antibiotici

Quando prendere l'antibiotico e quando no

Sugli antibiotici spesso ci sono posizioni controverse, alcuni sono pro e altri sono contro, ma è bene sottolineare che si tratta di farmaci a volte indispensabili per affrontare alcune patologie nella loro fase acuta. Inoltre riveste notevole importanza il fatto di essere usati nel modo corretto, ma quando prenderli e quando no? Vediamo di fare chiarezza.

Quando prenderli
Prenderli in gravidanza
Intossicazione da antibiotici
Cibi con funzione antibiotica

Da cosa proteggono?

Il compito dell'antibiotico è quello di contrastare alcune infezioni gravi provocate dai batteri. La sua funzione è dunque quella di attaccare il DNA del microrganismo patogeno e disgregarlo. Per avere la sua efficacia l'antibiotico deve essere assunto regolarmente in più dosi e necessita di qualche giorno di tempo per agire.
Interrompere la terapia prima del dovuto vanifica i poteri curativi dell’antibiotico e inoltre crea nuove tipologie di germi resistenti ai farmaci. Infatti, quando la cura non viene conclusa, l'antibiotico blocca l’attacco sul DNA nemico e questo si rigenera e si modifica, diventando anche più aggressivo.

colite e antibiotici
Quando ricorrere a loro

Si può ricorrere agli antibiotici quando bisogna approntare una terapia per debellare infezioni provocate da oltre 200 specie di batteri patogeni. Tra le patologie più note nelle quali si ricorre agli antibiotici vi sono polmonite, tonsillite con febbre e placche, cistite, vari tipi di otite. Inoltre, dentisti e chirurghi li prescrivono per evitare complicazioni post interventi.

Come agiscono nell'organismo

Questa categoria di farmaci agisce nell’organismo grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, quindi aiuta a ridurre irritazioni e infiammazioni, alle sue proprietà analgesiche efficaci nel ridurre il dolore, e aiutano a combatte infezioni intestinali di vario tipo come diarrea e vomito.
Agiscono con efficacia anche nel caso di infezioni alle vie urinarie come cistite e candidosi. Per risultare efficaci bisogna affidarsi alla tipologia giusta di farmaco e per questo è fondamentale rivolgersi ad uno specialista che faccia la diagnosi corretta attarverso antibiogramma e prescriva l’antibiotico giusto da assumere.

Si possono assumere in gravidanza?

Gli antibiotici si possono assumere in gravidanza con molta cautela e solo dietro consiglio e prescrizione medica. Un uso scorretto può compromettere la gestazione e può anche condizionare la salute del nascituro. Inoltre, non bisogna mai assumere gli antibiotici in combinazione con alcol, soprattutto se si stanno assumendo antibiotici aventi molecole diffuse come il metronidazolo.

Cosa non fare quando li si assume

Quando si assumono antibiotici bisogna prendere delle precauzioni per evitare rischi alla salute. Ad esempio, viene consigliato di non esporsi al sole mentre si segue una terapia antibiotica. Pare infatti che ci possano essere reazione avverse con vitamina D e raggi UV, ma è bene specificare che non capita con tutti i tipi di antibiotici.

Infatti, questo può succedere quando le molecole dei principi attivi che sono alla base del farmaco causano effetti di fotosensibilizzazione, che genere eruzioni cutanee sulle aree della pelle colpite dai raggi del sole. Per precauzione è sempre fondamentale leggere il bugiardino e consultare il medico per sciogliere ogni dubbio.

Cosa assumere durante una terapia antibiotica

Tutti i farmaci a seconda della loro categoria presentano degli effetti collaterali anche gravi, ma gli antibiotici in particolare comportano e favoriscono la disbiosi intestinale, ovvero una alterazione del microbiota attraverso la distruzione di numerosi ceppi batterici simbionti, fondamentali per la nostra salute. Gli antibiotici sono come delle bombe le quali riversate nel nostro organismo, hanno la capacità di danneggiare non solo i batteri patogeni ma anche quelli amici, fondamentali per un corretto assetto del microbiota.

Per evitare tutto questo il consiglio spassionato è quello, durante qualsiasi terapia antibiotica, di assumere dei probiotici antibiotico restistenti, a base di saccharomyces boulardii. In genere la posologia consigliata è una capsula di saccharomyces boulardii per ogni capsula assunta di antibiotico.

Il coronavirus è resistente agli antibiotici?

Purtroppo è così, il coronavirus è resistente agli antibiotici poiché questa categoria di farmaci serve per curare e prevenire le infezioni causate dai batteri patogeni e impedirne la moltiplicazione all’interno dell’organismo. L’antibiotico non è affatto indicato per curare le infezioni virali in generale e nello specifico non lo è per il coronavirus.

La durata dei cicli per la diverticolite

Secondo la medicina convenzionale gli antibiotici sono utili per placare i forti dolori addominali causati dalla diverticolite, accompagnati spesso anche da crampi addominali, febbre, diarrea, meteorismo, gonfiore addominale, nausea, stipsi e sindrome del colon irritabile. Per le forme acute di diverticolite è possibile assumere 450-900 mg per via endovenosa ogni 8 ore. La durata della terapia varia da 7 a 14 giorni.

Intossicazione da antibiotici

Nonostante la validità degli antibiotici nel debellare alcune malattie dovute a batteri patogeni, tuttavia un loro abuso può causare effetti collaterali. Assumere troppi antibiotici può infatti dare origine a disturbi anche inaspettati, come nausea, diarrea, arrossamenti della pelle, reazioni allergiche, disbiosi intestinale.

Inoltre, uno studio recente ha messo in evidenza che gli antibiotici  possono interferire con il corretto funzionamento del sistema immunitario. Un uso scorretto e un abuso di questi farmaci potrebbe dunque causare degli effetti collaterali a discapito di esso.

Il miglior modo per depurarsi

Dopo aver seguito una terapia a base di antibiotici o comunque si è fatto abuso di essi è probabile che tracce del medicinale giacciano nel nostro organismo anche dopo aver ultimato il trattamento. Il miglior modo per depurarsi dagli antibiotici è quello di seguire una adeguata alimentazione e ricorrere ad alcuni rimedi naturali molto efficaci.

La depurazione dagli antibiotici è importante per evitare che i residui lasciati da questi farmaci possano compromettere le funzioni dell’apparato digerente. Per prima cosa bisogna evitare cibi di origine animale, quindi escludere carne, uova e prodotti caseari. Bisogna mangiare alimenti ricchi di antiossidanti e vitamina C, come frutta e verdura, bisogna anche fare esercizio fisico regolare e dormire a sufficienza.


Cibi usati al posto di antibiotici

Vi sono anche dei cibi con proprietà antibiotiche. Infatti possono essere considerati dei veri e propri farmaci ed antibiotici naturali. Cibi come l’aglio o le cipolle, erbe come l’origano, e spezie come la cannella e lo zenzero sono assolutamente efficaci e proteggono la nostra salute. Ecco nello specifico come funzionano:

  • Aglio

L’aglio è un antiparassitario naturale dalle proprietà curative particolarmente efficaci. Il suo aroma deriva dall’allicina. Le sue proprietà antivirali e antibatteriche e la gran quantità di antiossidanti agiscono distruggendo i radicali liberi responsabili del degenerarsi dell’organismo.

  • Cipolla

Le potenti proprietà antibatteriche della cipolla le rendono ideale per favorire la depurazione dell’organismo. La sua azione antinfiammatoria migliora la circolazione del sangue e aiuta a prevenire e a curare influenza, raffreddore e mal di gola.

  • Origano

Erba aromatica utilizzata in cucina per insaporire le pietanze, l’origano è anche una vera e propria erba medicinale. E’ infatti un eccellente analgesico, antisettico ed antispasmodico naturale. Ricchissimo di carvacrolo e timololo, potenti antibatterici, antivirali, antimicotici e antiparassitari.

  • Cannella

Questa spezia utilizzata per insaporire le pietanze dolci ha tantissime proprietà benefiche utili per la salute. E’ un antibatterico naturale ideale per diminuire i dolori provocati dall’artrite, ma è anche un ottimo rimedio naturale contro mal di gola e raffreddore.

  • Zenzero

Lo zenzero è un toccasana per la salute, può essere consumato fresco oppure essiccato e ridotto in polvere. Fra le spezie è una delle più utilizzate per la sua azione benefica e per la prevenzione di tosse, raffreddore, influenza, mal di gola. Ottima anche la tisana miele e zenzero contro i malanni di stagione, un antibiotico naturale che oltre a proteggere depura l’organismo e migliora anche la digestione, da preparare come segue. Ricco di geingerolo che è un antinfiammatorio, antiossidante, antibatterico e antivirale.

Validità degli oli essenziali rispetto antibiotici

Visto che l’abuso e l'utilizzo scorretto di antibiotici creano sempre più batteri super resistenti ad essi che a volte possono portare gravi infezioni, è caldamente consigliato di usare questi farmaci solo quando non se ne può fare a meno.
Una validissima alternativa ad essi sono gli oli essenziali, in particolare alcuni che risultano essere molto efficaci contro i batteri senza causare effetti collaterali.

olio essenziale antibiotico

Fra quelli più indicati troviamo l’olio essenziale di Tea Tree (melaleuca), l’olio essenziale di Origano, l’olio essenziale di Cannella, quello di Timo e l’olio essenziale di Santoreggia.
Tutti hanno una grandissima efficacia nel ridurre le infiammazioni e nel trattare malattie stagionali, arrossamenti, irritazioni, grazie alle proprietà antivirali, antiossidanti, antimicotiche e antiparassitarie.
Punto a favore degli oli essenziali è di non incidere negativamente sulla flora batterica.


febbre a 37

Febbre a 37 e ripercussioni di una stanchezza

Febbre e stanchezza sono malesseri correlati fra loro e che in molti casi si manifestano in forma passeggera, ma a volte possono nascondere qualcosa di più serio, soprattutto se si presentano in forma prolungata. Scopriamo di più sulla febbre accompagnata dalla stanchezza e quando allarmarsi.

La febbre è una reazione dell’organismo

In genere alcuni decimi di febbre non dovrebbero preoccupare e quando i rialzi di temperatura si attestano in un range che va dai 36.4° ai 37.2° di solito non destano allarmismi. La febbre, infatti, non è altro che una reazione e risposta del nostro organismo a qualcosa e comporta inevitabilmente un aumento della temperatura corporea.

La febbre genera dunque una serie di reazioni da parte dell’organismo, come ad esempio una frequenza respiratoria maggiore ed un’accelerazione del battito cardiaco. Quando subentra la febbre avvertire una sensazione di stanchezza è del tutto normale, e può perdurare anche per alcuni giorni dopo la scomparsa degli altri sintomi.

Tuttavia, se la stanchezza si prolunga molto oltre, così come la febbre a 37 o poco più, allora è il caso di sottoporsi a degli accertamenti per capire l’origine di questi sintomi, soprattutto se ritorna e si presenta in forma recidivante. Gli episodi febbrili infatti non sono tutti uguali e possono presentarsi in modo diverso, e ad ognuno possono essere associate delle cause e delle specifiche malattie.

febbre a 37Cos'è la febbre intermittente

Si dice febbre intermittente quando la temperatura basale subisce fluttuazioni ad ampio raggio, alternando periodi di assenza di febbre ad altri in cui vi può essere febbre anche molto alta. Nella condizione di febbre intermittente l'intervallo tra le due fasi presenta una durata variabile che può essere di ore o giorni, a seconda della causa che l'ha generata.

Per poter definire la febbre intermittente le oscillazioni della temperatura corporea nel giorno devono essere più alte di almeno 1°C e, durante i periodi di febbre la temperatura basale deve diminuire al di sotto dei 37°C.

Cos’è la temperatura basale

La temperatura basale è la temperatura del nostro sangue che viene rilevata dopo un periodo di riposo ininterrotto di almeno sei ore. Il migliore momento per misurarla è al risveglio, quindi la mattina, prima di alzarsi dal letto.

