio

A prescindere quale sia il colore, bianco, rosso, rosa, viola o nero, l’aglio, il cui nome botanico è Allium Sativum, appartiene alla famiglia delle Liliacee ed è un alimento versatile, da consumare cotto, crudo, fresco o secco. Dal punto di vista nutrizionale ha 41 kcal ogni 100 grammi, è ricco di vitamine, A, C, E e vitamine del gruppo B, e minerali come calcio, fosforo, ferro, sodio e potassio.

Considerate le sue proprietà e i suoi valori nutrizionali l’uso dell’aglio viene consigliato anche a chi deve perdere peso in quanto pare favorisca la lipolisi, ovvero lo scioglimento dei grassi. I suoi effetti dimagranti sono dovuti alle sue proprietà diuretiche e al fatto che accelera il metabolismo.

Usato normalmente per preparare il soffritto, è anche un ingrediente immancabile in tantissime ricette. Spesso però si tende ad evitarlo visto il suo odore sgradevole, tuttavia mangiarlo con frequenza assicura enormi benefici.

Benefici dell’aglio

L’aglio ha eccellenti proprietà terapeutiche, è infatti un potente antisettico, disintossicante e digestivo. Infatti, riduce il numero di tossine e libera l’intestino da infezioni e parassiti. Inoltre, favorisce le secrezioni gastriche, abbassa i livelli di glicemia nel sangue, contrasta colesterolo alto e ipertensione e rinforza il sistema immunitario. L’effetto ipotensivo viene garantito dall’attività diuretica dell’aglio, dimostrata anche da recenti studi.

L’aglio apporta benefici su più fronti, anche sul benessere cardiovascolare. Gli effetti dell’aglio curativo si esplicano anche durante i cambi di stagione, prevengono influenza, raffreddori, malattie cutanee, oppure quando si attraversano periodi di ansia e forte stress.

Uno spicchio d'aglio contiene infatti principi attivi curativi efficaci come allicina, vitamine del gruppo B, zolfo. Le proprietà carminative, antisettiche ed espettoranti proteggono dai malanni e aiutano a stare meglio.

È scientificamente dimostrato il ruolo dell’aglio nella regolarizzazione dei trigliceridi e della colesterolemia, e nel miglioramento del rapporto tra colesterolo LDL e colesterolo HDL, ovvero tra lipoproteine cattive, che contribuiscono a formare depositi di colesterolo nelle pareti arteriose, e lipoproteine buone, cioè quelle che fungono da spazzini delle arterie. Utile anche nelle infezioni dell’apparato respiratorio, è efficace anche infezioni croniche causate dalla Candida albicans.

Sul mercato è possibile acquistare le perle di aglio, ottima soluzione per efficacia e semplicità di assunzione.

Non solo, i principi attivi dell’aglio favoriscono l’aumento del flusso del sangue e aiutano a mantenere l'erezione. Pare che assumerne due spicchi al giorno per almeno tre mesi assicura notevoli benefici sull'impotenza, in particolare per coloro che soffrono di colesterolo alto.

Usato anche come antidiarrea al posto del bimixin, l'aglio è tra gli alimenti considerati far i migliori farmaci naturali, adatti per tutelare la salute. Infatti, aiuta a favorire l'espulsione di virus, batteri e parassiti da parte dell'organismo che potrebbero causare disturbi come la diarrea.

Ecco spiegato perché si usava aglio nell’ano in passato nei bambini: uno spicchio intatto aiutava ad eliminare i vermi dei bambini e quindi risultava efficace in casi di gastroenteriti e contro il proliverare dei parassiti intestinali.

Effetti aglio e controindicazioni

La più nota controindicazione dell’aglio è l’alito pesante, causato dalla liberazione di allicina, ma se mangiato in quantità elevate altre controindicazioni diffuse sono nausea e problemi di digestione. Infatti, può manifestarsi mal di pancia, un effetto che può accadere non solo con l’aglio bianco, ma anche con aglio di altre colorazioni.

E’ importante ricordare che il consumo corretto per un adulto che ne fa uso erboristico e fitoterapico è di massimo 4 grammi al giorno. Per uso fitoterapico l’aglio può essere consumato anche sotto forma di estratto secco in capsule. Tuttavia, prima di assumere degli integratori, è sempre consigliabile consultare il medico.

