Kiwi e colite : gustoso sì, ma fa male o fa bene ?

Il kiwi è un frutto gustoso noto per le sue proprietà terapeutiche, e sono riconosciuti i suoi benefici, oltre che alla prostata, anche alla colite, ma più in generale per altri disturbi del colon.

In sostanza chi è convinto che il frutto tipico della Nuova Zelanda faccia più male che bene dovrà ricredersi e a conclusione di questo articolo sentirà crescere il desiderio di mangiare un bel kiwi prima del pranzo o ancora meglio a prima mattina, facendolo diventare un alimento principe della nostra colazione da campione di salute.

Risalire alla vera causa della colite è alquanto difficile, poiché può essere dovuta a un periodo di stress, a una dieta scorretta, a problemi della flora intestinale o altro, tuttavia il kiwi è fra i frutti quello maggiormente consigliato e può sostituire egregiamente sia ananas che frutta secca come spuntino o merenda, visto che questi due pasti sono irritanti per l'intestino. Scopriamo le proprietà di questo frutto esotico, ma largamente coltivato anche in Italia e impariamo a conoscerne gli effetti anche in ottica dimagrimento.

kiwi a metaProprietà benefiche del Kiwi

Il kiwi apporta notevoli benefici all’organismo e rispetto ad altri frutti si inserisce perfettamente in molte situazioni come ad esempio allattamento, diabetici, grazie al suo apporto nutriente, poco calorico, e ricco di vitamina C. I suoi effetti lassativi naturali, dati dall’apporto di fibre, aiutano a combattere la stitichezza, a regolarizzare l’intestino, ammorbidendo le feci e favorendo di conseguenza l’evacuazione. Se si consumano kiwi con regolarità si ritornerà ad andare in bagno senza problemi, risolvendo eventuali blocchi o periodi caratterizzati da difficoltà nell'evacuazione.

Il Kiwi presenta un quantitativo di 85 milligrammi di vitamina C ogni 100 grammi e consumare un kiwi al giorno, come dicono i nutrizionisti, contribuisce a mantenere costante l’apporto giornaliero della vitamina all’organismo e ben idratati i tessuti del corpo. Il gustoso frutto verde è ricco di potassio e questo particolare consente di riequilibrare i livelli dei minerali importanti nella nostra alimentazione.

La composizione del kiwi comprende acqua per l’84% del frutto e circa il 9% di carboidrati, mentre nella parte restante vi sono grassi e proteine. Il kiwi è un frutto poco calorico, infatti per ogni 100 grammi di prodotto apporta circa 44 calorie ed è per questo che viene spesso inserito nelle diete per dimagrire. Sempre in 100 grammi di kiwi sono contenuti 70 milligrammi di fosforo, 25 milligrammi di calcio, 0,5 milligrammi di ferro e circa 5 grammi di sodio. Il kiwi grazie alla presenza della vitamina E è anche un eccellente antiossidante, aiuta a potenziare il sistema immunitario la formazione di anticorpi che proteggono da malattie, infezioni e malanni di stagione.

Idee per centrifugati a base kiwi per dare energia

Oltre a rafforzare il sistema immunitario e ad esercitare la sua azione antiossidante, il kiwi è ottimo anche per proteggere i vasi sanguigni, migliorare la circolazione e diminuire lo stress ossidativo nel nostro organismo. Indicato per preparare gustosi centrifugati energetici, è ideale da abbinare a tantissimi altri ingredienti per dare il giusto apporto di sali minerali e vitamine dopo un intenso allenamento, ma anche da inserire nelle diete ipocaloriche per la sua incredibile versatilità. Ecco alcune idee per assaporare centrifugati gustosissimi:

Centrifugato Kiwi, mela e cetriolo – 1 mela, 1 cetriolo, 2 kiwi, tre ingredienti per gustare una bevanda ricca di vitamine, fresca e dissetante
Centrifugato di kiwi e arance - 3 kiwi e 2 arance per aiutare l’organismo a fare scorta di potassio e vitamina K, e depurarlo dalle scorie
Centrifugato kiwi e pera -2 pere e 3 kiwi per combattere il gonfiore addominale e favorire il dimagrimento, ideale da bere a colazione o a merenda

La dieta del kiwi in cosa consiste

La dieta del kiwi si propone di affiancare ad un regime alimentare ipocalorico il consumo di kiwi ad ogni pasto. Questo regime dietetico sfrutta le potenzialità disintossicanti e diuretiche del frutto, che oltretutto è anche poco calorico, ha effetti lassativi ed agisce proteggendo l’organismo con la sua azione antiossidante.

Il kiwi viene aggiunto ad ogni pasto intero oppure sotto forma di macedonia o frullato e la dieta è indicata per coloro che desiderano perdere peso velocemente e tornare in forma specialmente dopo le abbuffate. Non è consigliato cucinare il kiwi, sia perchè si andrebbero a perdere le sue proprietà e sia perchè si altererebbe il sapore, facendo risultare la preparazione un po' stucchevole, perchè eccessivamente dolciastra. Ad ogni modo, assumerlo crudo, a pezzettini, o anche in forma di smoothies esalta il gusto di un frutto sublime, a cui molti attribuiscono effetti afrodisiaci, in quanto favorisce effetti positivi sull'apparato prostatico.

smoothies al kiwiLa dieta del kiwi deve essere seguita solo per 7 giorni, è importante bere molta acqua per favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso e abbinare al frutto alimenti leggeri come formaggi magri, pesce e carni senza grassi, pasta e pane integrale, verdura, yogurt magro e frutta. Nella dieta sono concessi due cucchiai di olio extra vergine d’oliva al giorno.

Allergia al kiwi

Nonostante i benefici, non tutti possono consumare i kiwi e sono tantissime le persone che sono allergiche a questo frutto. A causare l’allergia sono gli allergeni presenti nella peluria, tra cui l’Act a, l’Act e, l’Act c, tutti gruppi di allergeni che possono causare reazioni anche gravi, prendedo forma anche di gastiti dolorose.
Fra i sintomi più frequenti vi sono prurito, gonfiore improvviso, bruciore della gola e della bocca, ma alcuni soggetti possono presentare altri disturbi come asma, nausea, dermatite, rash cutanei, bruciore di stomaco e dolori addominali. In casi gravi è necessario consultare il medico che provvederà a fare un test allergico per verificarne la causa.

Per favorire il consumo dei kiwi nei soggetti allergici un valido aiuto viene dal kiwi senza pelo, una varietà altrettanto gustosa e contenente tutti i principi e i benefici del kiwi tradizionale.

Kiwi lassativo naturale

Il kiwi è fra i migliori lassativi naturali da assumere in caso di stipsi. Grazie alla presenza di numerose sostanze nutrizionali e alla grande quantità di fibra alimentare è in grado di favorire notevolmente l’evacuazione e combattere la stipsi senza bisogno di assumere farmaci.

E’ la presenza della fibra a rendere lassativo il kiwi, molto importante per garantire una giusta regolarità intestinale. La fibra alimentare viene infatti distinta in fibra solubile e insolubile è non digerita dal nostro intestino, ma viene utilizzata invece per purificare il tratto gastrointestinale e spazzare via le scorie che possono danneggiare le pareti interne.
La fibra insolubile come la cellulosa, inoltre, ha l'eccellente proprietà di trattenere l'acqua e grazie a questo fa aumentare il volume delle feci, le rende più morbide e ne favorisce l’evacuazione. La fibra alimentare solubile invece forma una specie di gel che protegge la mucosa del tratto gastrointestinale, lenendo le infiammazioni.

Il kiwi va mangiato sempre fresco e proveniente preferibilmente da agricoltura biologica, va consumato sbucciato e preferibilmente non cotto. Per sfruttare il suo effetto lassativo basta mangiare 2 kiwi freschi a colazione e poi mantenere lo stomaco vuoto per dare il tempo di esplicare la sua azione.
L’azione lassativa è favorita dalla presenza dell’actinidina, un enzima vegetale in grado di denaturare le proteine. I risultati migliori si avranno già dopo qualche giorno e le feci verranno evacuate senza sforzo. Per velocizzare l’azione lassativa del kiwi si può aggiungere al frutto un cucchiaino di zucchero di canna.

Effetti positivi del kiwi sulla colite

Per migliorare in maniera significativa i sintomi della colite si consiglia di consumare kiwi per un certo periodo di tempo, almeno 2 al giorno per circa 4 settimane. Gli effetti sono positivi sia sulla colite ulcerosa che su quella spastica, però va ricordato che non bisogna abusarne per via del suo effetto lassativo.
Il kiwi è ottimo anche per preparare ottimi frullati e si può scegliere di usare sia quello verde che quello rosso. Proprio la varietà rossa, la Oriental red, in 100 grammi di kiwi contiene più del doppio rispetto alla rinomata varietà verde Golden. Ricchissimo di fibre alimentari, il kiwi rosso è quindi un' ottima purga naturale, in grado di accelerare il transito digestivo, da consumare preferibilmente a colazione per sfruttarne gli effetti.


Insalata e colite : si può inserire nella dieta ?

L’insalata rientra negli alimenti fondamentali per seguire una alimentazione corretta e quindi è naturale introdurla in ogni stagione. La scelta delle insalate è ampia e sono ottime da consumare in estate, da portare anche al mare, oppure in inverno: mais, piselli, finocchi, zucchine, ma anche insalate di frutta sono alcune fra le più apprezzate e ideali da consumare a pranzo o a cena.

bella insalata nel piatto

Ottime per garantire un valido apporto di vitamine, antiossidanti, sali minerali, fibre e altri nutrienti essenziali per il nostro benessere, tuttavia non bisogna esagerare nel loro consumo, e stare attenti a quale tipo di insalata consumare per evitare di avere problemi al colon.

Infatti, talvolta le insalatone sono veleno per il colon, e favoriscono la comparsa di quella che viene detta la sindrome del colon irritabile. Scopriamo di più sulla relazione fra insalata e colite e come consumare l’insalata per evitare malesseri.

L'insalata favorisce la diarrea e causare mal di pancia

E’ risaputo che mangiare frutta, cereali integrali e verdura è indispensabile per fare il pieno di fibre. Le inalate rientrano in questa ultima categoria e oltre che fare bene all’organismo aiutano anche a mantenere la linea, ecco perché sono consigliate nelle diete ipocaloriche. Inserire un eccesso di fibre, però, può causare dei disturbi, come ad esempio mal di pancia, diarrea e dolori intestinali anche molto fastidiosi.

L’insalata, infatti, se consumata male e in eccesso, può accentuare i sintomi della colite, e quindi favorire la diarrea e causare mal di pancia. Il problema è causato proprio dalle fibre, in particolare dalle scorie di verdura che non vengono digerite. Queste scorie nel piccolo intestino possono dare origine ad un processo di iperfermentazione derivato dall’azione dei batteri commensali della flora intestinale, che producono gas e generano dolore e distensione addominale.

