radice di liquirizia

La radice di liquirizia come disinfettante intestinale

Una delle piante più preziose che abbiamo in natura è senza dubbio la liquirizia. Si tratta di una pianta perenne della famiglia delle Leguminosae, e il suo aroma è inconfondibile. Viene usata fin dall'antichità per i tanti benefici che regala: in Asia è usata da più di 5000 anni, infatti, per le sue incredibili proprietà digestive, antinfiammatorie e depurative.

In tutto il mondo la pianta di liquirizia viene sfruttata sotto varie forme – radice, polvere, foglie – per poter godere appieno dei suoi vantaggi. E' infatti indicata contro tosse e mal di gola, oltre a essere perfetta per aiutare la digestione, favorire la diuresi e come protettrice della mucosa gastrica.

I tipi di liquirizia
Effetti e controindicazioni
Liquirizia come lassativo?
Aloe vera
Liquirizia e colon irritabile

Inoltre, è un ottimo disinfettante naturale dell'intestino, poiché possiede una blanda azione lassativa in grado di depurare il colon. E' ricca di glicirrizina, che è un principio attivo antinfiammatorio e contrasta spasmi addominali e crampi grazie all'effetto dai flavonoidi che contiene.
Utile anche in caso di raffreddore e bronchite, perché contrasta virus e batteri.

radice di liquirizia

La piantina di liquirizia è quindi una vera fonte di benessere per il corpo umano. Presenta come tutte le piante qualche controindicazione, ma le sue proprietà la rendono davvero preziosa, anche contro il colesterolo, che è un problema comune dei nostri tempi. La liquirizia favorisce l'abbassamento del colesterolo cattivo e aiuta a sviluppare quello “buono”. E' consigliata anche contro il mal di testa, soprattutto per quello che colpisce ad attacchi, in quanto ha una lieve azione rilassante e aiuta la distensione dei nervi.
Inoltre la liquirizia è molto conosciuta anche per contrastare la pressione troppo bassa.

In particolare, è perfetta per tenere a bada gli effetti fastidiosi della colite. Vediamo in che modo possiamo usarla se soffriamo di questi disturbi.

Colite e pianta di liquirizia: il rimedio ideale

Il colon irritabile è una malattia infiammatoria del colon che si manifesta con gonfiore e dolori al ventre, e con episodi di costipazione alternati ad altri di diarrea.
Non c'è ancora una causa nota, anche se per la maggior parte dei medici può essere dovuta a stress, cattive abitudini alimentari e intolleranze.
Uno dei rimedi naturali più efficaci contro la colite, in grado di ridurre di molto i fastidiosi sintomi, è senz'altro il decotto di liquirizia.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, la polvere di liquirizia è usata da millenni, nono solo per la colite, ma anche per altri disturbi legati all'apparato digerente. Grazie ai flavonoidi che svolgono una preziosa attività antispatica e alla glicirrizina che funge da antinfiammatorio e mucoprotettivo, la liquirizia si rivela perfetta per limitare i sintomi dell'intestino irritabile, soprattutto se consumata come decotto.
Per farlo è sufficiente procurarsi della polvere di radice di liquirizia e aggiungerla all'acqua, che andrà fatta bollire per 15 minuti.
Il tutto andrà poi filtrato e si potrà bere fino a tre tazze al giorno di questo preparato, soprattutto durante la fase acuta della colite.

Tipi di liquirizia

Attraverso i decotti è possibile godere di numerose proprietà di questa pianta. L'assunzione tramite decotto è forse la migliore perché la polvere di liquirizia sciolta in acqua depura, disinfiamma e aiuta l'intestino a distendersi, limitando spasmi e acuti attacchi dolorosi.
Una forma più comoda ed anche efficace per beneficiare delle proprietà della liquirizia è quella di integratore alimentare, come estratto integrale o sotto forma di capule.

 

Oltre a questo modo, possiamo assumerla attraverso il classico bastoncino di radice, da masticare o succhiare, per ottenere un effetto saziante e per assorbire tutte le sue proprietà depurative. La stessa soluzione viene adottata anche per “distrarre il cervello” e superare situazioni in cui si accusa il mal di mare.

Esistono anche caramelle alla liquirizia pura – da non confondersi con quelle gommose per bambini, che di liquirizia pura hanno ben poco! - Queste sono utili per combattere l'alito cattivo e rinfrescare il cavo oro-faringeo.

Inoltre, è possibile trovare in commercio collutori o dentifrici alla radice di liquirizia, perfetti per pulire a fondo i denti e spazzare via l'alitosi dovuta a residui di cibo o a infezioni batteriche della bocca. In ultimo, questa pianta color nero è disponibile anche in alcune lozioni, perché grazie al suo effetto cicatrizzante riesce a tenere a bada l'acne o i piccoli problemi di pelle.

Alcune controindicazioni

Come è facile intuire, anche una pianta tanto benefica può avere qualche controindicazione.
La sua azione ipertensiva, infatti, la rende inadatta alle persone che soffrono di pressione alta. Inoltre, se assunta in quantità eccessive, aumenta la presenza di sodio nel sangue, causando ritenzione idrica e una sensibile diminuzione del potassio. Per questo, le persone predisposte a edemi o con problemi venosi e ristagno dei liquidi devono evitare il consumo di tanta liquirizia.

E' sconsigliata anche per le donne in gravidanza, in quanto la glicirrizina presente nella sua radice potrebbe danneggiare la placenta e di conseguenza il bambino. Meglio, per lo stesso motivo, limitarla anche durante l'allattamento.

L'assunzione esagerata di questa pianta può anche favorire il comparire del reflusso. Da gastroprottetore, infatti, può trasformarsi in un nemico per la pancia se il suo consumo diventa eccessivo. Per conservare la sua azione antinfiammatoria dello stomaco va usata con moderazione, attraverso succhi o decotti, mentre sono sconsigliate le caramelle.

Liquirizia come purga?

Questa pianta, come è già stato detto, ha infiniti utilizzi e benefici. Tra questi c'è sicuramente quella di funzionare come un buon lassativo, non troppo forte, ma sufficiente per liberare in maniera naturale l'intestino. Grazie alla presenza del mannitolo, che è lo zucchero naturale presente in questa radice, la liquirizia può essere utilizzata come purga non invasiva per tutti coloro che soffrono di stitichezza.

Va aggiunto che, oltre a questo, la sua azione antibatterica e antinfiammatoria favorisce l'eliminazione delle scorie che si accumulano nel colon e assunta sotto forma di infusione o decotto pulisce delicatamente l'intestino, liberandolo da depositi nocivi e da tossine di origine alimentare.

liquirizia

Anche lo zenzero ha una funzione simile, ma è bene non mischiare i due elementi per evitare di ottenere un effetto lassativo troppo forte.
La radice di zenzero, infatti, non è adatta a chi soffre di colon irritabile, poiché, favorendo i movimenti intestinali, può provocare dissenteria, fastidioso gonfiore alla pancia e formazione di gas.

La liquirizia, invece, si comporta da “spazzino” e con la sua proprietà disinfetta e toglie le infiammazioni delle mucose intestinali.

Ci sono svariati prodotti a base di liquirizia, che potete trovare in forma liquida o capsule, ognuno dei quali racchiude tutte le proprietà della pianta stessa.
Utili per la colite, questi prodotti sono per lo più integratori alimentari che danno un supporto valido anche per altri disturbi, grazie alla base di liquirizia e ai principi attivi in essa contenuti.

Colite: fermenti lattici o polvere di liquirizia?

Viste le fantastiche qualità di questa pianta, si potrebbe pensare che possa sostituire i fermenti lattici, in quanto svolge un'azione positiva sulla salute dell'intestino.
In realtà fermenti lattici e liquirizia hanno due compiti un po' diversi.

Vediamo prima di tutto a cosa servono i primi, confrontando poi gli effetti con quelli che dà la liquirizia.

I fermenti lattici sono batteri in grado di produrre acido lattico. Questi batteri quindi contribuiscono, in una situazione di stress intestinali, a fare da scudo alla flora batterica. Non per niente vengono consigliati durante terapie antibiotiche, episodi di dissenteria, malattie del tratto intestinale e durante un calo delle difese immunitarie.
Riescono a facilitare la regolare funzione intestinali, eliminando gas in eccesso e migliorando di molto la peristalsi. Aiutano ad assorbire meglio le vitamine e sono perfetti in caso di intolleranze alimentari, allergie, candida e cistite.

Ciò che fanno, quindi, è donare un nuovo equilibrio alla flora intestinale, migliorando la salute di tutto l'apparato gastro-enterico.

La liquirizia ha effetti un po' diversi. Pulisce il colon, elimina le impurità, toglie eventuali infiammazioni e favorisce la motilità intestinale, ma non è utile per la ricostruzione della flora batterica, per la quale è sempre importante assumere i giusti fermenti lattici.

Di certo, un'azione combinata tra i due elementi può contribuire a migliorare molto la salute del nostro intestino.

Aloe Vera o Liquirizia?

Due piante dalle proprietà incredibili e versatili, entrambe perfette per alleviare i disturbi provocati da più malattie.
In particolare dalle malattie che interessano il tratto intestinale.
Sia l'aloe vera che la liquirizia, infatti, hanno una funzione depurativa, ma mentre la liquirizia effettua come un lavaggio, quando la si assume sotto forma di decotto, l'aloe funziona molto bene con il meteorismo, eliminando i batteri che causano fermentazioni e disinfiammando le mucose.

In entrambi i casi si consiglia un consumo moderato, poiché l'eccesso potrebbe portare a spiacevoli disturbi.

Anche l'aloe è sconsigliata se si è incinta o in presenza di malattie croniche dell'intestino. In caso di situazioni particolarmente gravi, anche la liquirizia dovrà essere consumata con molta cautela.

Bisogna poi tenere conto che l'aloe ha un effetto lassativo molto più potente, rispetto a quello della liquirizia. E' utile in casi di stipsi acuta e difficile da sconfiggere, usata quindi una volta ogni tanto per “sbloccare” una situazione ferma.

La liquirizia può al contrario essere assunta tutti i giorni, ma sempre in quantità non eccessive, per garantire una buona mobilità intestinale e lenire i fastidi causati dalla colite. La dose giornaliera da non superare è quella di massimo 10 grammi di liquirizia in polvere, in modo da rimanere nella fatidica soglia quotidiana dei 500 milligrammi di glicirrizina.

I cibi adatti per chi soffre di colon irritabile

La colite è un problema che affligge tante persone, ma non si può fare una diagnosi uguale per tutte. Le cause, infatti, sono molteplici e bisogna sempre valutare caso per caso, prima di stabilire una dieta corretta o una terapia.

Con il paziente, il medico naturopata fa un vero e proprio “censimento” degli alimenti che mangia e poi va per inclusione ed esclusione, fino a trovare i responsabili dei disturbi.

Tuttavia, ci sono dei cibi che in generale potrebbero infastidire l'intestino e che andrebbero evitati. Altri, invece, possono favorire la sua buona funzionalità.

Tutto dipende anche dai sintomi di cui si soffre. In caso di colon irritabile nel quale prevalgono periodi di stitichezza, è bene aumentare il consumo di fibre e il consumo di acqua. Frutta, verdura, pane e cereali integrali sono ottime fonti di fibre, quindi andrebbero consumate con regolarità. Questo tipo di alimenti, però, potrebbero causare un po' di gonfiore o formazione di gas, facilmente gestibile con fermenti lattici e infusi di liquirizia per sfiammare l'intestino.

Qualora si soffra di diarrea, è bene ridurre fibre e bere sempre molta acqua. Ciò che conta è cercare di non sovraccaricare l'intestino con alimenti grassi e fritti, preferendo sempre prodotti freschi e leggeri come frutta e verdura e con i carboidrati, come pasta, riso e altri cereali integrali.

Le verdure vanno cotte, se si soffre di intestino irritabile, ed è importante mangiare a orari molto regolari e giuste quantità di alimenti, senza mai esagerare.

Dalla frutta vanno eliminati semi e buccia, che possono irritare la mucosa e non vengono digeriti molto bene, affaticando l'intestino. Meglio evitare latticini come formaggi molli e freschi e preferire yogurt e formaggi più stagionati.
Da evitare anche i legumi – per lo meno in grandi quantità – e preferire il pesce alla carne. Niente alcolici, ovviamente, perché infiammano moltissimo le mucose.

Se si soffre di colon irritabile, bisogna tenersi alla larga anche dal consumo eccessivo di té e caffé e bevande gasate, preferendo tisane leggere, come quella alla liquirizia, per esempio.

Un intestino che lavora male è un intestino che provocherà altri disturbi, come per esempio l'alitosi o la sensazione di bocca amara. Ecco perché è importante mangiare sano e aiutarsi con la liquirizia per rinfrescare il cavo orale, ma non solo. La sua azione “pulente” garantisce una giusta mobilità dell'apparato gastro-enterico, prevenendo alito cattivo e pesantezza.


meteorismo

Quanto il meteorismo condiziona la nostra vita ?

Il meteorismo è un disturbo gastrointestinale molto diffuso, nella società di oggi.
E' fastidioso, a volte provoca dolore importante poiché è caratterizzato dalla presenza di tanta aria nella pancia.

I sintomi più comuni, a parte la flatulenza e l'eruttazione eccessive, sono sicuramente anche il gonfiore addominale, accompagnato da crampi dolorosi e, talvolta, disturbi come stitichezza alternata a diarrea.

Il gonfiore può variare, durante la giornata, poiché l'intestino di chi soffre di meteorismo è molto sensibile al tipo e alla quantità di alimenti che si assumo con la dieta.


Le cause del problema
Fame notturna
La frutta più indicata
Il ruolo dei carboidrati
La dieta vegana può aiutare
Come curare il disturbo

Il nostro intestino ospita svariati gas naturali, in misura ottimale e corretta, che possono però aumentare per vari motivi. Cibi particolari, una vita stressante, abitudini alimentari errate possono favorire la comparsa del meteorismo, che spesso si rivela acuto e talvolta insostenibile.

Vediamo i sintomi fisici tipici di chi soffre di meteorismo:

  • fitte al colon, dolori, spasmi e crampi addominali
  • emissione eccessiva di gas dalla bocca o dall'ano (flatulenza)
  • distensione addominale o pancia molto gonfia
  • rumori nella pancia, tipo brontolii

Purtroppo questo disturbo dell'apparato intestinale non riguarda solo il fisico, ma anche il comportamento.

meteorismo

La pancia che si gonfia a vista d'occhio, il dolore acuto, il disagio dell'emissione di gas può portare a chiudersi in se stessi, a evitare di uscire e mangiare fuori in compagnia, a evitare anche semplici relazioni di vicinato per la vergogna.

L'aria nella pancia è quindi un fenomeno purtroppo diffuso, sicuramente favorito dalla vita frenetica di oggi e dall'abitudine di mangiare cibi non adatti per il nostro intestino. Per evitare conseguenze importanti è necessario cambiare stile di vita e imparare a riconoscere ciò che può fare male.

Cibi che provocano il gonfiore addominale

Ci sono persone più predisposte di altre al meteorismo. In queste persone l'assunzione di determinati cibi può creare un imbarazzante e fastidioso accumulo di gas nell'intestino. Il gas provoca la classica sensazione di gonfiore e, chiaramente, forte dolore addominale.

Gli alimenti incriminati contengono carboidrati a catena corta, che sono difficilmente assimilabili dall'apparato gastroenterico. Sono sostanze che fermentano facilmente grazie ai batteri presenti nell'intestino e pertanto portano a un notevole aumento di gas.

Le molecole di questi cibi sono per lo più fruttani, fruttosio e lattosio, e come sappiamo sono presenti in una grande quantità di cibi che si consumano abbastanza spesso. Non è un caso, infatti, se i problemi di meteorismo sono tanto diffusi nella nostra società.

Gli alimenti incriminati sono diversi:

  • fagioli, ceci e i legumi in generale,
  • succhi di frutta
  • determinati tipi di frutta, come mele, pere, mango, pesche, albicocche, anguria e fichi
  • verdure come asparagi, cavolfiore, funghi, cicoria, verza e porri
  • frumento, orzo e mais
  • frutta secca, in particolare pistacchi e anacardi
  • il latte con i suoi derivati
  • cioccolato
  • prodotti dolcificati, fruttosio e miele
  • le bevande gasate e alcoliche, il caffè d'orzo.

Chiaramente, questi cibi difficilmente possono essere eliminati totalmente dalla dieta, quindi vanno limitati e inseriti con gradualità, eliminati del tutto nel caso si sia particolarmente predisposti al meteorismo intenso.

Che dieta seguire per limitare il meteorismo

E' possibile limitare il gonfiore addominale seguendo una determinata dieta? Certamente, a meno che non si sia in presenza di particolari malattie. Se il nostro corpo è sano, una dieta equilibrata, che preferisce determinati cibi ad altri, può aiutare a tenere a bada il meteorismo, con tutti i problemi che comporta.

Limitare alcuni alimenti e favorire il consumo di altri può rappresentare una buona soluzione alla presenza di aria nella pancia.
Vediamo quali alimenti possono essere consumati senza timori:

  • carne e pollame
  • pesce e uova
  • formaggi solo stagionati
  • verdure a foglia verde, avocado, carote, cetrioli, pomodori, zucchine e fagiolini
  • frutta come melone, agrumi, ananas, kiwi, fragole e banane
  • tisane carminative, con finocchio, aneto e cumino che, bevute a fine pasto, aiutano a eliminare l'aria in eccesso.

Nonostante possano contribuire al meteorismo, le fibre non vanno mai abolite del tutto, ma debbono essere consumate secondo la propria sensibilità e, se il meteorismo è acuto, secondo indicazioni mediche.
Ci si può aiutare anche con determinati enzimi, che sono anche disponibili in commercio, che servono per degradare alcune componenti di particolari alimenti, evitandone la fermentazione nell'intestino.

 

Cosa provoca il gonfiore della pancia

E' l'accumulo di gas a favorire il fenomeno del meteorismo, che provoca fitte al colon e altri disturbi piuttosto fastidiosi.
Si nota anche un'alterazione delle feci, con episodi di stitichezza alternata a diarrea. Il disturbo dipende da varie cause, spesso è conseguenza di processi infiammatori come la sindrome del colon irritabile, colite o è dovuta a noiose intolleranze alimentari.
Anche lo stress e i periodi difficili non aiutano, anzi. Possono aggravare la situazione, causando dolore importante e disagi notevoli.
Lo stile sedentario al quale siamo purtroppo sottoposti è anch'esso fonte di problemi: una buona attività fisica, infatti, riduce di molto il rischio di soffrire di meteorismo.

Quindi la pancia si gonfia per più di un motivo. Se la dieta è buona, bisogna cercare le motivazioni altrove, come malattie di malassorbimento o forte stress.

E' anche importante conoscere i gas che “riempiono” la pancia, per limitare il consumo di alimenti che ne favoriscono la fermentazione.

Tipi di gas nell'intestino e come bloccare la fermentazione dei cibi

Conoscere i tipi di gas che vivono nell'intestino è utile per capire quali cibi evitare, bloccando così sul nascere la fermentazione e, di conseguenza, l'accumulo di aria nella pancia.

Per il 99% i gas intestinali sono costituiti da azoto, anidride carbonica, idrogeno, metano e ossigeno. Il cattivo odore però è dovuto ad altro, ossia alla presenza, seppur in minima parte, di anidride solforosa, acido solfodrico e altri acidi grassi.