Vi sono anche dei casi specifici in non è consigliabile mangiare l’aglio. Ad esempio, le persone che soffrono di gastrite o ulcera dovrebbero assolutamente evitare questo ortaggio dalle “tuniche sterili”. Dovrebbe evitare l’aglio anche chi soffre di reflusso gastroesofageo, infiammazioni dello stomaco e ovviamente chi è intollerante all’aglio. Inoltre, visto che l’aglio può interagire con alcuni medicinali, bisogna sempre bene consultare il proprio medico di fiducia se vi sono dubbi nell’assunzione combinata con alcuni farmaci.

Nonostante l’aglio sia sconsigliato in gravidanza e in allattamento, gli esperti affermano comunque che questo alimento non dovrebbe essere evitato, perché se la mamma lo consuma il bambino in futuro sarà più propenso a mangiarlo perché già è abituato a quel sapore.

Sempre riguardo ai bambini, gli esperti affermano che questo ortaggio può essere introdotto nella loro dieta ma con accortezza, proponendolo di volta in volta a piccole dosi.

Meglio aglio o cipolla? Differenza tra proprietà

Entrambi appartengono alla famiglia delle Liliaceae, vengono usate per soffritti e insieme ad altri ingredienti per la preparazione di svariate ricette e hanno caratteristiche e proprietà ben precise. Ecco quali sono:

  • L’aglio ha un sapore particolarmente intenso che comunque esalta il sapore dei piatti, ma va dosato con attenzione in quanto copre gli altri ingredienti facilmente. Usato crudo e tritato può rivelarsi molto piccante, quindi lo si può consumare cotto ma non stracotto, altrimenti rischia di diventare amaro.
  • Per gustare un aroma perfettamente equilibrato dell’aglio gli chef consigliano di lasciare la camicia, ovvero la protezione esterna, metterlo in infusione nell’olio caldo e poi rimuoverlo. La camicia permette all’aglio di non bruciare e per rimuoverla è sufficiente sbollentarlo in acqua o schiacciarlo col coltello.
  • La cipolla, a differenza dell’aglio, ha un sapore molto dolce in quanto è ricca di acqua e zuccheri. Il sapore cambia a seconda della tipologia di cipolla, ad esempio le bionde hanno un gusto più pungente e sono ideali nelle salse e nei fondi di cottura perché diventano praticamente trasparenti. Invece, le rosse risultano più dolciastre e sono gustose consumate crude nell’insalata o caramellate.
  • Per quanto riguarda le proprietà, le cipolle come l’aglio sono diuretiche e regolano i livelli del colesterolo, ma in più sono anche antinfiammatorie e prevengono le malattie cardiache e l’aterosclerosi.

Sostituti all’aglio in cucina

Come condire i cibi senza irritare? Cosa usare al posto dell’aglio?

Sono tante le erbe e le spezie che possono sostituire l'aglio in vari piatti come stufati, zuppe, pasta e tanto altro. Uno dei migliori sostituti dell'aglio è il finocchio, più dolce e dal sapore unico, oppure il cumino, ideale per dare un ricco sapore al cibo. Ottimi sono anche il sedano, che con il suo gusto aromatico è un perfetto agente aromatizzante, lo zenzero, altrettanto saporito, e l’erba cipollina, buona alternativa in diversi piatti.

aglio e cipolle

Come evitare alito cattivo senza rinunciare a mangiarlo?

Come limitare l’alitosi da aglio? I rimedi sono tanti e alcuni sono davvero molto efficaci, in modo tale da godere dei benefici legati al suo consumo, senza per questo limitare la nostra socialità. In genere la prima cosa da fare dopo aver mangiato aglio è quella di lavarsi i denti e soprattutto la lingua. Per evitare l’alito cattivo è utile anche risciacquare la bocca con un buon collutorio.
Altri trucchi efficaci si sono dimostrati questi:

  • Abbinare all’aglio verdure come lattuga, spinaci e patate per sminuire l’intenso odore pungente
  • Sciogliere del bicarbonato in un bicchiere di acqua tiepida e sciacquare la bocca
  • Diluire il succo di limone in un bicchiere d’acqua e berlo a piccoli sorsi
  • Bere una tazza di tè verde per coprire l’odore pesante dell’aglio
  • Mangiare una mela per stemperare l'alitosi

alito cattivo

Tipologie di aglio coltivate in Italia

Italia è buona produttrice di aglio? Assolutamente sì e non a caso, può vantare numerosi tipi di aglio, tutti dal gusto inconfondibile e dalle peculiarità uniche. Ecco i più noti presenti in commercio e apprezzati nella filiera slowfood:

  • Aglio dop di Voghiera

Una autentica eccellenza italiana è l’aglio dop di Voghiera, aglio emiliano della provincia di Ferrara, che si distingue per i bulbi di forma rotondeggiante, regolare e compatta, dal colore bianco luminoso e uniforme. Il nome indica uno dei cinque comuni dell’entroterra ferrarese in cui viene prodotto. Il profumo di questo aglio risulta molto acuto in virtù dell’elevato quantitativo di allicina in esso presente, principio attivo presente nel bulbo. Nonostante questo, il sapore si dimostra molto delicato e apprezzato dal grande pubblico.

