donna con crampi allo stomaco

Quando vengono i crampi alla pancia ?

Spesso un comune mal di stomaco o mal di pancia sono sintomi che servono per indicare anche dei crampi allo stomaco o dei dolori alla pancia. Solitamente i disturbi sono di breve durata e spesso dovuti a qualche virus intestinale, un colpo di freddo o una cattiva digestione.

I crampi allo stomaco sono dovuti a varie tipologie di manifestazioni o effetti collaterali come la diarrea e rumori gastrici percepibili all’esterno, eruttazioni, meteorismo e stipsi. A seconda della causa scatenante i crampetti possono essere più o meno dolorosi e più o meno persistenti. Spesso i crampi addominali vengono associati a particolari condizioni patologiche che possono interessare il tratto gastrointestinale o alcuni organi specifici.

Ma i crampi addominali e di conseguenza la tipologia di dolore percepito cambia a seconda della parte di addome colpito, nel caso in cui il dolore avvertito è proprio nella parte centrale dell'addome i crampi possono essere causati dalla contrazione della muscolatura dello stomaco e conseguentemente è possibile che la ragione di un male così intenso sia associata a gastroenteriti, diarrea del viaggiatore, stress ma anche reazioni allergiche a determinati alimenti.

Anche ulteriori patologie causano i dolorosi crampetti allo stomaco, come nel caso di coliche, salmonellosi o il cancro al colon e diverticolite.

Crampi alla pancia in gravidanza: cause e complicazioni

Il mal di pancia e i crampi alla pancia sono piuttosto comuni durante i nove mesi di gestazione e nella maggior parte delle volte è un sintomo che non deve assolutamente destare alcuna preoccupazione alla madre. Potrebbe essere semplicemente un comune mal di pancia che, qualora dovesse divenire importante ovvero se il dolore diventa acuto e persistente, ma soprattutto se accompagnato da copiose perdite di sangue o anche debolezza e febbre, non dovrà essere assolutamente sottovalutato.

Durante le diverse fasi della gravidanza è quindi normale avvertire dei crampi alla pancia, ma a seconda del mese di gestazione in cui si trova la donna, e soprattutto a seconda della tipologia di dolore addominale varia la causa scatenante di queste fitte cambierà. Durante il primo mese di gestazione tra i principali sintomi avvertiti dalla donna troviamo anche i doloretti e i crampi nel basso ventre, e spesso tali sintomi vengono confusi con i fastidi premestruali .

Questi crampi durante il primo mese di gravidanza sono causati dalla crescita dell'utero che si prepara alla gravidanza, conseguentemente al concepimento . Durante il primo trimestre infatti i dolori e i crampi alla pancia avvertiti dalla futura mamma sono causati dal dolore del legamento rotondo che si manifesta proprio quando l'utero inizia a dilatarsi, sintomo che risulta essere del tutto naturale durante le prime fasi in cui una mamma è incinta.

Crampi alla pancia per indigestione

In molti avvertono i crampi allo stomaco prima o dopo aver mangiato, e spesso la causa determinante è proprio una cattiva digestione. In questa circostanza, la sensazione di gonfiore associato a mal di stomaco o bruciore allo stomaco, oltre una sensazione di fastidio generale è accompagnata da nausea o addirittura da vomito. Spesso l'indigestione è causata proprio da una cattiva alimentazione, sia che si sia mangiato particolarmente pesante, o se si è in un periodo stressante, o se si ha mangiato troppo cibo o troppo in fretta.

donna con crampi allo stomacoÈ possibile avvertire dei crampi allo stomaco quando ci si siede sul letto magari al mattino dopo aver dormito avvertendo una fitta fortissima intensa quasi uno strappo tra lo stomaco e lo sterno, o ad esempio capita spesso di avvertire il dolore e crampi allo stomaco quando si corre, o subito appena svegli la mattina. Il dolore continuo o per fitte, avvertito nel tratto gastrointestinale ad esempio rientra nella comune sindrome premestruale mentre i crampi avvertiti nella parte inferiore dell'addome spesso sono causa di ovulazione e l'endometriosi.

Sicuramente il dolore e i crampi allo stomaco possono essere un dolore più o meno sopportabile, ma soprattutto rispetto all’intensità del dolore percepito dal paziente, alcuni crampi sono così forti da riuscire a togliere il respiro. In questi casi particolari è necessario capire la causa e intervenire, mentre in altre situazioni, in cui i dolori possono essere sopportabili, si può essere meno apprensivi. Non esistono sostanziali differenze tra crampi e mal di pancia, dato che i crampi sarebbero uno dei sintomi del mal di pancia, sia i crampi che gli spasmi sono delle contrazioni improvvise e involontarie del muscolo e spesso tendono ad essere accompagnate da un dolore.

La colica addominale è infatti un dolore improvviso che viene causato dalla contrazione dei muscoli compresi tra l'intestino è in prevalenza nel colon, e che può avere diverse cause tra cui anche patologie intestinali infiammatorie. Le coliche sono un problema particolarmente frequente sia negli adulti che nei bambini e rappresentano uno dei segnali principali di quegli stessi dolori addominali dovuti dalla difficoltà di transito intestinale, ma anche dallo stress, da colite ulcerosa, colite spastica, o morbo di crohn.

Rimedi per le coliche negli adulti e bambini

Per prevenire una colica intestinale è necessario seguire uno stile di vita sano con un'alimentazione moderata e povera di grassi, cercando di svolgere attività fisica regolarmente e consumare acqua in maniera sistematica, preferibilmente acqua oligominerale.

Sicuramente per aiutare i bambini più piccoli durante degli spasmi o dei crampi allo stomaco è necessario capirne la ragione principale, per cercare di agire successivamente sul sintomo.
Tra i principali rimedi della nonna utilizzati per alleviare i fastidiosi sintomi dei crampi alla pancia è consigliabile far sdraiare il bambino e lasciarlo riposare offrendo della camomilla o del tè caldo. Si tratta di rimedi casalinghi ancora oggi praticati ed apprezzati, i cui risultati positivi, variano da persona a persona.

Oltre ai crampi alla pancia possono svilupparsi diversi altri sintomi che indicano lo stato di malessere sia nel bambino che nell'adulto come la nausea, la febbre, il bruciore e la sensazione di vomito. Solitamente i crampi alla pancia derivano dalla difficoltà di evacuare e spesso proprio a causa di questo problema è possibile avvertire sensazione di freddo o brividi che dipendono necessariamente dal completo stato di malessere del soggetto. Per riuscire al alleviare i sintomi del mal di pancia è necessario cercare di capire se si tratta di un comune mal di pancia o se invece si tratta di qualcosa di più complicato, onde non commettere errori di valutazione e compromettere la cura dello stesso.

Ma nel caso in cui si tratta di un dolore passeggero è sopportabile o comunque in comune e mal di pancia è possibile cercare di bere delle tisane te o camomilla calda per cercare di alleviare il fastidioso sintomo del crampo alla pancia e anche dei sintomi che si presentano adesso associato come la sensazione di nausea e il malessere generale.

Uno dei farmaci più utilizzato per il fastidio del mal di pancia e il Biochetasi che tenderebbe ad alleviare i fastidiosi sintomi dei crampi alla pancia, ma essendo dei medicinali è bene rivolgersi al proprio medico di fiducia prima di utilizzarli e soprattutto di farne un abuso nel caso in cui i mal di pancia e i crampi allo stomaco possono comparire periodicamente e nel lungo periodo Ecco perché è fondamentale cercare di capire la causa scatenante della possibile presenza crampi allo stomaco in quanto soprattutto in caso di colite è più difficile trovare dei rimedi utili ad alleviare i fastidi in quanto diventa necessario un metodo personalizzato per affrontare la particolare situazione.


tazza di caffè e tanti chicchi

Il caffè fa male alla colite ? Ecco le alternative più sane

Il caffè, prodotto ottenuto dalla macinazione di alcuni particolari semi, è una bevanda nota a tutti. Quali sono le sue origini? Le origini del caffè risalgono al Medioevo, quando nel sudovest dell’Etiopia si scoprì l’esistenza della pianta di Coffea. Circa la sua vera nascita vi sono varie leggende che sono state tramandate nei secoli ma non si sa a quale delle tante attribuirne davvero la nascita.

Sono in molte le persone a ritenere che esista una vera e propria patologia nota come dipendenza da caffè. Più che dipendenza da caffè bisognerebbe parlare di dipendenza da caffeina, un principio attivo estratto dalla pianta del caffè. Si tratta di una vera e propria forma di dipendenza psico-fisica che induce ad essere caffeinomani e dalla quale è difficile uscire. Prima di assumere questa bevanda bisogna sempre tenere presente che il rapporto tra assunzione di caffè e colite è molto stretto. Il caffè e la caffeina, infatti, possono provocare problemi di colite. Il motivo che vi è alla base è l’aumento della peristalsi, ovvero la velocizzazione della contrazione muscolare a livello intestinale.

Ma cosa si intende quando si parla di colite?

La colite, anche conosciuta come sindrome del colon irritabile, è un disturbo piuttosto diffuso consistente in un’infiammazione a livello del colon che può sorgere a causa di svariate ragioni, come delle infezioni di natura batterica oppure virale.

Più facile che si tratti di ulcerosa o di spastica?

Prima di tutto è importante che se ne dia una corretta definizione. La colite ulcerosa, causata solitamente da un’esagerata attività del sistema immunitario, consiste in un’infiammazione del rivestimento interno del colon.
La colite spastica, invece, si afferma come risultato di un’unione di sintomi di natura gastrointestinale, ed è così definita in quanto caratterizzata sa spasmi di origine nervosa. E’ un particolare tipo di colite che rispetto a quella ulcerosa si presenta meno frequentemente.

Tornando al caffè spesso ci si chiede anche se per la salute intestinale sia meglio il caffè al bar o quello di casa. La prima considerazione opportuna per rispondere a questa domanda è che il caffè del bar risulta essere molto concentrato e, grazia a questa sua caratteristica, funziona come una purga per chi ha il colon indebolito.

Una marca vale l'altra?

La risposta è ovviamente negativa in quanto la qualità del caffè è strettamente dipendente con il processo di torrefazione ovvero quel generico processo di arrostimento mediante il quale si disidrata una sostanza sottoponendola ad elevate temperature.

La torrefazione influenza quanto può fare bene o male?

La risposta è sì. La torrefazione è una fase particolarmente delicata, lunga e complessa e le differenti qualità di caffè utilizzate poi per la preparazione delle miscele cambiano proprio in base alla torrefazione.

Se bevo un caffè Borbone sto peggio che se bevo una tazzina di Lavazza?