Nelle donne in età fertile si rileva un leggero aumento durante il periodo ovulatorio per effetto del progesterone, mentre negli anziani in genere la temperatura è più bassa. Nei bambini invece la temperatura è solitamente instabile. La temperatura può aumentare a causa dell’ansia e dello stress.

Febbre persistente per settimane

La febbre persistente è una condizione febbrile che si può protrarre per diversi giorni o addirittura per settimane. Tenendo sempre presente che la febbre alta non è una patologia, ma una reazione del corpo che si difende così dai batteri, dai virus o da tossine, la febbre prolungata può essere causata da diversi fattori. Fra questi troviamo:

  • Malanni di stagione – nella stagione fredda i malanni possono dare origine ad una febbricola persistente e in questo caso si manifesta solo febbre ma senza infezioni;
  • Stress – vi sono periodi di stress durante i quali l’organismo reagisce perché messo a dura prova e la reazione è proprio lo stato febbrile. Solo riducendo la stanchezza cala anche la febbre da stress;
  • Sbalzi ormonali – ovulazione, menopausa sono condizioni che portano la donna ad avere sbalzi ormonali, che a loro volta possono portare a un innalzamento della temperatura corporea.

Può anche esserci una correlazione fra la febbre e la diverticolosi, una patologia caratterizzata dalla presenza di diverticoli, cioè delle erniazioni o estroflessioni localizzate soprattutto nella parte sinistra del colon, ovvero nel sigma. Qui la cavità si riduce di diametro e quando vi è maggiore pressione causa la formazione di diverticoli, che può essere uno o più di uno.

Febbre perenne a 37°

Una temperatura che oscilla sui 37 gradi in genere viene definita febbricola e non desta preoccupazioni, tuttavia bisogna fare attenzione ai valori che possono influenzare la temperatura corporea. Se poi la febbre diventa perenne e si aggiungono sintomi come la stanchezza cronica allora bisogna approfondire per trovare le cause.

Bisogna dire prima di tutto che il valore cambia sostanzialmente in base alle modalità di misurazione ed è importante ricordare che per via orale il valore ottenuto è più basso. Inoltre, bisogna anche tenere in considerazione che la temperatura è generalmente più elevata dopo aver fatto esercizio fisico.
Inoltre, se la febbre è 37° la sera non vuol dire nulla, mentre cambia tutto se lo stesso valore è stato riscontrato la mattina e per diversi giorni. Certo è che se la temperatura aumenta sempre verso la conclusione del pomeriggio potrebbe trattarsi di febbre serotina, ovvero il sintomo di qualcosa che non funziona nell'organismo e che merita di essere approfondito.

Anche avere la febbre a 37 di mattina può essere segnale di qualcosa che non va. Lo è ancora di più se da sporadica la febbre a 37 diventa perenne e si avverte sempre una certa stanchezza. La cosiddetta febbricola cronica potrebbe essere un allarme e avvisare la presenza di malattie come infezioni croniche o patologie relative alle ghiandole linfatiche oppure al sangue. Negli anziani potrebbe rappresentare invece un’avvisaglia di malattie ancora più gravi.

In questi casi la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico di fiducia e se occorre fare degli esami di approfondimento. Se si tratta solamente di una risposta dell’organismo a situazioni di forte stress sarà utile ricorrere ai giusti rimedi per ritrovare il benessere psico-fisico.
In molti casi è il contesto lavorativo a causare deficit di cui è sempre meglio accorgersi in tempo, magari ascoltando il giudizio di chi ci circonda. Troppo spesso si è talmente concentrati sulla propria carriera professionale da trascurare dei segnali di debolezza e fragilità che il nostro corpo vuole comunicare, per dire di “tirare un po' il freno”..

Come fare una diagnosi

Quando si presenta la febbre, sia che sia a 37° perenne oppure si tratta di febbre alta che va avanti da diversi giorni è necessario che il medico a cui ci si rivolge faccia un'analisi in profondità per individuare la causa.

Uno studio accurato dei sintomi manifestati dal paziente, che possono essere brividi, catarro, tosse grassa, senso forte di nausea, debolezza alle gambe, mal di pancia, inappetenza e molto altro, aiuterà il professionista a valutare la situazione clinica del soggetto.

Per avere un quadro chiaro e cercare di individuare le cause della febbre il medico deve anche indagare sulle eventuali patologie remote del paziente. Deve dunque ricercare se ha sofferto di patologie come tubercolosi, cancro, malattie intestinali, ipertiroidismo e altre problematiche che possono essere di aiuto nel capire da cosa ha origine la febbre.

Dietro una febbre come quella intermittente possono nascondersi una serie di malattie che possono anche essere gravi. Fra queste possono esserci infezioni batteriche ai polmoni, AIDS, colangite, alcune forme di cancro, infezioni alle vie urinarie, infezioni tubercolari, brucellosi, meningite e molte altre patologie.

Fare una diagnosi accurata è dunque molto importante per trovare la causa e l’origine della febbre quando è a 37 ed è perenne oppure quando è persistente e dura per molti giorni anche a gradi più elevati.

Prevenzione nello sport

Numerosi studi dimostrano che un’attività fisica moderata è la soluzione migliore per tenere lontano gli stati febbrili e l’influenza. Le persone che praticano sport regolarmente hanno infatti difese immunitarie molto più elevate dei sedentari e quindi hanno meno probabilità di ammalarsi.

In genere un leggero raffreddore, il naso che cola o un lieve bruciore alla gola non impediscono di praticare attività fisica. Una buona prevenzione per gli sportivi è quella di utilizzare integratori naturali e/o omeopatici specifici, ottima soluzione per mantenere elevato il livello del sistema immunitario.

Tuttavia, nel caso si presenta lo stato febbrile è sconsigliato allenarsi e l’atleta deve evitare gare e allenamenti intensi. Durante la febbre deve curare l’alimentazione e recuperare mangiando carboidrati integrali, frutta e verdura e bere tè verde.

Tachipirina risolve la febbre o è un palliativo?

In genere se la febbre è sporadica a 37° non c’è bisogno di assumere farmaci. Anche nel caso di febbre a 39° nei bambini i pediatri sono concordi nell’affermare che il farmaco non va somministrato, e va dato invece solo quando la febbre è sui 40°.

Nel caso delle persone adulte, o comunque dai 15 anni in poi, la Tachipirina è invece ideale per garantire sollievo dalla febbre o anche per contrastare disturbi come mal di testa e stanchezza.


gas di ciminiere

Aria nell'intestino: meglio liberarsi o perdere amicizie?

Con il termine aereofagia si indica l’aria prodotta in eccesso nell’intestino o nello stomaco. Sia che l'aria venga introdotta inavvertitamente dall'esterno oppure prodotta in eccesso nell’intestino o nello stomaco, in entrambi i casi non è mai tollerata dall'apparato digerente. La sua presenza è causa di tensione e il gonfiore addominale a cui conseguono manifestazioni inevitabili di meteorismo e flatulenza, fastidi comuni e che mettono a disagio ogni individuo, soprattutto quando si lavora a stretto contatto con il pubblico.

Quanta aria può entrare e in quali modi si accumula

L'aria nello stomaco si verifica per l’ingestione di gas, con la deglutizione frequente di saliva o con l’introduzione degli alimenti. Questo disturbo dell'apparato digerente è spesso la conseguenza di errate abitudini alimentari, come ad esempio la tendenza a mangiare frettolosamente o mangiare cibi che causano fermentazioni, che nel tempo provocano bolle d'aria.

Oltre ad alcuni fattori come fumo e ansia, che possono favorire il disturbo, l’aria nello stomaco può accumularsi a causa di malattie o di patologie che colpiscono altri organi addominali. Per evitare il gonfiore all’addome, dovuto proprio dall’aumento dell’aria, è fondamentale riequilibrare la flora batterica, aiutandosi magari con un’alimentazione ricca di fibre oppure assumendo probiotici.

gas di ciminiere

Sintomi causati dall’accumulo di aria

I sintomi causati dall’accumulo di aria nell’intestino possono essere fastidiosi e la pancia può diventare gonfia e dura, sino ad accusare dolori al basso ventre e rumori intestinali, evidenziati da veri e propri brontolii, dovuti al movimento dei gas.

Le persone che tendono ad accumulare aria nello stomaco possono anche manifestare disturbi del ritmo cardiaco e sensazione di mancanza di respiro. In alcuni casi può anche comparire un dolore retrosternale, che viene avvertito come se si eseguisse una forte pressione sul torace.

Nei soggetti ansiosi e con scarsa tolleranza alla distensione gastrica, l'aria nello stomaco può causare senso di soffocamento, iperventilazione, dilatazione acuta dello stomaco, nausea, tachicardia. L'aria accumulata nello pancia verrà espulsa successivamente tramite l'eruttazione oppure dando origine a meteorismo e flatulenza.

Come si formano i gas intestinali?

I gas intestinali si formano in ognuno di noi, anche in quei soggetti che non soffrono di particolari disturbi gastroenterici o che si considerano troppo raffinati per produrre “certe schifezze” . La formazione dei gas intestinali può essere ricondotta all'attività dei batteri che si trovano nell'intestino crasso, in cui fermentano residui di cibo non assorbito o non digerito, dal quale traggono energia e liberano gas.

Contribuisce alla formazione dei gas intestinali anche l'aria ingerita durante la deglutizione. Ecco perché coloro che mangiano e bevono in fretta, magari durante i pasti e sono abituati a parlare tanto sono più soggetti ai problemi di flatulenza. Anche il fumare, masticare spesso tabacco o chewingum, bere frullati e bevande gassate sono attività che contribuiscono alla formazione di gas intestinali. Occhio allora a non rimanere nella “scia velenosa” di persone logorroiche o di grandi consumatori di birra.

La flatulenza perché in alcuni casi non è presente?

La flatulenza però in alcune persone non è presente, o perlomeno risulta molto ridotta. Come mai? Se i gas intestinali si formano in tutti gli individui, perché alcuni non manifestano la flatulenza?

Semplice, queste persone sono principalmente quelle che hanno modificato le abitudini alimentari, che hanno adottato una dieta equilibrata e sana, in cui non sono presenti quei cibi che causano una produzione eccessiva di gas.

Potrebbero essere ad esempio persone che evitano i latticini, soprattutto se sono intolleranti al lattosio, oppure quelle che manifestano una difficoltà con il glutine e che per questa ragione seguono una dieta gluten-free, ovvero un menù specifico per ridurre i sintomi derivati da questa patologia.

Rimedi naturali per combattere la flatulenza

Una buona soluzione per combattere la flatulenza è quella di mangiare pasti piccoli e non abbuffarsi durante la giornata. Il consiglio è quello di mangiare più volte in piccole dosi, per mantenere attivo il metabolismo, evitando di appesantire l'apparato digestivo sottoponendolo a sforzi extra, a causa di una cena iper proteica.

Per fortuna però vi sono dei rimedi naturali efficaci per combattere i gas in eccesso. Di qui in avanti ne presenterò alcuni davvero utili per mettere fine alle scorreggie e ai cattivi odori che vengono sprigionati nell’aria. Si tratta di fastidi che vanno combattuti con una certa urgenza, prima che i danni psicologici conseguenziali possano rivelarsi notevoli, a causa di amici o partner esausti dal cattivo operato del nostro retto.

Fra le piante medicinali in grado di prevenire la formazione di gas nel tratto intestinale la più conosciuta è il finocchio, che risulta un validissimo modo per ridurre le fermentazioni e facilitare l'espulsione dei gas in eccesso. Altre piante efficaci sono anche la camomilla, l’anice, la melissa, la menta, l’angelica e il cumino.

Anche l’aceto di mele è efficace nel ristabilire l'acidità intestinale ed è indicato per impedire ai batteri che alterano il pH leggermente acido presente nell'intestino di proliferare.