In una condizione del tutto normale, questi gas sono stabili, non superano mai i 200 ml. Analizzare il gas che si espelle può aiutare a comprendere che il tipo di disturbo di cui si soffre e quindi a trovare un rimedio.
Se contengono più azoto si soffrirà di aerofagia, se invece contengono più idrogeno e anidride carbonica, siamo di fronte a un assorbimento errato dei carboidrati e questo provoca una iperfermentazione batterica.

L'aerofagia e il meteorismo non sono la stessa cosa. Vediamo come distinguerli, prima di conoscere le cause principali della formazione dei gas e come bloccarne la fermentazione.

L'aerofagia è sempre un disturbo legato all'apparato digerente e si verifica quando, durante la masticazione, viene ingerita più aria, che non termina la corsa nei polmoni, ma finisce nello stomaco.
La sua conseguenza diretta è proprio il disturbo che stiamo analizzando, ossia il meteorismo.

Come si può vedere, quindi, molto dipende da quanta aria si ingerisce durante la deglutizione. Mangiare frettolosamente e parlare durante i pasti sono abitudini che possono portare problemi di flatulenza, eruttazione e quindi gonfiore addominale.

Da tenere conto anche i gas contenuti nei cibi, come per esempio i frullati di frutta o le bevande gasate.

I batteri presenti nell'intestino crasso sono poi quelli che creano maggior fermentazione, grazie alla presenza di cibo non digerito o assorbito. Più ci sono sostanze poco assorbite, più facilmente si assisterà al fenomeno della fermentazione, che porterà a tanta aria nella pancia.

Ma come bloccare questa fermentazione?

Se una certa quantità di fermentazioni è assolutamente fisiologica e necessaria, quella in eccesso può creare notevoli problemi e dolori.
Questo problema è aggirabile con piccoli accorgimenti. Prima di tutto, masticare con calma e a lungo, non parlare durante il pasto e cercare di ingerire meno aria possibile. Non mischiare cibi che appesantiscono – come carne e legumi – e alimentarsi con cibi che favoriscono l'espulsione di gas e non fermentano nell'intestino.

Gli alimenti indicati per una buona dieta contro la fermentazione sono:

  • carote, sia cotte che crude
  • finocchio, favorisce l'espulsione del gas
  • melissa, utile se si soffre anche di ansia
  • mirtilli, combatte la fermentazione e la putrefazione dei cibi
  • ginepro, aiuta la digestione in generale
  • limone, un valido supporto per pancreas e fegato
  • lievito madre, equilibra la flora batterica intestinale
  • menta, impedisce la fermentazione e rilassa i muscoli intestinali

Com'è facile intuire, ci sono alimenti che possono contrastare la fermentazione, ed è importante inserirli nella dieta.

La frutta rappresenta un buon aiuto, ma non tutta. Ci sono alcuni tipi, infatti, che è meglio evitare o limitare, se si soffre di meteorismo acuto.

Frutta non adatta a chi soffre di gonfiore addominale

La frutta fa parte della nostra dieta e non va eliminata, poiché apporta fibre, sali minerali e tante vitamine. Tuttavia è bene conoscere quella che favorisce la formazione di gas intestinali, per limitarne il consumo.
Tra la frutta accusata di fermentare più facilmente nell'intestino troviamo le mele, le pere, le pesche, il mango, le ciliegie, le susine, i cachi, ma anche fichi, lamponi e ribes.
Va comunque sempre evitata TUTTA la frutta troppo matura e non è salutare, per chi soffre di meteorismo intenso, mangiare frutta essiccata, poiché contiene tanto zucchero che prova fermentazione.

Oltre alla frutta, come abbiamo già visto, ci sono verdure che è meglio mangiare con moderazione. Tra questi troviamo i piselli che, se consumati in grandi quantità e con abbinamenti sbagliati, possono portare all'accumulo di aria nella pancia.

Tuttavia, i piselli non devono essere eliminati dalla dieta, soprattutto da quella delle donne in gravidanza, poiché favoriscono il transito intestinale.
Preferirli in crema può aiutare a limitare la loro fermentazione, in quanto l'eliminazione della buccia evita che parti di cibo non vengano assorbite.

Se si vuole bilanciare la dieta, è sempre bene poi introdurre frutta che non fermenta, per evitare di perdere importanti sostanze nutritive. Quindi via libera a kiwi, agrumi, pompelmo, ananas e anche uva.
Come si evince, l'equilibro nella dieta è l'arma vincente per combattere il meteorismo. Questo riguarda anche il consumo di carboidrati, alcuni dei quali gonfiano più di altri, soprattutto se sono presenti intolleranze alimentari.

I carboidrati complessi gonfiano la pancia?

Sicuramente i carboidrati favoriscono un po' il gonfiore addominale. Ricordiamo che sono zuccheri complessi che vengono digeriti per poi essere trasformati in zuccheri semplici, facilmente assimilabili dalla mucosa intestinale. Ma quando sono troppi e non vengono digeriti per bene, vengono fermentati dalla flora batterica, che dà vita poi ai gas, la vera causa del meteorismo.

Quindi è importante che il consumo di carboidrati non sia eccessivo, ma inserito in una dieta equilibrata con fibre e altri nutrienti in grado di limitare la fermentazione nell'intestino.
Se non si soffre di intolleranza al frumento o al glutine, si possono consumare tutti i cereali, da preferire in forma integrale, cotti in maniera corretta – quindi non troppo duri, né troppo molli – e conditi in maniera semplice, proprio per evitare di appesantire il lavoro dell'apparato gastroenterico.

Il consumo di cereali semplici o di altri preparati come cracker e similari va sempre accompagnato a tanta acqua, per favorirne la corretta digestione.
Non dimentichiamo, infatti, che una buona digestione eviterà la fermentazione dei cibi non assorbiti.

Rispettando queste semplici regole, sarà possibile limitare al massimo la formazione di gas e di conseguenza il meteorismo con tutti i disturbi che comporta.

Ma se seguite una dieta vegana potreste trovarvi un po' in difficoltà, visto che numerosi alimenti tra frutta e verdura creano aria nella pancia.

Dieta vegana, rischio meteorismo?

Il consumo di verdure e frutta, tipici alimenti della dieta vegana, può portare a qualche problema di gonfiore addominale. In questo caso si consiglia vivamente di ridurre l'uso di fibre, senza impoverire troppo la dieta.
Quindi bisognerà preferire tutti gli alimenti che non fermentano nell'intestino, ma che forniscono calorie, vitamine, proteine e sali minerali in giusta quantità per evitare squilibri eccessivi nella dieta.

I vegani possono aiutarsi con gli enzimi – che si trovano in commercio sotto forma di capsule, compresse o altri preparati – utili a evitare la formazione di gas dovuta alla fermentazione degli alimenti tipici della dieta vegana.

Quindi, questo tipo di alimentazione non è sconsigliata, ma va seguita con determinate accortezze.

Come curare il meteorismo con gli alimenti giusti

E' possibile curare questo noioso disturbo solo col cibo? Se non si soffre di particolari patologie, sicuramente sì.
Prima di tutto è bene dare qualche consiglio dietetico generale:

  1. bere molto durante la giornata
  2. corretta alimentazione – pochi grassi e limitare le bevande gassate e ricche di zuccheri
  3. mangiare poco e spesso, senza fretta, evitare quindi i pasti abbondanti
  4. preferire metodi di cottura semplici – a vapore, per esempio – evitando di aggiungere grassi
  5. non escludere mai gli alimenti ricchi di fibre, basta limitarne il consumo a due volte alla settimana.

Queste sono regole molto generali, che possono essere però di grande aiuto per evitare il formarsi di aria nella pancia.

Ci sono tuttavia alimenti che non sono proprio consentiti, se soffrite di meteorismo acuto.
Tra questi abbiamo tutte le bevande gasate e zuccherate, ma anche vini frizzanti e spumante.
Meglio evitare i succhi di frutta ricchi di fruttosio, la mollica del pane, le salse molto elaborate come maionese e similari.
Anche la panna montata è nemico dell'intestino, così come frappé e frullati, perché contengono molta aria.

Via gli alimenti con troppi zuccheri semplici, come creme, pasticcini, torte farcite, gelatine e bisogna anche evitare di masticare nervosamente chewingum, perché favorisce l'aerofagia.

Alcuni cibi, invece, possono essere consumati regolarmente, e vanno limitati a una o due volte alla settimana solo in presenza di forte meteorismo.

Ecco quali sono:

  • carne rossa e bianca, sempre però magra. Il pollo va consumato senza pelle.
  • Pesce di ogni tipo, meglio se azzurro per la presenza degli omega-3
  • uova, basta consumarle due volte alla settimana
  • formaggi stagionati come il Grana Padano DOP, che è privo di lattosio e quindi adatto anche a chi ha intolleranze. Può essere consumato sempre, perché non fermenta e non comporta problemi di aria nella pancia
  • latte e derivati senza lattosio
  • fermenti lattici, da assumere con regolarità per dare un nuovo equilibrio alla flora intestinale qualora il medico lo ritenesse necessario
  • cereali – no pane con tanta mollica – tra riso, farro, grano saraceno, kamut, quinoa, avena e miglio, salvo intolleranze
  • verdure, con moderazione per alcuni tipi. Da preferire il finocchio che aiuta l'espulsione del gas
  • frutta, preferendo i frutti di bosco, gli agrumi, uva. Ottimi il mirtillo, per esempio e l'ananas
  • tisane carminative con semi di finocchio, aneto, menta, cumino, senza zucchero dopo i pasti.

Curare il meteorismo si può sia attraverso una dieta bilanciata, sia attraverso uno stile di vita più sano.


donna che mangia nervosamente un hamburger

Bloccare fame nervosa con il giusto cibo

La fame nervosa è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Il comportamento alimentare, infatti, può essere influenzato da tanti fattori, tra i quali ci sono sicuramente le emozioni che si provano nel quotidiano. La vita di oggi è stressante, spesso carica di ansia, il tram tram lavorativo a volte è fonte di preoccupazione e questo porta a mangiare per il nervoso, anche quando non è il momento di farlo.

Provare una fame incontrollabile, avere il desiderio di mangiare un po' di tutto quando capita – anche di notte – è tipico di chi sta affrontando periodi difficili e cerca nel cibo una consolazione.

Da cosa nasce la fame nervosa
Il collegamento con la tiroide
Il test per capire se ne soffri
Fame notturna
Situazioni di stress
Bloccare la fame
Cibi per placare la fame
Come controllare le emozioni
Vincere la fame nervosa

Può accadere a chiunque, in qualunque momento della vita. A volte, dietro la fame nervosa, ci sono problemi fisici, ma il più delle volte possiamo affermare che si tratta di una vera e propria fame psicologica, che non dipende da una malattia fisica, ma da ansia e stress o da problemi connessi ad una scarsa autostima.

donna che mangia nervosamente un hamburger

Fame nervosa, come nasce e da cosa dipende

Gli esperti la chiamano anche “Emotional Eating” e nasce dal bisogno di utilizzare il cibo come strategia per gestire forti stress.
Il cambiamento del comportamento alimentare avviene, quindi, in risposta a stimoli emotivi negativi, e può portare ad assumere cibo – o a evitarlo – per trovare una sorta di consolazione.

Questa fame psicologica induce a pensare che per sconfiggere un momento difficile, emozioni di tristezza, inadeguatezza, ansia e stress, si debba mangiare: vede nel cibo la sola risposta possibile alle sensazioni negative che si provano.

Diventa anche un momento di pausa dalla vita di tutti i giorni, la stessa che provoca rabbia, noia, stress. La “pausa cibo” è quindi anche giustificata dal bisogno di staccare da tutto il resto.

Chi soffre di questo disturbo, percepisce un buco improvviso allo stomaco, come una voragine, e da qui nasce il bisogno di mangiare spesso e in particolar modo cibi che rincuorino, che diano soddisfazione. Non lo si fa certo per soddisfare un bisogno fisiologico.

Chi vive uno stato di stress ormai cronico soffrirà quasi sicuramente di questo disturbo. E' stato notato, infatti, che in questi soggetti la regolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene cambia e questo porta il soggetto ad avere sempre fame.

Non è un caso che molti dei soggetti che soffrono di questo problema siano dei grandi fumatori di sigarette.

Inoltre, lo stato di stress prolungato provoca il rilascio del cortisolo, l'ormone che fa crescere l'appetito. Il cortisolo ci porta a scegliere cibi grassi o molto dolci, perché riducono la percezione dello stress. Ecco perché quando lo stress diventa cronico, avere sempre fame e cercare determinati alimenti è normale.

Si crea, però, un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne.

Va detto che, a volte, questa fame nervosa può essere provocata da un malfunzionamento della tiroide.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste.

Tiroide e fame nervosa

Non sempre avere sempre fame dipende da problemi psicologici o da un forte stato di stress.

A volte il problema è nascosto nel funzionamento errato della tiroide.
Quando funziona “troppo” e produce più ormoni del normale, può verificarsi un aumento del senso di fame, che porta la persona a desiderare di nutrirsi più spesso del normale.

Ma è anche vero che ogni squilibrio dovuto alla tiroide può portare a cambiamenti dell'umore e, di conseguenza, anche delle abitudini alimentari.
Una tiroide che funziona poco provoca depressione e tristezza, nonché apatia. E spesso anche questi disturbi vengono affrontati mangiando di più, per cercare di placare le sensazioni spiacevoli.

E' quindi importante tenere sott'occhio i valori tiroidei, così da intervenire in maniera tempestiva qualora ce ne fosse bisogno.
Ma nel caso in cui il lavoro della tiroide è perfetto, bisogna cercare le motivazioni della fame nervosa da un'altra parte.

Vi propongo un test, molto efficace, per capire se si soffre di questo disturbo e come fare per affrontarlo.

Test per la fame nervosa psicologica

Poche domande e si può capire se il disturbo è psicologico oppure no.
Nel caso lo fosse, è bene affrontarlo nella maniera giusta.

Riuscire a distinguere la crisi di fame biologica da quella nervosa è il primo passo per affrontare l'eventuale problema.
Ci si può aiutare con una specie di diario, nel quale annotare il cibo che viene ingerito quotidianamente e le sensazioni fisiche/emotive che si provano mentre si mangia.
Questo aiuta a fare la differenza tra le due e a limitare i pasti durante gli attacchi di fame non biologica, per favorire quelli “giusti”, relativi alla fame biologica.
Gli esperti consigliano anche di tenere un diario delle sensazioni che precedono l'attacco di fame nervosa.

E' come raccogliere testimonianze, per poi capire e analizzare e accettare i propri stati emotivi, così da affrontarli al meglio, senza dover ricorrere al cibo ogni volta che qualcosa crea ansia o stress.

In alcuni casi, piuttosto gravi, è importante pianificare una terapia cognitivo comportamentale con uno specialista.
Per comprendere se si sta vivendo questo disturbo alimentare e in quale misura lo si sta vivendo, si può ricorrere a questo tipo di test:

  1. Mangi di più quando percepisci lo stress?
  2. Insisti nel mangiare anche se sei sazio?
  3. Mangi soprattutto per calmare i nervi?
  4. Ti capita di mangiare fino a stare male?
  5. Il cibo è una specie di amico che ti fa stare meglio? Calma la tua mente?
  6. Se hai molto cibo attorno, senti di poter perdere il controllo e vai in ansia?
  7. Provi dei sensi di colpa dopo aver mangiato?
  8. Eviti cibi grassi o dolci, ma quando li mangi non riesci a fermarti?
  9. Ti sembra che solo questo tipo di cibo possa darti sollievo?

Questo è un test molto basico, ma può iniziare a fornire un'idea del problema. Risposte affermative a quasi tutte le domande confermano che il disturbo della fame nervosa è presente e che bisogna attivarsi per limitarlo.

Anche perché molto spesso questo fastidio si presenta all'improvviso, con botte di fame molto forti e con fame notturna.

Vediamo come affrontarla.

Fame notturna

Il buco improvviso allo stomaco si verifica spesso proprio di notte, per questo la fame nervosa è spesso associata alla fame notturna.

Chiaramente, non è una buona abitudine, quella di alzarsi nel cuore della notte e svuotare il frigo.
In questa fase del giorno, infatti, si assorbono molto più grassi poiché si è a riposo e non si riesce a trasformare ciò che si ingerisce in energia.

Come affrontarla, dunque?>

Il disturbo della fame notturna non va sottovalutato, visto e considerato che si rischia un notevole aumento di peso e di conseguenza un aumento della pressione sanguigna. Questa fame notturna è spesso associata a bulimia nervosa o ad altri disturbi della sfera alimentare.

Gli esperti suggeriscono che gli attacchi di fame sono dovuti molto spesso a squilibri della serotonina, il che spiegherebbe il bisogno di mangiare dolci. Per ridurre questa fame notturna si consiglia di introdurre i cereali a cena, poiché danno sensazione di sazietà e mantengono i livelli di zucchero stabili per un lungo periodo. Si consiglia, anche, prima di coricarsi, una tisana di frutta e melissa per indurre relax e tranquillità.

Questi piccoli accorgimenti dovrebbero aiutare a limitare la brama di cibo notturna.

uomo che mangia nervosamente

Situazioni di stress

Le situazioni che comportano stress e che inducono a un cambiamento del comportamento alimentare possono essere molte. Problemi in famiglia, sul lavoro – il mobbing è uno dei principali fattori di ansia che porta alla fame nervosa - un forte stress emotivo come un lutto, problemi in amore, a scuola... Sono davvero tante le fonti di ansia che possono provocare questo fastidioso disturbo alimentare. In questo ultimo periodo, la pandemia ha causato un aumento di stress notevole in tutta la popolazione, che ha avuto a che fare con un virus sconosciuto e pericoloso, con nuovi lutti e con una situazione in generale molto difficile da gestire.

C'è chi ha perso il lavoro e la casa, c'è chi ha perso dei cari, c'è chi ha vissuto molto male la chiusura perché già provato da altri problemi. La fame nervosa è quindi una diretta conseguenza di un periodo veramente difficile sotto tanti punti di vista.

In questo senso, molte persone trovano utile “masticare” per calmare i nervi. Spesso chi soffre di questo problema, infatti, non si limita solo a mangiare molto spesso, ma fa uso di gomme da masticare o similari perché il movimento delle mascelle “placa” l'ansia.

La masticazione aiuta la mente a staccarsi dal problema e, se si ingeriscono zuccheri, a mettere a tacere il bisogno di mangiare spesso. Come già detto si tratta, però, di un circolo vizioso nel quale sarebbe opportuno non entrare.

Ci sono tuttavia persone che, quando sono sotto forte stress, perdono peso.
In questi individui vengono rilasciati ormoni diversi, che non provocano fame nervosa, ma sensazione di sazietà. Quindi tenderanno a mangiare meno e a perdere peso piuttosto rapidamente. Sono comunque disturbi da tenere d'occhio e affrontare nel migliore dei modi per limitare i danni.

Ma come bloccare questa fame nervosa? Esistono rimedi? Vediamo come fare per non cadere in un brutto circolo vizioso.