In questo caso non è possibile dare una risposta precisa in quanto si tratta di due ottimi marchi di caffè e di due aziende che lavorano con estrema serietà ed attenzione. Che si stia male o peggio dopo aver bevuto una tazzina di caffè Borbone oppure Lavazza, è un fattore del tutto soggettivo dipendente dalle capacità digestive del singolo individuo.

tazza di caffè e tanti chicchiE’meglio il caffè in cialde o preparato con la macchinetta?

I pro e i contro sono differenti, sia che si tratti della macchinetta sia che si tratti delle cialde. Per poter fare un’opportuna differenza bisogna valutare con attenzione fattori come la salute, la convenienza in termini di costi e l’igiene. Da accurate ricerche condotte su un campione piuttosto vasto di persone è emerso che il caffè in capsula fa meno male di quello preparato con la moka. Lo si afferma partendo dal presupposto che il quantitativo di caffeina in una tazza di caffè è strettamente correlato col tempo in cui l’acqua che filtra rimane a contatto con la polvere di caffè. Quindi più è lungo il tempo e maggiore sarà la quantità di caffeina.

Meglio americano o italiano?

Ovviamente non esiste una risposta esatta ed univoca. Che sia meglio un caffè italiano o americano dipende molto dai gusti. Certo è che ogni italiano è solito credere che il caffè del suo paese sia in assoluto il migliore ma in realtà c’è da sapere che il vero caffè americano non è semplicemente, come molti lo definiscono, un espresso allungato con acqua calda, ma è un caffè ottenuto utilizzando un metodo di lavorazione totalmente differente.

Quando si sceglie la tipologia di caffè da assumere è giusto ricordare che il caffè solubile senza zucchero va lievemente meglio in termini di salute ma che comunque non bisogna ugualmente considerarlo come una bevanda che faccia bene.
Molti, soprattutto a colazione, decidono di optare per un buon cappuccino. E’ giusto o sbagliato considerarlo meno dannoso di un caffè? La risposta è che è del tutto errato considerarlo migliore poiché oltre a contenere una normale porzione di caffè contiene anche il latte che fa male soprattutto se montato e assunto in elevate quantità. Anche il tè, utilizzato talvolta come un’alternativa, può fare male alla salute anche se in misura minore rispetto al caffè.

Sono davvero tante le persone che, durante la giornata, sono solite assumere molto caffè. Gli italiani, in media, possono essere definiti come i caffeinomani per antonomasia. La verità è che bisognerebbe ridurre da 3 caffè al giorno a 3 caffè a settimana ma questo risulta essere particolarmente difficile. Come spiegato in precedenza non è il caffè in quanto tale ad essere dannoso per la salute ma la caffeina in esso contenuta. Così oltre la caffè ci sono anche altre bevande che la contengono come la tanto apprezzata, ma acerrima nemica del colon CocaCola.

Anche se i pareri circa le proprietà negative del caffè sono tra loro discordanti, è importante chiarire che il caffè, che piaccia o meno, fa male e che per tale ragione è davvero opportuno che lo si riduca fino a riuscire ad eliminarlo dalla propria dieta anti colite.

Esistono alternative al caffè che fanno bene?

La risposta è affermativa e tra queste alternative vi sono l’orzo che è un prodotto decisamente più leggero, il caffè decaffeinato del quale è pure opportuno non abusarne, il caffè al ginseng oppure il caffè verde.
Tra le proprietà del caffè bisogna ricordare che c'è chi lo usa come lassativo convincendosi dell’idea che sia liberatorio oppure chi lo prende perché ha bisogno di abbassare la pressione. C’è anche chi si sveglia convinto di non poterne assolutamente fare a meno o chi adora berlo prima o dopo una sigaretta creando un connubio che di certo non può essere considerato perfetto per la salute.

Quali sono i valori nutrizionali del caffè?

Un altro fattore importante da prendere in considerazione prima di assumere una dose di caffè è sapere quali siano i suoi valori nutrizionali. Una tazzina di caffè, corrispondente a circa 180 ml di bevanda, ha i seguenti valori nutrizionali. Contiene 2 kcal, circa 0,21 g di proteine, 0,07 g di carboidrati e 4 mg di sodio.

Il tonno fa male alla colite? Per chi soffre di colite è opportuno anche tenere presente altri alimenti come tonno, pomodori oppure bibite gassate.

Cosa succede allora se si abusa di caffè?

Si possono riscontrare problemi di pancia gonfia per i quali l’argilla ventilata è talvolta utile per placare. Si possono riscontrare casi di diarrea o continui bruciori di stomaco.

 


gabinetto

Perché non si trattengono le scariche di diarrea?

Scariche diarrea: come bloccarle
Si possono avere scariche senza diarrea?
Quanto dura la scarica?
Scariche di diarrea: consigli

Le scariche di diarrea possono essere lo spettro di molti malesseri, come una banale influenza intestinale, oppure il segnale d'allarme di una condizione ben più seria e grave, come la colite ulcerosa, la colite spastica di origine nervosa e il morbo di Crohn. Di solito, come nel caso del raffreddore e dell'aumento della febbre, la diarrea è un tentativo estremo di difesa da parte dell'organismo per espellere gli agenti patogeni pericolosi per il corpo.

Questa difesa provoca un'infiammazione a livello dell'intestino crasso, che ha il compito di riassorbire l'acqua dal cibo digerito.

Ed ecco perché un'alterazione intestinale, come anche l'assorbimento ridotto dei liquidi o, al contrario, un'eccessiva emissione di fluidi, genera feci che contengono molta acqua e che, non riuscendo più a trattenerle, il corpo elimina con maggiore frequenza, provocando le scariche diarroiche.

Apparato digerente: come è fatto?

Nel primo tratto dell'apparato digerente, cioè quello situato a livello della bocca, troviamo le ghiandole salivari (parotide, sublinguale e sottomandibolare), mentre appena sotto, all'altezza del collo e della schiena, un lungo canale chiamato esofago. In seguito incontriamo il muscolo diaframma (responsabile del fenomeno del singhiozzo), il fegato, la cistifellea, i dotti biliari, l'intestino tenue (composto da duodeno, digiuno e ileo) e l'appendice vermiforme. Sul lato sinistro del nostro corpo, partendo dall'altro, possiamo trovare invece lo stomaco, il pancreas e l'intestino crasso (formato da colon trasverso, colon ascendente, colon discendente e retto).

pera contro scariche di diarreaScariche diarrea: come bloccarle

Esistono diversi modi per bloccare le scariche di diarrea: il primo, nonché quello più conosciuto e utilizzato anche per i bambini, è quello di assumere delle pastiglie di Bioflorin o di un altro probiotico. Questi medicamenti, oltre a normalizzare l'attività intestinale, proteggono la flora batterica “buona” in modo naturale e favoriscono il processo di autoguarigione dell'organismo.

Il Bioflorin viene impiegato per lo più per contrastare la diarrea provocata da influenza, ma può anche essere d'aiuto nel caso in cui le scariche siano causate dall'assunzione di determinati farmaci. Se invece la causa della diarrea è dovuta all'assunzione di cibi a cui si è allergici, l'unico modo efficace per stopparla è quello di escludere subito gli alimenti che l'hanno scatenata dalla propria dieta.

Da ultimo, ma non meno importante, è fondamentale preferire cibi astringenti come riso bianco, banane e patate e, se la diarrea è stata causata da uno stato di ansia o di paura, cercare di fare delle attività rilassanti o seguire delle terapie naturali che inducano il corpo al relax come la meditazione e il massaggio ayurvedico.

Perché si hanno le scariche quando si ha la colite?

Quando si ha la colite, può capitare che subito dopo i pasti, o anche dopo aver ingerito alimenti irritanti per l'intestino, si manifestino scariche di diarrea. Ciò è dovuto ad un'irritazione generale, che in alcuni casi può essere anche cronica, a livello del colon. L'unico modo per prevenire questo disturbo è quello di ridurre, oppure di eliminare del tutto, il consumo di cibi che possono infiammarlo come lattosio, glutine, carni rosse, formaggi, merendine, cibi già confezionati o pronti e alcol.

Il latte invece è assolutamente da evitare, perché oltre a rendere le scariche ancora più frequenti, provoca anche il fenomeno della pancia gonfia e dura. Tuttavia, malgrado questi cambiamenti alimentari possano influire in modo positivo sulla loro condizione, per alcuni pazienti convivere con scariche di diarrea quotidiane non è strano, anzi, rappresenta la normalità. Ciò li spinge non solo a mantenere abitudini alimentari o uno stile di vita non conforme con la loro condizione, ma anche a non voler assolutamente migliorarla. Il risultato è che, nella maggior parte dei casi, il disturbo peggiora, arrivando a compromettere la loro vita sociale.

Si possono avere scariche senza diarrea?

Sì, si possono avere anche scariche senza diarrea o feci normali tra una scarica e l'altra e non sempre morbide. Questo sintomo lo si può riscontrare, per esempio, nella gastroenterite, un'infiammazione della mucosa dell'intestino di origine infettiva che viene provocata virus, batteri e altri parassiti, che in genere vengono introdotti nel corpo attraverso il consumo di acqua o di alimenti infetti.

A cosa sono dovuti i borborigmi?

I borborigmi, o pancia che brontola, a livello fisiologico sono assolutamente normali, perché possono essere associati sia ad un digiuno prolungato (non per nulla sono il primo segnale che il corpo invia al cervello per indicare uno stato di fame e spingerci a mangiare) sia ad un'attività digestiva regolare.

In alcuni casi però, soprattutto se i pazienti sono affetti da sindrome dell'intestino irritabile, meteorismo, celiachia e ostruzioni intestinali, possono comparire dopo i pasti, in particolare se si ha assunto un cibo verso cui si è intolleranti oppure si sono consumati degli alimenti troppo ricchi di zuccheri o gas genesi (esempio: i legumi).

Scariche di diarrea: I come “imbarazzanti e improvvise”

Le scariche di diarrea in pubblico sono un fenomeno abbastanza raro e, in genere, può capitare di vederlo nei bambini molto piccoli. Ciò però non significa che non possa capitare, indipendentemente dal fatto che ci si trovi in vacanza oppure sul posto di lavoro. Cosa fare in questi casi? Oltre a rinchiudersi nel bagno più vicino, la cosa migliore è quella di assumere probiotici, di bere molto per reintegrare i liquidi persi e di mangiare cibi leggeri e non irritanti per l'intestino. Lo stesso discorso vale per le bevande: se si ha un attacco improvviso di diarrea, meglio evitare di bere latte, caffè, alcolici, succhi di frutta e bibite fredde, perché rischierebbero di aggravare il problema.