Un efficace rimedio naturale è anche il carbone vegetale, che grazie alle sue capacità di assorbimento è veramente efficace nei casi di tensione addominale e gonfiore. Con le sue microparticelle il carbone vegetale assorbe l’aria in eccesso e aiuta a ridurre notevolmente i fenomeni di meteorismo.
Occhio però agli effetti collaterali: se usato per troppo tempo, soprattutto se nel caso di pane al carbone vegetale può causare secchezza, stipsi e malassorbimento di alcuni micronutrienti!

Come liberarsi dai gas

Per liberarsi del fastidio dei gas intestinali e quindi dell’aria libera in addome si può ricorrere anche ai probiotici,  utili per riequilibrare la flora batterica dell’intestino e combattere il meteorismo. Questa tipologia di integratori favorisce l’accelerazione del transito del cibo tra lo stomaco e l'intestino e migliorano anche la regolarità intestinale.
I ceppi batterici migliori per affrontare e risolevere problemi di pancia gonfia e meteorismo sono con il Lactobacillus plantarum e acidophilus.

Scorreggiare fa bene o è giusto trattenerle?

Fare scorregge può non apparire una bella cosa, tuttavia uno studio dimostra che non bisogna vergognarsi e che, in ultima analisi, anzi fare i peti fa bene alla salute!

Lo studio sui peti ha rivelato che uomini e donne in media scoreggiano 14 volte al giorno e che queste flatulenze composte da idrogeno, azoto, metano, biossido di carbonio, idrogeno solfato e ossigeno sono il segno che il corpo gode di buona salute.

Cosa è una colica d'aria?

La colica d’aria è dovuta a fenomeni di tipo fermentativo e si manifesta con gonfiore e aumento della tensione addominale. La colica è causata dalla presenza di una quantità eccessiva di gas nello stomaco o nell’intestino.

Il gas presente nel tratto digerente può essere stato accumulato dall’aria ingerita oppure può essere una conseguenza normale della fermentazione batterica a cui sono sottoposti gli alimenti.

Il meteorismo spesso si accompagna a quel sintomo di gonfiore che spesso si manifesta in questi casi. Oltre al gonfiore altri sintomi sono anche dolore e tensione addominale, alitosi, eruttazioni, emissione di gas rumorosa.

La colica d’aria spesso è la conseguenza di:

  • abitudini alimentari scorrette
  • difficoltà a digerire
  • disfunzioni del metabolismo
  • infezioni intestinale di vario titolo
  • colon irritabile o ancora stitichezza psicosomatica.

Cibi che aumentano i gas nella pancia

A volte il meteorismo può essere anche un segnale della presenza di qualche problematica gastro-intestinale, come dispepsia, sindrome dell’intestino irritabile, stipsi, oppure può essere rivelatore di fattori psicologici come insonnia, depressione e ansia.

Gli esperti raccomandano quindi di consumare cibi che non aumentano i gas nella pancia e che non causano accumulo.

Fra i cibi da evitare oppure da consumare con molta moderazione troviamo latte e prodotti caseari freschi, cavolfiore, cavolo, verza, cardi, cipolle, legumi, cibi ricchi di grassi, maionese, panna montata, dolci, pane fresco, castagne, caramelle, acqua e bibite gassate, vini frizzanti, spumanti. frappé, chewing-gum.

Un’altra cosa raccomandata caldamente è quella di evitare di bere con la cannuccia perché fa ingerire inutilmente dell’aria. Quando prendiamo una bibita al bar preferiamo sempre un comodo bicchiere e anche i ragazzini più piccoli dovrebbero abituarsi a questa sana abitudine.

Tantissima aria porta dei rischi?

Non è affatto vero che fare tantissima aria porta a dei rischi, anzi vuol dire che il corpo funziona correttamente.

Quello che ovviamente può dare fastidio agli altri è il cattivo odore delle puzze, ma sono proprio queste a consentire alla pancia di sgonfiarsi, soprattutto dopo un pasto pesante. Se non si fanno le scorreggie si accusano spasmi all'addome e come abbiamo visto prima si formano le coliche d’aria.

Per evitarle, quindi, non trattenere i peti che fanno uscire i gas e permettono allo stomaco di sgonfiarsi e rilassarsi. Spesso bloccare le flatulenze vuol dire far accumulare i gas nello stomaco e questo può alterare il funzionamento dell'intestino. Di sicuro è meglio qualche arietta in più, anziché una condizione di stitichezza legata all'iperattività del soggetto o di uno stress da lavoro che non si riesce ad arginare. Alcune volte chi detesta l'eccesso di scorreggini da parte di un amico o conoscente nasconde soltanto un po' di invidia e null'altro.


disegno di fumine

Colite spastica fulminante

Con il termine "colite" ci si riferisce ad una condizione di infiammazione del colon dovuta molto spesso alla presenza di batteri o virus.
Abbastanza frequentemente la colite è conseguenza di un trattamento antibiotico protratto nel tempo che, distruggendo la normale flora batterica intestinale naturalmente presente in questa parte del corpo, esclude uno dei meccanismi di difesa, ovvero la competizione batterica, con cui l'organismo si protegge dalle aggressioni.
Dolori addominali, diarrea con feci commiste a sangue e muco e a volte febbre, sono i principali sintomi con cui si manifesta questo disturbo.

La terapia è causale e può consistere in una cura farmacologica, in un percorso naturopatico alla ricerca delle cause scatenenti la sintomatologia, nell'adesione ad uno specifico regime alimentare e, da me consigliato, in un lavoro (attraverso il counselling, la psicoterapia, ecc..) sulla sfera psicoemotiva, molte volte sorgente primaria della malattia.
Esistono diversi tipi di colite, alcuni meno aggressivi e più facili da curare, altri più complessi: la colite fulminante rientra in questa seconda categoria.

Ma cos'è, precisamente, la colite spastica fulminante?

Quale tipo di patologia si indica con tale espressione?
L'aggettivo stesso "fulminante" sta ad indicare la rapidità con cui la malattia si manifesta, paragonabile, per l'appunto, a quella di un fulmine che sferza il cielo durante un temporale.
Tuttavia, per capire davvero cosa sia la colite fulminante, si rende prima necessaria una breve descrizione della pancolite, cui essa è strettamente connessa.
La pancolite è l'’infiammazione di tutto il colon e non solo di una sua parte, quindi il colon destro, il sinistro, il trasverso e il retto.

colite fulminante
I sintomi tipici di pancolite sono diarrea con tracce di sangue, dolori addominali e crampi, perdita di peso, debolezza, febbre e sudorazione notturna.
Alcuni soggetti affetti da pancolite, per fortuna, presentano solo un'’infiammazione con relativi sintomi lievi, perfettamente rispondenti all'effetto dei farmaci.
In generale però, si può affermare che i pazienti con pancolite soffrono della variante di colite spastica più seria e più difficile da curare rispetto alle altre forme.

Questa schematica introduzione alla pancolite serve per specificare che la colite fulminante non è altro che una forma rara ma grave di pancolite. I pazienti colpiti da colite di tipo spastico-fulminante presentano sintomi significativi e marcati come disidratazione, dolore addominale grave, diarrea con sanguinamento e non di rado persino shock.
Essi corrono il rischio di sviluppare il megacolon tossico (ovvero la profonda dilatazione del colon a causa di una infiammazione grave) e la perforazione del colon, ovvero, per dirla in modo semplice, la sua rottura.

I pazienti affetti da colite fulminante e da megacolon tossico devono necessariamente essere curati in ospedale con potenti farmaci introdotti per via endovenosa.
Se tuttavia questi pazienti, come pure può accadere, non rispondono subito alla terapia, si rende indispensabile un intervento chirurgico per asportare il colon malato, e quindi per prevenire una perforazione o il megacolon tossico.
Anche se si tratta di una misura drastica ed evidentemente invasiva, il trattamento chirurgico è la sola strada percorribile per risolvere i casi più critici di colite fulminante.
In pratica, in queste situazioni, si procede all'asportazione del colon e alla creazione di un colon artificiale, che andrà a sostituirlo, ricavato da una parte dell'intestino tenue.

Fortunatamente si tratta di una soluzione definitiva e, una volta trascorso il normale periodo di convalescenza previsto dopo una qualsiasi operazione chirurgica, il soggetto sarà in grado di riprendere la sua vita normale senza subire ripercussioni particolarmente gravi rispetto alla qualità della stessa.


donna con carta igienica

Bimixin: non solo anti diarrea

Farmaco con o senza ricetta
Caratteristiche del medicinale
Le controindicazioni
Il migliore trattamento per guarire dalla colite

La Sindrome del colon Irritabile, comunemente conosciuta come colite spastica, sta ad indicare un insieme di sintomi infiammatori a carico del colon o di una sua porzione, che possono essere trattati con medicine come il Bimixin, ma anche attraverso approcci più naturali, atti ad agire più sulle cause scatenanti la flogosi delle mucose.
E' proprio l'indebolimento di questo rivestimento protettivo ad essere la principale causa di questo disturbo e i trattamenti che andranno a seguire i pazienti colitici, saranno finalizzati al suo rafforzamento.
Ad ogni modo si tratta di una condizione cronica caratterizzata da periodi anche lunghi di remissione intervallati da fastidiose riacutizzazioni, anche se si tratta di un disturbo benigno, che non causa cambiamenti nell'anatomia intestinale e, soprattutto, se non protratta per luno tempo, non prelude a malattie serie come il cancro del colon e del colon-retto.

donna con carta igienica

Chi ne soffre sa perfettamente con quali sintomi la colite spastica si manifesta, ovvero dolore o fastidio addominale, gonfiore, flatulenza, diarrea oppure stitichezza.
Poiché all'insorgere della sindrome del colon irritabile contribuiscono diversi fattori scatenanti tra cui un regime alimentare scorretto e lo stress, molte volte, anche nelle forme più gravi, qualche opportuno o radicale cambiamento delle abitudini a tavola e un maggior controllo di quegli elementi che possono provocare ansia e nervosismo, possono già di per sé attenuare significativamente la condizione dolorosa.
Altre volte invece, fare ricorso a farmaci anticolitici specifici diventa molto frequente, perchè si crede che la cura con metodi naturali si dimostra eccessivamente blanda e poco risolutiva.
Bimixin è un farmaco antibiotico a base di neomicina e bacitracina, indicato nel trattamento di qualsiasi tipo di affezione intestinale dovuta a microrganismi, decisamente sensibili alla loro azione.

Una ricetta medica contro la colite

Anche se molte persone che soffrono di colite vorrebbero far uso di questi noti medicinali, solo chi riceve il parere favorevole dal proprio medico curante o gastroenterologo, può farne realmente uso.
Non è certo un caso se questi farmaci siano acquistabili solo previa presentazione di relativa ricetta medica. A seconda delle preferenze personali e della minore o maggiore difficoltà nell'assumere medicinali solidi, il Bimixim, spesso prescritto per trattare casi di colite spastica, è disponibile sia sotto forma di compresse che di sciroppo.

Una reale panacea o solo un'esagerazione?

Quante persone siano effettivamente "guarite" grazie ad un trattamento medicinale di questo tipo non è dato sapere. Di sicuro il concetto di guarigione, in una visione più ampia, non ha nulla a che fare con la scomparsa dei sintomi.
Infatti come dice l'OMS, "la salute è una condizione di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia".
I farmaci in alcuni casi di successo, possono solo mettere a tacere la sintomatologia, ma non possono mai, per loro natura, agire sulle cause scatenanti la problematica e quindi eradicarla definitivamente

Per riuscire a risolvere in maniera permanente una manifestazione di colite o sindrome da colon irritabile, è necessario sempre ed in ogni caso, agire su tre piani:

  1. Alimentazione: seguendo un programma alimentare personalizzato in base a quadro clinico, intolleranze e costituzione d'appartenenza;
  2. Integrazione naturale: assumendo fitogemmoterapici e probiotici specifici per disinfiammare e lenire l'irritazione intestinale, oltre che ripristinare la flora batterica;
  3. Sfera psicosomatica: quasi sempre queste manifestazioni sono il risultato di conflitti interiori non risolti. Agitazioni, preoccupazioni e ansia sono un ottimo terreno per irritare le pareti intestinali e instaurare un meccanismo di peristalsi incrontrollabile. Si tratta di lavorare con alcuni rimedi naturopatici e archeopatici per interrompere questo circolo vizioso che si è creato a livello psichico.