Bloccare la fame nervosa

Ci sono ottimi rimedi per evitare di finire vittime della fame emotiva.
Ecco qui un elenco di comportamenti corretti che possono aiutare a sconfiggere il problema:

  • nutrirsi in modo sano, quindi fare circa 5 pasti al giorno, in piccoli porzioni, usando piatti piccoli
  • mangiare con tutti i sensi, concentrarsi su gusto e odori e colori per evitare di mangiare di fretta e solo per nutrirsi
  • niente cellulare e tv
  • masticare molto lentamente
  • scrivere un diario alimentare
  • seguire ciò che dice lo stomaco (quando è pieno non si mangia!)
  • farsi aiutare da parenti, amici e medici, quando la fame nervosa diventa cronica
  • combattere noia e stress con attività – quindi evitando spuntini – che siano gratificanti
  • eliminare tutte le tentazioni
  • pensare ai cambiamenti positivi che le sane abitudini alimentari possono portare

Ci sono anche rimedi omeopatici, fitoterapici e spesso funziona anche l'agopuntura. Questi rimedi agiscono soprattutto sulla convinzione che possano essere utili e stimolano centri nervosi – nel caso dell'agopuntura – in grado di controllare gli attacchi di fame e di mantenere corretto il livello di serotonina.

Cibi da preferire per placare la fame

Se è vero che sarebbe bene eliminare del tutto il problema, è anche vero che non si può risolvere in poco tempo e nel frattempo è bene mangiare cibi corretti, se proprio non si riescono a tenere a bada gli attacchi di fame, soprattutto quando si ingrassa in maniera evidente, a causa di un consumo smodato di carboidrati e zuccheri.

Vediamo quali sono gli alimenti più virtuosi:

  • frutta secca, ottime fonti di vitamine, proteine e altri principi nutritivi
  • piccole porzioni di frutta, alimento ottimo per la fame incontrollabile
  • olive, sono sfiziose, non sono grasse e contengono anche antiossidanti
  • preferire la bresaola ad altri salumi, perché molto più magra
  • hummus, un preparato orientale che è ottimo perché contiene proteine, fibre e grassi in giuste quantità e spezza la fame
  • yogurt greco, meglio degli altri per le poche calorie presenti
  • cibri con molte fibre, che contrastano bene il bisogno la famelicità eccessiva.

Questi rimedi possono essere messi in atto molto facilmente. Chiaramente, quando la situazione è molto seria e grave, c'è bisogno dell'intervento di uno specialista che seguirà il paziente in maniera accurata e corretta, attraverso un percorso di counseling, in grado di cambiare completamente le cattive abitudini prese e di placare l'ansia che ha condotto alla fame nervosa. E' un problema del quale si parla poco, ci si vergogna, invece va affrontato, facendosi aiutare dagli esperti.

Come controllare le emozioni forti che stimolano la fame nervosa

Spesso la fame psicologica dipende da come si vivono le emozioni. Le emozioni particolarmente forti, soprattutto quando sono negative, andrebbero controllate, per evitare che prendano il sopravvento e portino, poi, a vivere come in un pozzo, ripetendo sempre le stesse azioni, magari nocive.
Per quanto possano sembrare brutte e pesanti, le emozioni forti si possono gestire e imparando a gestire questo tipo di emozioni si impara anche a gestire il disturbo della fame nervosa.

Prima di tutto è importante capire quando un'emozione ci travolge. Per evitare di cadere in una spirale di reazioni incontrollate, è bene fermarsi, concentrarsi su se stessi e staccarsi dalla situazione. La mente si distoglierà dal problema e dal senso di oppressione.

E' anche molto utile controllare il proprio respiro. La respirazione è un atto involontario, ma possiamo controllare il modo in cui avviene. Bisogna respirare lentamente, a fondo e in modo regolare, evitando di farsi investire dall'ansia e dalla paura.

Se si riesce, si può provare anche la tecnica del rilassamento muscolare progressivo. Si contraggono e si rilasciano diversi gruppi di muscoli. Questo aiuta a alleviare la tensione e a riconoscere eventuali stati di tensione fisica nel corpo.
Utile anche la tecnica della visualizzazione. Immaginare esperienze rilassanti, che stacchino la mente da quanto sta accadendo di poco piacevole nella propria vita, aiuta a gestire le situazioni di stress e quindi a combattere il bisogno di mangiare continuamente per il nervoso.

La fame nervosa si può vincere

E' errato pensare che non si possa sconfiggere questo disturbo alimentare. Anche se forte e persistente, la fame nervosa si può vincere.
Si può combattere iniziando con piccoli cambiamenti nelle proprie abitudini alimentari e migliorando la propria forza di volontà.
Il primo passo sarà prendere consapevolezza della situazione e quindi parlando del problema con amici, parenti e soprattutto specialisti, in grado di formulare una giusta terapia, ma si può anche ricorrere ai rimedi naturali, che potranno fare da supporto alla medicina tradizionale.

I rimedi naturali contro la fame nervosa sono diversi e tutti piuttosto efficaci.

Tra questi troviamo lo zafferano che, come vedremo poco più avanti, risulta essere un supporto notevole nella terapia per combattere la fame nervosa.

Il disturbo può essere arginato sfruttando le potenzialità del magnesio. Esso, infatti, agisce sull'ipotalamo, che regola tutte le funzioni involontarie. Ha proprietà antistress notevoli, quindi assumerlo regolarmente aiuta a placare la tensione che provoca la fame nervosa psicologica.

Ci sono anche erbe che possono dare una mano nella gestione del problema. Una di queste è la griffonia. Questo rimedio fitoterapico è fonte naturale di una sostanza che nel corpo si trasforma in serotonina. La serotonina è importantissima per mantenere l'equilibrio psicofisico in una persona, pertanto la griffonia si rivela particolarmente utile contro gli attacchi di fame nervosa dovuti al calo di questo ormone.

Inoltre, è utile anche bere del té verde. Un paio di tazze al giorno contrastano la fame insaziabile grazie al contenuto di teanina, aminoacido anti-ansia per eccellenza.

In ultimo, ma non per importanza, c'è lo zafferano.
Ha la capacità di stimolare il metabolismo e svolge un'incredibile azione benefica sul sistema nervoso, migliorando l'umore e favorendo l'equilibrio. Riduce la fame nervosa perché aumenta il senso di sazietà, quindi è particolarmente consigliato anche per chi è in sovrappeso, magari causato proprio da una fame eccessiva.

La fame nervosa è un problema diffuso, un disturbo che crea disagio, ma che può essere tranquillamente superato e vinto con i giusti rimedi e comportamenti.


volontà

Forza di volontà: cosa cambiare nella vita per essere felici

Quale sinergica relazione possa sussistere fra emozione e motivazione e come essa possa rafforzare l’autostima e la motivazione stessa di ognuno di noi: questi i principali punti d’arrivo ed anche di partenza, in una visione virtuosamente circolare, che verranno con cura illustrati e spiegati nel divenire del presente articolo.
Inoltre, verranno anche presentati altri riferimenti letterari e non, significativi e funzionali per intraprendere un percorso graduale all’insegna della riscoperta di quella forza interiore che abita ognuno di noi.

volontà

Sono tante le circostanze in cui ci troviamo a chiederci che cosa sarebbe più giusto cambiare in noi per essere felici. La sensazione di perdere continuamente tempo durante le nostre giornate fa affiorare la consapevolezza di apportare delle drastiche modifiche al nostro modo di intendere la vita. Tutto questo però necessita di una importante leva per verificarsi e questa è appunto la forza della nostra volontà.
L'ozio è un grande distrattore del nostro cervello e prima comprenderemo questo assunto, prima avverrà la nostra trasformazione ed è per questa ragione che il primo passo da compiere è quello di allontanare quelle persone che fanno della nullafacenza e della scarsa programmazione un punto fermo della propria vita.

Il ruolo dell'intelligenza emotiva
La giusta motivazione
Letteratura e cinema d'aiuto

Non rimandare a domani, quello che puoi fare oggi, in nessuna maniera.

Se esistono esempi di personaggi famosi che hanno raggiunto il grande pubblico e determinati riconoscimenti pur provenendo da famiglie povere e situazioni a dir poco difficili, la qualità che certamente non gli è mancata è l'ostinatezza e la caparbietà di raggiungere un traguardo concreto, ancor prima che contare sul proprio talento.
Leggere le biografie di scrittori come Stephen King o di attori come Jim Carrey ed Emily Blunt potrebbe aiutare a scovare la chiave per non perdersi d'animo, neanche di fronte alle situazioni più complicate.

Intelligenza emotiva: una risorsa cognitiva e motivazionale

Al sorgere dell’iniziale premessa del presente articolo è stata solo indicata una vivida e sinergica connessione tra emozione e motivazione. Di questi due costrutti, per il momento, è presa in considerazione la motivazione: è considerevolmente significativo e funzionale osservare quanto, avulsi da un percorso descrittivo graduale, entrambi i costrutti condividano una porzione etimologica pregnante, azione, porzione non a caso rappresentativa di un muovere verso, porre in azione, dirigere lo sguardo verso. Come suddetto, è primariamente preso in osservazione ciò che il termine emozione porta con sé e, soprattutto, quanto e come essa possa arricchire l’idea d’intelligenza, un’idea tendenzialmente interiorizzata come risorsa squisitamente cognitiva.

L’intento è quello di andare oltre un aspetto meramente cognitivo dal momento in cui è nella scoperta delle ulteriori potenzialità dell’intelligenza che può essere situata la forza interiore di ognuno di noi. Al momento, potrebbe apparire un ragionamento astratto e forzato e ciò sarebbe plausibile ma, di seguito, verrà riproposto in altre parole al fine di carpirne l’essenza pratica.

Accade spesso di tralasciare l’ascolto di se stessi e, di conseguenza, la conoscenza dei nostri bisogni, delle nostre motivazioni, delle nostre esigenze: conoscere, dunque, è una fra le più fertili possibilità da esercitare e concretizzare per rinforzare non solo l’autostima ma anche la motivazione.
Del resto, è considerevolmente confermato quanto l’ignoto spaventi e, pertanto, sentirsi improvvisamente demotivati e smarriti può causare disagio, disperazione e paura: quest’ultima, in particolare, è un’emozione primaria che si consiglia di assimilare e vivere non solo come un normale picco emotivo perché è giusto sperimentare paura e smarrimento ma anche come fonte di energia, di azione e nuovo punto di svolta.

Qui, tra l’altro, ritorna il percorso dell’ascolto di se stessi dal momento in cui la perdita di motivazione improvvisa potrebbe non esserlo e potrebbe esser stata causata o da una frenetico desiderio di voler raggiungere molti obiettivi in poco tempo o da una perdita considerevole di interesse verso ciò che prima lo era. Un po' come quando per molti anni si è creduto con fermezza che l’intelligenza fosse un costrutto esclusivamente cognitivo ed invece si è rivelata essere una risorsa culturale, emozionale, motivazionale e sociale: allo stesso modo, anche a noi capita di considerarci o imbattibili o battibili.

Ciò che si consiglia per ritrovarsi e, dunque, per ritrovare la propria motivazione e forza di volontà è porsi in un ascolto attivo delle proprie esigenze, desideri e obiettivi: le fasi di sconforto esistono, sono protagoniste della vita di ognuno di noi e, quello suddetto, potrebbe rappresentare un valido ed equilibrato modo per accoglierli, accettarli e trasformarli in rinnovata linfa.

È un percorso graduale, richiede esercizio ed allenamento ed al contempo è una fonte inestimabile di equilibrio percepito e sperimentato nel momento in cui si vive un periodo di demoralizzazione.

Errare è umano, ma è proprio dai nostri sbagli che dovremmo ripartire per rimetterci in carreggiata e puntare con maggiore tenacia verso gli obiettivi che ci siamo dati. All'inizio si tratterà di piccoli traguardi quotidiani, cose piuttosto semplici, ma man mano che acquisiremo fiducia in noi stessi potremmo alzare “l'asticella” e puntare in alto. L'importante è redigere un piano strategico, con obiettivi a breve, medio e lungo termine, avendo l'accortezza di compilare parallelamente un diario delle emozioni, utile per renderci conto di quanto bene ci stia facendo questo spirito organizzativo e questo nuovo modo di vedere sia alla testa che al corpo.

Parte determinante del nostro percorso sarà la capacità di rilassarci e trovare la giusta armonia per poter rendere meglio. Non è un mistero che tanti mental coach suggeriscano un lavoro sui chakra al fine di gestire meglio gli agenti stressanti, spesso talmente influenti sulla psiche da far nascere delle vere e proprie malattie da stress. Il primo passo concreto è innanzi tutto cercare di essere felici, sorridere alla vita, perchè è il modo più efficace per vincere eventuali problemi e superare gli ostacoli della quotidianità.

Piccoli piaceri come prendersi cura dell'orto oppure badare ad un gattino appena nato possono restituire quell'armonia perduta e iniziare a responsabilizzarci in funzione di qualcosa di vicino. Spesso ci renderemo conto della tortuosità della strada da compiere, ma al contempo di come costruiremo passo dopo passo quella “mentalità vincente” che ci farà sentire felici, anche di fronte ad una parziale sconfitta, perchè offrirà lo spunto per apportare modifiche e continuare a migliorarci e sviluppare consapevolezza e autodisciplina. Non è un caso se persone con una forte motivazione riescono a risolvere più facilmente i problemi di salute, come nel caso di chi è riuscito a guarire dalla colite, sviluppando un'immensa forza di volontà.

Intelligenza emotiva e motivazione: perché è importante riconoscerne il legame

Così come per il costrutto dell’intelligenza, dapprima considerata una risorsa meramente cognitiva e poi riconosciuta come risorsa emozionale e culturale, anche per le emozioni il percorso non è stato meno insidioso. Ancor prima di addentrarsi in definizioni e spiegazioni più dettagliate, diviene funzionale illustrare anzitutto il legame che vige tra intelligenza emotiva e motivazione personale: l’ascolto delle proprie emozioni corroborerebbe la motivazione al comportamento.

motivazione

In altre parole, l’esercizio di conoscere le proprie esigenze, emozioni e bisogni può rinforzare la conoscenza delle nostre azioni nonché delle nostre motivazioni poste in essere per raggiungere le suddette esigenze. Rispetto a tale relazione, la teoria piramidale dei bisogni di Abraham H. Maslow rappresenta un valido riferimento bibliografico. Nel suo bellissimo libro, scritto nel 1954, egli struttura la teoria motivazionale dello sviluppo umano attraverso la quale è riuscito a supportare l’idea secondo la quale la soddisfazione dei bisogni primari, posti alla base della piramide, rappresenta una condizione predisponente il soddisfacimento di quelli posti più in alto se non al vertice della piramide.

Difatti, egli ipotizza che il mancato soddisfacimento nonché ascolto di taluni bisogni, prevalentemente primari, possa ostacolare la realizzazione, ad esempio, di un bisogno non primario come quello dell’autorealizzazione.
Può accadere di sentirsi insoddisfatti e demotivati sul proprio posto di lavoro e, secondo la suddetta teoria, ciò potrebbe essere causato da una carente valorizzazione delle proprie potenzialità e risorse. Qui, pertanto, cade a pennello il legame sopraindicato fra intelligenza emotiva e motivazione dal momento in cui l’ascolto attivo dei nostri primari bisogni e non può supportare ognuno di noi nella personale percezione che ognuno di noi ha della propria motivazione all’agire: più riuscirò a conoscere me stesso, più riuscirò a comprendere la causa della mancata motivazione che potrei sperimentare in una determinata situazione e/o contesto storico, vedi pandemia da Covid-19.

Come prendersi cura della propria forza di volontà durante la pandemia da Covid-19

La diffusione del Nuovo Coronavirus ha ingenerato una drastica rimodulazione dei ritmi della vita quotidiana di ognuno di noi. Non solo un mutamento drastico ma considerevolmente repentino, improvviso ed imprevedibile che ha posto l’intera umanità in balìa di un timore non solo rivolto al presente ma anche e considerevolmente rivolto al futuro. La vitale fluidità della vita è stata rinchiusa fra le quattro mura delle nostre abitazioni divenendo così un luogo da vivere a pieno, giorno dopo giorno, alla ricerca di nuovi stimoli che, in maniera notevole, riuscissero a far trascorrere il tempo che sembrava essersi fermato.

È accaduto di ritrovarsi a condividere molto più spazio e tempo con la propria famiglia ma si è verificato anche un notevole aumento del tempo trascorso in compagnia di se stessi e delle proprie paure recondite, paure insorte nel divenire della pandemia e paure antecedenti che con la pandemia si sono ingigantite perché non precedentemente ascoltate, accolte ed interiorizzate. La pandemia da Covid-19, in una visione esclusivamente psicologica, ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un’opportunità di sviluppo della persona, di evoluzione ed anche di consapevolezza: come se il tempo che sembrava essersi fermato, appare ad oggi un tempo prezioso posto a nostra disposizione che ha consentito la scoperta di nuove passioni ma anche di fragilità sopite.

Ancora una volta, dunque, il suggerimento utile e funzionale alla cura della forza di volontà e della motivazione diviene non solo l’ascolto del nostro corpo e della nostra mente ma anche la focalizzazione del tempo presente, la suddivisione di esso in piccoli obiettivi raggiungibili e concretizzabili, anche e soprattutto perché, come i recenti accadimenti storici insegnano, il futuro è notevolmente imprevedibile.

Suggerimenti pratici per supportare la forza di volontà: dalla letteratura sino al cinema

Anzitutto, fra i riferimenti bibliografici indicati e consigliati al fine di riscoprire l’enorme forza interiore che contraddistingue ognuno di noi, è possibile annotare Intelligenza emotiva e Lavorare con intelligenza emotiva di Daniel Goleman; Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson; Il coraggio di essere felici. L’autentico cambiamento è nelle nostre mani, di Ichiro Kishimi.
Nel proseguire la disamina dei riferimenti che possano supportare la forza interiore, è possibile anche considerare la scelta di un’attività fisica dal momento in cui lo sport non fa altro che supportare e rinforzare la percezione dell’autostima e della motivazione: ti occorrerà semplicemente scegliere lo sport che più possa coinvolgerti, appassionarti e divertirti.

Per quanto concerne riferimenti di natura cinematografica, di seguito alcuni suggerimenti: Billie Elliot, Cast Away, L’attimo fuggente, La ricerca della felicità, The Imitation Game. Infine e non per importanza, alcuni riferimenti relativi ed appartenenti a culture orientali, quali ad esempio alcuni insegnamenti riconducibili alla cultura giapponese. In quest’ultima, ad esempio, la carpa koi simboleggia una creatura molto stimata e non solo per i suoi colori ma anche e soprattutto per il significato che porta con sé, ossia quello della perseveranza.

La carpa koi è in grado di nuotare controcorrente, è sempre in movimento ed è notevolmente nonchè metaforicamente affine alla natura umana. Il significato della carpa koi, infatti, è da sempre accompagnato da una vivida leggenda secondo la quale la carpa koi ha risalito il Fiume Giallo sino poi ad arrivare alla Porta del Drago, oltrepassata la quale diviene un drago immortale. Pertanto, la suddetta leggenda insegna quanto la forza di volontà appartenga ad ognuno di noi e che con la sua forza ognuno di noi possa raggiungere obiettivi desiderati e perseguiti.


limone maturo

Acqua e limone nella cura del colon

La salute del nostro corpo dipende in larghissima misura dal funzionamento corretto dell'intestino.
A oggi sono tantissime le persone che per vari motivi, soprattutto legati a un'alimentazione poco regolare, lamentano di avere un'infiammazione al colon.

