patate nel sacco

Patate e colite vanno d'accordo ?

L’alimentazione è strettamente correlata ai disturbi che insorgono nell’intestino e troppo spesso ingeriamo cibi in maniera automatica e poco riflessiva, senza pensare alle conseguenze. Un’infiammazione a carico del colon condiziona considerevolmente la qualità della vita se non viene curata e allora vale la pena scoprire se mangiare le patate possono essere mangiate senza problemi o se è meglio trovare delle degne alternative alimentari..

Seguire una dieta corretta, ma soprattutto introdurre cibi leggeri che non combattano contro la salute del nostro intestino, rappresenta il regalo più bello che ci possiamo fare per stare bene nel tempo. Ecco alcuni suggerimenti alimentari per aiutare l’intestino a mantenere la sua normale funzionalità.

patate nel sacco

 

Tutti i benefici delle patate per la colite

Seguire un’alimentazione corretta, come abbiamo già detto, è la scelta senza dubbio migliore per ridurre i sintomi fastidiosi della colite, ma vi sono alcuni alimenti che se consumati più spesso sono un vero e proprio toccasana contro acidità, a cominciare dalla fecola..

Tra quelli che sono maggiormente efficaci e consigliati per sfiammare la colite vi sono le patate, un ortaggio dalle eccellenti virtù curative che può anche essere consumato come alimento amidaceo unico in quanto è altamente nutriente e non eccessivamente calorico.

Per tanto tempo definita il cibo dei poveri, fama esaltata anche dal famoso quadro di Vincent Van Gogh, “I mangiatori di patate”, in realtà la patata è ricca di vitamina C, importante per ridurre i danni generati dai radicali liberi e per prevenire i classici malanni di stagione. Inoltre, è un carboidrato a lento assorbimento e quindi piuttosto digeribile.

La sua azione antinfiammatoria attenua in modo notevole i disturbi nel tratto digestivo. Oltre che ripulire il colon protegge le pareti gastriche ed è anche ottima per ridurre l’ipertensione visto il suo elevato contenuto di potassio.

 

Come cucinare le patate in caso di colon irritabile

Ma come deve essere cucinata per assolvere al meglio al suo compito di cibo disinfiammante e curativo?

Per usufruire dei benefici della patata e sfruttare le sue proprietà nell’alleviare gli spasmi causati dalla colite le cotture privilegiate sono al vapore, al forno e lessata.

Quest’ ultimo metodo di cottura le rendere tuttavia ancora più leggere e digeribili. Le patate lessate sono infatti un metodo classico, sono semplici da cucinare e sono particolarmente indicate in caso di colon irritabile. Inoltre, hanno appena 86 calorie circa per 100 grammi di prodotto e sono anche ben tollerate dall’intestino per la loro elevata digeribilità. Mica esistono solo hot dog e patatine fritte in un olio ormai saturo, come accade quando mangiamo nelle tavole calde!!

Va benissimo anche una minestra di patate, da preparare sempre con le patate bollite fatte a pezzetti, qualche foglia di prezzemolo e un filo di olio extravergine di oliva per dargli un po’ di sapore. Per rendere il piatto ancora più leggero evitare di mettere sale e pepe, e consumarlo con poco brodino, evitando invece ricette che prevedono l’abbinamento di formaggio, latte o burro.

Attenzione a non mangiare patate crude, che possono causare la formazione di una tossina chiamata solanina, responsabile di un’intossicazione alimentare. La solanina si trova anche nelle patate che vengono raccolte ancora non mature, con la buccia verde o nelle patate germogliate.

Per lessare le patate pulirle bene e metterle in una pentola capiente con acqua fredda. I tempi di cottura vanno dai 30 ai 40 minuti a partire dall’ebollizione, ma variano a seconda della varietà e della grandezza delle patate. Se sono piccole basteranno anche una ventina di minuti.

Le patate però sono un ortaggio che consente di fare delle preparazioni anche particolari, che possono essere consumate anche se ci sono disturbi di colite perché non fanno male, basta ovviamente non esagerare nelle porzioni. Le deliziose vellutate di zucca e patate, soprattutto in inverno e nei periodi più freddi, sono un toccasana per lo spirito e perchè no, anche per il nostro organismo.

 

Piatti da preparare con le patate (senza appesantirsi)

Poiché le patate sono un ottimo alimento per disinfiammare i dolori generati dalla colite, si possono preparare anche piatti alternativi alle sole patate lesse, anche per variare gusto. Un ottimo piatto sono gli gnocchi di patate, ideali da sostituire al primo, leggeri e perfetti per la loro azione calmante sulla mucosa gastrica.

Preparati in casa con ingredienti semplici, patate, farina e appena un pizzico di sale, sono ancora più leggeri e digeribili, e ottimi amici dell’intestino. Hanno anche poche calorie, appena 130 per 100 grammi, non appesantiscono lo stomaco e saziano presto.

Anche le crocchette di patate sono ben tollerate in caso di colite, a patto di prepararle a forno ed evitare le fritture. Vi sono poi dei modi di cucinare questo ortaggio decisamente un po’ più pesanti, ma ogni tanto ci si può concedere qualche sfizio e assaggiare una piccola porzione di piatti saporiti come la tortilla catalana, la peperonata con le patate, o magari qualche deliziosa zeppola.

Per preparare la tortilla catalana invece del burro usare qualche filo di olio, mettere la casseruola a fiamma bassa e coprire con il coperchio per far ammorbidire le patate. Non appena sono ben cotte mettere le uova e un pizzico di sale. Anche in questo caso evitare le salsine e altri condimenti che potrebbero irritare il colon e aggiungere invece qualche rametto di rosmarino per insaporire.

 

Consigli per cucinare le patate in modo leggero

Visti i benefici che le patate hanno sul colon irritabile è il caso di approfittarne e di inserirle nel menù quotidiano oltre che come primo alternandole come contorno o come piatto unico. Evitando di condirle con salse e condimenti piccanti si mantengono leggere e aiutano a placare gli spasmi e i bruciori della colite.

Anche un piatto come il gateau di patate può essere reso light usando qualche cucchiaio di parmigiano e i soli albumi invece dell’uovo intero. Allo stesso modo lo spezzatino di patate con salsiccia può essere reso light se viene cucinato in un tegame in pietra, senza oli e senza grassi.

Oltre che con la carne, le patate stanno benissimo come contorno anche per il pesce, e oltre che bollite possono essere cotte anche a vapore, in modo che rimangano leggere e mantengano inalterati i nutrienti. Anche la cottura a microonde è ideale per chi soffre di colon fragile. Questo tipo di cottura preserva vitamine e sali minerali poiché sfrutta l’acqua contenuta nelle patate per cuocerle, senza aumentare l’apporto di grassi.

Nella preparazione delle ricette ci si può sbizzarrire nella scelta delle patate, presenti in tante varietà, gialle rosse, viola. In generale sono tutte con poche calorie, ma quelle rosse ne contengono meno delle altre varietà, appena 70 calorie per 100 grammi. Qualunque sia la scelta, è però importante la modalità di cottura per risultare curativa per la colite, quindi preferirle soprattutto bollite e a microonde.


Rifacol funziona, ma occhio a usarlo bene

Il Rifacol è un farmaco facente parte della categoria antidiarroici, antinfiammatori/antinfettivi intestinali, antibiotici. Il suo uso viene consigliato per placare infezioni intestinali acute e croniche; diarrea negli adulti e nei bambini (aventi un’età maggiore di 12 anni); profilassi pre e post operatorie negli interventi di chirurgia che riguardano il tratto gastroenterico; come sostanza che aumenta la stimolazione di anticorpi nella terapia delle iperammoniemie e per la colite spastica. Inoltre, il suo uso riduce ai pazienti con encefalopatia epatica il rischio di un peggioramento relativo alle funzioni cerebrali.

Il Rifacol può essere acquistato solamente tramite ricetta medica in farmacia, non è acquistabile online.
Come potete notare, parliamo di un farmaco abbastanza completo per la maggior parte dei problemi allo stomaco. Infatti, viene utilizzato anche per combattere i diverticoli, ovvero delle piccole tasche che si vanno a formare nelle mucose dell’intestino.
Solitamente, chi ne soffre, accusa dei disturbi all’addome, molto simili a dei crampi. Il tutto, accompagnato anche dalla diarrea o stitichezza.

Ovviamente, così come per l’assunzione di altri farmaci, occorre sempre accettarsi di quelle che sono le controindicazioni. E allora, scopriamo insieme quelle che comporta il Rifacol, ovvero:
- Ipersensibilità al principio attivo, alle rifamicine (antibiotici battericidi) o agli eccipienti;
- Casi di blocco intestinale (anche non del tutto) o di lesioni ulcerative dell'intestino;
- Può inoltre portare anche casi di stipsi, diarrea, nausea e vertigini.

 

Rifacol, le precauzioni da seguire

È importante anche mettervi a conoscenza riguardo alle precauzioni da prendere prima dell’uso: ad esempio, Rifacol non ha effetto contro le infezioni intestinali causate da patogeni intestinali che possono portare diarrea, febbre e sangue nelle feci.
Inoltre, se una volta assunto i sintomi dovessero persistere o addirittura peggiorare, vi consigliamo di non aumentare le dosi, ma di rivolgervi al vostro medico.
Mentre i pazienti con una compromissione epatica di rilievo devono usufruire del farmaco con estrema moderazione.

Se assumete contraccettivi orali che contengono degli estrogeni, a causa degli effetti sulla flora intestinale, potrebbe diminuire l’efficacia una volta assunto Rifacol.
Noi, comunque, vi suggeriamo di informare sempre il vostro medico se nel breve periodo avete assunto degli altri medicinali (anche quelli per i quali non è necessaria la prescrizione medica). Nello specifico, se state assumendo: warfarin, antiepilettici, antiaritmici, ciclosporina.
Ricordatevi di prestare sempre attenzione alla data di scadenza del farmaco e di non utilizzarlo mai se scaduto.
Oltre a non portare nessun risultato in termini di benefici, potreste avere delle altre complicanze.

 

Rifacol, le avvertenze

Fondamentale prima di assumere il Rifacol è leggere sempre le avvertenze del foglio illustrativo:

  • Gravidanza: è sconsigliato l’uso di questo farmaco durante questo periodo
  • Allattamento: purtroppo non vi sono ancora certezze legate all’eliminazione della riflaximinia nel latte materno, quindi è ‘doveroso’ o terminare l’allattamento, oppure non assumere il farmaco.
  • Guida e utilizzo macchinari: il farmaco può portare sia sonnolenza che vertigini, quindi nel caso si dovessero avvertire questi sintomi, il consiglio è ovviamente quello di non mettersi né alla guida di un veicolo, né l’utilizzo di un macchinario. È sempre una scelta giusta quella di evitare possibili problemi.
  • Rifacol granulato per via orale contiene il saccarosio: se avete delle intolleranze relative ad alcuni zuccheri, vi consigliamo di contattare il vostro medico.

Inoltre, la rifaximina può portare ad un colore rossastro dell’urina a chiunque lo utilizzi, oltre che a mal di testa, dolori addominali, riduzione dell’appetito durante la giornata, insonnia, nervosismo, prurito e orticaria.
Molte volte, questo farmaco viene utilizzato dai più giovani come una vera e propria sorta di droga, visto che se preso in dosi maggiori porta ad uno stato di agitazione e insonnia.

 

Modalità d’uso e dosaggio, quando 200mg bastano e quando no?

Vi anticipiamo fin da subito che il Rifacol può essere assunto anche senza aver consumato cibo, o per via orale (compressa) con un bicchiere d’acqua, o in granulato per sospensione orale. Per prepararlo aiutatevi con il dosatore compreso all’interno della confezione, quindi aggiungete l’acqua al flacone (fino al segno indicato sopra al foglio illustrativo).
Per quanto riguarda la frequenza, invece, fate riferimento alle parole del vostro medico, o al massimo del vostro farmacista.

  • Trattamento post operazione: i ragazzi e gli adulti aventi un’età maggiore dei 12 anni possono ingerire o una compressa da 200mg, oppure 10mg di sospensione orale ogni 6 ore.
  • Trattamento coadiuvante dell'iperammoniemia: gli adulti e i ragazzi con un’età superiore ai 12 anni possono ingerire due compresse da 200mg, oppure 10 ml di sospensione ogni 12 ore.
  • Nessun trattamento: persone adulte e over 12, possono assumere 2 compresse da 200mg o 20ml si sospensione orale. Il tutto ogni 8 ore.

I più piccoli fanno capricci?

Una soluzione per fargli prendere questo medicinale può essere sicuramente quella di darglielo quando hanno sete.
Se per errore avete ingerito una quantità maggiore di quella riportata in alto, dovete avvertire tempestivamente il vostro medico o recarvi presso un ospedale. Evitate di prendere decisioni autonome, le conseguenze potrebbero essere abbastanza burrascose.

Se inoltre soffrite di ansia generata dalla sindrome da colon irritabile, non utilizzate questo farmaco, è molto più indicato il Valpinax.
La differenza tra farmaci antispastici e ansiolitici è che mentre i primi vengono utilizzati per il trattamento degli spasmi dolorosi sia del tratto gastroenterico, sia del tratto genito-urinario, i secondi per combattere i disturbi generati dall’ansia.