Inoltre un trattamento medico incentrato su farmaci, a differenza di quelli caratterizzati dalla presenza di erbe e micronutrienti, dovrà essere sempre ben ponderato ed attenzionato, in quanto comporta rischi superiori e spesso non di lieve entità.
Bimixin è certamente un noto antibiotico ed antibatterico, in grado di agire velocemente e in modo mirato contro eventuali microrganismi ospiti indesiderati del nostro intestino, ma proprio in virtù del repentino sollievo che è in grado di donare già subito dopo l'assunzione, la tentazione di prenderlo, magari anche in dosi elevate, al primo sintomo di un banale mal di pancia, è tutt'altro che remota e può essere decisamente pericolosa.

E' importante seguire scrupolosamente le indicazioni e la posologia del medico. Lasciare che il farmaco abbia i suoi effetti e non scoraggiarsi per qualche piccola ricaduta. Provare i sintomi della colite spastica significa seguire un iter di spasmi acuti e recuperi fisici alternati, da cui è difficile a volte esimersi. Una volta superati, bisogna essere fiduciosi, perchè guarire da questo disagio all'intestino sarà assolutamente possibile.


Effetti collaterali del farmaco

Esistono immediate e poco salutari conseguenze, che non hanno unicamente a che fare con il malfunzionamento della regolare produzione di succhi gastrici. Sembrerebbe che l'uso di Bimixin compresse, nel tentativo di arginare la dissenteria, potrebbe favorire una specie di forzatura nei confronti dell'intero organismo che sarà costretto coattivamente a trattenere delle feci, e quindi potenziali scorie e tossine, che invece preferirebbe eliminare al più presto.

Il paziente affetto da colite spastica dovrebbe imparare a convivere con i periodici fastidi che la sua condizione comporta e ricorrere a farmaci come il Bimixin solo quando la situazione è davvero insopportabile, caratterizzata cioè da dolori lancinanti, bruciore anale e scariche diarroiche che costringono a correre nel bagno più vicino ovunque ci si trovi.
Un blocco continuativo della peristalsi infatti, dovuto ad una prolungata assunzione di Bimixin, può comportare l'insorgere di crampi addominali persino più forti di quelli dovuti alla colite stessa. Rischiamo di diventare un cane che si morde...il colon.

Cosa fare dunque per curare velocemente il disturbo

Per prima cosa, imparare a togliere dal nostro dizionario la parola "velocemente". Avere fretta di guarire, senza un piano alimentare preciso, ovvero una dieta studiata ad hoc per la colite, sarebbe impensabile, come riportato nelle testimonianze di chi è già riuscito nell'impresa, senza ricorrere a farmaci. Tempo al tempo, questo dobbiamo ripeterci, prima di entrare in una farmacia, disposti a spendere centinaia di euro, pur di alleviare i dolori lancinanti che accusiamo all'altezza dell'addome.
Il consiglio è di seguire lo stesso iter che vale, in fondo, per qualunque patologia, ovvero quello di ricorrere a prodotti sintetici, di origine farmacologica, solo quando strettamente necessario.

Ricordate che la colite spastica deriva sempre da un mix di fattori (predisposizione genetica, stress, ansia, dieta scorretta, intolleranze alimentari, ecc.) che, almeno in larga misura, è possibile arginare semplicemente attuando uno stile di vita adeguato che tenga il più lontano possibile le cause del male stesso. La compagnia di un cane, può distrarci da tensioni emotive, che non abbiamo ancora irrisolto, ma di cui spesso non siamo neanche consapevoli. Colpire il problema ai fianchi per cercare di portarlo nell'angolo e sconfiggerlo su più riprese.

Pugili contro la colite spastica

Un regime alimentare sano e una moderata attività fisica sono norme basilari per favorire il giusto funzionamento del colon, indipendentemente dalle proprietà farmacologiche del Bimixin o di altri farmaci antispastici in grado di contrastare la stitichezza.
Certamente preferibili a soluzioni sintetiche, soprattutto dal punto di vista della prevenzione, si rivelano i fermenti lattici naturali, che riequilibrano l'apparato digerente rendendo più forte la flora batterica in esso naturalmente presente.
Far sì che i batteri "buoni" siano sempre in maggioranza rispetto a quelli "cattivi", la cui eccessiva proliferazione è alla base di tanti malanni compresa la colite. Questo modo innovativo di affrontare il trauma in maniera naturale assicura all'intestino il recupero quelle solide fondamenta su cui è basato il suo prezioso compito all'interno del nostro corpo.


fiore di malva

Tisana di malva: proprietà ed effetti che non conoscevi

La malva è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Malvacee. Il suo nome scientifico è malva sylvestris o malva silvestre ed è un’erba curativa fra le più apprezzate in assoluto. Scopriamo tutto sulla malva e sulla tisana da preparare.

Composizione della malva

Originaria probabilmente del Nordafrica, nel 700 a.C. i Romani usavano la pianta per le sue proprietà straordinarie. La malva selvatica cresce spontanea nei prati e nei luoghi incolti di pianura e collina ed è diffusa in tutte le regioni mediterranee fino a 1300 m di altitudine.

Questa pianta officinale si distingue per i fiorellini rosa con venature violacee centrali e il pistillo sporgente. I 5 petali hanno una forma a cuore e creano una corolla di circa 2 centimetri di diametro. Ha un profumo molto fresco, sprigionando un odore molto simile a quello del muschio respirato la mattina, passeggiando nel sottobosco.

I fiori e le foglioline della pianta sono ricche di mucillagini, che conferiscono alla pianta proprietà emollienti e in grado di contrastare le infiammazioni, come nel caso di mal di pancia o di colite e quindi molto utili a tutti coloro i quali hanno un intestino un po' debole . Questi elementi offrono benefici a tutti i tessuti molli del corpo. Non è un caso se i principi attivi all'interno delle mucillagini avvolgono le mucose con un piccolo strato difensivo, capace di proteggerle da agenti irritanti.

fiore di malva

Mucillagini di malva e vitamine

La presenza di flavonoidi e mucillagini costituisce quella che sono le proprietà officinali della malva, racchiuse come detto prima sia nei fiori che nelle foglie. I fiori contengono antociani, responsabili del colore caratteristico, come la malvina e la malvidina, tannini, flavonoidi, polisaccaridi, vitamine A, B1, C, acidi caffeico e clorogenico.

Le mucillagini sono sostanze che somigliano per consistenza al muco dell’organismo umano e sono composte in particolare da acido galatturonico, acido glucorononico e zuccheri, come saccarosio, glucosio e fruttosio.

Proprietà terapeutiche della malva

Noto rimedio popolare, molto apprezzato per i suoi benefici, la malva è una delle piante più usate per curare diversi disturbi, ed è efficace grazie alle sue numerose proprietà terapeutiche, che sono le seguenti:

  • Proprietà antinfiammatorie ed espettoranti

Le proprietà antinfiammatorie della malva agiscono sulle mucose orali, ad esempio contro ascessi, gengiviti e mal di denti, ma anche in caso di tosse, mal di gola e bronchiti. Le mucillagini facilitano lo scioglimento e l’eliminazione del muco e le proprietà emollienti calmano l’irritazione.

  • Proprietà antibatteriche

Gli estratti di malva svolgono un’azione antibatterica contro specie diverse fra cui alcuni ceppi di Stafilococco aureo. La malva è efficace anche in caso di cistite, in presenza di Candida.

  • Proprietà emollienti

Grazie alle sue proprietà emollienti e lenitive agisce apportando notevoli benefici alle mucose irritate e svolge anche una buona azione a livello gastrico. Per questo tra le proprietà della malva è annoverata anche quella di alleviare i sintomi della gastrite e i bruciori allo stomaco.

  • Proprietà lassative

Grazie alla capacità delle mucillagini di gonfiarsi, dopo che queste hanno raggiunto l’intestino, favoriscono l’evacuazione. La malva è quindi un rimedio valido ed efficace contro la stitichezza e può essere impiegata anche per alleviare e lenire disturbi al tratto gastrointestinale come dolori addominali o diarrea.

 

Benefici della malva

La malva apporta notevoli benefici, a cominciare dall’apparato digerente, proprio grazie alla presenza delle mucillagini che aiutano la regolarità intestinale e il colon a svolgere il suo compito di depurare l’organismo. In caso di colon irritabile o di stitichezza la tisana si rivela utilissima e manifesta subito i suoi effetti.

Ottima anche per alleviare disturbi come il reflusso gastroesofageo e ulcere intestinali, protegge i tessuti di stomaco ed esofago dall’azione degli acidi gastrici. Infatti, le mucillagini si depositano formando uno strato protettivo sulle mucose.

Sempre grazie alle mucillagini, la malva ha un eccellente effetto cicatrizzante e può aiutare a velocizzare la guarigione delle ferite. Indicata anche per curare gli arrossamenti della pelle, le irritazioni e le punture d’insetto, la malva è anche un ottimo sedativo.

Infatti, è consigliata, oltre che per la tosse grassa e secca, anche per i problemi di gola irritata, per le irritazioni del cavo orale, contro il raffreddore e addirittura per calmare agitazione e stati di ansia.

Controindicazioni della malva

La malva non ha particolari controindicazioni o effetti collaterali, tranne nei casi in cui non si sia intolleranti verso i principi attivi della pianta come la malvidina e la malvina. Tuttavia, è consigliabile consultare un naturopata prima di utilizzarla durante la gravidanza e l’allattamento, onde non rischiare di ricevere effetti indesiderati.


Differenza tra decotto e tisana e infuso

Queste tre preparazioni vengono spesso confuse, quindi meglio fare chiarezza. Per cominciare, è importante sottolineare che tisana e infuso sono la stessa cosa, mentre il decotto prevede la decozione delle erbe quindi le piante vengono messe in acqua quando questa sta bollendo sul gas e si lasciano in ammollo per alcuni minuti con l’acqua in ebollizione.
Nella preparazione di una tisana è invece consigliabile rispettare i tempi ed anche le temperature per ottenere i massimi benefici, lasciando le erbe in infusione a fiamma spenta.

Oleolito di malva cos’è e quando si usa

L'oleolito o olio essenziale di malva deriva dall'omonima pianta, la Malva sylvestris, e viene ottenuto attraverso la macerazione della stessa. L’olio è un vero concentrato di dolcezza, adatto per curare vari disturbi ed è particolarmente utile contro la tosse, per regolare la funzione dell'intestino, per calmare le irritazioni vaginali o urinarie. E’ ottimo per fare gargarismi e da usare mediante lavande o per uso topico sulla pelle.

tisana malva


Come si prepara una tisana di malva

La tisana di malva è semplice da preparare e si possono utilizzare foglie e fiori sia freschi che essiccati. Con la malva essiccata occorrono:

  • 200 ml di acqua
  • Due cucchiaini di malva essiccata

Nel caso di malva fresa le dosi consigliate sono:

  • 10 grammi di foglie e fiori di malva freschi
  • 250 ml di acqua bollente

Far bollire l'acqua, aggiungere la malva e lasciare sul fornello ancora un minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 10 minuti. Filtrare il liquido ottenuto per eliminare le foglie e i fiori di malva e bere la tisana. Consumarne 2 o 3 tazze al giorno per trarne tutti i benefici.

E’ possibile associare la malva ad altri fiori per preparare tisane eccellenti e beneficiare dei loro effetti terapeutici. I fiori di malva possono essere abbinati a quelli di camomilla, di borragine o ancora con la liquirizia, tutte piante officinali che assicurano al corpo tanti benefici.
Le tisane si possono gustare aggiungendo limone e miele, a seconda dei propri gusti.