Il colon irritato, infatti, è una delle patologie più ricorrenti. Presenta sintomi noiosi che, se ignorati, alla lunga possono portare a spiacevoli conseguenze, come ulcere cancerose.

limone maturo

Per questo è importante regolare l'alimentazione, evitando tutti quegli alimenti che risultano in grado di irritarlo. Preferire alimenti con un effetto antispastico può aiutare molto nella gestione di questo disturbo e contribuire alla salute complessiva dell'organismo.
Tra gli alimenti che possono aiutare a sfiammare il colon troviamo un frutto acido, le cui proprietà sono note da millenni: il limone. Questo alimento è sfruttato anche nelle diete dimagranti, per la sue capacità di eliminare le tossine in eccesso. Questo frutto, caratteristico della Sicilia, viene sempre più apprezzato dalle modelle e dal Mondo femminile legato al fitness, ma per fortuna riscoperto nell'ultimo decennio dagli amanti del benessere naturale.

Acqua e limone, bevuti al mattino, possono calmare i dolori, perché questo frutto è un disinfettante naturale e si rivela di grande aiuto a tutte le donne nei primi giorni di ciclo. Allo stesso scopo e con effetti simili si possono utilizzare anche i semi di pompelmo, ma evitando di impiegare il suo succo, che invece non è indicato in questo caso.

Parliamo però nello specifico del limone, delle sue molteplici e uniche proprietà e di come usarlo in una dieta contro il colon irritabile.

Il limone e le sue proprietà

Usato fin dall'antichità per le sue doti antinfiammatorie, il limone non deve mancare in una dieta equilibrata, che garantisca il buon funzionamento dell'intestino.

Questo frutto acido e alcalino contiene incredibili quantità di vitamina C, che come sappiamo è importantissima per la salute di tutto l'organismo. Contiene anche ferro, fosforo, rame e alcune vitamine del gruppo A e B. Proprio grazie alla sua alcalinità, si rivela essere un ottimo rimedio anche contro la candida e le coliche , in quanto in grado di alterare la capacità di proliferazione del fungo.

L'aspetto estremamente positivo legato al consumo di questo frutto è che possiamo utilizzare ogni sua parte per ottenere notevoli benefici. Succo, fiori, foglie ci permettono di godere di proprietà uniche e in grado di fare la differenza in termini di salute.
Il succo di limone, per esempio, ha proprietà altamente disinfettanti, quindi si presta bene per un colon dolente.
Ma non solo: purifica il sangue, aiuta ad assimilare il calcio e ha effetti diuretici notevoli.
Non a caso, il limone regolarizza il metabolismo, nonché tutte le funzioni digestive.

Tuttavia, bisogna consumarlo con qualche accortezza e stando attenti a non commettere errori in fase di consumo. Per esempio, se mischiato con il latte potrebbe causare una sensazione di pesantezza, perché gli acidi del limone coagulano le proteine del latte, vanificando gli effetti positivi. Non è quindi vero che tende a fare “acido”, ma è vero che può rendere più difficoltosa la digestione, compromettendo le regolari funzioni nel nostro corpo.
Così come è vero che consumarne troppo rischia di creare stitichezza, per via delle sue proprietà astringenti. Anche se suona un po' strano, si può affermare senza paura di essere contraddetti che “il limone stringe”.

Il limone però, in una dieta equilibrata, può portare a grandi benefici, basterà seguire solo qualche semplice accortezza.
Unito allo zenzero, che andrebbe consumato tutti i giorni insieme alla curcuma in caso di intestino infiammato, aiuta a il colon dolente a sfiammarsi, migliorandone la funzionalità.

Le bevande a base di succo di limone contengono molto zucchero, e gli zuccheri sono “nemici” del colon. Sarebbe quindi meglio evitare di acquistare prodotti come limonate confezionate o bibite di origine industriale, anche se contenenti percentuali di limone.
Una buona limonata autoprodotta, con il nostro spremiagrumi da pochi euro, può essere molto più utile di bevande già pronte al consumo. L'effetto rinfrescante è garantito e gli effetti sulla salute risulteranno certamente maggiori.

Altri rimedi contro il colon irritato

E' errato pensare che limone e colite non vadano d'accordo.
In realtà, con le sue proprietà antispastiche e antinfiammatorie, il limone si rivela un buon alleato contro questa malattia.

Consumato al mattino in acqua calda (fondamentale che non sia bollente), il succo di limone esegue un vero e proprio “lavaggio” dell'intestino, rivelandosi come ottimo rimedio per la colite. Possiamo elencarlo senz'altro negli ingredienti migliori per realizzare una colazione nutriente che non faccia male al colon.

 

Non dimentichiamoci, infatti, che la colite è quasi sempre dovuta a un'infiammazione provocata dall'assunzione di alimenti errati.
Alcool, caffè, bibite gasate e cioccolato, per esempio, tendono a rendere il colon dolente, con i relativi problemi annessi. Se riuscissimo a sostituire il rituale della tazzina di caffè a colazione con un bel bicchierone di acqua tiepida, tendente al caldo (circa 65° C) e limone biologico, faremmo un bel regalo al nostro corpo.

Quindi il limone, bevuto al mattino con l'acqua quasi calda, può davvero fare miracoli.

Il rimedio in questione funziona un po' come una doccia. Acqua e limone aiutano a dissolvere tossine e scorie che si trovano nelle mucose intestinali, riducendo quindi gonfiore e dolore.
Il dolore provocato dal colon irritabile è forte, a volte continuo, in alcuni casi si presenta con i classici spasmi. Può portare a diarrea, meteorismo, e tensione addominale e si rivela ad ogni modo difficile da debellare.

Un bicchiere di acqua e limone tutte le mattine garantisce una pulizia ottimale delle mucose e quindi un ottimo rimedio contro la colite.

biccher d'acqua e limone

Ci sono chiaramente anche altre soluzioni, tutte naturali, che aiutano a sconfiggere il colon irritabile.
Una di queste è senza dubbio la camomilla. Da preferire quella da erboristeria o raccolta da noi in mano in primavera, un infuso di camomilla è in grado di calmare i dolori da colite per diverso tempo. Non a caso è un rimedio utilizzato anche per i bambini molto piccoli che soffrono di coliche.

Anche l'Aloe Vera è un ottimo disinfettante! Il succo puro, bevuto circa 3 volte al giorno, per un periodo di almeno 30 giorni, può fare miracoli e aiutare un intestino infiammato a tornare come nuovo.

Da segnalare anche liquirizia che, grazie ai flavonoidi presenti nella radice, aiuta a combattere gli spasmi dolorosi. E' perfetta per calmare i dolori al colon, proprio perché agisce sui muscoli addominali, provocandone un piacevole rilassamento.

Le fibre, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, non sono tutte da evitare. Per esempio, si possono consumare carote cotte, per agevolare la guarigione di un colon infiammato. Da preferire con orzo e riso. Ottima anche la frutta cotta, che aiuta a rilassare e togliere il gonfiore. Le fibre di verdure crude, invece, sono da evitare perché possono peggiorare la situazione e contribuire all'ingrossamento del colon.

Farmaci al limone e suggerimenti in cucina

Oltre a una dieta equilibrata, che eviti alimenti che causano gonfiore e infiammazione, si possono assumere anche dei farmaci a base di limone. Chiaramente, questa è una scelta che può essere presa in considerazione quando la dieta, da sola, non basta per risolvere il problema.

Per calmare i dolori al colon, dovuti a infiammazione e irritazione, si possono assumere medicinali che contengono principi simili al limone, come il lexil e il rifacol, utili come antibiotici, nel caso di infiammazioni gravi oppure come semplici antispastici, nel caso di colon irritabile dovuto anche a stress e ansia.

Il limone, quindi, svolge un ruolo importante nella dieta contro la colite. Possiamo integrarlo anche nel cibo, magari per rendere più gustosa e particolare una pietanza.

Per esempio, si può provare un buon risotto al limone, che non crea pesantezza, ha un sapore delicato e leggero e aiuta a combattere l'infiammazione all'intestino. Come abbiamo infatti detto in precedenza, le fibre del riso sono da preferire ad altre, unite al limone potranno limitare spasmi e disturbi.

Da non tralasciare, poi, anche le tisane a base di limone!

Una buona tisana può essere preparata con mezzo limone tagliato a fette, lasciato a macerare nell'acqua bollente per 10 minuti a fuoco spento.
La bevanda ottenuta, oportunatamente filtrata, sarà un vero toccasana per un intestino infiammato.

Con il tempo e la conoscenza, si imparerà ad usare meglio questo meraviglioso agrume rispetto a preparazioni come la scaloppina al limone o la torta al limone. Meglio preferire un bel piatto a base di riso con scaglie di limone , leggero e altrettanto gustoso, non a caso spesso servito da chef stellati.

 


aglio bianco

Mangiare tanto aglio bianco fa male alla pancia?

L’aglio ha numerosi benefici per la salute e oltre che essere uno degli antibiotici naturali migliori, consumarlo regolarmente aiuta a prevenire svariate malattie. Esistono diverse tipologie di aglio, ognuno con caratteristiche specifiche, ma quello maggiormente coltivato in Italia è l’aglio bianco.

Coltivare l'aglio
Proprietà e benefici
Effetti e controindicazioni
Sostituti dell'aglio
Mai più alitosi
Qualità d'aglio italiano

Nonostante i benefici, però, pare che consumare troppo aglio bianco faccia male alla pancia a causa di una difficile digestione. Scopriamo perché e tutto ciò che riguarda l’aglio bianco, semina, raccolta, principi attivi e tanto altro.

aglio bianco

Come si coltiva l’aglio bianco

L’aglio bianco cresce meglio da seme o da piantina?

Per coltivare l’aglio bisogna procurarsi gli spicchi di aglio o bulbilli e piantarli proprio sotto il livello del terreno mettendo l'apice verso l’alto, che poi formerà il germoglio. E’ possibile piantare l’aglio sia in vaso che in pieno campo e in genere viene distanziato a 10 centimetri tra le piantine e 35 tra le file.

Il periodo ottimale per piantare l’aglio va da novembre a febbraio e la migliore temperatura di crescita è compresa tra i 18 e i 23 gradi, seppur resista in maniera eccellente al freddo e al gelo. In virtù della sua crescita invernale, anche nel freddo febbraio, molti ortolani sono soliti parlare di “Febbraglio”.

La raccolta dell’aglio avviene dopo circa 6 mesi dalla piantumazione, in media intorno al mese di luglio, quando le foglie della pianta inizino a seccarsi e il periodo vegetativo della pianta volge al termine. Essendo però Febbraio l'ultimo mese propenso per piantare “l'oro bianco”, in questo caso il suo ciclo vitale terminerebbe per la fine di Agosto.

La raccolta viene effettuata estirpando la pianta e facendo attenzione a che tutto il bulbo fuoriesca senza essere danneggiato. Bisognerà ripulirlo dalla terra e tenerlo in un luogo asciutto, preferibilmente fatto a treccia e al riparo dalla luce per farlo essiccare meglio.

Proprietà dell’aglio

A prescindere quale sia il colore, bianco, rosso, rosa, viola o nero, l’aglio, il cui nome botanico è Allium Sativum, appartiene alla famiglia delle Liliacee ed è un alimento versatile, da consumare cotto, crudo, fresco o secco. Dal punto di vista nutrizionale ha 41 kcal ogni 100 grammi, è ricco di vitamine, A, C, E e vitamine del gruppo B, e minerali come calcio, fosforo, ferro, sodio e potassio.

Considerate le sue proprietà e i suoi valori nutrizionali l’uso dell’aglio viene consigliato anche a chi deve perdere peso in quanto pare favorisca la lipolisi, ovvero lo scioglimento dei grassi. I suoi effetti dimagranti sono dovuti alle sue proprietà diuretiche e al fatto che accelera il metabolismo.

Usato normalmente per preparare il soffritto, è anche un ingrediente immancabile in tantissime ricette. Spesso però si tende ad evitarlo visto il suo odore sgradevole, tuttavia mangiarlo con frequenza assicura enormi benefici.

Benefici dell’aglio

L’aglio ha eccellenti proprietà terapeutiche, è infatti un potente antisettico, disintossicante e digestivo. Infatti, riduce il numero di tossine e libera l’intestino da infezioni e parassiti. Inoltre, favorisce le secrezioni gastriche, abbassa i livelli di glicemia nel sangue, contrasta colesterolo alto e ipertensione e rinforza il sistema immunitario. L’effetto ipotensivo viene garantito dall’attività diuretica dell’aglio, dimostrata anche da recenti studi.

L’aglio apporta benefici su più fronti, anche sul benessere cardiovascolare. Gli effetti dell’aglio curativo si esplicano anche durante i cambi di stagione, prevengono influenza, raffreddori, malattie cutanee, oppure quando si attraversano periodi di ansia e forte stress.

Uno spicchio d'aglio contiene infatti principi attivi curativi efficaci come allicina, vitamine del gruppo B, zolfo. Le proprietà carminative, antisettiche ed espettoranti proteggono dai malanni e aiutano a stare meglio.

È scientificamente dimostrato il ruolo dell’aglio nella regolarizzazione dei trigliceridi e della colesterolemia, e nel miglioramento del rapporto tra colesterolo LDL e colesterolo HDL, ovvero tra lipoproteine cattive, che contribuiscono a formare depositi di colesterolo nelle pareti arteriose, e lipoproteine buone, cioè quelle che fungono da spazzini delle arterie. Utile anche nelle infezioni dell’apparato respiratorio, è efficace anche infezioni croniche causate dalla Candida albicans.

Sul mercato è possibile acquistare le perle di aglio, ottima soluzione per efficacia e semplicità di assunzione.

Non solo, i principi attivi dell’aglio favoriscono l’aumento del flusso del sangue e aiutano a mantenere l'erezione. Pare che assumerne due spicchi al giorno per almeno tre mesi assicura notevoli benefici sull'impotenza, in particolare per coloro che soffrono di colesterolo alto.

Usato anche come antidiarrea al posto del bimixin, l'aglio è tra gli alimenti considerati far i migliori farmaci naturali, adatti per tutelare la salute. Infatti, aiuta a favorire l'espulsione di virus, batteri e parassiti da parte dell'organismo che potrebbero causare disturbi come la diarrea.

Ecco spiegato perché si usava aglio nell’ano in passato nei bambini: uno spicchio intatto aiutava ad eliminare i vermi dei bambini e quindi risultava efficace in casi di gastroenteriti e contro il proliverare dei parassiti intestinali.

Effetti aglio e controindicazioni

La più nota controindicazione dell’aglio è l’alito pesante, causato dalla liberazione di allicina, ma se mangiato in quantità elevate altre controindicazioni diffuse sono nausea e problemi di digestione. Infatti, può manifestarsi mal di pancia, un effetto che può accadere non solo con l’aglio bianco, ma anche con aglio di altre colorazioni.

E’ importante ricordare che il consumo corretto per un adulto che ne fa uso erboristico e fitoterapico è di massimo 4 grammi al giorno. Per uso fitoterapico l’aglio può essere consumato anche sotto forma di estratto secco in capsule. Tuttavia, prima di assumere degli integratori, è sempre consigliabile consultare il medico.

Vi sono anche dei casi specifici in non è consigliabile mangiare l’aglio. Ad esempio, le persone che soffrono di gastrite o ulcera dovrebbero assolutamente evitare questo ortaggio dalle “tuniche sterili”. Dovrebbe evitare l’aglio anche chi soffre di reflusso gastroesofageo, infiammazioni dello stomaco e ovviamente chi è intollerante all’aglio. Inoltre, visto che l’aglio può interagire con alcuni medicinali, bisogna sempre bene consultare il proprio medico di fiducia se vi sono dubbi nell’assunzione combinata con alcuni farmaci.

Nonostante l’aglio sia sconsigliato in gravidanza e in allattamento, gli esperti affermano comunque che questo alimento non dovrebbe essere evitato, perché se la mamma lo consuma il bambino in futuro sarà più propenso a mangiarlo perché già è abituato a quel sapore.

Sempre riguardo ai bambini, gli esperti affermano che questo ortaggio può essere introdotto nella loro dieta ma con accortezza, proponendolo di volta in volta a piccole dosi.

Meglio aglio o cipolla? Differenza tra proprietà

Entrambi appartengono alla famiglia delle Liliaceae, vengono usate per soffritti e insieme ad altri ingredienti per la preparazione di svariate ricette e hanno caratteristiche e proprietà ben precise. Ecco quali sono:

  • L’aglio ha un sapore particolarmente intenso che comunque esalta il sapore dei piatti, ma va dosato con attenzione in quanto copre gli altri ingredienti facilmente. Usato crudo e tritato può rivelarsi molto piccante, quindi lo si può consumare cotto ma non stracotto, altrimenti rischia di diventare amaro.
  • Per gustare un aroma perfettamente equilibrato dell’aglio gli chef consigliano di lasciare la camicia, ovvero la protezione esterna, metterlo in infusione nell’olio caldo e poi rimuoverlo. La camicia permette all’aglio di non bruciare e per rimuoverla è sufficiente sbollentarlo in acqua o schiacciarlo col coltello.
  • La cipolla, a differenza dell’aglio, ha un sapore molto dolce in quanto è ricca di acqua e zuccheri. Il sapore cambia a seconda della tipologia di cipolla, ad esempio le bionde hanno un gusto più pungente e sono ideali nelle salse e nei fondi di cottura perché diventano praticamente trasparenti. Invece, le rosse risultano più dolciastre e sono gustose consumate crude nell’insalata o caramellate.
  • Per quanto riguarda le proprietà, le cipolle come l’aglio sono diuretiche e regolano i livelli del colesterolo, ma in più sono anche antinfiammatorie e prevengono le malattie cardiache e l’aterosclerosi.

Sostituti all’aglio in cucina

Come condire i cibi senza irritare? Cosa usare al posto dell’aglio?

Sono tante le erbe e le spezie che possono sostituire l'aglio in vari piatti come stufati, zuppe, pasta e tanto altro. Uno dei migliori sostituti dell'aglio è il finocchio, più dolce e dal sapore unico, oppure il cumino, ideale per dare un ricco sapore al cibo. Ottimi sono anche il sedano, che con il suo gusto aromatico è un perfetto agente aromatizzante, lo zenzero, altrettanto saporito, e l’erba cipollina, buona alternativa in diversi piatti.

aglio e cipolle

Come evitare alito cattivo senza rinunciare a mangiarlo?

Come limitare l’alitosi da aglio? I rimedi sono tanti e alcuni sono davvero molto efficaci, in modo tale da godere dei benefici legati al suo consumo, senza per questo limitare la nostra socialità. In genere la prima cosa da fare dopo aver mangiato aglio è quella di lavarsi i denti e soprattutto la lingua. Per evitare l’alito cattivo è utile anche risciacquare la bocca con un buon collutorio.
Altri trucchi efficaci si sono dimostrati questi:

  • Abbinare all’aglio verdure come lattuga, spinaci e patate per sminuire l’intenso odore pungente
  • Sciogliere del bicarbonato in un bicchiere di acqua tiepida e sciacquare la bocca
  • Diluire il succo di limone in un bicchiere d’acqua e berlo a piccoli sorsi
  • Bere una tazza di tè verde per coprire l’odore pesante dell’aglio
  • Mangiare una mela per stemperare l'alitosi

alito cattivo

Tipologie di aglio coltivate in Italia

Italia è buona produttrice di aglio? Assolutamente sì e non a caso, può vantare numerosi tipi di aglio, tutti dal gusto inconfondibile e dalle peculiarità uniche. Ecco i più noti presenti in commercio e apprezzati nella filiera slowfood:

  • Aglio dop di Voghiera

Una autentica eccellenza italiana è l’aglio dop di Voghiera, aglio emiliano della provincia di Ferrara, che si distingue per i bulbi di forma rotondeggiante, regolare e compatta, dal colore bianco luminoso e uniforme. Il nome indica uno dei cinque comuni dell’entroterra ferrarese in cui viene prodotto. Il profumo di questo aglio risulta molto acuto in virtù dell’elevato quantitativo di allicina in esso presente, principio attivo presente nel bulbo. Nonostante questo, il sapore si dimostra molto delicato e apprezzato dal grande pubblico.