 

Il bugiardino, opinione personale

A nostro avviso il bugiardino riporta con molta esattezza tutte quelle che sono le caratteristiche sia relative alla composizione, che alle controindicazioni del Rifacol.
Quindi vi consigliamo di seguirlo alla lettera, ma nello stesso tempo anche di confrontarvi sempre con il vostro medico.
Il parere medico è fondamentale!

 

Altri disinfettanti intestinali: Bimixin e Normix

Il Bimixin può essere utilizzato contro le infezioni del tratto intestinale, ma anche dal momento in cui si riscontrano problemi di alitosi e dolori addominali, seguiti dalla diarrea.
Quindi, è sicuramente consigliato per combattere i batteri, visto che contiene due principi attivi antibiotici: la neomicina solfato e la bacitracina.

Di seguito, ecco come prendere il farmaco, a seconda delle fasce d’età:

  • Adulti: 1-2 compresse ogni 6/8 ore
  • Bambini di età superiore ai 2 anni: una sola compressa ogni 6/8 ore

Tenete bene a mente che il trattamento non va assolutamente prolungato più di 3/5 giorni. Ovviamente, anche qui vi suggeriamo di parlarne prima con il medico o con il farmacista.
Per quanto riguarda gli effetti indesiderati più comuni, troviamo nausea, stitichezza e vomito.

Il Normix è un altro farmaco molto utilizzato per combattere le infezioni intestinali, infatti appartiene alla categoria degli antidiarroici, antinfiammatori, antinfettivi intestinali, antibiotici.

normix
Inoltre, anche questo farmaco contiene il principio attivo rifaximina, quindi non si differenzia molto dall’uso degli altri due.
Nello specifico, combatte: diverticoli; tipologie di diarree differenti; può fungere da coadiuvante nella terapia dell’iperammoniemia. Infine, se preso a grandi dosi, può essere anche utilizzato per diminuire le recidive di encefalopatia epatica conclamata.

È però sconsigliato l’utilizzo ai soggetti allergici e a coloro che sono molto sensibili alle rifamicine. Anche durante i periodi di gravidanza è consigliato di non utilizzarlo.
Come effetti collaterali troviamo quelli più comuni: febbre, mal di testa, vomito, nausea, stitichezza.

 

Cosa si usa contro la dissenteria?

Innanzitutto, è opportuno diversificare le parole diarrea e dissenteria. Quest’ultima possiamo definirla come una forma di diarrea più ‘violenta’, visto che le feci liquide vengono accompagnate da sangue e muco.
Un’infezione del tratto intestinale che vede come ‘protagonisti’ differenti agenti eziologici.
Per curarla, occorre prevenire la disidratazione, tramite il reintegro di liquidi per via orale o se necessario anche per via endovenosa. Oppure, attraverso degli antibiotici.


ragazza che mangia pizza

Le pizzerie dove mangiare se vuoi concederti una pizza

Sono davvero pochi i piatti a racchiudere le tante caratteristiche che rendono la pizza uno dei cibi più amati dagli italiani e non solo. Tante varianti a disposizioni, un costo in generale piuttosto contenuto, la facilità del consumo e molto altro rendono la pizza un piatto imperdibile, adatto a ogni occasione: che sia un pezzo di pizza al taglio per una gustosa merenda, o un bel premio alla fine di una settimana di lavoro, la pizza è un piacere che non passa mai di moda!

Peccato che possa risultare non proprio facilmente digeribile, soprattutto per chi soffre di colite. La colite è infatti una infiammazione che colpisce il colon, e che può manifestarsi in seguito all’ingestione di elementi particolari.
Chi ha la fortuna di non avere questo problema potrebbe avere difficoltà a comprendere quanto possa essere difficile affrontare un pasto come la pizza: non solo nell’immediato, con dolori addominali e necessità di andare in bagno, ma anche con disturbi che possono durare fino al giorno successivo, come pesantezza fisica e difficoltà a digerire.

ragazza che mangia pizza

Per cui, quando un vostro amico preferisce raggiungervi dopo cena, consapevoli di questo problema al colon, evitate facili giudizi.
Questo perché la pizza ha tra i suoi ingredienti principali il lievito, un vero e proprio veleno per chi soffre di colite: trovare pizzerie che usino impasti privi di lievito, o con una lunga lievitazione, possono essere un vero toccasana per gli appassionati di pizza che soffrono di questo disturbo.

Tra gli ingredienti classici della pizza, inoltre, non è solo il lievito a poter portare problemi a chi soffre di colite: persone con intolleranza al lattosio possono infatti soffrire dopo l’ingestione di latticini di vario genere, molto presenti in diverse varietà di pizza, a partire dalla più classica, la pizza margherita e la sua celebre mozzarella.

Con queste premesse è piuttosto chiaro che la colite può essere davvero invalidante per chi vuole dedicarsi a una buona cena a base di pizza. Spesso chi ha problemi di questo genere, nella propria città, trova pizzerie di riferimento che abbiano la possibilità di preparare un impasto per la pizza speciale per colite, maggiormente digeribile, privo di lievito o a base di kamut, o anche privo di glutine, proprio per favorire il processo di digestione (non solo dunque per coloro che sono affetti da celiachia).

Una pizza di questo genere può far parte senza problemi di una dieta disintossicante, accompagnando senza problemi cibi leggeri e sani.
E quando ci si trova, per le proprie vacanze o per lavoro, fuori dai propri confini abitudinari, come si può trovare facilmente una pizzeria che possa assecondare il nostro problema di colite?

Questo articolo nasce per proporvi una selezione di pizzerie in molte città italiane, così da fornirvi, da Nord a Sud, ovunque voi siate, la possibilità di gustare un’ottima pizza senza temere di passare la notte insonni a causa dei forti dolori addominali.

Milano
Roma
Venezia
Torino
Firenze
Bologna
Ancona
Napoli
Bari
Lecce
Catanzaro
Reggio Calabria
Catania
Palermo
Messina

Milano

AmaMi
A pochi minuti da Porta Nuova troviamo la pizzeria AmaMi, nota proprio per i loro impasti senza lievito. A rendere la loro pizza facilmente digeribile concorre anche la presenza di farine speciali, composte da farro o cereali integrali: il risultato è una pizza leggera e che non resta sullo stomaco. Da notare anche il forno elettrico, che elimina la possibilità di bruciature che possono contribuire all’infiammazione del colon.

BeBop
In zona Navigli, la pizzeria BeBop, prepara non solo pizze senza glutine, ma anche ottime pizze al kamut, realizzate nel pieno rispetto dell’agricoltura biologica. Il locale si presenza come pienamente accessibile a persone con ogni tipo di preferenza, come vegetariani e vegani, ma anche ogni tipo di difficoltà, quali celiachia e difficoltà nella digestione.

 

Roma

Pizza Service
Questa pizzeria si distingue per la volontà di realizzare pizze senza lievito e senza glutine, per venire incontro alle esigenze degli ospiti. Molto disponibili anche nell’essere contattati in maniera preventiva, così da dirimere ogni dubbio sulla loro pizza. Se proprio avete deciso di concedervi una margherita senza lattosio, con poco condimento, siete nel posto giusto.

Berberé
Troverete questo nome citato molte volte all’interno di questa nostra selezione, poiché si tratta di una vera e propria catena di pizzerie, accomunate dalla volontà di proporre al proprio pubblico pizze ad alta digeribilità. Lievito madre, ingredienti biologici, farine semintegrali: con ben dodici pizzerie, sparse tra Nord e Centro, può rivelarsi un vero e proprio salvagente per il vostro desiderio di pizza!

 

Venezia

Il timone
Un’ottima pizza senza lievito, gustabile nella Venezia “terrestre”, Mestre. Grande attenzione per la digeribilità e agli ingredienti utilizzati nel menù, aspetto che fa la differenza tra un “cibo proibito” a chi ha un colon debilitato e un pasto ben tolletato.

Agli Artisti
Sita nei dintorni della Basilica di San Marco, si contraddistingue per l’utilizzo di materia prima di prima scelta, con la possibilità di pizza gluten free, più digeribile anche per chi soffre di colite. Una scelta leggera per il soggiorno nella Serenissima.

 

Torino

Il Sagittario
Nella periferia di Torino ci si può rivolgere alla pizzeria Il Sagittario, nota proprio per la possibilità di chiedere pizze molto digeribili, realizzate senza lievito e senza glutine. Una massa deliziosa, ma anche genuina, come forse non l'avete mai provata nella vita.

 

Firenze

Pizzaman
Impasti bio, farine integrali e lievito madre: questa pizza è l’ideale per chi, visitando Firenze, cerca una cena più che digeribile. Presente anche la possibilità di pizza senza glutine e personale molto attento nell'evitare che residui di pomodoro possano rovinare la cena a chi è intollerante al nichel.

 

Bologna

Caruso
In centro a Bologna potete rivolgervi a questo Ristorante Pizzeria, il quale dedica molta attenzione alle esigenze dei clienti, offrendo diversi impasti, sia gluten free, utilizzando farina di canapa, sia a base di kamut, per favorire la leggerenzza e la digeribilità.

Berberé
Un locale accogliente che sa trattare i clienti che soffrono di gonfiori di pancia. Grazie ad una lievitazione particolare, le creazioni sfornate dal pizzaiolo non restano quasi mai sullo stomaco, anche nel caso di soggetti molto sensibili, che si condedono il piacere della pizza davvero una tantum.

 

Ancona

Mezzometro
Non possiamo non citare una delle migliori pizzerie gluten free d’Italia, premiata nel 2018. Possibilità di pizze particolarmente digeribili, evitando sia glutine che lattosio.

La Botte
Non solo elementi bio, ma anche l’utilizzo di diversi tipi di farina, ideali per chi preferisce un impasto leggero. Kamut, integrale, agli otto cereali: provare per credere.

 

Napoli

Sua Maestà la Pizza
Unire tradizione e digeribilità è possibile? Decisamente sì. Ingredienti biologici, impasti di vario tipo, come kamut e multicereali, per regalarvi un pasto che terrà al sicuro il vostro colon.

Casa Giglio
Nella periferia di Napoli, ad Acerra, fa la sua mostra questa pizzeria, con la possibilità di variare l’impasto utilizzando farine ad alta digeribilità, quali il kamut. I titolari propongono una pizza che è possibile mangiare senza poi stare

 

Bari

La Super Pizza
Visitare la Puglia, soprattutto in estate, è un vero e proprio must! Super Pizza propone una pizza a base di kamut, favorendo quindi la digestione e ideale per chi preferisce una pizza leggera.

Pizza e altro
Pizza e altro propone una pizza molto digeribile, grazie non solo a ingredienti genuini e di alta qualità, ma anche a un impasto a lunga lievitazione. Forse non la prima scelta per chi soffre di colite, ma un buon compromesso da provare in compagnia.

 

Lecce

La Fontanina
Restiamo in Puglia, spostandoci verso Lecce. La Fontanina propone una pizza dalla facile digestione, grazie alla possibilità di impasto a base di kamut.

La Maglianese
La Maglianese fa dell’impasto una vera e proprio cultura: farina macinata a pietra, impasti senza lievito, a base di kamut o integrali. Difficile restare delusi.

 

Catanzaro

Kaluco
Siete in Calabria e volete una buona pizza senza lievito? Kaluco è la pizzeria che fa per voi, con un impasto privo di lievito, ideale per una dieta disintossicante.

Sfiziosa!
Il simpaticissimo pizzaiolo Gianni propone delle pizze dedicate a chi preferisce, per gusto o necessità, l’assenza di glutine. La maggiore digeribilità le rende consigliabili anche a chi soffre di colite.

 

Reggio Calabria

El Puente
Prima di attraversare lo stretto, una buona pausa pizza da El Puente, con il suo impasto a base di kamut: leggerezza e digeribilità sono la parola d’ordine, insieme ai prodotti locali e genuini.

Mandalari
Grazie all’utilizzo di lievito madre è tra i locali più consigliati per chi preferisce una pizza dalla buona digeribilità e tutt’altro che pesante. Difficile andare incontro ad un pasto sbagliato quando si decide di mangiare qui.

 

Catania

Biosinhai
Pizzeria biologica, la cura per gli ingredienti è il centro nevralgico dell’intero menù. Se avete problemi di colite troverete in questo locale una piccola oasi.

A Modo Mio
Anche A Modo Mio si propone come una pizzeria naturale, utilizzando prodotti biologici e dedicando grande attenzione alla digeribilità di ciò che viene portato in tavola. Senza glutine e a lunga lievitazione.

 

Palermo

Il Baro
Tanta varietà, per ogni gusto e necessità: senza glutine, senza lievito, con farine di diverso tipo.

La Braciera
Propone pizza senza lievito, ideale per chi soffre di colite. Decisamente da provare, accompagnata ai prodotti di ottima qualità tipici di questo locale.

 

Messina

Optimus
Questa pizzeria propone pizze realizzate con farine di vario tipo, da quelle integrali alla farina di kamut. Tanta lavorazione per una buona digeribilità.

Kairos
Dulcis in fundo, in questo nostro elenco, con la pizzeria Kairos, che offre la possibilità di un impasto a base di kamut.


campione di urine

Cosa fa fare molta pipì

Urinare è una delle nostre necessità quotidiane, e non solo, visto che quest’atto può darci molte informazioni, come ad esempio sul nostro stato di salute. Avere consapevolezza dell'importanza di espellere tossine mediante pipì è anche tra le caratteristiche di moltissime diete, considerato come, lo scopo dichiarato di queste, sia quello di depurare il prima possibile il nostro organismo.