Ananas e colite vanno d'accordo ?

L’ananas o ananasse è un frutto appartenente alla famiglia delle Bromeliaceae. Originario del sud America, è giunto in Europa grazie a Cristoforo Colombo e ad oggi la sua coltivazione è largamente diffusa soprattutto nei Paesi dai climi più caldi.

Frutto ideale per dimagrire, è anche efficace per combattere i disturbi intestinali, grazie alla presenza di bromelina, enzima antinfiammatorio e dalle eccellenti proprietà diuretiche e per questo inserito sovente nelle diete per la colite caratterizzate da cibi ben tollerati dalle mucose. Non è un caso se venga spesso suggerito come elemento principe anche dell'alimentazione post gravidanza, finalizzata a recuperare il peso forma, perso durante la gestazione.

Ricco di fibre e povero di calorie, appena 40 per 100 g di prodotto edibile, l’ananas contiene tante vitamine, fra cui spiccano quelle del gruppo A, gruppo B, C e anche tracce di E, K. L’ananas contiene anche diversi Sali minerali, tra cui potassio, fosforo, calcio, ferro e magnesio e importanti acidi organici.

Proprietà dell’ananas

Le proprietà dell'ananas sono conosciute da tempo nella medicina popolare che ha utilizzato la pianta per combattere gli edemi, le infiammazioni e i disturbi digestivi, ma anche altre problematiche come il trattamento dell'asma e della febbre nei bambini.

Oltre ad essere utilizzato come eccellente antinfiammatorio, viene anche impiegato per trattare la costipazione, il vomito e la dismenorrea. Ottimo anche per combattere cellulite e ritenzione idrica, l’ananas è considerato un coadiuvante nelle diete ipocaloriche, proprio perché ricco di fibre e grazie alla bromelina favorisce sia il drenaggio dei liquidi che la digestione.

La presenza degli enzimi digestivi e in particolare di proteasi, utili per la digestione delle proteine, agisce a largo raggio e apporta benefici sia nello stomaco che nell’intestino, apportando di conseguenza benefici anche sull'alito delle persone, spesso condizionato dalla qualità delle mucose. La dose di ananas da assumere e la frequenza con cui consumarlo possono variare a seconda delle esigenze.

Tuttavia, in genere la quantità ideale di ananas da consumare durante la giornata corrisponde a 3/4 fette, sufficienti per garantire al proprio organismo alcuni dei nutrienti di cui ha bisogno. Bisogna però preferire sempre quello fresco per poterne trarre il massimo dei suoi benefici, tra cui spicca anche la capacità di contrastare la depressione, grazie all'apporto della serotonina contenuto in questo succoso frutto esotico.

Cosa è la bromelina

La bromelina è un antinfiammatorio naturale e uno dei principi attivi cui di maggior importanza contenuto nel gambo del frutto ananasso. A questa sostanza sono attribuite anche proprietà analgesiche, antiedematose e fibrinolitiche.

La Bromelina presenta anche attività mucolitica, immunomodulante e gastroprotettiva e pare sia anche in grado di rilassare la muscolatura liscia e di drenare i liquidi. E’ dunque indicata per facilitare il processo digestivo e tenere sotto controllo l'evoluzione di stati infiammatori.

Tuttavia, talvolta l’uso di bromelina può avere effetti collaterali ed è stato associato a reazioni gastro-enteriche come vomito, nausea, diarrea e dolori addominali. Fra gli effetti collaterali più gravi possono manifestarsi menorragia e metrorragia, ma si tratta di casi molto rari.

Quando viene la proctosigmoidite?

La proctosigmoidite è una forma di colite ulcerosa che interessa il retto e il colon sigmoideo. Quest’ultimo collega il resto del colon, o intestino crasso, al retto, punto in cui le feci vengono espulse dal corpo. Nonostante questa malattia coinvolga una parte del colon molto piccola, tuttavia può causare sintomi significativi.

La malattia ha origine da un'infiammazione cronica nel colon ed è il risultato di una risposta immunitaria, della quale non si conosce l’esatta causa scatenante. Tuttavia, si possono individuare i fattori di rischio, che sono:

  • Avere alle spalle una storia familiare di infiammazioni all'intestino
  • Avere una storia di infezione da Salmonella o Campylobacter batteri
  • Abitare in una nazione sviluppata
  • Abitare ad altitudine molto elevata

Sono questi i fattori che aumentano il rischio di colite ulcerosa e anche la possibilità che venga la proctosigmoidite.

Quale frutta mangiare con la colite

La scelta della frutta giusta è altamente consigliata in caso di disturbi di questa natura e bisogna fare attenzione a che sia veramente quella adatta, onde evitare crampi e dolori. La frutta ideale da consumare è quella che non produce eccessiva fermentazione, come ad esempio i kiwi.
Fortemente consigliato in caso di colite, il kiwi apporta numerose fibre all’organismo e lo aiuta a ristabilirsi rapidamente. La presenza elevata di vitamina C favorisce il rafforzamento del sistema immunitario, fattore importante in caso di diarrea in quanto viene indebolito proprio l’organismo.

Altro frutto benefico è la mela. Importante per favorire il benessere intestinale, la mela contiene nella buccia i polifenoli, che intervengono a livello intestinale proteggendo le mucose e dando sollievo alle irritazioni. Ottima in caso di stipsi, facilita l’evacuazione ma è efficace anche in caso di diarrea. Infatti, le fibre donano la giusta consistenza alle feci e regolarizzano la velocità intestinale. La pectina aiuta a liberare il corpo dalle tossine.

Frutto della passione. Questo frutto esotico il cui nome originale è maracuja contiene molti sali minerali e vitamine, sostanze utili nel fornire effetti benefici all’intestino irritato. Le sue eccellenti proprietà antinfiammatorie e la presenza delle mucillagini aiutano a ridurre gonfiore, meteorismo e dolori addominali.

Con quale formaggio si abbina l'ananas?

Anche se il consumo di formaggio dovrebbe essere limitato in caso di colite, tuttavia ogni tanto si può fare uno strappo alla regola. Consumare del formaggio insieme all’ananas può essere molto sfizioso e fra quelli indicati vi sono il leerdammer, la caciotta, ma anche i formaggi caprini sono perfetti per insaporire.

Meglio il flogeril o una bella ananas la mattina?

E’ innegabile che flogeril sia un integratore efficace e dalle eccellenti caratteristiche antinfiammatorie ed anti edema.

Questo integratore alimentare infatti può essere assunto quando si presentano disturbi specifici come difficoltà digestive, edemi, gonfiori alle gambe, problemi cardiovascolari lievi e molto altro, in quanto assicura grandi benefici.

E’ però importante sottolineare i benefici che apporta anche una bella spremuta di ananas al mattino, che contiene tutti i principi attivi necessari per regolare l’organismo e alleviare eventuali attacchi.

Come assumere l’ananas per trarne beneficio

Spesso ci si domanda come e quando assumere ananas per trarne tutti i vantaggi che assicura grazie ai notevoli principi attivi contenuti. Per cominciare, è importante inserire in un menù settimanale il consumo di ananas anche giornaliero. Ad esempio, è ottimo da consumare come spuntino la mattina, anche sotto forma di succo, o come merenda il pomeriggio, oppure al termine del pranzo o della cena e quindi anche la sera va bene, nonostante quello che uno possa pensare. Trattasi sempre e comunque di un'abitudine alimentare corretta.
Consumato fresco, agisce come efficace disintossicante, drenante e digestivo ed esplica tutti i suoi benefici, attutendo anche eventuali rumori intestinali che possono disturbare il soggetto.


donna che avverte rumori di stomaco

Rumori nella pancia continui che non passano mai

Quando la digestione fa i capricci spesso la pancia reagisce con dei rumori fastidiosi, che indicano un evidente stato di malessere. Quando i rumori nella pancia diventano continui, e non accennano a passare, allora bisogna individuare le cause e intervenire.
Prima però di consultare un professionista, come è corretto che si debba fare ogni volta che si accusa un malessere persistente, può tornare utile a chi soffre di rumori nella pancia, capirne di più. Un’indagine accurata, infatti, serve a dare allo specialista tutte le indicazioni possibili, che lo possano aiutare a individuare sia il problema che le cause. E cominciamo col capire meglio che tipo di rumore fa la pancia.

Che tipo di rumore fa la pancia

La pancia che brontola può emettere molti rumori diversi. Uno di questi, ad esempio, dà l’impressione di avere dell’acqua nella pancia, un altro rumore invece sembra piuttosto uno scoppiettio, un altro ancora assomiglia ad un colpetto secco, tipo “tic”. Vediamo in base alle differenze di capire l’origine di ciascuno.

Rumore del tipo acqua nella pancia

I rumori tipo acqua nella pancia, che assomigliano piuttosto a dei gorgoglii, in medicina si chiamano borborigmi. Sono prodotti dall’attività gastrica e intestinale, che libera aria nella zona addominale, a causa della normale attività peristaltica dell’intestino. Generalmente i borborigmi vengono percepiti grazie all’auscultazione diretta, o con uno stetoscopio addominale. Quando invece si arrivano a sentire distintamente, anche ad una breve distanza, è il segnale che ci si trova in presenza di un problema digestivo.

donna che avverte rumori di stomaco

Potrebbe trattarsi di una semplice colite, ma non è da escludere la presenza di un intestino irritabile, o della stessa celiachia. E il rumore tipo acqua nella pancia può dipendere anche dall’assunzione di farmaci che intralciano le normali attività fisiologiche. Per non parlare delle intolleranze alimentari, che possono intervenire insieme ad una discreta serie di patologie intestinali.
Proseguiamo con le tipologie di rumori più comuni.

Rumore del tipo scoppiettio

Un rumore di questo tipo è molto simile alla sensazione di avere dei liquidi in movimento in tutta la pancia, solo che è più facile che si percepiscano nel basso ventre. Si tratta di un fenomeno che spesso ha le stesse origini dei borborigmi, ma potrebbe anche dipendere dai movimenti dell’utero che si espande durante la gravidanza, oppure durante il periodo mestruale. Un controllo ginecologico, in questi casi, è sempre consigliabile, soprattutto se gli scoppiettii sono accompagnati da crampi.

Rumore del tipo “tic” nella pancia

Il rumore tipo “lancette di orologio” nella pancia in molti casi è soprattutto una sensazione. È come se un muscolo si fosse messo a pulsare in maniera ritmica senza ragione, e nella maggior parte dei casi si verifica anch’esso durante uno stato di gravidanza. Le sue origini possono essere pure di tipo nervoso, ma è molto più verosimile che, se si è incinta, si tratti della percezione dell’espansione delle fasce muscolari che avvolgono l’utero.
Una cosa che si può verificare soprattutto se si è molto sensibili, e le pareti della pancia che brontola sono abbastanza sottili, e prive di grasso superfluo. Tornare al più classico brontolio nello stomaco, cerchiamo anche di capire quanto influisca su questo fenomeno il grasso addominale e l’essere sovrappeso.

I grassi soffrono di più di questo problema o non dipende dal peso?

La presenza di grasso superfluo può influire sulla pancia che brontola solo in alcuni frangenti, che non c’entrano con la presenza di patologie di vario genere. È pur vero però che i soggetti grassi soffrono di più di questo problema perché nella gran parte dei casi, oltre ai cuscinetti in eccesso, si è ridotta in maniera eccessiva anche la fascia muscolare che contiene i visceri. Si tratta quindi di uno stato che favorisce l’accumulo di aria nella pancia, e accentua di conseguenza il brontolio nello stomaco. Una situazione che, ovviamente, può anche dipendere dal peso, soprattutto se questo è fuori norma, rispetto sia alla statura che allo stato muscolare generale. In condizioni invece di normale equilibrio fisico, la pancia che brontola non dipende dal peso corporeo.

