soggetto impanicato

La natura catastrofica degli attacchi d'ansia

Esistono malattie i cui sintomi sono talmente evidenti da non poterli in alcun modo ignorare, altre invece sono molto più subdole e spesso non si sa neanche sotto quale patologia collocarle. Si tratta di tutte quelle malattie che la scienza confina in un calderone comune, etichettandole come malesseri esistenziali o malattie mentali. Però, nonostante la loro origine possa essere sfuggente, i loro effetti su chi ne soffre sono devastanti.

soggetto impanicato

Per questo spesso chi indaga sulla sua causa reale ama definirla come la natura catastrofica degli attacchi d’ansia. Si tratta di una definizione che può sembrare eccessiva a chi guarda al fenomeno come semplice spettatore, ma per chi vive il fenomeno intimamente e quotidianamente questa definizione calza a pennello. Cerchiamo di capirne di più anche con l’aiuto della scienza.

Differenza tra ansia e timor panico
Sintomi più frequenti
Ruolo dell'adrenalina
Piccoli e grandi attacchi d’ansia
I paesi più ansiosi
Come calmare l'ansia
Come superare l’ansia
Come affrontare lucidamente il male

Differenza tra ansia e timor panico

Spesso l’ansia e il timor panico vengono associati come se si trattasse di una sola malattia. Oggi però la tendenza, anche da parte dei medici, è quella di separare le due forme di malessere sia come sintomi che come intervento terapeutico. Vediamo di individuare meglio la differenza tra ansia e timor panico. L’ansia in genere manifesta uno stato passeggero di tensione, quasi sempre giustificato dall’attesa di un evento e di una sua risoluzione positiva. Si tratta di uno stato d’animo abbastanza naturale, soprattutto se l’attesa è per un evento importante, come un esame scolastico o una prova sportiva.

L’ansia diventa patologica quando non esiste una vera e propria ragione per viverla. In questo caso essa si configura come una debolezza congenita, che si manifesta spesso giustificandosi con una ragione inesistente o addirittura senza che ci sia ragione alcuna. In questo caso si concretizza uno stato di fibrillazione, accompagnato da manifestazioni frequenti come apprensione, incapacità a rilassarsi e iperattività fisiologica e può sconfinare anche in capogiri e dolori intestinali. Tra le altre cose l’ansia immotivata non ha un vero e proprio lasso temporale di decantazione e può arrivare a durare anche per settimane e per mesi.

Anche se l’ansia vera e propria no occupa uno spazio determinato tra le patologie riconosciute dalla scienza medica, purtuttavia impanicarsi fa parte integrante della macrocategoria che contempla i disturbi ad essa collegati. Tra questi ad esempio c’è l’ansia da separazione da una persona o da un oggetto a cui si tiene, il mutismo selettivo, la fobia sociale, l’agorafobia, l’ansia da dipendenza da farmaci o stupefacenti. La componente ansiosa tra l’altro viene anche riconosciuta nell’ipocondria, nel disturbo ossessivo-compulsivo e in quello da stress post-traumatico.

Il timor panico invece può essere più facilmente identificato come un improvviso e inaspettato attacco di paura che lascia senza fiato. Il termine panico infatti è stato preso dal nome del dio silvestre Pan che, circondato dalle Menadi, era solito terrorizzare i viaggiatori che attraversavano i boschi, manifestando anche atteggiamenti particolarmente aggressivi. Senza entrare nel dettaglio simbolico di questa figura mitologica zufolante, dalle fattezze caprine, non si può fare a meno di ricordare che per gli antichi questo strano nume rappresentava anche la coscienza e la rigenerazione post-sacrificale. Non c’è da stupirsi quindi se, per i nostri antenati, incontrarlo fosse presagio di una morte violenta e scatenasse violenti stati di panico.

Ecco perché il terrore che sorge senza preavviso, istantaneo e ingiustificato, prende il nome dal dio dei boschi. Il timor panico infatti sorge e raggiunge il suo apice in pochissimi minuti, dando sfogo ad almeno 13 sintomi fisici e cognitivi. Tra questi c’è la tachicardia, il tremito, la sudorazione improvvisa, la dispnea, la nausea, i dolori all’addome e al petto, la difficoltà di respiro, le vertigini, i mancamenti, le sensazioni di freddo improvviso, le vampate di calore, il torpore e il formicolio diffuso. Nelle forme più gravi il panico può anche causare la paura di morire, di perdere il controllo, il contatto con la realtà e con se stessi, fino alla sensazione netta di bilocazione sensoriale. A differenza dell’ansia gli stati di panico non durano più di qualche decina di minuti, ma questi attacchi ansiosi lasciano spossati per ore e spesso anche per intere giornate.

Somatizzazione o interiorizzazione dell’ansia

Quando l’ansia diventa patologica può manifestarsi con degli effetti collaterali, come la diarrea da stress, spesso segnalata da soggetti particolarmente ansiosi, come un disagio imbarazzante.

In alcuni casi gli effetti non si rivolgono all'esterno, ma vengono somatizzati dall’individuo ansioso e evidenziati fisicamente. In altri casi invece gli effetti dell’ansia si interiorizzano. Per capire se si tratta di somatizzazione o di interiorizzazione dell’ansia quindi devi osservare quali effetti produce. A seconda dei casi infatti si crea una differente classificazione se i disturbi d’ansia riguardano le emozioni o il fisico. Un’ulteriore classificazione però la si può realizzare in base ai sintomi più frequenti.

Sintomi più frequenti

I sintomi più frequenti che si manifestano durante gli attacchi d’ansia riguardano sia le emozioni che il fisico. Alcuni sono facilmente riconducibili alle crisi d’ansia, altri invece potrebbero essere scambiati per sintomi di qualche altro male, ma se le indagini specifiche non danno dei risultati coerenti con un’altra malattia, allora quasi certamente si tratta di ansia. Vediamo i più comuni.

Sensazione di svenimento

La sensazione di svenimento, se i valori della circolazione del sangue e della pressione sono normali, dipende quasi sicuramente dall’ansia. Ovviamente per verificare che si tratti di attacchi ansiosi è sempre meglio valutare se esistono le ragioni oggettive perché essa si manifesti, come ad esempio una prova d’esame. Ma può anche darsi che il soggetto soffra abitualmente di crisi ansiogene. Ciò non toglie che quando sopravviene una sensazione di svenimento che continua per un po’, allora è bene controllare i valori generali, temperatura compresa. Mentre se esse si verificano come manifestazioni frequenti allora è meglio avvertire il medico.

Dolore al petto

Quando si manifesta un dolore al petto sordo e continuo il primo pensiero che sorge spontaneo è che possa trattarsi del cuore. Ma, una volta escluso che dipenda dal muscolo cardiaco, è pure possibile che questo dolore rientri tra i disturbi d’ansia. Infatti potrebbe trattarsi di un effetto collaterale, soprattutto se la sensazione assume l’aspetto della costrizione.

Tremore interno

Anche il tremore interno, quando non proviene da una crisi di debolezza e di stanchezza, può essere catalogato tra i disturbi d’ansia. In questo caso è il fisico del soggetto ansioso che si mette in agitazione, perché si aspetta che debba succedergli qualcosa di catastrofico e tende ad erigere delle barriere, che si manifestano come attacchi ansiosi.

Sudorazione

La sudorazione improvvisa e immotivata quasi sempre è causata dall’ansia. In questi casi per identificarla può essere sufficiente misurare la temperatura corporea. Però, se viene esclusa la sindrome influenzale, allora quasi certamente si tratta di una crisi d’ansia passeggera. Se invece persiste è meglio allertare il dottore e controllare che non ci sia un’infezione in corso.

Farfalle nello stomaco

Quella delle farfalle nello stomaco è una sensazione particolarissima che viene in corrispondenza di un’ansia abbastanza forte. Anche se essa in molti casi può essere associata ai dolori di stomaco, se si fa attenzione ci si accorge con sufficiente chiarezza che si tratta di uno stato di agitazione occasionale dovuto alla tensione e non ad un malessere del sistema digestivo.

Tachicardia

Un altro fenomeno causato dall’ansia è la tachicardia. Ma si tratta di un’alterazione del battito abbastanza costante e di breve durata. In caso contrario infatti è meglio consultare uno specialista. Ma l’alterazione tachicardica del battito non è mai l’unico sintomo causato da una crisi d’ansia per cui, soprattutto se è accompagnata da sudorazione fredda e tensione nervosa, quasi certamente le sue origini sono ansiogene e la puoi catalogare tra i disturbi d’ansia.

Sbandamento

Il senso di sbandamento e di perdita dell’orientamento potrebbe dipendere da un abbassamento improvviso della pressione sanguigna, causata da una fatica prolungata sotto il sole o da una sudorazione eccessiva. In caso contrario siamo in presenza di una crisi d’ansia. In questi casi il soggetto ansioso, prima di perdere il controllo, deve fermarsi e reintegrare i liquidi bevendo a piccoli sorsi acqua a temperatura ambiente, a cui aggiungere preferibilmente un pizzico di sale e il succo di un limone spremuto.

Irrigidimento muscolare

L’irrigidimento muscolare è un sintomo che si manifesta a causa di una fatica prolungata o di un crampo dovuto ad un brutto movimento. Ma l’irrigidirsi dei muscoli rientra sia tra i sintomi fisici che i sintomi emotivi di una persona ansiosa. In questo secondo caso infatti può far parte anch’esso dei malesseri causati dall’ansia. Quindi per farlo passare, oltre che massaggiare la parte, bisogna respirare profondamente e cercare di calmarsi. In queste crisi tra l’altro svolge un ruolo fondamentale anche la produzione di adrenalina da parte del fisico.

Ruolo dell'adrenalina

Nelle crisi d’ansia il ruolo dell’adrenalina è fondamentale. Si può dire che le crisi e il rilascio di questo particolare ormone sono di fatto collegate. È l’adrenalina infatti che prepara sia il corpo che la mente ad affrontare una situazione di emergenza. Essa infatti libera le energie che servono ad affrontare il problema e allerta sia i riflessi che l’attenzione. In pratica essa spinge al massimo le risorse fisiche del soggetto ansioso, al fine di conseguire lo scopo per il quale la crisi lo ha messo in stato di allerta. Il rilascio dell’adrenalina infatti spinge la frequenza cardiaca, dilata i polmoni aumentando la capacità di sfruttare l’ossigeno, spedisce più sangue ai muscoli interessati e aumenta le scorte di glucosio al cervello. Il glucosio infatti stimola le recezioni sensoriali e aumenta le percezioni di ciò che accade intorno. Infine allerta anche l’apparato digerente, rallentando i processi digestivi e tagliando la fame. Tutto ciò generalmente avviene in un lasso di tempo estremamente compatto e non supera di norma la decina di minuti.

I problemi subentrano invece quando l’ansia si manifesta in maniera patologica e si scatena senza che ci sia un motivo reale. Spesso si tratta solo di una sensazione di pericolo di natura psicologica, originata da situazioni di insicurezza o stress, che si radicalizza diventando ossessiva. In questi casi la produzione di adrenalina supera il periodo di normale eccitazione e perdura innaturalmente per ore, se non addirittura per giorni e settimane. Questa produzione anomala diventa patologica e può creare alla persona ansiosa delle disfunzioni notevolmente fastidiose, oltre metterlo a rischio di perdere il controllo.

Tra gli attacchi ansiosi infatti si verificano problemi di tachicardia immotivata e prolungata, problemi digestivi, mal di testa e capogiri, insonnia e stanchezza, dolori muscolari. Va da sé che il controllo dei disturbi d’ansia, piccoli o grandi che siano, è fondamentale anche per contenere le scariche eccessive di quest’ormone e gli effetti negativi collegati, prima di arrivare a manifestazioni frequenti e indesiderate.

Piccoli e grandi attacchi d’ansia

L’ansia è un malessere più diffuso di quanto non si voglia ammettere. Si tratta di una situazione dovuta in parte alla vita stressante e in parte al logoramento psicologico causato dall’impatto sociale, sempre più complicato da gestire. Sulla maniera di affrontare il rapporto sociale infatti influiscono tanti fattori, tra cui la famiglia, la scuola, l’ambiente circostante, la condizione economica e sociale, l’educazione. Per questa ragione quasi tutti gli esseri umani sono soggetti a piccoli e grandi attacchi d’ansia, che non sempre sono facili da contenere. Vediamo le situazioni più ricorrenti.

La paura

Quando si hanno crisi di panico si viene assaliti dal terrore, ma quando si sprofonda in una crisi d’ansia sopravviene anche un senso di insicurezza, che sconfina nella paura, subdola e strisciante. Come superarla e aiutare l'inconscio può essere un problema, soprattutto se non si conoscono alcuni strumenti, sia di tipo fisico che psicologico. In questi frangenti infatti si può lavorare sia sul respiro che sull’auto convincimento che essa sia irreale. Ma quando si ha paura di tutto e quando accade davvero qualcosa tipo "febbre" è la fine, almeno fino a quando non si riesce in qualche modo a farla rientrare. In questo caso quello che conta soprattutto è il livello di autocontrollo che si è in grado di mettere in campo. Ma è importante anche poter fare affidamento sull’aiuto di una persona affettivamente vicina.

Le fobie

Altro aspetto funesto dell’ansia sono le fobie. Di fatto le fobie servono, almeno in una prima fase, a giustificare il permanere di una situazione ansiogena. Ma è solo il primo passo perché ben presto le fobie si radicano e agiscono in maniera totalmente indipendente. Poco importa se esse si materializzano come paura degli animali, dall’ape al gatto, dalla falena allo scarafaggio. Si tratta di una reazione istintiva che si scatena quando se ne incontra uno, insieme a tutto ciò che è ignoto o che si agita all'esterno della casa, che rappresenta l’unico rifugio sicuro.

Quali pensieri ha un ansioso

Non sempre è possibile sapere quali pensieri ha un ansioso. Spesso dipendono dalle sue paure più radicate e a volte il soggetto non è in grado di confessarle neanche a se stesso. Ovviamente questi pensieri hanno una base comune rappresentata da un tono e un colore fortemente negativo. Infatti la persona ansiosa ama immergersi in un ambiente mentale catastrofico che serve a giustificare la crisi d’ansia. Ovviamente il recente periodo di isolamento forzato non ha aiutato chi soffre di questo male. Anzi in molti casi costui si è trovato a fare i conti con il suo normale catastrofismo, peggiorato dal Covid.

Come gestire le emozioni

Al di là delle crisi e degli attacchi d’ansia riuscire a controllare le emozioni è sempre molto importante. Purtroppo buona parte dei rapporti sociali dipendono da quanto si riesce a non scoprirsi il fianco e a mantenere un atteggiamento che, almeno all’apparenza, appaia sempre sicuro e padrone delle proprie emozioni. Però per sapere come gestire le emozioni in ogni occasione, compresi i momenti nei quali si viene presi dal panico o da un attacco d’ansia, bisogna conoscere il sistema ed impegnarsi il più possibile con esercizi e simulazioni. Innanzi tutto bisogna raggiungere il controllo dei pensieri negativi, soprattutto di notte, ma anche durante i pasti. Ciò perché, in caso contrario, si rischia il crollo in pubblico o, peggio, di eccedere col cibo per mettere a tacere la paura. In questi casi l’uso della respirazione controllata oppure qualche esercizio di Yoga possono aiutare tantissimo. Ma si può anche tentare di concentrarsi su un pensiero diverso, che possa distrarre la mente dall’ondata di emozioni che minacciano di travolgerla.

Durata dello stato d’ansia

La durata dello stato d’ansia generalmente non supera la trentina di minuti, anche se in media dura non più di dieci. A volte però ci sono delle persone che ne soffrono in maniera patologica e dichiarano una durata che supera le settimane o i mesi addirittura. In questi casi si tratta di una serie di attacchi d’ansia ripetuti e staccati tra loro da brevi intervalli di tempo. È una situazione complessa perché generalmente lo stato d’ansia profondo lascia sfiancati e privi di forze, che devono essere recuperate almeno in parte per riuscire ad affrontare il successivo. Certo l’ansia più dura più è grave e ci sono situazioni, per fortuna abbastanza rare, in cui insieme all’ansia il corpo genera un’energia fuori dal comune, che gli permette di affrontare delle crisi prolungate. Si tratta di situazioni di ansia persistente, che hanno necessità di essere affrontate seriamente e con l’aiuto di un buon terapeuta. Generalmente, almeno se si sviluppano entro l’arco della mezzora, sono abbastanza contenibili. Invece, nel caso dovessero durare di più, è meglio rivolgersi ad uno specialista ed evitare di perdere il controllo.

Ansia improvvisa

Chi soffre abitualmente di disturbi d’ansia generalmente vive immerso in una situazione di preallarme continuo. Un atteggiamento che logora i nervi, guasta la salute ed è in grado di rovinare la vita di chiunque ne sia affetto. Ma ci sono anche delle situazioni in cui possono apparire delle crisi d’ansia improvvisa e non prevista. Sono situazioni particolari che possono colpire anche chi non soffre di questa patologia. Ma succede anche a chi, pur essendo una persona ansiosa, sentendosi blindato in una situazione sicura, in casa, tra amici fidati, non si aspetta che si scateni un attacco. Anche in questo caso le cause non sono prevedibili e, in molte occasioni, si tratta anche di non cause. In molti casi infatti l’ansia attanaglia la gola e toglie il respiro senza che si presenti una causa apparente, né che si prefigurino quegli eventi scatenanti per colpa dei quali si finisce sempre con l’impanicarsi.

I paesi più ansiosi

Se è vero che ansia e stress vanno di pari passo, allora c’è più di una ragione se le Nazioni della Civiltà occidentale sono anche i paesi più ansiosi. In testa quindi, secondo un’indagine condotta nell’aprile del 2019 dallo staff “Salute” di TgCom24, ci sono gli Stati Uniti e la Grecia. Ma l’ansia miete vittime anche nei Paesi dove manca la stabilità sociale ed economica, come il Ciad, il Niger, Iraq e Iran. Al contrario tra i Paesi che, nonostante la crisi economica, riescono ad affrontare la quotidianità con solare leggerezza, improntata ad una filosofia di vita positiva, ci sono le Nazioni Sud-americane, tra cui Paraguay, Messico, Guatemala, Panama ed El Salvador. In Europa invece Albania, Cipro, Italia e Portogallo fanno buona compagnia alla Grecia e rientrano anch’essi nella classifica dei paesi più ansiosi. Infine l’Italia, insieme alla Spagna, risulta anche tra i paesi più arrabbiati.

donna rilassata nella natura

Come calmare l'ansia

Si può calmare l’ansia in tante maniere abbastanza diverse. Una delle soluzioni più semplici e immediate è quella di prendere un ansiolitico. Ne puoi trovare sia di tipo farmaceutico che di tipo naturale, cercandolo tra gli scaffali dei prodotti di erboristeria. Ma se l’ansia è diventata una compagna di vita troppo assidua, probabilmente è meglio che cominci a valutare delle soluzioni alternative meno invasive. Una tra tante è la pratica dello Yoga della respirazione, ma puoi anche semplificare queste tecniche abbastanza impegnative limitandoti a concentrare il tuo pensiero su una situazione distensiva e respirare in maniera regolare e ritmata. Tra l’altro, visto che come calmare l’ansia è diventato un problema comune a troppe persone, gli psicoterapeuti hanno messo a punto una serie di tecniche, semplici quanto efficaci, come la meditazione antistress. Infine un’altra cosa che aiuta moltissimo un soggetto ansioso a combattere l’ansia è la vita in campagna, almeno durante i fine settimana, a pieno contatto con la natura, i fiori, la piante e gli animali,. Si tratta di luoghi ideali per riappacificare l'anima, magari prediligendo alimenti anti stress ed avendo la premura di dedicare attenzione a noi stessi, senza il disturbo continuo e caotico dei rumori della città.