In questo articolo cercheremo di dedicarci non solo a cosa fa fare molta urina, ma anche a cosa può rivelarci la pipì e a qualche “trucco” per situazioni di emergenza..

campione di urine

Fare molta pipì - Non solo acqua

Iniziamo questo paragrafo sfatando un mito: se uno fa tanta pipì dimagrisce? Sì e no.

Fare molta pipì aiuta infatti il nostro corpo a eliminare liquidi in eccesso e tossine, con l’effetto quindi di sgonfiare il nostro corpo dai liquidi accumulati e eliminare il rischio di ritenzione idrica (la quale è tra le cause della cellulite, ad esempio).

La perdita di liquidi nelle diete ha il risultato di mostrarci più snelli e meno gonfi dopo pochi giorni, ma da sola non è abbastanza per farci dimagrire in maniera solida. Ciò non toglie che curare la propria alimentazione con diuretici naturali non può che aiutarci a fare molta pipì, favorendo il rilascio di liquidi e ciò che ne consegue.
Ovviamente per fare molta pipì la prima necessità è quella di idratarci, bevendo molto e spingendo così il nostro organismo a espellere liquidi e con essi tossine e sostanze in eccesso.
Da notare come non sia semplicemente questione di acqua, ma si tratti più nello specifico di ingerire liquidi: oltre all’acqua, quindi, è consigliato anche ingerire cibi che possono aiutarci nella diuresi.

Nasce spontanea la domanda: quali sono i cibi che hanno più liquidi?

Chiaramente in cima a questa particolare classifica troviamo un gran numero di vegetali, siano essi frutta o verdura, e immaginiamo che leggendo queste righe avrete già un’idea in mente, sotto forma del frutto più iconico dell’estate: parliamo ovviamente dell’anguria! Con una percentuale di acqua che supera il suo 90%, l’anguria è tra i cibi più indicati per andare al bagno più volte del solito, stimolando la nostra diuresi.

Eppure l’anguria non è l’alimento più ricco d’acqua: a grande sorpresa troviamo infatti il cetriolo, composto di acqua per oltre il suo 95%, portandosi a casa il titolo di alimento più diuretico in assoluto, ma anche lattuga iceberg, sedano e ravanelli, che riescono a superare una percentuale di liquidi così alta. Da non dimenticare anche i pomodori, dotati di una riserva di liquidi davvero notevole!

Frutta e verdura sono comunque, nella loro globalità, alimenti ricchi di acqua, ideali per una dieta disintossicante proprio perché cibi che fanno urinare spesso: se nella vostra dieta aumentate quindi la quantità di vegetali non stupitevi se durante la giornata avrete maggiore necessità di andare in bagno, poiché la quantità di liquidi che contengono influisce sul sentire la necessità di fare più pipì.
I nostri pasti “diuretici” possono essere accompagnati, in una dieta disintossicante, non solo da semplice acqua, ma anche da altre bevande utili per la nostra diuresi.

Cosa bere per urinare molto?

Tra le bevande più noto per il loro potere diuretico troviamo sicuramente il , in ognuna delle sue varianti, ma a stupire, per la loro capacità di liberarci dai liquidi in eccesso, sono sicuramente alcune tisane, dotate di grandi capacità grazie agli ingredienti utilizzati per prepararle.
Quali tisane fanno fare più pipì? In primis le tisane a base di tè, come potevamo già immaginare dalle righe precedenti, ma meritano di essere citate anche altre gustose tisane, come quella al tarassaco e quella ai semi di finocchietto.

L’urina come segnale della nostra salute

Fare la pipì può, in molti modi, darci delle informazioni sulla nostra salute. Vediamo in che modo, ma prima vi ricordiamo di prendere con le dovute pinze ciò che vi stiamo dicendo, in virtù della unicità di ognuno di noi: se avete dei dubbi sul vostro stato di salute rivolgetevi al vostro medico.

Iniziamo dal numero di volte al giorno in cui andiamo a fare la pipì:

esiste il numero corretto di pipì giornaliere? Quando preoccuparsi?

Secondo molti esperti la media di volte in cui si va al bagno per la diuresi è tra le quattro e le sette volte al giorno, ma tale numero può variare molto in base a quanti e quali liquidi stiamo ingerendo. Esistono infatti sostanze, come la caffeina, che possono provocare un forte stimolo a fare la pipì, e possono quindi concorrere ad aumentare il numero di volte in cui andiamo al bagno.

Al contrario, come fare la pipì se non scappa? Esistono delle azioni da svolgere per favorire la fuoriuscita. In primis, nel caso sia una questione mentale, l’ideale è cercare di rilassarsi: per molti funziona la visualizzazione, estraniarsi cioè dalla situazione (magari chiudendo gli occhi), e cercare di allontanarsi mentalmente dalle ragioni della nostra ansia.
Se invece vogliamo agire fisicamente, l’ideale è cercare di stimolare la vescica. Molti consigliano di toccare in maniera ripetuta e ritmata l’area sotto l’ombelico, per “smuovere” la nostra diuresi. Altri sistemi si basano invece su dei movimenti: la pressione sull’addome, ottenuta spingendo con le mani o piegandoci, è tra i più utilizzati ed efficaci movimenti per fare pipì.

Chiudiamo infine questo paragrafo con le patologie che possono colpire la nostra necessità di urinare, con fastidi più o meno estesi. L’aiuto di un medico è fondamentale.
In primis troviamo delle patologie come l’incontinenza e la vescica iperattiva, che hanno in comune la difficoltà nel controllare la nostra necessità di urinare, portandoci a rivolgerci in fretta al primo bagno disponibile. L’incontinenza potrebbe sembrare una patologia tipica dell’età avanzata, ma è diffusa anche nelle età più giovani.

La cistite presenta invece dolori nell’atto dell’urinare e spesso ha un collegamento con la colite. Fare pipì, per chi soffre di cistite, può essere una vera tortura: si tratta infatti di una infezione urinaria che provoca un vero e proprio bruciare durante la minzione, diffusa molto nelle donne ma presente anche negli uomini. Il dolore e la conseguente difficoltà mentre si fa pipì non è il solo sintomo: in alcuni casi è possibile anche un aumento delle volte in cui si ha necessità di andare in bagno, rendendo questa patologia davvero dolorosa in concomitanza di questi sintomi.
Nel caso in cui si sospetti di soffrire di cistite chiedere l’aiuto del medico è molto importante per avviare delle terapie a base di antibiotici. Attraverso la naturopatia

Non dimenticate, infine, di controllare la vostra urina, soprattutto per notare eventuali tracce di sangue, che potrebbero segnalarvi una infezione in corso e la necessità di un controllo approfondito.

pipì addossoCome non farsi la pipì addosso: qualche consiglio per bambini e adulti

Iniziamo questo paragrafo con un consiglio per i neogenitori: come far fare la pipì nel vasino?
Insegnare a fare la pipì ai bambini è molto importante, perché si tratta di sviluppare un controllo delle proprie necessità, lasciando così il pannolino. Il rischio è ovviamente quello di far fare la pipì addosso ai propri bambini, per questo ecco qualche consiglio per insegnare a urinare nel proprio vasino.

Sicuramente bisogna essere molto pazienti, non facendo pressione e rendendo la situazione più rilassata possibile: mettere il bambino sul vasino non deve essere un obbligo simile a una punizione. Oltre a ciò, il consiglio più importante è di porre il bambino sul vasino nei momenti in cui è più facile abbia necessità di urinare: appena svegli, dopo aver bevuto molto, dopo un bel pisolino. Studiare quando il vostro bambino solitamente bagna il suo pannolino e agite di conseguenza.

Invece per gli adulti?

Un adulto ha solitamente un controllo differente della propria necessità di urinare, ma un lungo viaggio in auto può portare a delle difficoltà e sentire l'impellenza di pisciare e ritrovare sollievo.

Come fare la pipì in macchina?

Ovviamente l’ideale è utilizzare i bagni posti in aree di servizi e simili, ma ci si può attrezzare anche per particolari emergenza, anche senza accostare la macchina. Per gli uomini l’utilizzo di una bottiglia, con tappo largo, può essere un buon surrogato della toilette, ma esistono anche dei pannoloni per adulti, indossabili nel caso in cui si abbia la necessità di fare pipì in macchina (abbiamo visto, nel paragrafo precedente, come esistano patologie che rendano impossibile aspettare chilometri per l’area di servizio successiva).


bambino alto

Altezza mezza dimagrezza: perchè chi è alto dimagrisce più facilmente

Vi siete mai chiesti perché in buona parte dei casi le persone alte sono anche magre? Un detto antico sottolinea con le parole “altezza mezza bellezza“ che una persona alta ha già bellezza a sufficienza anche se non è perfetta, ma in realtà questo detto associa all’altezza anche la magrezza.

Proprio così, perché nell’immaginario collettivo è normale pensare che una persona alta sia anche magra. Non solo, è anche sottinteso il fatto che una persona alta abbia maggiori probabilità di dimagrire di una persona bassa.

Ma è davvero così?

Scopriamo di seguito gli studi che attestano come chi è alto dimagrisce più facilmente di uno basso.

bambino alto

Altezza mezza dimagrezza è un concetto strettamente correlato alla genetica

Quanti di voi hanno avuto invidia di quegli spilungoni che non hanno ciccia addosso?

E magari li avete presi pure in giro perché a vostro avviso sono troppo magri? O magari avete desiderato di avere un fisico come quello dei giocatori di basket, alti e con un corpo tonico e asciutto? Non pensate che la loro corporatura sia solo dovuta alla loro forza di volontà di mantenere il peso forma, assolutamente no!

Infatti, altezza e magrezza, e anche predisposizione al dimagrimento sono fattori collegati fra loro, che hanno delle spiegazioni scientifiche. Pare che il detto “altezza mezza di magrezza” non sia solo un’espressione campata in aria, ma affonda le radici sulla genetica. Dimagrire facilmente non è dunque solo questione di buona volontà, ma è anche una prerogativa che quelli alti hanno in più rispetto a quelli bassi. E a dimostrarlo è proprio la scienza!

Studi scientifici dimostrano che dimagrire è più facile per le persone alte

Una ricerca condotta da Matthew Robinson della University of Queensland in Australia ha dimostrato che c’è un collegamento genetico tra l’essere alto e l’essere magro. I ricercatori hanno accertato tramite questo studio che le nazioni con persone alte come la Svezia e la Norvegia hanno per genetica molte più probabilità di essere magre rispetto a persone provenienti da altri paesi.

Lo studio ha preso come punto di partenza i dati di studi genetici precedenti che stimano il rapporto tra le caratteristiche fisiche delle persone, quindi in questo caso l’altezza, e le varie regioni dei loro genomi. Poi i ricercatori hanno utilizzato queste stime per predire l’indice di altezza e di massa corporea di circa 9.400 soggetti provenienti da 14 paesi europei differenti, prendendo come spunto le loro informazioni genetiche.

La scoperta è stata sbalorditiva: le persone con più geni associati ad una maggiore altezza avevano anche più geni legati con un minore indice di massa corporea (BMI). Inoltre, i ricercatori hanno anche scoperto che i fattori ambientali influiscono in maniera determinante nel contribuire a presentare le differenze di altezza e di indice di massa corporea tra le diverse nazioni.

Tuttavia, le differenze genetiche riscontrate fra i ricercatori nei diversi paesi sono state molto più grandi di quanto si sarebbero aspettati, e questo vuol dire che molto probabilmente, per risultato della selezione naturale, in un certo punto nel passato si verificano le differenze sull’altezza della gente e quelle sulla BMI. Partendo da questo valore si individua la massa grassa, che rappresenta la totalità dei lipidi presenti nel corpo umano.

Sulla possibilità di perdere peso più facilmente un altro studio conferma che le donne che hanno una statura minore hanno anche un metabolismo più lento rispetto alle donne più alte. Da queste affermazioni possiamo quindi dedurre che anche per gli uomini è la stessa cosa e dipende soprattutto dal fatto che un corpo più alto consuma più calorie di uno più basso. E’ dunque possibile attestare, alla luce di quanto appena detto, che per le persone alte è più facile dimagrire, mentre le persone basse impiegano più tempo.

Personaggi alti e bassi che hanno avuto successo

Sono in molti gli attori famosi di altezza considerevole che hanno scelto di dimagrire e ce l’hanno fatta, come ad esempio John Goodman, che ha perso 45 chili, oppure come Christian Bale, che pesava 81 kg e per esigenze di copione ha perso 25 chili in tempi molto rapidi.

Tuttavia, non sempre è possibile evitare un accumulo di peso e per molte persone dimagrire è veramente difficile, se non addirittura impossibile, tanto che hanno scelto di convivere con le loro forme. Ecco che, se da un lato vi sono personaggi alti famosi che sono riusciti a dimagrire, dall’altro ve ne sono anche tanti che hanno una corporatura tracagnotta e che nonostante la loro stazza hanno avuto successo.