Se si è in viaggio, anche se si è colti da una fame improvvisa, la cosa migliore è quella di mangiare poco: questo sia per abituare il proprio stomaco al nuovo regime alimentare, sia per evitare di stare male e di andare incontro ad episodi spiacevoli e alquanto imbarazzanti. Attenzione invece se ci si trova in località esotiche come Sharm el Sheikh: l'acqua del rubinetto, diversamente da quello che accade in Italia e nella maggior parte delle nazioni europee, non è potabile e provoca dissenteria.

Anche le verdure crude, lavate con l'acqua del rubinetto, vanno evitate o consumate soltanto se cotte in modo rigoroso, perché altrimenti si rischia di avere lo stesso problema. In questi casi è meglio bere soltanto acqua imbottigliata e scegliere bene i ristoranti in cui ci si intende recare a pranzo o a cena. Su alcuni forum dedicati ai viaggiatori, come Tripadvisor, viene consigliato anche di lavarsi i denti con l'acqua imbottigliata per evitare di avere attacchi di dissenteria.

gabinettoScariche di diarrea: quando aumentano?

Di solito le scariche di diarrea aumentano quando si è mangiato del cibo a cui si è intolleranti, che viene quindi riconosciuto dal corpo come un potenziale veleno da eliminare il prima possibile, o che è stato lavato con acqua contaminata e non potabile. Per quanto riguarda le bibite, possono verificarsi delle scariche dopo aver mangiato un pasto abbondante e aver bevuto una bibita ghiacciata o appena tirata fuori dal frigo. Le persone intolleranti al lattosio invece noteranno sicuramente un aumento delle scariche nel caso in cui bevano latte vaccino.

In genere un attacco di diarrea è preceduta da un borbottio fuori norma dello stomaco, spesso accompagnato dalla sensazione di avere dei resti di cibo che non sono stati digeriti e da un mal di pancia violento che dà come l'impressione che qualcosa stia pungendo il ventre.

Colite microscopica e diarrea liquida

Forti scariche di diarrea, che spesso possono assumere anche una colorazione giallognola, sono uno dei sintomi della colite microscopica, una condizione difficilmente rilevabile, che spesso viene confusa con la sindrome dell'intestino irritabile e che è stata scoperta di recente. Questa colite si manifesta con diarrea cronica, dolori addominali e perdita di peso. Non si tratta di una patologia rara, perché ne è affetto ben il 13% dei pazienti che sono stati indagati per trovare una spiegazione alle loro frequenti scariche diarroiche.

A volte questa malattia, soprattutto nei pazienti che hanno genitori o parenti affetti o morti per cancro al colon, scatena il panico in quanto i suoi sintomi (vedesi la perdita di peso) sono molto simili a quelli dell'adenocarcinoma. Per questo motivo, prima di farsi prendere dalla paura e di pensare al peggio, è fondamentale richiedere il consulto del proprio medico in caso di comparsa di forti scariche di diarrea accompagnate da perdita di peso: quest'ultime infatti potrebbero nascondere sia una causa non preoccupante, come la colite microscopica, sia una condizione ben più grave.

Scariche di diarrea: dopo mangiato possono indicare un'intolleranza?

Sì, se le scariche diarroiche compaiono subito dopo i pasti o dopo aver ingerito determinati alimenti, potrebbero indicare una potenziale intolleranza, come ad esempio quella al glutine o al lattosio.

Quanto dura la scarica?

Normalmente una scarica dura tra le 24 e le 48 ore, per poi risolversi da sola senza un trattamento medico specifico. Tuttavia, se la durata della scarica diarroica supera le 48 ore, potrebbe essere il sintomo di una condizione più seria e che, se non viene curata al più presto, potrebbe condurre il paziente al rischio di disidratazione. Per questo motivo, se si hanno scariche continue e che durano nel tempo, è fondamentale bere almeno tre litri di acqua al giorno per reintegrare i liquidi persi oppure prendere degli integratori di sali minerali.

Per quanto riguarda il numero delle scariche, è da considerarsi normale un parametro che va da una a tre scariche al giorno, mentre se le scariche iniziano a presentarsi con molta frequenza (una o due ogni ora) oppure superano le tre al giorno, in tal caso è necessario richiedere il consulto di un medico. In alcuni casi, peraltro molto rari, le scariche di diarrea possono durare per più di un'ora. Quest'ultima condizione, oltre ad essere molto limitante e a non permettere al paziente di allontanarsi troppo dal bagno, risulta molto debilitante per il corpo in quanto perde molti liquidi in poco tempo.

Quali cibi riescono a bloccare le scariche?

Tra i cibi che possono bloccare le forti scariche di diarrea troviamo il riso integrale, le banane, lo yogurt (soprattutto se contiene fermenti lattici vivi, che aiutano a regolarizzare l'attività dell'intestino), il limone, l'aglio, le carote, le tisane, l'avena, le mele e le zuppe di cereali o di verdura non eccessivamente bollenti.

Diarrea: cosa mangiare a colazione per fermarla

Quando si soffre di diarrea, anche la scegliere una colazione più adatta gioca un ruolo importante per fermare le scariche.

In linea di massima, se il paziente non soffre di allergie alimentari particolari, può permettersi quasi tutto, come ad esempio fette biscottate, pane bianco tostato o senza mollica, uova in camicia o sode, bresaola o prosciutto cotto senza grasso, albicocche, ananas, banane, limoni, mele e pesche. Anche se è una convinzione comune che il tè nero faccia bene, quando si hanno scariche di diarrea è meglio bere del succo di pompelmo fresco a colazione. Questo agrume infatti, oltre a non irritare in modo eccessivo lo stomaco, può aiutare a combattere la dissenteria.

Se invece si soffre del problema inverso, ovvero di stitichezza, via libera a yogurt (meglio ancora se con probiotici), acqua, kiwi, fichi, prugne, aloe vera e pere.

Scariche di diarrea: consigli

Prima di bloccarle con l'assunzione di probiotici o di altri farmaci utili per contrastare la diarrea, è meglio controllare il numero delle scariche, perché se oltrepassano le sei al giorno non è un segnale positivo.

Scariche diarroiche: effetti secondari

Tra gli effetti secondari delle forti scariche di diarrea, uno dei più comuni è sicuramente quello dell'ano irritato. Pochi pazienti lo sanno, ma l'emissione continua di feci liquide, oltre a disidratare il corpo, può irritare la mucosa anale e provocare bruciore. Inoltre, se ci sono infezioni virali o intolleranze alimentari, il passaggio ininterrotto di feci liquide può causare ferite e lesioni a livello dell'ano, facendo sì che anche l'evacuazione diventi un momento doloroso e insopportabile.

Si dimagrisce con le scariche?

Sì, se si soffre di scariche continue, si può dimagrire, ma non è il caso di rischiare né tanto meno di indursi la diarrea nella speranza di perdere qualche chilo di troppo perché attraverso l'emissione di feci liquide si perdono anche tutti quei sali minerali indispensabili per vivere bene. Meglio controllare piuttosto quello che si porta in tavola, perché un'alimentazione corretta e leggera, oltre a permettere di dimagrire in modo naturale, riduce anche le probabilità che compaiano scariche intense e prolungate.


analisi per la colite

Colite nervosa: guardare al di là delle analisi

Chi è affetto da questa condizione soffre di disturbi che interessano nello specifico un dato tratto dell’intestino, ovvero il colon: si tratta della colite nervosa, denominata anche colite spastica o ancora sindrome del colon irritabile. Ne sono affette milioni di persone senza neanche saperlo, tanto che la scambiano per altre patologie e peggiorano la situazione stressandosi e assumendo dei medicinali. Nonostante le cause di questa patologia siano ancora avvolte nel mistero, non si esclude che lo stato emotivo influenzi molto la salute intestinale.

Sintomi colite nervosa
Anatomia del colon
Cause colite spastica
Complicazioni sindrome colon irritabile
Diagnosi e cure colite nervosa

analisi per la colite

Sintomi colite nervosa

La sintomatologia più comune nei soggetti affetti da questa patologia intestinale sono dei forti dolori e crampi all’addome, diarrea o costipazione a giorni alterni, sensazione di pancia gonfia all’altezza dello stomaco, meteorismo e muco nelle feci. Molti pazienti si rivolgono al proprio medico di fiducia confidandogli la preoccupazione che una situazione cronica possa generare l’insorgere di problemi ben più gravi, come ad esempio il temutissimo cancro al colon o al retto, o che possa cambiare l’anatomia degli organi interni. Sono solo fantasie, mentre il trattamento per curare la colite spastica è esclusivamente finalizzato a ridurre i sintomi, non a guarire del tutto. Inoltre, gli stessi possono variare la loro intensità, presentarsi tutti insieme contemporaneamente per poi placarsi all’improvviso.

Anatomia del colon

L’intestino è una parte dell’apparato digerente tra il piloro e l’ano. SI divide a sua volta in piccolo intestino o intestino tenue e il grande intestino, o intestino crasso.

La prima parte inizia dal piloro, separatore fondamentale dallo stomaco, e finisce con valvola ileocecale, la quale lo separa dalla seconda parte intestinale. L’intestino tenue è costituito da tre parti denominate duodeno, digiuno e ileo. Esso è lungo circa 7 metri e ha un diametro di circa 4 cm. La seconda parte dell’intestino è la parte finale dell’apparato digerente. Inizia dalla valvola ileocecale e finisce nell’orifizio anale. Si divide in sei parti, denominate cieco, colon ascendente, colon  trasverso, colon discendente, sigma e retto. Esso è lungo 2 metri circa e possiede un diametro di 7 cm.

Diciamo che la colite nervosa o spastica colpisce la seconda parte de proprio intestino, specialmente la notte, quando si è sdraiati a pensare e rimuginare sui propri problemi. Ne sono affetti il 13% della popolazione secondo le statistiche, soprattutto le donne hanno una incidenza del 50%. Chi ne soffre ha meno di 45 anni di età e la malattia si manifesta maggiormente in concomitanza di stati psicologici problematici come depressione, ansia e disturbi della personalità. Qualora la storia familiare vede la presenza di un parente con questo disturbo, o si è stati soggetti ad abusi sessuali o altri problemi psicologici gravi, si ha una probabilità alta di essere soggetti alla sindrome del colon irritabile.
Del resto, gli antichi dicevano che lo stomaco fosse il secondo cervello umano. Infatti, la pancia è la prima che sente le conseguenze di emozioni forti e che somatizza dolore, gioia e tristezza.