  • Aglio Palesano dop

Altro aglio dop è l’aglio Palesano, specialità del basso Veneto, ritenuto molto pregiato e riconoscibile in virtù della forma compatta e regolare. Si tratta di una varietà tipica della provincia di Rovigo, nota fin dall’Ottocento, che viene coltivata in un terreno identificato con l’area del Polesine da cui ha origine il nome. Il suo frutto ha un'elevata concentrazione di calcio, magnesio, fosforo e potassio. Questo aglio di colore bianco è lucente, ha un aroma intenso e non invasivo, mostrando un profumo delicato che lo rende inconfondibile. È molto apprezzato nella tradizione contadina perché si conserva intatto per lunghi periodi.

  • Aglio di Vessalico

Anche l’aglio di Vessalico è una delle eccellenze italiane. Etichettato dai locali come “orgoglio ligure”, questo aglio vanta una produzione antica e piccolissima nell’entroterra di Albenga e si distingue per l’elevata digeribilità rispetto agli altri e il sapore un po’piccante. Viene coltivato nei classici terrazzamenti del comune in provincia di Imperia e nei territori limitrofi e presenta un bulbo compatto e di forma rotondeggiante, con circa 10 spicchi bianchi. Questo tipo di aglio è privo di infiorescenza.

  • Aglio piacentino

L’aglio bianco piacentino IGP è una delle varietà più diffuse in Italia ed è definito il “Re dell’Aglio” per le grandi dimensioni e l’elevata produttività. Particolarmente apprezzato per il gusto deciso e avvolgente e le caratteristiche di conservabilità, che permettono di preservarne le qualità organolettiche anche oltre un anno. Si rivela perfetto da gustare come antipasto con crostini di pane o verdure.

  • Aglio di Resia

Chiamato anche satock in dialetto resiano, l’aglio di Resia viene coltivato nella Val di Resia, nel Tarvisiano, zona del Friuli Venezia Giulia. Questa qualità di aglio dolce è particolarmente adatta alla produzione di salumi. Le coltivazioni sono naturali e la concimazione viene effettuata con letame bovino.

  • Aglio di Sulmona

Di color rosso porpora, l’aglio di Sulmona da secoli si coltiva solo nella Conca di Sulmona e nella Valle Peligna. A mantenere l’ecotipo autentico è stato il lavoro del Consorzio. I bulbi di questo aglio sono racchiusi in tuniche di colore vinoso e ha un diametro compreso tra i 55 e i 70 mm, superiore alle qualità comuni che vengono commercializzate ed esportate fuori confine. Questa varietà di aglio rosso si distingue ancora di più per l’alta concentrazione di sostanze antiossidanti, accentuate dalla presenza di vitamina C, riboflavina, tiamina, alicina e sostanze solforate.

  • Aglio di Nubia

L’aglio di Nubia viene coltivato nel comune omonimo, che è una piccola frazione di Paceco in Provincia di Trapani. Questo aglio rosso viene coltivato in rotazione con le fave, il melone e il grano duro, si semina tra novembre e dicembre e si raccoglie tra maggio e giugno alla sera e anche di notte se fa troppo caldo. L’aglio di Nubia ha un sapore molto intenso, perchè possiede un alto contenuto di allicina.

Agli dalle forme strane

Esistono agli dalle forme strane, detti aglioni, una varietà di aglio tipica della Val di Chiana, territorio situato al sud della Toscana. Questo tipo di aglio differisce da quello comune per le sue dimensioni grandi e dall'elevata pezzatura e peso, infatti può arrivare a pesare anche 800 g. Gli aglioni si distinguono anche per il loro sapore molto delicato, tanto da essere definito “aglio a prova di bacio” perché non lascia un odore sgradevole. Per degustare l’aglione il piatto tipico è i pici all’aglione, la pasta condita con aglio, pomodoro, peperoncino e olio.


riso e glutine

Riso e glutine : quello che i celiaci dovrebbero sapere

Il riso è uno dei cereali che rientra a pieno titolo nella dieta dei celiaci. Ciò perché è uno dei cereali che non contiene glutine e le cui caratteristiche collanti simil-glutiniche sono rese possibili da una forte presenza di amido che, a differenza del glutine, non crea intolleranze di alcun genere.

Contenuto di glutine nel riso
Gli alimenti gluten free possono contaminarsi?
Le patate sono amate o odiate?
Colazione a base di riso
Alimenti dove non c'è glutine
Bevande senza glutine
Cosa succede ad un celiaco se mangia glutine?

 

riso e glutine

Contenuto di glutine nel riso

Il contenuto di glutine nel riso è pari a zero mentre, soprattutto nella versione integrale, il riso è ricco di fibre. Quindi se ti stai chiedendo quanto glutine contiene il riso sappi che la risposta è negativa. Il glutine invece potrebbe trovarsi nei condimenti ed è lì che devi stare attento a cosa aggiungi e anche con cosa lo mescoli. Dal punto di vista sia della salute che del sapore, invece, in genere il risotto è meglio freddo piuttosto che caldo.
Un’altra cosa da considerare è che ci sono alcune varietà di riso che sono assolutamente particolari per le loro caratteristiche alimentari e la digeribilità. Si tratta dei risi basmati, venere, integrale, rosso, soffiato e altri che sono particolarmente apprezzati dai celiaci proprio perché possono mangiarli senza problemi, a meno di non avere un’altra intolleranza diversa.

Non sempre chi soffre di glutine soffre anche di lattosio, anche se è possibile che si verifichi questa concomitanza. In che percentuale è difficile da stabilire perché in moltissimi casi i sintomi delle due malattie si assomigliano. Per questa ragione quando si verificano dei problemi post-prandiali bisogna innanzi tutto effettuare i test per la celiachia. Se questi risultano negativi e i sintomi alla fine dei pasti permangono, allora bisogna considerare molto seriamente anche la possibilità che esista un'allergia al lattosio o un'intolleranza ai lieviti.

Il riso è un alimento no glutine?

Il riso è un alimento privo di glutine e quindi rientra tra i cibi gluten free. Ciò non toglie che i timori che possano esserci comunque delle tracce, come è già successo per il mais, spinge tutti coloro che sono intolleranti ad atteggiamenti di estrema prudenza. Di fatto però né il riso né il mais hanno glutine, a meno che non vengano a contatto con alimenti e stoviglie che lo contengono. Rispetto al farro e al kamut, grano saraceno, quinoa, segale, avena, miglio, gli intolleranti al glutine possono assumere certamente il grano saraceno, la quinoa e il miglio. Invece il kamut, il farro, la segale e l’orzo rappresentano gli alimenti vietati ai celiaci.

Gli alimenti gluten free possono contaminarsi ?

Tutti gli alimenti che vengono a contatto con delle sostanze inquinanti possono contaminarsi. Spesso si è portati a credere che gli alimenti sani siano perfetti, ma non è così. Anzi, quando questi cibi vengono coltivati in campi non certificati, possono conservare tracce di veleni, anche se i prodotti sono apparentemente innocui. Come si evitano le contaminazioni fa parte del ruolo dell'HACCP. Ad essa, infatti, spetta certificare che le coltivazioni siano state cresciute in zone prive di veleni e che siano state stoccate in silos assolutamente non contaminati. Quindi, quando acquisti dei generi alimentari, controlla sempre che ci siano le certificazioni dell’HACCP.

Le patate sono amate o odiate

Nella dieta del celiaco le patate possono essere assunte senza patemi perché sono gluten free. Esse infatti rispettano ampiamente quanto stabilito dal regolamento che nel 2007. Questo, infatti, ha sancito il limite massimo di glutine che può essere reperito in un alimento, affinché non possa nuocere alla salute di chi è intollerante. Ma non è l’unica ragione che porta molti consumatori, che siano celiaci o no poco importa, ad amare questo alimento. Le patate, infatti, hanno un contenuto di calorie molto basso, pur essendo molto nutrienti e ricche di carboidrati, ma al connubio patate-colite c'è da fare attenzione.

Colazione a base di riso

Tra chi a colazione mangia riso ci sono molti sportivi, che preferiscono assumere calorie a lento rilascio prima di affrontare le sessioni di allenamento più intense. Poi ci sono gli amanti delle diete a tutti i costi, che mangiano in prevalenza riso perché questo alimento tende ad assorbire il gonfiore addominale e aiuta a dimagrire. E poi il riso è utilizzato a colazione in tutte le culture dove la coltivazione di questo cereale è particolarmente intensa. Infine iniziare la giornata con il riso può essere considerata, a tutti gli effetti, una corretta colazione gluten free.

Alimenti dove non c'è glutine

In commercio ci sono moltissimi alimenti che possono essere assunti dai celiaci perché sono senza glutine. Il latte senza glutine, ad esempio, oppure lo yogurt senza glutine. Ma trovi anche il cioccolato senza glutine, le gallette di riso senza glutine e tantissimi altri prodotti alimentari. Per saperlo ti basta controllare la confezione e cercare il marchio gluten free che ti garantisce l’assenza di questo componente tra i suoi elementi.

Bevande senza glutine

Anche nelle bevande ci può essere il glutine e un celiaco che dovesse berle starebbe certamente male. Per fortuna anche in questo caso ci sono delle bevande dove non c’è glutine, che si possono bere tranquillamente.

gluten free

Cosa succede ad un celiaco se mangia glutine

Un celiaco che assume degli alimenti che contengono glutine ne risente immediatamente sul piano della salute. Le reazioni allergiche possono avere entità e gravità differenti, da un minimo di gonfiore addominale ad una crisi di malessere molto pesante. Che tolleranza si può avere dipende dalla situazione personale di ciascuno dei soggetti allergici. In realtà molti celiaci si accorgono di esserlo dopo molto tempo. In tantissimi casi, infatti, i vari sintomi della celiachia, come il gonfiore, il meteorismo, e le altre manifestazioni frequenti vengono attribuite ad altre cause e a volte, addirittura, non ci si accorge subito in tempo di essere celiaci. E succede sempre più spesso che a farcelo scoprire sia una crisi talmente grave, da dover essere seguita da una possibile corsa in ospedale.

Differenza tra forma lieve e grave

Le differenze tra una forma lieve di celiachia e una forma grave sono abbastanza cospicue. Quando la celiachia assume una forma lieve, tra l’altro, in molti casi diventa abbastanza difficile riconoscere la malattia. E poi i sintomi più frequenti, e cioè il calo di peso e le frequenti scariche diarroiche, sono comuni anche ad altre situazioni e ad altre patologie. Per questa ragione, soprattutto quando la celiachia si manifesta in forma lieve, riconoscerla è davvero complicato, vista che la nostra attenzione è tutta concentrata su come trattenere la diarrea e null'altro.

Ancora peggio quando le coliche addominali non sono seguite dalle scariche diarroiche e lasciano pensare che si tratti piuttosto di una colite cronica. E invece, in molti casi, è una forma atipica di celiachia, che può essere considerata lieve solo apparentemente. Ancora più difficile è scoprire la presenza della celiachia silente, che fa parte anch’essa delle forme gravi. Questo tipo di celiachia aggredisce comunque la mucosa intestinale e l’unica maniera per scoprirla è quella, alla fine, di rilevare i danni. Infine è grave anche la celiachia latente, priva o quasi di sintomi, che può essere scoperta solo grazie al test che verifica la positività agli anticorpi anti gliadina e anti endomisio. In pratica si calcola che, anche se molti non lo sanno, l’uno per cento della popolazione mondiale soffra di celiachia e che molte delle sue forme sono tendenzialmente letali.

In ambedue i casi la risposta dell'organismo a questa patologia è una reazione spropositata al glutine. Il sistema difensivo, infatti, lo individua come elemento estraneo pericoloso, e gli scatena contro tutte le risorse del sistema immunitario. Una reazione che finisce col provocare una infiammazione sempre più violenta dell’intestino tenue.

Infiammazione che, alla fine, provoca la distruzione dei villi intestinali. Gli anticorpi, frutto della reazione dell’organismo, infatti, aggrediscono proprio i villi intestinali, considerandoli un invasore da combattere. La ricerca, nell’intento di trovare le vere cause della celiachia, ha provato a dare la responsabilità al malfunzionamento di altri organi, tra cui la tiroide. Nel tentativo di scoprire se, nella celiachia, esistono correlazioni con la tiroide, ci si è accorti che una serie di effetti e realtà sono comuni, soprattutto i sintomi tipici. Infatti in ambedue e patologie si manifestano degli effetti sul fisico molto simili. Uno di questi è il gonfiore addominale.

Poi si riscontra anche una quantità spropositata di aria nella pancia e un costante mal di testa. E anche sul piano dell’umore ci sono dei sintomi uguali. Infatti sia la celiachia che le patologie tiroidee causano depressione, abbattimento dell’umore e facilità alle irritazioni. E, infine, sono presenti in ambedue i casi sia la stanchezza mentale che la spossatezza fisica. Alla luce di tutte queste correlazioni, quindi, sta cominciando a prendere piede la convinzione che la chiave, per superare ambedue le malattie, sia da cercare a livello di codice genetico.


cereali

I cereali giusti a colazione, pranzo e cena

I cereali fanno parte del settore alimentare che vanta il maggior numero di fibre. Per questa ragione un’alimentazione sana che abbia anche un occhio di riguardo nei confronti dell’intestino dovrebbe diventare un obiettivo di vita per tutti. Ma sono soprattutto quelli che accusano problemi e infiammazioni intestinali a doversi regolare a tavola, scegliendo con attenzione come cucinare e quali cereali mangiare per non appesantire l'intestino. Iniziamo, quindi, col descrivere la dieta cereali.

cereali

Dieta cereali
Dove si trovano
Differenza tra cereali integrali e interi
Elenco dei cereali
I cereali fanno ingrassare
Quali cereali comprare per non star male

Dieta cereali

Esistono moltissimi cereali che sono benefici per l’intestino infiammato. A seconda del tipo e del confezionamento puoi farne uso sia a colazione, che a pranzo e a cena. Alcuni, infatti, possono essere mangiati a colazione insieme al succo d’arancia o al tè. Avena o Orzo, ad esempio sono perfetti da mangiare al mattino. Con l’orzo, tra l’altro, puoi fare anche il decotto, che è meno eccitante e irritante del caffè. Poi ci sono le varie farine di grano duro, grano saraceno, il miglio, oppure il kamut, la quinoa, il bulgur.

Marche di cereali per colazioni

Quando acquisti i cereali integrali da consumare al mattino puoi scegliere anche delle barrette oppure le confezioni di cereali secchi da mettere nel latte o ne caffè d’orzo. Tra le marche commerciali più famose spiccano soprattutto i prodotti della Fitness o quelli tradizionali della Kellogg's, ma qui la qualità lascia a desiderare, anche per l'alto contenuto di zuccheri aggiunti.
Se vuoi cereali integrali a colazione ti consiglio di dirottare la tua scelta verso un negozio Bio, in seconda scelta la linea bio della Coop o alcuni prodotti della Misura potrebbero andare bene, soprattutto se hai la necessità di ridurre l’apporto calorico alla tua dieta, perché magari sei un po’ sovrappeso oppure sei obbligato a assumere un numero preciso di calorie per ragioni di allenamento o di sport, soprattutto al mattino.

Pane ai cereali

Il pane ai 5 cereali è un alimento indicato per chi soffre di infiammazione intestinale solo se non si trova in una condizione "acuta". Le sue calorie, rispetto al pane tradizionale sono 279 kcal ogni 100 grammi. E, per fare colazione, anche i cereali soffiati vanno bene.

Cornetti ai cereali sono così magri?

I cornetti ai cereali sono più magri ma solo se vengono cotti senza grassi. Purtroppo è quasi impossibile non usare i grassi, fossero pure quelli vegetali, ed è proprio questo l’ingrediente che li rende pesanti.

Latte vegetale e cereali

Il latte vegetale (riso, farro, avena..) con i cereali è una delle colazioni più ricche e nutrienti che ci siano. Per fortuna molti cereali hanno anche poche calorie per cui ti saziano ma evitano di appesantirti.

Biscotti ai cereali

Un’altra colazione molto gustosa e ipocalorica è quella con i biscottini ai cereali. C’è da dire che i più giovani amano i prodotti pronti, così il consiglio per chi bada alla qualità e alla propria salute, è quello di acquistare biscotti biologici o fatti in casa con ingredienti genuini e senza l'utilizzo di zucchero.

Dove si trovano

Ovviamente nelle regioni italiane dove la coltivazione dei cereali è predominante se ne trovano di più. Sono particolarmente forniti, infatti, il mercato cereali di Bologna e il mercato cereali Milano. C’è da dire che probabilmente i prezzi cereali Milano sono più bassi, sia per una questione di concorrenza che di maggiore stoccaggio. Altra cosa interessante è che il prezzo dei cereali, rispetto ad altri alimenti, è molto più conveniente. Una cosa che ti permette, se usi una dieta ipocalorica a base di cereali, non solo di mantenerti in linea ma di riuscire anche a risparmiare.

Importanza della conservazione

I cereali sono un alimento particolarmente deperibile e sono oggetto di invasioni di insetti di vario genere, oltre che dei roditori. Per questa ragione i depositi per cereali devono essere realizzati nel rispetto di tutte le norme igieniche e delle regole che riguardano la sicurezza ambientale.

Differenza tra cereali integrali e interi

La differenza tra i cereali integrali e quelli interi è che gli integrali sono già stati macinati, ma non sono stati privati della cuticola che è ricca di vitamine e minerali. Invece per cereali interi si intendono le spighe appena raccolte e non ancora lavorate. Sono cereali interi ad esempio il grano, il riso e il mais.
Alcuni cereali contengono glutine, altri invece ne sono sprovvisti. Il glutine è un elemento alimentare invasivo o pericoloso solo per chi soffre di celiachia. Per questa ragione esistono dei cereali che sono usati solo per il cibo dei celiaci. Tra i cereali senza glutine c’è il riso, il mais, il grano saraceno, il miglio e la quinoa. Sovente i cereali senza glutine vengono anche classificati come cereali interi. Invece tra i cereali con glutine ci sono i frumenti, come il kamut e il turanicum, il farro, l’orzo, la segale e il triticale.
I cereali sono anche molto buoni in umido o cucinati come zuppa di cereali, da consumare preferibilmente la sera. Una zuppa che puoi cuocere usando solo i cereali, oppure puoi fare una ricetta più completa realizzando una zuppa di legumi e cereali.