E’ il caso del celebre attore Lino Banfi, che ha conquistato tutti anche per la sua figura tonda e bassa, oppure di Jessica Simpson, l’attrice americana che aveva un fisico mozzafiato ma che invece ad oggi, dopo le gravidanze, vanta con orgoglio forme morbide ed è sempre molto apprezzata dai fan.


calzettoni per freddo

Come proteggersi dal freddo, quando ancora freddo non fa

Il proseguire dell’autunno ci conduce lentamente verso le porta dell’inverno. Tra Natale e fiocchi di neve, quest’anno ci aspetta, oltre alla solita influenza, anche la costante presenza del Covid-19, a cui ci siamo purtroppo abituati a convivere in quest’ultimo anno. Così, mentre le temperature continuano a scendere verso i mesi più freddi dell’anno, viene da chiedersi come proteggersi dal freddo, quando ancora freddo non fa: cercare quindi di preparare il nostro corpo a temperature più basse in via preventiva, e in quale modo farlo.

calzettoni per freddo

Prepararci al gelo - Qualche utile consiglio

C’è chi ama il freddo e chi invece non riesce a sopportare i mesi invernali. Come ci si può preparare al meglio per affrontare il gelo dei periodi in cui le temperature sono le più basse dell’anno?

L’idea alla base di questo mio articolo è quello di darvi dei consigli per adottare una serie di comportamenti responsabili per preparare il nostro corpo e evitare di cadere prede dei malanni invernali, nei limiti ovviamente del possibile.

Quest’anno, con l’emergenza Covid-19, vogliamo di certo evitare di ammalarci nel periodo natalizio, o di finire in balia del raffreddore alla prima neve. Così, se da un lato è ovviamente utile coprirsi, dall’altro possiamo cercare di aiutare il nostro sistema immunitario a reagire al meglio, anche perché il legame tra basse temperature e malattie è spesso evidente, come nel caso del binomio freddo e colite, di cui ci siamo occupati un un precedente articolo.

Impariamo quindi a prevenire i disturbi associati al clima freddo, come prerogativa per vivere in salute, in attesa che torni la primavera.

L’alimentazione contro il freddo

Iniziamo dalla nostra alimentazione, che è spesso il primo alleato non solo contro il freddo, ma anche in tante altre situazioni (vale infatti anche all’opposto, come quando in estate abbiamo bisogno di una alimentazione in grado di bilanciare l’eccessiva sudorazione e la perdita di sali minerali).

Di cosa abbiamo bisogno, in inverno?

Per contrastare il freddo è in primis fondamentale mangiare leggermente di più, che non significa di certo esagerare o appesantirci: semplicemente garantire un maggior apporto calorico, perchè aiuta a limitare la dispersione di calore, in quanto un corpo dotato di più energia è in grado di sopperire al calore che viene disperso attraverso il freddo esterno. Soprattutto in zone dove non sono rare temperature da ghiaccio o da neve è uno dei migliori consigli che si possono fornire contro il gelo.

Oltre a questo esistono invece degli alimenti che sono ideali per sostenere il nostro sistema immunitario, per renderlo più forte. Tra questi spicca la presenza di vegetali di vario tipo.

Aglio e cipolle sono molto consigliati perché hanno delle proprietà ottime nella lotta contro i batteri che potrebbero infestare il nostro organismo. La presenza di questi bulbi nella nostra dieta può scongiurare diversi malanni di stagione, soprattutto in organismi più deboli e cagionevoli.

Non esistono però solo questi due alimenti: anche la verdura tipica di questo periodo, come spinaci, carote o broccoli, possono aiutare il nostro corpo nell’affrontare la stagione fredda e non temere troppo le prime e vere gelate. Infatti queste verdure hanno proprietà molteplici, legate alla presenza di vitamine e sali minerali, donando al nostro corpo dei micronutrienti ideali per combattere il freddo e sostenere il nostro organismo nella lotta contro gli attacchi del gelo.

Da non dimenticare anche la frutta fresca, come gli agrumi presenti in questo periodo, come nel caso dei mandarini e delle arance. Le vitamine, tra cui l’importantissima vitamina C, sono tra i nostri migliori alleati nel sostegno al nostro corpo.
Oltre alla frutta sono consigliati anche degli integratori a base di vitamina C, per non rischiare di assumerne meno del necessario. A volte non è sufficiente mangiare arance, in quanto se l’origine è incerta, spesso presentano quantitativi davvero irrisori di vitamina C.

 

Attività Fisica - La nostra difesa contro i brividi da freddo

Ovviamente l’attività fisica è consigliata durante tutto l’arco dell’anno, ma arrivare in vista dell’inverno in una buona forma fisica può decisamente fare la differenza nel cadere preda di febbricole di stagione o simili. Cercare di allenarsi durante l’autunno è un ottimo consiglio.

Come farlo?

Un esempio è camminare o correre all’aria aperta, ovviamente accuratamente coperti e evitando sbalzi termici. Il consiglio di correre non è infatti un consiglio a sudare senza essere preparati, rischiando di essere colpiti dalle prime ventate fredde autunnali. Allenarsi con criterio è semplicemente fondamentale.

Correre o camminare sono un buon gesto previdenziale verso la minaccia del freddo, in primis perché ci consente di ricevere ancora raggi solari, fondamentali per lo sviluppo di molte vitamine necessarie al nostro corpo. Non solo, tenere allenati i nostri muscoli favorisce l’intero sistema immunitario, rendendoci più prestanti e meno indifesi di fronte alle minacce del freddo.

Questo consiglio è valido anche per quanto riguarda l’attività fisica indoor, sia che si tratti di palestre, sia che si tratti di esercizi fatti in casa. Dedicarsi ad allenare gli addominali può, ad esempio, rendere il nostro addome più muscoloso, e proteggerci in caso di colpi di freddo durante la fase della digestione, quella più delicata da questo punto di vista.

Una congestione per il freddo che interessa l’addome può rivelarsi davvero un problema per la nostra salute, difficile da risolvere in tempi stretti.

La prevenzione può quindi fare la differenza nell’essere colpiti dal freddo? Decisamente sì. Sia che viviate in aree dove la neve sia più unica che rara, sia che viviate tra i monti e siate pronti a un Natale innevato, preparare il nostro corpo è il segreto per vivere al meglio la stagione invernale e non avere neanche quella fastidiosa febbricola a 37, evitando quindi di essere piegati dal freddo.


attori ingrassati per i film

Perché i Vip dimagriscono e io no

Quante volte abbiamo assistito a repentini cambiamenti fisici di personaggi appartenenti al mondo dorato dello showbiz? Vuoi per un ruolo da recitare o per esigenze personali o ancora per motivi di salute, non è affatto raro vedere attori e attrici che dimagriscono rapidamente.

Indimenticabile è il ruolo di Natalie Portman nel film Cigno Nero, dove interpreta Nina Sayers, una ballerina tormentata dal rapporto con la madre. La Portman ha dovuto perdere 10 chili per rivestire questo ruolo che però le è valso un Oscar.

Anche Anne Hathaway, per recitare una parte di pochi minuti ne «I Miserabili», ha dovuto perdere una decina di chili. L’attrice interpretava Fantine, e il suo sforzo è stato premiato con l’Oscar come Miglior Attrice non Protagonista.

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Altrettanto memorabile è il ruolo di Tom Hanks in Cast Away, per il quale ha dovuto perdere ben 25 kg al fine di risultare credibile e trasmettere i sentimenti e le emozioni del naufrago. Sempre Hanks è il protagonista di Philadelphia, in cui interpreta un malato di Aids. Per questo ruolo ha dovuto perdere 13 chili, tutti ripagati con la vittoria dell’Oscar.

Per il film Moby Dick l’attore Chris Hemsworth ha dovuto perdere 15 chili, mentre fra gli attori italiani non possiamo dimenticare l’interpretazione di Raoul Bova nel film San Francesco, per la quale l’attore ha perso ben 20 chili.

Gli esempi di personaggi noti che hanno perso peso per rivestire determinati ruoli sono infiniti, ma la domanda che ognuno di noi si chiede è la seguente: come fanno a dimagrire rapidamente?

E perché se una persona comune si mette a dieta spesso non riesce a perdere peso velocemente come desidera e ad avere una silhouette come quella degli idoli del cinema?

Cerchiamo di capire meglio quali fattori influiscono per far dimagrire velocemente i personaggi di Hollywood e se ricorrono a delle strategie particolari per raggiungere il loro obiettivo.

Quali fattori influiscono nella perdita di peso

Il dimagrimento non dipende solo dal fatto di assumere meno cibo e dalla capacità di moderare il quantitativo che si ingurgita. Ci sono infatti altri fattori che influiscono nel far perdere peso, come ad esempio:

  • Seguire una dieta sana e bilanciata
  • Assumere liquidi a sufficienza
  • Velocità del metabolismo
  • Praticare una regolare attività fisica
  • Avere una buona forza di volontà
  • Assunzione di farmaci o vere e proprie droghe

Rispettando al massimo quanto appena detto è possibile perdere peso e se si desidera avere un fisico da pin up e muscoli scolpiti basta fare degli esercizi mirati, da praticare con costanza per ottenere un fisico da paura.

Anche i volti famosissimi sicuramente seguono queste regole, tuttavia i risultati loro li raggiungono in minor tempo, soprattutto se devono interpretare dei ruoli importanti. Non va sottovalutato come il ricorso a droghe e medicinali è molto frequente nel mondo cinematografico, ragion per cui non diamo nulla per scontato quando si parla di diete, perchè può essere che non sia tutto naturale, frutto di dedizione e autoregolazione a tavola.

Come fanno le star a perdere perso in poco tempo

Come fanno i personaggi famosi a dimagrire così rapidamente? Se per perdere peso sono necessari i fattori prima elencati è pur vero che molti volti noti che hanno perso peso in modo drastico hanno impiegato davvero poco tempo per raggiungere l’obiettivo. Come mai?

Per prima cosa bisogna sottolineare che le star prediligono diete prive di carboidrati e con scarso apporto di sale, ma al contempo con un notevole apporto di sostanze diuretiche, ideali per togliere i liquidi in esubero. In questo modo l’indice di massa corporea scende in maniera repentina e anche il peso si abbassa drasticamente.

Poi fanno anche tanta palestra e nella maggior parte dei casi vengono seguiti da personal trainer specializzati che li aiutano a diventare come previsto nel copione.

C’è da dire però che molti vip hanno perso peso in maniera curiosa e seguendo delle diete assurde. Ad esempio, per il ruolo di Fantine la Hathaway ha dovuto perdere oltre 10 chili in soli 21 giorni, con un regime alimentare incentrato su humus e ravanelli!

Chris Hemsworth, invece, ha dovuto perdere circa 16 chili in sole quattro settimane seguendo una dieta che prevedeva al giorno solo ovetto di gallina fresco, qualche fetta di cracker ed piccolissimi quantitativi di sedano! I tempi di lavorazione dei film spesso sono piuttosto brevi e gli attori devono adeguarsi se non vogliono perdere le opportunità per la loro carriera.

A quali strategie ricorrono i vip per dimagrire

A parte i copioni da rispettare e le esigenze di perdere peso per interpretare dei ruoli, i personaggi noti riescono comunque sempre ad avere una forma invidiabile.

Per stare sempre in forma è innegabile che ricorrano a qualche stratagemma che permette loro di perdere peso facilmente e di avere un fisico da urlo. Oltre che percorrere la strada di una genuina e giusta alimentazione, assumono almeno 2 litri di liquidi al giorno, sotto forma di acqua, frullati, soprattutto a base di ananas, ma anche tisane o succhi.

Bere molto è importante per la depurazione del colon, e un altro valido aiuto viene dato dal limone assunto nella primissima mattinata a stomaco vuoto con acqua tiepida. Il limone è ricco di fibre, aiuta a perdere peso e favorisce l’eliminazione delle tossine.

Ma ci sono altri segreti che permettono alle star di perdere in pochi giorni anche molti chili. Alcuni si affidano ai termogenici naturali che bruciano i grassi in fretta, altri si sottopongono all’idrocolonterapia, trattamento che depura il colon, evita l’accumulo delle scorie e favorisce il mantenimento di una linea snella e invidiabile.


piatti con fibre alimentari

Si può vivere senza fibre alimentari?

Un deficit di fibre nella nostra dieta può rappresentare un fattore influente nello sviluppo di malattie endocrine, come ad esempio il diabete. Nessun organismo potrebbe sopravvivere ad un’alimentazione in cui mancano del tutto sostanze fibrose, considerato il fatto che disturbi come una diverticolite acuta potrebbero rendere impossibile lo svolgimento delle più basilari operazioni quotidiane.

piatti con fibre alimentari

Seppure non è noto sapere se qualcuno sia morto perché non mangiava fibre, di sicuro un soggetto che assume quantitativi ridotti di fibre, impedisce allo stomaco di assumere quella viscosità tale da sopportare i succhi gastrici generati durante la digestione. Le fibre sono considerate da molti dietologi le paladine del tratto gastrointestinale ed è per questo che regimi alimentari ad alto contenuto di fibre sono considerati essenziali nella prevenzione dei tumori del colon e del retto.

Perchè fanno così bene o male?

Uno dei più consolidati assiomi nella dietologia mondiale è che le fibre facciano benissimo al corpo umano. Gli esperti nutrizionisti sono concordi nell’esaltare la loro azione di contrasto all’accumulo di sostanze tossiche, come colesterolo e grassi saturi, ma allora perché ogni tanto si solleva qualche guru del settore, suggerendo di stare molto attenti alla giusta quantità da integrare?

Guardando l’argomento da un’angolazione più ampia bisogna ammettere che le fibre non sono tutte “rose e fiori” e che la loro ingestione smodata può apportare ad effetti anche negativi. Il modo migliore per essere certi di mangiarne il corretto quantitativo è non abusare di fibre e di controllare sempre la quantità che introduciamo mediante l’apparato orale. Quando si mangiano troppe fibre potrebbe diminuire l’assorbimento di minerali altrettanto utili per l’organismo come ad esempio:

  • calcio
  • ferro
  • zinco
  • rame

A differenza di quello che sostiene erroneamente qualche esperto, un eccesso di fibre non ha effetti rilevanti sull’assorbimento delle vitamine, ma eventuali problemi sorgono nel momento in cui i soggetti seguono una dieta vegetariana, evitando l’assunzione di carni animali.