Cause colite spastica

Gli esperti hanno opinioni molto discordanti sulle cause che portano a questa fastidiosissima patologia, e non hanno le idee chiare. Hanno formulato ipotesi più o meno attendibili, le quali riportano come fattore primario una comunicazione anomala tra encefalo e fibre nervose dell’intestino e dei muscoli intestinali. Le cellule muscolari costituiscono buona parte della parete intestinale, permettendo il transito degli alimenti durante la digestione mediante delle contrazioni ritmiche e regolari.

Quando un soggetto è affetto da colite nervosa, egli ha delle contrazioni involontarie troppo forti e di durata eccessiva, oppure troppo deboli e irregolari. La colite nervosa accentua questi disturbi nelle ore notturne e i dolori partirebbero dal fianco sinistro, in quanto lo spazio è occupato dal colon. Qualora partissero dal fianco destro, si può sospettare una appendicite. Quando si hanno contrazioni forti, insorgono automaticamente meteorismo, gonfiore e diarrea. Le contrazioni deboli sono la causa di cattiva digestione e di un non corretto transito intestinale: la condizione si riconosce mediante le feci, troppo secche e dure.

Tuttavia, le circostanze che innescano la colite spastica variano da persona a persona e dipende se si sia soggetti sensibili o meno. Certamente, il caffè e il tè non aiutano a placare il disturbo, come le spezie, i cibi grassi, l’abuso di alcol, cioccolata, bibite zuccherate e latte, o ancora il mangiare piselli o verdure crucifere (cavoli, broccoli ecc.) accentuano i sintomi. Nei bar, ristoranti e hotel hanno menù per ogni esigenza: intolleranti al lattosio, celiaci, vegani, fruttariani e vegetariani, ma nessuno finora ha elaborato un menù per chi è affetto da colite spastica. Le strutture ricettive dovrebbero però incentivare e promuovere alimenti e cibi idonei, visto che i loro clienti possono esserne affetti.

Anche stress e alterazioni ormonali possono influire in maniera negativa. Può succedere che, in vista di un esame o una riunione importante, la persona abbia crampi allo stomaco e attacchi massicci di diarrea, così come una donna in pieno ciclo mestruale soffra dei disturbi descritti. Però, non sempre queste condizioni sono sindrome del colon irritabile: ci possono essere casi in cui si è affetti da una gastroenterite o da altra malattia infettiva gastrointestinale. Pertanto, è sempre meglio recarsi dal medico, il quale effettuerà tutte le analisi e provvederà a fare la diagnosi corretta. Meglio non aspettare troppo, in quanto alcune gastroenteriti, se trascurate, possono sfociare in questa condizione cronica, anche se non infiammatoria. Inoltre, si può confondere con patologie serie, ad esempio il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Complicazioni sindrome colon irritabile

Se trascurata e la presenza prolungata di questa condizione comporta delle conseguenze. LE prime della lista sono le emorroidi, poi segue la malnutrizione. Non è detto che la dilatazione delle vene emorroidali o l’eliminazione repentina di certi alimenti dalla dieta siano concomitanti e possano nuocere, ma d’altronde se ci si sente male dopo aver mangiato un determinato cibo, non si può fare altrimenti. Sicuramente, questi ulteriori problemi non rendono la vita facile a chi ne è affetto, anche perché avere le emorroidi comporta il seguire una determinata terapia allo scopo di farle passare senza intervenire chirurgicamente nelle strutture di sostegno dell’ano.

Per evitare estreme conseguenze, il medico curante suggerisce esami specifici per confermare la diagnosi e un supporto psicologico per attenuare il problema ed evitare complicazioni pericolose. Una efficace e regolare terapia psicologica con uno specialista qualificato, unita a un regime alimentare adeguato ed equilibrato,  pare riducano notevolmente gli stati ansiosi e i problemi intestinali correlati.

Diagnosi e cure colite nervosa

Non esistono analisi specifiche da effettuare in laboratorio per scoprire di essere affetti dalla patologia. Il medico effettua una diagnosi differenziale, escludendo varie malattie gastrointestinali effettuando esami appositi. Si prescrivono esame delle feci per capire se è presente del sangue, oltre a un esame microbiologico allo scopo di capire se ci siano parassiti o patologie serie. Uno specialista molto meticoloso richiederà una colonscopia e una sigmoidoscopia flessibile per vedere la struttura del retto e del colon nella parte terminale ed escludere malattie e condizioni ben più gravi. Questo esame viene effettuato con un tubicino flessibile provvisto di luce e telecamera, da infilare nello sfintere anale.

Come cure, sicuramente un gastroenterologo o il medico di base richiederanno un consulto a uno psicologo. Questo perché molti soggetti, avendo paura di stare male se mangiano qualcosa, tendono a saltare i pasti e digiunare, arrivando all’anoressia.

Purtroppo, i farmaci per curare il colon irritabile sono efficaci solo per attenuare i sintomi. Essi sono antispastici, i quali impediscono le contrazioni troppo veloci del tratto intestinale, mentre gli antidepressivi e gli analgesici possono migliorare l’umore evitando i problemi legati alla stitichezza e alla tensione dell’intestino. Gli antibiotici e gli antiacidi vengono prescritti dal medico per impedire  il proliferare di batteri e virus, sia per attenuare il meteorismo.

Una soluzione immediata sarebbe quella di distrarsi, magari ascoltando musica o facendo un cruciverba. Pensare e fissarsi di essere malati sembra che accentui i sintomi. Specialmente con i bambini, la cosa migliore è distrarli e cercare di minimizzare il tutto facendo leggere loro libri illustrati o giocando. Lo scopo, oltre a distrarli, è far capire ai pargoli che nonostante questo piccolo problema, sono persone speciali in quanto molto sensibili.


sposa si rilassa prima delle nozze

Colite da matrimonio: come rilassarsi prima delle nozze

Avete atteso tutta la vita ed ecco arrivare finalmente il giorno più bello della vostra vita, quello del matrimonio. Tutto è ormai pronto: abito bianco, invitati al ricevimento che attendono, bomboniere all’ultimo grido, lo sposo che aspetta e….un cattivissimo e fastidioso mal di pancia, sta per rovinarvi questo giorno.
Di cosa si tratta? Perché, proprio in un momento così importante della vostra vita, dovete soffrire di mal di pancia?
State tranquille, non è grave. Si tratta di un attacco di colite nervosa in vista di un evento importante come quello di un matrimonio, ma potrebbe accadere anche durante una festa o poco prima di svolgere un esame all’università.

Quando l’intestino fa i capricci: la colite nervosa

Di certo soffrire di colite nervosa e magari avere una scarica diarroica proprio il giorno del matrimonio, oppure nei giorni antecedenti all’evento, non è il massimo che vi possa accadere. Al pancino però non si comanda e questa condizione intestinale diventa molto più frequente di quello che possa sembrare.
Stiamo parlando di colite, un’infiammazione dell’intestino ovvero definita spesso colon irritabile, un disturbo molto comune che colpisce circa il 22% delle persone che si devono sposare. Purtroppo, ancora oggi non esiste una causa riconducibile a tale disturbo, ma vi sono una serie di fattori che incidono sul colon irritabile e che rendono la colite una patologia molto fastidiosa da gestire, seppur non grave.
Come si manifesta la colite? Cosa dobbiamo avvertire per poter affermare che stiamo soffrendo di colite? Ecco i principali sintomi:

  • Crampi addominali e mal di pancia;
  • Stipsi e diarrea anche in fasi alterne;
  • Flatulenza intestinale (sentirsi gonfie come un palloncino);
  • Cambi di abitudini intestinali;
  • Muco visibile nelle feci;
  • Sensazione come il taglio di una lama su di una torta di matrimonio.
    taglio torta durante matrimonio

Insomma, se avvertite uno o più di questi sintomi, si può essere abbastanza sicuri che si tratti di colite!

Colite, le cause scatenanti

Ora che abbiamo compreso i sintomi, vediamo di analizzare le cause della colite, soprattutto quella che si manifesta in occasioni impegnative dal punto di vista emotivo, come il matrimonio.
Come già anticipato non esiste un’unica causa, ma una serie determinante di situazione che possono scatenare un attacco di colite.
L’alimentazione e la qualità dello stile di vita incidono moltissimo sulla possibilità di ammalarsi di tale patologia, ma anche lo stress, le tensioni emotive, l’ansia eccessiva, possono scatenare uno dei sintomi della colite (ad esempio scariche di diarrea). Questo disturbo di fatto viene classificato assieme ad altri di base ansiogena.

Stiamo parlando in questi casi di colite nervosa, ovvero quella legata ad eventi emotivamente stressanti che ci colpiscono e che vano ad alterare le funzioni intestinali, al punto da scatenare reazioni fisiche come la diarrea, durante le nozze..
Prima di arrivare al giorno del grande sì, sarebbe auspicabile non solo seguire una dieta per entrare nell'abito da sposa, ma anche scegliere un regime alimentare sostenibile per le nostre mucose intestinali.
La prima reazione che ha una sposa quando intuisce di avere un reale disturbo intestinale è quello di non mangiare più nulla, per evitare di stare peggio. Questa condizione di astinenza alimentare però potrebbe peggiorare la situazione se priva di una logica di alcun tipo.
Le donne in alcuni casi sono davvero strane e preferirebbero avere il “cagotto continuo”, perdere peso e dimagrire, purchè ammettere di stare male e di aver bisogno di una cura che attenui la frequenza nell'andare in bagno.

Per raggiungere pertanto una condizione di benessere il giorno in cui ci si sposa, sarà bene evitare alcuni cibi. Fra questi, ad esempio, ci sentiamo di ammonire dal mangiare grandi quantitativi di mozzarella perchè, come tutti i latticini è altamente sconsigliata per tutti i casi di colite, soprattutto se abbinata ai pomodori (altro alimento no). Altro consiglio più specifico è quello di bloccare il consumo di derivati del latte soprattutto quando si ha la diarrea.
Una brutta notizia per il gentil sesso. La colite da matrimonio colpisce soprattutto le donne, le  novelle spose sono avvisate e mettano in conto che, a causa dei forti attacchi di diarrea o stipsi continua, potrebbero essere costrette a rallentare i preparativi del matrimonio, a causa di un accumulo maggiore di ansia.

Le donne, più in generale, tendono a somatizzare tutto quello che accade loro nella vita e il primo organo del corpo a rispondere a questi traumi emotivi, accompagnati da stress psicologici, è quasi sempre il colon, direttamente collegato con il sistema nervoso.
Sotto questo punto di vista, ancor prima di un farmaco anticolite, servirebbe una vera rivoluzione di genere, che faccia capire anche agli uomini che responsabilità si ha nell'essere donne.
Tra le conseguenze secondarie della colite vi è infatti quella di ledere ad una relazione d'amore.
Sono tanti i casi di fidanzati che ho visto lasciarsi o di matrimoni andati a rotoli a causa di una colite, colpevole di aver contribuito notevolmente a rovinare il rapporto con il partner , a causa di un nervosismo che ci può far isolare e diventare insopportabili.