Inoltre, le fibre accentuano il richiamo di acqua che dalla mucosa va al lume intestinale, favorendo così la diarrea. Poiché non tutti gli alimenti vanno bene per tutti, anche nel caso dell’insalata vi è quella più facile o più difficile da digerire, e quindi in alcuni soggetti può anche accadere di ritrovare pezzi di insalata nelle feci quando questa non viene ingerita nella maniera corretta.

Insalata facile o difficile da digerire

Come detto in precedenza, la digeribilità degli alimenti varia da persona a persona, tuttavia vi sono delle verdure che sono ottime per preparare gustose insalate che tuttavia possono essere difficili da digerire per buona parte di soggetti.

In linea generale, infatti, sono meno digeribili alimenti come legumi, carciofi, asparagi, cipolla, aglio, mentre fra le verdure facilmente digeribili e consigliate a tutti troviamo zucchine, lattuga, patate, carote, finocchi e molto altro.

La dieta dell'insalata

La dieta dell’insalata è un regime alimentare dimagrante che prevede il consumo di verdure come lattuga, peperoni, carote, pomodori, cetrioli, scarola, cicoria, spinaci, cicoria e molte altre ancora. La dieta è quindi basata sulle verdure che, se ben integrate tra loro, consentono di nutrirsi e di raggiungere senza sforzi il senso di sazietà, favorendo il dimagrimento.

Questa dieta presenta anche il vantaggio di essere molto facile da seguire in quanto i piatti sono facili da preparare e occorre poco tempo per portare a tavola ogni giorno tante ricette diverse e sempre appetitose. Ideale anche per chi lavora e mangia spesso fuori e ha poco tempo per cucinare, la dieta dell'insalata è consigliata anche per contrastare svariati inestetismi come gambe pesanti, pancia gonfia e la cellulite, problema che affligge moltissime donne anche in giovane età. Occhio quindi agli ingredienti con cui componiamo le nostre insalate perchè, come nel caso dei pomodori, dobbiamo sapere se fanno male o bene al colon prima ancora di chiederci se sono gustose o meno.

Il lattughino consigliato per dimagrire

Fra le insalate più pregiate e più efficaci per favorire il dimagrimento troviamo il lattughino, che si distingue per il sapore delicato ed è ottima per accompagnare i secondi piatti oppure da inserire nelle cosiddette insalatone per farne un pasto unico.

Questo tipo di insalata si distingue per le foglie giovani e dalla forma a rosa, viene raccolta in modo precoce e se coltivata in serra può essere gustata in ogni periodo dell’anno. Le proprietà dell’insalata lattughino sono moltissime e oltre ad essere molto nutriente è ricco di sali minerali, vitamine e fibre che oltre a saziare aiutano la digestione e le funzionalità dell’apparato intestinale.

Consumato fresco il lattughino assicura tutti i benefici delle sostanze depurative, drenanti e antiossidanti che in genere si ritrovano nell’insalata. Una delle proprietà dell’insalata lattughino è anche quella di favorire il riposo grazie alle sue qualità sedative e blandamente analgesiche, quindi ideali anche per alleviare spasmi e dolori intestinali.

Perfetta da portare a tavola perché assolutamente versatile, può essere abbinata facilmente a tutte le pietanze ed è anche ottima per preparare insalate veloci con carne e altre verdure, da condire olio d’oliva extravergine per gustarne al meglio il sapore.

Indicata per insalate da preparare in tutte le stagioni, il lattughino è ottima anche d’estate abbinata con la frutta per preparare insalate fresche e leggere, ideali per tenersi in forma e perdere peso senza rinunciare al gusto.

Cellulosa nei vegetali e nel cibo dietetico

Come è noto, la cellulosa è un composto organico molto diffuso in natura, in quanto rappresenta la struttura di sostegno dei tessuti vegetali. Oltre che nelle verdure, in particolare nella lattuga e nel radicchio, abbonda anche nei cereali, e viene utilizzata molto nei cibo dietetico, spesso inserito nelle diete dimagranti.

Priva di calorie, la cellulosa viene espulsa con le feci, che rende voluminose e consistenti, e per questo viene considerata una fibra alimentare insolubile. Il suo effetto lievemente lassativo la rende utile in caso di stitichezza, mentre è controindicata in presenza di diarrea e di intestino irritabile.

L’elevata assunzione di cellulosa quindi può risultare dannosa per la buona funzionalità dell’intestino e favorire i sintomi della colite, quindi diarrea e spasmi intestinali. Tuttavia, è bene sottolineare che il consumo corretto di insalata favorisce la ricomposizione delle feci e aiuta a combattere la stipsi, entrambi sintomi che si verificano nella colite e in genere nel colon irritabile.

Quale è la migliore insalata da assumere con la colite?

Assumere cibi adeguati è il miglior modo per combattere la colite e ripristinare le funzionalità dell’intestino. L’iceberg è indubbiamente la migliore insalata da consumare in casi di colite e altre verdure come indivia, carote, sedano e finocchi sono ottime da inserire in un piano alimentare corretto.

Per un corretto consumo dell’insalata è bene sottolineare che questa va lavata con cura per evitare che vi possano essere batteri nelle foglie e asciugarla con un canovaccio pulito oppure con un apposito asciuga insalata.

Oltre all’iceberg, anche il radicchio è ottimo da inserire in una dieta per contrastare la colite. Il radicchio è indicato per contrastare l’aumento degli episodi di evacuazione e impedire l’accumulo di gas a livello intestinale.

ingrandimento insalata frescaInsalate sfiziose e innocue per il colon irritabile

Sono tantissime le insalate sfiziose e innocue che si possono consumare anche in caso di colo irritabile, e che sono anzi efficaci per contrastarne i sintomi. Ottime sono anche quelle miste, come ad esempio iceberg o radicchio e pollo, oppure le insalate di pasta, da condire con ingredienti leggeri sempre a foglia verde mescolati con polpo, ceci.

E’ anche possibile consumare insalate particolari come la shuba, piatto tipico della cucina russa a base di verdure bollite, pesce affumicato, barbabietola rossa, uova e maionese. Insomma, anche con la colite è possibile nutrirsi adeguatamente senza rinunciare al gusto e al tempo stesso alleviare i sintomi.

Per rendere le insalate più gustose e se siamo motivati a perdere peso, non si può che consigliare di accompagnarle con dei centrifugati a base di basilico e malva.


melone giallo

Il melone fa bene al colon ?

Il melone è uno dei frutti più buoni che ci siano: dissetante in estate, saziante in inverno e si abbina splendidamente anche con il salato. Ma possono davvero mangiarlo tutti?

No, chi soffre di colite, colon irritabile, dovrebbe eliminarlo dalla sua alimentazione.
E i diabetici?
Affronteremo tutte queste domande di seguito.

Colite e melone: che rapporto esiste?

I cibi che fermentano sono assolutamente vietati per chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile.

Cosa s'intende per colite?
Quando si parla di questo disturbo si allude a pazienti con sintomi di questo tipo: pancia gonfia, dolore all'addome, difficoltà di evacuazione, meteorismo etc...anche se in realtà le forme di irritazione del colon non definiscono necessariamente una colite.
In questi casi la dieta è molto importante, soprattutto eliminare gli alimenti ricchi di zuccheri che, una volta digeriti, restano nell’intestino richiamando acqua.

melone giallo
In linea di massima, i frutti da evitare quando si ha un colon facilmente irritabile sono:
mango, anguria, susine, pesche, mele, pere, nashi, melone, pistacchi e yogurt, formaggi a pasta molle, crema pasticcera, gelato, anacardi e via dicendo.

Melone e colite: che differenza c'è fra cocomero, anguria e melone?

Il nome cocomero, viene usato prevalente nell'Italia centrale e deriva dal latino cucumis, che significa "cetriolo".
Il termine anguria deriva dal greco tardo angoúrion, che significa "anguria" o "cetriolo selvatico").
Il nome melone viene usato per fare distinzione tra il melone d'acqua (cocomero o anguria) e il melone di pane (come il melone cantalupo). Il termine melone deriva dal francese melon d'eau, che a sua volta ha origine latine, mēlōne(m).
A livello di vitamine e sali minerali si eguagliano, pertanto non si può stabilire con certezza se, dal punto di vista nutrizionale, sia migliore un melone o un'anguria.

Il melone è un frutto o una verdura?

Generalmente definito frutto in realtà fa parte delle verdure perché è della famiglia delle cucurbitacee, nella cui classe di ortaggi rientrano anche le zucche.

Le calorie e gli zuccheri del melone: è un frutto che fa ingrassare?

Il melone contiene soltanto 34 calorie per 100 grammi, circa 8 grammi di carboidrati e 0,9 grammi di fibra alimentare, è inoltre ricco di acqua e fibre e per questo può essere più ostico da digerire, anche senza per questo favorire l'accumulo di grasso adiposo nei soggetti.
Il tipico frutto estivo dimostra di avere un elevato potere saziante ed è inoltre è dissetante poiché ricco di acqua e quindi aiuta a mantenere una buona idratazione.
Essendo però il suo indice glicemico molto alto è sconsigliato ai diabetici soprattutto se abbinato ad altri alimenti ad alto indice glicemico come la pasta e il pane. E' inoltre sconsigliato a chi soffre di disturbi gastrici e di colite.

Chi deve stare attento alla linea e segue una dieta non deve aver timore di consumare troppi meloni: si tratta di un alimento fresco che non fa ingrassare, ma anzi, nelle dovute quantità e con un minimo di attenzione, può essere integrato nel regime alimentare per dimagrire.

Quanto melone si può mangiare al giorno?

Dato il suo esiguo contenuto calorico, il melone può essere mangiato anche tutti i giorni, ma come per tutti gli alimenti dobbiamo porgere attenzione alle quantità, ok che non fa aumentare di tanto l’apporto calorico della nostra dieta quotidiana, ma può farne aumentare il contenuto in zuccheri in modo non indifferente e creare, soprattutto se si è anziani, un accumulo indesiderato glucosio nel sangue.
Si tratta infatti di un frutto ad elevato indice glicemico, per cui chi ha problemi nella gestione del glucosio non deve esagerare nella sua assunzione. In generale una porzione adeguata, tale da non creare problemi ad un organismo, corrisponde a circa 150 grammi.