Quanto durano i rumori nella pancia

I rumori nella pancia possono avere una durata breve, e relativa allo stato di malessere passeggero. Una cena abbondante e la conseguente cattiva digestione, o un malessere localizzato, possono dare origine ai brontolii di stomaco solo il tempo di rimettersi in salute.

cena pesante
Se invece i rumori nella pancia sono continui, e non passano mai, allora bisogna risalire alle cause e curarsi, per fare in modo che spariscano definitivamente. Poi ci sono delle situazioni che si possono definire fisiologiche, e che sono legate solo alla digestione. In questo caso i rumori nella pancia durano solo fino alla conclusione del ciclo digestivo.

Quando si verificano

I rumori nella pancia si verificano in genere dopo aver mangiato, e sono causati dai gas, che provengono dall’elaborazione dei cibi nell’intestino. Quando questi strani suoni sono eccessivi può sussistere una situazione patologica, ma se si arrivano a percepire solo con lo stetoscopio, o con una normale auscultazione parietale, allora fanno parte del normale ciclo digestivo. Quindi normalmente i rumori interni si verificano dopo aver mangiato. Se invece il brontolio nello stomaco si verifica prima di mangiare, allora potrebbe trattarsi solo dello stimolo della fame.

In questo caso infatti il cervello invia alle cellule gastriche il segnale che è arrivato il momento di preparare lo stomaco alla digestione, e questo reagisce producendo i succhi gastrici che, se non hanno del cibo da aggredire, gorgogliano dentro lo stomaco vuoto.
I rumori nella pancia possono essere il segnale che è in arrivo il ciclo mestruale. Infatti l’arrivo delle mestruazioni provoca delle modifiche ormonali che influiscono anche sulla digestione, e suscita anche il brontolio nello stomaco.

Si tratta in pratica di uno dei tanti sintomi, e neanche il più significativo, che si scatenano nella donna alla fine del periodo di fertilità, quando tutto l’essere femminile reagisce al crollo del progesterone, che si era raccolto nell’utero pronto a sostenere una nuova vita in arrivo. Quindi i rumorini nella pancia prima del ciclo mestruale sono assolutamente normali e prevedibili.

I sintomi collaterali dei rumori nella pancia

I rumori nella pancia possono causare anche altri fastidi, da considerare a tutti gli effetti come dei sintomi collegati a questo fenomeno. Uno dei segnali collaterali dei rumori nella pancia è la scadente qualità delle feci. Queste infatti, in molti casi, perdono la loro configurazione normale per diventare feci molli frastagliate, oppure feci caprine e persino a forma di palline. In ciascuno dei due casi le ragioni sono da attribuire sia alla cattiva alimentazione che all’aria nello stomaco.
Questa situazione infatti, oltre a creare borborigmi, modifica il normale deflusso delle feci attraverso l’intestino. Nel caso di feci molli frastagliate, è la presenza di aria nella pancia che ne velocizza il passaggio, ed impedisce il corretto assorbimento dei liquidi. Quando invece le feci sono a palline, vuol dire che sono rimaste bloccate nell’intestino, oltre i limiti della normale digestione.

Altro sintomo collaterale dei rumori nella pancia è la presenza di muco nelle feci. Il muco bianco, che ricopre le feci, serve usualmente a facilitare il passaggio del cibo elaborato attraverso il canale intestinale. La sua formazione è assolutamente normale, anche in caso di feci regolari, però quando il muco biancanstro sulle feci è abbondante, e se ne rileva la presenza con molta facilità, allora non è da escludere che il fenomeno dipenda da una situazione di malessere intestinale, evidenziato anche da un non previsto brontolio dello stomaco. E da una situazione intestinale compromessa, ed evidenziata da ripetuti rumori nella pancia, può dipendere anche un fenomeno di frequente eruttazione.

Ruttare spesso infatti dipende da un eccesso di aria nello stomaco, sempre dovuto alla elaborazione intestinale del cibo. Aria in eccesso che viene liberata attraverso la bocca, facendola risalire per l’esofago. Fare rutti di continuo è una soluzione socialmente poco piacevole, a volte anche sconveniente, ma molto salutare per l’intestino, che in questo modo scarica l’aria in sovrappiù, e alleggerisce il processo digestivo.
Ma l’aria nell’intestino, a volte, imbocca la strada opposta, e produce scorreggie puzzolenti, che indicano che il processo di elaborazione del cibo non è completo e che, per alcune parti, è ancora in corso la fermentazione.

Questo succede se una situazione di malessere, che potrebbe essere provocata da un virus influenzale, impedisce la corretta evoluzione della digestione e scatena anche fenomeni di diarrea dopo i pasti. Le cause che determinano i malesseri evidenziati da un intestino che brontola, o peggio che gorgoglia, possono essere diverse da quelle classiche, pure dalle più frequenti. E ciò perché i borborigmi intestinali possono essere provocati da situazioni non sempre immediatamente identificabili. Vediamone alcune.

Cause particolari di borborigmi intestinali

Una delle cause, meno facilmente identificabili dei borborigmi intestinali, è la peristalsi difficile. La peristalsi è quel movimento del tubo intestinale che spinge il cibo verso il basso mentre viene elaborato. Con l’età, oppure a causa di ripetuti episodi infiammatori, i muscoli che si occupano della peristalsi si indeboliscono e la spinta diventa meno energica e progressiva. E, anche se si tratta esclusivamente di un problema meccanico, la peristalsi difficile può causare borborigmi intestinali.

Un’altra causa dei borborigmi intestinali è la facilità del colon ascendente ad irritarsi, sempre più diffusa tra la popolazione. Il colon è il tratto finale dell’intestino crasso e, in alcuni soggetti particolarmente predisposti, può diventare sede di irritazioni improvvise e spesso dolorose.
Le ragioni dell’irritabilità dell’intestino non sono da attribuire a patologie infettive, quanto piuttosto a manifestazioni localizzate. Esse possono dipendere da una situazione temporanea e meccanica, oppure possono manifestarsi come reazione ad una fase di malessere fisico di altra natura, come il malumore o lo stress. Infatti uno degli effetti, di chi soffre di colon irritabile, è anche quello di essere afflitto da borborigmi intestinali.

Un altro motivo che causa i borborigmi intestinali è la presenza di aria nel colon. L’aria nel tratto rettale dell’intestino crasso spesso è causata da un problema di flora batterica intestinale. Questa infatti potrebbe essersi impoverita a causa di una dieta sbagliata, o per una terapia farmacologica particolarmente devastante, come può essere l’assunzione prolungata di antibiotici. In questo caso basta ripristinarla con dei probiotici adatti, e tutto dovrebbe tornare a posto. E l’aria nel colon può dipendere anche da un’infezione di origine batterica. Però, se le cause non sono riconducibili ad una fonte specifica, c’è da considerare che anche lo stress può contribuire a riempire di aria il colon.

Ansia e stress infatti rappresentano un’altra causa di borborigmi intestinali. Infatti, quando si crea una situazione di malessere a livello psichico, questo scatena un conflitto tra l’encefalo e le fibre nervose dell’intestino, sollecitando in maniera anomala i muscoli intestinali. Ed esistono soggetti così sensibili allo stress da soffrire di borborigmi intestinali quasi costantemente.
Se il fenomeno si presenta senza che ci siano stati dei casi precedenti particolari, allora con ogni probabilità le cause sono da ricercare in un evento recente, che può avere scosso in maniera significativa il sistema nervoso. In questi casi è molto importante cercare di risalire alle ragioni del malessere psico-fisico, e combatterlo prima che i borborigmi intestinali causati da ansia e stress diventino cronici. Spesso infatti la mente tende a rimuovere le cause dei problemi emotivi, che invece vanno affrontati e risolti appena si manifestano.

Molto più banalmente però i borborigmi intestinali possono essere causati da cibi che danno questo effetto proprio perché fermentano in modo eccessivo. Ad esempio, sono capaci di creare dei brontolii nella pancia i broccoli, i fagioli, ed altri alimenti. In modo particolare i broccoli causano borborigmi intestinali perché, insieme ai carciofi, ai cavoli e ai porri, hanno la caratteristica di fermentare abbondantemente nell’intestino in virtù della preponderante presenza di polioli e oligosaccaridi. Al contrario zucchine e zucca non creano aria, anzi aiutano lo stomaco ad eliminare il gonfiore addominale, insieme ad altri cibi altrettanto benefici, come la quinoa.

broccoli e simili

La quinoa è uno pseudo cereale simile agli spinaci, molto conosciuto e consumato nei paesi andini. Questo alimento è ricco di proteine vegetali e aminoacidi essenziali. La sua natura fibrosa aumenta il senso di sazietà, mentre regola la peristalsi dell’intestino. E la quinoa è anche un’ottima risorsa alimentare per quello che riguarda i minerali essenziali, ed ha un ridottissimo apporto di glucosio, grazie ad un indice glicemico molto basso. Ottima per regolare il peso e contrastare il diabete e le malattie cardiovascolari, la quinoa è anche un alimento eccezionale per eliminare l’aria nella pancia e il conseguente brontolio dello stomaco.

E insieme alla quinoa sono di grande aiuto alla pancia che brontola le verdure bollite e grigliate, la frutta, come le banane e l’uva, i finocchi in padella, e infine anguria e melone, ricchi di liquidi e blandamente lassativi. E, tra l’alimentazione che può dare sollievo, ci sono anche tutti i cereali, insieme ad alcune spezie, da aggiungere alle tisane anti-carminative.
Una tisana che può togliere questo rumore alla pancia è quella di semi di finocchio, oppure un decotto leggero di foglie di alloro. Aiuta ad eliminare il brontolio nello stomaco anche la tisana di foglie fresche di salvia. E, per ottenere delle tisane di maggiore efficacia, si possono aggiungere anche delle spezie, come i chiodi di garofano, la cannella, la noce moscata e l’anice stellato.

Un altro toccasana per contrastare la pancia che brontola è lo zenzero. Conosciuto anche come ginger, molto meno con il suo nome scientifico “Zingiber officinale”, lo zenzero si può usare in cucina, polverizzato, unito ai centrifugati di verdure o in infusione insieme alla cannella. La assunzione regolare di zenzero contrasta l’acidità di stomaco, regolarizza l’intestino, previene le infezioni e il conseguente brontolio nello stomaco, aiuta il sistema respiratorio, calma la tosse, lenisce i dolori mestruali e la nausea, e combatte il mal di testa.

Lo zenzero ha un eccellente valore analgesico, soprattutto nei confronti dei dolori muscolo-scheletrici, migliora l’assorbimento di glucosio da parte delle fasce muscolari, e limita la presenza di zucchero nel sangue, aiutando chi soffre di diabete.


concetto di frastagliato

Feci frastagliate e molto chiare : che significa ?

L’analisi visiva delle feci, quando si va di corpo, può servire a valutare la salute dello stomaco. Ovviamente non occorre controllarle di continuo, ma analizzarne la forma, in caso di malessere, può aiutare a capire se c’è qualche problema, o si tratta solo di un sintomo occasionale. Infatti osservare i bordi è importante, ed è indice di salute se esso risulta normale, mentre se le feci sono frastagliate e molto chiare potrebbe esserci qualche cosa che non va.

Osservare i bordi è un importante indice di salute

La configurazione del bordo delle feci è un importante indice di salute. Basta infatti che essi si presentino soffici, morbide e di forma cilindrica, per indicare che il processo digestivo si è svolto in maniera normale. Se invece risultano a blocchetti e i bordi sono separati, come di palline o cubetti staccati tra loro, allora vuol dire che la permanenza del cibo nell’intestino è stata eccessiva. In alternativa se la consistenza è liquida e le feci sono frastagliate, c’è un problema di natura diversa.

concetto di frastagliato

Quando le feci sono frastagliate

Quando le feci sono scomposte, la ragione potrebbe essere occasionale. Infatti un effetto del genere, nella maggior parte dei casi, dipende da un pasto abbondante, particolarmente condito e ricco di sostanze grasse. Una scampagnata tra amici, una grigliata di carni miste, un pasto fuori norma, soprattutto come quantità, potrebbe aver costretto l’intestino ad un superlavoro, insieme ad un transito rapido delle feci, a causa dell’accumulo eccessivo di cibo.