Cosa è possibile fare per non rovinare nozze e intestino?

Una volta capito che si tratta di colite nervosa legata all’evento del matrimonio, ecco alcuni rimedi per superare il disturbo.

  1. Prendetevi del tempo e fate le cose con maggiore calma, magari facendovi aiutare da amici o parenti per i preparativi;
  2. Imparate a delegare ad altri le cose che non riuscite a fare voi, senza stressarvi più di tanto;
  3. Concentratevi sugli aspetti positivi del matrimonio, come ad esempio sul viaggio di nozze, periodo di assoluto relax durante il quale tutto vi sembrerà una favola;
  4. Pensate ad esempio alla vostra nuova vita insieme per ritrovare la serenità persa con lo stress dei preparativi;
  5. Parlatene con il vostro partner delle cose che vi assillano e vi mettono ansia e cercate insieme di risolvere quante più questioni possibili;
  6. Ritagliatevi dei momenti di spensieratezza, magari da trascorrere con le amiche dove non pensate all’ansia del matrimonio;
  7. Prendete in considerazione la possibilità di contattare un medico esperto in coliti e fatevi consigliare dei farmaci per bloccare la diarrea o per ripristinare la normale funzionalità dell’intestino, almeno per arginare il problema al colon quando si svolgerà la festa nuziale.
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Farmaci o rimedi naturali: cosa preferire

Il dilemma fra assumere farmaci o rimedi naturali esiste da sempre. C’è chi sostiene che utilizzare i rimedi della nonna nei casi di attacco di colite possa essere efficace e senza conseguenze, ma tanti altri pensano che in situazioni di emergenza, come può essere un attacco di diarrea il giorno nel proprio matrimonio, i rimedi naturali, non siano poi così immediati e quindi bisogna ricorrere ai farmaci, visto l'urgenza della situazione e la volontà che il giorno più bello per una coppia si trasformi in una rincorsa verso la porta del bagno.
Tra i farmaci di solito prescritti dai medici, abbiamo gli antibiotici, gli antispastici, ma non solo.
Ecco le categorie di farmaci più usati nel trattamento della colite.

1. Antispastici, essi vengono impiegati per ridurre la secrezione gastrica tipica del colon irritabile. Il bentalen o debridat rappresentano due ottime possibilità per guarire subito;
2. Antibiotici, che si usano quando la causa dell’irritabilità intestinale è dovuta ad un’infezione batterica;
3. Antiacidi, per la prevenzione del meteorismo intestinale;
4. Serotoninergici, che agiscono a livello del sistema nervoso enterico;
5. Antidepressivi triciclici, che agiscono a livello dell’umore (psiche) ma hanno anche un’azione analgesica.

Colite cronica, cosa fare in questi casi?

E’ diverso il discorso se invece i vostri attacchi di colite sono quotidiani o comunque non legati a nessun evento in particolare, come potrebbe essere il matrimonio, un esame universitario o la tesi di laurea….
In questi casi si parlerà di colite cronica e si configuerà una situazione ben diversa, da non sottovalutare, soprattutto perchè andrà curata in tempo.
La sindrome del colon irritabile di per se non è una patologia grave, ma comunque come tutte le malattie va affrontata e curata. Il consiglio che rivolgo a tutti i pazienti è quello di non improvvisare mai una cura “fai da te”, ma di rivolgetevi sempre ad un medico con conprovata conoscenza della materia.
Se proprio non credete a Luca Lombardi, fidatevi di un altro naturopata della zona che saprà, dopo un accurato controllo, indicarvi la diagnosi e la cura da seguire.
Il primo approccio nei casi di colite è sempre di tipo psicologico, soprattutto per insegnare al paziente un corretto stile di vita e una corretta alimentazione, elementi fondamentali per migliorare la condizione di vita di ognuno di noi.
Solo successivamente ci potrà essere l’approccio farmacologico a seconda del bisogno. Difficilmente sulla colite si interviene in maniera chirurgica, pertanto una speranza resta aperta sempre a tutti.
Purtroppo quando la malattia ha un carattere cronico, non si avrà mai una totale guarigione, ma col tempo si otterrà un notevole miglioramento e/o stabilizzazione dei sintomi, con cui, attraverso opportuni suggerimenti, potrete imparare a convivere con il male al colon nel migliore dei modi.


pomodori e colite

Pomodori e colite: fanno bene o male?

pomodori e colitePurtroppo è ancora un mistero, ma quante volte vi site chiesti se i pomodori fanno male o bene alla colite? E quante volte è successo che dopo averli consumati, avete avvertito un senso di bruciore o fastidio allo stomaco? Insomma, cosa c’è di vero o di falso sui pomodori e sul loro utilizzo nei casi di colite o sindrome del colon irritabile? Ecco, tutte le risposte ai vostri dubbi le troverete in quest’articolo, che vi consiglio di leggere attentamente, soprattutto se soffrite di colite.

Cos’è la colite e come si manifesta

La colite è un’infiammazione dell’intestino, in particolare della parta bassa del tratto intestinale, quella definita colon. E’ un disturbo moto comune fra la popolazione, ma rimane pur sempre una patologia e come tale va curata, senza sottovalutare nulla. La colite si può manifestare con diversi sintomi, ma i più predominanti, ovvero quelli che di solito ci fanno capire che abbiamo un attacco di colite sono:

  • Forti dolori addominali tipo colica;
  • Episodi di stipsi o diarrea;
  • Muco nelle feci;
  • Gonfiore alla pancia.

Quali sono le cause più comuni?

Una delle principali cause della colite è il nervosismo e lo stato di tensione; in questi casi parliamo di colite la cui natura va ricercata in fattori psicologici più che fisici. Le altre cause della colite vanno ricercate nell’alimentazione, nello stile di vita, in infestazioni parassitarie, in intolleranze alimentari, nelle alterazioni della flora batterica.

Legame fra cibo e colite: il ruolo dei pomodori

Ecco dunque il nostro argomento principale: che legame c’è fra il cibo e la colite?

pomodori e latticini fanno male

Sicuramente un legame stretto e diretto. Ciò significa che alcuni cibi che ingeriamo, vanno ad incidere direttamente sulla nostra colite, tanto da farci stare male. A questo punto possiamo stilare una lista di cibi che andrebbero vietati quando si soffre di colite. Quando parliamo di dieta per la colite non ci riferiamo solo agli alimenti permessi e quelli vietati ma anche alle modalità con cui questi vanno consumati; ad esempio si consiglia di mangiare lentamente, poco ma spesso ed evitare i cibi fritti. Fra i cibi vietati in caso di colite e subito dopo la fase acuta, vi sono anche i pomodori, seppur le teorie in questione sono spesso contrastanti. Infatti alcuni sostengono che i pomodori non andrebbero assolutamente consumati, mentre altri affermano che sono soltanto i semi dei pomodori che fanno male. Soprattutto il consumo di pomodori pare faccia male a coloro che hanno gruppo sanguigno A e AB. Infatti una serie di studi hanno dimostrato che coloro che appartengono al gruppo sanguigno A e AB non posseggono succhi gastrici sufficientemente acidi per digerire certi cibi fra cui appunto pomodori e carne rossa. A lungo andare questi alimenti potrebbero provocare dei disturbi a livello intestinale, pertanto meglio non mangiare più i succulenti vegetali rossi, tipicamente estivi, che ritrovarsi con un tremendo mal di pancia. Anche perchè, se li usate di solito per arricchire le vostre insalate, potreste trovare degni sostituti che certamente non irriteranno il vostro colon.

I Pomodori: perché fanno male alla colite

Vediamo nello specifico perché sono proprio i pomodori che nuocciono alla salute nei casi di colite. I pomodori fanno parte della famiglia delle solanacee, hanno un potere fortemente alcalinizzante, con il potere di calcificare i tessuti molli. Tuttavia l’abbinamento del pomodoro ai latticini può causare calcoli ai reni, in quanto i latticini producono del muco e il pomodoro alcalinizzante, lo cristallizza. Inoltre il pomodoro ha un effetto riscaldante sul corpo e pertanto crea quel fastidioso bruciore di stomaco, che nei casi di colite è assolutamente da evitare. Forse non tutti sanno che il pomodoro proviene dall’America e che qui era considerato una pianta tossica; le foglie infatti che sono velenose, vengono usare solo per uso medico e non destinate al consumo alimentare. Possiamo affermare che il pomodoro (sia da solo che abbinato ai latticini/carni…) è di per se nocivo e dannoso per l’organismo e assumerne in grandi quantitativi non risulta certamente consigliato. Molti utenti rimarranno un po' delusi dal sapere che i famosi San Marzano o i saporitissimi Pachino creano problemi al colon, ma bisogna iniziare a dare informazioni chiare e corrette, cercando di sfatare le fake news alimentari, entrate ormai irrimediabilmente nel DNA dell'italiano medio. Un po' come accade quando si parla di latte, senza mai riuscire a mettere in discussione  il fatto che il latte fa male e non lo si dovrebbe assumere con frequenza e leggerezza.

Come è possibile consumarlo per evitare i danni?

Se proprio vogliamo mangiare dei pomodori, allora è bene consumarli ben maturi, spellati della buccia  e dei semi e con un filo d’olio. Per piacere però,

“evitiamo, in casi di colite di mangiare pomodori crudi! “

Esistono diverse categorie di pomodori, fra cui i pachino, i datterini, San Marzano, ma anche i pomodori verdi. In merito a questi ultimi va fatto un appunto. Soprattutto se soffrite di colite, dovete fare particolarmente attenzione a questa categoria di pomodori, i quali rispetto agli altri sono molto più dannosi per la salute. Questi infatti contengono la solanina un alcaloide tossico anche se assunto in piccole quantità. Tuttavia questo non significa che i pomodori andrebbero mai consumati, anche perché apportano comunque tanti altri benefici al nostro organismo, fra cui:

  • Sono un potente antiossidante naturale e quindi ci difendono dalle rughe;
  • Contengono calcio e vitamina K;
  • Migliorano la vista;
  • Proteggono la prostata;
  • Abbassano la pressione;
  • Abbassano il colesterolo.

Tuttavia, nonostante i tanti benefici dei pomodori, fate attenzione, nei casi di colite. Soprattutto in merito ai pomodori verdi o acerbi, il consumo dovrebbe essere limitato. Grossi quantitativi potrebbero provocare un’intossicazione dell’organismo, con forte senso di bruciore, ma anche senso di nausea, vomito, fino a casi di stordimento e perdita di coscienza. Inoltre i semi dei pomodori (qualsiasi tipologia) diventano difficili da digerire e possono peggiorare i casi di diverticolite.