  • Aglio Palesano dop

Altro aglio dop è l’aglio Palesano, specialità del basso Veneto, ritenuto molto pregiato e riconoscibile in virtù della forma compatta e regolare. Si tratta di una varietà tipica della provincia di Rovigo, nota fin dall’Ottocento, che viene coltivata in un terreno identificato con l’area del Polesine da cui ha origine il nome. Il suo frutto ha un'elevata concentrazione di calcio, magnesio, fosforo e potassio. Questo aglio di colore bianco è lucente, ha un aroma intenso e non invasivo, mostrando un profumo delicato che lo rende inconfondibile. È molto apprezzato nella tradizione contadina perché si conserva intatto per lunghi periodi.

  • Aglio di Vessalico

Anche l’aglio di Vessalico è una delle eccellenze italiane. Etichettato dai locali come “orgoglio ligure”, questo aglio vanta una produzione antica e piccolissima nell’entroterra di Albenga e si distingue per l’elevata digeribilità rispetto agli altri e il sapore un po’piccante. Viene coltivato nei classici terrazzamenti del comune in provincia di Imperia e nei territori limitrofi e presenta un bulbo compatto e di forma rotondeggiante, con circa 10 spicchi bianchi. Questo tipo di aglio è privo di infiorescenza.

  • Aglio piacentino

L’aglio bianco piacentino IGP è una delle varietà più diffuse in Italia ed è definito il “Re dell’Aglio” per le grandi dimensioni e l’elevata produttività. Particolarmente apprezzato per il gusto deciso e avvolgente e le caratteristiche di conservabilità, che permettono di preservarne le qualità organolettiche anche oltre un anno. Si rivela perfetto da gustare come antipasto con crostini di pane o verdure.

  • Aglio di Resia

Chiamato anche satock in dialetto resiano, l’aglio di Resia viene coltivato nella Val di Resia, nel Tarvisiano, zona del Friuli Venezia Giulia. Questa qualità di aglio dolce è particolarmente adatta alla produzione di salumi. Le coltivazioni sono naturali e la concimazione viene effettuata con letame bovino.

  • Aglio di Sulmona

Di color rosso porpora, l’aglio di Sulmona da secoli si coltiva solo nella Conca di Sulmona e nella Valle Peligna. A mantenere l’ecotipo autentico è stato il lavoro del Consorzio. I bulbi di questo aglio sono racchiusi in tuniche di colore vinoso e ha un diametro compreso tra i 55 e i 70 mm, superiore alle qualità comuni che vengono commercializzate ed esportate fuori confine. Questa varietà di aglio rosso si distingue ancora di più per l’alta concentrazione di sostanze antiossidanti, accentuate dalla presenza di vitamina C, riboflavina, tiamina, alicina e sostanze solforate.

  • Aglio di Nubia

L’aglio di Nubia viene coltivato nel comune omonimo, che è una piccola frazione di Paceco in Provincia di Trapani. Questo aglio rosso viene coltivato in rotazione con le fave, il melone e il grano duro, si semina tra novembre e dicembre e si raccoglie tra maggio e giugno alla sera e anche di notte se fa troppo caldo. L’aglio di Nubia ha un sapore molto intenso, perchè possiede un alto contenuto di allicina.

Agli dalle forme strane

Esistono agli dalle forme strane, detti aglioni, una varietà di aglio tipica della Val di Chiana, territorio situato al sud della Toscana. Questo tipo di aglio differisce da quello comune per le sue dimensioni grandi e dall'elevata pezzatura e peso, infatti può arrivare a pesare anche 800 g. Gli aglioni si distinguono anche per il loro sapore molto delicato, tanto da essere definito “aglio a prova di bacio” perché non lascia un odore sgradevole. Per degustare l’aglione il piatto tipico è i pici all’aglione, la pasta condita con aglio, pomodoro, peperoncino e olio.


riso e glutine

Riso e glutine : quello che i celiaci dovrebbero sapere

Il riso è uno dei cereali che rientra a pieno titolo nella dieta dei celiaci. Ciò perché è uno dei cereali che non contiene glutine e le cui caratteristiche collanti simil-glutiniche sono rese possibili da una forte presenza di amido che, a differenza del glutine, non crea intolleranze di alcun genere.