Le conseguenze dirette di eccedere con i cibi ricchi di fibre significa favorire manifestazioni quali gonfiori addominali e flatulenza.
Ad ogni buon conto, volendo dare un’indicazione universalmente valida, non si dovrebbe abusare di fibre certamente quando si soffre di colite o di colon irritabile. Sappiate inoltre che, al di là dei risultati che ne possono derivare in termini di “girovita”, se volete dimagrire non dovete necessariamente riempire il carrello di pietanze ricche di fibra, perché esistono tanti metodi migliori.

Allo stesso tempo però, considerate come questo aspetto possa essere un fattore per spiegare i casi in cui un individuo perde peso velocemente, ma non riesce a spiegarsi il perché.

Come si assumono in buone quantità?

Esistono svariati alimenti che contengono molte fibre e possono far bene al nostro organismo. Tra i cibi più generosi, in questo senso, troviamo di sicuro le verdure, che costituiscono ancora oggi, così come dall’età preistorica, la fonte di fibra più grande e naturale. Volendo stilare un elenco quasi completo degli ingredienti che hanno fibre in abbondanza e offrire a voi lettori la possibilità di comporre gustose ricette piene di fibre, si ricorda:

  • lattuga
  • bietola
  • carote crude
  • spinaci
  • broccoli
  • carciofi
  • zucche
  • patate dolci

Quando si pensa ad un menù a base di fibre non dovranno mai mancare anche legumi, frutta secca, con particolare attenzione verso varietà come semi di girasole, mandorle, pistacchi e noci.

Se invece amate la frutta e vi state chiedendo quali sono quelle che hanno maggiori dosi di fibre e quali inserirete con maggior gusto nella macedonia, si annovera:

  • mele (I)
  • banane (di importazione)
  • peschè  (E)
  • pere,  (I)
  • mandarini (I)
  • prugne (E)

Tra parentesi è stato inserito “I” per indicare i frutti invernali e “E” per specificare quelli tipici del periodo estivo. Ancora troppe persone non hanno una consapevolezza sufficiente da comprendere l’importanza di mangiare sempre frutta fresca di stagione.

Nello specifico, si valuterà l’apporto di fibre per ognuno dei principali vegetali o frutto, che siamo soliti integrare nella nostra dieta mediterranea.

Dose di prodotto in grammi Quantità di fibra in grammi
Zucchina 100 1,2
Spinaci 100 2,2
Insalata canasta 100 1,3
Lattuga a cappuccio 100 1,3
Fagioli 100 16
Uova 100 0
Mela 100 2,4
Melone 100 0,9
Ananas 100 1,4

Da questa tabella estremamente significativa emergono alcuni dati molto interessanti. Il primo che salta agli occhi è l’apporto di fibre delle uova, pari a zero.

 

Lo avreste mai detto?

In secondo luogo in quantitativo elevatissimo di fibre presente nei fagioli, davvero sorprendente e ragione di attenzione quando si mangiano con molta frequenza.

Se volessimo renderci visivamente conto di quanta fibra si trova in frutta e verdura sarà sufficiente utilizzare una centrifuga di qualità, per osservare la scissione concreta tra polpa e materiale fibroso. La prima volta che si assiste a questo spettacolo ci sarebbe da rimanere con la bocca aperta e scagli la prima pietra chi osservandolo non ha pensato almeno per un fugace secondo di voler assaggiare tutta quella invitantissima buccia !!!

Ad ogni modo, alternare varie qualità di frutta e ortaggi consentirà di vedere immediatamente la differenza tra quante fibre sono trattenute dalla centrifuga nel finocchio e quanta poca nell’uva, ad esempio.

Una buona ricetta: acqua e buonsenso

Come abbiamo visto in precedenza, essere attenti a quanta se ne ingerisce può scongiurare diversi problemini intestinali che difficilmente augureresti a qualcuno.. Eppure un giusto apporto di fibre esiste ed è stato indicato dai LARN essere di di 30 grammi giornalieri. Per un maggiore equilibrio nutrizionale si dovrebbe preferire per 2/3 fibre solubili e per il restante terzo, fibre non solubili.

La fibra viene definita “insolubile” quando non si scioglie all’interno di una soluzione acquosa. Per dare un’indicazione di massima, senza entrare troppo nel tecnico, si può affermare che le fibre solubili siano presenti nei legumi e nella frutta, mentre quelle quelle non solubili sono maggiormente presente nei cereali integrali e nelle verdure a foglia verde. Nella realtà, mangiarle con regolarità, è un aspetto positivo, ma occhio alla modalità con cui le assumiamo e ai quantitativi giusti.

Ogni individuo prende parecchia fibra, ma non sempre lo fa nel giusto modo. Impariamo a prenderci cura del nostro corpo e ad ascoltare le sue effettive esigenze quotidiane. Così come a seguito di campagne anti obesità e di battaglie a tavola, ci siamo convinti che l’apporto di grassi in una dieta non deve mai eccedere il 35% del totale, così dobbiamo iniziare a sensibilizzare il nostro colon di come superare i 50 grammi al giorno di fibre possano avere effetti cattivi sulla nostra salute.

Altro aspetto da non trascurare è quello di garantire il giusto apporto di acqua all’organismo, fattore determinante per rendere la razione di fibre più digeribile e non rischiare di incorrere nel lungo periodo in problemi di stitichezza. Abbiamo già troppi problemi causati dalle nostre abitudini alimentari negative che perseguiamo ogni giorno, ma riuscire nell’impresa di farci male anche quando pensiamo che mangiare tutte quelle fibre ci manterrà puliti e ci farà dimagrire sembra eccessivo !!!

Il momento del pranzo e della cena vanno vissuti con allegria, scongiurando che trascenda in eccessi di spensieratezza e limitando sino ad annebbiare la visione olistica che dobbiamo comunque sempre mantenere del nostro bellissimo corpo umano. Avere come riferimento le modelle e le loro diete dell’insalata non può causare scompensi tanto fisici, quanto psichici, perché ci impedirà di valutare con lucidità sino a che quantitativo riusciremo a digerire l’insalata e quali tipologie sono più semplici da sintetizzare da parte del nostro apparato gastrointestinale.
Pensate piuttosto ai nostri più cari felini domestici: i gatti. La loro abitudine di mangiare erba gatta diventa in certi periodi una vera necessità, che riescono con maestria a ponderare grazie ad un costante apporto di liquidi, sotto forma di acqua.


cacca dura e stitichezza

Essere stitica: tra imbarazzo e tanto nervosismo

La stitichezza non è solo un malessere fisico, ma è anche una realtà che investe la vita di ogni giorno, soprattutto dal punto di vista sociale. Infatti, sia che le cause siano di tipo meccanico e strutturale, sia che abbiano origini psicologiche e mentali, essere stitica è sempre imbarazzante e condiziona i rapporti con gli altri.

Identikit della persona stitica
Terminologia medica e terminologia comune
Sintomatologia della stipsi
La stipsi è più frequente nelle donne
Blocco dello stimolo regolare
Imbarazzo e ricerca di un sostegno
Alimentazione e terapie contro la stitichezza
Contrattura della muscolatura addominale
Stitichezza patologica
Abitudini anti-stitichezza

Identikit della persona stitica

Anche se la stipsi può colpire chiunque, generalmente si può riconoscere, sia dal comportamento che dallo stile di vita, chi ne è affetto in modo costante. Volendo tracciare un identikit della persona stitica e quindi un ritratto emotivo di chi è costipato, possiamo dire che si presenta quasi sempre come una persona riservata. Costei spesso ha l’aspetto di chi subisce gli effetti di una vita stressante ed è cosciente che la stitichezza nervosa possa essere anche peggiore di quella patologica. Infine, pur di vincere la sfida contro la stitichezza, sta molto attenta all’alimentazione ed evita gli eccessi.

problemi di stitichezza

Quali situazioni possono provocare la stitichezza nervosa

Quali situazioni possono provocare la stitichezza nervosa dipende anche dallo stile di vita e dalle abitudini quotidiane. Tra le cause più comuni di intestino pigro, ad esempio, c’è da mettere in conto la pessima abitudinedi mangiare in fretta, magari rimanendo concentrati sui propri problemi economici o familiari. In questi casi spesso si arriva anche a reprimere lo stimolo e trattenere le feci.
Ancora peggio se ci si riempie la pancia di snack mentre si è seduti al posto di lavoro. Infatti mangiare in continuazione non aiuta a concludere il ciclo digestivo e può causare problemi di stipsi.
Altre cause di stipsi possono essere gli stati d’ansia, il nervosismo ingiustificato e una vita abitualmente stressante. Infine anche un’emozione forte può determinare uno stato di stitichezza. Imparare come gestire lo stress diventa fondamentale in un'ottica di miglioramento della condizione di "blocco".

Terminologia medica e terminologia comune

Nel caso della stitichezza la terminologia medica e la terminologia comune in pratica si equivalgono. Infatti questa patologia viene definita comunemente stitichezza o stipsi sia da che ne soffre che dai dottori. C’è da dire che il termine più corretto è stipsi e che i medici spesso parlano di costipazione intestinale, riferendosi proprio alla difficoltà di espellere le feci a causa di un blocco intestinale. Il termine di uso quotidiano invece rimane stitichezza.

C’è da dire che la medicina fa differenza tra cronicità e saltuarietà, monitorando analiticamente i risultati ottenuti in base ai trattamenti effettuati. Poi, almeno per quello che riguarda la stipsi cronica, se essa dipende dalla mobilità o meno del tratto intestinale, può essere definita stipsi cronica idiopatica semplice oppure stipsi cronica idiopatica intrattabile. Nel primo caso il transito delle feci può essere risolto con dei farmaci, mentre nel secondo, per risolvere condizione di mancata evacuazione, bisogna intervenire con un’operazione chirurgica.

Sintomatologia della stipsi

La sintomatologia della stipsi più comune è la difficoltà ad andare di corpo. Ma quando un paziente accusa l’assenza di feci morbide o di muco intestinale, che ha anche il compito di agevolare la defecazione, allora il medico ha tutte le ragioni di rilevare una situazione di stitichezza acuta.

Infatti, oltre alla difficoltà ad andare di corpo, possono essere considerati sintomi di intestino pigro anche la ridotta frequenza, la presenza di feci caprine, insieme alla necessità di uno sforzo innaturale e prolungato per rilasciare le feci. Anche la sensazione di non aver evacuato del tutto può essere inserita tra i problemi di stipsi più frequenti e rientra nella sintomatologia della stipsi il dover fare ricorso ad un ammorbidente, come la glicerina in supposte o un clistere anale.

La stipsi è più frequente nelle donne

Secondo le statistiche mediche la stitichezza miete molte più vittime tra le donne. La stipsi infatti è più frequente nelle donne che tra gli uomini, con una percentuale che conta tre appartenenti al gentil sesso contro un solo maschio.
Si può comprendere perché le donne vanno di corpo con maggiori difficoltà e tendono a reprimere lo stimolo attribuendo piuttosto questo fenomeno al loro pudore e alla loro innata emotività. Anche i frequenti cambi di umore, tra l’altro, possono essere considerati corresponsabili dei fenomeni di stipsi cronica. E non potrebbe essere altrimenti, infatti, perché non esistono reali difformità fisiologiche, tra l’apparato digerente di un uomo e quello di una donna, da giustificare un comportamento differente nel transito delle feci.
Quello che invece cambia è l’approccio e la reazione ai problemi quotidiani, che si riverbera immediatamente sul nostro secondo cervello, che è appunto l’intestino, bloccando la defecazione e spingendo a reprimere lo stimolo.

Blocco dello stimolo regolare

Il blocco dello stimolo regolare è una delle concause della stitichezza cronica. Lo stimolo infatti indica l’avvio della funzione espulsiva e, quando manca, crea una situazione di mancato transito delle feci e conseguenti problemi di intestino pigro. Ci sono anche dei momenti legati a particolari situazioni e contesti che spingono ad ignorare lo stimolo. Perché ignorare lo stimolo può essere giustificato da tante ragioni, alcune anche legittime, come la difficoltà a trovare un bagno immediatamente disponibile. Ma spesso lo si fa per la vergogna, quando si è in casa d’altri, di chiedere di poter andare in gabinetto e si preferisce trattenere le feci. In altri casi si ignora lo stimolo perché si ha fretta di assolvere ad un impegno o per terminare un lavoro iniziato.

Però quella di reprimere l’input è sempre una pessima idea che ha come effetto la stitichezza, soprattutto in chi c’è già portato. La cattiva abitudine a trattenere le feci infatti fa correre dei rischi, che potrebbero portare a delle conseguenze anche gravi.
Poi, tra le altre, c’è anche la sfortuna di veder stravolgere le proprie abitudini quando si è in situazioni straordinarie, come una vacanza. Quella di non riuscire a fare la cacca in campeggio, per esempio, è una delle tante situazioni che stravolgono la regolarità delle funzioni vitali. Essa porta a reprimere lo stimolo e trattenere le feci, causando la costipazione intestinale. Si tratta comunque di situazioni difficili, soprattutto per chi già soffre.