Melone e colite: proprietà e valori nutrizionali

Diamo un'occhiata ai valori nutrizionali del melone:

Acqua 90,15 gr
Proteine 0,84 gr
Grassi 0,19 gr
Fibre 0,9 gr
Carboidrati 8,16 gr
Calcio 9 mg
Ferro 0,21 mg
Magnesio 12 mg
Fosforo 15 mg
Potassio 267 mg
Vitamina C 36,7 mg (61,2% RDA)
Vitamina B1 0,041 mg (2,9% RDA)
Vitamina B2 0,019 mg (1,2% RDA)
Vitamina B3 0,734 mg (4,1% RDA)
Vitamina B5 0,105 mg (1,8% RDA)
Vitamina B6 0,072 mg (3,6% RDA)
Folati 21 µg (10,5% RDA)
Vitamina A 7169 µg (21,1% RDA)
Beta-carotene 2020 µg
Vitamina K 2,5 µg (3,6% RDA)
Indice glicemico 75
Colesterolo 0 g

Il melone è frutto consumato soprattutto in estate, ma dovrebbe esser mangiato tutto l'anno, visto che si rivela estremamente salutare.

Scopriamone le proprietà:

  • è ricco di antiossidanti, soprattutto beta-carotene, pertanto aiuta a contrastare l’azione dei radicali liberi;
  • favorisce il corretto funzionamento dell'apparato visivo;
  • aiuta a ridurre la pressione arteriosa e nella regolarizzazione dei battiti cardiaci;
    abbassa il colesterolo cattivo nel sangue;
  • stimola anche il sistema immunitario e protegge da stati influenzali e raffreddore. E' per questo molti dottori suggeriscono di mangiarlo anche in inverno, quando con l'arrivo del freddo è più facile la diffusione di virus;
  • diuretico e depurativo;
  • svolge un ruolo importante nella protezione dalle alterazioni cellulari e dalle patologie tumorali

Quali sono le regioni con maggiori coltivazioni in Italia?

La Campania con i suoi oltre 9.000 ettari di orticole in coltura protetta, rappresenta un altro bacino importante per la produzione di meloni in Italia. Tra gli areali più importanti inoltre vanno ricordati quelli della maremma laziale, della Toscana e dell’Umbria.
Al Nord Italia, la tipologia principalmente coltivata è ancora quella del retato italiano.

Quanti e quali sono i vari tipi di melone?

In primis si suddividono in: estivi ed invernali.
I primi si possono reperire sino ad ottobre, mentre i secondi vengono raccolti prima della fine dell’estate e prima che si realizzi la loro completa maturazione, in maniera tale da essere consumati sino a Dicembre inoltrato.

melone a tavola

Vediamo le varietà più diffuse:

Melone Cantalupo: melone estivo dalla polpa arancione, la buccia più o meno liscia o rugosa che dal verde può andare sul grigiastro.

Melone retato: melone estivo, dalla forma sferica o ovaleggiante e dal sapore dolcissimo. A caratterizzarne l'aspetto è l’esterno, con la buccia praticamente avvolta in un reticolo più o meno fitto, di colore grigio-verde (polpa più succosa) oppure giallo-verdognolo (polpa dai sentori agrumati, di arancia).

Melone giallo o Melone d’inverno: da consumare fra settembre e novembre, viene consumato fino al periodo natalizio grazie alla sua lunga conservabilità (in luoghi adatti, molto freschi, areati e asciutti). La superficie esterna è giallo o giallo-verde, la polpa invece è chiara e succosa.

Come capire quando è ben maturo?

Quando il melone sta per maturare perde il colore verde e diventa giallo, ocra o marroncino, per quelli estivi, mentre quelli invernali è molto più difficile scegliere il momento giusto. Il profumo: quando il caratteristico profumo dolce si sente intensamente anche senza scalfirne la scorza con l'unghia, significa che è arrivato il momento della raccolta.

Melone e colite: domande e risposte

Alcune delle domande più interessanti che riguardano il tema melone, poste da soggetti affetti da colon irritabile:
I dolci col melone sono tollerati da un colon irritato?
Purtroppo no
E' vero che un melone mangiato freddo può causare dolori alla pancia?
Sì può causare congestione
Meglio evitare i semi in caso di colite?
Sì è meglio evitarli
Fanno più male i formaggi stagionati o il melone, in caso di colon irritato?
Il melone è sempre sconsigliato mentre invece si può mangiare con moderazione i formaggi stagionati come il Grana Padano


braccio di ferro mangia spinaci

Gli spinaci fanno male o bene alla colite?

Ortaggio dalle molteplici proprietà terapeutiche, gli spinaci sono una pianta erbacea i cui benefici alla salute sono riconosciuti da ricerche scientifiche. Scopriamo tutto sugli spinaci e se fanno bene o male alla colite.

Caratteristiche dell'ortaggio

Calorie e valori nutrizionali

Proprietà e benefici

Come prepararle gli spinaci a tavola

Come cucinarli per non soffrire al colon

Caratteristiche

Il nome scientifico della pianta è Spinacia oleracea e appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae. La pianta presenta foglie di colore verde scuro e può raggiungere l’altezza di 70 cm circa.

Il periodo ideale per seminare gli spinaci è l'inizio della primavera oppure alla fine dell'estate. La pianta non soffre eccessivamente il freddo e si adatta dì facilmente a qualsiasi temperatura.

Valori nutrizionali e calorie

Contrariamente a quanto si pensava un tempo, in realtà non sono così ricchi di ferro. Tutto ebbe inizio a causa di un errore di stampa avvenuto nel 1890: invece di 3 mg una virgola fuori posto li fece diventare 30, attribuendo così agli spinaci un contenuto di ferro superiore 10 volte a quello reale.

braccio di ferro e spinaci
Soltanto dopo svariati decenni venne scoperto l’errore, ma nel frattempo Braccio di Ferro [Poppeye in inglese] e i suoi spinaci avevano fatto il giro del mondo. Tuttavia, hanno comunque delle eccellenti proprietà nutritive e antiossidanti. In 100 grammi di ortaggio sono contenuti:

Acqua 90 g
Proteine 3,4 g
Carboidrati 2,9 g
Amido 2,3 g
Fibra 1,9 g
Grassi 0,7 g

Buona parte dei carboidrati contenuti negli spinaci sono rappresentati dalle fibre, soprattutto quelle insolubili che hanno il compito di incrementare la massa fecale e velocizzare il transito intestinale.

In questo modo si previene la stipsi. Ottima fonte di molte vitamine e minerali, gli spinaci contengono Vitamina A in grandi quantità, ma anche la K, C e vitamine del gruppo B in concentrazioni modeste. Sono presenti anche svariati minerali come potassio, sodio, calcio, fosforo, magnesio, ferro.

Fra i composti importanti sono presenti anche l’acido ossalico e diversi antiossidanti come la luteina, il beta-carotene, la quercetina e la zeaxantina. Molto basso è anche l’apporto calorico, infatti per 100 grammi di prodotto hanno appena  23 calorie.

Gli spinaci surgelati contengono più calorie, infatti ne possiedono 28 per 100 grammi di alimento, mentre i valori nutrizionali sono pressappoco uguali a quelli crudi. Neanche in questo caso, nonostante siano un po' più pesanti, si può parlare di un cibo che fa ingrassare.

Proprietà e benefici

Le proprietà antiossidanti degli spinaci proteggono dalle malattie cardiovascolari, contrastano i radicali liberi e si rivelano particolarmente utili per proteggere la pelle dai danni del sole.

I benefici delle proprietà antiossidanti si estendono anche agli occhi. Infatti, l’azione della luteina e della zeaxantina penetra nel sangue e si deposita nella retina, prevenendo così patologie come la cataratta e la degenerazione maculare.

Le proprietà benefiche del potassio regolano la pressione del sangue, mentre la presenza di fibre aiuta a diminuire i livelli di colesterolo e rallenta l’assorbimento nel sangue degli zuccheri.
Gli spinaci hanno anche delle proprietà antitumorali e grazie alla presenza di carotenoidi e flavonoidi sono considerati eccellenti nel prevenire tumori al seno e tumori alla prostrata.

Apportano notevoli benefici alle ossa e al sistema nervoso grazie alla vitamina K e rinforzano anche il sistema immunitario grazie all’elevato contenuto di acido folico, vitamina C e vitamina A.

Utili anche nelle diete ipocaloriche, gli spinaci aiutano a dimagrire, sia perché contengono poche calorie, ma soprattutto perché nelle foglie è presente una sostanza che rallenta la digestione dei grassi e aumenta il senso di sazietà.
Inoltre, le proprietà diuretiche del potassio favoriscono la diuresi e contrastano la ritenzione idrica.

Gli spinaci hanno anche proprietà lassative e le fibre presenti aumentano a livello intestinale il volume fecale, favorendo così insieme all’acqua il transito.


Come preparare gli spinaci

Preparare gli spinaci è facile, basta pulirli e poi sbollentarli per trasformarli nel piatto desiderato.
Sono tantissimi i modi di cucinarli, basta un po’ di fantasia per dare vita a piatti molto gustosi.

spinaci e colite
Fra i primi piatti un classico è la pasta con spinaci. Fra le ricette più gustose della nostra cucina troviamo i cannelloni ricotta e spinaci, i ravioli ricotta e spinaci, gli gnocchi agli spinaci, e anche fra i secondi e i dolci sono tantissime le preparazioni con questo alimento che allettano il palato.

Una delle ricette più famose da preparare con gli spinaci e anche delle più veloci è la frittata. Se cucinata senza grassi aggiunti e con un filo d’olio extravergine di oliva la frittata di spinaci si rivela un piatto sano e molto nutriente, anche se un po' ostile per i soggetti colitici.

Ottimi sono anche gli spinaci filanti, da realizzare aggiungendo dopo una leggera cottura in padella del formaggio, o ancora la torta salata con gli spinaci, da preparare velocemente utilizzando una pasta brisè già pronta. Avvisiamo però i lettori di come questo impasto sia caratterizzato da scarsa digeribilità.

Oltre alla combinazione tra fritto e spinaci, si può anche scegliere di combinare questa verdura in una zuppa, ideale per chi ama il minestrone. Ottime sono anche le crespelle e le crepes dolci a base di spinaci, ma in caso di problemi intestinali è preferibile prepararle senza latte perché potrebbe causare dolori addominali.

Squisita è anche la vellutata, da realizzare frullando gli spinaci bolliti e ideale da consumare con dei crostini per un pasto leggero.


Consigli per evitare dolori e diarrea

E’ importante seguire una dieta equilibrata in presenza di colon irritabile e diarrea. Evitare pane, pasta, riso e biscotti integrali, infatti anche riso e amido possono accentuare l’irritabilità. Vanno evitati anche i legumi come fagioli, ceci e comunque tutto quanto contiene fibra in eccesso che causano gas e scariche di diarrea liquida.

Nel caso delle verdure è consigliabile mangiarle cotte, e nel caso degli spinaci è preferibile farli a forno, che in genere è la cottura meno dannosa, ma vanno bene cotti anche in padella senza condimenti grassi.

Qualche anno fa era stato lanciato l’allarme degli spinaci avvelenati alla mandragola Bonduelle, per fortuna poi rientrato perché è stato accertato che in realtà non ne contenevano affatto. Gli spinaci sono dunque un alimento ideale per preparare ottime pietanze anche in caso di colon irritabile.