Come superare l’ansia

Al di là delle tecniche per calmarla, quando questa malattia scatena continuamente le sue crisi senza una ragione particolare e non si sa più come uscirne, allora bisogna cercare di capire esattamente come superare l’ansia, in modo da poter affrontare la quotidianità più serenamente. Anche se esistono moltissimi sistemi capaci di contenere l’ansia, quando si decide di contrastare seriamente il problema la prima cosa che ci si chiede è se l’ansia si possa superare da soli o con un professionista. In realtà, a meno di non possedere competenze straordinarie, la soluzione più logica per superare l’ansia una volta per tutte è quella di rivolgersi ad un professionista del settore.

Tra l’altro anche i terapeuti più affermati scelgono di chiedere aiuto ad un collega di fiducia quando si trovano nelle condizioni di dover superare una situazione ansiogena non motivata. Si tratta di una scelta giustificata dal fatto che le origini dell’ansia non motivata sono di origine inconscia. Quando si verifica una situazione del genere l’aiuto esterno è sempre necessario.

Come affrontare lucidamente il male

Quando l’ansia diventa patologica e opprimente si configura una situazione di malessere che guasta la vita e mette seriamente a repentaglio i rapporti sociali. In questi casi per un soggetto ansioso affrontare lucidamente il male diventa prioritario al di là di qualsiasi terapia. Ciò non vuol dire che la terapia medica non serve o non può dare i frutti sperati, ma perché, soprattutto se la situazione è degenerata, ci vorrà del tempo affinché le cure facciano effetto. Ma in questo frattempo non si può rischiare di giocarsi i risultati di una vita di sacrifici e di lavoro.

Quindi bisogna capire come affrontare lucidamente il male e continuare a vivere in una maniera il più possibile normale. Anche in questo frangente l’aiuto di un professionista è indispensabile. Infatti sarà uno specialista a consigliarti l’assunzione di alcuni farmaci ad effetto misurato, per supportare la terapia a lungo raggio. E sarà compito dello stesso specialista metterti a conoscenza delle tecniche che servono a raggiungere il giusto livello di distacco e ad evitare di perdere il controllo.


Antinfiammatori intestinali: come sfiammare l'apparato gastroenterico

Antinfiammatori intestinali

 

Apparato gastroenterico: da cosa è composto?
Differenza tra gastroenterico e gastrointestinale
Gli antinfiammatori intestinali si usano per la diarrea?
Le malattie infiammatorie croniche
Perché l'intestino si infetta?
Quando si parla di flogosi dell'intestino?
Differenza tra antibiotico e antinfiammatorio
I disinfettanti intestinali
La Mesalazina funziona?
La dieta antinfiammatoria
Trattamento con agopuntura
Si trovano al banco? Facili da comprare o no? serve ricetta?

Apparato gastroenterico: da cosa è composto?

L’apparato gastroenterico è il sistema complesso che regola l’assorbimento delle sostanze vitali per l’organismo. Conosciuto anche come apparato digerente, esso si divide in varie parti, ciascuna delle quali assolve una funzione precisa. Alla domanda: l’apparato gastroenterico da cosa è composto possiamo rispondere quindi che esso è fatto di una serie di organi cavi che partono dalla bocca e terminano nell’ano. Tutti organi interessati alla elaborazione degli alimenti in elementi assimilabili dalle cellule del corpo umano. Volendo fare quindi una lista di questi organi cavi, senza entrare nel dettaglio né specificare le funzioni di ciascuno, basta dire che esso è formato dalla bocca, dalla faringe, dall’esofago, dallo stomaco, dall’intestino tenue, dall’intestino crasso e dal colon.

A questo percorso cavo, assimilabile ad un lungo tubo ricco di anse, di restringimenti e di espansioni, afferiscono gli umori di altri organi secretori, come il fegato, la cistifellea, il pancreas. Alla fine del processo una parte degli elementi nutrienti viene distribuita alle cellule tramite il sangue mentre un’altra parte viene accumulata nei tessuti come riserva per le emergenze. Le sostanze di scarto invece vengono avviate verso il colon ed espulse all’esterno. Ovviamente si tratta di una descrizione di massima perché poi bisognerà distinguere, in ciascun segmento dell’apparato gastroenterico, una serie di componenti che contribuiscono all’espletamento corretto delle sue funzioni. Uno degli elementi, per esempio, che svolge un ruolo fondamentale è proprio la mucosa. Vediamo meglio quale.

Ruolo della mucosa, quanto è spessa?

Una sezione orizzontale dell’apparato gastro-intestinale evidenzia grossolanamente la presenza di quattro strati concentrici chiamati tonache. Le due tonache più interne sono costituite proprio dalla mucosa e dalla sottomucosa. La mucosa dunque è la prima membrana ed è quella che entra direttamente in contatto con gli alimenti. Il ruolo della mucosa è quello di assorbire gli elementi nutritivi, secernere succhi ed enzimi fondamentali e agevolare la digestione dei cibi. Chiedersi quanto è spessa la mucosa non è una domanda banale perché essa è formata da quattro strati. Si tratta in pratica dell’epitelio, della membrana basale, della lamina e della mucosa muscolaris adibita alla peristalsi. Essa è presente in vari tratti del tubo digerente e la sua natura si modifica in funzione dell’attività che deve svolgere in ciascuno dei segmenti.

Ad esempio nello stomaco deve essere in grado di resistere al PH acido, mentre nel tenue deve possedere grandi capacità di assorbimento e nel crasso riuscire a regolare la quantità dei liquidi. Per questa ragione lo spessore parietale dell’intestino è differente a seconda del tratto e varia tra i 3 e i 5 millimetri in situazione di normalità, mentre in condizioni di patologia intestinale avanzata può superare i 7 millimetri. C’è da tenere in considerazione in ogni caso che lo spessore dello strato “barriera” della mucosa gastrica non supera comunque i due decimi di millimetro.

Differenza tra gastroenterico e gastrointestinale

La differenza tra gastroenterico e gastrointestinale spesso genera confusione. In molti casi infatti i due termini vengono scambiati tra loro e indicano tutto il tratto digerente. Volendo essere pignoli però mentre con il termine gastroenterico si fa riferimento a tutto il sistema digerente, dal cavo orale all’ano, la parola gastrointestinale in genere definisce solo l’apparato digerente vero e proprio escludendo bocca ed esofago. Si tratta comunque di una tendenza che ha dominato il precedente periodo della ricerca medica. Una ricerca che oggi invece sta lentamente tornando alle origini e riconosce il valore digestivo anche della funzione orale ed esofagea. Quindi a conti fatti puoi tranquillamente considerare i due termini come sinonimi.

Cosa sono gli ASA e quando si usano i farmaci con questo principio

L’acido acetilsalicilico è la composizione realizzata in laboratorio dei principi terapeutici contenuti in alcune elementi del salice, già conosciuto come anti-febbrifugo e antinfiammatorio sin dall’antichità. Quindi se ti capita di incontrare questo acronimo e ti chiedi cosa sono gli ASA e quando si usano i farmaci con questo principio, sappi che si tratta di un farmaco antinfiammatorio non steroideo utilizzato come antipiretico, analgesico, antinfiammatorio e antiaggregante delle piastrine. Il suo uso come antiaggregante aumenta la fluidità del sangue ed evita la formazione di coaguli nei vasi sanguigni e il conseguente infarto cardiaco. Mentre come antinfiammatori gli ASA vengono impiegati nei malesseri intestinali perché riducono l’infiammazione.

Gli antinfiammatori intestinali si usano per la diarrea?

Gli antinfiammatori intestinali si usano per la diarrea solo nel caso in cui questa sia un sintomo rivelatore di una situazione di malessere intestinale dovuto ad un’infiammazione. Alcune malattie infiammatorie che attaccano l’apparato digerente in alcuni casi arrivano anche a cronicizzarsi e rientrano nella categoria MICI, acronimo che indica le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali.

Le malattie infiammatorie croniche

Tra le malattie infiammatorie croniche più diffuse ci sono sia la malattia di Crohn che la rettocolite ulcerosa. Queste malattie alternano le fasi acute ai periodi di latenza, che possono essere anche abbastanza prolungati. I sintomi di ciascuna sono abbastanza differenti per cui non è difficile capire con quale delle due si ha a che fare e, di conseguenza, come intervenire per alleviarla.

Con quali si può convivere meglio e con quali si fanno più rinunce

Una dieta alimentare adeguata è fondamentale sia nel caso si sia affetti dalla rettocolite ulcerosa che dal morbo di Crohn. La dieta infatti, insieme ad una regolare attività fisica, aiutano a mantenere uno stile di vita sano e mettono il fisico in condizione di affrontare meglio le fasi di riacutizzazione della malattia. Quindi niente grassi ed alcoolici, pochi latticini preferibilmente magri, alimentazione priva di grassi in generale, predilezione del pesce rispetto alle carni, eliminare spezie e caffè e mangiare tante fibre. Fondamentale anche l’apporto liquido quotidiano, soprattutto acqua. Con quali si può convivere meglio e con quali si fanno più rinunce quindi dipende soprattutto dagli effetti collaterali, che sono comunque molto fastidiosi in ambedue le malattie. Diamo un’occhiata allora alla differenza tra queste due patologie.

Differenza tra Crohn e colite ad esempio

La differenza tra Crohn e colite ad esempio è abbastanza evidente per quello che riguarda i sintomi rivelatori. La malattia di Crohn infatti è capace di fare insorgere scariche diarroiche prolungate che durano a volte anche un mese. Queste scariche sono regolarmente accompagnate da dolori intestinali e forti crampi, manifestazioni febbrili persistenti, dolori articolari, sangue nelle feci e perdita di peso. Questa malattia colpisce generalmente l’ultimo tratto del tenue e il colon, provocando ulcerazioni sparse, restringimenti e fistole intestinali. Anche nelle forme più moderate è possibile riconoscere il Crohn effettuando dei controlli regolari. Si può intervenire, se la malattia viene riconosciuta, con una terapia immunosoppressiva accompagnata dalle vaccinazioni preventive contro i ceppi influenzali, l’epatite B e lo Zoster.

Per quello che riguarda la colite ulcerosa i sintomi extra-intestinali sono molto più rari e si manifestano solo per il 35% dei casi. Le scariche invece sono talmente violente e abbondanti da causare anche la disidratazione e sono regolarmente cariche di sangue. Questa malattia colpisce principalmente il colon retto e se non curata può creare delle lesioni irreversibili e lo sviluppo di cellule maligne nei tessuti più colpiti. La diagnosi più attendibile è quella effettuata dopo un’indagine colonscopica, ma si può intervenire, se il soggetto è particolarmente sensibile, anche con una cromo endoscopia o una radiografia della parte.

Le indagini però è bene vengano sempre precedute da un’analisi delle feci chiamata “calprotectina fecale”. Le terapie per il mantenimento entro i livelli di guardia di questa malattia si basano sugli antinfiammatori specifici di tipo ASA, come la mesalazina, gli steroidi che agiscono anche come antinfiammatori e gli immunosoppressori come l’azatioprina e la ciclosporina. È possibile ricorrere anche all’infliximab che rientra nella categoria dei farmaci biologici. Questo infatti aggredisce proprio alcune delle molecole che causano l’infiammazione. In casi estremi però si è costretti a ricorrere alla resezione di una parte del colon con un intervento chirurgico.

Perché l'intestino si infetta?

A volte capire perché l’intestino si infetta può essere complicato anche per lo specialista. Generalmente le responsabilità vengono affibbiate ad uno dei tanti virus da cui siamo circondati, preso attraverso il cibo o l’aria inquinata. Ma oggi più che mai si segue la teoria che le ragioni siano da attribuire alla debolezza del sistema immunitario e ad un macro-bioma povero o squilibrato. Purtroppo, quando si è costretti a fare ricorso ad una terapia invasiva, come quella antibiotica o un’immunosoppressiva, il primo a farne le spese è proprio il sistema immunitario. Intanto ovviamente esiste una lista quanto mai nutrita di batteri capaci di infettare l’intestino, nei confronti dei quali vengono adoperate delle terapie farmacologiche mirate. Vediamo allora quali di essi sono maggiormente implicati nelle infezioni intestinali.

Cause dell'infezione

Le cause dell’infezione intestinale, almeno quelle più comuni, sono da attribuire ad alcuni virus. Tra questi c’è la Salmonella, ad esempio, oggi sempre più presente in carni infette e in alcuni insaccati. Poi c’è l’Escherichia Coli e Helicobacter Pylori. Oppure questa infezione può essere causata dal Rotavirus, dall’Adenovirus, dal Campylobacter o dal Clostridium. Una delle cause più comuni è bere acqua inquinata dal percolato fognario e quindi carica di questi batteri. Ma l’infezione può avvenire anche per via aerea a causa di un colpo di tosse o di uno starnuto di una persona infetta.

Quando si parla di flogosi dell'intestino?

Quando si va da un gastroenterologo o si visita una pagina dedicata alle malattie dell’apparato digerente è facile imbattersi in termini non sempre immediatamente comprensibili. Quando si parla di flogosi dell’intestino, ad esempio, vuol dire che il paziente è affetto da un’infiammazione intestinale. La flogosi intestinale infatti è un’espressione che identifica la presenza di un’infiammazione utilizzando un termine della lingua latina, “phlogos” appunto, che significa “fiamma”. Una maniera più scientifica di identificare una modifica sostanziale dell’attività delle cellule, che si verifica in una zona del corpo, compromessa a causa dell’aggressione di un fattore esterno.

Differenza tra antibiotico e antinfiammatorio

La differenza tra antibiotico e antinfiammatorio è sostanziale. Vediamole. L’antibiotico inibisce la biosintesi macromolecolare, il che vuol dire che attacca degli organismi viventi, come virus e batteri, evitando che si diffondano. Il guaio purtroppo è che l’antibiotico, per quanto possa essere mirato, finisce con l’attaccare anche degli organismi utili come la flora batterica intestinale.

Di contro l’uso degli antibiotici si è dimostrato essenziale in molti casi per salvare vite umane. L’antibiotico nasce dalla geniale intuizione di Alexander Fleming e Mary Hunt che scoprirono la capacità portentosa delle muffe di aggredire i batteri e crearono il primo antibiotico, la penicillina. Oggi gli antibiotici, perfezionati da lunghi anni di sperimentazione e ricerca, vengono prodotti in modo da colpire solo alcuni ceppi specifici. In questo caso si parla di antibiotici a spettro ristretto. Quelli a largo spettro invece vengono utilizzati per aggredire massicciamente l’infezione.

Gli antinfiammatori invece vengono utilizzati per contrastare un’infiammazione. Infatti, anche se l’infiammazione è una reazione naturale dell’organismo che cerca di evitare il prolificare di un’insorgente infezione batterica, in molti casi uno stato infiammatorio prolungato diventa tanto insopportabile quanto dannoso. Gli antinfiammatori si dividono in cortisonici e non steroidei. I cortisonici o steroidei bloccano praticamente la reazione del sistema immunitario. È lui infatti che avvia il processo infiammatorio per salvaguardare la parte dall’infezione. Gli antinfiammatori steroidei vengono usati soprattutto per alleviare le infiammazioni ai muscoli e alle articolazioni, dovute ad una attività stressante. Ma anche per combattere una reazione ad un’allergia o a una malattia autoimmune. Gli antinfiammatori non steroidei, conosciuti anche come FANS, invece lavorano sulle prostaglandine che contribuiscono a fare insorgere lo stato infiammatorio. I FANS vengono spesso impiegati come antipiretici e antidolorifici.

I più importanti antibiotici intestinali

Secondo il parere del Prof. Francesco Scaglione del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, espresso durante il 35° Congresso Nazionale della Società Italiana di Farmacologia tenutosi a Bologna nel settembre 2011, per affrontare un’infezione intestinale occorre che l’azione battericida si attivi non solamente nel lume ma che aggredisca anche la mucosa. Si tratta di una tesi che è stata formulata a seguito di un’indagine che ha messo a confronto quattro tra i più importanti antibiotici intestinali, differenti per azione e penetrazione, cioè metronidazolo, vancomicina, rifaximina e bacitracina.

Durante i lavori del medesimo Congresso ha suscitato notevole interesse anche il parere dei dottori Carmelo Scarpignato ed Eleonora Mazzeo, del Laboratorio di Farmacologia Clinica dell’Università di Parma, che hanno messo a confronto gli amino glicosidi e la rifaximina. Quest’ultima non solo è risultata più efficace nell’attività contro i Gram-positivi ma è riuscita a contrastare con ottimi risultati anche i batteri anaerobi. Inoltre la rifaximina è risultata capace di superare le barriere resistive dei batteri senza indurre particolari effetti indesiderati, anche grazie al suo bassissimo assorbimento sistemico.

Asacol invece, spesso considerato erroneamente un antibiotico, rientra nella categoria degli ASA ed ha effetti antinfiammatori. Si tratta di un farmaco che contiene la mesalazina ed è possibile reperirlo presso i presidi farmaceutici sotto forma di compresse gastroresistenti e capsule a rilascio modificato. Per sapere quando si usa Asacol, sia nella formula 400 che Asacol 800 sappi che le compresse vengono somministrate in caso di Colite ulcerosa, malattie ulcerose croniche intestinali e Morbo di Crohn.

La formulazione in supposte invece si usa per la colite ulcerosa a livello rettale. È possibile trovare anche Asacol schiuma, realizzata appositamente per raggiungere le parti distali dell’intestino, dal colon trasverso fino al sigma e all’ampolla rettale. Asacol si usa sia nelle fasi attive della malattia che a scopo preventivo. Quando però la mesalazina viene impiegata per contrastare un’attività ulcerosa particolarmente avanzata è sempre bene associarla a dei farmaci di natura cortisonica.

La Kijimea invece è un integratore alimentare a base di Bacillum Bifidum MIMBb75. Si tratta di un ceppo di bifido-batteri molto particolari, visto che è l’unico capace di contrastare gli effetti sintomatici del colon irritabile. Una capacità che, tra l’altro, è stata confermata dai test di laboratorio, sia come efficacia che come costanza nella risposta. Questo integratore infatti si è rivelato in grado di insediarsi direttamente sulla parete intestinale lesa e bloccare l’attività infiammatoria, creando una barriera invalicabile dai germi.

Quindi se vuoi sapere quando si usa la Kijimea sappi che essa viene prescritta come rimedio del colon infiammato, come il meteorismo e le flatulenze, i dolori addominali, la stitichezza e la diarrea. La Kijimea si usa anche per i diabetici perché non contiene zuccheri, va bene per i celiaci perché non c’è glutine ed è perfetto per i vegani perché è totalmente priva di derivati animali.

Con il morbo di Crohn si possono prendere gli antinfiammatori?

Con il morbo di Crohn si possono prendere gli antinfiammatori di tipo ASA, come la mesalazina oppure gli steroidi, sempre con azione antinfiammatoria. Si tratta infatti di una malattia che si manifesta a fasi alterne, molto difficile da debellare e che spesso costringe chi ne è affetto a ricorrere ad una soluzione drastica, come un’operazione chirurgica. Il Crohn colpisce soprattutto l’Ileo e il Colon, creando stenosi e lesioni anche negli organi collocati attorno alla parte lesa. Quasi la metà di coloro che in Italia soffrono di infiammazioni intestinali croniche, secondo le indagini delle Associazioni interessate, sono affetti dal Morbo di Crohn.