In questi casi l’elaborazione non avviene in maniera regolare, e le pareti non hanno il tempo di assorbire i liquidi, rammollendo e frastagliando le feci emesse. Per la stessa ragione, tra l’altro, non avendo il tempo di maturare, lo scarto alimentare risulta di colore più chiaro del solito. Quindi nel caso in cui si abbia un episodio saltuario di feci frastagliate e molto chiare, e si sia mangiato fuori misura, non c’è da preoccuparsi perché la ragione è da ricercare solo negli eccessi.

Ovviamente che una situazione del genere sia accompagnata anche dalla pesantezza di stomaco, almeno fino a quando non ci si libera del tutto, è assolutamente prevedibile e normale. Le cose cambiano invece se succede di avere feci frastagliate e molto chiare senza delle apparenti ragioni contestuali. Ed è ancora peggio se il fenomeno diventa ricorrente e si accentua. Un fenomeno che denota comunque un cattivo assorbimento da parte dell’intestino e che potrebbe avere a monte una serie di cause differenti. Il consiglio ovviamente è sempre quello di consultare uno specialista, che potrebbe in estrema ratio chiedere una TC addominale o un’analisi rettale colonscopica. In quest’ultimo caso verrebbe effettuato anche il prelievo di un frammento del tessuto parietale, da fare analizzare in laboratorio.

Perché le feci galleggiano

L’osservazione delle feci intanto può anche evidenziare un fenomeno di galleggiamento delle stesse, che se è accompagnato da flatulenza e rumori intestinali, potrebbe denotare la presenza di una situazione infiammatoria, o uno stato non ancora evidente di celiachia. Il perché le feci galleggiano è da attribuire all’elevato contenuto di aria, che indica una elaborazione anomala del cibo. Anche in questo caso c’è da capire se succede solo con determinati alimenti, oppure se si tratta di un fenomeno regolare. Se si dovesse verificare la prima ipotesi potrebbe trattarsi di un’intolleranza alimentare, di cui mettere a conoscenza il proprio medico. Nel secondo invece vanno fatte delle analisi appropriate, e sarà comunque compito dello specialista prescriverle e interpretarle. Ma ci si può imbattere nella situazione opposta e constatare quindi che le feci vanno a fondo.

Quando le feci sono pesanti

Le feci vanno a fondo molto rapidamente quando il cibo non è stato preparato adeguatamente nella prima fase digestiva. Ciò succede quando la masticazione è stata frettolosa e incompleta, o la digestione non ha funzionato a dovere. E può succedere che le feci vanno a fondo anche quando l’alimentazione è povera di fibre vegetali o non è stata accompagnata da un paio di bicchieri d’acqua, bevuti durante i pasti. In questi casi molto spesso basta regolare l’alimentazione, aggiungendo acqua e verdure ogni giorno, e in poco tempo le feci prenderanno un aspetto normale. Comunque, se le feci vanno a fondo, il ricorso al medico è da valutare solo in caso di malesseri persistenti allo stomaco. Un altro sintomo che può sollevare dubbi è il colore delle feci.

Colore delle feci

Il colore delle feci generalmente dipende dal tipo di cibo che si ingerisce. Latte e latticini in abbondanza causano feci chiare mentre gli alimenti animali, ricchi di sangue, danno alle feci un colore scuro. Il colore comunque varia sulle tonalità tra il giallo scuro e il marrone, per cui, a meno di particolari sintomi collaterali, le feci gialle non implicano necessariamente un male, o una situazione patologica particolare, a meno che siano di un giallo molto chiaro. Le feci gialle e molto chiare infatti potrebbero essere un segnale che il pancreas funziona male, o che si soffre di reflusso gastro-esofageo, oppure che c’è un’infezione virale in corso. E tra le cause potrebbe esserci anche un problema di infiammazione epatica, oppure un’epatite. Insomma, in caso persistente di feci gialle, è sempre meglio avvertire il medico. E la situazione va monitorata anche quando le feci cambiano spesso di colore.

Quando le feci cambiano spesso colore

Quando le feci cambiano spesso colore è sempre buona norma cercare di capire quali possono essere le cause. La forte tendenza alle tonalità del rosso, soprattutto se molto evidente, rivela tracce di sangue di cui è fondamentale individuare la provenienza. Le variazioni tra il verde e il marrone chiaro possono dipendere dalla bilirubina, e raramente sono persistenti. Quelle di colore verde invece dipendono molto spesso dalla dieta ricca di vegetali, mentre gli integratori alimentari a base di ferro possono conferire alle feci un colore molto scuro. Le feci scure, quando il colore non è causato da un’alimentazione ricca di ferro, vanno controllate immediatamente. E ciò perché possono essere il segnale di una presenza di sangue, e questo non va mai sottovalutato.

La consistenza delle feci

Per quello che riguarda la consistenza delle feci vale comunque la via di mezzo. Se le feci sono troppo dure, a parte la difficoltà che comporta emetterle, denotano una permanenza prolungata nel colon con conseguente inaridimento eccessivo. Quindi le feci dure non sono indice di buona salute, anche se nella gran parte dei casi, soprattutto per chi soffre di stitichezza endemica, basta aggiungere liquidi e verdure all’alimentazione per migliorare la situazione. Le feci molli sono altrettanto fastidiose e denotano anch’esse una situazione di anormalità. È pur vero che sia la stipsi che le feci molli in molti casi sono costituzionali, ma se non è così meglio cercare di scoprire le cause. Intanto, tra le feci molli o quelle dure, quale sia meglio avere dipende dalle cause, a prescindere ovviamente dal dolore nella eiezione di quelle dure, decisamente meno gradevole di un’andata di corpo fluida e immediata. La regolarità nelle andate di corpo, invece, si ha quando le feci sono pastose, e non danno problemi di defecazione né di sfaldamento.

Grandezza delle feci

La grandezza delle feci generalmente rispecchia quella dell’ultimo tratto dell’intestino, sia come lunghezza, che si aggira tra i 10 e i 15 centimetri, che come diametro, che non dovrebbe superare i ¾ di pollice. Anche la conformazione naturale è abbastanza comune, ed è simile ad una salsiccia curva. A volte però succede di avere feci sottili e frastagliate, che possono essere determinate da varie cause. Una di queste è la stipsi, che costringe le feci alla disidratazione facendole assottigliare. Ma le feci sottili possono dipendere anche dalla presenza di ragadi anali o di emorroidi, che riducono la capacità di espandersi dello sfintere anale. Infine, tra le cause delle feci sottili e frastagliate, c’è da mettere in conto anche la presenza di un polipo all’interno del colon. Questo ospite poco gradito può essere identificato con una ecografia, o una doppia TC, con e senza liquido di contrasto. E può succedere anche che, all’interno delle feci ci siano ancora pezzi di cibo non digerito. Ciò succede, quasi sempre, quando ci sono delle intolleranze specifiche per alcuni alimenti che l’apparato digerente rifiuta di elaborare, o mancano gli enzimi adatti. Basta eliminare questi cibi dall’alimentazione e chiedere al proprio medico curante se è il caso di assumere un integratore per equilibrane la mancanza. In alcuni casi però se tra le feci ci sono pezzi di cibo, e questo fenomeno si presenta per la prima volta, allora potrebbe dipendere da una cattiva funzionalità del pancreas o a una acidità gastrica insufficiente. La situazione diventa più grave se, oltre ai frammenti non digeriti, si trova frequentemente del sangue nelle feci.

Presenza frequente di sangue nelle feci

Quando c’è una presenza frequente di macchie rosse nelle feci bisogna cercare di individuare le cause senza perdere tempo. Le ragioni potrebbero essere assolutamente meccaniche e dovute alla presenza di emorroidi sfibrate e infiammate, ma la presenza frequente di sangue nelle feci potrebbe dipendere anche dall’incistarsi di un carcinoma nelle pareti del colon, dovuto al degenerare di un polipo non individuato e non rimosso in tempo. In questi casi è necessario eseguire un esame microscopico delle feci, dal quale è già possibile avere una prima risposta alla presenza frequente di sangue. Altra anomalia che potrebbe risaltare è la presenza di muco nelle feci.

Perché le feci hanno patine di muco

Il perché contengano parti mollicce e acqua è semplice. In molti casi è lo stesso intestino, per difendere le pareti interne dallo sfregamento delle feci, a produrre una quantità di muco sufficiente ad agevolare l’evacuazione. Però se il muco è accompagnato da crampi addominali, gonfiore, diarrea e presenza di sangue, allora è il caso di consultare un medico. In alcuni casi questi sintomi dipendono da uno stato di stitichezza o di irritabilità del colon. Potrebbe trattarsi di un’infezione intestinale, sia a causa di un parassita che di un virus. Il perché le feci hanno il muco può dipendere anche da una diverticolite, e la loro presenza potrebbe rivelare, soprattutto se c’è anche del sangue, l’esistenza di un tumore al colon.

Ulteriori caratteristiche che riguardano le feci

Tra le altre caratteristiche che riguardano le feci c’è soprattutto il cattivo odore. Le feci sono maleodoranti per natura, ma a volte al cattivo odore si aggiunge una sensazione di guasto che lascia da pensare. Cerchiamo allora di capire perché puzzano così tanto.

Perché le feci hanno cambiato odore

Questo accade perché al loro interno continua la fase di putrefazione degli elementi, soprattutto aminoacidi, che non sono stati assorbiti dall’intestino. Si tratta di sostanze residue, che vengono aggredite dai batteri del colon, e trasformate in amine tossiche. Già questo processo è sufficiente a giustificare il perché le feci sono maleodoranti. Ovviamente questa situazione peggiora quando il processo di assorbimento, operato dall’intestino, presenta qualche falla. La permanenza prolungata nell’intestino, ad esempio, può peggiorare il cattivo odore delle feci. E anche le malattie del fegato e delle vie biliari, o una colite ulcerosa, possono dare origine a feci che puzzano più del normale. Ma se il perché le feci puzzano così tanto dipende da cause non patologiche, allora bisogna fare ogni sforzo per ritornare a cagare bene.

Come fare a ritornare a defecare in salute?

Superati i problemi legati alle patologie ordinarie, non sempre l’intestino si regolarizza immediatamente. Anzi in molti casi per ritornare a fare una bella cacca ci vuole un po’ di tempo. Per riuscirci più velocemente si possono seguire alcuni consigli, e suggerimenti, che aiutano a capire come fare a ritornare a cacare bene. Il primo consiglio rimane comunque quello di seguire un’alimentazione regolare, ricca di verdure, frutta e legumi. Ciò non vuol dire che si debbano eliminare del tutto proteine e carboidrati, ma piuttosto che l’equilibrio tra le quantità deve essere diverso, e che bisogna privilegiare i cibi vegetali. Altro suggerimento è quello di non farsi mai mancare l’acqua durante il giorno. Una buona dose di liquidi all’interno dell’intestino agevola anche la defecazione. E poi, per ritornare a cacare bene, è fondamentale anche la posizione.

La postura naturale è quella ad “uovo”, che si assume quando si è costretti a farla nei campi, perché non c’è un bagno nelle immediate vicinanze. Si tratta della stessa posizione che si prende quando ci si accovaccia su un bagno alla turca, ormai introvabile nelle toilette in uso nei paesi occidentali. Quindi, per tornare a ad avere una certa regolarità nelle evacuazioni, la posizione sul water deve essere simile a quella da accovacciato, cercando di piegarsi il più possibile in avanti e tirando su le gambe. Ma, al di là di questi tentativi di cambiare posizione, contorcendosi in maniera innaturale sui water che esistono nei nostri bagni, anche curare la muscolatura addominale, se stimolata mediante specifici esercizi fisici, aiuta a premere correttamente sull’intestino, e agevola l’espulsione.