Imbarazzo e ricerca di un sostegno

D’altronde il non riuscire a risolvere condizione di mancata evacuazione crea imbarazzo e spinge alla ricerca di un sostegno per riuscire a superare questo momento di difficoltà. Il primo a dover essere informato e al quale chiedere aiuto è certamente il medico di famiglia, anche se quando si parla con un estraneo si è sempre molto restii, non si ammette facilmente di essere stitici e piuttosto si preferisce trattenere le feci.
Poi può essere di grande conforto, per superare l’imbarazzo, l’aiuto dell'amica del cuore. Però non sempre è facile parlare di questi argomenti scabrosi, fosse pure usando termini meno compromettenti come intestino pigro. Nei casi più gravi può succedere di dover ricorrere addirittura all’aiuto di uno psicologo, soprattutto quando la situazione va avanti da parecchio. Ma può succedere anche di negare a se stesse l’evidenza e di capire finalmente di soffrirne, non si sa più dopo quanto tempo.

Alimentazione e terapie contro la stitichezza

Anche nei casi più tenaci ci si può difendere egregiamente grazie all’alimentazione e alle terapie contro la stitichezza. Ovviamente la prima cosa da fare è quella di individuare i cibi responsabili del blocco intestinale. Poi bisogna imparare come si ammorbidiscono le feci. Infine su quali terapie contro la stitichezza è preferibile fare affidamento, scegliendo possibilmente tra quelle meccaniche e i ritrovati naturali.

Cibi responsabili del blocco

Una delle cause più frequenti dei fenomeni di stitichezza è un’errata alimentazione. Alcuni cibi, tra l’altro, sono particolarmente controindicati, quindi è bene che chi soffre di stipsi se ne tenga alla larga. In cima alla lista dei cibi responsabili del blocco intestinale e quindi della stitichezza ci sono gli alimenti ricchi di zuccheri elaborati, come i prodotti di pasticceria, insieme agli alimenti pieni di ingredienti grassi.

Poi c’è il riso bianco che, grazie alla sua grande quantità di amido, è particolarmente astringente e favorisce la costipazione intestinale. Le banane a causa dell’abbondante presenza di tannini, assorbono acqua ed elettroliti e potrebbero favorire un pò di stitichezza, ma d'altro canto contengono moltissime fibre.
La carne non ha fibre e, rimanendo spesso non completamente digerita allinterno dell'intestino, può favorire stipsi.
Infine vanno consumati con parsimonia anche il latte e la cioccolata, vanno evitate le bevande gasate e ridimensionati i salumi, la maionese, le fritture e gli alcolici.

cacca dura e stitichezza

Come si ammorbidiscono le feci

Se vuoi sapere come si ammorbidiscono le feci, allora è bene che tu tenga presente che la differenza tra le e feci caprine e le feci morbide è dovuta proprio alla percentuale di liquidi contenuta nelle seconde. Quindi la prima cosa da fare, quando si soffre di stipsi, è quella di bere acqua il più possibile in modo da idratare l’intestino e, di conseguenza, le feci. Poi ovviamente ci sono altri sistemi terapeutici, che possono essere catalogati nell’ambito delle terapie naturali oppure tra quelle di tipo meccanico. Vediamole.

Le terapie naturali contro la stitichezza

Le terapie naturali contro la stitichezza sono principalmente legate all’alimentazione. Ci sono cibi, infatti, che hanno proprietà astringenti e idrovore e che rallentano o bloccano la normale attività intestinale. Il kiwi possiede eccellenti proprietà lassative grazie alle sue fibre che riescono, contemporaneamente, a ripulire le pareti intestinali dai residui dannosi, ad ammorbidire le feci e a risolvere condizione di mancata evacuazione.

Per quello che riguarda i semi di lino invece è il loro apporto naturale di lubrificante ad agevolare l’attività di defecazione. Infatti da questi semi si estrae un olio alimentare particolarmente indicato per chi soffre di stipsi.
Infine, tra gli altri prodotti naturali consigliati per combattere la stitichezza, ci sono i semi di Chia e i semi di Psillio, le prugne secche, la manna e le fragole, i legumi ed i cereali integrali.

Le terapie meccaniche contro la stitichezza

Se con le terapie con fibre e lassativi non si ottengono i risultati sperati, a questo punto non ti resta che usare le terapie meccaniche contro la stitichezza. Tra queste una delle più frequenti consiste nelle manovre manuali al colon, oppure nella intromissione rettale con un clistere di liquidi ad alta percentuale salina. Ci sono dei pazienti che sostengono che le manovre esterne, fatte con dei massaggi da esperti, hanno ottenuto dei risultati positivi e sbloccato un intestino pigro. È una terapia però che potrebbe funzionare in alcuni soggetti e in altri non avere nessun effetto. Il clistere invece e le manovre manuali al colon sono sempre di sicura efficacia per sbloccare la costipazione intestinale, agevolare il transito delle feci ed evitare problemi di stipsi.

Contrattura della muscolatura addominale

La contrattura della muscolatura addominale può essere causata anche da una patologia del metabolismo, come una gastrite cronica, il colon irritabile o un’intolleranza e può dare origine a fenomeni di stipsi. In questo caso, soprattutto se la stipsi è occasionale, occorre intervenire localmente lasciando rilassare la parte con un riposo di qualche giorno, combinato all’assunzione, se occorre, di un antinfiammatorio o di un farmaco miorilassante. Superato il dolore più intenso si può ricorrere anche a dei rimedi esterni, come una borsa di acqua tiepida oppure dei massaggi, da far fare esclusivamente ad un medico. Se l’origine della contrattura è la stipsi, allora bisogna agire sull’attività gastro-enterica. Vediamo allora come favorire la peristalsi in maniera alimentare e come regolarizzare l'intestino.

Come favorire la peristalsi in maniera alimentare

Come favorire la peristalsi in maniera alimentare senza dover ricorrere ai farmaci è l’obiettivo di alcune diete, finalizzate proprio a sbloccare l’intestino. Alla base di questo tipo di alimentazione c’è sempre la presenza di fibre e liquidi, insieme ad alimenti che ricostituiscano la flora batterica intestinale compromessa dai farmaci. Quindi sono certamente consigliati i minestroni con le verdure, i legumi, la frutta e i cereali integrali.

Tra la frutta devi privilegiare le mele cotte, il kiwi, le prugne, le pere e i fichi. Poi è indispensabile bere molto durante tutto il giorno, perché l’acqua aumenta il volume delle feci e stimola il movimento peristaltico.
Sono da bandire invece i cibi grassi e gli alimenti astringenti come il riso bianco che blocca il transito delle feci. Tra i cereali invece è sempre meglio prendere quelli non raffinati. Ciò perché le scorie, eliminate durante il processo di raffinatura, sono proprio quelle che più aiutano un intestino pigro ad evacuare. Ma, al di là della necessità di favorire la peristalsi in maniera alimentare, è altrettanto importante comprendere come mantenere in ordine l’intestino.

Come regolarizzare l'intestino

Se vuoi sapere come regolarizzare l’intestino, allora tieni presente che non esistono solo i rimedi farmaceutici, ma puoi ricorrere anche ad una dieta adeguata e agli integratori alimentari. La cosa più importante però è che tu ti imponga, facendolo impostare ad uno specialista, un regime di vita che non si limiti al controllo dell’alimentazione ma che comprenda anche una serie di buone abitudini quotidiane. Per quello che riguarda la dieta, ad esempio, deve diventare un’abitudine l’uso di alimenti non astringenti, ricchi di fibre e di acqua. Poi bisogna sostenere la salute del sistema difensivo, ricostituendo la flora batterica con degli integratori e con l’uso costante dello yogurt. E infine bisogna evitare le abbuffate di cibo, cenare presto e leggero e fare quotidianamente 20 minuti di attività fisica. La ginnastica, tra l’altro, si può fare anche in casa, soprattutto se le condizioni atmosferiche non consentono di farla all’aperto.

Stitichezza patologica

Esistono numerose situazioni nelle quali la stitichezza può essere considerata patologica. Le cause più comuni della stitichezza patologica sono legate alle alterazioni anatomiche del colon e del rimanente tratto intestinale. Alcune possono essere congenite, altre invece sono delle malformazioni, che si sono create nel tempo per cause diverse. Vediamone alcune.

Cause di stitichezza patologica

Tra le cause di stitichezza patologica ci sono alcune malformazioni intestinali come il rettocele, che è una dilatazione anormale dell’ampolla rettale, oppure un prolasso rettale.
Il rettocele crea un ristagno delle feci con conseguente blocco, mentre il prolasso del retto causa una defecazione parziale, con l’espulsione di feci di forma filiforme. Può capitare anche di avere un intestino fuori norma come lunghezza, il dolico colon, o come larghezza, il mega colon. Tra le cause di costipazione intestinale ci sono anche le aderenze intestinali, che possono anche essere state causate da un intervento chirurgico.

Poi ci sono anche delle patologie invasive, come il Parkinson e i tumori, che causano una stitichezza da considerare patologica. Poi esistono delle situazioni in cui, al di là del fatto che venga catalogata come patologica o fisiologica, la stitichezza supera i limiti di guardia.

Quando si parla di forte stitichezza?

Certamente, superati i tre giorni di mancata evacuazione, non si può fare a meno di intervenire. Ciò perché in caso di forte stitichezza come questa, se non si agisce tempestivamente, le conseguenze del mancato transito delle feci possono essere abbastanza gravi. La domanda da farsi, in questi casi, non è solo per quanti giorni non si evacua, prima di decretare uno stato di forte stitichezza, ma anche se essa è causata da un problema sconosciuto o non ben identificato. In questo caso non si può fare a meno di allarmarsi.
Un altro buon motivo, per mettersi in stato di allerta, è anche il mancato effetto di un farmaco considerato sbloccante, come il magnesio, che lasci inalterati i problemi di stipsi.

Il magnesio serve davvero?

Se il magnesio serve davvero a sbloccare l’intestino oppure è privo di qualsiasi effetto dipende dalle cause per le quali si è creato il blocco. Se l’ostruzione è dovuta ad un impedimento materiale, come un’aderenza o un carcinoma, il magnesio non può essere una terapia sufficiente a forzare il blocco. Il magnesio, infatti, ha un ottimo effetto sulla stipsi perché è un eccellente regolatore della mobilità intestinale. Viene sistematicamente suggerito nel caso di persone soggette a formazione di fecalomi intestinali, come prevenzione verso ostacoli che potrebbero impedire l'evacuazione.
Tra l’altro, grazie alla sua capacità di regolare gli impulsi muscolari e nervosi, è anche capace di risolvere condizione di mancata evacuazione.

Ci sono diverse forme di magnesio, io vi consiglio il solfato di magnesio, poichè ha la capacità di idratare ed ammorbidire le feci, agevolando di conseguenza l'evacuazione. La posologia da rispettare è di un cucchiaino raso in acqua calda al mattino a digiuno.

Vediamo ora di disegnare un piccolo spaccato, di quello che dovrebbe essere lo stile di vita migliore per chi soffre di intestino pigro, limitandosi ovviamente ad una enumerazione minima di buone abitudini.

disegno water sorridente

Abitudini anti-stitichezza

Tra le buone abitudini che aiutano a guarire dalla stitichezza, la prima da adottare senza indugio è il cambiamento radicale nell'alimentazione. Non si può immaginare di avere una funzionalità intestinale regolare e non scegliere di essere altrettanto regolari nell’alimentarsi. Ovviamente ciascuno ha un’alimentazione differente che dipende dalla sua costituzione, dal suo bagaglio genetico, dal suo bioritmo. Per questa ragione chiedere ad un naturopata di consigliarti al meglio è fondamentale. Ma, una volta stabilita la linea di condotta alimentare da seguire, bisogna essere precise e rigorose.

La sola alimentazione però non basta se non si tolgono anche le cattive abitudini, soprattutto quelle che creano nevrosi. A questo proposito fa molto bene alzarsi un po’ prima al mattino e assolvere alle necessità fisiologiche con calma. Anche non fare tardi la sera aiuta, come aiuta cenare leggero e non troppo tardi.
E infine il piccolo spazio quotidiano dedicato all’attività fisica deve essere considerato sacro e inviolabile, qualsiasi cosa succeda.


donna con coliche intestinali

Coliche intestinali: tutta una questione di geni ?

Le coliche intestinali si presentano come un dolore accompagnato da spasmi più o meno accentuati e localizzati nella zona intestinale. Si tratta di forti crampi alla zona inferiore della pancia, che si manifestano soprattutto nel basso ventre. Questi crampi spesso si presentano insieme ad altri sintomi altrettanto fastidiosi, che possono tornare utili per comprendere meglio le cause. Tra i più frequenti c’è il gonfiore addominale, il meteorismo, la nausea e i conati di vomito, la difficoltà ad andare regolarmente di corpo, i fenomeni diarroici, fino ad arrivare alle crisi di sudorazione esagerata e improvvisa.

donna con coliche intestinali

Nella maggior parte dei casi si tratta di segnali, anche di breve durata, che indicano che c’è qualcosa che non funziona in qualche tratto dell’intestino e che bisogna intervenire tempestivamente. A volte si tratta di coliche ricorrenti, di cui conosci già le cause e i rimedi adatti a contrastarle. Può succedere però che le cause di queste coliche addominali non siano identificabili facilmente. In ambedue i casi sono da sconsigliare le terapie fai da te, mentre il comportamento più corretto è quello di rivolgersi al medico o naturopata di famiglia.