I disinfettanti intestinali

Tra i migliori disinfettanti intestinali naturali ci sono gli agrumi, che sono ricchi di liquidi e sali minerali, indispensabili durante le crisi di mal di pancia con diarrea continua. Ma da un po’ di tempo a questa parte è stato collocato tra i disinfettanti intestinali anche il polidimetilsiloxane che è un composto di acqua e molecole di silicio. Questo principio attivo viene considerato capace di creare una struttura che si lega ai componenti patogeni, che vengono identificati in base al loro peso molecolare.

Una cosa che ha lasciato molteplici dubbi negli studiosi che si chiedono come faccia realmente il polidimetilsiloxane a identificare gli agenti nocivi e a non rimuovere gli elementi benefici. Infine è proprio l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, a catalogare il polidimetilsiloxane come semplice integratore alimentare. I suoi effetti salutari infatti non sono verificabili in quanto mancano i risultati, raccolti sia in laboratorio che sui pazienti trattati. Trattandosi alla fin fine di un silicone, giudicato inadatto anche per la creazione di protesi mammarie, cui è stata aggiunta una molecola organica per consentirgli di aggrapparsi agli organismi, probabilmente è meglio disinfettare l’intestino con altri sistemi.

Ad esempio gli enteroclismi e il lavaggio del colon sono ottimi e risultano tra i disinfettanti i più diffusi e innocui. Ma si può lavare l’intestino anche con i succhi e gli estratti di frutta e verdura, oppure assumendo semi di lino, i semi di chia o lo psillio. Molto usata è anche la zeolite vulcanica, che assorbe gli elementi tossici e remineralizza l’intestino. Se invece bisogna ricorrere ad un lassativo si possono usare i sali di Epsom. Si tratta in pratica di un solfato di magnesio che ha lo stesso effetto delle purghe degli antichi cerusici. E infine è importante anche riuscire a evacuare al meglio.

Per agevolare l’atto infatti si dovrebbe assumere una posizione che si avvicini il più possibile a quella naturale, cioè quella accovacciata utilizzata nei bagni alla turca. Per farlo si trovano in commercio dei dispositivi che si installano sulla normale tazza del WC e permettono di assumere la posizione adatta. Vediamo tra questi rimedi cos’è e come funziona l’idrocolonterapia.

Idrocolonterapia

L’idrocolonterapia consiste in un lavaggio del colon intestinale con acqua tiepida, a pressione bassissima, usando preferibilmente acque vive e ricche di sostanze minerali benefiche, come quelle di una fonte termale. Il lavaggio, effettuato con un macchinario adatto ed effettuato da personale medico competente, serve a rimuovere dall’intestino residui fecali in stagnazione e una parte dei germi che contribuiscono alla putrefazione del digerito.

Si tratta di una pratica antica, di cui si trova traccia anche nelle pratiche di medici egizi, greci e romani. Una pratica sempre raccomandata in caso di disturbo intestinale e spesso più efficace di quanto normalmente non si creda. Un sistema di pulizia dell’intestino semplice ed indolore, che arriva a rimuovere totalmente i residui anche negli spazi meno agevoli come le anse intestinali, spesso causa di forte dolore.

Cosa sono le anse intestinali e che dolori provocano

Per capire cosa sono le anse intestinali e che dolori provocano devi sapere che la iperalgesia intestinale è quella condizione patologica che colpisce l’intestino, gonfia le anse intestinali e causa un dolore diffuso. Un dolore che può essere dato anche da una motilità intestinale irregolare. In molti casi un’ecografia accurata, agevolata dall’introduzione nel segmento di una minuscola sonda, è sufficiente a rivelare la presenza di residui fecali o gas nell’intestino e in particolar modo nelle anse. Ciò crea quella che viene definita distensione addominale, visibile all’esterno come pancia gonfia.

Un sintomo che può nascondere oltretutto più di una causa, per cui è sempre meglio verificarne con attenzione la natura. A questo punto i dolori vanno attribuiti almeno a due ragioni. La prima è meccanica ed è dovuta proprio al gonfiore delle anse, quale che ne sia la causa, se aria o un corpo estraneo. L’altra invece è psicologica e dipende dalla innaturale accentuata sensibilità alla motilità intestinale. Questa può dipendere sia dallo stress che da una condizione di prostrazione psicologica, manifestatasi a causa di un evento particolarmente negativo. In questi casi per ridurre il dolore spesso è sufficiente l’uso di un farmaco dagli effetti rilassanti e blandamente analgesici.

La Mesalazina funziona?

La mesalazina rientra tra i farmaci del tipo 5 ASA ed è indicato per il trattamento degli stati infiammatori. Il suo effetto non è specificatamente antidolorifico ma, riducendo l’infiammazione, di conseguenza allevia i sintomi dolorosi causati dagli spasmi. Quindi se ritieni che la mesalazina funziona direttamente contro il dolore e non ottieni il risultato che ti aspetti, allora è meglio che tu assuma anche un antidolorifico specifico, preferibilmente consigliato dal tuo medico curante.

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Ha effetti collaterali o secondari gravi?

La mesalazina, come altri farmaci di natura chimica, ha effetti collaterali e secondari che in alcuni casi possono essere anche gravi. Questa è una delle ragioni per cui, nell’assunzione di farmaci di qualsiasi genere, è importante seguire il parere del proprio medico, che conosce perfettamente la nostra situazione clinica. La mesalazina comunque risulta statisticamente ben tollerata nell’85% dei pazienti adulti, anche se per un 15% si sono riscontrati sintomi di cefalea, nausea, rush cutaneo e diarrea. Lo stesso vale per i bambini, con l’aggiunta in rari casi anche di risentimenti ematologici ed epatologici. Ragion per cui i pazienti che hanno un quadro ematologico alterato o che soffrono di patologie epatiche e renali, devono assumere questo farmaco sotto controllo medico.

La mesalazina, tra l’altro, possiede un’azione topica e non sistemica. Ciò vuol dire che per prolungare il suo effetto essa va trattata con dei meccanismi ritardanti, in modo che la sua efficacia si distribuisca meglio sia nel tempo che lungo i tratti intestinali. In questi casi spesso viene utilizzata la mesalazina in capsule a rilascio controllato, nel periodo temporale delle 6 – 12 ore. Oppure compresse a rilascio pH-dipendente, capaci di raggiungere la parte terminale dell’Ileo, da somministrare ogni 8 – 12 ore. In alcuni casi si può utilizzare anche in supposte, per agevolare il raggiungimento di alcune zone del colon. Inoltre bisogna anche stare molto attenti a non assumere la mesalazina in concomitanza di farmaci con i quali va in contrasto, come ad esempio gli antiacidi.

Meglio supposte o no?

Se la mesalazina sia meglio in supposte o no dipende dal tratto di intestino nel quale deve sviluppare la sua azione antinfiammatoria. Infatti se le zone da sfiammare sono quelle del colon retto allora è sicuramente più efficace in supposta, soprattutto se presa prima di andare a dormire. Ciò perché in questo modo può rilasciare il suo principio attivo in un lungo periodo e quindi per tutta la notte. In alternativa alle supposte, soprattutto se occorre risalire verso il tenue, si può utilizzare la mesalazina in schiuma.

I farmaci aminosalicilati che caratteristiche hanno?

Per comprendere i farmaci aminosalicilati che caratteristiche hanno bisogna sapere che il principio attivo proviene dallo stesso farmaco che anticamente si estraeva dal salice. Esso nel tempo, a seguito di studi e ricerche ad hoc, ha subito modifiche ed è tuttora utilizzato nell’aspirina. Oggi l’acido acetilsalicilico è uno dei componenti fondamentali dei farmaci aminosalicilati. Questi vengono utilizzati per curare e prevenire la recidività delle patologie intestinali croniche, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. I farmaci aminosalicilati servono ad arginare gli stati infiammatori inibendo l’enzima ciclo-ossigenasi. Tra questi uno dei più utilizzati è proprio la mesalazina. Ma vediamo velocemente le varie caratteristiche farmacologiche in dettaglio.

Caratteristiche farmaco-dinamiche dei farmaci aminosalicilati

Le caratteristiche farmaco-dinamiche dei farmaci aminosalicilati rientrano nella categoria degli antinfiammatori intestinali e dei prodotti acido-amino-salicilici. Generalmente hanno un effetto locale non sistemico sulla parte infiammata. Al di là degli studi sul reale meccanismo d’azione, ancora in via di definizione, si è accertato che questi farmaci inibiscono l’attivazione del fattore Kappa B (NF-kB), che scatena la produzione delle citochine pro-infiammatorie. I farmaci aminosalicilati inibiscono la chemiotassi leucocitaria, regolano la produzione di citochine e leucotrieni e bloccano la nascita dei radicali liberi.

Caratteristiche farmaco-cinetiche dei farmaci aminosalicilati

Le caratteristiche farmaco-cinetiche dei farmaci aminosalicilati delineano sia i tempi di entrata in contatto del farmaco con la parte lesa che le altre caratteristiche come assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione. Per quello che riguarda i tempi di contatto, data la particolarità di alcune formulazioni, in genere bisogna attendere almeno un’ora. Come assorbimento, invece, si può contare su una percentuale del 30% circa della dose acquisita per via orale.

La sua concentrazione nel plasma si rileva entro un intervallo di tempo che va tra una e sei ore, mentre la distribuzione rilevata risulta differente in dipendenza del tipo di amino salicilato. Essa infatti aumenta dal 50% all’80% se il farmaco viene combinato in acetil-salicilato. Il suo metabolismo avviene sia in via pre-sistemica nella mucosa intestinale, sia in via sistemica nel fegato. Infine i tempi di eliminazione del principio attivo vanno dai 40 ai 70 minuti dall’avvenuto completamento dell’elaborazione intestinale e dipendono dal tipo di formulazione, quindi se il medicinale è rivestito o meno.

La dieta antinfiammatoria

Una alimentazione corretta è già di grande aiuto per un intestino infiammato, ma ci sono alcuni alimenti che sono particolarmente indicati per portare avanti un’efficace dieta antinfiammatoria. Alcuni di essi hanno delle caratteristiche che li rende benefici per un intestino debilitato, altri invece hanno un compito più specificatamente antinfiammatorio. Vediamo quali.

I cibi che fanno bene all'intestino, alimenti antinfiammatori

In questo capitolo cercheremo di fare una carrellata sui cibi che fanno bene all'intestino e gli alimenti antinfiammatori. Per evitare di appesantire l’intestino bisogna mantenere un’alimentazione sana. Quindi sono da bandire le quantità eccessive, insieme ad alcool, zuccheri raffinati e carne rossa, scegliendo invece i cibi che lo tengono in forma. Tra questi ci sono le banane non troppo mature, le mele non sbucciate, il kiwi e la papaya. Poi è molto utile ai batteri intestinali buoni mangiare cicoria al vapore.

Il topinambur in piccole dosi invece è un ottimo integratore di insulina. Un vero toccasana sono anche aglio e cipolla. I cereali integrali aiutano lo sviluppo dei probiotici, mentre frutta secca e semi oleosi sono pieni di Omega3. Ottimo anche l’olio d’oliva, perfetto per prevenire le infiammazioni all'intestino. Tra le spezie invece spiccano curcuma e zenzero, mentre è da abolire il pepe. Ed è di grande aiuto il pesce azzurro, anch’esso molto ricco del benefico Omega3. Per la colazione poi niente è più salutare per l’intestino di una porzione di yogurt scremato bianco privo di lattosio.

Gli alginati e ruolo delle alghe

In una alimentazione mirata a disinfiammare l’intestino sono molto importanti anche gli alginati e il ruolo delle alghe in questo si è rivelato davvero fondamentale. Gli alginati in pratica sono sali ricavati dall’acido alginico che a sua volta viene prelevato dalle alghe. Anzi più esattamente dalla loro parete cellulare. Si tratta di un polimero usato in molti campi. La scienza alimentare per esempio li usa per creare cibi che saziano ma poveri di calorie. La medicina invece usa gli alginati come lassativi meccanici, grazie appunto alla loro capacità di gonfiare in presenza di acqua e di spingere il materiale di scarto fuori dal tratto intestinale. Ma questo polimero viene usato anche per contenere il reflusso e contrastare la gastrite e le ulcere dell’apparato digestivo, oltre che proteggere la mucosa presente sulle pareti dello stomaco.

Le alghe posseggono delle proprietà riconosciute benefiche già da molto tempo. Il ruolo delle alghe infatti si è rivelato basilare nell’alimentazione dei popoli più longevi. Basti pensare che esse fanno parte per tradizione dell’alimentazione dei popoli atlantici, come i bretoni o gli abitanti dell’arcipelago di Okinawa. Giusto per citarne alcune c’è l’alga kombu che è ricca di calcio, oppure la Lithothamnium calcareum. Ma in genere un po’ tutte le alghe contengono una buona dose di questo elemento naturale. Poi c’è il magnesio della comunissima lattuga di mare, ottima per alimentare la muscolatura.

E tra gli elementi fondamentali c’è anche il ferro, di cui sono ricche sia l’alga dulse che la chlorella. In ambedue infatti ce n’è una quantità più che sufficiente, tanto che per una dose bastano appena 5 grammi di polvere di prodotto disseccato. Ma c’è anche il mannitolo, lo zucchero naturale con proprietà antidepressive. Oppure l’alga kelp, ricca non solo di vitamine, compresa la “A”, ma anche di clorofilla e minerali importanti come iodio, zolfo, ferro, magnesio, calcio e potassio. Non mancano nella kelp, tra l’altro, anche delle proteine che, come capacità nutritiva, sono molto vicine a quelle animali.

Integrali fanno bene o male?

A decidere se gli integrali fanno bene o male al tuo intestino deve stabilirlo il medico di famiglia. Ci sono dei casi in cui possono fare davvero bene e aiutare l’intestino. In altri frangenti invece si rivelano decisamente deleteri. Tra i cibi integrali più apprezzati ci sono i cereali e i loro derivati, come il grano integrale, con il quale si fanno pane e pasta. Poi ci sono avena, orzo e mais, tutti in versione integrale. E tra essi c’è anche il riso non brillato.

I benefici di un’alimentazione basata sulla presenza di una adeguata quantità di cibi integrali, secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, limita la tendenza a diventare obesi, aiuta a contenere il diabete e riduce gli eventuali danni al sistema cardiocircolatorio. Secondo la Società di nutrizione umana almeno la metà dei cereali assimilati ogni giorno dovrebbe essere integrale. Le fibre infatti sono importanti soprattutto per l’apparato gastrointestinale e niente è meglio dei cibi integrali per intensificarne il consumo giornaliero. E poi aiutano moltissimo anche durante le diete dimagranti, perché sono più sazianti e meno calorici.

Ma esistono anche degli aspetti negativi. Gli integrali infatti se non vengono accompagnati dalle giuste quantità di acqua possono bloccarsi nell’intestino. La loro predisposizione a legarsi a ferro, zinco e calcio riduce l’assorbimento di questi minerali nel corpo. Poi, non essendo stati raffinati, c’è una maggiore presenza sulla loro cuticola di eventuali inquinanti atmosferici, compreso smog e pesticidi, soprattutto se provengono da zone non controllate. Inoltre il loro sapore è poco appetibile e viene sovente addizionato a grassi di origine animale, come il burro e lo strutto, oppure insaporiti con una dose maggiore di sale. I cibi integrali possono creare reazioni allergiche nelle persone intolleranti al nichel. Infine tutti coloro che soffrono di gonfiore intestinale devono stare attenti a non abusarne, vista la capacità dei cibi integrali, che vengono mischiati all’acqua, di gonfiarsi oltremisura.

Lo zenzero aiuta o danneggia?

Per capire se lo zenzero aiuta o danneggia bisogna ricordare che niente in natura può essere preso indiscriminatamente. Anzi ci sono degli alimenti, anche se vengono utilizzati solo a scopo terapeutico, le cui dosi non devono assolutamente superare una certa quantità o l’effetto può rivelarsi nocivo per la salute. Lo zenzero ad esempio è benefico per l’intestino di chi soffre di costipazione, soprattutto se viene aggiunto, non più di 30 grammi al giorno, alla classica miscela mattutina di acqua calda e limone. Basta lasciare infatti qualche fettina di zenzero fresco nell’acqua calda e limone per 10 minuti e si ottiene una bevanda ottima per digerire proteine e carboidrati e agevolare la fuoriuscita dei gas intestinali. Una bevanda che ha anche la proprietà di contrastare diarrea, colite e stitichezza, oltre ad agevolare la ripresa della flora batterica depauperata dagli antibiotici.

La radice dello zenzero ha una configurazione che assomiglia moltissimo ad un intestino. Anche per questa ragione gli antichi erano convinti che essa fosse capace di curare i problemi della pancia. La tisana di zenzero infatti, soprattutto se viene bevuta dopo un pranzo abbondante, è benefica per la digestione. Ma è ottima per bloccare nausea e conati di vomito, sfiamma l’intestino, controlla le intolleranze e riduce il gonfiore. La tisana di zenzero è efficace anche nei confronti dell’ulcera e del reflusso. Ma le sue proprietà salutari non si limitano all’apparato gastrointestinale, perché lo zenzero è benefico per tosse e raffreddore, mal di testa e mal di gola, dolori mestruali e dolori articolari. Ma diamo uno sguardo anche ai consigli di Umberto Veronesi, per capire quale possa essere l’alimentazione migliore per curare l’intestino infiammato.

Insegnamenti alimentari di Veronesi, quali verdure consigliate

Andando a sbirciare tra gli articoli del Magazine della Fondazione, in merito agli insegnamenti alimentari di Veronesi, su quali verdure siano consigliate come antinfiammatori intestinali, è soprattutto la presenza di alcuni additivi alimentari, presenti nel cibo conservato, ad attirare l’interesse dei ricercatori. Niente che possa suonare come un vero e proprio allarme, ma sicuramente ha il valore di un invito autorevole, nei confronti degli organi di controllo e delle aziende, ad aggiustare il tiro sull’uso di alcune sostanze particolarmente irritanti. D’altronde le prove effettuate dai ricercatori della Georgia State University, portati avanti con il contributo della Emory University, della Cornell University e dell’Università Bar-Ilan in Israele, sulle cavie da laboratorio, hanno evidenziato che due degli additivi più diffusi hanno causato danni.

Si tratta infatti di aver alterato e impoverito, nelle cavie, il microbiota intestinale e favorito situazioni infiammatorie, come colite ulcerosa e sindrome metabolica. Una situazione che si è rivelata, in più di un’occasione, prodromica del tumore al colon retto. In questo caso diventa ancora più importante stare attenti alla quantità e alla qualità del cibo ingerito ed evitare quanto più è possibile di mangiare gli alimenti conservati industrialmente.

Per quello che riguarda gli alimenti, sempre facendo riferimento al già citato magazine, la prima raccomandazione è quella di basarsi sulla dieta mediterranea. Essa infatti predilige la frutta e la verdura, mantiene nei limiti il consumo dei cereali, meglio se selezionati tra gli integrali, riduce le proteine animali e si limita alle carni bianche e al pesce. Infine bisogna mangiare anche tanti legumi e fare un consumo limitato e costante di frutta secca. Un altro consiglio, da non sottovalutare assolutamente, è quello di evitare le diete “fai da te” e di tenere un diario alimentare, che comprenda anche le reazioni del fisico a ciascun cibo.