Elenco dei cereali

Se è vero che siamo abituati a considerare cereali solo il riso e il frumento, in realtà la platea dei cereali è molto più variegata. Infatti ci sono cereali molto buoni e salutari, che però non sono altrettanto conosciuti. L’amaranto, ad esempio, o il bulgur solo da poco vengono richiesti dai consumatori. Poi ce ne sono altri conosciuti come alimenti, anche se non tutti sanno che si tratta di cereali. Parliamo del farro, del mais, del malto, dell’orzo, del miglio, della quinoa. E poi c’è anche il seitan e tutti i tipi di riso.
Anzi la lista dei cereali è talmente vasta che potresti realizzare anche una ricca insalata di cereali. Infine tra questi ci sono anche degli alimenti che erroneamente vengono classificati e usati come cereali ma non lo sono. Si tratta di alimenti definiti “pseudo cereali”, apprezzati dai celiaci perché molti di loro non hanno glutine. Tra gli pseudo cereali più ricercati c’è sia la quinoa che il grano saraceno.

I cereali fanno ingrassare ?

I cereali, in una persona che conduce una normale attività fisica quotidiana, fanno ingrassare molto meno di altri alimenti ricchi, ad esempio, di proteine, sia animali che vegetali. I cereali sono un alimento che andrebbe bene soprattutto ad un operaio o comunque una persona che fa una vita attiva e movimentata. Per chi invece dedica la propria attività alle sfilate di moda e alle passerelle probabilmente, data la magrezza richiesta, i cereali andrebbero assunti con estrema moderazione e sempre in base al proprio stile di vita. In pratica i cereali vanno bene per uno che consuma molto, mentre se si consuma poco, allora è meglio evitare qualsiasi eccesso e misurare rigorosamente le dosi.

Ricetta leggera con cereali

Una ricetta leggera con cereali tra le più usate è il risotto con le verdure. Per realizzarla ci vuole davvero molto poco. Basta infatti cuocere le verdure, ciascuna secondo il proprio tempo, e poi mischiarle assieme insaporendole appena. In una terrina a parte invece devi cuocere il riso portandolo ad un livello di cottura minimo. Appena il riso è cotto lo devi scolare e versare tra le verdure facendolo cuocere per un paio di minuti ancora e poi servire in tavola.

Ricetta pesante con cereali

Un piatto di pasta al sugo sicuramente è più pesante. Quindi se vuoi una ricetta pesante con cereali ti basta preparare un’insalatiera di pasta al sugo di pomodoro, aggiungendo alla fine dei tocchetti di melanzane fritte nell’olio d’oliva e spolverare il tutto con del pecorino stagionato grattugiato.

Quali cereali comprare per non star male

I cereali da comprare per non stare male sono da scegliere certamente tra quelli più digeribili. Però in fondo, se non esageri con le dosi, non esistono cerali che possano farti star male, a meno che tu non abbia un’intolleranza particolare, come quella che i celiaci hanno nei confronti del glutine. È pur vero che alcuni cereali sono meno digeribili di altri, ma il segreto è sempre quello di non esagerare con le quantità e di cuocerli per bene. Poi ovviamente se ai cereali aggiungi le fritture, allora c’è una possibilità notevole di risentirne a livello digestivo.

Oggigiorno in ogni caso i cereali senza glutine o di grani antichi, in chicchi e biologici, risultano quelli migliori dal punto di vista salutistico.

I cereali in base alla temperatura

Alcuni cereali sono più indicati con il caldo, altri invece con il freddo. La temperatura, infatti, influisce sulla pesantezza o sulla capacità del corpo di smaltirli. Il mais, ad esempio, è un cereale da consumare soprattutto d’estate, sia perché non riscalda gli organi interiori, sia perché protegge il fisico dagli sbalzi termici. Per l’inverno, invece, vanno molto bene i cereali che si riempiono d’acqua, come la quinoa, il grano saraceno e l’amaranto.


sushi e calorie

Fa ingrassare più il sushi della pizza ?

Il sushi e la pizza fanno sicuramente parte dei cibi più amati ed in voga tra le persone di tutte le età.

Ci si chiede spesso se sia più corretto mangiare la pizza o il sushi per un regime dietetico sano che non faccia ingrassare. Il dubbio infatti nasce dal fatto che il tipico pesce crudo giapponese venga servito con salse grasse e che il famoso piatto napoletano venga sempre più realizzato con attenzione e minuzia.

tipi di sushi

Caratteristiche dei piatti principali

Sicuramente una risposta più veritiera si avrà valutando gli ingredienti che si utilizzano per la preparazione di entrambe le pietanze. Nel caso della pizza molta differenza la fa l’impasto, sia esso integrale, di farina di kamut, al farro o di farina bianca. Anche la farcitura ha un ruolo importante nel conteggio delle calorie, una pizza con affettati sarà sicuramente più calorica di una semplice massa ben lievitata alle verdure o di una classica margherita.
Per quanto riguarda il sushi, per stare leggeri, sarebbero da evitare il pesce fritto, anche in caso di tempura, sulla cui qualità non potremmo fidarci ciecamente.

Anche i crostacei e molluschi non fanno benissimo all'organismo, poiché sono classificati come cibi ricchi di colesterolo e aggiungerei anche il surimi perché, di fatto, non si tratta quasi mai di reale "polpa di granchio fresca" come erroneamente si pensa, ma bensì un “finto” pesce, spesso confezionato con gli scarti di varie specie ittiche messe insieme, incluso pinne di squali o carni con molta cartillagine.

Di tutt'altra natura è invece il sushi a base di riso con avocado, oppure nel caso di ripieni al tonno e salmone, anche se si tratta di due tipi di pesce ricchi di grassi omega-3, ovvero i cosiddetti grassi buoni.

Se ci rechiamo al ristorante giapponese è consigliato iniziare le danze con una zuppa di Miso; questa pietanza ha un alto potere saziante pur avendo pochissime calorie. L’ideale è consumarla ad inizio pasto in modo da favorire la digestione ed evitare il gonfiore addominale, è quindi una sorta di preparazione al pasto completo.

Per quanto riguarda il pesce, il più indicato per un regime dietetico ipocalorico è senza dubbio il sashimi. Il sashimi è pesce crudo che può essere composto da tonno, salmone, branzino o gamberetto tagliato a fette sottili, una sorta di carpaccio di pesce. Vista l’assenza di riso è il tipo di sushi più leggero; ricco di omega-3 e contenente un numero assai ridotto di calorie. Si tratta di una scelta intelligente se ambiamo a seguire una dieta bilanciata.

Da evitare attentamente, poiché molto calorica, è la tempura. Si tratta di una frittura di gamberi molto golosa e saporita, ma davvero non indicata se si vuole stare attenti alla linea.

Sicuramente utili, se intesi come pasto completo, sono gli uramaki, i maki e i roll, costituiti da pesce crudo, unito ad avocado, cetriolo e riso ed avvolti dall’alga Nori. Questa speciale alga viene utilizzata per le composizioni di sushi ed è conosciuta nel Mondo per l’elevato contenuto proteico, vitamine, sali minerali ed Omega3.

Nel caso si scegliessero queste tre opzioni la situazione alimentare sarebbe quasi ottimale, considerato che avremo i carboidrati del riso, le proteine del pesce ed i sali minerali e le fibre delle verdure. Potremmo di conseguenza considerarlo un pasto completo, ricco e sano per il nostro fabbisogno quotidiano.

Menù dimagrante a base sushi

Vediamo ora, nei dettagli, un esempio di quale potrebbe essere il menu indicato per chi sta seguendo una dieta dimagrante.

Come antipasto si può scegliere il goma wakame, un piatto a base di alghe tagliate a pezzetti e condite con aceto ed aromi e cosparse con semi di sesamo, questi ultimi contengono una grande varietà di micronutrienti come: vitamine, minerali e sostanze antiossidanti.

Si consiglia di continuare con una zuppa di miso e dei fagioli di soia o del tofu al naturale.

Dopo gli antipasti si può passare al sashimi, che ha un vero effetto saziante e procedere con dei nigiri e uramaki. I nigiri sono dei pezzi di sashimi adagiati sul riso mentre gli uramaki sono dei roll di riso con pesce crudo e cetriolo, a volte condito da formaggio fresco spalmabile tipo Philadephia, che noi tutti conosciamo o maionese. Attenzione alla salsa di soia, particolarmente saporita e salata, perchè risulta davvero poco indicata per intraprendere una dieta blanda in quanto può creare ritenzione idrica e influire sulla pressione arteriosa, soprattutto nei confronti di soffre di ipotensione e quindi pressione alta. Molto apprezzato dal punto di vista nutrizionale è invece lo zenzero e il wasabi, risultando entrambi ottimi come antibatterici ed antiossidanti.

Il ravanello giapponese, da noi tutti meglio conosciuto come wasabi, ha moltissime proprietà ed un sapore molto particolare, simile a quello del rafano. Tra le varie caratteristiche, tutte molto importanti per la nostra salute, il wasabi fa persino perdere peso, visto che grazie alle sue proprietà termogeniche, aumenta la temperatura del corpo e grazie a ciò stimola il metabolismo a consumare più calorie.

Giapponesi tutti magri

Ci siamo spesso chiesti come sia possibile che i giapponesi siano tutti in gran forma e mai sovrappeso ed effettivamente la risposta la troviamo nella loro alimentazione e nel loro modo di cibarsi.

Spesso i nutrizionisti e dietologi consigliano di assumere piccole quantità di cibo distribuite nell’arco della giornata, come è consuetudine in Oriente. L’ideale sarebbe ambire a cinque o sei pasti durante il giorno, iniziando dalla colazione per finire con la cena o un piccolo spuntino, ma almeno 2 ore prima di coricarsi. Nel caso siate degli sportivi attivi i pasti potrebbero essere anche un po' più corposi, visto che il vostro organismo sarebbe in grado di smaltire le calorie in eccesso.

Si tratta proprio del criterio usato dai giapponesi, che mangiano poco e spesso, evitando abbuffate di cibi o cattive abitudini come restare seduti per ore al ristorante come piace fare a noi europei.

Noi in Occidente scegliamo spesso il ristorante giapponese con formula “All you can eat”, senza spesso sapere che di giapponese ha ben poco. I nipponici infatti, come detto, prediligono mangiare poco e spesso e non sono abituati alle abbuffate di sushi che amiamo tanto noi. Loro scelgono sempre piatti unici e porzioni contenute e capita spesso che quando viaggiano in Europa rimangano colpiti dalla quantità e varietà di cibo che ingurgitiamo noi ad ogni pasto, compreso quando mangiamo dei piatti, almeno in teoria, tipici della loro cultura.

Mangiare cibo giapponese in Giappone però fa sempre bene

Nel documentario “Miso Hungry” possiamo vedere i risultati della cucina tradizionale giapponese sul fisico del comico Craig Anderson, abituato, fino all’inizio di questo esperimento, al cibo dei fast food australiani. Il protagonista, coi suoi 138 kg di peso, si trasferirà in Giappone e seguirà un regime alimentare costituito esclusivamente da cibo giapponese tradizionale per due settimane; una volta rientrato in Australia continuerà a consumare alimenti nipponici. Questo cambiamento delle abitudini alimentari giocherà un ruolo fondamentale nel raggiungimento del suo peso forma e nel miglioramento delle proprie condizioni fisiche e del proprio stile di vita e salute.

Sicuramente ora sorge spontaneo chiedersi come sia possibile che, nonostante i giapponesi siano in gran forma proprio per la loro alimentazione, il sumo sia lo sport nazionale del Giappone. Come tutti noi sappiamo, il sumo è uno sport di lotta corpo a corpo dove due sfidanti, di stazza notevole, si affrontano spingendosi l’un l’altro con lo scopo di estromettersi dalla zona di combattimento.

Approfondendo si scopre che, dietro a questo sport esiste una vera filosofia di vita, fatta di dieta iperproteica e riposo per non bruciare le calorie assunte. Il lottatore di sumo assume giornalmente circa 8000 calorie da un’alimentazione a base di sardine fritte, carne di maiale e riso. Subito dopo il pranzo infatti i lottatori riposano sempre in modo da  assimilare meglio e allo stesso tempo evitare di bruciare le calorie assunte, attraverso un qualunque tipo di altra azione. Questo sport prevede una regola ferrea e sarebbe: niente regime a base di sushi dunque per gli sportivi del sumo.

L'equivalente occidentale dei campioni di sumo si ha con chi pratica palestra e ambisce ad avere muscoli sempre più scolpiti.

Per quanto riguarda i body builder, si sottolinea come spesso il sushi venga scelto come pasto per il cheat-day perché, pur essendo un pasto completo ed ipocalorico, dimostra di avere un indice glicemico alto dovuto alla lavorazione del riso per la preparazione del sushi.

Il fatto che il sashimi rappresenti una fonte di proteine e grassi buoni spiega il perchè sia indicato anche per gli appassionati di fitness.

Le calorie del sushi

Non dimentichiamo che, pur essendo sano e da considerare un cibo per chi vuole contenere il peso corporeo, anche il sushi, come tutti gli alimenti, non va mangiato in quantità eccessive. Possiamo considerare, per rimanere in un regime medio di calorie giornaliere, che un nigiri ha dalle 35 alle 80 kcal, specificando come, in caso teneste particolarmente alla linea, sarebbe sempre meglio optare per un nigiri a base di branzino in quanto meno calorico rispetto gli altri, soprattutto se confrontato con l’anguilla, il quale risulta il pesce più grasso usato nella preparazione di sushi.

Per avere una stima di massima quando decidiamo di mangiare giappo, considerate che se scegliamo un piatto misto di 10-15 pezzi l'apporto calorico complessivo si stima attorno alle 600 calorie.

Non andrebbe neanche precisato che se si segue una dieta dimagrante sarebbe da escludere del tutto la formula “All you can eat”, che se è vero che rappresenta un paradiso per gli amanti della pietanza nipponica, ma risulta ahimè un metodo davvero deleterio per chi deve tenere il proprio regime alimentare sotto controllo.

Uno degli errori più frequenti per seguire diete genuine è quello di recarsi ad un ristorante con formula “All you can eat” pensando che, trattandosi di un cibo tutto sommato sano, ci si possa sfogare senza limiti e rincasare a stomaco zeppo.

Pesci più o meno calorici

Vediamo ora nei dettagli quali sono i pesci per sushi più calorici e quali più dietetici.

I pesci utilizzati in Giappone per la preparazione del sushi sono di solito:

  • tonno,
  • salmone,
  • sgombro,
  • ricciola,
  • branzino,
  • spada,
  • dentice,
  • anguilla,
  • spigola,
  • polpo,
  • crostacei,
  • molluschi,
  • gamberi.

In Italia le specie più comuni, reperibili al banco del pesce, nel caso vogliate cimentarvi nella preparazione del sushi a casa, o nel classico ristorante giapponese sono: tonno, salmone, spigola, branzino, polpo e gamberi. Il salmone è la specie ittica considerata più grassa ed il più calorica dell'intera lista, vantando ben 208 kcal ogni 100 grammi, mentre la spigola ed il branzino sono i tipi di pesce più magri e digeribili.

Meglio la pizzeria o un sushi restaurant ?

Tornando al dubbio iniziale se sia più calorica la pizza o il sushi, nonostante le accortezze che possiamo avere nella preparazione di entrambe le pietanze, tutto si basa sulla quantità che mangeremo. Una classica pizza Margherita, costituita dalla base, pomodoro e mozzarella, ha circa 650-700 calorie, esattamente come un piatto di sushi misto da 15 pezzi. Se opteremo per la pizza con affettati o formaggi vari sarà come prediligere la tempura al ristorante giapponese, alimento fritto che, come detto precedentemente, sarebbe da evitare se vogliamo mantenerci leggeri.

 

Concludendo, possiamo dire che sicuramente il sushi offre talmente tante varianti e che risulta quasi impossibile categorizzarlo tra i cibi dietetici o tra quelli grassi. Potremmo però definirlo un modo di mangiare molto ben bilanciato dove troviamo carboidrati, proteine, grassi buoni, sali minerali e fibre. Senza dubbio, nelle quantità consigliate è possibile consumarlo senza troppi sensi di colpa se si sta seguendo una dieta dimagrante e con meno apprensione di quando ci rechiamo in pizzeria e la tentazione di farcire la nostra pizza diventa incontenibile.

Un occhio di riguardo va anche dato al ristorante che scegliamo, in quanto il pesce per poter essere consumato crudo deve avere subito un processo di abbattimento, processo fondamentale per eliminare l’eventuale presenza di batteri o parassiti. Assicuriamoci dunque della qualità del ristorante, che dovrà possedere sia presente un abbattitore e che venga svolto il passaggio a norma. La medesima cosa vale per la pescheria o banco del pesce, nel caso decideste di  comprare la materia prima per la preparazione del sushi casalingo.


depurare intestino con metodi naturali

Come sfiammare e depurare l'intestino

La salute del corpo umano parte dal buon funzionamento dell’intestino. Una dieta non commisurata allo stile di vita, gli eccessi, lo stress quotidiano, sedentarietà e alimentazione povera di fibre, spesso sono causa di malesseri intestinali. Le infiammazioni sono tra le patologie più frequenti che colpiscono la zona intestinale e quando succede bisogna intervenire prima che la situazione diventi cronica.

depurare intestino con metodi naturali

A tutto questo aggiungi anche i cibi che sporcano l’intestino. Si tratta di alimenti particolarmente elaborati, che lasciano dei residui insani nel tratto intestinale. Scarti alimentari che spesso è anche difficile eliminare e che continuano ad irritarlo. Anche in questo caso sarebbe meglio evitare questo tipo di alimenti ma, siccome non ci si può sempre privare dei piccoli piaceri della vita, quando succede è meglio depurare l’intestino. Una scelta da mettere in pratica prima che il malessere si ripercuota sulla quotidianità, con una serie di piccoli fastidi che minano la capacità di affrontare serenamente impegni e lavoro. Anche perché, in molti casi, è sufficiente effettuare una normale pulizia del colon.

Vediamo allora come sfiammare e depurare l’intestino.

Analisi, sintomi e consigli per depurare l’intestino
Enterosgel o metodi naturali quale funziona meglio
Cosa può accadere se non ci si cura?
Cosa mangiare per tenerlo pulito
Quali cibi assumere per ripulire l'intestino
Collegamento tra disintossicazione e sistema immunitario più forte
A chi rivolgersi per ricevere una depurazione intestinale
In quanto tempo ci si depura del tutto?

Analisi, sintomi e consigli per depurare l’intestino

Prima di iniziare qualsiasi terapia, che possa aiutarti ad affrontare i problemi intestinali, è meglio che tu esegua una serie di verifiche, facendo delle analisi adeguate. Esse serviranno a valutare se i sintomi decretano realmente dei problemi all’intestino e a cercare, tra i tanti suggerimenti per mantenere la buona salute, i consigli più adatti alla pulizia intestinale. Quindi analisi, sintomi e consigli per depurare l’intestino sono fondamentali prima di iniziare qualsiasi terapia. Iniziamo proprio dai sintomi.

Sintomi che possono spiegare questo problema

A volte nausea e vomito sono segnali più che sufficienti per segnalare l’intossicazione dell’intestino, insieme a diarrea e gonfiore intestinale. Tra i sintomi che possono spiegare questo problema ci stanno anche le feci dalla consistenza particolarmente solida e ristretta insieme alla presenza, da verificare ovviamente con delle analisi mirate delle feci, di virus, batteri, parassiti e fungine che, tra l’altro, ti costringono a dover risolvere problemi di candida.