Detto questo però è sempre utile acquisire una maggiore conoscenza sia del malessere, che delle cause e della fisiologia della parte interessata, cioè l’intestino. Iniziamo proprio dal tipo di muscolatura che avvolge il sistema intestinale e come reagisce quando arrivano le coliche intestinali.

La muscolatura liscia e le coliche intestinali
I fattori genetici e le coliche intestinali
Cosa c’è da sapere sulle coliche intestinali
Le origini delle coliche intestinali
Come difendersi dalle coliche intestinali
Cause concomitanti delle coliche renali
Fase riabilitativa

La muscolatura liscia e le coliche intestinali

La muscolatura liscia è un tipo particolare di fascia muscolare che si occupa del mantenimento costante delle funzioni vitali. Essa non viene gestita dal sistema nervoso centrale, che invece interviene sulle funzioni coscienti e volontarie, ma dal sistema nervoso periferico e più precisamente dal sistema vegetativo. Per questa ragione la parte intestinale, che non è soggetta ad un’attività volontaria, è rivestita da questo tipo di muscoli. La muscolatura liscia infatti gestisce gli organi interni, i corpi cavi come i vasi sanguigni, utero e vescica, bronchioli, intestino, stomaco, il derma.

Non è questo il luogo più consono per entrare nel dettaglio della natura di questi muscoli e della differenza strutturale e funzionale rispetto ai muscoli striati. Ciò che invece interessa è la loro disposizione lungo il tratto intestinale. Essa infatti si configura in più strati sovrapposti, che presentano direzioni diverse. La muscolatura liscia che avvolge il lume, ad esempio, è formata da uno strato di forma circolare.

Mentre tutto il corpo cavo intestinale è inglobato in uno strato longitudinale, che lo avvolge dall’inizio alla fine. Per quello che riguarda le sue caratteristiche c’è da dire che la sua contrazione è lenta e costante, il suo impiego di risorse è inferiore rispetto al muscolo striato e che non accusa alcuna fatica, anche dopo periodi prolungati di attività. Inoltre reagisce sia agli stimoli elettrici che a quelli chimici e con l’età tende a modificare la sua struttura, perdendo elasticità.

Di fatto la muscolatura liscia che avvolge il sistema gastro-enterico, compreso il tratto intestinale, garantisce lo spostamento del cibo durante tutte le fasi che riguardano la sua elaborazione, dal cavo orale allo sfintere anale. In più si occupa del suo sminuzzamento, del mescolamento con i succhi gastrici e intestinali e della pressione dell’impasto verso la parete intestinale, indispensabile a garantire l’assorbimento delle sostanze nutritive.
Infine è il suo rilassamento ad agevolare l’entrata del cibo elaborato negli organi cavi e l’avvio verso la fase espulsiva. In pratica la motilità gastrointestinale è di tre tipi, ciascuno con una funzione differente.

apparato digerente

Il primo tipo è quello della peristalsi, che si può immaginare come un’onda di progressive contrazioni in sequenza. Un movimento simile a quello che consente ad un lombrico di muoversi, che serve a spingere il contenuto del lume verso la fine del condotto. Lo stesso movimento si può sviluppare anche in direzione opposta e causare il vomito.

Il secondo tipo di motilità è rappresentato dai movimenti di segmentazione, o di rimescolamento. Si tratta in pratica di contrazioni della fascia muscolare circolare che circonda l’intestino, che servono a sminuzzare e mescolare il cibo in via di elaborazione.

Infine ci sono le contrazioni toniche, cioè il terzo tipo di movimento, che hanno una durata temporale più prolungata e che viene applicata principalmente nelle zone più vicine allo stomaco e agli sfinteri.

Quello della muscolatura liscia, in pratica, è un sistema complesso. Esso, infatti, per quanto non sia soggetto alla volontà cosciente di un individuo, effettua un lavoro continuo che è particolarmente elaborato. Ma quando questo sistema, per un qualsiasi motivo, accusa un malfunzionamento, allora può anche scatenare dei dolori lancinanti a livello intestinale.

La muscolatura liscia e le coliche intestinali infatti, soprattutto ultimamente, sono state sottoposte ad un’analisi combinata. Ciò perché, sempre più spesso, si sono verificate delle contrazioni dolorose, che solo apparentemente sono prive di cause individuabili. Contrazioni che, in pratica, hanno evidenziato delle anomalie a livello di fascia muscolare liscia e che si sono concretizzate in coliche addominali particolarmente dolorose. Reazioni che hanno spinto i ricercatori ad affrontare il rapporto meno palpabile, ma altrettanto reale, tra le coliche intestinali e la predisposizione ad alcune malattie. Predisposizione da rilevare analizzando anche il codice genetico e i suoi fattori di rischio.

I fattori genetici e le coliche intestinali

La teoria secondo la quale anche il fattori genetici possano influire in maniera sensibile sulle coliche alla pancia, ormai viene considerata dai ricercatori una realtà scientificamente affidabile. Infatti ultimamente i due parametri sono diventati oggetto di analisi statistiche, mirate a dimostrare la loro compatibilità e determinare la ricorrenza delle manifestazioni, nella convinzione sempre più radicata che la natura genetica e la predisposizione nell'uomo influenzi la ricorrenza delle coliche intestinali.

Basta infatti dare uno sguardo alle varie ricerche in merito come, ad esempio, lo studio sulle carni rosse pubblicato dal dott. Luigi Greco di Pediatria dell’Università Federico II di Napoli  che afferma che le stesse infezioni intestinali sono capaci di determinare patologie di gravità differente a seconda della predisposizione genetica del soggetto. Sempre dallo stesso trattato veniamo a conoscenza che lo studio dal punto di vista genetico della scienza gastro-entero-patologica è in fondo ancora agli inizi per cui, prima di poter fare affidamento su una terapia generalizzata, occorrerà ancora del tempo.

Questo non impedisce però di valutare sin d’ora, ai fini della predisposizione della singola terapia, lo studio dei fattori genetici in rapporto alla persistenza delle coliche del paziente. Basti pensare, ad esempio, alla differente reazione degli adulti all’assorbimento del latte, che viene digerito perfettamente da alcuni soggetti, mentre causa fenomeni di evidente intolleranza in altri. In molti casi l’Ipolattasia in effetti non è una malattia, ma una risposta ad una disposizione del codice genetico, che superata una certa età inibisce l’assorbimento del latte e causa disfunzioni a livello intestinale. Una disposizione che è stata inserita nel codice genetico di alcune razze umane già 8000/10000 anni prima di Cristo, con la nascita della società stanziale e la coltivazione della terra.

Volendo proseguire con gli esempi che riguardano la ricerca in merito a questo tema, c’è da riportare il fatto che dei ricercatori dell’Università di Bristol hanno verificato la presenza di alterazioni del DNA in soggetti nei quali sono stati rilevate presenze consistenti di particolari batteri nell’intestino. Questo ha portato a considerare questi batteri come corresponsabili dello sviluppo di alcune malattie, comprese le coliche addominali. Nella fattispecie sono tredici le variazioni genetiche correlate alla presenza di ceppi batterici intestinali che sono state individuate da questi ricercatori. Adesso cerchiamo di raccogliere le informazioni basilari sulle coliche intestinali.

Cosa c’è da sapere sulle coliche intestinali

In questo capitolo cercheremo di riassumere le informazioni che riguardano questa patologia, quindi cosa c’è da sapere sulle coliche intestinali, analizzandole secondo situazioni e aspetti diversi, come le definizioni, la durata, le intensità, le cause, gli effetti, le terapie.

Perché le chiamano coliche gassose

Uno dei termini con cui vengono definite le coliche è “gassose”. Cerchiamo allora di capire perché le chiamano coliche gassose. Vengono definite coliche gassose quelle causate dalla presenza spropositata di gas intestinali, capaci anche di causare spiacevoli fenomeni di meteorismo e flatulenza.
La natura di questi gas può essere dovuta ad aerofagia o ad un eccesso della normale fermentazione batterica intestinale. Anche un accumulo esagerato di cibo può essere causa di gonfiore, con conseguente attivazione di coliche d'aria, addominali o intestinali.

Quanto tempo dura una colica

Quando si viene colpiti da un dolore forte ci si chiede quando finirà. Non sempre è facile stabilire quanto tempo dura una colica. A volte dura pochi minuti, altre volte può durare anche delle ore con intensità variabili. In genere però le coliche d'aria, che sono provocate dal gonfiore intestinale, terminano quando si espelle definitivamente il gas in eccesso e finalmente si può calmare il dolore.

Quanto è intenso il dolore causato da una colica?

Chi non soffre di problemi intestinali non può capire quanto è intenso il dolore causato da una colica. Chi ne soffre spesso, infatti, li descrive come delle fitte che lo costringono a piegarsi in due dal dolore. Altri soggetti, nei casi più gravi, si trovano costretti all’immobilità, almeno fino a quando non si esaurisce la fase più acuta. In pratica, volendo considerare che le comuni scale di misurazione del dolore identificano il valore massimo con quello dato dal bruciore di un tizzone su una parte sensibile, sono in molti i pazienti che accomunano l’intensità del dolore causato da una colica a quello di una bruciatura da ferro rovente.

Cosa determina accumulo di gas?

La presenza di gas nello stomaco può dipendere da un’alimentazione scorretta così come dalla facilità ad ingoiare aria durante i pasti. Cosa determina accumulo di gas esattamente può stabilirlo solo un’analisi attenta delle abitudini di vita. Se l’alimentazione è povera di grassi e non è in grado di dare forma ad una fermentazione particolarmente spinta allora è molto probabile che l’eccesso di gas dipenda dall’aerofagia. In questo caso spesso è sufficiente mangiare con più calma masticando bene gli alimenti ed evitare le bevande gasate, che sono le prime a causare le coliche addominali.

Cosa fa insorgere una colica?

Una colica può manifestarsi per varie ragioni. Una di queste è certamente la presenza di gas nell’intestino, ma può dipendere anche da un accumulo innaturale, che blocca il normale decorso del cibo durante la digestione. Cosa fa insorgere una colica d’aria però spesso è una domanda a cui non sempre è facile rispondere. Infatti, al di là delle cause patologiche, ci sono dei momenti particolari, dovuti magari allo stress o al malumore, capaci di fare insorgere una colica, senza che questa si possa addebitare ad una causa di natura meccanica e, di conseguenza, trovare facilmente un rimedio per calmare il dolore.

Effetti negativi di accumulare aria nello stomaco

Gli effetti negativi di accumulare aria nello stomaco sono parecchi. Essi infatti non si limitano alle coliche d’aria ma riguardano anche la digestione e di conseguenza anche la qualità della vita. Chi ha la predisposizione ad accumulare aria nello stomaco, infatti, oltre a sentirsi gonfio e impacciato, spesso accusa anche difficoltà respiratorie e affanno cardiaco.

Le coliche negli adulti hanno natura diversa da quelle dei bimbi?

Le coliche negli adulti hanno una natura diversa da quelle dei bimbi. Negli adulti, infatti, le coliche addominali possono essere causate da situazioni emotivamente difficili, oppure da una cattiva alimentazione o da cause infettive. Nei bimbi invece sono causate quasi sempre da intolleranze al cibo, oltre che da un sistema digestivo che deve ancora adattarsi, soprattutto nei neonati, alle nuove condizioni di vita.

Per questa ragione mentre nell’adulto la causa delle coliche alla pancia può essere diagnosticata e curata, nei bimbi per calmare il dolore bisogna agire con delle manovre manuali, magari facendoli mettere a pancia in giù e aspettando con pazienza che il sistema digestivo si abitui. Anche a livello terapeutico è abbastanza raro che il pediatra, tranne che in casi di accertata patologia, vada al di là di un infuso leggero di camomilla, da somministrare tiepido e appena addolcito.

Cosa prevedevano le terapie più antiche

Cosa prevedevano le terapie più antiche di fronte alle coliche gassose, o meglio cosa facevano le nostre nonne, oggi sta lentamente tornando di moda. Si tratta di rimedi naturali di cui la scienza medica riconosce gli effetti benefici. Uno di questi rimedi, ad esempio, è il carbone vegetale, polverizzato finemente e assemblato in compresse. Il suo potere principale è proprio quello di assorbire l’aria intestinale e addominale in eccesso, facilitando la digestione.
Un altro rimedio per fermare le coliche addominali e calmare il dolore è quello di assumere un decotto di semi di finocchio selvatico, che è possibile acquistare in una buona erboristeria. In alternativa lo stesso prodotto può essere acquistato come tintura madre, in gocce da diluire in acqua.

semi di finocchio

Esistono varie coliche o sono sempre le stesse?

Quando si hanno dolori lancinanti si è propensi a chiedersi se esistono varie coliche o se sono sempre le stesse. Le coliche si distinguono tra loro per posizione e cause. Al di là delle coliche renali, causate dall’accumulo nei reni di materiali solidi, capaci di configurarsi in concrezioni difficili da eliminare, le coliche possono essere addominali se si collocano nella parte alta della pancia, oppure intestinali se si manifestano in prossimità del colon.

Per quello che attiene alle cause invece sono preponderanti i casi di coliche gassose, create appunto da un eccesso di aria, le coliche da blocco intestinale, che dipendono da un accumulo di cibo che ferma il movimento digestivo, oppure da quelle che sono dovute ad un’infezione virale o batterica.
In ciascuno dei tre casi è indispensabile, al di là dell’uso di un eventuale antispastico per limitare il dolore, che a prescrivere la terapia sia un medico o che comunque essa venga attribuita dopo una corretta diagnosi medica.