Cosa fare in caso di attacco di colite dopo aver mangiato i pomodori?

Innanzitutto evitate i cibi che vi possono far male e contattatemi via email, se volete che vi consiglierò la terapia più adatta ed una dieta alternativa, per non sentire più la mancanza di pomodori. Tuttavia come primo tentativo, qualora voleste contrastare da subito il malessere, sappiata che esistono dei rimedi naturali per aiutarvi a calmare il dolore e il fastidio. Ecco quali sono:

  1. Tintura madre di Camomilla, poche gocce diluite un mezzo bicchiere d’acqua al bisogno, per calmare gli spasmi;
  2. Tisana a base di Malva, che ha un effetto emolliente e antinfiammatorio, andando appunto a sfiammare l’intestino irritato.

In conclusione Come per tutte le cose, sono gli eccessi a far male. Anche nel caso del pomodoro, un consumo limitato può far bene al vostro organismo, ma sarebbe da evitare appunto durante un attacco di colite o in casi di diverticolite. Non esiste pertanto un numero corretto entro cui i datterini non fanno male. Visto che potete evitare di mangiarli fatelo, obbedite alla volontà del vostro intestino. Meglio rinunciare a gustose ricette a base di pachino, come nel caso degli spaghetti alla san giuannid, piuttosto che rimanere chiusi nel bagno, a causa di una diarrea. Se proprio non riuscite a far a meno di mangiarli, preferiteli freschi, maturi e/o appena scottati e senza semi. Evitate però il pomodoro cotto in scatola, che è pieno di acido citrico, malico e ossalico e soprattutto ha già perso tutti i suoi nutrienti, quindi anche molto povero dal punto di vista organolettico.


donna felice di spalle

Come curare un caso di colite

donna felice di spalleLa colite nervosa è una delle manifestazioni più frequenti nei paesi industrializzati: ritmi frenetici, ansia, stress e preoccupazioni varie, possono accentuare i sintomi di questo disturbo che però non sono legati in questo caso

ad un’alterazione anatomica o biologica.
Questo disturbo intestinale può dipendere da svariati fattori, tra cui infezioni, processi infiammatori di varia entità, ma anche alterazioni fisiologiche.
La colite nervosa è anche conosciuta come colite spastica ed è caratterizzata da dolori nella parte bassa dell’addome, il cui sintomo principale è legato ad una disfunzione nell’evacuazione.

Un caso tipico di colite spastica è quello di un soggetto afflitto da frequenti episodi di diarrea che alterna, allo stesso tempo anche episodi di stipsi, in cui mostra serie difficoltà nell’andare in bagno.
Una vita difficile quindi, in costante lotta tra lo scappare di corsa al gabinetto e lo sperare di farne uscire un pezzettino.
Tutto accompagnato da un corollario di effetti spiacevoli in grado di rendere molto penalizzante la propria esistenza, come:
meteorismo, flatulenza, alitosi, nausea, sensazione continua di gonfiore, aumento della circonferenza dell’addome, stanchezza, affaticamento e difficoltà di concentrazione mentale.

A chi rivolgersi per curare la colite nervosa

Fermo restando che adottare uno stile di vita sano resta essenziale per curare un caso di colite nervosa o spastica, vediamo chi si deve contattare in caso di un malessere di questo tipo.

medico in camice
Alla presenza di sintomi importanti e continuativi è possibile andare da un gastroenterologo che innanzitutto lavorerà per escludere la presenza di altre cause con sintomatologia uguale o simile e in seguito sarà in grado di dare una diagnosi più verosimile. È bene sottolineare che una colite nervosa non si cura quasi mai con medicinali, ma grazie al cambio del proprio stile di vita, seguendo un piano dietetico su misura, analizzando quelle che possono essere le cause che sono all’origine del dolore, sino ad intervenire scegliendo i rimedi naturali migliori da adottare, si possono ottenere miglioramenti del quadro sintomatico anche in tempi relativamente brevi. Usare degli antispastici, farmaci solitamente prescritti dal gastroenterologo, di sicuro aiuta a tenere sotto controllo i sentori iniziali, più superficiali, ma non può essere considerata una terapia valida nel lungo periodo.

Gli antispastici non sono miracolosi contro la colite ed anzi potrebbero presentare alcune conseguenze molto spiacevoli.
Questi medicinali favoriscono nel tempo un rallentamento del tono muscolare e possono portare ad un peggioramento della sintomatologia. Proprio per questo, per trovare una soluzione naturale per guarire dalla colite ci si rivolge ad un naturopata. Il contributo che questo professionista  può offrire ad una persona che manifesta sintomi di colite spastica o nervosa è notevole. Il naturopata è un terapeuta che ha seguito un  percorso di studi specifico il cui obiettivo è quello stimolare il paziente a raggiungere un equilibrio corpo-mente (omeostasi), così da innescare in maniera naturale un processo di guarigione psico-somatica, ed evitando in futuro il ripresentarsi della stessa sintomatologia. Spesso è possibile avere un consulto con un naturopata anche attraverso skype, così da ricevere un’anamnesi completa sul quadro clinico, la storia sintomatologica, le cause psicosomatiche e le abitudini alimentari da correggere.

Affidarsi alle mani esperte di un bravo naturopata permette di risparmiare tempo e denaro, senza per questo rinunciare ad un’indagine approfondita dei propri problemi.
Anche perchè la colite è spesso la punta di un iceberg di problematiche più nascoste, la cui origine viene spesso trascurata. Altro vantaggio di contattare un esperto in naturopatia è quello di instaurare un rapporto umano molto gratificante con il proprio medico.
Il naturopata mostra infatti una particolare attitudine ad entrare in empatia con il paziente, capendo bene le sue esigenze e fornendo soluzioni personalizzate.

Come curare un caso di colite

Il motivo per cui la colite nervosa si reputa essere generata da ansia e stress è da ricercare nella produzione alterata di serotonina nel corpo.
Si tratterebbe di un neurotrasmettitore che regola la contrazione della muscolatura dell’intestino e quindi la peristalsi. Cosa importante per distendere la zona addominale e calmare la mente, è ricominciare ad avere tempo per sé stessi, essere in grado di rilassarsi, iniziando per esempio percorsi di yoga e tecniche di rilassamento.

Inoltre per ridurre i sintomi di una colite nervosa fin da subito è necessario porre qualche cambiamento nella nostra dieta e cercare di limitare la possibilità di introdurre tossine nell’organismo.
Imparare ad avere una corretta alimentazione, evitare ad esempio fumo, alcool, caffè in eccesso, sono tutti buoni consigli, anche se abbastanza scontati, visto che dovrebbero essere seguiti da tutti e non solo dai soggetti colitici.
Per ottenere giovamenti di un certo rilievo, sarà importante limitare il consumo di grassi di origine animale e abbuffate di latticini, fatta eccezione per lo yogurt bianco biologico che aiuta a riequilibrare la flora batterica intestinale e risulta assai povero di lattosio.
Tra i prodotti da consumare senza problemi per curare un caso di colite nervosa, vi sono patate, carote, zucchine e in alcuni casi carni bianche.

Come curare un caso di colite con le erbe

Per aumentare gli effetti positivi della cura ci si può aiutare con integratori specifici per la colite. Solitamente, quelli che consiglio sono prodotti di origine naturale che non presentano controindicazioni di sorta.
Tra i rimedi naturali per le patologie intestinali vi è il mirtillo rosso, ricco di flavonoidi che tengono sotto controllo l’infiammazione e regolano la funzione intestinale alterata da stipsi e diarrea.
Anche il timo è una pianta molto utile al colon, visto che viene considerato un ottimo tonificante per l’intero apparato gastro-enterico. Il tiglio rinfresca, idrata e disinfiamma l’intestino grazie alle sue mucillagini. Le foglie di senna, usate solo dietro consiglio del naturopata e mai in una condizione acuta, attivano la peristalsi e quindi sono ottime nel caso in cui la colite si manifesta con una prevalenza di stipsi, rispetto a episodi di diarrea.

Molto usata per la colite e per riequilibrare la flora batterica intestinale è anche l’aloe vera. Il rimedio è antico, ma gli effetti positivi sul tubo digerente sono tali da guadagnarsi una menzione tra i rimedi più efficaci per lenire la sintomatologia da colite.
E’ risaputo che aloe e colon irritabile possono rappresentare un connubio vincente.
Il gel dell’Aloe contiene mucopolisaccaridi capaci di proteggere le mucose intestinali, rivelando una buona efficacia come disintossicante, perchè combatte l’infiammazione e favorisce la crescita dei tessuti dell’intestino.

Per chi accusa una presenza importante di gas intestinali e avverte una sensazione di gonfiore e quindi di tensione nella zona intestinale, la soluzione può essere quella di consumare quotidianamente semi di finocchio che tengono sotto controllo la fermentazione dei gas.
La melissa presenta un duplice vantaggio, in quanto agisce sia nei confronti degli stati di ansia sia a livello intestinale tenendo sotto controllo flatulenza, crampi addominali, nausea. Queste erbe possono essere utilizzate sotto forma di tisane, oppure acquistate in erboristeria, sotto forma di fitocomplessi o estratti secchi.

Curare la sintomatologia della colite è molto importante. Non si tratta solo di un disturbo che causa disagio e costringe a limitare la propria vita sociale, ma di un problema che può diventare cronico, sino a rappresentare l’inizio di ulcere molto dure da curare. Si stima che il 30-40% di coloro che soffrono da una malattia infiammatoria intestinale sia affetto da Morbo di Chron, ecco perché bisognerebbe porre particolare attenzione ai sintomi ed evitare che degenerino.


bambino in attesa di nuotare

Stile di vita e colite : come aiutarsi

bambino-nuoto
Si ripete continuamente che la colite è un disturbo molto comune dovuto sia ad una cattiva alimentazione sia all'accumulo di stress e ansia. La maggior parte dei pazienti che mi contattano sono convinti che che curando semplicemente quello che mangiano possano sconfiggere questo disturbo, o comunque riuscirebbero a tenere sotto controllo i sintomi dell'irritazione. La delusione è invece diventa ancora maggiore quando, dopo i primi miglioramenti, ci si trova di nuovo di fronte ad affrontare cacarella e stitichezza, dolori addominali, ma anche stanchezza e altri sintomi più o meno limitanti. Cosa fare quando ci si accorge del fatto che l'alimentazione non è tutto e che serve altro per curare la colite?

Di certo arrendersi non rappresenta la soluzione adeguata, ed è per questo che vorrei indicarvi qualche consiglio che vada al di là del dirvi cosa è giusto mangiare o cosa è meglio evitare per la salute del colon.