Un ottimo sistema per individuare successivamente, insieme ad un alimentarista o a un dietologo, quali potrebbero essere i cibi da escludere dalla dieta personale ed evitare di privarsi invece degli alimenti benefici, soprattutto quando sono ben tollerati. Rimane comunque valida la raccomandazione, per chi soffre di infiammazioni intestinali, di consumare con moderazione i cosiddetti Fodmap. Si tratta di tutti quegli alimenti in cui si concentrano gli zuccheri a catena corta, presenti ad esempio nei derivati del grano, nei latticini, in un numero abbastanza consistente di verdure e anche in alcuni frutti.

Trattamento con agopuntura

Il trattamento con agopuntura è un sistema terapeutico che appartiene alla medicina tradizionale cinese. In Occidente esisteva una pratica analoga, affidata all’uso sapiente delle dita del terapeuta, le cui regole sono andate perdute tra la fine del ‘700 e i primi dell’800. L’agopuntura si basa sulla teoria che esistano all’interno del corpo umano dei canali energetici, definiti meridiani, lungo i quali circola l’energia vitale. Chi pratica l’agopuntura sostiene che in alcuni casi questa energia si ingolfa, oppure si blocca in alcuni punti specifici, dando origine a degli scompensi che sono le vere cause delle malattie. In questo caso il terapeuta inserisce degli aghi particolari in alcuni punti di questo vasto sistema e ristabilisce l’equilibrio energetico.

Conseguenze di trattamento

Le conseguenze di questo trattamento, soprattutto nella cura del dolore, sono tali da provocare un sensibile alleviarsi del male per progressiva eliminazione delle cause. Ma c’è da fare qualche distinguo. Innanzi tutto il terapeuta deve essere stato accreditato presso una scuola di agopuntura riconosciuta dalle istituzioni mediche internazionali o potrebbe non ottenere l’esito che ci si aspetta. Poi, almeno per quello che riguarda le reazioni, esse possono cambiare da persona a persona, in dipendenza di almeno due cose. La prima è la causa scatenante del dolore. Essa infatti può essere occasionale o radicata. Se è occasionale in molti casi l’agopuntura ha delle conseguenze positive che durano nel tempo.

Se invece è radicata l’effetto benefico potrebbe durare poco e il malessere tornare ad affacciarsi prepotentemente. In questo secondo caso va combattuta la causa profonda e non sempre l’agopunturista moderno, che ne conosce solo gli aspetti meccanici, è davvero capace di intervenire nel profondo. Ma non bisogna mai pensare che sia un male. Infatti i veri maestri dell’agopuntura generalmente non rivelano tutti i dettagli della pratica. Ciò perché alcuni di essi potrebbero essere molto pericolosi, se non addirittura mortali. Ma torniamo agli antinfiammatori intestinali.

Si trovano al banco? Facili da comprare o no? serve ricetta?

Si trovano al banco? Facili da comprare o no? serve la ricetta? Sono le domande che spesso si pone chi vuole iniziare a fare uso degli antinfiammatori intestinali. Anche in questo caso bisogna fare una distinzione tra integratori e farmaci. I primi vengono regolarmente venduti senza ricetta e molte farmacie anche online si sono attrezzate per renderli immediatamente disponibili. Per molti farmaci invece è richiesta la ricetta del medico di base o dello specialista di turno. Gli integratori ovviamente rientrano tra i farmaci da banco, essendo appunto prodotti naturali cedibili senza ricetta. Per i prodotti di sintesi invece le disposizioni potrebbero essere diverse, soprattutto a causa del principio attivo contenuto. Infatti, mentre una busta di polvere di argilla verde ventilata, oppure delle compresse di carbone vegetale, si possono trovare in qualsiasi spaccio erboristico, per acquistare un farmaco, come per esempio l’antispasmina colica, serve la ricetta medica.


fiori di camomilla

Uso della camomilla per fermare la diarrea [e non solo]

Gli attacchi di diarrea mettono a dura prova la resistenza fisica di qualsiasi essere umano. L’evacuazione intestinale continua porta dolori, debolezza, perdita di liquidi e può causare anche qualche linea di febbre. Di fronte ad una situazione del genere bisogna correre subito ai ripari non soltanto cercando di risalire alle cause ma bloccando immediatamente gli effetti. Tra i vari sistemi l’uso della camomilla per fermare la diarrea è tra i più efficaci. Essa può essere presa come infuso dei fiori o come tintura madre in gocce. È un rimedio tradizionale, conosciuto e usato da tantissimo tempo, soprattutto dal mondo femminile.

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fiori di camomilla

La usano più le donne, pregiudizi

Infusi, tisane e decotti sono spesso catalogati come “rimedi della nonna” e il loro beneficio viene considerato minore rispetto ai farmaci concentrati. In molti casi vengono messi sullo stesso piano dei palliativi e snobbati da gran parte del mondo maschile. Gli uomini infatti considerano più razionale e funzionale usare un farmaco che sia frutto della sintesi chimica del principio attivo. I pregiudizi infatti rispetto ai rimedi fitoterapici e agli infusi di fiori sono molto radicati, soprattutto quando si tratta di fermare la diarrea.

Il mondo femminile però, più portato ad agire per intuito e per esperimento, sa che la tisana di fiori di camomilla funziona. Quindi per bloccare gli episodi diarroici preferisce usare i sistemi naturali piuttosto che ricorrere alle pillole. A conti fatti quando si parla di camomilla bisogna riconoscere che la usano più le donne perché sono meno schiave dei pregiudizi.

Camomilla, elisir di lunga vita

Che la camomilla sia un rimedio che è sopravvissuto a secoli di storia e di ricerca medica la dice lunga sul suo valore fitoterapico. Alcune piante infatti, un po’ per tradizione, un po’ per acclarata efficacia, sono catalogate come vere e proprie toccasana. Tra queste c’è sicuramente la camomilla. Ma non si tratta solo di una convinzione popolare visto che è la stessa Università del Texas a pubblicare sulla rivista “The Gerontologist” i risultati del suo studio sulla camomilla e ad affermare, tra l’altro, che la camomilla è un elisir di lunga vita.

L’infuso di camomilla infatti ha davvero tante proprietà, compresa quella antimicrobica e antinfiammatoria. Una peculiarità che la rende utile in tantissimi casi. La camomilla per esempio viene anche usata come impacco per gli occhi, per decongestionarli quando sono stanchi e arrossati.

Fa bene sempre, o può fare anche male?

Anche l’uso dei prodotti naturali più blandi può avere delle controindicazioni. In molti casi la camomilla non fa bene sempre, ma può fare anche male. Innanzi tutto è fondamentale assicurarsi della provenienza delle piante da cui si prendono i fiori. La camomilla è capace di fiorire nelle situazioni più diverse, anche sul ciglio di una strada inquinata dai veicoli a benzina o negli scoli industriali. In questi casi diventa anche il vettore di residui inquinanti e il suo effetto è velenoso.

Poi ci sono le allergie cui bisogna fare molta attenzione. Infatti chi soffre di ipersensibilità o d’indisposizione verso le Composite se beve camomilla rischia una forte reazione allergica. Infine c’è da tener conto delle dosi, anche se usata come anti-diarrea, perché la concentrazione di principio attivo in alcune piante di matricaria è davvero molto forte. Quindi, soprattutto nei bambini e negli anziani, non bisogna eccedere con le quantità.

Gli effetti collaterali della camomilla

L’assunzione di tisane e decotti di fiori di camomilla non presenta dei veri e propri effetti collaterali, a meno che non si sia allergici ad alcuni dei suoi principi attivi rappresentati dai lattoni sesquiterpenici. Questi infatti possono causare delle crisi di astenia e di debolezza. Un altro degli effetti collaterali della camomilla può manifestarsi dopo un uso eccessivo della pianta. In questi casi infatti si sono notati degli effetti definiti “paradosso”. L’effetto paradosso può verificarsi quando si beve troppa camomilla.

Esso causa uno stato di eccitazione fuori norma, che può sconfinare in crisi di insonnia prolungata. È il caso, ad esempio, di chi usa gli infusi di camomilla come normale ciclo idratante del fisico e la sostituisce di fatto all’acqua. È sempre preferibile invece prendere durante la giornata una o al massimo due tazze di camomilla e dissetarsi usando solo l’acqua.

In infusione, cosa può combattere? Gli utilizzi principali

I fiori di camomilla si possono trattare in vari modi. Li si può mettere in infusione, in tisana, in decotto o estrarne l’essenza con dei procedimenti di vario genere, come alcolato e tintura madre. In infusione la camomilla può combattere il nervosismo dovuto agli sbalzi ormonali, la difficoltà ad addormentarsi, la cattiva digestione. È efficace anche per gli spasmi addominali, la glicemia e gli stati infiammatori di vario tipo. Però tra gli utilizzi principali c’è il contrasto ai malesseri gastrointestinali. La camomilla infatti viene adoperata frequentemente contro la diarrea, contro il colon irritabile e tutti gli squilibri intestinali.

Quando berla? Mattina a colazione o sera prima di andare a letto

Non esistono delle indicazioni precise che prescrivano quando berla, se la mattina a colazione o la sera prima di andare a letto. Ovviamente in molti casi diventa una scelta personale dettata sia dalla necessità occasionale, come può essere un malessere, sia dallo stile di vita di chi ne fa un uso quotidiano, ad esempio come depuratore dell’organismo o come integratore alimentare. Ovviamente non bisogna mai dimenticare che la camomilla ha un discreto effetto diuretico e che, se bevuta prima di andare a letto potrebbe far fare anche tanta pipì.

Ottima per il mal di pancia

Proprio perché la camomilla ha un effetto rilassante sulla muscolatura addominale viene inserita di sovente nelle diete per il mal di pancia, di cui tante persone sono afflitte quotidianamente. Berne una tazza durante una digestione difficile aiuta a rimettere in azione il sistema digestivo e calma i dolori causati dall’indigestione o da una eventuale contrazione di origine nervosa. Infatti la camomilla riesce ad essere efficace anche contro i malesseri di origine nervosa e va molto bene anche se viene usata contro l’ansia, proprio perché riesce a far rilassare i muscoli contratti agevolando la respirazione.

infuso di camomilla

I benefici di questa pianta

Tra i benefici di questa pianta c’è il suo forte potere disinfettante dato dai Sesquiterpeni che hanno sia una capacità antibatterica naturale che un valore antinfiammatorio e protettivo delle pareti del sistema gastro-intestinale. La camomilla è particolarmente efficace anche a livello topico perché la Cumarina contenuta nel suo estratto è un ottimo antibatterico, molto utile contro l’acne, oltre ad essere capace di assorbire i raggi UV. Infine la camomilla è considerata tra i più efficaci antidiarroici che esistano, almeno fra i rimedi fitoterapici.

Effetti della camomilla

Gli effetti della camomilla si riscontrano soprattutto sul sistema nervoso. Ma il suo uso è altrettanto valido per sostenere il sistema immunitario e proteggere l’apparato digerente. Ha anche effetti carminativi e digestivi, oltre che antinfiammatori e lenitivi. La camomilla è efficace pure sul piano antibatterico a livello cutaneo. Meno conosciuto invece, ma altrettanto potente, è il suo effetto tonico e ricostituente. Infatti la camomilla spesso viene fatta crescere accanto a piante più delicate per rinvigorirle. Infine è un ottimo rimedio anti-diarrea perché in molti casi è capace di farla passare e far rassodare le feci molli.

Quando si raccoglie

La camomilla si raccoglie quando il fiore è completamente aperto e il suo profumo comincia a invadere l’aria. In alcune zone particolarmente soleggiate la camomilla è già pronta a fine aprile, mentre in altre località bisogna attendere i primi di giugno. Quando si raccoglie la camomilla quindi dipende dalla zone e a volte anche dalle condizioni climatiche annuali. Nelle zone a clima mediterraneo, ad esempio, la camomilla si raccoglie quasi ovunque nel mese di maggio.

Per quello che riguarda invece il suo uso sappi che bere la camomilla fa bene in qualsiasi stagione anche se, data la sua capacità di far sudare, è meglio evitare di berla calda d’estate. D’inverno invece è perfetta, soprattutto nelle crisi di freddo e contro i tremori. D’altronde anche se la camomilla viene raccolta d’estate la si può conservare e usare in qualsiasi periodo dell’anno. Vediamo come conservarla.

Modo di conservarla

Per ottenere della camomilla da conservare bisogna essiccare le margherite dopo averle raccolte. Il miglior modo di conservarla infatti è quella di mettere via i fiori secchi in un ambiente protetto dalla polvere. I fiori secchi si ottengono tagliando i gambi 15 – 20 centimetri sotto il fiore. Poi bisogna legarli a mazzetti e lasciarli seccare appesi in un locale asciutto e aerato. Per proteggerli meglio li puoi coprire con un foglio di carta dopo averlo bucherellato. Questo sistema eviterà che i fiori si riempiano di polvere ma lascerà comunque circolare l’aria.

Se non hai la possibilità di appenderli in un locale adatto allora puoi stendere i fiori a strati su un piano di legno, alternando ad ogni strato un foglio di carta alimentare traspirante. Una volta secchi i fiori di camomilla vanno conservati in un barattolo di vetro coperto con un foglio di carta opaco e riposti in uno stipo.

Cosa mangiare per arginare una diarrea acquosa

Nel caso in cui la diarrea peggiori fino alla liquidità totale bisogna intervenire anche sull’alimentazione. Quindi vediamo cosa mangiare per arginare una diarrea acquosa, e cosa invece è meglio eliminare. Innanzitutto sono da prediligere i farinacei secchi rispetto a quelli di farina integrale. La ragione è che il cibo integrale agevola il transito intestinale e scatena la diarrea mentre in questo caso è bene cercare di ottenere l’effetto opposto. Quindi va bene il pane tostato, il riso e il semolino.

In caso di diarrea acquosa sono indicate anche le carni bianche e il pesce evitando le fritture. Le verdure devono essere lessate e bisogna prediligere quelle che rientrano tra i cibi astringenti come le carote, gli spinaci e le patate. Tra i formaggi bisogna scegliere quelli non fermentati mentre come frutta vanno molto bene le mele, le pesche, il limone, l’ananas e il pompelmo. Per condire bisogna usare olio extravergine crudo invece di burro e lardo.

Associazioni bizzarre?

Ci sono delle misture che, anche se a prima vista sembrano associazioni bizzarre, possono migliorare l’effetto della camomilla. In alcuni casi queste associazioni esaltano l’effetto calmante della tisana ai fiori di camomilla, in altri invece sommano gli effetti benefici dell’una e dell’altra.

camomilla e miele a cosa aiuta?

Camomilla e miele ad esempio è una combinazione ottima per il raffreddore e il mal di gola e calma la raucedine. Questa mistura tra l’altro è attiva anche nei confronti degli stati influenzali e in caso di dissenteria aiuta a reidratarsi e assorbire energie benefiche.

E camomilla e zenzero?

Camomilla e zenzero invece sono praticamente un toccasana per intestino e colon irritato ed è un ottimo antidiarroico. Infatti questa associazione mette insieme le proprietà antinfiammatorie, analgesiche e disintossicanti di ambedue i prodotti, capaci anche di regolare il PH dello stomaco. Soprattutto lo zenzero tra l’altro, tra i rimedi fitoterapici, favorisce l’assorbimento dei componenti nutritivi e agevola l’espulsione degli scarti dal colon, oltre ad avere un effetto carminativo notevole.

Con limone migliora effetto?

La camomilla col limone esalta le caratteristiche astringenti dell’agrume e ne migliora l’effetto. È una mistura ottima per bloccare episodi diarroici, calma i dolori addominali e aiuta a reintegrare i sali che vengono persi a causa delle scariche. Bevuta molto calda è ottima contro il raffreddore.

E alcool con camomilla si usa nei cocktail?

L’alcool con camomilla si usa nei macerati che permettono di conservare il potere della camomilla a lungo in una boccettina da cui estrarre poche gocce al bisogno. Ma con alcool e camomilla si possono creare anche ottimi cocktail come il Punching Bee oppure realizzare degli efficaci digestivi. Il Punching Bee è molto forte ed è ottimo per una serata dopo cena da trascorrere con gli amici. Per ottenerlo bisogna mischiare 4 parti di vodka, una di grappa, tre di camomilla, una di bergamotto o succo di limone.

Poi si aggiunge al miscuglio un filo di lemongrass e un cucchiaino di miele d’arancio, si scechera e si versa. Per fare il digestivo invece bisogna mettere in una brocca da due litri dei fiori di camomilla, succo e buccia di limone, sciroppo di zucchero, riempire con alcool alimentare, coprire e lasciare riposare per una settimana. Poi si filtra l’infuso, lo si mette in bottiglia e lo si usa non prima di due mesi. Come si può vedere la camomilla, oltre che per fermare la diarrea, può essere usata anche in molti altri modi.


spasmi intestinali

Utilizzo dell'antispastico naturale per un intestino debole

Antispastico naturale

Gli spasmi addominali sono malesseri comuni a molte persone. Le cause di questi dolori crampiformi possono essere davvero tante, anche di carattere psicologico. Tra esse c’è anche l’indebolimento dell’intestino. Infatti quando l’intestino si indebolisce insorgono i crampi addominali e bisogna porre rimedio, magari intervenendo con un antispastico naturale.
Ma vediamo perché l'intestino diventa debole e si debilita facilmente.

Perché l'intestino diventa debole e si debilita facilmente
È più resistente l'intestino di un bambino o di un adulto e perché
Importanza di rilassare l’intestino
Rimedio per il mal di pancia
Proprietà carminative dei prodotti naturali
Dove si comprano gli antispastici naturali? Sono prodotti da banco?
Se il mal di pancia non passa subito può essere grave?
Mal di pancia e mal di stomaco sono la stessa cosa?
La gastroenterite cosa è?

Perché l'intestino diventa debole e si debilita facilmente

La debolezza intestinale si può rivelare su piani e settori diversi. Essa infatti può interessare la muscolatura sfinterica oppure quella peristaltica. Un’altra parte che è soggetta a stress e debilitazione è il tessuto intestinale, che in caso di debolezza non riesce più ad assolvere correttamente alle sue funzioni.
La mancata digestione anche parziale, nelle sue varie fasi, può generare spasmi e dolori crampiformi. Anche un’alimentazione sbagliata può debilitare l’intestino e renderlo irritabile. Ma non sempre si riesce a risalire alle cause della debilitazione intestinale, nonostante vengano effettuate accurate indagini. Quindi riuscire a comprendere perché l'intestino diventa debole e si debilita facilmente spesso è impossibile.

spasmi intestinali

È più resistente l'intestino di un bambino o di un adulto?

L’intestino è un organo che assolve moltissimi compiti. Sin dalla nascita infatti esso produce e fa evolvere la flora batterica intestinale che è la base della vita vegetativa. Generalmente un organismo giovane come quello di un bambino ha maggiori chances di resistere alle malattie usuranti e debilitanti.
In alcuni casi però, proprio perché non ha ancora raggiunto la maturazione, potrebbe rivelarsi più sensibile agli attacchi esterni e meno resistente dell’intestino di un adulto.

Una massiccia dose di antibiotici, causata da una terapia di contenimento di un’infezione, potrebbe indebolire seriamente la flora batterica e conseguentemente l’intestino molto più che in un adulto. Per questa ragione, quando si è costretti a sottoporre un individuo all’assunzione di un farmaco gastro-lesivo, che egli sia giovane o adulto poco importa, bisogna accoppiare alla terapia anche degli probiotici antibiotico resistenti e/o dei gastro-protettori.
Quindi non sempre è possibile stabilire se è più resistente l'intestino di un bambino o di un adulto e perché.