Quale è il metodo migliore per cucinarli se si ha male al colon

Sono diversi i modi per consumare gli spinaci quando si ha male al colon. Innanzi tutto va detto che non vanno consumati crudi ad insalata in caso di coliti, ma sono da preferire cotti e come contorno.

Ottimi sono gli spinaci bolliti, da preparare anche con il bimby per una cottura più leggera, oppure al vapore. Le ricette più light con spinaci da integrare nella dieta per colite sono quelle preparate senza condimenti pesanti e grassi, che possono peggiorare il grado d'irritazione e aumentare il dolore.

In cucina sono tante le combinazioni che si possono fare con questo alimento, come ad esempio spinaci e patate, spinaci e ceci, che non risultano pesanti, mentre può esserlo invece un piatto come cotechino in crosta con spinaci, che risulta pesante da digerire per tutti, anche per chi non soffre di colite.
Una delle ricette più sfiziose sono le polpette di spinaci, da cuocere a forno per renderle più leggere.

E’ chiaro quindi che chi soffre di problemi intestinali deve stare attento a cosa mangia perché le conseguenze potrebbero essere un aumento di dolori e spasmi addominali.
Anche nel consumo di spinaci bisogna regolarsi nella quantità da assumere e scegliere le ricette giuste per evitare ulteriori problemi.


freccia ascendente

Perché si infiamma il colon ascendente?

Con il nome di colon ascendente si intende il tratto iniziale del colon, situato al di sotto del fegato e della cistifellea, che forma una caratteristica piega chiamata anche flessura epatica.

Quando il nostro colon è in salute, oltre a svolgere la funzione per cui è maggiormente conosciuto, ovvero quella di eliminare gli scarti prodotti dalla digestione tramite il processo dell'evacuazione, interagisce con il cervello, svolge un'azione difensiva contro gli agenti patogeni esterni e, da ultimo ma non meno importante, reagisce alle sollecitazioni che possono derivare da stati emotivi come ansia e paura.

Cosa è la corda colica?

Colon ascendente: quanto diventa se è infiammato?

Perché si indurisce il colon ascendente?

Quando si verifica una neoplasia?

Tuttavia nei soggetti più sensibili, stressati o sottoposti in modo costante ad emozioni come panico o agitazione, questa catena di reazioni “normali” e proprie di tutti gli individui possono portare ad una disfunzione molto spiacevole: la colite, nota anche con i nomi più comuni di colon spastico o sindrome del colon irritabile.

La colite non è una vera e propria malattia, ma piuttosto una disfunzione che si manifesta con gonfiore addominale, pancia gonfia, meteorismo, flatulenza, meteorismo e stanchezza cronica (conseguenza di un sistema immunitario più debole ed esposto alle infenzioni) e che, in genere, colpisce già a partire dai trent'anni, in particolare le donne.

intestino irritato

Cosa è la corda colica?

La corda colica è un rigonfiamento, che di solito viene rilevato dal medico durante l'esame tattile dell'addome, molto doloroso e dovuto principalmente ad una grande quantità di feci presente all'interno dell'intestino e che il paziente non riesce ad evacuare. È tipica della sindrome del colon irritabile, ma può anche manifestarsi in presenza di coliti spastiche, di diverticolosi e di processi infettivi.

A meno che non ci siano dietro altre cause, come tumori o blocchi intestinali, può essere risolta con l'assunzione quotidiana di magnesio, che però dev'essere prescritto dal medico curante e non preso di propria iniziativa, anche perché ha un potente effetto lassativo.

Colon ascendente: innervazione

Le arterie che si trovano all'interno del colon ascendente provengono dalla mesenterica superiore, una grossa arteria che nasce dall'aorta e a livello della prima vertebra lombare (situata al di sotto del tronco celiaco), e dalla mesenterica inferiore, altra grossa vena che parte dall'aorta e che invece si trova tra la terza e la quarta vertebra lombare, quindi al di sotto della mesenterica superiore. Queste arterie, che sono tre, sono chiamate arteria colica destra, arteria colica sinistra e arcata di Riolano (o arteria colica media).

Colon ascendente: quale sarebbe lo spessore normale?

Lo spessore normale del colon ascendente, quando non è infiammato, varia dai 6 ai 7 centimetri.

Colon ascendente: quanto diventa se è infiammato?

Se il colon ascendente si infiamma, dando origine al colon inspessito (noto anche come rcu o rettocolite ulcerosa), può superare anche il diametro normale dei 6-7 centimetri, arrivando al punto da espandersi a dismisura e da provocare, nei casi più gravi, anche la morte del paziente. Questa patologia però, fortunatamente, può essere tenuta sotto controllo tramite l'assunzione di antibiotici e di anti-infiammatori.

L'intervento chirurgico diventa invece indispensabile nel caso del megacolon tossico per permettere al paziente di sopravvivere e di non andare incontro ad un decesso precoce.

Rettocolite ulcerosa: ci si può accorgere anche solo palpando la zona?

No, nel caso della rettocolite ulcerosa, per arrivare ad una diagnosi che sia il più possibile precisa, è necessario effettuare altri esami, molto più approfonditi, come la colonscopia.

Colon ascendente: le ragioni che causano il rigonfiamento di questo tratto del colon

Oltre al colon irritabile e alla rettocolite ulcerosa, altre cause che possono portare ad un rigonfiamento del colon ascendente sono la stipsi, la diverticolite, i polipi del colon (benigni, ma ritenuti già delle forme precancerose, in quanto in alcuni casi, se non trattati in modo tempestivo, possono evolversi in cancro maligno), il morbo di Crohn, il cancro del colon e la colite ischemica.
Il primo segnale evidente di un disturbo di quest'area del colon è una diffusa sensazione di pesantezza e di bruciore, che oltre alla sindrome del colon irritabile, è comune a tutti i tipi di coliti.

Perché si indurisce il colon ascendente?

Il colon ascendente diventa duro in seguito alla presenza della sindrome del colon irritabile: in genere, durante un consulto presso un colonproctologo o un gastroenterologo, è il primo sintomo che viene rilevato durante la diagnosi in studio. Attenzione: i tessuti irrigiditi del colon possono essere anche il primo segnale della presenza del morbo di Crohn, una patologia cronica dell'intestino che può colpire qualsiasi tratto dell'apparato gastrointestinale, compreso il colon ascendente.

Per questo motivo, prima di effettuare “diagnosi casalinghe”, in caso si avverta che le pareti del colon siano più dure e si notino cambiamenti nelle abitudini intestinali, è fondamentale prendere appuntamento presso il proprio medico, che è l'unico in grado di fornire una diagnosi precisa e di prescrivere una terapia adatta al caso.

Sindrome da colon irritabile: che tipo di dolore si percepisce e dove è localizzato?

I pazienti affetti da sindrome del colon irritabile, o colite spastica, percepiscono un forte dolore soprattutto nella parte inferiore dell'addome. In alcuni casi questo dolore, pur non essendo pungente e violento come quello provocato dalle coliche, può essere accompagnato anche da una sensazione di gonfiore e accompagnato da altri fenomeni, come la flatulenza e il meteorismo.

Colon ascendente: cosa può provocare l'insorgenza di un tumore?

Un tumore al colon ascendente può essere provocato sia da una predisposizione genetica (se nella propria famiglia sono presenti parenti in linea diretta, come nonni o genitori, che hanno contratto il cancro al colon, le probabilità di contrarre questa patologia a propria volta saranno molto più alte), sia da una dieta troppo ricca di grassi animali e povera di fibre.

Altre cause che possono concorrere allo sviluppo di un tumore al colon ascendente sono l'età (chi ha più di 64 anni ha più probabilità di ammalarsi rispetto a chi ne ha 44), il fumo, la presenza della rettocolite ulcerosa, del morbo di Crohn o di altre patologie gravi e di natura cronica a livello dell'apparato gastrointestinale, lo sviluppo di polipi e un pregresso tumore dell'intestino da cui si è stati poi dichiarati guariti dal proprio medico.

Il cancro al colon ascendente è uno dei meno diffusi in Italia (16%), ma come nel caso degli altri tipi di tumore che possono colpire l'apparato gastrointestinale, presenta una delle percentuali di sopravvivenza più basse (11%). Sono pochi infatti i pazienti che, dopo aver contratto un tumore al colon ascendente, risultano ancora in vita dopo cinque anni, anche se negli ultimi anni il tasso di mortalità si è ulteriormente ridotto grazie alle campagne di prevenzione e all'aumento delle richieste dello screening.

Differenza tra polipo sessile e adenocarcinoma

Il polipo sessile è un'escrescenza piatta e anomala che può svilupparsi sia all'interno del colon ascendente, sia all'interno degli altri tratti dell'apparato gastrointestinale, come il sigma e il colon retto. Questo polipo, come quello peduncolato, non produce sintomi e, in genere, viene rilevato durante gli esami di routine, come l'endoscopia.

Di solito è benigno, ma dato che può evolversi in un adenocarcinoma, è consigliabile farlo rimuovere non appena se ne riscontra la presenza. L'adenocarcinoma invece è un tipo di tumore maligno che può interessare diversi organi, come ad esempio il colon e il pancreas. Questo cancro è uno dei più letali finora conosciuti dalla scienza, in quanto si espande tramite i tessuti delle ghiandole che sono presenti in tutto l'organismo umano.

Quando si verifica una neoplasia?

Una neoplasia (formazione di un tumore maligno) si verifica quando un gruppo di cellule cresce in modo compulsivo e disorganizzato, in genere in un organo o in un tessuto, rispetto alle cellule normali. Questa condizione persiste fino a quando non interviene la cessazione dello stimolo che ha indotto il processo, che di solito avviene o con la rimozione della massa tumorale, o con la guarigione del paziente tramite la radioterapia e la chemioterapia o, nei casi peggiori, con il decesso del paziente.

Neoplasia: quando si arriva all'asportazione?

Se la neoplasia al colon raggiunge altri organi del corpo, come ad esempio il fegato o i polmoni, in quel caso si può arrivare all'asportazione totale (colectomia totale) o parziale (emicolectomia) del colon, o se il cancro è stato preso nelle sue fasi iniziali, alla resezione locale (in questo caso il chirurgo rimuove solo le cellule tumorali presenti all'interno dei tessuti).

La rimozione delle neoplasie può essere preceduta o seguita da un ciclo di chemioterapia o dalla radioterapia.


uova al tegamino disegnate

Se hai la colite puoi mangiare le uova?