Contenuto di glutine nel riso
Gli alimenti gluten free possono contaminarsi?
Le patate sono amate o odiate?
Colazione a base di riso
Alimenti dove non c'è glutine
Bevande senza glutine
Cosa succede ad un celiaco se mangia glutine?

 

riso e glutine

Contenuto di glutine nel riso

Il contenuto di glutine nel riso è pari a zero mentre, soprattutto nella versione integrale, il riso è ricco di fibre. Quindi se ti stai chiedendo quanto glutine contiene il riso sappi che la risposta è negativa. Il glutine invece potrebbe trovarsi nei condimenti ed è lì che devi stare attento a cosa aggiungi e anche con cosa lo mescoli. Dal punto di vista sia della salute che del sapore, invece, in genere il risotto è meglio freddo piuttosto che caldo.
Un’altra cosa da considerare è che ci sono alcune varietà di riso che sono assolutamente particolari per le loro caratteristiche alimentari e la digeribilità. Si tratta dei risi basmati, venere, integrale, rosso, soffiato e altri che sono particolarmente apprezzati dai celiaci proprio perché possono mangiarli senza problemi, a meno di non avere un’altra intolleranza diversa.

Non sempre chi soffre di glutine soffre anche di lattosio, anche se è possibile che si verifichi questa concomitanza. In che percentuale è difficile da stabilire perché in moltissimi casi i sintomi delle due malattie si assomigliano. Per questa ragione quando si verificano dei problemi post-prandiali bisogna innanzi tutto effettuare i test per la celiachia. Se questi risultano negativi e i sintomi alla fine dei pasti permangono, allora bisogna considerare molto seriamente anche la possibilità che esista un'allergia al lattosio o un'intolleranza ai lieviti.

Il riso è un alimento no glutine?

Il riso è un alimento privo di glutine e quindi rientra tra i cibi gluten free. Ciò non toglie che i timori che possano esserci comunque delle tracce, come è già successo per il mais, spinge tutti coloro che sono intolleranti ad atteggiamenti di estrema prudenza. Di fatto però né il riso né il mais hanno glutine, a meno che non vengano a contatto con alimenti e stoviglie che lo contengono. Rispetto al farro e al kamut, grano saraceno, quinoa, segale, avena, miglio, gli intolleranti al glutine possono assumere certamente il grano saraceno, la quinoa e il miglio. Invece il kamut, il farro, la segale e l’orzo rappresentano gli alimenti vietati ai celiaci.

Gli alimenti gluten free possono contaminarsi ?

Tutti gli alimenti che vengono a contatto con delle sostanze inquinanti possono contaminarsi. Spesso si è portati a credere che gli alimenti sani siano perfetti, ma non è così. Anzi, quando questi cibi vengono coltivati in campi non certificati, possono conservare tracce di veleni, anche se i prodotti sono apparentemente innocui. Come si evitano le contaminazioni fa parte del ruolo dell'HACCP. Ad essa, infatti, spetta certificare che le coltivazioni siano state cresciute in zone prive di veleni e che siano state stoccate in silos assolutamente non contaminati. Quindi, quando acquisti dei generi alimentari, controlla sempre che ci siano le certificazioni dell’HACCP.

Le patate sono amate o odiate

Nella dieta del celiaco le patate possono essere assunte senza patemi perché sono gluten free. Esse infatti rispettano ampiamente quanto stabilito dal regolamento che nel 2007. Questo, infatti, ha sancito il limite massimo di glutine che può essere reperito in un alimento, affinché non possa nuocere alla salute di chi è intollerante. Ma non è l’unica ragione che porta molti consumatori, che siano celiaci o no poco importa, ad amare questo alimento. Le patate, infatti, hanno un contenuto di calorie molto basso, pur essendo molto nutrienti e ricche di carboidrati, ma al connubio patate-colite c'è da fare attenzione.

Colazione a base di riso

Tra chi a colazione mangia riso ci sono molti sportivi, che preferiscono assumere calorie a lento rilascio prima di affrontare le sessioni di allenamento più intense. Poi ci sono gli amanti delle diete a tutti i costi, che mangiano in prevalenza riso perché questo alimento tende ad assorbire il gonfiore addominale e aiuta a dimagrire. E poi il riso è utilizzato a colazione in tutte le culture dove la coltivazione di questo cereale è particolarmente intensa. Infine iniziare la giornata con il riso può essere considerata, a tutti gli effetti, una corretta colazione gluten free.