Al di là delle cause occasionali, come potrebbe essere per una terapia invasiva o un’infezione, c’è da valutare anche che i dolori viscerali possono essere causati da varie patologie come un’infiammazione intestinale, un eccesso di acidità o un blocco intestinale. Vediamoli.

Cosa rende infiammato un intestino

Le IBD, Inflammatory Bowel Disease, sono affezioni che si sono cronicizzate nel tempo. Esse colpiscono soprattutto l’intestino crasso, e cioè la parte terminale dell’apparato digerente. Le infiammazioni più comuni vengono identificate sotto la definizione di Colite o Sindrome del colon irritabile.
Nel caso in cui però i loro effetti si espandano su tutto il sistema digerente, dal cavo orale fino allo sfintere anale, allora è possibile che si tratti del Morbo di Crohn.

La RCU (retto colite ulcerosa) è un’infiammazione del colon retto e zone limitrofe che crea vere e proprie lacerazioni, di conseguenza per curare questa forma di colite occorre pazienza e conoscenza della materia, più che per altri disturbi intestinali.
Si tratta di ferite che stentano a chiudersi, creando sangue e muco in eccesso. La rettocolite ulcerosa è una malattia che si acutizza ad intermittenza e che può avere periodi di silenzio anche abbastanza prolungati.

Individuare esattamente cosa rende infiammato un intestino finora è risultato abbastanza complesso e al momento si viaggia sul filo delle ipotesi. Attualmente l’ipotesi più accreditata è quella che attribuisce l’origine a dei fattori di tipo genetico, immunologico e ambientale.
In pratica, soprattutto se si è particolarmente predisposti, può bastare una piccola infezione, o un’alimentazione errata, ad attivare una risposta esagerata da parte del sistema immunitario. Questo infatti identificherebbe le cellule della mucosa come estranee e le aggredirebbe con un attacco massiccio di anticorpi anomali.

Cosa genera acidità nello stomaco

Spesso l’acidità di stomaco dipende da una situazione occasionale e generalmente isolata. Può trattarsi di un pasto abbondante, di alcuni cibi particolarmente pesanti per la digestione, troppo alcool, farmaci gastro-lesivi, stress.
Se invece i sintomi diventano cronici capire cosa genera acidità nello stomaco è più complicato. È pur vero però che una serie abbastanza nutrita di malattie sembrano contribuire parecchio all’insorgere di dolore crampiforme all’intestino. Alcune di esse tra l’altro sono anche abbastanza diffuse.
Una tra tutte l’ernia iatale, ma c’è da tener conto anche della duodenite, della esofagite, del reflusso gastroesofageo, dell’ulcera peptica e di una serie di intolleranze alimentari.

Ovviamente non mancano tra le cause anche i fattori emozionali come l’ansia e lo stress ed eliminare i dolori addominali, se non si arriva a capire che dipendono da loro, potrebbe diventare un problema.

Perché si creano ostacoli nella digestione

Anche un blocco intestinale può essere causa di dolori viscerali. Il vero problema però, in questo caso specifico, è anche capire perché si creano ostacoli nella digestione.

Gli ostacoli nella digestione possono identificarsi in un prolungamento eccessivo del periodo di assimilazione del cibo, oppure in un vero e proprio blocco intestinale.
Quando si parla di digestione lenta si deve stare attenti se essa è occasionale o fisiologica. Infatti se è fisiologica quasi sempre le cause sono genetiche e si può intervenire solo con delle terapie di contenimento, meglio se naturali.
Se invece è occasionale, con una frequenza che tende a crescere, allora potrebbe essere causata da patologie organiche, come la gastrite, o addirittura neurologiche. Ma si potrebbero individuare come cause anche le terapie farmacologiche o i cambiamenti ormonali.

Quando invece ci si trova in presenza di un blocco digestivo, classificata anche come occlusione intestinale, la situazione si fa seria e le conseguenze, se non si ricorre al medico, possono essere molto gravi.
In questo caso infatti si blocca il processo di elaborazione del cibo e il conglomerato alimentare si arresta in un punto preciso, creando il blocco.

Il blocco può essere di tipo paralitico oppure meccanico.
Quello paralitico è causato da una paralisi intestinale o dal cattivo funzionamento della muscolatura liscia, che inficia la peristalsi intestinale.
Quello meccanico invece da un ostacolo materiale, come un polipo o una torsione anomala dell’intestino. A questo punto per eliminare i dolori è più che mai importante fare tutto il possibile per rilassare l’intestino.

Importanza di rilassare l’intestino

I malesseri intestinali accentuano la tensione nervosa e in molti casi, per scaricarla, il sistema nervoso aggredisce l’apparato digerente. È un cerchio che rigira su se stesso e che, quando si crea, è necessario spezzare in qualche maniera. Comunque sia l’importanza di rilassare l’intestino ha comunque la priorità, soprattutto quando ci si trova di fronte a situazioni più o meno frequenti di dolori viscerali.

I sistemi più utili per rilassare l’intestino

Spesso i sistemi più utili per rilassare l’intestino sono anche i più semplici. La regolarità nelle ore dei pasti, il controllo delle quantità e privilegiare la prima colazione, sono delle regole fondamentali che aiutano a star bene e ad evitare che la muscolatura intestinale si contragga inutilmente.

E' importante anche scegliere alimenti sani e adeguati al proprio stato di benessere, assumere cibi fermentati, non privarsi dell’acqua da bere e dell’attività fisica quotidiana.
Sono nemici di un intestino sano fumo e alcool. Mentre sono ottime abitudini alimentari sia mantenere la calma durante i pasti che abolire la fretta.
Un grande aiuto per rilassare l’intestino viene anche dagli esercizi Yoga e dai massaggi dolci all’addome fatti con olio essenziale.

Olio essenziale e massaggi per rilassare l’intestino

Il massaggio alla pancia per calmare i dolori è antico come i rimedi della nonna, come è antico l’uso dell’olio essenziale. Olio essenziale e massaggi per rilassare l’intestino il più delle volte sortiscono effetti miracolosi, soprattutto se i massaggi vengono fatti con molta calma e regolarità e gli oli essenziali sono quelli giusti.
Sono sufficienti infatti 2 gocce di olio essenziale di arancio sciolte in un cucchiaio di olio di mandorle dolci e effettuare massaggi lenti e circolari sull’addome.
Anche l’olio essenziale di matricaria è molto efficace, soprattutto in caso di coliche addominali, mentre la melissa contrasta il gonfiore e il limone la diarrea. Per il colon irritabile invece si può usare l’olio essenziale di basilico, diluito in olio naturale per massaggi, sempre da distribuire circolarmente e lentamente, in senso orario.
Al di là dei massaggi, quando i dolori viscerali diventano insostenibili bisogna trovare dei rimedi in grado di lenirli.

Rimedi per il mal di pancia

Il primo rimedio per il mal di pancia è quello di passare immediatamente ad una dieta liquida e bere molta acqua anche in forma di infusi e di tisane. Ovviamente se il malessere non molla la presa allora bisogna ricorrere ad un integratore, che può anche essere un antispastico naturale.
L’uso di sistemi naturali infatti è sempre preferibile perché molto meno invasivo dei farmaci di sintesi e spesso anche più efficace nel tempo. Ma vediamo come trovare un buon rimedio per il mal di pancia tra quello che c’è in giro.

Utilizzo di sistemi naturali per il mal di pancia

L’utilizzo dei sistemi naturali per il mal di pancia è una soluzione che non mette sotto stress ulteriormente l’apparato gastro-intestinale e la flora batterica. Ad esempio, se il mal di pancia si presenta come il preallarme di un blocco intestinale, può aiutare a sbloccarsi bere qualche cucchiaio di olio d’oliva a intervalli regolari di mezz’ora.

Sono ottime per il mal di pancia le tisane con semi di anice stellato, melissa, coriandolo e cardamolo.
Si può bere anche un decotto di foglie di alloro insaporito al succo di limone. Per prepararlo bastano due o tre foglie verdi o qualche foglia secca tritata e messa in un sacchetto filtro.

tisana carminativa
Si possono utilizzare anche i semi di finocchio, che sono digestivi e anti-carminativi. Ovviamente la cosa più importante è quella di far passare il mal di pancia il più velocemente possibile, soprattutto quando i dolori viscerali sono forti.

Come far passare velocemente il mal di pancia

Quando si profila la necessità di trovare un rimedio veloce spesso la soluzione migliore è consultare direttamente uno specialista come un naturopata. Però, prima di chiedere all'esperto come far passare velocemente il mal di pancia, bisogna effettuare un’auto analisi dei dolori abbastanza dettagliata.


Infatti lo specialista vorrà sapere, prima di prescrivere un farmaco o un rimedio di qualsiasi genere, dove è localizzato il mal di pancia e come si presenta. Può trattarsi di un senso di vuoto allo stomaco, una fitta o una sensazione di grande pesantezza. Possono essere anche crampi o l’impressione di essere preda di un profondo languore. Più dettagli si riescono a trasferire al medico meglio potrà agire chi dovrà trovare la soluzione, anche in dipendenza della gravità. Ci sono casi infatti nei quali è indispensabile agire velocemente.

Necessità di togliere subito il dolore

Nel caso in cui si prefiguri la necessità di togliere subito il dolore la soluzione, per ottenere la dovuta rapidità negli effetti, quasi sicuramente è quella di assumere un farmaco. Può essere un antispastico, quindi un principio attivo in grado di rilassare la muscolatura e lenire il dolore.

Oppure un analgesico che sia capace di agire sui tessuti nervosi e ridurre il segnale di allarme. Si tratta di casi in cui il mal di pancia toglie il respiro e gli effetti collaterali possono rivelarsi più pericolosi del mal di pancia stesso. A volte infatti è proprio il mal di pancia a creare il blocco intestinale e non viceversa. Poi ci sono dei casi anche abbastanza frequenti in cui un mal di pancia ha causato un blocco cardiaco. In questi frangenti il farmaco di sintesi è la soluzione più veloce per fermarlo.

Uso del Valpinax in alternativa ai rimedi naturali

In presenza di un dolore crampiforme di notevole entità si può intervenire somministrando una dose adeguata di Valpinax. Il Valpinax è un farmaco inserito nella categoria specifica degli antispastici, sotto l’etichetta “Belladonna e derivati in associazione con psicolettici”.

Il suo principio attivo è basato su Octatropina Metilbromuro combinato col Diazepam, in modo da associare l’effetto sedativo a quello anti-spasmolitico. È un farmaco che può essere somministrato anche ai bambini che abbiano superato il primo anno di età.
Ovviamente va preso sotto controllo medico e rispettando le indicazioni del bugiardino, soprattutto se si prendono altri farmaci con cui potrebbe andare in contrasto.

Tra gli antispastici più usati ci sono gli anti-muscarinici, che contengono come principio attivo la scopolamina, come Buscopan e Erion. Oppure c’è la rociverina, contenuta nel Rilaten. Il cimetropio bromuro è presente nell’Alginor, mentre l’ottatropina la trovi nel Valpinax.
Poi ci sono gli inibitori delle fosfodiesterasi, principalmente alcaloidi, come la papaverina, la belladonna e l’atropina, che puoi trovare nell’Antispasmina colica. Infine vengono utilizzati anche gli inibitori delle COMT, che bloccano gli effetti delle adrenaline, come la floroglucina, presente nello Spasmex.

I vantaggi degli antispastici di origine naturale

I prodotti di tipo naturale hanno sicuramente una efficacia molte volte simile a quella dei prodotti farmaceutici di sintesi, ed inoltre presentano altri aspetti positivi che è bene tenere sempre in considerazione. Si tratta di alcuni fattori che possono essere considerati assolutamente positivi, per non dire che in fondo si tratta anche di vantaggi.

Tra i vantaggi degli antispastici di origine naturale, ad esempio, c’è da considerare un tasso di tossicità pressocché nullo, la mancanza di aggressività nei confronti dell’organismo e del macrobioma e la mancata irritabilità dei tessuti intestinali.

Uso delle benzodiazepine naturali

Le benzodiazepine sono sostanze che hanno proprietà sedative. Vengono usate anche in caso di crisi d’ansia e convulsioni. Una delle più attive è il diazepam, che è commercializzato come Valium dal 1963.
La somministrazione delle benzodiazepine è fortemente consigliata per sedare il paziente prima di un’indagine invasiva dell’apparato gastro-intestinale, come la gastroscopia e la colonscopia.

Come tutti i prodotti di sintesi che agiscono sul sistema nervoso si cerca però, laddove è possibile, di incrementare l’uso delle benzodiazepine naturali, come la Valeriana o il Biancospino, che sono molto usate soprattutto per curare stati di ansia e depressione. Ma ci sono in commercio anche prodotti di maggiore efficacia per i quali comunque è sempre meglio chiedere il parere di un naturopata.

Tra le benzodiazepine naturali ci sono integratori a base di 5-HTP o 5-idrossitriptofano, molto efficace. Questo principio attivo però può risultare pericoloso, soprattutto se preso insieme a farmaci che stimolano la serotonina a livello cerebrale.
Poi c’è l’olio essenziale di Pino Cembro, con le sue effusioni aromatiche di cirmolo, dall’effetto balsamico e sedativo.
La Passiflora invece si può prendere più volte al giorno ed ha un blando effetto rilassante. Il Kawa kawa è un antipanico naturale molto forte, ma va preso sotto controllo medico a causa delle sue complicanze epatiche.
Tiglio e Camomilla in infuso possono essere utilizzati efficacemente da tutti. Il Biancospino invece è un sedativo della tachicardia, mentre la Valeriana aiuta a conciliare il sonno.

Uso del Normix

Nel caso in cui la causa del dolore crampiforme sia di origine infettiva, allora bisogna intervenire con un antibiotico. Particolarmente indicato in questi casi l’uso del Normix che contiene la Rifaximina. Una molecola capace di bloccare la trascrizione del DNA batterico, che è stata studiata appositamente per contrastare le infezioni causate da batteri Gram positivi e Gram negativi. Questi infatti rappresentano una delle cause principali delle scariche diarroiche ingiustificate. La ragione per cui le rifamicine, cui appartiene il Normix, sono particolarmente indicate per le infezioni intestinali è dovuta al loro limitatissimo assorbimento sistemico. Ciò vuol dire che la Rifaximina raggiunge il tratto intestinale interessato avendo intatta tutta la sua efficacia e non coinvolgendo in maniera particolare gli organi escretori ed emuntori.

Proprietà carminative dei prodotti naturali

Alcune piante hanno la capacità di agevolare la fuoriuscita dei gas intestinali. Le proprietà carminative dei prodotti naturali infatti sono particolarmente utili a ridurre il gonfiore addominale e i conseguenti spasmi intestinali. Tra queste piante c’è l’anice stellato, lo zenzero, il finocchio, il cumino, il coriandolo e la menta piperita.
Alcune di esse possono essere assunte sotto forma di infuso o di decotto, come l’anice, il cumino, il finocchio e la menta, altri invece, come lo zenzero, possono essere aggiunti ai cibi durante la loro preparazione. Alcune piante molto note oltretutto hanno proprietà benefiche anche per l’apparato digerente.

zenzero gingerCurcuma, camomilla, lavanda, mirtillo

La Curcuma e lo Zenzero sono spezie appartenenti alla famiglia delle Zingiberacee. In particolar modo la Curcuma possiede delle proprietà medicinali tanto da essere usata da millenni come rimedio per il fegato e lo stomaco ammalati. Ha delle capacità antimicrobiche ed è ottima anche per le malattie della pelle.
Ovviamente è possibile trovare dei prodotti terapeutici già pronti, a base di Curcuma, come le capsule contenti la quantità di polvere essiccata necessaria, o l’olio essenziale. La Curcuma viene regolarmente usata in cucina, ma l’assunzione in forma di tisana è vivamente sconsigliata.

 

La Camomilla è fatta con i fiori disseccati e setacciati della Matricaria. Si tratta di una margherita che cresce spontanea sui crinali dei dossi e che fiorisce a metà primavera, riempiendo l’aria di un profumo intenso e travolgente. Gli Egizi la usavano contro le artrosi e le nevralgie, e la consideravano un eccezionale febbrifugo. Ma al di là di ansia e febbre, e della sua azione lenitiva e calmante, alla Camomilla sin dal Medioevo sono state riconosciute capacità toniche e corroboranti del sistema nervoso. La si può fare in infuso oppure acquistare in capsule o in perle di olio essenziale.

La Lavanda è un cespuglio a siepe che cresce al bordo delle aiuole dei giardini o lungo le strade di campagna. Il suo fiore lilla è talmente profumato da lasciare sulle dita tracce della sua essenza per ore. Ottima contro l’umidità, la Lavanda viene tutt’ora usata disseccata e cucita nei sacchetti di tela, da riporre dentro cassetti e armadi per profumarli e mantenere asciutta la biancheria. Ottima per mal di testa e stress, la Lavanda è efficace per liberare le vie respiratorie durante le malattie da raffreddamento ed ha proprietà antispasmodiche e carminative. Può essere utilizzata in infusione o prenderla utilizzando le formulazioni in olio essenziale o tintura madre.

Il Mirtillo è un arbusto rigoglioso che prospera nei sottoboschi e produce una bacca profumata dalle notevoli proprietà antiossidanti. Il Mirtillo è un ottimo antidiarroico e se è usato come decotto combatte le infiammazioni del cavo orale. Ma è in grado anche di sostenere il microcircolo e rinforzare i capillari. Protegge il fegato e il cuore, rinforza le difese immunitarie, stimola la funzione cognitiva cerebrale. L’infuso delle foglie sembra avere dei risultati interessanti anche nei confronti degli eccessi di colesterolo e nel diabete. Puoi acquistare le bacche fresche a stagione o prendere un preparato già disseccato nei negozi accreditati, per preparare dei decotti.

Piante officinali che aiutano la digestione

Oltre al già citato Zenzero ci sono delle piante officinali che aiutano la digestione in maniera particolarmente efficace. Una tra le tante più conosciute e apprezzate è il Carciofo, che ha anche un grande potere epatoprotettivo. Ma c’è anche la Genziana, da non utilizzare però in presenza di ulcere gastriche e duodenali.
Poi ci sono le bucce degli Agrumi, in infuso o in decotto, ottime come coadiuvante della digestione. E c’è anche il tanto discriminato Assenzio, il cui liquore un tempo famosissimo è stato addirittura dichiarato tossico e capace di creare allucinazioni. Ma esistono tante altre erbe spontanee che funzionano come dei veri toccasana per la digestione. Tra queste ci sono Tarassaco, Cardo Mariano e Boldo, ad esempio, che agevolano il flusso biliare verso l’intestino. Oppure Malva e Altea, che vanno prese in infuso prima dei pasti per attivare correttamente il sistema digestivo.

Dove si comprano gli antispastici naturali? Sono prodotti da banco?

Verso la metà del secolo scorso la farmacopea naturale fu demonizzata dalla scienza farmacologica ufficiale. Quindi l’unica possibilità di reperire medicamenti naturali rimase quella di recarsi presso un erborista capace di riconoscere le erbe e di prepararle. Negli anni ’80 le cose cominciarono a cambiare e la ricerca privata, condotta anche da medici laureati e appassionati, le restituì la giusta importanza.

Oggi è possibile sapere dove si comprano gli antispastici naturali anche consultando le Pagine Gialle o cercandoli su Internet. Qualsiasi farmacia ormai vende prodotti di farmacopea verde, ovviamente senza la necessità di presentare una ricetta medica. Quindi buona parte degli antispastici naturali sono prodotti da banco. Molti degli antispastici naturali infatti, come tanti altri prodotti fitoterapici posti in vendita, sono riconosciuti innocui e iscritti al Catalogo Ufficiale degli Integratori Alimentari.