Le uova possono essere un’ottima scelta per chi soffre di colite ma solo se cucinate in forma molto digeribile. Le uova alla coque o in camicia sono piuttosto digeribili così come in forma soda, mentre sono da evitare assolutamente le uova cotte al tegamino o le frittate.
Lo sanno bene gli sportivi che vanno in palestra, che inseriscono quasi ogni giorno questi alimenti nella loro dieta.

uova e colite
Quando l’intestino presenta una colite si riscontra un’alterazione della motilità intestinale unite a dolore addominale, e disagio durante la defecazione. Sintomi che variano dai crampi, agli spasmi, alla nausea, al dolore addominale, stitichezza o anche le scariche di diarrea che spesso si verificano in virtù di un consumo esagerato di proteine animali derivate dall'uovo.

Seguire un’alimentazione adeguata eliminando determinati alimenti è fondamentale per migliorare la condizione di chi soffre di colite spastica. Il consumo di uova dovrà essere limitato, potrebbe sembrare strano ma proprio l’albume dell’uovo risulta essere poco digeribile, in quanto ha difficoltà ad essere attaccato dai succhi gastrici, e tende di conseguenza ad irritare le mucose intestinali. Per questo motivo è bene cuocere perfettamente l’albume, eliminando il fattore antivitaminico presente nella chiara che è termolabile.

Oltre a limitare il consumo di uova, è fondamentale cercare di scegliere le cotture più adatte se si soffre di colon infiammato. È noto che un uovo consumato lievemente bollito, come se cotto alla coque lascia lo stomaco in 2 ore, se fresco dopo 2 ore, e se sodo o fritto dopo 3 ore. Meglio optare per un uovo sodo piuttosto che al tegamino, evitando di soffriggere le uova usando l’olio o burro, ulteriori grassi che potrebbero peggiorare le condizioni.

Sono risapute le innumerevoli proprietà benefiche dell’uovo crudo, ma attenzione alla sua freschezza. Per riuscire a consumare un uovo crudo è fondamentale che l’uovo sia assolutamente fresco per evitare spiacevoli fastidi. Oltre a prendere come riferimento le date che devono essere impresse per legge sul guscio dell’uovo, è possibile ricorrere alla prova di galleggiamento dell’uovo per riconoscere la sua freschezza.

A differenza dell’uovo di gallina quello di quaglia contiene il doppio del colesterolo rispetto alle uova di gallina. Ecco che per soffre di colon irritabile è bene cercare di contenere anche il consumo di colesterolo, di conseguenza è decisamente meglio consumare uova di gallina piuttosto che di quaglia.

uova e colite
Diversi studi hanno dimostrato che non esiste una consistente differenza a livello nutrizionale tra le uova allevate a terra o in batteria, ma la vera differenza la fa se derivano da agricoltura biologica, perchè no anche per un discorso etico. Va riconosciuto però che aldilà degli studi scientifici condotti che è preferibile consumare uova allevate esclusivamente a terra.

Chi soffre di colite può consumare le uova moderatamente, massimo due-tre uova a settimana sarebbero concesse per chi soffre di colon irritabile. Le uova però al contrario di ciò che molti credono non sono un alimento completo, dato che mancano di carboidrati, calcio e vitamina C.
Ma rappresentano un ottimo alimento per la quantità di proteine contenute, una proporzione di 13% del peso totale, presenti nell’albume e nel tuorlo. Mentre l’albume contiene ovoalbumina, il tuorlo contiene proteine fosforate, lipoproteine e lecitina.

Alimento ideale per chi sta cercando di costruire e mantenere la propria muscolatura, sia per l’elevata presenza di proteine ma anche per le ridotte calorie, solamente 70 Kcal per ogni uovo, mentre contiene circa 220 mg di colesterolo, circa l’80% del fabbisogno giornaliero.

uova e colite
Smettere di consumare uova per chi soffre di colite non è un rimedio efficace, dato che il suo consumo non è strettamente legato alla comparsa dei fastidiosi sintomi. In gravidanza il consumo di uova deve essere monitorato, e si dovrà prestare attenzione soprattutto alla cottura dell’uovo, evitandole assolutamente crude ma prediligendo cotture più durature.
Il consumo di uova crude è sconsigliato a chi soffre di colon irritabile, quindi nel caso in cui si cerchi di realizzare un tiramisù è fondamentale evitare di consumare uova crude necessarie alla preparazione del dolce. Optando per ricette di tiramisù senza uova, o in generale per preparare torte di compleanno senza uova.


Esistono svariate ricette di dolci piuttosto valide e gustose che consentono di preparare ottime torte senza l’utilizzo di uova, magari aiutandosi per la preparazione di ricette con il bimby, ma senza aggiungere le uova agli impasti.

Asparagi con uova: il piatto nemico dei colitici

Sicuramente una delle ricette assolutamente gustosa ma praticamente sconsigliata a chi soffre di colon irritabile sono gli asparagi con le uova. Questa ricetta rappresenta il connubio tra due alimenti che non dovrebbero essere consumati insieme, dato che gli asparagi sono vietati per i colitici e le uova in questo caso non sarebbero cotte perfettamente per questa ricetta.

Giusto per puntualizzarlo, anche se non sarebbe necessario, le uova di pasqua sono assolutamente bandite per chi soffre di colite dato che il cioccolato è estremamente irritante. Che sia fondente, bianco o con le nocciole è una terribile sorpresa per il nostro colon.


zenzero cibo irritante

Lo zenzero aiuta lo stomaco o irrita il colon?

Lo zenzero è forse il tubero che ha raggiunto la notorietà maggiore negli ultimi anni, grazie alla sua grande diffusione in cucina. Scoprire come utilizzarlo e le giuste quantità possono rivelare anche la reale o presunta efficacia in termini di irritabilità del colon.

Quando si parla di zenzero, si definisce una pianta orientale la cui radice è un potente rimedio naturale per curare specifici disturbi. Questo si può affermare con certezza, in quanto molti studi hanno analizzato le proprietà curative. Esso contiene molti preziosi componenti come gingerolo, shogaolo, paradolo e zingerone. In particolare, si ritiene che il gingerolo fornisca la maggior parte degli effetti benefici di questa radice dal gusto aspro e piccante.

Proprietà dello zenzero
Consumo del ginger
Dosi consigliate ginger
Zenzero e colon irritabile, cosa dice la ricerca
Sintomi allergia allo zenzero
Benessere zenzero per intestino e gravidanza
Ricetta acqua allo zenzero

Proprietà dello zenzero

Il gingerolo inibisce l’infiammazione, ovvero la risposta immunitaria di un organismo normale. I medici ritengono che essa sia alla base di condizioni particolari, ad esempio cancro, diabete e malattie cardiocircolatorie. Ovviamente, anche il colon irritabile è considerata una infiammazione cronica dell’intestino.

zenzero cibo irritanteLa sindrome dell’intestino irritabile pare si possa alleviare con il gingerolo. Esso stimola il metabolismo e allevia il mal di stomaco, regolarizza un intestino pigro ed è una manna in caso di stomaco gonfio e dolorante. Anche se il gusto è molto difficile per il palato dei bambini e delle persone sensibili, è utile per alleviare la nausea da viaggio, detta anche cinetosi. Esso è una condizione del cervello che ha una specie di corto circuito, in quanto il corpo è fermo ma si è in movimento. La vista manda quindi immagini che si muovono, ma le proprie gambe sono ferme. La sovra esposizione di stimoli provoca questa sensazione di nausea e vomito.

Consumo del ginger

Ci sono tanti modi per assumere questa sostanza: la radice fresca si può conservare in un luogo fresco e asciutto e grattugiare all’occorrenza (bisogna però tagliare l’estremità ossidata ad ogni utilizzo e pelare la buccia legnosa), ma esiste anche il prodotto già confezionato. In questo caso, si trova in polvere per condire i piatti; candito per chi lo vuole sempre a portata di mano, o ancora sotto forma di tisana. In realtà, la tisana allo zenzero di note marche può essere associata al limone o alla curcuma, in modo da essere ancora più efficace contro infezioni, allergie e patologie derivanti dalla stagione fredda.

È molto gettonata soprattutto per chi è affetto da sindrome influenzale febbrile stagionale: associando il succo dell’agrume si ha una bevanda calda molto depurativa e dalle potenti proprietà antibatteriche disintossicanti, antimicotiche e antivirali. Stimola la digestione e dà un notevole apporto di vitamina C e minerali, a patto che si gusti in purezza, ovvero senza dolcificanti o zucchero. L’unico tollerato è il miele, in quanto anch’esso ha proprietà simili. Si raccomanda inoltre di gustare la bevanda anche nella versione fredda o a temperatura ambiente, soprattutto la mattina a digiuno allo scopo di assimilare una bevanda basica e alcalinizzare l’organismo.

Ma cosa succede utilizziamo curcuma e zenzero insieme? Si farà il pieno di sostanze antinfiammatorie, antiossidanti e antitumorali. Esse aumentano l’effetto antinfiammatorio all’interno del corpo, agiscono come antibatterici e antivirali perché fanno da rinforzo alle difese immunitarie naturali dell’organismo umano, favorendo il benessere e, pare, riuscendo a debellare le cellule cancerogene. Tuttavia, la curcuma non deve essere assunta da chi soffre di calcoli biliari, quindi, in caso di malattie epatiche è sempre bene chiedere il parere di un esperto. La radice di ginger è molto utile anche per mantenere la flora batterica intestinale in buone condizioni, oltre che rafforzare il sistema immunitario.

Dosi consigliate ginger

Per quanto riguarda lo zenzero, è sempre meglio non eccedere nelle dosi, dato che se assunta in quantità eccessiva questa spezia può provocare degli importanti malesseri gastrointestinali. Addirittura è meglio evitare questa radice in caso di cure antinfiammatorie o assunzioni di anti coagulanti.

Alcuni studiosi hanno constatato le proprietà curative di questa radice orientale, visto che migliora l’attività gastrica e riesce a raddoppiare la velocità di svuotamento dello stomaco. Così facendo, si previene l’indigestione e soprattutto la dispepsia.  Tuttavia, è sempre sconsigliabile non eccedere qualora la spezia venga assunta nella forma candita e zuccherata, in quanto può causare problemi di glicemia e, grazie al suo gusto dolce, confonde e fa perdere la cognizione della quantità e provocare un intenso bruciore alla parete gastrica e quindi peggiorare una infezione in corso.

Zenzero e colon irritabile, cosa dice la ricerca

Non esistono dei dati certi per constatare l’efficacia, però lo zenzero è molto usato per la sindrome dell’intestino irritabile. Uno studio del 2014 ha raccolto i dati di 45 pazienti con colon irritabile, e sono stati assegnati in modo casuale a tre gruppi: placebo, 1 g di zenzero e 2 g di zenzero al giorno per 28 giorni. Il risultato è che lo zenzero è ben tollerato, però ha avuto lo stesso effetto del placebo. Insomma, non è sconsigliato assumere la tisana allo zenzero se si soffre di colon irritabile, però è meglio non esagerare e limitarsi a una sola durante la giornata.