Alimenti dove non c'è glutine

In commercio ci sono moltissimi alimenti che possono essere assunti dai celiaci perché sono senza glutine. Il latte senza glutine, ad esempio, oppure lo yogurt senza glutine. Ma trovi anche il cioccolato senza glutine, le gallette di riso senza glutine e tantissimi altri prodotti alimentari. Per saperlo ti basta controllare la confezione e cercare il marchio gluten free che ti garantisce l’assenza di questo componente tra i suoi elementi.

Bevande senza glutine

Anche nelle bevande ci può essere il glutine e un celiaco che dovesse berle starebbe certamente male. Per fortuna anche in questo caso ci sono delle bevande dove non c’è glutine, che si possono bere tranquillamente.

gluten free

Cosa succede ad un celiaco se mangia glutine

Un celiaco che assume degli alimenti che contengono glutine ne risente immediatamente sul piano della salute. Le reazioni allergiche possono avere entità e gravità differenti, da un minimo di gonfiore addominale ad una crisi di malessere molto pesante. Che tolleranza si può avere dipende dalla situazione personale di ciascuno dei soggetti allergici. In realtà molti celiaci si accorgono di esserlo dopo molto tempo. In tantissimi casi, infatti, i vari sintomi della celiachia, come il gonfiore, il meteorismo, e le altre manifestazioni frequenti vengono attribuite ad altre cause e a volte, addirittura, non ci si accorge subito in tempo di essere celiaci. E succede sempre più spesso che a farcelo scoprire sia una crisi talmente grave, da dover essere seguita da una possibile corsa in ospedale.

Differenza tra forma lieve e grave

Le differenze tra una forma lieve di celiachia e una forma grave sono abbastanza cospicue. Quando la celiachia assume una forma lieve, tra l’altro, in molti casi diventa abbastanza difficile riconoscere la malattia. E poi i sintomi più frequenti, e cioè il calo di peso e le frequenti scariche diarroiche, sono comuni anche ad altre situazioni e ad altre patologie. Per questa ragione, soprattutto quando la celiachia si manifesta in forma lieve, riconoscerla è davvero complicato, vista che la nostra attenzione è tutta concentrata su come trattenere la diarrea e null'altro.

Ancora peggio quando le coliche addominali non sono seguite dalle scariche diarroiche e lasciano pensare che si tratti piuttosto di una colite cronica. E invece, in molti casi, è una forma atipica di celiachia, che può essere considerata lieve solo apparentemente. Ancora più difficile è scoprire la presenza della celiachia silente, che fa parte anch’essa delle forme gravi. Questo tipo di celiachia aggredisce comunque la mucosa intestinale e l’unica maniera per scoprirla è quella, alla fine, di rilevare i danni. Infine è grave anche la celiachia latente, priva o quasi di sintomi, che può essere scoperta solo grazie al test che verifica la positività agli anticorpi anti gliadina e anti endomisio. In pratica si calcola che, anche se molti non lo sanno, l’uno per cento della popolazione mondiale soffra di celiachia e che molte delle sue forme sono tendenzialmente letali.

In ambedue i casi la risposta dell'organismo a questa patologia è una reazione spropositata al glutine. Il sistema difensivo, infatti, lo individua come elemento estraneo pericoloso, e gli scatena contro tutte le risorse del sistema immunitario. Una reazione che finisce col provocare una infiammazione sempre più violenta dell’intestino tenue.

Infiammazione che, alla fine, provoca la distruzione dei villi intestinali. Gli anticorpi, frutto della reazione dell’organismo, infatti, aggrediscono proprio i villi intestinali, considerandoli un invasore da combattere. La ricerca, nell’intento di trovare le vere cause della celiachia, ha provato a dare la responsabilità al malfunzionamento di altri organi, tra cui la tiroide. Nel tentativo di scoprire se, nella celiachia, esistono correlazioni con la tiroide, ci si è accorti che una serie di effetti e realtà sono comuni, soprattutto i sintomi tipici. Infatti in ambedue e patologie si manifestano degli effetti sul fisico molto simili. Uno di questi è il gonfiore addominale.

Poi si riscontra anche una quantità spropositata di aria nella pancia e un costante mal di testa. E anche sul piano dell’umore ci sono dei sintomi uguali. Infatti sia la celiachia che le patologie tiroidee causano depressione, abbattimento dell’umore e facilità alle irritazioni. E, infine, sono presenti in ambedue i casi sia la stanchezza mentale che la spossatezza fisica. Alla luce di tutte queste correlazioni, quindi, sta cominciando a prendere piede la convinzione che la chiave, per superare ambedue le malattie, sia da cercare a livello di codice genetico.