In mancanza però di questa registrazione non possono essere venduti sul territorio italiano. Ciò non toglie che il medico di famiglia debba sempre essere tenuto a conoscenza dell’uso di qualsiasi farmaco perché, anche se è completamente privo di elementi di sintesi chimica e quindi considerato di effetto blando, può reagire negativamente in presenza di altre terapie.

Facile o difficile reperibilità di un antispastico naturale

La facile o difficile reperibilità di un antispastico naturale dipende da due fattori. Il primo è la sua rarità. Ci sono ritrovati che non sono né conosciuti né richiesti e che, per questa ragione, non vengono messi a disposizione di una larga massa di consumatori.
Il secondo è la sua pericolosità. Per quanto non si tratti di prodotti di sintesi chimica, e quindi non sia stato isolato il principio attivo e ricreato in laboratorio a livello molecolare, la macerazione o la distillazione di alcuni prodotti, già molto potenti di propria natura come gli alcaloidi, li rende troppo pericolosi per poterli distribuire senza il controllo medico. In questo caso semplicemente essi non vengono prodotti oppure vengono inseriti tra i farmaci da richiedere con la ricetta medica, come è per gli oppiacei.

Se il mal di pancia non passa subito può essere grave?

Nel caso in cui, nonostante vari tentativi, il mal di pancia non passa subito, può essere grave e si deve ricorrere all’aiuto di una struttura ospedaliera. Un blocco digestivo o qualsiasi altra causa di mal di pancia che non si calma, nonostante l’uso di farmaci e manovre di vario genere, crea una situazione insostenibile che non può che peggiorare di ora in ora. Con l’apparato digerente non si scherza! Infatti il blocco delle sue funzioni può risultare letale.

Quando potrebbe trattarsi di colon irritabile e quando di mal di pancia forte

A stabilire quando potrebbe trattarsi di colon irritabile e quando di mal di pancia forte deve essere il medico di famiglia. Costui infatti conosce bene la storia del paziente ed è in grado di interpretare correttamente i sintomi. Il guaio però, per chi soffre di IBS, meglio conosciuta come Sindrome dell’Intestino Irritabile, o più semplicemente “colite”, è che ad avere la meglio sul malato non è tanto la sua pericolosità che è molto bassa, ma il continuo stato di malessere che impedisce chi ne soffre di vivere serenamente.

Continua a crescere la convinzione, nella maggioranza dei ricercatori, che l’IBS dipenda da un rapporto anomalo tra l’intestino e il cervello. Peraltro proprio la ricerca medica recente ha dimostrato che spesso si riescono ad eliminare i dolori più efficacemente con un ansiolitico che con un analgesico. Intanto ci sono comunque dei fattori che, in presenza di un persistente dolore crampiforme, devono essere tenuti sotto controllo.

Fattore durata e persistenza

Il fattore durata e persistenza dei dolori viscerali è sempre un indice abbastanza importante, soprattutto per stabilire se si tratta di colon irritabile o di un semplice mal di pancia forte.
Infatti, quando i sintomi hanno una durata relativamente breve e circoscritta alla causa occasionale, è più facile che a causare il mal di pancia sia stata una contrazione nervosa.
Al contrario se il dolore fosse persistente e non accennasse a scemare neanche con i farmaci, allora le cause potrebbero essere di altra natura ed è indispensabile individuarle esattamente con una serie di indagini. Anche se si trattasse semplicemente di Colon irritabile è sempre meglio accertarsi che non ci siano cause occulte.

Importanza del fattore agitazione, che a volte peggiora la situazione

Quando viene un mal di pancia forte la prima cosa da fare, per eliminare i dolori, è quella di mettere in campo ogni sforzo per rilassarsi. La tensione addominale infatti è la prima ragione del dolore, quale che sia la causa scatenante. Se invece persiste un fattore di agitazione questo riuscirà solo a peggiorare la situazione, soprattutto sul piano del dolore.
Quindi, nel caso in cui il mal di pancia forte sia accompagnato da uno stato di tensione, bisognerà fare qualcosa per calmarsi. In questi casi occorre stimolare maggiormente la produzione di serotonina, perché essa ha la capacità di rasserenare la mente e può convincere il cervello a mollare la presa.

I procinetici omeopatici servono o suggestionano solamente?

Omeopatia e Naturopatia sono scienze differenti, anche se si basano entrambe su elementi naturali non sintetizzati chimicamente. La Medicina Ufficiale accetta la validità blanda della seconda e bolla senza possibilità d’appello la prima.
Infatti i prodotti realizzati tramite le tecniche omeopatiche vengono classificati come un banale placebo, capace di funzionare solo grazie alla ferma convinzione da parte del paziente della sua riuscita. Una sorta di auto-condizionamento salvifico che, come la fede, produce effetti che la Scienza non è in grado di spiegare e nei quali in qualche modo interverrebbe misteriosamente la mente umana.
A mio avviso i prodotti omeopatici sono molto validi ed efficaci, agendo non tramite il principio attivo delle piante utilizzate, ma attraverso l'informazione e/o frequenza che gli stessi emanano. Ma per affrontare questo discorso ci vorrà un articolo a parte (...).

Mal di pancia e mal di stomaco sono la stessa cosa?

Sono in molti a pensare che mal di pancia e mal di stomaco sono la stessa cosa. Nel parlare quotidiano infatti i due stati di malessere spesso vengono identificati, ma non è esatto. È pur vero che i dolori all’apparato gastro intestinale si individuano nella zona, abbastanza ampia, che copre da sotto il diaframma e arriva all’area pelvica.
Ma si parla di mal di pancia quando il dolore è esteso su tutta la zona, è continuo ed è difficile da localizzare.
Il mal di stomaco invece si localizza
tra lo sterno e l’ombelico e si manifesta con fitte e crampi. Esso può causare anche un senso di pienezza gastrica, che viene seguito da sensazioni di svuotamento totale e di languore.

Mal di pancia e mal di stomaco hanno cause differenti?

Mal di pancia e mal di stomaco hanno cause differenti se queste sono meccaniche e localizzate nella parte dolorante. In tutti gli altri casi la medicina, piuttosto che cercare di distinguere il malessere per localizzazione, tende più correttamente a risalire alle cause. Ci sono delle casualità infatti che portano dolori sparsi e generici, da considerare nella categoria dei mal di pancia. Le stesse casualità possono generare anche fitte e spasmi sotto lo sterno, che rientrano invece nei mal di stomaco.

In pratica, se sia l’uno che l’altro dipendono dalla stessa causa, che possa essere la cattiva alimentazione oppure lo stress, ci si trova nella condizione di dover affrontare e risolvere, oltre al dolore da lenire nell’immediato con un analgesico oppure con uno spasmolitico, una causa comune.

La differenza dei dolori provati e della localizzazione del fastidio

Abbiamo già visto che i malesseri generalizzati appartengono ai mal di pancia, mentre quelli localizzati fanno parte dei mal di stomaco. Quelli localizzati sono diversi, spesso sono più intensi ed è più facile individuarli perché mettendoci il dito sopra o schiacciandoli il dolore aumenta.
La differenza dei dolori provati e della localizzazione del fastidio quindi è fondamentale per decidere se si tratta di mal di pancia o di mal di stomaco. Per la stessa ragione comprenderne la differenza può aiutare a scegliere il farmaco più indicato ad eliminare i dolori. Bruciori, crampi, fitte alla pancia e spasmi infatti, se vengono individuati e riconosciuti con esattezza, possono essere combattuti efficacemente tutti, a patto di usare l’antispastico naturale adatto.

La gastroenterite cosa è?

Chi soffre di malesseri gastrointestinali spesso sente nominare la gastroenterite, senza capire esattamente di cosa si tratti e quanto possa essere grave. È indispensabile quindi spiegare, almeno in sintesi e senza entrare nei dettagli tecnici, la gastroenterite cosa è.

Per la scienza medica la gastroenterite è un’infiammazione che colpisce lo stomaco e l’intestino tenue. Se arriva ad interessare anche il crasso è più facile che venga definita come gastroenterocolite.
La gastroenterite può essere prodotta da varie cause. Tra queste cause le più frequenti sono gli attacchi virali, la presenza di batteri nocivi all’organismo e nemici dei batteri buoni, la persistenza di parassiti intestinali oppure le intolleranze alimentari.

Tra i suoi effetti più deleteri c’è la nausea, i conati di vomito e i crampi all’addome. Sintomi che si manifestano in maniera evidente due o tre giorni dopo aver contratto il virus.
Tra i ceppi aggressori più frequenti c’è il Rotavirus, il virus di Norwalk e il Campylobacter. Quando si manifestano questi sintomi la prima cosa da fare è mantenere una idratazione costante, assumendo di continuo liquidi chiari e acqua, oltre che consultare immediatamente un medico per la visita e la terapia.


piatto vuoto

Perché perdo peso velocemente

 

Nonostante ci siano persone che farebbero di tutto per dimagrire ma non ci riescono c'è invece chi dimagrisce senza volerlo. Come mai? E’ normale perdere peso in un lampo? In genere no, e quando accade è perché probabilmente c’è qualcosa che non va.

E’ dunque normale chiedersi “come mai dimagrisco senza volerlo”?
Per chi ha voglia di dimagrire la sensazione di perdere peso può risultare piacevole, tuttavia alcune volte siamo convinti noi di perdere peso, ma in realtà non è così. Bisogna dunque capire cosa sta succedendo, perché dietro ad calo repentino e improvviso potrebbero nascondersi delle malattie.

piatto vuoto

Cause fisiologiche o patologiche

Il calo improvviso di peso è un evento che può avere cause fisiologiche o patologiche. In molti casi è legato semplicemente a una decisione volontaria di modifica del proprio regime alimentare per riacquistare una linea più snella ed eliminare alcuni disturbi di salute.

Questo avviene soprattutto quando si soffre di obesità e quindi bisogna ridurre il peso per tornare in forma e in migliore salute. Quando invece il calo di peso repentino avviene senza che si sia fatto nulla per causarlo allora è il caso di approfondire le cause, che possono essere varie.
Le malattie che possono causare dimagrimento sono:

  • Anoressia

Condizione purtroppo abbastanza diffusa, causa un drastico dimagrimento e bisogna consultare uno specialista per fermare la patologia.

  • Stress e ansia

Condizioni prolungate di stress e ansia possono portare a una perdita di peso incontrollata dovuta soprattutto alla mancanza di appetito e al mancato piacere di mettersi a tavola.

  • Intolleranze alimentari

Celiachia, intolleranza al glutine e altre forme di intolleranza alimentare possono causare la perdita di peso repentina. Si consiglia di fare attenzione a sintomi come dolori addominali, nausea o feci chiare dopo l'assunzione di cibi molto grassi.

  • Malattie dell'apparato digerente

Pancreatite, diarrea, gastrite, morbo di Crohn sono disturbi intestinali più comuni che possono portare alla perdita di peso.

  • Diabete

In modo particolare nella fase iniziale, il diabete può provocare una riduzione del peso drastica e potrebbe anche avvertire una sete immotivata, associata ad un continuo bisogno di urinare. Il diabete può anche spingere l'organismo a prendere dai muscoli il nutrimento di cui ha bisogno e quindi ecco spiegato il calo di peso corporeo.

  • Ipertiroidismo

Uno dei sintomi più comuni dell'ipertiroidismo è la perdita di peso. Di conseguenza, se si sospetta un problema alla tiroide, meglio tenersi sotto controllo.

  • Colite

Ulcera peptica e colite o colite ulcerosa possono generare un calo di peso proprio per i disturbi provocati da queste infiammazioni intestinali.

  • Tumore

La perdita di peso involontaria è uno dei segnali generali che potrebbero rivelare l’insorgenza di un tumore. Bisogna dunque fare attenzione quando il dimagrimento è significativo e inspiegabile.

  • Artrite reumatoide

L’artrite reumatoide o altri tipi di infezioni possono causare la diminuzione drastica dell'appetito del paziente, causando ovviamente anche una significativa riduzione del peso corporeo. Questi disturbi possono anche scatenare un'infiammazione dell'intestino e influire sulla capacità di assorbimento dei nutrienti, generando quindi il dimagrimento.

Quando si parla di soglia di pericolo

Perdere peso regolarmente nell’arco di un anno può considerarsi normale, ma quando i chili persi sono tanti e il dimagrimento oltre che repentino è anche involontario allora è bene consultare un medico, perché potrebbe esserci una patologia latente che sta per svilupparsi.

Bisogna stare dunque attenti a non superare le soglie di pericolo, che possono portare ad un impoverimento della massa muscolare ed ossea e al malfunzionamento di reni, fegato o pancreas, ma possono anche causare problemi ormonali e digestivi.

Quando ci si ritrova senza energie, svuotati e impossibilitati a riprendere il controllo dell’alimentazione allora vuole dire che già si sta toccando il fondo. Come detto prima, non è sempre questione di volontà, poiché esistono delle cause esterne che determinano la perdita di peso involontaria. In molti casi può trattarsi di calo ponderale.

Cosa è un calo ponderale

Un calo ponderale involontario consiste una perdita di peso che si verifica quando una persona non è a dieta e quindi non sta cercando di dimagrire.

Poiché tutte le persone hanno a che fare con una variazione del peso nel tempo, come può capitare durante una malattia, in genere i medici si preoccupano solo quando la persona perde più di 4-5 chilogrammi oppure, nei soggetti più minuti, il calo corrisponde al 5% del peso corporeo.

Questo viene definito calo ponderale e può essere un campanello d’allarme per un disturbo fisico o mentale. Altri sintomi oltre al calo ponderale possono essere febbre, sudorazione, perdita dell’appetito, dolori. Esistono due tipi di calo ponderale:

  • Fisiologico – riguardante per esempio i neonati
  • Indotto – generato da diete particolari o da patologie

Importanza del metabolismo

Il metabolismo è l’insieme di tutti i processi biochimici che si verificano nel nostro organismo e che sono finalizzati a trarre energia dagli alimenti. Le attività metaboliche vengono determinate dalla massa magra, ovvero dai muscoli e dagli organi interni.

Lo scopo è quello di rendere l’energia disponibile per svolgere i normali processi vitali, come il lavoro effettuato dagli organi interni. E’ dunque chiaro che l’attività metabolica è legata a due fattori, la quantità di cibo introdotto e i bisogni primari dell’organismo che hanno bisogno di essere assecondati.

Il metabolismo determina cosa fa bene e cosa fa male e quali sostanze hanno il ruolo di nutrienti e quali di agente tossico. Nel suo complesso il metabolismo avviene mediante 3 processi: catabolismo, anabolismo e metabolismo energetico.

Catabolismo – consiste nella degradazione di molecole complesse in molecole più semplici. Il processo permette di rilasciare energia. Nel dettaglio, è ciò che si verifica ogni volta che introduciamo cibo nel corpo.

Anabolismo - I processi anabolici consistono nell’assemblaggio di molecole semplici per la sintesi di elementi funzionali e strutturali delle cellule. In partica le reazioni producono un consumo di energia.

Metabolismo energetico – è determinato dall’insieme delle reazioni cataboliche e quelle anaboliche.

Metabolismo e dieta
Si parla di dieta e di metabolismo insieme perché è quest’ultimo che determina il dimagrimento. Infatti, a seconda di come funziona il metabolismo si ottengono risultati diversi con la dieta.

 

Cibi che fanno dimagrire

Vi sono diversi cibi che inducono a dimagrire e che quindi vanno evitati se non si vuole perdere peso. Uno di questi è il peperoncino, noto perché accelera il metabolismo e velocizza il dimagrimento. Pare che l’azione rapida sia dovuta al contenuto di capsaicina, un composto chimico in grado di stimolare sia i processi circolatori che quello metabolici.

Peperoncino e colite
Altro cibo che induce al dimagrimento perché noto come eccellente depuratore dell’organismo sono i broccoli. Questo alimento elimina con efficacia le tossine dal corpo e favorisce il metabolismo a livello generale, velocizzandolo meglio di qualsiasi altra cosa.

Anche gli agrumi aiutano a mantenere il metabolismo attivo, il che comporta un rapido smaltimento dei grassi in eccesso.

Una bevanda invece che induce a dimagrire è il Tè verde, ottimo per rilassarsi e anche per accelerare il metabolismo. Questa bevanda porta il metabolismo a brucare una maggiore quantità di calorie, inducendo così la perdita di peso.

Esercizi e lavori da evitare per non dimagrire troppo

Per non dimagrire troppo bisogna evitare attività fisica come la corsa, la cyclette, lo step e lavori troppo stressanti come cameriere, barista, lavori manuali che fanno sudare troppo. Anche svolgere le faccende di casa in maniera frenetica può avere ripercussioni nella perdita di peso.


uomo stanco su divano

Ho sempre sonnolenza: stanchezza fisica o mentale?

La sonnolenza diurna e la stanchezza sono condizioni piuttosto frequenti e a tutti può capitare di sentirsi spossati.

Se si tratta di stanchezza fisica però non c’è bisogno di allarmarsi, e se non ci sono patologie particolari, nella maggior parte dei casi si tratta di cause legate allo stile di vita. Di diverso tipo è invece la stanchezza mentale, che sopraggiunge solitamente quando ci sono troppi pensieri per la testa.

Questa tipologia di stanchezza spesso risulta inspiegabile e nasconde cause legate all’aspetto psicologico. Vediamo di saperne di più sulla sonnolenza e in particolare su questo tipo di stanchezza correlata, e cosa poter fare per stare meglio.

uomo stanco su divano

Cosa accade se si dorme troppo
La stanchezza cronica
Rimedi per sentirsi energici
La ginnastica anti stanchezza

Cause della stanchezza

Quante volte capita di avvertire una profonda sensazione di spossatezza, di affaticamento, o addirittura di stordimento? Quante volte hai detto “mi sento debole e privo di energia”, ma sai che non si tratta di debolezza?

I sintomi avvertiti sono diversi da quelli che si provano quando c’è una sorta di debilità muscolare e quello che accusi è una sonnolenza persistente, ti senti stanco. Il malessere generalizzato può essere associato a febbre da stanchezza, può essere originato da un esaurimento nervoso, dallo stress, ma può anche nascondere un caso di colite.

Altre volte avvertire gambe molli, inappetenza, ma anche la comparsa di herpes, brividi di freddo, pressione bassa o apnea notturna si possono associare alla sensazione di stanchezza profonda.

Se il problema è la perdita di sonno, generalmente con una buona dormita e qualche giorno di riposo tutto dovrebbe tornare normale. Attenzione, però, le ore di sonno consigliate in un adulto sono 7/8, meglio evitare di dormire di più.

Dormire troppo fa male?

Ci sono casi in cui anche dopo aver dormito tanto ci si sente più stanchi e spossati. A volte può dipendere dall’aver dormito troppo. Infatti, diverse ricerche recenti dimostrano che dormire troppo fa male quanto dormire poco.

Un sonno della durata di oltre 9 ore a notte non è salutare, e a lungo andare possono esserci problemi per la salute. Il primo organo a rischio è il cervello, che è più predisposto ad andare incontro a malattie come l’Alzheimer.

Troppo sonno fa male anche al cuore e sono maggiori i rischi di formazione delle placche arteriosclerotiche. Pare infatti che dormire troppo rappresenti un marker di rischio incrementato di avere incidenti cardiovascolari.

Sindrome da stanchezza cronica

La stanchezza non passa mai e non sai perché? Nessuna diagnosi ha portato alla giusta soluzione per risolvere i tuoi malesseri? Niente paura, potrebbe trattarsi di sindrome da stanchezza cronica, una condizione molto diffusa in tutti i Paesi occidentali  industrializzati.