Sintomi allergia allo zenzero

Bisogna inoltre fare attenzione a una rara condizione, ovvero l’allergia allo zenzero. Questo disturbo può provocare controindicazioni e fastidi vari, per questo se ne raccomanda sempre un consumo moderato e attento, anche se fa bene.

I sintomi principali dell’allergia allo zenzero sono soprattutto cutanei, ovvero dermatite, dermatite da contatto, eczema ed eczema disidrotico. Tuttavia, come la maggior parte delle allergie alimentari, si può presentare con prurito e gonfiore alla bocca e agli occhi, difficoltà a respirare e disturbi intestinali come diarrea, dolori addominali e nausea. In caso in cui la spezia sia in polvere, attenzione a non inalarla se si è notata una certa sensibilità, in quanto può provocare disturbi respiratori.
Qualora si soffrisse di pancia gonfia a causa dell'assunzione eccessiva di zenzero, sarà auspicabile seguire una dieta che permetta di sgonfiarla.

 

Benessere zenzero per intestino e gravidanza

Una fake news sul ginger è che è fortemente controindicato in gravidanza e allattamento. La tisana si può assumere tranquillamente per attenuare le nausee mattutine, mentre  il preparato è considerato moderatamente sicuro in caso si voglia allattare al seno. Per non stressarsi, è sufficiente assumerne piccole quantità, specialmente se si utilizza la radice fresca. Pare infatti che la stessa possa stimolare la produzione di latte materno.

Meglio però non esagerare, in quanto essa può provocare emorragie, aborti spontanei, blocco intestinale. A chi è affetto da ulcere e altre patologie gastrointestinali, è addirittura sconsigliato mangiare questa spezia se fresca.  Oltre al limone, anche le arance possono essere gli agrumi ideali da consumare con la radice, specialmente se si soffre di colite. Non bisogna credere a coloro i quali affermano con certezza che le arance aumentino i problemi.

Ai soggetti particolarmente sensibili si può consigliare l’uso di un estrattore e fabbricare il proprio estratto allo zenzero e arancia eliminando la polpa, la principale causa di gonfiori e fastidi, senza però rinunciare alle vitamine e ai benefici di questa combinazione. Attenzione, perché le arance vanno diminuite in condizioni particolari, ovvero in gravidanza e allattamento. Ovviamente, la radice di zenzero dovrà essere pelata e pulita, oltre che immersa in acqua fredda per ammorbidirla e le arance dovranno essere pelate e prive di semi e della parte bianca tra la polpa e la buccia, molto amara in quanto protettiva e repellente naturale di insetti.

Per prevenire morbo di Crohn e coliti ulcerose o intestinali i dietisti consigliano i frutti rossi e l'avocado: noto che una dieta ricca di frutta e verdura, con pochi carboidrati e pochi grassi, è associata a un tipo di flora intestinale meno soggetta alle infiammazioni rispetto a un regime alimentare con più grassi. La priorità assoluta va a tutti i cibi miracolosi, ovvero quelli ricchi di fibre e polifenoli perché disinfiammano, comprese spezie e radici come curcuma e zenzero.

Ricetta acqua allo zenzero

Una ricetta che può accontentare tutti e liberarsi dalle tossine e impurità con controindicazioni minime è quella dell’acqua allo zenzero. Il segreto è bollire 1 litro e mezzo d’acqua per 15 minuti e berne un bicchiere al mattino a digiuno e il resto, lontano dai pasti, durante il giorno.

Per mantenere l’acqua calda si può ricorrere a un buon thermos che mantenga la temperatura almeno per 10 ore. Si può assumere semplicemente così, o aggiungendo un cucchiaino di zenzero grattugiato, lasciandolo nell’acqua senza filtrarlo.


tiroide e nervosismo

La tiroide può dipendere dal nervosismo ?

La tiroide, organo situato alla base della gola, nella regione anteriore del collo, è definito come un organo impari. La sua forma ricorda quella di una farfalla situata alla base del collo, davanti a laringe e trachea.Nello specifico si tratta di una ghiandola endocrina che svolge una funzione fisiologica estremamente importante influenzando lo sviluppo vertebrale e cerebrale, contribuendo allo sviluppo della pelle, dell’apparato pilifero e partecipando alla regolazione del metabolismo corporeo.

tiroide e nervosismoLa tiroide è composta di due lobi, uno sinistro ed uno destro, che tra di loro sono congiunti grazie alla presenza dell’istmo, una porzione trasversale. Per quanto riguarda le dimensioni ciascun lobo, in un adulto sano, misura all’incirca cinque centimetri e l’intera tiroide raggiunge un peso di circa venti grammi.

Esistono i cosiddetti autoanticorpi tiroidei. Si tratta di anticorpi che si sviluppano nel momento in cui il sistema immunitario di un soggetto reagisce in maniera scorretta contro alcune componenti presenti all’interno della ghiandola tiroidea provocando un disturbo della funzionalità tiroidea oppure tiroidite, infiammazione cronica della tiroide. Per monitorare le patologie tiroidee è necessario fare alcuni specifici test che devono essere fatti su indicazione del proprio medico in alcuni casi, come quando sia stato riscontrato un aumento delle dimensioni della tiroide, il gozzo, o altri problemi relativi alla funzionalità tiroidea.

Molto importante, quando si parla di tiroide, è sottolineare come la condizione di nervosismo può generare molti scompensi nell’organismo e tra le ghiandole che ne risento di più, vi è la tiroide. Ci sono dei periodi in cui si è particolarmente nervosi oppure affaticati ed è importante sapere che, oltre ai normali malesseri stagionali o ad un affaticamento dovuto a lunghi periodi di stress, queste percezioni di stanchezza e spossatezza possono essere causate anche dalla tiroide, che a volte può condizionare il manifestarsi di una colite.

Nervosismo ed affaticamento da colite possono essere considerati, infatti, dei veri e propri campanelli di allarme che possono andare ad indicare da una parte una funzionalità ridotta della ghiandola, che si chiama ipotiroidismo, e dall’altra una produzione eccessiva di ormoni tiroidei che si chiama ipertiroidismo.

Perché la tiroide si ingrossa?

Le possibili cause responsabili di un netto aumento volumetrico della tiroide sono varie ed allo stesso tempo molto numerose. Può succedere che la ghiandola tiroidea si ingrossi durante il periodo della gravidanza oppure nella prima metà del ciclo mestruale. Molte altre volte capita che la tiroide si ingrossi come segno caratteristico e particolare di alcune specifiche malattie. Tra queste, ad esempio, la carenza di iodio, minerale fondamentale per una corretta sintesi degli ormoni tiroidei.

Ancora, il cosiddetto nodulo solitario, in cui la tiroide appare ingrossata a causa della presenza di un singolo nodulo di grandi dimensioni. Il gozzo può essere anche un gozzo multinodulare ovvero dettato da piccoli ammassi di cellule tondeggianti che si formano sulla base del collo. Conosciute sono anche le cosiddette tiroiditi. Si tratta di veri e propri processi infiammatori della tiroide la quale aumenta di volume a causa di un locale accumulo di liquidi. Ancora, nei casi più gravi, si può trattare di un cancro alla tiroide. In questo caso la massa nodulare si presenta piuttosto dura ed i vari linfonodi satelliti aumentano di consistenza e di volume. I noduli tiroidei sono delle anomale protuberanze della ghiandola tiroidea che nella maggior parte dei casi non hanno una natura maligna bensì benigna. Possono essere di dimensioni diverse e presentarsi anche in modi diversi.

Le cause di tali noduli possono essere varie ma la causa principale è la carenza di iodio. I noduli alla tiroide, spesso asintomatici, altre volte possono comportare una compressione circostante alla tiroide andando a determinare difficoltà di tipo respiratorio o senso di costrizione e difficoltà nella deglutizione.

Per controllare, prevenire ed eventualmente curare i problemi alla tiroide, necessarie sono talvolta le ecografie per la tiroide. A volte vengono fatte le analisi del sangue, da farsi rigorosamente a digiuno. Gli esami utili per diagnosticare ipotiroidismo o ipertiroidismo sono il dosaggio dell’ormone, l’analisi del TSH, le analisi degli anticorpi anti-tireoglubina. I prezzi delle analisi alla tiroide sono variabili a seconda dell’esame che viene prescritto. Bisogna pagare un ticket che ammonta a somme differenti come, ad esempio, 9,50 euro per la triodotironina libera e per la toxorina libera e 8,44 euro per il TSH, ovvero l’ormone tireotropo.

Il nostro Sistema Sanitario Nazionale prevede un codice di esenzione ticket per la tiroidite autoimmune che è il codice 056. Tutti i pazienti affetti da questa patologia hanno il diritto di non pagare alcune prestazioni che sono utili a tenere sotto controllo e a diagnosticare la propria malattia. In regime di esenzione il paziente potrà effettuare analisi come anamnesi, valutazione e visite successive alla prima, diagnostica ecografica del capo e del collo, ecografia di ghiandole salivari, collo per linfonodi e tiroide-paratiroidi.

Ci si può operare per curare la tiroide?

La risposta è affermativa e l’intervento alla tiroide, effettuato in anestesia generale, consiste nell’asportazione completa o parziale della tiroide. L’intervento è poi seguito da un ricovero di qualche giorno.

La tecnica dell’agoaspirato funziona?

L’agoaspirato della tiroide è una procedura di esecuzione piuttosto semplice eseguita con una go molto sottile eseguita da un endocrinologo. E’ una pratica piuttosto veloce ed indolore e il suo scopo è quello di ottenere materiale da poter poi sottoporre ad un esame microscopico. Importante da sapere, soprattutto per le donne, è che è fondamentale godere di una funzionalità tiroidea nella norma per poter favorire una funzione ovulatoria regolare. La tiroide, infatti, può influire sulla fertilità attraverso diversi meccanismi.

La domanda che ci si pone, quindi è se la tiroide possa compromettere la fertilità. Prima di tutto gli ormoni tiroidei modulano la ciclicità mestruale, influenzando ad esempio la prolattina. Talvolta possono comportare il blocco dell’ovulazione dunque influire negativamente sulla possibilità di rimare incinta. I problemi di tiroide possono essere problemi anche ereditari. E’ bene notare anche un altro aspetto consistente nella forte necessità di diminuire il sale nella propria dieta per evitare eccessi di iodio.

Si può vivere una vita normale con la tiroide compromessa?

La risposta è affermativa ma perché si possa vivere una vita normale è importantissimo che si segua la dieta corretta e che si assumano con regolarità i farmaci prescritti.


uomo con acidità di stomaco

Come non far venire l'acidità di stomaco

L'acidità di stomaco è una sgradevole sensazione di malessere e bruciore che può essere avvertita fino all'altezza del collo. Le cause scatenanti possono essere numerose: vediamo di conoscere le più frequenti e come rimediare al disturbo.