Infatti i patogeni, quando infestano il tubo intestinale, producono enzimi cattivi e danno luogo a fenomeni spiacevoli, come succhi acidi in eccesso e gas intestinali. Tra l’altro, quando il transito delle scorie fecali tarda a completare il suo iter, questi veleni hanno più possibilità e più tempo per superare le pareti del colon e fluire nel sangue, sovraccaricando i tessuti di elementi tossici. La conseguenza di questo fenomeno è che i tessuti intossicati si ammalano e il sistema immunitario si indebolisce a causa del superlavoro effettuato per eliminarle. Questo stato ovviamente apre la porta alle malattie che hanno più possibilità di aggredire il corpo umano.

Ma se quelli già citati risultano i sintomi più comuni e, per un certo verso, anche quelli attraverso i quali è più facile riconoscere il problema, ce ne sono degli altri che non penseresti, con altrettanta facilità, che dipendano da un intestino disturbato. Tra questi c’è sicuramente il sovrappeso corporeo insieme al mal di stomaco perenne.
Poi ci sono anche i fenomeni di reflusso gastrico e di colite. Altre due malattie, strettamente connesse alla cattiva funzionalità intestinale, sono la “Sindrome della permeabilità intestinale” e la “Malattia di Crohn”. Anche le incompatibilità alimentari, come le allergie ad alcuni cibi, l’intolleranza al lattosio e le reazioni al glutine, dipendono dall’intestino. E l’intestino malato può portare anche raffreddori ed emicranie, che contribuiscono a peggiorare l’umore. Però stai molto attento quando, su tutti gli altri sintomi che possono spiegare questo problema, spiccano fenomeni di diarrea e ti trovi a dover risolvere problemi di candida. Infine, i malesseri causati dal cattivo funzionamento intestinale, spesso influiscono anche sulla psiche.

Sintomi psicologici associati a questo problema

Un intestino intossicato genera anche uno stato di tensione che a lungo andare può causare problemi di natura psicologica. E gli effetti si notano immediatamente, anche perché tra questi risaltano la mancanza di stima, il venir meno dell’entusiasmo, la scarsa voglia di uscire ed altri mediamente legati proprio ai rapporti col mondo esterno e col sociale.

Le ragioni sono legate soprattutto al ruolo che l’intestino ha avuto nello sviluppo ancestrale dell’essere umano. Il sistema intestinale, infatti, è una sorta di cervello primordiale che in tempi remoti ha svolto a tutti gli effetti il ruolo che oggi è di competenza del sistema nervoso periferico e parzialmente del cervello. Si è dissertato a lungo sulla reazione, istintiva e primordiale, che l’uomo oppone al mondo esterno grazie alle sue funzioni primarie, che sono legate alla pancia. Però per un lungo periodo tutto ciò è anche stato considerato superfluo, o peggio ininfluente, almeno per quello che riguarda l’aspetto complessivo del comportamento umano.

Oggi per fortuna anche la Medicina ufficiale, grazie alle ricerche psico-analitiche, ha capito che la parte più profonda dell’uomo, per quanto priva delle chiavi ideologiche e dialettiche più recenti e sofisticate, svolge ancora un ruolo fondamentale. Un ruolo capace di influenzare, in positivo come in negativo, la vita di ciascuno di noi. Quindi un intestino incapace di funzionare regolarmente non ti guasta la giornata solo perché non ti senti sufficientemente in forma, ma anche perché a mancare all’appello è una parte fondamentale delle tue risorse mentali.

Organi più compromessi

L’intestino dialoga con molti organi, anche perché svolge il compito di crocevia per il cibo, che è alla base dell’energia vitale. Per questa ragione l’intestino, quando sta male, riesce a influire negativamente su tutto il sistema che elabora gli alimenti e li trasforma in risorse fisiche. Tra gli organi più compromessi c’è soprattutto il fegato, ma anche pancreas e reni sono collegati all’attività intestinale.
Il fegato è certamente uno degli organi maggiormente interessati. Ciò perché, oltre a produrre le proteine e gli ormoni che sono essenziali per il nostro organismo, contribuisce a sintetizzare i grassi grazie alla secrezione biliare. Quando l’intestino funziona in maniera irregolare, o peggio è sovraccarico di grassi da digerire, la sua super richiesta di bile stressa il fegato e lo appesantisce, facendolo ammalare. In questi casi ricorrere alla pulizia del colon potrebbe rivelarsi indispensabile.

Anche il pancreas ha un ruolo molto importante, perché secerne gli enzimi che servono per la digestione degli alimenti. Quindi, quando l’intestino è troppo carico e funziona male, ad aumentare è soprattutto la sua necessità di bicarbonati. Bicarbonati che servono a neutralizzare gli acidi in eccesso e che vengono creati nel pancreas, oltre alla normale secrezione del succo pancreatico, destinato ad agevolare la digestione di grassi, zuccheri e proteine. La possibilità quindi che si possa sviluppare una pancreatite può dipendere anche dal cattivo funzionamento dell’intestino.

Per quello che riguarda i reni, invece, il processo si inverte. Infatti in questo caso è la cattiva funzionalità renale ad influire sul funzionamento dell’intestino, fino a modificare lo stesso microbiota intestinale.

Quando si considera pulito e quando sporco

Una delle maniere di identificare lo stato di intossicazione dell’intestino è in base alla sua pulizia. Quindi, alla luce di un’indagine pre-terapeutica dell’intestino intossicato, è molto interessante capire quando si considera puro e quando sporco. L’intestino può essere considerato pulito quando la sua funzionalità è regolare.

C’è chi si imbottisce di cibi dal forte potere lassativo, nella convinzione che questa pratica sia la dieta risolutrice e non possa che giovare al proprio intestino, ma non è così. L’apparato digerente, per funzionare regolarmente, deve essere nutrito in maniera equilibrata ed essere messo nelle condizioni di chilificare in totale assenza di stress. Qualità e varietà del cibo, insieme a quantità regolare, sono le due condizioni che danno ad un intestino sano la possibilità di funzionare bene e di essere considerato puro. E gli effetti si notano quando gli stimoli dell’appetito sono regolari e le feci sono sane.

Al contrario l’intestino si considera sporco quando al suo interno si bloccano gli scarti alimentari, si accavallano i malesseri digestivi e nervosi e le feci sono corrotte. E quando l’intestino è sporco ne risente anche la regolarità con la quale si va di corpo normalmente. In questi casi il desiderio di ripulire l'intestino diventa quasi impellente.

Fattori che tendono ad intossicarlo

Quando tutti i sintomi accusano uno stato di malessere dell’intestino la prima cosa da fare è quella di individuare le cause, che possono essere anche abbastanza numerose. Tra i fattori che tendono ad intossicarlo, infatti, ci possono essere sia delle ragioni legate ad uno stato d’ansia, che un’alimentazione inopportuna. E poi, quando si affrontano momenti di malessere psichico, non è raro che ci si riempia di cibo per superarli.

pulizia intestinale

Non si tratta di semplice fame nervosa, ma di un vero e proprio tentativo di “mangiare” la tensione e la rabbia, che spesso viene provocata da qualche evento sfavorevole o da una situazione di urto psicologico con una persona vicina. L’obiettivo mentale, quindi, diventa quello di frenare gli istinti di violenza istintiva e di scaricarli sull’apparato digerente. Inutile dire che è un atteggiamento insano e che, in questi casi, è preferibile sfogarsi facendo attività fisica o anche una semplice passeggiata fuori casa. Può tornare molto utile anche appoggiarsi a delle pratiche di meditazione Yoga, ma passeggiare è più facile e immediato.

Ma a volte, anche sovente, ad intossicare l’intestino è semplicemente il cibo. La cattiva qualità degli alimenti è la prima causa di intossicazione dell’intestino. Poi ci sono gli eccessi che costringono il condotto digerente ad un superlavoro che non sempre è in grado di affrontare. E infine a dare la mazzata finale ci sono anche gli alcolici, soprattutto quando vengono mischiati senza né arte né ritegno. Ovviamente parliamo di casi di intossicazione di un intestino normalmente sano e funzionante. Se invece non è così, cosa che succede sempre più spesso, allora bisogna avere l’accortezza di capire come si sfiamma l'intestino.

Un’operazione da effettuare selezionando gli alimenti che possono aiutare ed eliminando invece quelli che sono più difficili da digerire. Sono proprio questi ultimi che tendono a intossicare l’intestino, sovraccaricando di scarti alimentari soprattutto il tratto del colon. Quindi bisogna munirsi di carta e penna, oppure di una lavagna da cucina, segnare i cibi nemici dell’intestino e regolarsi di conseguenza. Infatti, mentre frutta e verdura generalmente aiutano a ripulire l'intestino, carni rosse, zuccheri, latticini, grassi e carboidrati tendono a intossicarlo.

L'accumulo di tossine

Un intestino intossicato ha l’effetto immediato di farti star male fisicamente, ma in effetti questo è solo il segnale che è in corso uno stato di intossicazione. Gli effetti deleteri, infatti, sono decisamente più gravi e difficili da smaltire.

L’accumulo di tossine, che è dovuto al blocco intestinale, non potendo defluire naturalmente si riversa nel sangue. Ciò avviene grazie alla complicità dei vari organi, che sono collegati all’intestino, oltre che attraversando le pareti intestinali. Questo stato di intossicazione dà origine ad una presenza anomala di tossine, vaganti nei vari organi, oltre che a creare patologie che è bene conoscere.
La più comune patologia collegata a questo stato di intossicazione è il sovraccarico del sistema immunitario, che è costretto ad un superlavoro per smaltire le tossine in eccesso. Ma ci sono anche delle tossine che non riescono ad essere intercettate. Queste, quando sfuggono al controllo, colpiscono soprattutto il fegato, il sangue e il sistema nervoso centrale.

Quindi, quando si parla di tossine, quella che si vuole indicare è un’eccessiva presenza di patogeni, le cui quantità superano abbondantemente i livelli che ciascun organo è in grado di sopportare. Ma, a voler entrare nel dettaglio dei tipi di tossine che si riversano nel corpo umano, non si può fare a meno di notare che si tratta di batteri di vario genere, virus, parassiti abbastanza perniciosi e fungine. E ci si può trovare anche a dover risolvere problemi di candida. Di fronte ad un pericolo del genere, soprattutto se lo stato di intossicazione persiste, la scelta migliore è quella di depurare il colon.

Depurare il colon

Ci sono molti sistemi per depurare il colon, dall’alimentazione ricca di fibre, alle purghe, preferibilmente naturali, per finire al classico clistere con sali di mare o il bicarbonato. In questi casi, infatti, i benefici dell'idrocolonterapia sono innegabili, soprattutto per la rapidità dei suoi effetti. Si tratta di una tecnica, infatti, che riesce letteralmente a lavare tutto il tratto dell’intestino che è interessato dallo stato di intossicazione, quindi dall’ampolla rettale al colon cieco. Per essere efficace l’idrocolonterapia deve essere effettuata con un apparecchio apposito, dotato di doppia cannula.

Da una delle due cannule viene insufflata acqua depurata nell’intestino, facendo in modo che la temperatura e la pressione del getto d’acqua siano moderate e costantemente controllate. Ciò per evitare sia i danni, che le abrasioni o le perforazioni. Dall’altra cannula invece viene aspirato il liquido, insieme ai residui che questa operazione va scollando e frantumando man mano che procede. Durante questa pulizia del colon, che non è il caso di effettuare senza un supporto specialistico, è di grande aiuto anche un leggero massaggio addominale. Un massaggio dolce, che serve solo a rilassare i muscoli contratti e a favorire il ripristino della normale peristalsi intestinale.

Come già detto i benefici dell'idrocolonterapia, laddove sia possibile farla, sono davvero tanti. Innanzi tutto essa effettua una depurazione dagli scarti alimentari completa e profonda. Poi stimola e ripristina la normale peristalsi intestinale restituendo al colon la sua funzione regolare.

Sblocca la via all’espulsione delle tossine riducendo in maniera veloce i relativi sintomi di avvelenamento. Permette al sistema immunitario di riprendersi dallo choc e di tornare a funzionare correttamente. Ripristina il processo digestivo e la corretta assimilazione delle sostanze dai cibi.

Il fegato torna a funzionare regolarmente e riprende la sua attività di auto-riparazione. Anche le sollecitazioni ai reni rientrano nella normalità e le urine tornano normali. Infine, dopo che hai terminato di ripulire l'intestino i benefici si notano a breve giro anche a livello cutaneo. Ciò perché il derma riprende le sue normali funzioni depurative, invece di concentrarsi sullo smaltimento delle tossine con la traspirazione.
Ovviamente l’idrocolonterapia va affrontata presso uno studio medico abilitato, mentre se si vuole agire velocemente in via privata, a casa, allora la soluzione non può che essere di tipo farmacologico, magari utilizzando dei ritrovati come l’enterosgel.

Enterosgel o metodi naturali quale funziona meglio

Enterosgel è un farmaco che elimina dall’intestino le sostanze tossiche. Sostanze che sono all’origine di alcuni leggeri disturbi digestivi oltre che di fenomeni di diarrea infettiva. Enterosgel, infatti, viene spesso utilizzato per supportare le terapie a base di antibiotici e per sostenere il sistema immunitario.

In pratica è un detox intestinale contenente silicio, realizzato in forma di idrogel di natura inerte. La sua assunzione provoca in breve tempo la formazione di una struttura tridimensionale nel lume intestinale. Una specie di reticolo che riconosce e imprigiona una serie di sostanze tossiche, di natura sia endogena che esogena. In pratica Enterosgel è capace di bloccare batteri, tossine di natura virale, ed altri elementi intossicanti, come droghe, veleni, alcool, sali provenienti da metalli pesanti e radionuclidi. E, infine, blocca anche gli allergeni alimentari e gli elementi antigeni.

Tutte sostanze che, ovviamente, vengono rimosse dopo essere state individuate e bloccate. Ma non solo perché Enterosgel ha anche la capacità di fagocitare alcuni rifiuti prodotti dal metabolismo, come la bilirubina in eccesso, oltre che la super produzione di urea, lipidi e colesterolo. Purtuttavia la sua azione drenante non intacca l’assorbimento dei principi attivi e delle vitamine e collabora alla ricostruzione della flora batterico-intestinale. Alla fine del processo che serve a ripulire l'intestino, tra l’altro, il suo principio attivo non entra nel circolo sanguigno ma viene espulso insieme agli scarti alimentari entro le dodici ore dall’assunzione.

Attraverso la naturopatia si può utilizzare un sistema totalmente naturale finalizzato a disintossicare l'apparato intestinale. Un metodo ideato dal dottor Gianluca Lombardi che serve a risolvere problemi di candida, colite, stitichezza, gonfiori addominali, sovrappeso, cistite, prostatite ed altro. Un metodo che unisce pratiche di automassaggio, alimentazione liquida, bioterapie e meditazione.

Infatti, sempre secondo l’ideatore di questo sistema, disintossicare il colon non è fine a se stesso, ma serve ad aiutare il fisico a superare anche altre patologie che, ma solo in apparenza, sembrano non avere niente a che fare con la digestione e i suoi processi. Questo sistema però, prima di essere usato, deve essere ritagliato sul biotipo della persona che lo deve fare. Un biotipo che va individuato con un test specifico, all’interno di macrocategorie che vengono identificate nei quattro elementi cosmici di aria, acqua, terra e fuoco.

La differenza, volendo mettere a confronto i due rimedi, è fondamentalmente basata sul metodo. Infatti mentre l’Enterosgel è un farmaco che interferisce con i sistemi patogeni inglobandoli e eliminandoli, Coliteaddio è un sistema di terapia naturale che stimola le autodifese del corpo umano, eliminando materialmente gli ostacoli che ne impediscono o rallentano l’azione.
Molto probabilmente ricorrere ad una terapia naturale per la pulizia del colon è meno invasiva e priva di controindicazioni, ma ti costringe ad affrontare tempi un po' più lunghi. La soluzione farmacologica, invece, agisce velocemente e risolve le cause in fretta, ma rischia di lasciare il problema irrisolto e in sordina. Il farmaco rischia infatti di viziare l’intestino e ridurre le sue naturali tendenze all’autodifesa.
Invece il metodo del naturopata Lombardi parte proprio dall’affrontare le anomalie e tende a ricreare naturalmente un equilibrio. E un buon equilibrio è fondamentale per mantenersi in buona salute e per non accumulare troppo a lungo, all’interno dell’intestino, gli scarti alimentari.

Cosa può accadere se non ci si cura?

Quando intervengono dei problemi intestinali questi raramente sono gravi. Di conseguenza la tendenza spesso è quella di soprassedere e lasciare che la natura faccia il suo corso. Ma questa non è mai la decisione migliore perché lasciar correre potrebbe portare conseguenze nefaste. Purtroppo cosa può accadere se non ci si cura lo si scopre solo alla fine e cioè quando il danno è fatto e si sta veramente male.
Poi, come se non bastasse, subentra anche il fattore preoccupazione ad aggravare la situazione e a rendere sempre più difficile riportare l’intestino alla normalità. Infatti, se non si interviene a tempo debito, gli effetti possono essere davvero devastanti. Iniziando da quelli che possono sembrare i più lievi, è giusto ricordare che i primi effetti sono proprio le deiezioni anomale.

Quindi stitichezza e diarrea dipendono da una mancata disintossicazione intestinale. Ma dipendono dall’intestino intossicato anche molte reazioni cutanee come il prurito e rossori, oppure la fragilità delle unghie.
Tra gli effetti di un certo rilievo, altrettanto insospettabili, c’è da mettere in conto anche stress e stanchezza, che denotano un microbioma debole o alterato. Infine, per quanto ci si possa stupire, molti dolori articolari dipendono da un intestino costantemente intossicato.

Ma, al di là degli effetti sparsi in tutto il corpo, il primo a risentirne è proprio l’intestino stesso che si riempie di batteri, virus, funghi e parassiti, col risultato di ritrovarsi con le pareti infiammate e sature di tossine, che finiscono col passare indebitamente nel flusso sanguigno. Una delle maniere per non arrivare a questi estremi ed evitare di dover necessariamente ripulire l'intestino è proprio quella di regolare l’alimentazione.

Cosa mangiare per tenerlo pulito

Quando si gode di buona salute la prima cosa da fare è quella di assicurarsi, con una sana azione preventiva, di evitare di ammalarsi. Per farlo il sistema più indicato è dare la preferenza ad un’alimentazione adeguata, con cibo sano e genuino e seguire alcuni consigli che, alla fine, si dimostreranno determinanti.

Il primo di questi consigli è quello di sostituire, anche gradatamente, i carboidrati raffinati con quelli integrali. Questi ultimi, infatti, sono ricchi di fibre che invece sono state eliminate dai primi. Poi la dieta depuratrice deve essere sufficientemente liquida in modo da mantenere l’intestino idratato. E poi bisogna evitare di mangiare spesso gli alimenti troppo astringenti e ridurre dalla dieta i grassi saturi e gli alimenti conservati. Ciò perché grassi, conservanti e additivi, contribuiscono a dare origine a scarti alimentari difficili da eliminare.
Frutta, legumi e verdure invece sono sempre graditi, soprattutto se di origine biologica. Infine, tra le cose da mangiare per tenerlo pulito, sono da includere alcuni fermenti vivi, come quelli contenuti nello yogurt e nel kefir, insieme al miso di soia gialla, i crauti, il pane e la pasta acida.