Questa condizione è caratterizzata in maniera prevalente da una stanchezza continua associata ad altri disturbi, che possono manifestarsi in maniera diversa tra loro. Questa stanchezza cronica può diventare invalidante, soprattutto se la diagnosi non viene fatta in tempo. La fatica cronica è una stanchezza intensa, sia fisica che mentale, che compare anche facendo un minimo sforzo fisico. Ma come riconoscerla?

Il sintomo principale è l’astenia, che dura da almeno 6 mesi ed è talmente forte che interferisce con le attività quotidiane. Si tratta di astenia grave quando è presente sin dal risveglio e dura tutta la giornata, e peggiora con lo sforzo fisico o in situazioni di stress psicologico.

Non vi sono però manifestazioni fisiche di debolezza muscolare o anomalie nervose o articolari, ma l’astenia può cominciare sia durante una malattia come un’infezione virale o dopo, e in molti soggetti, può anche comparire senza manifestazioni precedenti di malattie. Spesso i soggetti che soffrono di sindrome da fatica cronica accusano disturbi simili a quelli di un’influenza cronica che dura anche diversi anni.

Il senso di fatica avvertito è inteso come spossatezza, sfinimento e non si allevia in alcun modo, nemmeno con un appropriato riposo. Inoltre, tende a peggiorare ancora di più dopo un’attività fisica o mentale intensa.

Rimedi per la stanchezza

Quando la stanchezza cronica si manifesta come una vera e propria patologia, si avverte un senso di fatica continuo a cui si accompagna una diminuzione graduale delle interazioni sociali, dell’attività di veglia e di quella fisica.

A risentirne è tutto il corpo, anche la circolazione del sangue e quindi le gambe, ma a questo si aggiunge il senso di vuoto, di impotenza, perché non si riescono a fare neanche i lavori più semplici. La sindrome da stanchezza cronica influisce notevolmente sulla qualità di vita e lavoro e può anche essere scambiata per depressione.

Per questo non appena ci sono segnali anomali bisogna reagire e correre ai ripari, consultando magari un naturopata e provvedere a migliorare il proprio stile di vita.

Rosmarino, alloro, salvia sono alcune erbe aromatiche che la tradizione erboristica spesso indica come efficaci rimedi antistanchezza in generale. Ma vediamo di seguito alcune erbe più specifiche per i vari tipi di stanchezza:
- eleuterococco: adatta alla stanchezza da "stress" fisici e mentali, caratterizzati da svogliatezza e da lieve stato depressivo. E’ la pianta più usata per le sue proprietà toniche, riequilibranti l’umore e calmanti nei casi di stanchezza con ansia;
- assenzio: potente e stimolante l’organismo e l’appetito, capace di aiutare le stanchezze dovute a deperimento dopo malattie. E’ una pianta da usare con cautela per pochi giorni e con dosaggi decisi dal naturopata;
- ginseng: famosa pianta nota in tutto il mondo come ottimo tonico del corpo. Stimola il sistema nervoso, aumenta il rendimento fisico e intellettuale, migliora l’attenzione, diminuisce la sensazione di fatica.

ginseng per stanchezza
- fieno greco: ottimo ricostituente per le stanchezze date da malattie infettive, nelle magrezze o in tutte le astenie accompagnate da diminuzione dell’appetito.

Dalla micoterapia arriva uno degli integratori più efficaci per contrastare stanchezza e astenia psicofisica: il Cordyceps.
Fungo medicinale originario del Tibet, da millenni utilizzato nella medicina tradizionale cinese come energizzante, tonico e anti-age. Recenti studi scientifici hanno confermato le sue qualità, dovute a principi attivi quali cordicepina, acido cordicepico, ergosterolo, adenosina e betaglucani.

Fa bene dormire il pomeriggio?

Se c’è bisogna di concedersi qualche ora di sonno va bene anche dormire il pomeriggio. Da alcune ricerche è emerso che il riposino pomeridiano fa bene alla salute, migliora la memoria, l’umore e stimola la creatività. Inoltre, fa bene anche alla salute del cuore.

Il sonnellino però dovrebbe durare al massimo tra i venti e i trenta minuti, dormire oltre è controproducente e si rischia di rimanere intontiti.

Il momento perfetto per concedersi una pennichella è subito dopo pranzo ed è ottima per resettare il cervello e mettere a posto le informazioni. Con questo rimedio semplice migliorano i livelli di concentrazione e la prontezza di riflessi.

Altri rimedi per alleviare la stanchezza

Per alleviare i sintomi della stanchezza condurre uno stile di vita sano è il miglior alleato in assoluto, ottimo anche per prevenire i sintomi. Per cominciare, bisogna seguire un’alimentazione sana ed equilibrata e soprattutto inserire cibi che aiutano a recuperare energie.
Ottima è la frutta secca e i cibi ricchi di acidi grassi omega 3 come il pesce azzurro e gli antiossidanti.
Raccomando di abbondare con cereali integrali in chicchi come avena, orzo, miglio, germe di grano, farro, mais e grano saraceno, spezie (cannella, cerfoglio, chiodi di garofano, origano, peperoncino, prezzemolo), frutta fresca (ciliegie, lampone, mela, albicocca, fico, prugna), frutta secca (nocciola, castagna), alghe, verdure di stagione (cicorie, carciofo, sedano, zucca, carote).

Un’alternativa agli alimenti per riprendersi energie psico-fisiche è quella di ricorrere ad un ricostituente naturale per superare la stanchezza, ad esempio a base di magnesio, ottimo per migliorare le condizioni fisiche.

Ottima soluzione sono anche i fiori di Bach, e fra i 38 fiori quello consigliato è Olive, utile in caso di stress prolungato, indicato per ridare una nuova energia fisica e mentale. Questo fiore è consigliato da assumere anche dopo un periodo particolarmente impegnativo.
Un altro fiore di Bach particolarmente efficace è Hornbeam, ideale per chi si sveglia già spossato e stanco ancora prima di cominciare qualsiasi attività. Il fiore Hornbeam aiuta a riequilibrare l’energia e a sfruttarla al meglio, ma aiuta anche a dormire bene e allevia la sensazione di stress.

Esercizi fisici per combattere la stanchezza

Anche gli esercizi giusti contribuiscono ad alleviare la stanchezza e ve ne sono alcuni che aiutano a rinforzare la muscolatura e che si possono svolgere dove si preferisce, senza la necessità di andare in un centro sportivo. Ecco gli esercizi utili:

  • Push up adattato

Sono semplicemente delle flessioni, perfette da fare a casa e utili perché coinvolgono la maggior parte dei muscoli dell’arto superiore. Mettere le mani ad una distanza maggiore rispetto la larghezza delle spalle e con le gambe e schiena dritte andare su e tornare giù.

  • Squat a corpo libero

Attività specifica per attivare gli arti inferiori. Questo esercizio a corpo libero è indicato per stimolare la muscolatura delle gambe. Per eseguirlo bisogna stare in piedi con la schiena contratta, si sollevano le braccia in modo siano parallele al suolo e si comincia a scendere lentamente buttando indietro i glutei.

  • Plank

Esercizio di tenuta, va fatto mettendosi a terra con la pancia rivolta verso il basso, piegando i gomiti a 90 gradi e facendo in modo di formare una linea retta che parta dalla testa e arrivi ai talloni.


antibiotici

Quando prendere l'antibiotico e quando no

Sugli antibiotici spesso ci sono posizioni controverse, alcuni sono pro e altri sono contro, ma è bene sottolineare che si tratta di farmaci a volte indispensabili per affrontare alcune patologie nella loro fase acuta. Inoltre riveste notevole importanza il fatto di essere usati nel modo corretto, ma quando prenderli e quando no? Vediamo di fare chiarezza.

Quando prenderli
Prenderli in gravidanza
Intossicazione da antibiotici
Cibi con funzione antibiotica

Da cosa proteggono?

Il compito dell'antibiotico è quello di contrastare alcune infezioni gravi provocate dai batteri. La sua funzione è dunque quella di attaccare il DNA del microrganismo patogeno e disgregarlo. Per avere la sua efficacia l'antibiotico deve essere assunto regolarmente in più dosi e necessita di qualche giorno di tempo per agire.
Interrompere la terapia prima del dovuto vanifica i poteri curativi dell’antibiotico e inoltre crea nuove tipologie di germi resistenti ai farmaci. Infatti, quando la cura non viene conclusa, l'antibiotico blocca l’attacco sul DNA nemico e questo si rigenera e si modifica, diventando anche più aggressivo.

colite e antibiotici
Quando ricorrere a loro

Si può ricorrere agli antibiotici quando bisogna approntare una terapia per debellare infezioni provocate da oltre 200 specie di batteri patogeni. Tra le patologie più note nelle quali si ricorre agli antibiotici vi sono polmonite, tonsillite con febbre e placche, cistite, vari tipi di otite. Inoltre, dentisti e chirurghi li prescrivono per evitare complicazioni post interventi.

Come agiscono nell'organismo

Questa categoria di farmaci agisce nell’organismo grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, quindi aiuta a ridurre irritazioni e infiammazioni, alle sue proprietà analgesiche efficaci nel ridurre il dolore, e aiutano a combatte infezioni intestinali di vario tipo come diarrea e vomito.
Agiscono con efficacia anche nel caso di infezioni alle vie urinarie come cistite e candidosi. Per risultare efficaci bisogna affidarsi alla tipologia giusta di farmaco e per questo è fondamentale rivolgersi ad uno specialista che faccia la diagnosi corretta attarverso antibiogramma e prescriva l’antibiotico giusto da assumere.

Si possono assumere in gravidanza?

Gli antibiotici si possono assumere in gravidanza con molta cautela e solo dietro consiglio e prescrizione medica. Un uso scorretto può compromettere la gestazione e può anche condizionare la salute del nascituro. Inoltre, non bisogna mai assumere gli antibiotici in combinazione con alcol, soprattutto se si stanno assumendo antibiotici aventi molecole diffuse come il metronidazolo.

Cosa non fare quando li si assume

Quando si assumono antibiotici bisogna prendere delle precauzioni per evitare rischi alla salute. Ad esempio, viene consigliato di non esporsi al sole mentre si segue una terapia antibiotica. Pare infatti che ci possano essere reazione avverse con vitamina D e raggi UV, ma è bene specificare che non capita con tutti i tipi di antibiotici.

Infatti, questo può succedere quando le molecole dei principi attivi che sono alla base del farmaco causano effetti di fotosensibilizzazione, che genere eruzioni cutanee sulle aree della pelle colpite dai raggi del sole. Per precauzione è sempre fondamentale leggere il bugiardino e consultare il medico per sciogliere ogni dubbio.

Cosa assumere durante una terapia antibiotica

Tutti i farmaci a seconda della loro categoria presentano degli effetti collaterali anche gravi, ma gli antibiotici in particolare comportano e favoriscono la disbiosi intestinale, ovvero una alterazione del microbiota attraverso la distruzione di numerosi ceppi batterici simbionti, fondamentali per la nostra salute. Gli antibiotici sono come delle bombe le quali riversate nel nostro organismo, hanno la capacità di danneggiare non solo i batteri patogeni ma anche quelli amici, fondamentali per un corretto assetto del microbiota.

Per evitare tutto questo il consiglio spassionato è quello, durante qualsiasi terapia antibiotica, di assumere dei probiotici antibiotico restistenti, a base di saccharomyces boulardii. In genere la posologia consigliata è una capsula di saccharomyces boulardii per ogni capsula assunta di antibiotico.

Il coronavirus è resistente agli antibiotici?

Purtroppo è così, il coronavirus è resistente agli antibiotici poiché questa categoria di farmaci serve per curare e prevenire le infezioni causate dai batteri patogeni e impedirne la moltiplicazione all’interno dell’organismo. L’antibiotico non è affatto indicato per curare le infezioni virali in generale e nello specifico non lo è per il coronavirus.

La durata dei cicli per la diverticolite

Secondo la medicina convenzionale gli antibiotici sono utili per placare i forti dolori addominali causati dalla diverticolite, accompagnati spesso anche da crampi addominali, febbre, diarrea, meteorismo, gonfiore addominale, nausea, stipsi e sindrome del colon irritabile. Per le forme acute di diverticolite è possibile assumere 450-900 mg per via endovenosa ogni 8 ore. La durata della terapia varia da 7 a 14 giorni.

Intossicazione da antibiotici

Nonostante la validità degli antibiotici nel debellare alcune malattie dovute a batteri patogeni, tuttavia un loro abuso può causare effetti collaterali. Assumere troppi antibiotici può infatti dare origine a disturbi anche inaspettati, come nausea, diarrea, arrossamenti della pelle, reazioni allergiche, disbiosi intestinale.

Inoltre, uno studio recente ha messo in evidenza che gli antibiotici  possono interferire con il corretto funzionamento del sistema immunitario. Un uso scorretto e un abuso di questi farmaci potrebbe dunque causare degli effetti collaterali a discapito di esso.

Il miglior modo per depurarsi

Dopo aver seguito una terapia a base di antibiotici o comunque si è fatto abuso di essi è probabile che tracce del medicinale giacciano nel nostro organismo anche dopo aver ultimato il trattamento. Il miglior modo per depurarsi dagli antibiotici è quello di seguire una adeguata alimentazione e ricorrere ad alcuni rimedi naturali molto efficaci.

La depurazione dagli antibiotici è importante per evitare che i residui lasciati da questi farmaci possano compromettere le funzioni dell’apparato digerente. Per prima cosa bisogna evitare cibi di origine animale, quindi escludere carne, uova e prodotti caseari. Bisogna mangiare alimenti ricchi di antiossidanti e vitamina C, come frutta e verdura, bisogna anche fare esercizio fisico regolare e dormire a sufficienza.


Cibi usati al posto di antibiotici

Vi sono anche dei cibi con proprietà antibiotiche. Infatti possono essere considerati dei veri e propri farmaci ed antibiotici naturali. Cibi come l’aglio o le cipolle, erbe come l’origano, e spezie come la cannella e lo zenzero sono assolutamente efficaci e proteggono la nostra salute. Ecco nello specifico come funzionano:

  • Aglio

L’aglio è un antiparassitario naturale dalle proprietà curative particolarmente efficaci. Il suo aroma deriva dall’allicina. Le sue proprietà antivirali e antibatteriche e la gran quantità di antiossidanti agiscono distruggendo i radicali liberi responsabili del degenerarsi dell’organismo.

  • Cipolla

Le potenti proprietà antibatteriche della cipolla le rendono ideale per favorire la depurazione dell’organismo. La sua azione antinfiammatoria migliora la circolazione del sangue e aiuta a prevenire e a curare influenza, raffreddore e mal di gola.

  • Origano

Erba aromatica utilizzata in cucina per insaporire le pietanze, l’origano è anche una vera e propria erba medicinale. E’ infatti un eccellente analgesico, antisettico ed antispasmodico naturale. Ricchissimo di carvacrolo e timololo, potenti antibatterici, antivirali, antimicotici e antiparassitari.

  • Cannella

Questa spezia utilizzata per insaporire le pietanze dolci ha tantissime proprietà benefiche utili per la salute. E’ un antibatterico naturale ideale per diminuire i dolori provocati dall’artrite, ma è anche un ottimo rimedio naturale contro mal di gola e raffreddore.

  • Zenzero

Lo zenzero è un toccasana per la salute, può essere consumato fresco oppure essiccato e ridotto in polvere. Fra le spezie è una delle più utilizzate per la sua azione benefica e per la prevenzione di tosse, raffreddore, influenza, mal di gola. Ottima anche la tisana miele e zenzero contro i malanni di stagione, un antibiotico naturale che oltre a proteggere depura l’organismo e migliora anche la digestione, da preparare come segue. Ricco di geingerolo che è un antinfiammatorio, antiossidante, antibatterico e antivirale.

Validità degli oli essenziali rispetto antibiotici

Visto che l’abuso e l'utilizzo scorretto di antibiotici creano sempre più batteri super resistenti ad essi che a volte possono portare gravi infezioni, è caldamente consigliato di usare questi farmaci solo quando non se ne può fare a meno.
Una validissima alternativa ad essi sono gli oli essenziali, in particolare alcuni che risultano essere molto efficaci contro i batteri senza causare effetti collaterali.

olio essenziale antibiotico

Fra quelli più indicati troviamo l’olio essenziale di Tea Tree (melaleuca), l’olio essenziale di Origano, l’olio essenziale di Cannella, quello di Timo e l’olio essenziale di Santoreggia.
Tutti hanno una grandissima efficacia nel ridurre le infiammazioni e nel trattare malattie stagionali, arrossamenti, irritazioni, grazie alle proprietà antivirali, antiossidanti, antimicotiche e antiparassitarie.
Punto a favore degli oli essenziali è di non incidere negativamente sulla flora batterica.


febbre a 37

Febbre a 37 e ripercussioni di una stanchezza

Febbre e stanchezza sono malesseri correlati fra loro e che in molti casi si manifestano in forma passeggera, ma a volte possono nascondere qualcosa di più serio, soprattutto se si presentano in forma prolungata. Scopriamo di più sulla febbre accompagnata dalla stanchezza e quando allarmarsi.

La febbre è una reazione dell’organismo

In genere alcuni decimi di febbre non dovrebbero preoccupare e quando i rialzi di temperatura si attestano in un range che va dai 36.4° ai 37.2° di solito non destano allarmismi. La febbre, infatti, non è altro che una reazione e risposta del nostro organismo a qualcosa e comporta inevitabilmente un aumento della temperatura corporea.

La febbre genera dunque una serie di reazioni da parte dell’organismo, come ad esempio una frequenza respiratoria maggiore ed un’accelerazione del battito cardiaco. Quando subentra la febbre avvertire una sensazione di stanchezza è del tutto normale, e può perdurare anche per alcuni giorni dopo la scomparsa degli altri sintomi.

Tuttavia, se la stanchezza si prolunga molto oltre, così come la febbre a 37 o poco più, allora è il caso di sottoporsi a degli accertamenti per capire l’origine di questi sintomi, soprattutto se ritorna e si presenta in forma recidivante. Gli episodi febbrili infatti non sono tutti uguali e possono presentarsi in modo diverso, e ad ognuno possono essere associate delle cause e delle specifiche malattie.

febbre a 37Cos'è la febbre intermittente

Si dice febbre intermittente quando la temperatura basale subisce fluttuazioni ad ampio raggio, alternando periodi di assenza di febbre ad altri in cui vi può essere febbre anche molto alta. Nella condizione di febbre intermittente l'intervallo tra le due fasi presenta una durata variabile che può essere di ore o giorni, a seconda della causa che l'ha generata.

Per poter definire la febbre intermittente le oscillazioni della temperatura corporea nel giorno devono essere più alte di almeno 1°C e, durante i periodi di febbre la temperatura basale deve diminuire al di sotto dei 37°C.

Cos’è la temperatura basale

La temperatura basale è la temperatura del nostro sangue che viene rilevata dopo un periodo di riposo ininterrotto di almeno sei ore. Il migliore momento per misurarla è al risveglio, quindi la mattina, prima di alzarsi dal letto.

Nelle donne in età fertile si rileva un leggero aumento durante il periodo ovulatorio per effetto del progesterone, mentre negli anziani in genere la temperatura è più bassa. Nei bambini invece la temperatura è solitamente instabile. La temperatura può aumentare a causa dell’ansia e dello stress.