Cosa provoca l'acidità nello stomaco
I sintomi più comuni
Le conseguenze dell'acidità
La migliore dieta per riprendersi
La cura contro l'acidità di stomaco

Cause dell'acidità di stomaco

La maggior parte delle volte l'acidità di stomaco dipende da uno stile di vita poco salutare, da cattive abitudini alimentari oppure è connesso ad altre patologie.

A tutto ciò si aggiungono, neppure tanto di rado, stati di ansia e stress prolungati, che finiscono inevitabilmente per influire sullo stomaco, la cui componente emozionale viene troppo spesso colpevolmente trascurata.

Sintomi dell'acidità di stomaco

Il primo sintomo con cui il disturbo si manifesta è una sgradevole e persistente sensazione di bruciore allo stomaco, che può arrivare ad irradiarsi fino all'altezza del collo.

In molti casi la risalita dei succhi gastrici può comportare il cosiddetto reflusso gastroesofageo (che peggiora quando si cambia posizione) e dare origine, anche, ad altri sintomi, come bocca acida ed acidità di gola, che a loro volta possono provocare l'erosione dello smalto dentale, rigurgiti di cibo, asma, raucedine e mal di gola; la cattiva digestione può far gonfiare la pancia fino a renderla simile ad una palla e provocare la spiacevole sensazione di avere un nodo alla gola, come se una morsa la stringesse impedendoci di respirare e deglutire normalmente.

Conseguenze dell'acidità di stomaco

L'acidità di stomaco è indubbiamente un disturbo fastidioso, che soprattutto se accentuato e prolungato nel tempo, può compromettere seriamente la qualità della vita di chi ne soffre.

In certi casi, accettare un semplice invito a pranzo o a cena o fare uno spuntino al bar, diventa un sacrificio.

Dall'acidità di stomaco infatti, deriva il reflusso gastroesofageo, mentre il continuo stato di sofferenza che colpisce la bocca dello stomaco, dà malesseri continui come nausea, in certi casi vomito, e sensazione di rigurgito.

uomo con acidità di stomaco

Dieta: cosa mangiare e cosa evitare in caso di acidità di stomaco

Seguire quotidianamente un regime alimentare sano ed equilibrato è la base imprescindibile della salute dell'intero organismo, stomaco compreso, ma se l'acidità dovesse presentarsi, è bene sapere che esistono cibi in grado di alleviarla e persino guarirla, mentre altri sono tassativamente da evitare.

Rientrano nella prima categoria i cosiddetti cibi anti-acidità:

  • carote
  • camomilla
  • zenzero (ma solo in modica quantità)
  • patate
  • banane
  • finocchio
  • melone
  • cavoli
  • riso
  • sedano
  • prezzemolo
  • avena

Da non consumare tutti quegli alimenti che aumentano l'acido nello stomaco:

  • pomodori
  • alcolici
  • caffè (sì invece al caffè d'orzo in sua sostituzione, calmante e lenitivo)
  • menta
  • latte intero (sì a quello scremato, ma senza esagerare)
  • cioccolata
  • fritture
  • insaccati
  • pane fresco
  • pepe e peperoncino
  • frutta secca
  • bibite gassate
  • agrumi
  • aceto
  • grassi
  • zuccheri raffinati

Per quanto riguarda gli oli, si consiglia di utilizzare solo l'extravergine d'oliva rigorosamente a crudo.

Per contrastare l'acidità di stomaco, oltre alla dieta giusta, è inoltre necessario seguire buone abitudini, ovvero mangiare poco e spesso durante la giornata, mangiare lentamente, non mischiare carboidrati e proteine, preferire la frutta lontano dai pasti principali.

Rimedi per l'acidità di stomaco

Cosa prendere per stare meglio quando si ha l'acidità di stomaco?

Innanzitutto ci si può orientare sui gastroprotettori naturali, quegli alimenti cioè che riescono a tamponare l'iper-acidità prodotta e ad esplicare una forma di protezione sulle mucose dello stomaco.

Essi sono: latte di mandorle, artiglio del diavolo (in erboristeria), aglio (antinfiammatorio), alloro, passiflora, ananas e melissa.

Allo stesso modo è possibile aiutare la digestione con tisane, infusi ed altri piccoli trucchi.

Provate con:

  1. Tisana ai semi di finocchio e rosmarino, da preparare lasciando in infusione due cucchiaini di semi di finocchio e un cucchiaino di rosmarino per 10 minuti in mezzo litro di acqua bollente. Bevetene una tazza dopo i pasti principali
  2. Tisana al carciofo, da fare lasciando per 10 minuti in infusione cinque grammi di foglie di carciofo (le trovate in erboristeria) essiccate in 250 ml di acqua bollente. Bevete dopo i pasti
  3. Decotto di acqua calda e bucce di limone, da preparare lasciando bollire in acqua per qualche minuto la buccia di mezzo limone (usate solo limoni da coltivazione biologica). Filtrate e bevete la bevanda calda (più o meno 38°)Un trucco per favorire ed accelerare la digestione?
  4. Ponete all'altezza dello stomaco una borsa dell'acqua calda.

L'acidità di stomaco, soprattutto quando è forte, può dare nausea e senso di vomito, che potete evitare attuando qualche piccola strategia.

Innanzitutto evita di sostare in ambienti con odori pungenti e/o sgradevoli, prova a mettere il viso davanti ad un ventilatore o affacciati alla finestra e mastica un po' di zenzero; se tutto non ciò non dovesse servire, non ti resta che vomitare (fa male trattenere il vomito), dopodiché ti sentirai sicuramente meglio.

Come curare e come eliminare l'acidità di stomaco

Il modo migliore per non incorrere nel fastidioso disturbo dell'acidità di stomaco è mangiare in modo regolare ed equilibrato, eliminando dalla dieta tutti quei cibi che potrebbero favorirla, soprattutto se si è predisposti.

Il problema può durare qualche giorno, qualche settimana, ma tende in genere a ripresentarsi se non si agisce sulle cause che lo scatenano.

Per lenire e curare l'acidità di stomaco si può ricorrere a rimedi naturali e a farmaci.

Fra i rimedi "della nonna" più noti, oltre a quelli sopra elencati, c'è il bicarbonato di sodio, da unire al succo di limone.

In un bicchiere di acqua mettete due cucchiai di succo di limone e la punta di un cucchiaino di bicarbonato, dopodiché, dopo aver mescolato, bevete immediatamente.

In tal modo aiuterete la digestione e calmerete il senso di bruciore.

Antiacido e gastroprotettori sono i farmaci d'elezione nella terapia contro il bruciore di stomaco; fra i più comuni ed utilizzati ci sono: Citrosodina, Maalox, Maalox TC, Maalox Plus, Gastrogel.

Prima di assumere uno qualsiasi dei medicinali elencati, chiedete consiglio al vostro medico.


Coca cola: gli effetti a lungo termine che non conosciamo

Un miliardo di lattine vendute ogni giorno nel mondo fanno di Coca Cola una delle bibite più apprezzate. In lattina, in bottiglia in vetro oppure nel formato famiglia, Coca Cola è divenuto il marchio che scandisce momenti di festa, pause dal lavoro ed impellenti bisogni dissetanti.
Tuttavia, proprio la sua popolarità divide. La segretezza dei suoi ingredienti ha portato alla creazione di falsi miti e luoghi comuni che sono divenuti virali sul Web.
Ma dietro a presunte campagne di diffamazione contro uno dei colossi  statunitensi da un fatturato stellare, si nascondono delle scomode verità che lʼazienda ha cercato di insabbiare con cospicue donazioni?

cocacola e colite
La Coca Cola fa male allʼintestino?

La segretezza iniziale di alcuni ingredienti contenuti nella famosissima bevanda gassata dal colore scuro ha stimolato la curiosità di ricercatori ed esperti che, negli anni, si sono chiesti se tale segretezza volesse proteggere gli  interessi di unʼazienda o scongiurare il calo di fatturato nel caso in cui i dati  sulla pericolosità per la salute della Coca Cola divenissero dati attendibili e  comprovati.
Recenti studi hanno condotto gli esperti ad asserire come lʼeffetto dellʼassunzione della bevanda scura dopo 10 minuti equivalga al consumo di 10 cucchiai di zucchero. Ovviamente, il gusto di dieci cucchiaini di zucchero  sarebbe impietoso, ma lʼacido fosforico (al quale vengono imputati numerosi effetti dannosi sullʼorganismo) rende la bevanda gradevole ed unica nel gusto.


La sua unicità: pregio o difetto?

La caffeina contenuta nella Coca-Cola è altamente eccitante. E' responsabile dell'aumento della pressione sanguigna e quindi può portare, nel tempo e con un abuso della bevanda o un uso quotidiano, a problemi cardio-vascolari.
Lʼacido fosforico crea un ambiente acido che, come ben conosciamo da recenti studi, è lʼhumus perfetto per il proliferare di tumori, tra i quali figura quello allʼintestino. Inoltre, visto che il  nostro corpo corrisponde ad una macchina quasi perfetta essa in presenza di  unʼacidificazione fuori norma, tende a riportare il corpo ad un Ph normale e per farlo, sottrae minerali e quindi calcio alle ossa.
Capirete bene come ciò  provochi effetti dannosi, il primo dei quali sarebbe proprio lʼaumento  dellʼincidenza di fratture tra i giovani sportivi che assumono Coca Cola  quotidianamente.

Uno studio recente pubblicato sul “Journal Of Public Health” ha inoltre gettato ombre  scurissime su un altro effetto collaterale legato al consumo non sporadico di  Coca Cola. Chi beve spesso Coca Cola presenta il Dna maggiormente  segmentato nei globuli bianchi.
Ciò evidentemente crea squilibri interni tali da  esporre i consumatori incalliti a cancro e diabete (dovuto anche alla grande  quantità di zucchero che la bevanda contiene). Inoltre, un consumo eccessivo  di Coca Cola porterebbe ad un invecchiamento precoce, clonando lʼeffetto del fumo, anche su soggetti del tutto sani.
Per quanto riguarda il contenuto di caffeina, però, esistono gli scettici. La  Coca Cola, infatti, conterebbe dai 30 ai 35 mg di caffeina, molto meno di  quella reperibile in una comune tazzina di caffè. Eʼ per tale ragione che  bisogna discernere le verità scientifiche dalle normali campagne di diffamazione ed odio contro una multinazionale che fattura e per giunta  scomoda per altre aziende del settore.

coca cola e salute
Recentemente è possibile consumare, inoltre, la versione considerata meno  dannosa della Coca-Cola, ossia quella Light. Ma siamo certi che sia veramente  tutto oro quel che luccica? La Coca Cola Light, infatti, contiene aspartame, un noto dolcificante. Recenti studi hanno stabilito come il dolcificante possa  provocare, nel tempo e con un ampio consumo della bibita, il lupus e danni irreversibili al sistema nervoso.
Siete ancora sicuri di voler rinunciare a qualche  caloria, considerando, per giunta che lʼaspartame sarebbe persino 200 volte  più dolce dello zucchero?