Se poi non è possibile individuare con esattezza una causa, oppure il sospetto è che le sue origini siano di tipo psicologico, allora non è assolutamente il caso, per calmare il dolore, di intervenire con dei farmaci che non siano stati consigliati da uno specialista.

Perché le coliche vengono spesso la mattina?

A parte la pessima abitudine di cercare una sferzata di energia mattutina prendendo il caffè a digiuno, il perché le coliche vengono spesso la mattina in molti casi è da imputare al passaggio repentino dalla posizione di riposo a quella di piena attività, imposta dalla vita moderna.
Il mancato rispetto del ritmo biologico naturale infatti può dare origine a risentimenti di carattere ulceroso sia per ragioni meccaniche che psichiche. Nel primo caso è l’intestino che si trova costretto ad accelerare il compimento delle sue funzioni basilari, per permettere al corpo di andare subito in attività. Nel secondo caso invece le coliche addominali vengono scatenate da una reazione istintiva, che cerca di fare rispettare i tempi biologici di assestamento del passaggio sonno/veglia.

Le origini delle coliche intestinali

Le origini delle coliche intestinali sono da attribuire alle contrazioni improvvise e spasmodiche della muscolatura liscia che circonda i vari tratti del colon. Esse possono essere dovute a delle cause di natura meccanica, come un blocco intestinale, oppure da motivi di carattere psicologico e dallo stress. C’è da dire che in molti casi anche il blocco intestinale, qualora non sia dovuto ad un eccesso alimentare, può avere origini di carattere psicologico e mentale.

C’è da mettere in conto anche la vita sedentaria, condotta dalla gran parte degli adulti, che costringe a rimanere troppo a lungo in posizioni innaturali. Anche le posizioni viziate infatti possono causare coliche addominali.
Non sono da dimenticare poi i tantissimi casi di coliche d’aria dovute appunto alla presenza di accumuli di aria nello stomaco e nell’intestino.
Infine ci sono da mettere in conto, tra le cause, anche le infezioni gastro-intestinali dovute a germi e batteri di varia natura, oppure le condizioni patologiche, frutto residuale di precedenti malattie.

Come difendersi dalle coliche intestinali

Spesso le coliche addominali arrivano all’improvviso e la maniera più comune per calmare il dolore è prendere un antispastico, da assumere sempre sotto consiglio medico e poi intervenire sulle cause. Ma in molti casi chi ne soffre è abituato alla loro presenza ciclica e sa già come difendersi dalle coliche intestinali e calmare il dolore.

Un grosso aiuto deriva dalla naturopatia, attraverso l'utilizzo di integratori specifici a base di erbe con effetto rilassante e antispasmodico. Le piante principali utili per lenire spasmi e coliche intestinali sono la camomilla, passiflora, fumaria, achillea, melissa, aneto e semi di finocchio. Gli integratori naturali hanno il pregio di dare benefici anche immediati e senza alcun effetto collaterale, come quelli derivanti dai farmaci.

tisana camomilla

Non vanno dimenticate infine, per difendersi dalle coliche alla pancia, anche le basi della salute psichica. Queste, infatti, raccomandano molta attenzione al rispetto di se stessi anche mentalmente, oltre che a tenere il più possibile lontane le attività che causano stress e logorio mentale.

Le reazioni

Quando si viene presi alla sprovvista da una colica le reazioni possono essere inconsulte. Per questa ragione, comunque sia, il primo gesto deve essere quello di chiamare un medico o naturopata di fiducia. Si tratta di una scelta razionale, da imporre a se stessi ogni qual volta ci si trovi in presenza di qualcosa che ci sorprende e ci trova impreparati a reagire. Le reazioni, infatti, all’arrivo di un dolore lancinante e improvviso, potrebbero essere inconsulte e portare nocumento piuttosto che essere un rimedio.

L’attività difensiva alimentare

Tutti coloro che prestano il massimo dell’attenzione all’alimentazione sanno bene come difendersi dalle coliche intestinali. Seguendo la massima “prevenire è meglio che curare” costoro fanno di tutto per mantenere sano il loro apparato digestivo e riescono a rimanere ben lontani da molti dei malesseri più comuni. L’alimentazione, quindi, è una delle principali chiavi di volta indispensabili per mantenersi in buona salute ed evitare le coliche alla pancia.

Da sola non è sufficiente, perché non conta solo il cosa si mangia ma anche come si mangia. Infatti la regola d’oro, di una buona e sana digestione, è mangiare con calma, lentamente e tenendo i pensieri e le preoccupazioni lontani dalla tavola. Volendo essere più pratici, non si può fare a meno di selezionare gli alimenti, seguendo una dieta adatta a questa situazione. Occorre fare molta attenzione, infatti, a cosa non mangiare per non appesantire l’intestino ed evitare le coliche d'aria. Una dieta che prediliga le verdure a foglia, da mangiare bollite, insieme a dosi contenute di prodotti a lenta digestione, come i farinacei. Sono da evitare invece, per contenere le coliche addominali, gli eccessi di grassi saturi e di carni rosse, insieme ai legumi come i fagioli.

Quando usare i farmaci e quando i rimedi naturali

Se ti chiedi quando usare i farmaci e quando i rimedi naturali, non dimenticare mai il rapporto molto stretto che esiste tra il corpo e la natura e di depurarti regolarmente con degli infusi di erbe e nutraceutici. La depurazione dei proprio organi e soprattutto dell’apparato digestivo rientra a pieno titolo tra le attività preventive ed ha molta più importanza di quanto generalmente non le si voglia attribuire. Gemmoderivato di Ficus carica  (fico selvatico) o di Vaccinum vitis ideae (mirtillo rosso) sono i rimedi elettivi per un drenaggio di stomaco e intestino.

Personalmente, salvo rari casi di gravità particolare, consiglierei sempre di preferire i rimedi che la natura ci offre, soprattutto  perchè privi di effetti collaterali e di ottima efficacia!

Lo stesso vale per i casi di coliche d’aria in stato non particolarmente avanzato. In questi frangenti, infatti, basta un rimedio naturale, anche se un po’ energico, a calmare il dolore. In casi di uno spasmo lancinante invece, sempre sotto controllo e consiglio medico, è meglio intervenire con un antispastico e, se occorre, con una terapia antibiotica.

Quando intervenire con urgenza

Quando intervenire con urgenza diventa perentorio, allora bisogna recarsi in guardia medica o telefonare al proprio medico di base, descrivendogli i sintomi, la posizione e l’intensità delle coliche. Probabilmente ti chiederà cosa hai mangiato e quando sono iniziate, se hai scariche o sei costipato, se hai già preso farmaci o del bicarbonato di sodio. In questi casi devi essere estremamente sincero, anche perché devi consentire al medico di capire se è il caso di intervenire o meno con urgenza e come farlo.

Se la colica continua cosa si fa?

Se la colica continua cosa si fa lo deve sempre stabilire uno specialista. Sarà lo stesso, una volta coinvolto, a indicarti un centro presso il quale recarti urgentemente o i rimedi da adottare. Il persistere della colica non è detto sia un segnale preoccupante, perché potrebbe dipendere semplicemente dal fatto che la causa diagnosticata non sia quella giusta. Basta questo a far sì che il rimedio non abbia l’effetto sperato.

Esiste un modo per bloccare subito la colica?

Esiste un modo per bloccare subito la colica solo se ne conosce l’esatta natura. Generalmente un buon antispastico è un ottimo rimedio da primo soccorso, ma potrebbe non essere sufficiente. A questo punto il rimedio da applicare deve essere commisurato alla causa.
Quindi se si tratta di un’infezione bisognerà utilizzare un antibiotico. Se la causa è psicologica si dovrà somministrare un calmante. Se invece si tratta di un blocco intestinale potrebbe esserci la necessità di un intervento manuale o di un regolatore intestinale.

Cosa si prova quando si ha una colica

A prescindere dal dolore lancinante, cosa si prova quando si ha una colica è davvero destabilizzante. La prima sensazione è quella di una totale impotenza, seguita da un senso di frustrazione e di angoscia, derivante dall’impressione che il dolore possa non terminare mai. A volte la paura che possa durare troppo a lungo è talmente alta che si vorrebbe urlare. Ovviamente non è l’atteggiamento migliore, perché aggiunge alle cause già esistenti anche la natura psicologica, intensificando gli effetti negativi della colica.

Come calmare lo stomaco dolente a causa di una colica

Esistono alcuni rimedi capaci di intervenire efficacemente, se non sai come calmare lo stomaco dolente a causa di una colica addominale. Si può intervenire con una dose di un grammo di paracetamolo. Questo principio attivo, infatti, possiede anche un effetto antidolorifico abbastanza efficace.
Oppure, se fa già parte delle tue riserve domestiche, usa una perla di un antispastico leggero, a base di papaverina e belladonna. Si tratta di due principi attivi che hanno il potere di rilassare immediatamente la muscolatura contratta. Poi però, appena si placa il dolore, chiama il medico e chiedigli cosa fare. Può succedere infatti che le coliche addominali siano concause della presenza di problemi ai reni e delle relative coliche renali.

Cause concomitanti delle coliche renali

La coliche addominali, soprattutto se interessano la parte inferiore della pancia, possono essere cause concomitanti delle coliche renali. Questo è uno dei casi in cui, ad esempio, i rimedi classici, che vengono adottati per lenire le coliche addominali, non sortiscono alcun effetto. In questo caso invece di un antispastico quello che serve è un antidolorifico. Ma esistono altri esempi di concomitanza, che possono ingenerare una diagnosi errata e una terapia inadeguata.

Una colica può venire in concomitanza con il ciclo mestruale?

Ad esempio non è raro il caso in cui una colica può venire in concomitanza con le mestruazioni. Anche in questi frangenti usare un antispastico potrebbe non dare il risultato sperato e magari interferire con lo svolgimento naturale del ciclo. Quindi, se hai il ciclo e sopravvengono delle coliche addominali, allora è meglio soprassedere e chiedere consiglio al ginecologo. Se poi non soffri abitualmente di coliche, allora quasi certamente sono causate dalla presenza del ciclo.

Le coliche sono collegate ai calcoli renali?

Sì, se ci sono dei problemi ai reni con ogni probabilità anche le coliche sono collegate ai calcoli renali. Infatti, in molti casi, il dolore causato dalla concentrazione di ossalati nei reni si propaga anche nella parte bassa della pancia, facendo immaginare erroneamente che si tratti di coliche d’aria. A questo punto la presenza di calcoli renali può essere verificata controllando il colore delle urine o la difficoltà ad urinare.

Quali sono gli organi più colpiti dalla presenza di una colica?

Le coliche addominali possono interessare una qualsiasi delle sezioni del tubo digerente e possono anche spostarsi da un punto ad un altro. Però, se vuoi sapere quali sono gli organi più colpiti dalla presenza di una colica, sappi che generalmente si concentrano soprattutto nelle vie biliari, reni e vescica, utero e i corpi limitrofi. I dolori più a largo raggio invece colpiscono in maniera più generica stomaco e intestino, oppure si manifestano nella zona dell’appendice cecale. La colica che colpisce l’appendice inizia con una sensibilità all’altezza dell’ombelico, per proseguire a destra verso l’ileo.

Fase riabilitativa

Dopo essersi ripresi dalla fase acuta delle coliche addominali, bisogna concedersi del tempo per ristabilire il normale flusso gastro-enterico. Generalmente è sufficiente un periodo di qualche giorno di riposo, accompagnato da un’alimentazione liquida e leggera. Ma ciò non vuol dire che dopo ci si debba trascurare, perché c’è sempre il rischio di incorrere in coliche recidive.

Cosa fare dopo per non incorrere in coliche recidive

La prima cosa da fare dopo per non incorrere in coliche recidive è curare puntigliosamente l’alimentazione, fare attività fisica e ridurre al minimo le cause di stress. Per quello che riguarda l’alimentazione bisogna evitare a tutti i costi i cibi grassi e particolarmente elaborati, perché appesantiscono la digestione e sono causa di coliche.

La scelta migliore è quella di seguire una dieta adatta, possibilmente impostata da un dietologo, che metta in attività il sistema digestivo evitando però di appesantirlo. Anche l’attività fisica è fondamentale. Bastano 20 minuti di ginnastica leggera o una passeggiata per restituire tono ai muscoli e alla circolazione.
E infine bisogna porre il massimo dell’attenzione alle cause di stress. Molte di esse, infatti, sono assolutamente inutili e superflue e vanno eliminate drasticamente, soprattutto se si vogliono ridurre le cause di coliche recidive. Tra l’altro, a proposito di prevenzione, anche gli esercizi addominali possono aiutare a contenere le coliche.

Esercizi per addominali per contenere le coliche

Uno dei sistemi preventivi più semplici è proprio quello di fare esercizi addominali per contenere le coliche d’aria. Questi esercizi, infatti, servono a rinforzare la muscolatura che sorregge i visceri. Si tratta di una fascia muscolare che serve proprio a contenerli ed evitare che essi si concentrino verso la parte inferiore della pancia, comprimendosi in maniera innaturale.
Quindi fare esercizi addominali, anche più volte al giorno, aiuta a ridurre la circonferenza della pancia e limita le coliche, che sono causate dal cibo che si accumula in alcune anse intestinali, perché compresse innaturalmente.