Febbre persistente per settimane

La febbre persistente è una condizione febbrile che si può protrarre per diversi giorni o addirittura per settimane. Tenendo sempre presente che la febbre alta non è una patologia, ma una reazione del corpo che si difende così dai batteri, dai virus o da tossine, la febbre prolungata può essere causata da diversi fattori. Fra questi troviamo:

  • Malanni di stagione – nella stagione fredda i malanni possono dare origine ad una febbricola persistente e in questo caso si manifesta solo febbre ma senza infezioni;
  • Stress – vi sono periodi di stress durante i quali l’organismo reagisce perché messo a dura prova e la reazione è proprio lo stato febbrile. Solo riducendo la stanchezza cala anche la febbre da stress;
  • Sbalzi ormonali – ovulazione, menopausa sono condizioni che portano la donna ad avere sbalzi ormonali, che a loro volta possono portare a un innalzamento della temperatura corporea.

Può anche esserci una correlazione fra la febbre e la diverticolosi, una patologia caratterizzata dalla presenza di diverticoli, cioè delle erniazioni o estroflessioni localizzate soprattutto nella parte sinistra del colon, ovvero nel sigma. Qui la cavità si riduce di diametro e quando vi è maggiore pressione causa la formazione di diverticoli, che può essere uno o più di uno.

Febbre perenne a 37°

Una temperatura che oscilla sui 37 gradi in genere viene definita febbricola e non desta preoccupazioni, tuttavia bisogna fare attenzione ai valori che possono influenzare la temperatura corporea. Se poi la febbre diventa perenne e si aggiungono sintomi come la stanchezza cronica allora bisogna approfondire per trovare le cause.

Bisogna dire prima di tutto che il valore cambia sostanzialmente in base alle modalità di misurazione ed è importante ricordare che per via orale il valore ottenuto è più basso. Inoltre, bisogna anche tenere in considerazione che la temperatura è generalmente più elevata dopo aver fatto esercizio fisico.
Inoltre, se la febbre è 37° la sera non vuol dire nulla, mentre cambia tutto se lo stesso valore è stato riscontrato la mattina e per diversi giorni. Certo è che se la temperatura aumenta sempre verso la conclusione del pomeriggio potrebbe trattarsi di febbre serotina, ovvero il sintomo di qualcosa che non funziona nell'organismo e che merita di essere approfondito.

Anche avere la febbre a 37 di mattina può essere segnale di qualcosa che non va. Lo è ancora di più se da sporadica la febbre a 37 diventa perenne e si avverte sempre una certa stanchezza. La cosiddetta febbricola cronica potrebbe essere un allarme e avvisare la presenza di malattie come infezioni croniche o patologie relative alle ghiandole linfatiche oppure al sangue. Negli anziani potrebbe rappresentare invece un’avvisaglia di malattie ancora più gravi.

In questi casi la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico di fiducia e se occorre fare degli esami di approfondimento. Se si tratta solamente di una risposta dell’organismo a situazioni di forte stress sarà utile ricorrere ai giusti rimedi per ritrovare il benessere psico-fisico.
In molti casi è il contesto lavorativo a causare deficit di cui è sempre meglio accorgersi in tempo, magari ascoltando il giudizio di chi ci circonda. Troppo spesso si è talmente concentrati sulla propria carriera professionale da trascurare dei segnali di debolezza e fragilità che il nostro corpo vuole comunicare, per dire di “tirare un po' il freno”..

Come fare una diagnosi

Quando si presenta la febbre, sia che sia a 37° perenne oppure si tratta di febbre alta che va avanti da diversi giorni è necessario che il medico a cui ci si rivolge faccia un'analisi in profondità per individuare la causa.

Uno studio accurato dei sintomi manifestati dal paziente, che possono essere brividi, catarro, tosse grassa, senso forte di nausea, debolezza alle gambe, mal di pancia, inappetenza e molto altro, aiuterà il professionista a valutare la situazione clinica del soggetto.

Per avere un quadro chiaro e cercare di individuare le cause della febbre il medico deve anche indagare sulle eventuali patologie remote del paziente. Deve dunque ricercare se ha sofferto di patologie come tubercolosi, cancro, malattie intestinali, ipertiroidismo e altre problematiche che possono essere di aiuto nel capire da cosa ha origine la febbre.

Dietro una febbre come quella intermittente possono nascondersi una serie di malattie che possono anche essere gravi. Fra queste possono esserci infezioni batteriche ai polmoni, AIDS, colangite, alcune forme di cancro, infezioni alle vie urinarie, infezioni tubercolari, brucellosi, meningite e molte altre patologie.

Fare una diagnosi accurata è dunque molto importante per trovare la causa e l’origine della febbre quando è a 37 ed è perenne oppure quando è persistente e dura per molti giorni anche a gradi più elevati.

Prevenzione nello sport

Numerosi studi dimostrano che un’attività fisica moderata è la soluzione migliore per tenere lontano gli stati febbrili e l’influenza. Le persone che praticano sport regolarmente hanno infatti difese immunitarie molto più elevate dei sedentari e quindi hanno meno probabilità di ammalarsi.

In genere un leggero raffreddore, il naso che cola o un lieve bruciore alla gola non impediscono di praticare attività fisica. Una buona prevenzione per gli sportivi è quella di utilizzare integratori naturali e/o omeopatici specifici, ottima soluzione per mantenere elevato il livello del sistema immunitario.

Tuttavia, nel caso si presenta lo stato febbrile è sconsigliato allenarsi e l’atleta deve evitare gare e allenamenti intensi. Durante la febbre deve curare l’alimentazione e recuperare mangiando carboidrati integrali, frutta e verdura e bere tè verde.

Tachipirina risolve la febbre o è un palliativo?

In genere se la febbre è sporadica a 37° non c’è bisogno di assumere farmaci. Anche nel caso di febbre a 39° nei bambini i pediatri sono concordi nell’affermare che il farmaco non va somministrato, e va dato invece solo quando la febbre è sui 40°.

Nel caso delle persone adulte, o comunque dai 15 anni in poi, la Tachipirina è invece ideale per garantire sollievo dalla febbre o anche per contrastare disturbi come mal di testa e stanchezza.


gas di ciminiere

Aria nell'intestino: meglio liberarsi o perdere amicizie?

Con il termine aereofagia si indica l’aria prodotta in eccesso nell’intestino o nello stomaco. Sia che l'aria venga introdotta inavvertitamente dall'esterno oppure prodotta in eccesso nell’intestino o nello stomaco, in entrambi i casi non è mai tollerata dall'apparato digerente. La sua presenza è causa di tensione e il gonfiore addominale a cui conseguono manifestazioni inevitabili di meteorismo e flatulenza, fastidi comuni e che mettono a disagio ogni individuo, soprattutto quando si lavora a stretto contatto con il pubblico.

Quanta aria può entrare e in quali modi si accumula

L'aria nello stomaco si verifica per l’ingestione di gas, con la deglutizione frequente di saliva o con l’introduzione degli alimenti. Questo disturbo dell'apparato digerente è spesso la conseguenza di errate abitudini alimentari, come ad esempio la tendenza a mangiare frettolosamente o mangiare cibi che causano fermentazioni, che nel tempo provocano bolle d'aria.

Oltre ad alcuni fattori come fumo e ansia, che possono favorire il disturbo, l’aria nello stomaco può accumularsi a causa di malattie o di patologie che colpiscono altri organi addominali. Per evitare il gonfiore all’addome, dovuto proprio dall’aumento dell’aria, è fondamentale riequilibrare la flora batterica, aiutandosi magari con un’alimentazione ricca di fibre oppure assumendo probiotici.

gas di ciminiere

Sintomi causati dall’accumulo di aria

I sintomi causati dall’accumulo di aria nell’intestino possono essere fastidiosi e la pancia può diventare gonfia e dura, sino ad accusare dolori al basso ventre e rumori intestinali, evidenziati da veri e propri brontolii, dovuti al movimento dei gas.

Le persone che tendono ad accumulare aria nello stomaco possono anche manifestare disturbi del ritmo cardiaco e sensazione di mancanza di respiro. In alcuni casi può anche comparire un dolore retrosternale, che viene avvertito come se si eseguisse una forte pressione sul torace.

Nei soggetti ansiosi e con scarsa tolleranza alla distensione gastrica, l'aria nello stomaco può causare senso di soffocamento, iperventilazione, dilatazione acuta dello stomaco, nausea, tachicardia. L'aria accumulata nello pancia verrà espulsa successivamente tramite l'eruttazione oppure dando origine a meteorismo e flatulenza.

Come si formano i gas intestinali?

I gas intestinali si formano in ognuno di noi, anche in quei soggetti che non soffrono di particolari disturbi gastroenterici o che si considerano troppo raffinati per produrre “certe schifezze” . La formazione dei gas intestinali può essere ricondotta all'attività dei batteri che si trovano nell'intestino crasso, in cui fermentano residui di cibo non assorbito o non digerito, dal quale traggono energia e liberano gas.

Contribuisce alla formazione dei gas intestinali anche l'aria ingerita durante la deglutizione. Ecco perché coloro che mangiano e bevono in fretta, magari durante i pasti e sono abituati a parlare tanto sono più soggetti ai problemi di flatulenza. Anche il fumare, masticare spesso tabacco o chewingum, bere frullati e bevande gassate sono attività che contribuiscono alla formazione di gas intestinali. Occhio allora a non rimanere nella “scia velenosa” di persone logorroiche o di grandi consumatori di birra.

La flatulenza perché in alcuni casi non è presente?

La flatulenza però in alcune persone non è presente, o perlomeno risulta molto ridotta. Come mai? Se i gas intestinali si formano in tutti gli individui, perché alcuni non manifestano la flatulenza?

Semplice, queste persone sono principalmente quelle che hanno modificato le abitudini alimentari, che hanno adottato una dieta equilibrata e sana, in cui non sono presenti quei cibi che causano una produzione eccessiva di gas.

Potrebbero essere ad esempio persone che evitano i latticini, soprattutto se sono intolleranti al lattosio, oppure quelle che manifestano una difficoltà con il glutine e che per questa ragione seguono una dieta gluten-free, ovvero un menù specifico per ridurre i sintomi derivati da questa patologia.

Rimedi naturali per combattere la flatulenza

Una buona soluzione per combattere la flatulenza è quella di mangiare pasti piccoli e non abbuffarsi durante la giornata. Il consiglio è quello di mangiare più volte in piccole dosi, per mantenere attivo il metabolismo, evitando di appesantire l'apparato digestivo sottoponendolo a sforzi extra, a causa di una cena iper proteica.

Per fortuna però vi sono dei rimedi naturali efficaci per combattere i gas in eccesso. Di qui in avanti ne presenterò alcuni davvero utili per mettere fine alle scorreggie e ai cattivi odori che vengono sprigionati nell’aria. Si tratta di fastidi che vanno combattuti con una certa urgenza, prima che i danni psicologici conseguenziali possano rivelarsi notevoli, a causa di amici o partner esausti dal cattivo operato del nostro retto.

Fra le piante medicinali in grado di prevenire la formazione di gas nel tratto intestinale la più conosciuta è il finocchio, che risulta un validissimo modo per ridurre le fermentazioni e facilitare l'espulsione dei gas in eccesso. Altre piante efficaci sono anche la camomilla, l’anice, la melissa, la menta, l’angelica e il cumino.

Anche l’aceto di mele è efficace nel ristabilire l'acidità intestinale ed è indicato per impedire ai batteri che alterano il pH leggermente acido presente nell'intestino di proliferare.

Un efficace rimedio naturale è anche il carbone vegetale, che grazie alle sue capacità di assorbimento è veramente efficace nei casi di tensione addominale e gonfiore. Con le sue microparticelle il carbone vegetale assorbe l’aria in eccesso e aiuta a ridurre notevolmente i fenomeni di meteorismo.
Occhio però agli effetti collaterali: se usato per troppo tempo, soprattutto se nel caso di pane al carbone vegetale può causare secchezza, stipsi e malassorbimento di alcuni micronutrienti!

Come liberarsi dai gas

Per liberarsi del fastidio dei gas intestinali e quindi dell’aria libera in addome si può ricorrere anche ai probiotici,  utili per riequilibrare la flora batterica dell’intestino e combattere il meteorismo. Questa tipologia di integratori favorisce l’accelerazione del transito del cibo tra lo stomaco e l'intestino e migliorano anche la regolarità intestinale.
I ceppi batterici migliori per affrontare e risolevere problemi di pancia gonfia e meteorismo sono con il Lactobacillus plantarum e acidophilus.

Scorreggiare fa bene o è giusto trattenerle?

Fare scorregge può non apparire una bella cosa, tuttavia uno studio dimostra che non bisogna vergognarsi e che, in ultima analisi, anzi fare i peti fa bene alla salute!

Lo studio sui peti ha rivelato che uomini e donne in media scoreggiano 14 volte al giorno e che queste flatulenze composte da idrogeno, azoto, metano, biossido di carbonio, idrogeno solfato e ossigeno sono il segno che il corpo gode di buona salute.

Cosa è una colica d'aria?

La colica d’aria è dovuta a fenomeni di tipo fermentativo e si manifesta con gonfiore e aumento della tensione addominale. La colica è causata dalla presenza di una quantità eccessiva di gas nello stomaco o nell’intestino.

Il gas presente nel tratto digerente può essere stato accumulato dall’aria ingerita oppure può essere una conseguenza normale della fermentazione batterica a cui sono sottoposti gli alimenti.

Il meteorismo spesso si accompagna a quel sintomo di gonfiore che spesso si manifesta in questi casi. Oltre al gonfiore altri sintomi sono anche dolore e tensione addominale, alitosi, eruttazioni, emissione di gas rumorosa.

La colica d’aria spesso è la conseguenza di:

  • abitudini alimentari scorrette
  • difficoltà a digerire
  • disfunzioni del metabolismo
  • infezioni intestinale di vario titolo
  • colon irritabile o ancora stitichezza psicosomatica.

Cibi che aumentano i gas nella pancia

A volte il meteorismo può essere anche un segnale della presenza di qualche problematica gastro-intestinale, come dispepsia, sindrome dell’intestino irritabile, stipsi, oppure può essere rivelatore di fattori psicologici come insonnia, depressione e ansia.

Gli esperti raccomandano quindi di consumare cibi che non aumentano i gas nella pancia e che non causano accumulo.

Fra i cibi da evitare oppure da consumare con molta moderazione troviamo latte e prodotti caseari freschi, cavolfiore, cavolo, verza, cardi, cipolle, legumi, cibi ricchi di grassi, maionese, panna montata, dolci, pane fresco, castagne, caramelle, acqua e bibite gassate, vini frizzanti, spumanti. frappé, chewing-gum.

Un’altra cosa raccomandata caldamente è quella di evitare di bere con la cannuccia perché fa ingerire inutilmente dell’aria. Quando prendiamo una bibita al bar preferiamo sempre un comodo bicchiere e anche i ragazzini più piccoli dovrebbero abituarsi a questa sana abitudine.

Tantissima aria porta dei rischi?

Non è affatto vero che fare tantissima aria porta a dei rischi, anzi vuol dire che il corpo funziona correttamente.

Quello che ovviamente può dare fastidio agli altri è il cattivo odore delle puzze, ma sono proprio queste a consentire alla pancia di sgonfiarsi, soprattutto dopo un pasto pesante. Se non si fanno le scorreggie si accusano spasmi all'addome e come abbiamo visto prima si formano le coliche d’aria.

Per evitarle, quindi, non trattenere i peti che fanno uscire i gas e permettono allo stomaco di sgonfiarsi e rilassarsi. Spesso bloccare le flatulenze vuol dire far accumulare i gas nello stomaco e questo può alterare il funzionamento dell'intestino. Di sicuro è meglio qualche arietta in più, anziché una condizione di stitichezza legata all'iperattività del soggetto o di uno stress da lavoro che non si riesce ad arginare. Alcune volte chi detesta l'eccesso di scorreggini da parte di un amico o conoscente nasconde soltanto un po' di invidia e null'altro.


disegno di fumine

Colite spastica fulminante

Con il termine "colite" ci si riferisce ad una condizione di infiammazione del colon dovuta molto spesso alla presenza di batteri o virus.
Abbastanza frequentemente la colite è conseguenza di un trattamento antibiotico protratto nel tempo che, distruggendo la normale flora batterica intestinale naturalmente presente in questa parte del corpo, esclude uno dei meccanismi di difesa, ovvero la competizione batterica, con cui l'organismo si protegge dalle aggressioni.
Dolori addominali, diarrea con feci commiste a sangue e muco e a volte febbre, sono i principali sintomi con cui si manifesta questo disturbo.

La terapia è causale e può consistere in una cura farmacologica, in un percorso naturopatico alla ricerca delle cause scatenenti la sintomatologia, nell'adesione ad uno specifico regime alimentare e, da me consigliato, in un lavoro (attraverso il counselling, la psicoterapia, ecc..) sulla sfera psicoemotiva, molte volte sorgente primaria della malattia.
Esistono diversi tipi di colite, alcuni meno aggressivi e più facili da curare, altri più complessi: la colite fulminante rientra in questa seconda categoria.

Ma cos'è, precisamente, la colite spastica fulminante?

Quale tipo di patologia si indica con tale espressione?
L'aggettivo stesso "fulminante" sta ad indicare la rapidità con cui la malattia si manifesta, paragonabile, per l'appunto, a quella di un fulmine che sferza il cielo durante un temporale.
Tuttavia, per capire davvero cosa sia la colite fulminante, si rende prima necessaria una breve descrizione della pancolite, cui essa è strettamente connessa.
La pancolite è l'’infiammazione di tutto il colon e non solo di una sua parte, quindi il colon destro, il sinistro, il trasverso e il retto.

colite fulminante
I sintomi tipici di pancolite sono diarrea con tracce di sangue, dolori addominali e crampi, perdita di peso, debolezza, febbre e sudorazione notturna.
Alcuni soggetti affetti da pancolite, per fortuna, presentano solo un'’infiammazione con relativi sintomi lievi, perfettamente rispondenti all'effetto dei farmaci.
In generale però, si può affermare che i pazienti con pancolite soffrono della variante di colite spastica più seria e più difficile da curare rispetto alle altre forme.

Questa schematica introduzione alla pancolite serve per specificare che la colite fulminante non è altro che una forma rara ma grave di pancolite. I pazienti colpiti da colite di tipo spastico-fulminante presentano sintomi significativi e marcati come disidratazione, dolore addominale grave, diarrea con sanguinamento e non di rado persino shock.
Essi corrono il rischio di sviluppare il megacolon tossico (ovvero la profonda dilatazione del colon a causa di una infiammazione grave) e la perforazione del colon, ovvero, per dirla in modo semplice, la sua rottura.

I pazienti affetti da colite fulminante e da megacolon tossico devono necessariamente essere curati in ospedale con potenti farmaci introdotti per via endovenosa.
Se tuttavia questi pazienti, come pure può accadere, non rispondono subito alla terapia, si rende indispensabile un intervento chirurgico per asportare il colon malato, e quindi per prevenire una perforazione o il megacolon tossico.
Anche se si tratta di una misura drastica ed evidentemente invasiva, il trattamento chirurgico è la sola strada percorribile per risolvere i casi più critici di colite fulminante.
In pratica, in queste situazioni, si procede all'asportazione del colon e alla creazione di un colon artificiale, che andrà a sostituirlo, ricavato da una parte dell'intestino tenue.

Fortunatamente si tratta di una soluzione definitiva e, una volta trascorso il normale periodo di convalescenza previsto dopo una qualsiasi operazione chirurgica, il soggetto sarà in grado di riprendere la sua vita normale senza subire ripercussioni particolarmente gravi rispetto alla qualità della stessa.