La ricetta nascosta e gli ingredienti segreti

Non è sicuramente una leggenda il fatto che la ricetta segreta della Coca Cola si trovi chiusa in  una cassaforte della sede centrale di Atlanta. Per anni, vi sono stati dibattiti  attorno al famoso ingrediente 7x che poi si è scoperto essere
nientepopodimeno che lʼestratto della pianta di coca privato delle sostanze  psicotrope.
In effetti, già il nome ci riporta alla cocaina e se vi state chiedendo  se inizialmente la Coca Cola la contenesse non posso deludervi. La Coca Cola  inizialmente conteneva cocaina.

La bevanda nacque nel 1886 dallʼidea del  farmacista John Pemberton. La cocaina al suo interno doveva avere scopi  terapeutici contro emicrania ed impotenza. Ma ovviamente gli effetti furono  tuttʼaltri e successivamente si mantennero estratti delle foglie e della noce di  coca, privati totalmente delle sostanze psicotrope.
Dopo secoli di mistero sul contenuto effettivo della Coca Cola e soprattutto  sulle quantità degli ingredienti, recentemente il Web ha illuminato consumatori e detrattori della bevanda made in Usa.

cocacola ricetta segreta
La prima ricetta avrebbe contenuto
:

fluido di estratto di foglie di coca nella misura di tre bicchierini, 85 g di acido  citrico, 30 grammi di caffeina, 30 grammi di zucchero, 1 litro di succo di lime,  28 grammi di vaniglia e 42 g di caramello più ovviamente il famoso ingrediente  segreto 7x formato da: 227 grammi di alcol, 20 g di olio di arancia, 10 gocce di  noce moscata, 5 gocce di coriandolo, 10 gocce di olio di neroli e 10 gocce di di cannella.
Quando lʼuso iniziale della coca venne vietato, si continuò ad utilizzare la cola  e perciò il nome originale è rimasto invariato. Insomma, chi acquistò dopo Pemberton la ricetta più copiata (senza successo) degli Stati Uniti,  promettendo un riserbo epocale, è divenuto uno dei magnati degli Stati Uniti e  ha reso la multinazionale una delle più influenti nel mondo, con specifiche  piantagioni dalle quali attingere.

Rossa come Babbo Natale

Lʼattrattiva che perdura nel tempo di Coca Cola è dovuta anche a campagne  marketing e pubblicità azzeccate e pensate per le famiglie, tali da  rassicurarle su eventuali effetti collaterali della bevanda richiestissima.
Soprattutto in Usa, resta una delle bevande preferite. Negli ultimi anni ha perso  una piccola percentuale di fatturato, dopo lʼinvito di Michelle Obama a non  consumare bibite gassate perché causa di obesità (una delle principali cause  di morte negli Stati Uniti).

Ma è nato prima Babbo Natale o la Coca Cola? Nonostante si creda che sia  stata lʼazienda a creare lʼimmagine di Babbo Natale che tutti noi conosciamo,  ossia paffuto, bonario e soprattutto rosso Coca Cola, questa è solo una mezza  verità.
Lo troviamo già in abito rosso nelle campagne pubblicitarie precedenti  quella aggressivissima della Coca Cola del 1931, grazie a Thomas Nast e Luis  Prang.

cocacola e babbo natale
Tuttavia il marchio Coca Cola e le sue campagne hanno contribuito a  delineare lʼimmagine moderna di Babbo Natale cosi come tutti adesso lo  immaginiamo e ritraiamo. In effetti, prima della figura introdotta da Coca Cola  nel lontano 1931, Babbo Natale era, sì, vestito di Rosso ma aveva un aspetto  inquietante. Spesso lo si ritraeva addirittura sotto forma di elfo.
Nel 1930 fu  Fred Mizen a disegnare il babbo Natale dalle guance rosa e paffute che tutti  noi conosciamo e comparì proprio nella pubblicità di Coca Cola. Fu il  protagonista indiscusso delle campagne pubblicitarie di Coca Cola dal 1931 al 1964.
Il protagonista era questʼuomo buono ed in carne che sorrideva,  distribuiva regali ai bambini e poi si prendeva una pausa rinfrescante  sorseggiando Coca Cola. Proprio lʼabbinamento di una figura familiare e che simboleggia amore e protezione con la nota bevanda ha determinato un aumento esponenziale delle vendite.
Successivamente furono le pitture di  Sundblom a farla da padrone e vennero persino esposte dopo il ʼ64 in veri e  prestigiosi musei del mondo. Nel 2001, infine, proprio un suo disegno divenne il  prototipo per creare il Babbo Natale animato dello spot Coca Cola di allora.
Tutti i gadget legati al Babbo Natale di Coca Cola sono ancora richiestissimi  dagli appassionati.

Dallo scandalo contaminazioni  allʼutilizzo come esplosivo

Gli utilizzi di Coca Cola sono divenuti, negli anni, i più disparati. Inoltre,  lʼazienda è stata al centro di scandali veri e presunti, alcuni dei quali sono  divenuti delle bufale virali sul Web. Alcuni utilizzi “assurdi” della bibita gassata  sono ormai certi e comprovati. La Coca Cola, ad esempio, viene utilizzata per  eliminare il sangue dal selciato dopo un incidente.
La Coca Cola, inoltre, ha unʼincredibile effetto pulente. Può essere utilizzata  per eliminare le incrostazioni del water, per togliere le macchie di ruggine o per  pulire oggetti corrosi che sembravano irrecuperabili.


Tra gli scandali più noti, citiamo le feci umane rinvenute in alcuni lotti di lattine prodotte in un impianto in Irlanda Del Nord. Esse non arrivarono ovviamente ai rivenditori, tuttavia ci vollero ore per ripulire gli impianti e la notizia rimbalzò sulle prime pagine di mezzo mondo.

Tra le bufale invece più note cʼè da annoverare lo scandalo riguardante la Coca Cola contaminata da HIV a causa della perdita di sangue di un  dipendente infetto. Persino la stessa azienda dovette smentire  categoricamente la notizia che, a causa della velocità di diffusione sui Social  Network, stava minando lʼimmagine del colosso USA.
Ma unʼaltra bufala divertente riguarda anche la presunta morte di un ragazzo  dopo aver bevuto Coca Cola Light ed ingerito una Mentos, diffusasi dopo gli  incredibili esperimenti (comodamente visualizzatili su YouTube) di ragazzi e  curiosi. Lʼesperimento consiste nellʼinserire una mentos in una bottiglia di Coca  Cola. Ciò provoca unʼesplosione molto scenica che dunque si è prestata per dimostrazioni video. Tuttavia, molti non sanno che la reazione avviene  unicamente in quanto la Coca Cola è gassata (avremmo la stessa reazione  inserendo la mentos in una bottiglia di acqua gassata o Sprite), ma ovviamente  i video non avrebbero avuto cosi tante visualizzazioni se non legati alla bibita  più chiacchierata e misteriosa del mondo. Ma qual è il meccanismo dʼazione?

In pratica la gomma arabica della mentos interferisce con lʼaspartame della  Coca Cola Light provocando lʼesplosione. Ed è anche lʼelevata densità della Mentos a farla scendere velocemente nella bottiglia, aumentando la  spettacolarità del fenomeno.

Sono stati effettuati, ancora una volta sul Web, degli esperimenti con Coca Cola e gas propano. Dopo aver inserito del gas propano in una comune  bottiglia di Coca-Cola, la si capovolge. Lʼeffetto è incredibile. La bottiglia  schizza in aria ad una velocità impressionante, inondando tutto ciò che si trova  al di sotto di essa (Youtuber compreso!).

Del resto la Coca Cola, come accennato poco fa, è anche un potente antiruggine. Basta mettere a bagno in essa gli oggetti incrostati oppure  strofinare un poʼ di Coca Cola con un panno su di una superficie rugginosa per  eliminarla.
Viene persino utilizzata per lucidare gli oggetti in rame. Perché già  accade? La Coca Cola è acida e la ruggine è unʼossidazione che quindi  reagisce con gli acidi, ma non preoccupatevi: non può distruggerci lo stomaco  in quanto esso è più acido di lei!

La Coca Cola può causare la colite?

Come tutte le bibite gassate, la Coca Cola non è indicata in pazienti che  soffrono di colite. La colite è unʼinfiammazione del colon, che provoca sintomi  alquanto fastidiosi quali borborigmi, stipsi o diarrea, flatulenza e dolori  addominali.
Ovviamente anche la Coca Cola aumenta la presenza di gas nellʼintestino e tende a gonfiare. Eʼ proprio la sua gassosità a renderla  deleteria nel caso di questa patologia, oltre alla grande quantità di zucchero.
Molto meglio bere tisane al finocchio e malva o grandi quantità di acqua se non si vuole  rischiare di peggiorare gli invalidanti fastidi provocati dalla colite, causati da coca cola e diarrea.

Solo la Coca Cola fa male?
Abbiamo in breve descritto i vari aspetti ombrosi dellʼassunzione di Coca Cola.
Ma sono tantissime le bibite in commercio che scienziati, medici ed esperti non  considerano affatto salutari.

La Diet Soda farebbe ancor più male della famosa bibita di Pemberton. Studi recenti hanno mostrato una correlazione su larga  scala dellʼaumento dellʼincidenza di linfomi e leucemia e lʼutilizzo quotidiano di  Diet Soda. Una Diet Soda al giorno, infatti, potrebbe provocare persino il cancro al seno. Tutta colpa, ancora una volta, del nemico aspartame.

Il buono  e caro Esta Thè, in effetti, presenta ben 10,5 g di zuccheri in 100 ml che  diventano quantità enormi di zuccheri, soprattutto per i bambini, in lattine o  bottiglie. Si supera di gran lunga, in questo caso, il fabbisogno giornaliero di  zucchero del nostro organismo, rischiando il diabete e favorendo lʼobesità nei  bambini.

Altresì la Fanta, proprio come la Coca Cola, non sarebbe salutare per  lʼorganismo. La causa sta proprio nei dolcificanti sintetici contenuti al suo interno, perchè potrebbero favorire i sintomi della gastrite e della diarrea. Il consumo spasmodico di Fanta potrebbe addirittura danneggiare la  parte del cervello che ci consente di ricordare ed imparare.

Insomma, ci possiamo fidare solo dellʼacqua quando il caldo la fa da padrone?
Direi che il primo consiglio risiede nella moderazione. Lʼabuso è sempre dannoso e critico, anche quello della rossa e misteriosa Coca Cola.
Ma se soffri di colite o hai a cuore la tua salute in generale, il consiglio spassionato che ti do è quello di lasciare la CocaCola sugli scaffali dei supermercati.