Quali cibi assumere per ripulire l'intestino

Se invece la situazione intestinale è già compromessa ci sono dei cibi che hanno un’ottima azione depurativa. Vediamo quali cibi assumere per ripulire l’intestino. Certamente la prima cosa da fare, se vuoi una pulizia del colon progressiva quanto efficace, è quella di iniziare a sorseggiare acqua tiepida. L’acqua a temperatura ambiente, bevuta durante tutto il corso della giornata, rimette in attività le funzioni intestinali e aiuta a depurarsi.

Poi ci sono alimenti particolarmente efficaci, ottimi per disintossicare l'apparato intestinale. I semi di chia, ad esempio, insieme ad un bicchiere d’acqua, sono perfetti per iniziare a risvegliarlo ed aiutarlo a liberarsi dalle scorie. Un effetto analogo puoi ottenere mischiando i semi di lino pestati in un frullato di mela e latte di riso integrale.
Sono molto efficaci anche l’avena e il grano saraceno. La prima può essere mangiata a colazione in forma di pappina, ottenuta cuocendo due cucchiai di fiocchi integrali nel succo di mela. Mentre puoi fare a polenta il grano saraceno e mangiarlo a pranzo.

Se invece vuoi sapere come si sfiamma l'intestino, allora devi usare sia il kuzu nelle minestre e le alghe wakame, magari aggiunte ad una crema di riso integrale. Però, al di là di alcuni alimenti che sono generalmente indicati per ripulire l’intestino, ce ne sono altri particolarmente interessanti, di cui è bene conoscere le proprietà oltre che il loro ruolo nel processo disintossicante dagli scarti alimentari.

Ruolo dello zenzero

Lo zenzero è una radice che è possibile utilizzare sia a livello alimentare che terapeutico. A livello alimentare lo zenzero viene usato come spezia piccante. A livello fitoterapico, invece, Il ruolo dello zenzero è soprattutto legato alle anomalie digestive, come nausea, vomito, flatulenza, diarrea, coliche e colon irritabile e stimola la funzionalità epatica. Però, se la dieta depuratrice ne fa un uso frequente ed esagerato, lo zenzero può diventare deleterio per chi soffre di patologie cardiache, oltre che provocare spiacevoli bruciori di stomaco.

I probiotici

I probiotici sono batteri intestinali che aiutano a mantenere la funzionalità digestiva e difendono la salute del corpo umano. Essi intervengono direttamente sulla flora batterica intestinale che è il motore intestinale per eccellenza. La flora batterica intestinale, infatti, è la base di sostegno del microbiota umano.
Il microbiota umano, tra l’altro, se una volta era considerato semplicemente un ammasso di batteri più o meno utili, oggi è stato elevato al ruolo di organo indipendente. Ciò perché è capace di interagire con le cellule degli altri organi in maniera intelligente. Quindi l’assunzione regolare e costante di probiotici, che è possibile trovare con grande facilità tra gli integratori alimentari in commercio, aiuta a mantenere sano non solo l’intestino ma tutto il sistema corporeo.

probiotici naturali

Funzione della rosa canina

La funzione della rosa canina a livello intestinale è principalmente antinfiammatoria. Ma è anche regolatrice delle funzioni intestinali, in quanto è capace di bloccare le crisi diarroiche grazie alla presenza dei tannini e di agevolare la fuoriuscita delle feci, in caso di stipsi prolungata, proprio perché ricca di fibre. Per intervenire sull’intestino si usano principalmente le bacche, dalle quali realizzare una tintura madre oppure un estratto, dopo averle essiccate e polverizzate. Ma le bacche di rosa canina possono essere usate con successo anche per depurare le vie urinarie dagli acidi urici, senza sovraccaricare i reni.

La giusta quantità di peperoncino

Il peperoncino è una bacca a fusto eretto appartenente alla famiglia delle solanacee, come le patate i pomodori e le melanzane. Utilizzato in cucina come droga, secco e in polvere, il peperoncino ha anche notevoli proprietà benefiche per la salute dell’intestino. Infatti la giusta quantità di peperoncino aggiunta alle portate, evita i fenomeni diarroici e contrasta la colite. Però quando il diavolicchio viene usato in dosi eccessive può causare emorroidi e forti irritazioni intestinali.

La potenza del digiuno

Il lavorio dell’intestino è incessante per sua natura ma, ogni tanto, concedergli una pausa non può che fargli bene. Lo sapevano gli antichi che dedicavano al riposo dell’attività digestiva il giorno dedicato a Venere, una consuetudine condivisa poi dal mondo cristiano fino al secolo scorso.

La potenza del digiuno però non si estrinseca solo nella pulizia intestinale perché il digiuno, condotto in modo corretto, può aiutare a restituire l’equilibrio ad un fisico danneggiato. Ma l’uso di questa pratica ha anche pericolose controindicazioni, per cui non ci si può arrischiare a disintossicare l'apparato intestinale in questo modo senza il parere del medico, il quale dovrà anche controllare il buon andamento della salute complessiva durante tutto il periodo.
Il digiuno, infatti, non può essere integrale e il suo sviluppo non deve superare le soglie dell’aggressione alle cellule dei muscoli. E poi il corpo, durante tutto il periodo del digiuno, va idratato correttamente e tenuto lontano dagli stress fisici e calorici. Quindi niente sforzi estremi e temperature sempre controllate, preferibilmente appena sopra la media corporea. Ecco perché come farlo e quali attenzioni seguire te lo può dire solo un medico che sia specializzato in scienze dell’alimentazione.

Collegamento tra disintossicazione e sistema immunitario più forte

Un intestino appesantito, o peggio, ammalato, costringe il sistema immunitario ad un superlavoro non previsto e per di più rende meno efficiente la sua ricostruzione. Questa situazione lascia campo libero ai virus e ai batteri e indebolisce anche il fisico. Il primo collegamento, infatti, tra disintossicazione e sistema immunitario più forte, è quello che si crea tra un fisico in perfette condizioni di salute, grazie ad un intestino pulito e funzionante e un microbioma maggiormente in grado di difenderlo dagli assalti esterni e renderlo meno esposto a virus come Covid.

A chi rivolgersi per ricevere una depurazione intestinale

La depurazione intestinale può essere effettuata con vari sistemi, anche abbastanza invasivi. Per questa ragione bisogna rivolgersi ad un naturopata che sia specializzato nella pulizia del colon, prima di mettere mano a un organo che è la chiave di volta del benessere fisico e della funzionalità fisiologica.

Tra l’altro la depurazione intestinale dalle scorie, per essere fatta correttamente ed avere dei risultati, ha bisogno di un percorso mirato nel quale potrebbero essere usate più di una pratica, dal digiuno al lavaggio intestinale. E, ovviamente, ciascuna delle pratiche ha il suo specialista.

Ruolo del naturopata

La Medicina dei Padri, di cui Ippocrate fu il rappresentante più conosciuto, considerava l’uomo un Unicum in perfetta sintonia con la Natura. Ancora nel Medioevo, quando la Scienza era vista come una realtà palpitante, i rapporti tra il Macrocosmo e il Microcosmo erano alla base dell’indagine scientifica in tutti i settori. Un’immagine della Scienza coltivata con convinzione da geni della levatura di Leonardo da Vinci e Galileo Galilei e che oggi purtroppo è scomparsa.

Oggi questa visione è stata parzialmente rivalutata e qualsiasi intervento possa essere fatto sull’uomo viene rivisto anche nell’ottica del suo rapporto con la natura. È un passo avanti di grande importanza, che potrebbe restituire alla conoscenza umana tesori dimenticati. Un primo passo che ci piace descrivere con le parole scolpite nella pagina principale del sito della Scuola di Naturopatia Aron. Parole riportate nel virgolettato a seguire che, tra l’altro, tracciano le linee del ruolo del naturopata.

Il Naturopata, in sintonia con le indicazioni internazionali, opera nell’ambito della prevenzione e dell’educazione ai sani stili di vita, formando e responsabilizzando i propri utenti nelle loro scelte quotidiane. Egli interviene anche per il ripristino dello stato di salute con metodi e tecniche differenti a seconda della formazione e della sensibilità individuale, stimolando in primis la vis medicatrix naturae insita in ogni essere umano.”

Si può farlo da soli?

Depurarsi è un’arte e un percorso e si può farlo da soli solo in parte. Alcune operazioni base si possono fare anche a casa da autodidatta per sentirsi meglio, seguendo un sistema personale e improvvisato, e magari vedendo da YouTube cosa fanno gli altri, purché si tratti di esperti riconosciuti come naturopati.
Non a caso alcuni strumenti di auto-disintossicazione si trovano in libera vendita anche sul web, ma nel metterli in partica è sempre sconsigliato farlo da soli. La presenza di un parente o di un amico può essere fondamentale, soprattutto se ti dovesse capitare di reagire in maniera imprevista e accusare un malessere.

Metodo del limone

Nelle famiglie contadine, soprattutto nel periodo prebellico, prima quindi che arrivassero i rimedi belli e pronti delle ditte farmaceutiche, ci si curava con i rimedi naturali o con le polverine realizzate a mano dai farmacisti. Uno dei sistemi più usato, per mantenere l’intestino sgombro e vivere in salute, era quello di bere a digiuno, appena alzati, un bicchiere di acqua nel quale era stato versato il succo di un limone fresco.

Il succo di limone è ricco di vitamina C, depura fegato e reni, è diuretico, antibatterico, aiuta la sintesi dei grassi nel sangue, protegge le cellule dal deterioramento e consente anche un’efficace pulizia del colon. Quella del limone si può considerare come la dieta risolutrice, capace di dare una sferzata di energia per iniziare al meglio la giornata. Questa abitudine, proprio perché molto sana ed efficace, sta tornando di moda come metodo del limone, tanto da essere utilizzata per fare una disintossicazione intestinale costante e quotidiana. Il metodo del limone, infatti, non solamente è molto semplice, ma può anche essere eseguito senza che lo sappia il medico o che lo si debba limitare o interrompere. Però qualche consiglio per realizzarlo al meglio può tornarti utile.

La maniera migliore per assumere il succo di limone al mattino è quello di usare acqua a temperatura ambiente. C’è chi la intiepidisce per renderla più compatibile con le temperature corporee, ma è sufficiente il passaggio nel primo tratto del tubo digerente e nello stomaco, per portare il beverone ad una temperatura ottimale. Quindi niente acqua dal frigo. Poi bisogna che il limone sia fresco, se è bio è meglio, e che venga spremuto per bene per estrarre anche la pectina contenuta nella parte chiara aderente alla buccia. La sua spremitura deve essere fatta appena prima di berlo e il succo, per non bloccarsi nello stomaco, deve essere privo di filamenti. Quindi va filtrato e setacciato con cura, eliminando semi e polpa residui. Per quello che riguarda la quantità, invece, un solo limone di pezzatura media generalmente è più che sufficiente per disintossicare l'apparato intestinale. Però, se non sei abituato al suo sapore agro, puoi sempre iniziare con qualche goccia, aumentando la quantità via via gradatamente, fino ad arrivare ad un limone intero.

Per quello che riguarda la qualità evita di prendere i limoni troppo lucidi, perché a volte vengono trattati con delle cere per renderli più appetibili visivamente. Basta che sia sodo e se ha le foglie verdi è ancora meglio. Infine, per quello che attiene alla diluizione, considera che una parte di limone e tre di acqua vanno abbastanza bene. Ma dipende anche dai tuoi gusti, per cui regolati di conseguenza. Però è importante, per ripulire l'intestino efficacemente, che il succo non sia troppo forte o la sua azione depurativa perde di efficacia. Quindi, anche se ti piace abbastanza carico, almeno quello del mattino non berlo puro. Puoi usarlo un po’ più stretto e con un pizzico di sale, invece, se hai perso molti liquidi dopo una sessione di allenamento troppo intensa e hai bisogno di reidratarti. Infine, se temi che il succo di limone possa intaccare lo smalto dei denti, allora per berlo usa una cannuccia ed evita di lavare i denti prima di una mezz’ora dall’assunzione.

depurazione con limone

In quanto tempo ci si depura del tutto?

In quanto tempo ci si depura del tutto dipende dal sistema che si è deciso di utilizzare. In ogni caso, sia in caso di depurazione leggera che "profonda", prima che tutto il sistema si possa considerare “pulito” un po’ di tempo passa. Quindi, se per effettuare la pulizia del colon dalle scorie con dei sistemi radicali come il lavaggio intestinale può bastare qualche ora, per depurare tutto l’organismo possono volerci giorni e settimane.

Di suo il fisico, nel ricambio biologico, segue la regola del “7” e dei cicli lunari. Però quando è costretto a reagire forza un po’ i tempi, che comunque rimangono legati al tempo che occorre al coadiuvante, o al rispettivo rimedio, per raggiungere le periferie, sia cutanea che vascolare. Quindi se il rimedio agisce solo a livello intestinale probabilmente serviranno i sette giorni canonici, se invece “viaggia” nel sangue potrebbe volerci meno. Generalmente però è preferibile sollecitare il fisico con uno stimolo deciso come la pulizia intestinale e poi lasciargli fare da solo il resto del lavoro, secondo i ritmi naturali del corpo. Alla fine però la scelta tra uno dei due sistemi condiziona il tempo di depurazione dell’intestino, a seconda che essa sia leggera o profonda. Se è leggera, infatti, gli effetti sono più blandi e diluiti nel tempo. Se invece, per ripulire l'intestino ricorri ad una depurazione profonda, magari per ragioni di urgenza dovute ad un blocco intestinale, la risposta del fisico si velocizza e assume caratteristiche differenti. Vediamo meglio gli effetti e le differenze dei due tipi di approcci.

La depurazione intestinale leggera si attua con un insieme di soluzioni non invasive che comprendono il controllo dell’alimentazione, l’uso di prodotti naturali anche a blando effetto lassativo, l’assunzione regolare di probiotici, la ginnastica, i massaggi addominali mirati, la respirazione, le pratiche Yoga, un diverso stile di vita. Gli effetti di questo sistema sono decisamente validi, ma hanno bisogno di un tempo maggiore per raggiungere il risultato sperato.

Alla fine però il primo a risentire dei benefici che comporta disintossicare l'apparato intestinale è proprio il tuo intestino e il suo funzionamento. Poi si risollevano le capacità di autodifesa del corpo umano e di conseguenza migliora anche la capacità di affrontare le malattie e di agevolare la guarigione del corpo. C’è anche da dire che questo sistema, siccome si sviluppa secondo un ritmo biologico armonico e più vicino a quello naturale, dà degli effetti più duraturi ed ha meno probabilità di incorrere in effetti collaterali, come la riduzione eccessiva del peso corporeo o l’impoverimento di sostanze fondamentali per l’equilibrio psico-fisico.

La depurazione intestinale profonda si ottiene con un digiuno programmato sotto controllo medico, più o meno drastico, oppure con il lavaggio intestinale. Ambedue i sistemi sbloccano l’intestino costipato e gli consento di liberare il corpo in maniera totale e temporaneamente definitiva. Questo mette l’apparato digestivo nelle condizioni di poter lavorare liberamente per liberarsi dalle scorie, ma il cambio repentino di situazione crea un trauma, che in alcuni casi comporta degli effetti collaterali poco piacevoli.

Uno di questi è il crollo improvviso delle energie, per cui è sempre bene, dopo l’operazione, rimanere a riposo anche qualche ora. In alcuni casi il crollo può influire anche sulla pressione circolatoria, scatenando una serie di malesseri collaterali, anche di carattere psichico. Poi si può incorrere per un po’ di tempo in fenomeni anormali di motilità intestinale, squilibrio elettrolitico e maggiore disposizione a prendere un’infezione intestinale. Infine, almeno per quello che riguarda le manovre per il lavaggio intestinale, se non vengono fatte con attenzione da personale esperto e qualificato, possono causare anche delle perforazioni intestinali. Però, tra tante persone che ricorrono a questi sistemi più o meno drastici per ragioni fisiologiche, esistono anche individui che percorrono questa strada per disintossicarsi dalle sostanze tossiche, come alcool e droghe di varia natura.

I vip che amano depurarsi

La disintossicazione intestinale aiuta anche a pulire il proprio corpo da sostanze particolarmente pesanti e a superare le dipendenze. Molte persone, infatti, per alleviare gli effetti dell'abuso di droghe e alcool, ricorrono alla disintossicazione dell’intestino. Può sembrare una soluzione palliativa, ma non è così. Ciò perché la disintossicazione intestinale, soprattutto quella rapida, costringono il fisico ad un cambio di regime repentino e velocizzano anche l’espulsione delle tossine dai tessuti e dal sangue. Questa situazione crea un momento di tregua, sia a livello fisico che psichico, della fase della necessità.

Un attimo di respiro che permette, a chi decide di avviare un processo di disintossicazione dalle dipendenze, di partire col piede giusto e con qualche lunghezza di vantaggio. Ovviamente non basta, per vincere le cattive abitudini, solo disintossicare l'apparato intestinale, ma occorre comunque tanta buona volontà e spirito di sacrificio o si ricomincia daccapo. Ma dopo una disintossicazione intestinale è più facile affrontare e contrastare la dipendenza e i suoi tormenti.

Ma esistono anche situazioni in cui la pulizia del colon è diventata una moda e viene effettuata con leggerezza e senza una reale giustificazione medica. Si tratta di alcuni Vip che amano depurarsi per sentirsi bene con se stessi e magari smaltire velocemente gli eccessi di super lavoro, tensione e abusi alimentari. Molti di loro lo fanno anche perché è diventata un’abitudine, a cui non ci si deve sottrarre se si vuole essere di tendenza. Una scelta che rischia di avere inutili effetti collaterali e che serve soltanto a mantenere viva l’immagine vincente riconosciutagli dai fans. E infine ci sono anche quelli che scelgono la dieta risolutrice per dimagrire velocemente e mantenersi longilinei. Questi personaggi, più saggiamente, preferiscono affidarsi ai naturopati e usare delle diete controllate, come la Detox.

La dieta DETOX

La dieta depuratrice più conosciuta è la dieta Detox. Una dieta creata negli anni ’40 da Stanley Burroughs e che oggi, riveduta e corretta, viene usata da molti personaggi del Cinema e dello Spettacolo, sotto il controllo di un dietista o di un naturopata. Una dieta principalmente liquida, che sostituisce le proteine animali con quelle vegetali. Essa imbottisce il corpo di acqua mista a limone e succo d’acero, con un lassativo da prendere la sera prima di andare a letto.

La dieta Detox si basa su quattro regole fondamentali. La prima regola impone l’assunzione quotidiana di fibre in misura di almeno 30 grammi/die a scelta tra cereali, frutta, ortaggi, legumi o verdure. La seconda regola della Detox vuole che siano eliminati drasticamente (per il periodo della dieta ovviamente) carni animali, formaggi, latticini e insaccati vari. In sostituzione bisogna assumere molta vitamina C, insieme a carotenoidi, tocoferoli e fenoli, di origine naturale e in maniera alimentare, mangiando appunto frutta e verdura. La terza regola vuole che si mangino solo cibi leggeri, privi o quasi di elementi grassi e di zuccheri semplici. Infine la quarta regola, per disintossicare l'apparato intestinale, è quella di bere tantissimi liquidi durante tutta la giornata, soprattutto acqua, tè verde e tisane a base di erbe disintossicanti come aloe, cardo mariano, tarassaco, bardana e carciofo, che aiutano a far defluire le scorie. Ovviamente sono assolutamente bandite le bevande gasate e zuccherate, insieme a tutti gli alcoolici.