Stile di vita sano per sconfiggere la colite

Avere uno modo di vivere perfetto non è possibile, anche solo per il fatto stesso che forse non esiste.
Qualcosa però possiamo fare per migliorare il nostro rapporto con l'organismo e imparare ad ascoltare il proprio corpo è una di queste.
Guardare con maggiore attenzione a quello che facciamo e osserviamo i segnali provenienti da noi stessi, potrebbe portare certamente giovamento.

Quante volte avvertiamo qualche segnale a cui non diamo la giusta importanza?

Quante volte gli amici notano qualche anomalia nel nostro comportamento e noi ce ne disinteressiamo del tutto?

Capire che cosa provoca questo malessere, così come ascoltare quando il corpo ci vuole comunicare che è felice, è fondamentale anche nel percorso per guarire dalla colite.
E' arrivato il momento ambire a uno stile di vita sano e attivo, se questo ci sta chiedendo il nostro corpo che, non avrà una lingua, ma che comunica praticament tutto quello di cui ha bisogno.
Occorre solo essere più attenti.
Nel corso di questo di questo articolo cercherò di offrire qualche buono spunto di riflessione. Avere uno stile di vita sano non vuol dire esclusivamente mangiare in modo equilibrato, limitando determinati cibi irritanti quando scopriamo di avere la colite. Per questa ragione non servirà a nulla essere severi con noi stessi ed escludere dalla nostra quotidianità l'alcool, il caffè, le sigarette, i grassi di origine animale, le spezie, i carboidrati, i prodotti da lievitazione, se poi non siamo capaci di accettare l'idea di mettere in pratica qualche attività sportiva.

Il funzionamento dell'intestino è fortemente influenzato dall'attività cerebrale. L'intestino comprende bene quando c'è un carico eccessivo di responsabilità, quando uno stile di vita frenetico attivo, improntato sul lvaoro, caratterizzato da continui impegni, ci impedisce di staccare la spina.
Ogni giorno veniamo sottoposti a prove difficili da superare, quando siamo in ufficio o ci ritroviamo ad affrontare un ambiente lavorativo opprimente, caratterizzato da scarsa collaborazione o da un cattivo rapporto con i superiori o con i colleghi. Ovviamente non sempre è possibile cambiare lavoro, o colleghi, ma possiamo assumere degli atteggiamenti positivi volti a ritagliare nell'arco della giornata uno spazio di svago, essenziale per poter scaricare la tensione e l'ansia accumulate durante il giorno.
Un modo di vita alternativo esiste e non necessità di incredibili cambiamenti.
I modi per rilassarci e recuperare una tranquillità mentale, sono gli stessi che rappresentano un cosiddetto stile di vita sano. Anche se in verità sono molto numerose queste soluzioni, in questo articolo ne descriveremo qualcuna, statisticamente più utile per stemperare un intestino infiammato.

Salute intestinale e sport: un connubio ben riuscito

Per primo luogo si sottolinea l'importanza dello sport come aiuto per disintossicare l'organismo, evitare accumulo di grasso addominale e quindi rimuovere l'ostacolo principale capace di rallentare il funzionamento dell'intestino.
Abbiamo già parlato in precedenza di colite e sport sottolineando la relazione tra questi 2 ambiti e di come praticare sport fa bene alla salute.
Quando non ci dimostriamo attivi sul piano sportivo le conseguenze potrebbero riassumersi con il motto:

salute in salita

Lo sport porta un doppio beneficio, perchè da un lato favorisce il movimento e stimola così la peristalsi, al punto da migliorare la regolarità intestinale nelle evacuazioni, superando la fastidiosa stipsi alternata ad episodi di diarrea, tipici dei soggetti colitici, spesso relegati per questo ad una vita sociale molto limitante.
Altro vantaggio del praticare attività sportive è la possibilità di scaricare lo stress e quindi annientare una delle cause principali della colite nervosa.

Quando l'intestino non si svuota in modo regolare, magari perché si passa tutta la giornata seduti, tra auto, ufficio, casa, le feci tendono a indurire nel colon e questo comporta un'ulteriore difficoltà ad espellere le feci.
Questa condizione non permette all'organismo di depurarsi, perchè non fa altro che accumulare tossine al suo interno, andando ad “ammuffire” le pareti intestinali . Il senso di affaticamento a cui porta questa condizione spinge molti pazienti a non reagire e a chiudersi in sé stessi.
Nella migliore delle ipotesi questa intossicazione cerca di essere risolta semplicemente attraverso comuni lassativi che non sono certo adatti a trattare correttamente la colite, in quanto alterano ulteriormente il funzionamento dell'intestino.
La conseguenza è che si adotta è al contrario uno stile di vita caratterizzato da pigrizia, assolutamente non corretto, che costringe un pubblico assai nutrito a restare per ore seduti alla scrivania davanti al pc o sul divano, in uno stato di completo abbandono cerebrale, intenti a scorrere le pagine del proprio facebook da smartphone e tablet.

L'ozio come stile di vita è nemico acerimo della nostra salute.

A questo punto è meglio reagire e non rischiare di cascare ancor più in depressione, a causa di un aumento di peso, associato alla nostra inattività.

Il tempo di lamentarsi è finito e non servirà a curare la colite. Non abbiamo nessuna scusa per non condividere uno spazio più piacevole e respirare meglio all'aria aperta.
Il senso di relax successivo all'attività fisica, anche quando parliamo di una semplice camminata, è un vero e proprio toccasana per la salute dell'intestino. Lo sport che più di tutti aiuta a tenere sotto controllo la colite è il nuoto, si tratta, infatti, di uno sport a basso impatto e quindi può essere esercitato anche quando si hanno i dolori addominali. E' risaputo come l'acqua eserciti un delicato massaggio all'addome e non è un caso se sempre più signore sono interessate a partorire in piscina.
A parte questo, si precisa come non sia necessario raggiungere un livello agonistico nello sport per vincere la gara con la colite. E' sufficiente rinforzare la muscolatura per favorire la peristalsi e rimettere in moto qualcosa che, sono a quel momento, era stato piuttosto fermo.

Lo stile di vita per curare la colite: via libera alla meditazione

La parola d'ordine quando si soffre di sindrome del colon irritabile è distendere i nervi. Allora che cosa c'è di meglio della meditazione?
Qualcuno potrebbe erroneamente pensare che andare allo stadio può essere una valvola di sfogo importante, ma assicuriamo che lo stile di vita dell'ultras non è assolutamente sostenibile a livello di nervi.
Molti benefici si possono ricavare dallo yoga, infatti, le varie posizioni, oltre a favorire la respirazione e quindi ad eliminare tossine e ri-ossigenare l'organismo, permettono anche di meditare e quindi di rallentare il ritmo sino ad un completo benessere fisico.
I delicati movimenti del pilates, ad esempio, alternando le posizioni posturali e realizzando una ginnastica dolce, sono in grado di alleviare i dolori, tra cui anche quello alla schiena, che spesso accompagna episodi di colite.
Lo Yoga rientra tra le discipline dell'antica medicina indiana, anche conosciuta come Ayurveda, correlate ad un pensiero filosofico-religioso, e in particolare allo stile di vita Buddista. Proprio per questo molti pensano che avvicinarsi a questa religione sia la cura per ogni male intestinale. In realtà è la meditazione, la scelta verso una vita minimalista, senza eccesiva devozione verso i beni materiali, a portare benessere. Se poi associamo agli esercizi di respirazione e all'attività fisica, che migliora anche la postura, contribuendo così alla regolarità intestinale, apportando importanti benefici. Non sarà certo un caso se le popolazioni orientali, solitamente di fede buddista, soffrono in misura molto minore rispetto a quelle occidentali di disturbi al colon.

Vivere in viaggio: uno stile di vita per curare la colite

Evidenze cliniche dimostrano che i sintomi relativi al colon irritabile e alla colite tendono a regredire in periodi di relax come le vacanze quindi, al bando tutte le remore, se soffri di colite inizia a viaggiare, anche in Paesi diversi dall'Italia.
Uno stile di vita itinerante aiuta il colon.

ragazzo in viaggio guarda panorama di lago
Altro aspetto positivo delle vacanze estere è legato al fatto che possano offrire occasioni diverse per sperimentare nuove pietanze. Scoprirete così come si possono seguire diete differenti rispetto alla classica cucina italiana, ricca di carboidrati e prodotti lievitati che non tanto fanno bene ad un colon e un retto malandati.

Soffrire in compagnia equivale a divertirsi

Molto importante è anche rilassarsi in compagnia di buoni amici, in questo modo si riescono a mettere da parte ansie e stress quotidiani. Inizialmente adottando questo stile di vita si avrà il timore di dover sottostare a scene imbarazzanti in cui si deve correre al bagno, rischiando di diventare il bersaglio di commentini e sfottò, ma questo però non deve rappresentare un limite.
Basterà adottare uno stile di vita sano, che potrebbe comprendere anche l'impegno nel sociale, attraverso associazioni di volontariato, potrebbe essere molto utile in questa terapia emotiva.

Aiutare gli altri potrebbe non solo distrarci dal problema ed aiutarci a pensare ad altro, ma anche farci capire come aiutare gli altri sia bellissimo, imparando come trovare la giusta volontà anche per superare i nostri problemi fisici personali.
Se la colite ci ha reso degli orsi dobbiamo ritrovare le forze per uscire nella foresta e recuperare la gioia di vivere, condividendo i bei momenti con gli altri. In questo senso, la partecipazione in qualche associazione di volontariato, può essere un ottimo rimedio.


paesaggio autunnale

Il freddo causa diarrea

La diarrea è un disturbo molto frequente, è caratterizzato dal bisogno di evacuare spesso, anche molte volte nell’arco di un’ora. La tipologia di escrementi fecali che fuoriescono dal retto possono essere di varie tipologie, a seconda della circostanza.
E’ per questa ragione che le feci si distinguono tra liquide o semiliquide e possono essere accompagnate da dolori e da crampi addominali.

Si tratta di un problema intestinale molto debilitante, in quanto chi è colpito da episodi diarreici spesso non riesce ad andare a lavoro, a mantenere la concentrazione e il senso di malessere generalizzato impedisce molte azioni quotidiane. Le cause che possono portare a questo disturbo sono numerose, ciò che però molti non sanno è che il freddo causa la diarrea.
Pare infatti che colpo di freddo sia tra i fattori più importanti che provocherebbero la dissenteria.

Perché il freddo induce la diarrea?