La giusta forma delle feci

Dipenderà in gran parte da quella dell’intestino, è pertanto fisiologica e cambia da persona a persona. Ci  sono delle caratteristiche che sono abbastanza simili per tutti, per cui si può affermare che la forma più consona si avvicina molto a quella della salsiccia, con le estremità curve, un po’ più strette del resto del volume, e la superficie a scaglie tondeggianti. Volendo guardarla con più attenzione deve sembrare un insieme di pezzi più o meno tondeggianti attaccati assieme in maniera compatta e soprattutto, non avere la forma scontornata.

La varicella si può riconoscere in parte dalle feci

Si parla di una delle malattie esantematiche che colpiscono il bambino entro i 6 anni di vita. Si manifesta con delle pustole ed è individuabile attraverso un esame del sangue, da effettuare qualora i sintomi non dovessero essere totalmente acclarati. Per quello che riguarda le deiezioni fisiologiche la varicella si può riconoscere in parte dalle feci solo se queste, come può succedere in molti casi di patologie virali, si ammorbidiscono particolarmente. E' escluso un esame specifico delle feci per il riconoscimento della varicella, anche se la cacca può rappresentare uno dei tanti veicoli di contagio.

Dieta con zuccheri può aumentare presenza di feci frastagliate?

Secondo i più recenti studi clinici, confermati tra l’altro dalla sezione ricerca della Fondazione Veronesi, i Fodmap sono spesso causa di fenomeni anomali di defecazione, comprese l’emissione di feci frastagliate. I Fodmap, volendo essere più precisi, sono degli oligo-mono-saccaridi fermentabili, e cioè zuccheri a catena corta, e polioli. Quindi una dieta con zuccheri può aumentare presenza di feci frastagliate, e guastare l’intestino. Il problema è che gli oligo-mono-saccaridi fermentabili, e i polioli, sono regolarmente presenti in molti alimenti, compresi i latticini e i farinacei, molte verdure, e alcuni frutti. In pratica si tratta di alimenti di cui non sarebbe sano privarsi. Quindi l’approccio corretto, per evitare la presenza di cacca di questo tipo, è quello di individuare tutti gli alimenti appartenenti alla categoria Fodmap, e moderarne l’uso, evitando anche di sovrapporli. Tra l’altro tra i Fodmap sono presenti molti prodotti ricchi di fibre vegetali, che agevolano il transito delle feci, e proteggono il colon dalle irritazioni. Quindi è indispensabile, nel caso di colite e feci frastagliate, equilibrare nella dieta la presenza di questi elemenenti.

L'insalata con fibre può aiutare a ricomporre feci

Questo contorno, realizzato con alcune verdure, scelte tra quelle più ricche di acqua e fibre, generalmente fluidifica le feci e agevola il transito intestinale. Ci sono degli alimenti in natura che, pur essendo ricchi di acqua e fibre, aiutano a ricomporre le feci. Uno di questi è la banana, a patto che non sia arrivata a piena maturazione. La banana infatti è ricca di acqua e fibre, ma possiede anche proprietà astringenti. Ed è astringente anche il frutto del loto, quando ancora lascia in bocca una sensazione di solidità pastosa, pur essendo ricco di acqua e fibre. Quindi un’insalata ricca di fibre può aiutare a rendere la cacca più formata solo se sono presenti degli elementi che abbiano delle capacità astringenti, come la banana verde o il loto poco maturo. Invece le verdure a foglia larga, ricche di fibre e acqua, rientrano proprio tra i cibi che scongiurano la disidratazione fecale.


donna con occlusione intestinale

Fecalomi: come evitare le occlusioni intestinali

Un occlusione dell’intestino porta la persona a soffrire di problemi giganteschi, quali:

  • feci lunghissime
  • defecazione difficile
  • dolori addominali persistenti.

I sintomi del blocco
Rimedi al fecaloma
clistere o clisma?
Segnali di malattie più gravi

Prolungato trattenimento di feci senza evacuazione

Un fecaloma è un grande ammasso di feci che possono essere:

  • secche
  • dure
  • disidratate.

Tali feci gigantesche restano bloccate nel colon o nel retto causando un ristagno delle stesse, visto che è complesso riuscire a smaltirle.

donna con occlusione intestinale

Questo fenomeno di alto volume delle feci che tendono ad accumularsi, si nota maggiormente in persone che soffrono di costipazione di lunga durata e che soffrono di stipsi.

Il fecaloma causa un’evacuazione difficile e nella maggioranza dei casi dolorosa, talmente grave che spesso può portare ad un occlusione o sub-occlusione intestinale.

Spesso il problema colpisce i seguenti soggetti:

  • anziani
  • allettati
  • residenti in case di cura
  • ospedalizzati cronici.

I sintomi del blocco

Tra i segnali tipici di questa patologia si riscontra una defecazione incompleta e una stitichezza alternata.

Talvolta questo problema è determinato da una dieta che non prevede fonti di fibre, il risultato di questa carenza è la scarsa motilità intestinale.

Si è visto che l’occlusione si può presentare in soggetti anziani e ospedalizzati, ma talvolta si presenta anche nei più piccoli, specialmente quando manca una corretta idratazione e quando si è soliti rimandare la defecazione pur di continuare a giocare.

Nei bambini la massa fecale tende a ristagnare per più tempo a livello del colon, andando a determinare un cospicuo riassorbimento di acqua, e formando poi il fecaloma.

La condizione che genera il fecaloma si presenta come segue:

  • sviluppo di crampi
  • dolori e gonfiore sull’area addominale
  • una persistente sensazione di peso che si manifesta sull’area rettale.

Visto dove si concentrano i dolori (nei quadranti addominali), questa patologia viene spesso scambiata per diarrea e può generare anche una nausea acutissima e comunque (in ogni caso) richiede uno sforzo ingente al momento della defecazione, con feci che possono essere contaminate da macchie di sangue.

Le feci secche possono diventare un tappo di cacca che diventa impossibile da espellere, in questo caso è bene segnalare immediatamente il problema ad un dottore in modo che possa consigliare la terapia d’urgenza da prendere in considerazione e seguire per evitare ulteriori aggravi ad una situazione già pericolosa.

Da cosa dipendono le feci dure

Se ti stai chiedendo il perché avviene un'ostruzione intestinale, devi sapere che le ragioni di questa patologia possono essere molteplici.

Una dieta errata è tra le prime ragioni per le quali si sviluppa un occlusione dell’intestino, ma questa non è l’unico pregresso a cui bisogna guardare per capire lo sviluppo della malattia.

Talvolta si manifesta anche un blocco intestinale nervoso nelle donne, che fa degenerare una stipsi e quindi si aggrava con il trascorrere del tempo.
Le ragioni sono sia fisiche che psichiche quindi.

Un coproma può dipendere anche dall’irritazione del colon, ma come detto, possono essere molteplici le ragioni per le quali si sviluppa, pertanto meglio andare con i piedi di piombo, prima di trarre conclusioni affrettate.

Alla scarsità di fibre assunte attraverso l’alimentazione spesso le persone associano un consumo minimo di liquidi (che genera scarsa o insufficiente idratazione) e una fretta nel consumo dei cibi a tavola.

Si tratta di un moltitudine di concause ed è proprio il loro insieme che può andare a formare cacche dure da smaltire.

Un altra delle ragioni che determinano i fecalomi è legata all’eccessiva sedentarietà abbinata in parte a forme di stress o alla tendenza a rimandare lo stimolo ad andare in bagno, perchè si ha sempre qualcosa di più importante da fare o si è soliti “farla” solo nel bagno di casa..

Le feci dure possono essere collegate anche all'assunzione di specifici farmaci e a ad un passato medico caratterizzato da altre malattie, come ad esempio:

  • il diabete
  • la sindrome dell'intestino irritabile (definita con la sigla di IBS)
  • la diverticolosi.

Ma se il coproma tende a ripetersi con frequenza o non si risolvesse in breve, questo tempo potrebbe essere il segnale della presenza di disturbi più gravi che si manifestano all'interno dell’apparato gastrointestinale, e tali segnali vanno quindi approfonditi attraverso una valutazione medica.

Rimedi fecaloma: come rimuoverlo

Intervenire sul fecaloma richiede la conoscenza della genesi del problema. Ad esempio se ci si sta chiedendo come ammorbidire le feci, semplicemente si sta pensando ad attenuare in modo delicato ma mirato il problema per ripristinare una corretta evacuazione.
Talvolta (in questi casi) è possibile ricorrere ad un clistere evacuativo.

Le feci tendono spesso ad accumularsi, in attesa che sopraggiunga lo stimolo ad evacuare; tale fenomeno viene innescato da una distensione dell'ampolla.

Prima di ricorrere a qualunque soluzione “fai da te” è bene consultare un medico che indichi l’efficacia di ogni singolo sistema, ma è possibile dire che in alcune circostanze taluni metodi risultano validi nel trattamento del fecaloma, un esempio è il clistere evacuativo ma ce ne sono altri conosciuti dalle persone, esempi:

  • peretta
  • purghe fai da te.

Clistere e clisma sono la stessa cosa?

Il clistere è quella tecnica che si avvale di un irrigazione di acqua o altri liquidi necessari a liberare il colon e prevenire:

  • feci dure
  • gas
  • fermentazioni
  • materiali in putrefazione
  • flora batterica patogena.

Invece il clisma o microclisma, a volte definito anche come microclistere, è quel dispositivo impiegato per introdurre nell’ano piccole quantità di liquidi da 120ml fino a 400 ml, viene usato generalmente in caso di stipsi cronica, nelle colonpatie e nei pazienti che hanno proctiti irritative.

Ebbene, prima di effettuare qualunque prova il consiglio è quello di consultarsi con un medico o naturopata che possa darvi dei consigli, e tenete presente che occorre sempre rimanere sotto stretta osservazione medica.

Potete certamente adottare una manovra per espellere feci, ma come detto, è sempre bene affidarsi ad esperti per qualunque problema cronico, se il fecaloma si presenta da poco tempo studiatelo e avvertite ugualmente il vostro medico che saprà consigliarvi al meglio.

Per contrastare il coproma risulta di grande importanza il lubrificare le pareti anali e non far entrare aria nell'inserimento del beccuccio, qualora deciderete di effettuare un clistere.

In alternativa è possibile ricorrere ad una supposta di glicerina, oppure ad idrocolonterapia, intesa come profonda pulizia intestinale la quale, molto spesso, risulta un trattamento risolutivo.

Quali sono i pericoli se una persona non interviene a liberare il retto?

Malattie associate al fecaloma

Le malattie che si possono associare al fecaloma sono:

  • Stitichezza
  • Tumore al colon.

Bisogna ricordare però che qui vengono sottolineate solo due delle patologie riconducibili al sintomi del fecaloma, la lista non è completa e mira unicamente a mostrare che il problema può essere lieve o decisamente importante. In ogni caso è sempre bene effettuare visite specialistiche per capire di cosa si tratta con esattezza.

Un altro fenomeno particolare è quello del cosiddetto vomito fecale.

Cos’è il vomito fecale?

Il vomito fecale è un tipo specifico di vomito, che consiste nell’emissione di materiale scuro, che ha cattivo odore, assimilabile a quello delle feci e che caratterizza l’occlusione intestinale.

Qualunque impedimento che non consente parzialmente o totalmente la fuoriuscita delle feci e che si formano attraverso l’ano, è causa potenziale di vomito fecale o fecaloide.

dolore da fecaloma

Segnali di malessere

In conclusione è bene ricordare quali segnali possono indicare che si ha un fecaloma:

  • un intenso e forte mal di pancia
  • stitichezza prolungata, al punto da necessitare lassativi
  • gonfiore addominale.

Tra gli alimenti che intasano l’intestino figurano:

  • cibi carichi di grassi e proteine
  • cibi privi e scarsi in carboidrati.

Alimenti che aiutano l’evacuazione sono invece:

  • frutta
  • verdura
  • legumi
  • cereali integrali.