La digestione è un processo complesso, anche se il nostro organismo lo svolge quotidianamente e a noi sembra tutto automatico e molto semplice da attuare. In linea di massima, una spiegazione che spieghi il nesso tra temperature più rigide e metabolismo esiste. Bisogna pensare che durante la fase digestiva l’afflusso del sangue nella zona addominale aumenta, per permettere all’apparato digestivo di lavorare di più rispetto al normale, Tale afflusso sanguigno nell’area intestinale rende la zona della pancia più sensibile agli sbalzi di temperatura ambientali.
Per quello, quando arriva il freddo si segnalano più casi di colite.

Quando abbiamo freddo potremmo accusare la diarrea perché questo tipo di eventi atmosferici, legati alla forza del vento e alle correnti, procura un’irritazione alla mucosa interna delle pareti di stomaco e intestino. Di conseguenza vi può essere un improvviso aumento della mobilità intestinale, sottolineata da episodi diarroici, crampi e in alcuni casi anche nausea. Questo disturbo provoca anche un cattivo assorbimento dei nutrienti degli alimenti, ecco perché, se si ha spesso la diarrea è bene recarsi da un medico per capirne le cause e quindi porvi rimedio.

Cosa fare se il freddo ci fa andare tante volte in bagno?

La prima cosa da fare sarebbe prevenire il disturbo, cioè avere cura di masticare bene il cibo, infatti, la prima fase della digestione avviene proprio quando sminuzziamo il bolo nella bocca.
In secondo luogo, specialmente nei periodi in cui vi sono degli sbalzi di temperatura, come in autunno o durante l’altra “mezza stagione” che prevede l’estate, è meglio non scoprirsi anche ci si sente accaldati durante il pasto.

La sensazione di essere surriscaldati è frequente quando se vi è del piccante nei pasti oppure si accompagna il pasto con il vino, o ancora ci si trova in luoghi affollati.  Se ci si accorge di aver preso freddo, ad esempio perché dopo aver cenato al ristorante si è rimasti fuori a lungo e c’era aria fresca, come può capitare nelle sere di fine Settembre, una volta tornati a casa si può prendere una bevanda calda, non bollente, come una camomilla o una tisana per aiutare lo stomaco a mantenere un livello termico invidiabile.

Cosa fare se il freddo causa diarrea

tisana e maglione

Se nonostante gli accorgimenti, o nel caso in cui tutti questi accorgimenti non siano stati presi, si manifesta la diarrea causata dal freddo, l’unico consiglio è quello di restare a casa aspettando che passi. Solitamente i sintomi non durano più di 2/3 giorni. In questo caso il primo giorno è preferibile bere dei liquidi come acqua e tè con limone, in questo modo si evita la disidratazione dovuta alla perdita di liquidi che sussegue le scariche diarroiche.

Bisognerà agire per gradi e pian piano si dovrà ripristinare un’alimentazione adeguata.
I primi giorni della nostra dieta post colpo di gelo, mangeremo riso, patate, carote lessati e in seguito carne e pesce magri, fino ad arrivare alla normale alimentazione quotidiana. Se il freddo causa la diarrea, dopo aver superato la fase critica, è consigliato anche riequilibrare la flora batterica intestinale. Per fare questo si possono assumere cibi probiotici, come gli yogurt, che possono aiutare moltissimo il corpo a recuperare una flora batterica in salute.

Ad ogni modo, quando l’autunno è alle porte o l’estate non è ancora definitivamente arrivata con tutto il suo calore, non aprite troppe finestre e continuate a vestirvi a cipolla.
Meglio indossare un maglione in più che avere la cacca sciolta per 2 settimale.


aspirare sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica fa venire la diarrea

La sigaretta elettronica si è rapidamente diffusa in Italia, i primi a farne uso sono stati i parlamentari che con questo dispositivo hanno aggirato il divieto di fumo in luoghi pubblici. Con il tempo la moda si è diffusa a macchia d'olio e in tutte le piccole e grandi città vi sono negozi dove è possibile comprare sigarette elettroniche, ricariche, accessori per tabagisti.

La possibilità di raggirare la proibizione di fumare in realtà è venuta meno perché, trascorso un periodo di vuoto legislativo, è stato precisato che è vietato l'uso di sigarette non elettroniche, pipe e tabacco rullato nelle cartine, sia in locali chiusi, che in istituzioni scolastiche, comunità di recupero, istituti di correzione minorile e centri per l'impiego e per la formazione professionale.

Resta la  possibilità per altri locali di vietare l'uso della sigaretta elettronica, come ad esempio nei ristoranti, dove, la fragranza spesso troppo profumata dell'articolo per tabagisti, potrebbe infastidire chi mangia. La sigaretta elettronica si usa con ricariche contenenti un liquido che ha una percentuale di nicotina più bassa rispetto a quella contenuta in media in una sigaretta, anche se resta ugualmente regolabile.
Questo escamotage viene utilizzato dal fumatore incallito per “scalare” la quantità di nicotina, nella speranza prima o poi di smettere di fumare.

Ricordiamo come una sigaretta tradizionale, come quelle della Marlboro, in media contiene 0,8 mg, mentre la sigaretta elettronica in media contiene 1 ml di liquido con una concentrazione di nicotina dell'1% ma, come spiegheremo in seguito, la forbice di differenza è anche molto ampia. Una ricarica equivale a 10 sigarette fumate e di conseguenza la qualità assunta di nicotina è di molto inferiore rispetto ad aspirare una classica sigaretta. Inoltre si possono scegliere ricariche con quantità inferiori di nicotina fino ad azzerarne la presenza.

In questo caso la tossicità del prodotto è largamente inferiore a quella legata al consumo di una stecca.
La possibilità di scegliere tra diversi gusti e il fatto che sia diventata una vera e propria tendenza, seguita anche da attori e personaggi dello spettacolo, ha portato questo prodotto ad accrescere la propria popolarità, anche tra gli adolescenti.

La sigaretta elettronica fa smettere di fumare?

Inizialmente si pensava che la e-cig aiutasse anche a smettere di assumere nicotina e con il tempo di avere una dipendenza dal tabacco, perché permetteva di mantenere la gestualità del fumo, ma di limitarne la pericolosità.
In realtà le persone che realmente smettono sono poche.
Molte continuano ad utilizzare la e-cig, ma non interrompono quasi mai il consumo delle sigarette di un tempo. Si tratta di persone che si illudono di aver cambiato le proprie abitudini, ma di fatto continuano a far male ai polmoni.

Al più, questo tipo di comportamento di fumare per lo più sigarette ricaricabili e saltuariamente le vecchie “bionde”, porta principalmente ad un risparmio in denaro.
La maggior parte delle persone, dopo aver tentato la via delle e-cig, che comunque contengono nicotina e creano anche loro dipendenza psicologica, tornano in breve tempo alle più classiche sigarette.
Si deve sottolineare che tra sostenitori e detrattori non vi è accordo sui benefici o danni delle sigarette elettroniche, ma delineare i potenziali rischi è l'Istituto Superiore della Sanità ISS. Dai dati forniti da questo organismo, emerge che tra i vari effetti collaterali ve n'è uno particolarmente fastidioso: la sigaretta elettronica fa venire la diarrea.

bella donna che fuma

Conseguenze dell'assunzione di nicotina

L'effetto è duplice: la sigaretta elettronica, come le normali sigarette, contiene nicotina e questa sostanza ad elevati dosaggi blocca i recettori nicotinici della acetilcolina e tra le conseguenze di questa reazione c'è la vasodilatazione e la diarrea, L'effetto si può notare anche nei neonati allattati al seno da madri fumatrici.

Questo è dovuto al passaggio della nicotina attraverso le mucose, che interferisce con lo sviluppo del fanciullo.
Si ricorda come con il passare del tempo, la sigaretta, che sia tradizionale o elettronica, può portare a disturbi cronici all'intestino e in particolare sembra essere un fattore di rischio per la colite.
Altri studi scientifici hanno inoltre confermato che tra le cause del cancro al colon ci sia proprio il fumo di sigarette. Attraverso l'osservazione di diversi pazienti emerso che i fumatori hanno una probabilità del 27% di manifestare un tumore al colon, rispetto a coloro i quali non hanno mai fatto un tiro o una boccata ad una sigaretta.

La sigaretta elettronica fa  venire la diarrea anche se non si fuma

L'Istituto Superiore della Sanità, insieme al Centro Antiveleni ha analizzato le richieste di aiuto da parte dei fumatori di sigarette elettroniche. Il pericolo derivante dalla nicotina presente nel dispositivo, sembra che non arrivi solo dall'uso dello stesso, ma anche dalle manovre di ricarica e dalle perdite di vapore prodotto dalla sigaretta elettronica.

Le ricariche si vendono negli specifici tabacchini oppure online (a prezzi molto più bassi) e contengono una quantità di nicotina che varia in base a marche e gusti da 6 a 26 mg/ml. Durante le operazioni di ricarica, questo vapore tossico entra in contatto frequentemente con la persona che maneggia la ricarica e viene successivamente assorbita attraverso la cute, alveoli, tratto gastro-intestinale, tratto faringeo.
Quando nel tempo si  accumula un' elevata concentrazione di questa sostanza, i problemi potrebbero essere parecchi.

Se inizialmente le persone che richiedevano cure mediche erano poche, complice probabilmente l'utilizzo non di massa iniziale, con il tempo i dati sono diventati preoccupanti.
Se soffrire di colon irritabile o avete sintomi come pancia gonfia, si consiglia di evitare di fumare, anche quando si tratta di una sigaretta a ricarica.
Non smetteremo mai di ammonire come fumo e colite non vadano mai d'accordo. Piuttosto, smettete di fumare...

 

Manovre di ricarica a rischio

Il sovra-dosaggio di nicotina a cui si è esposti durante le manovre di ricarica ha come conseguenza che la sigaretta elettronica causa diarrea, nausea, vomito, tachicardia, sudorazione fredda, ipertensione, salivazione eccessiva. Ad oggi si registra che il 36% di coloro che usano la sigaretta elettronica hanno manifestato i sintomi legati all'uso.

La sigaretta elettronica fa venire la diarrea soprattutto in persone con un età tra 20 e 49 anni di età, fascia a cui appartengono il 63% delle persone che manifestano la sintomatologia, ma non mancano storie eclatanti. Infatti, tra i casi registrati alcuni riguardano i bambini al di sotto dei 5 anni di età che sono entrati in contatto accidentalmente con il liquido di ricarica della sigaretta elettronica.

I pericoli legati all'uso diretto o indiretto di questi articoli per fumatori non finiscono qui, perché vi sono stati anche alcuni casi di persone che hanno involontariamente scambiato il contenitore del liquido per la ricarica con flaconcini di medicinali, con le drammatiche conseguenze che possiamo tutti immaginare.