donna che avverte rumori di stomaco

Rumori nella pancia continui che non passano mai

Quando la digestione fa i capricci spesso la pancia reagisce con dei rumori fastidiosi, che indicano un evidente stato di malessere. Quando i rumori nella pancia diventano continui, e non accennano a passare, allora bisogna individuare le cause e intervenire.
Prima però di consultare un professionista, come è corretto che si debba fare ogni volta che si accusa un malessere persistente, può tornare utile a chi soffre di rumori nella pancia, capirne di più. Un’indagine accurata, infatti, serve a dare allo specialista tutte le indicazioni possibili, che lo possano aiutare a individuare sia il problema che le cause. E cominciamo col capire meglio che tipo di rumore fa la pancia.

Che tipo di rumore fa la pancia

La pancia che brontola può emettere molti rumori diversi. Uno di questi, ad esempio, dà l’impressione di avere dell’acqua nella pancia, un altro rumore invece sembra piuttosto uno scoppiettio, un altro ancora assomiglia ad un colpetto secco, tipo “tic”. Vediamo in base alle differenze di capire l’origine di ciascuno.

Rumore del tipo acqua nella pancia

I rumori tipo acqua nella pancia, che assomigliano piuttosto a dei gorgoglii, in medicina si chiamano borborigmi. Sono prodotti dall’attività gastrica e intestinale, che libera aria nella zona addominale, a causa della normale attività peristaltica dell’intestino. Generalmente i borborigmi vengono percepiti grazie all’auscultazione diretta, o con uno stetoscopio addominale. Quando invece si arrivano a sentire distintamente, anche ad una breve distanza, è il segnale che ci si trova in presenza di un problema digestivo.

donna che avverte rumori di stomaco

Potrebbe trattarsi di una semplice colite, ma non è da escludere la presenza di un intestino irritabile, o della stessa celiachia. E il rumore tipo acqua nella pancia può dipendere anche dall’assunzione di farmaci che intralciano le normali attività fisiologiche. Per non parlare delle intolleranze alimentari, che possono intervenire insieme ad una discreta serie di patologie intestinali.
Proseguiamo con le tipologie di rumori più comuni.

Rumore del tipo scoppiettio

Un rumore di questo tipo è molto simile alla sensazione di avere dei liquidi in movimento in tutta la pancia, solo che è più facile che si percepiscano nel basso ventre. Si tratta di un fenomeno che spesso ha le stesse origini dei borborigmi, ma potrebbe anche dipendere dai movimenti dell’utero che si espande durante la gravidanza, oppure durante il periodo mestruale. Un controllo ginecologico, in questi casi, è sempre consigliabile, soprattutto se gli scoppiettii sono accompagnati da crampi.

Rumore del tipo “tic” nella pancia

Il rumore tipo “lancette di orologio” nella pancia in molti casi è soprattutto una sensazione. È come se un muscolo si fosse messo a pulsare in maniera ritmica senza ragione, e nella maggior parte dei casi si verifica anch’esso durante uno stato di gravidanza. Le sue origini possono essere pure di tipo nervoso, ma è molto più verosimile che, se si è incinta, si tratti della percezione dell’espansione delle fasce muscolari che avvolgono l’utero.
Una cosa che si può verificare soprattutto se si è molto sensibili, e le pareti della pancia che brontola sono abbastanza sottili, e prive di grasso superfluo. Tornare al più classico brontolio nello stomaco, cerchiamo anche di capire quanto influisca su questo fenomeno il grasso addominale e l’essere sovrappeso.

I grassi soffrono di più di questo problema o non dipende dal peso?

La presenza di grasso superfluo può influire sulla pancia che brontola solo in alcuni frangenti, che non c’entrano con la presenza di patologie di vario genere. È pur vero però che i soggetti grassi soffrono di più di questo problema perché nella gran parte dei casi, oltre ai cuscinetti in eccesso, si è ridotta in maniera eccessiva anche la fascia muscolare che contiene i visceri. Si tratta quindi di uno stato che favorisce l’accumulo di aria nella pancia, e accentua di conseguenza il brontolio nello stomaco. Una situazione che, ovviamente, può anche dipendere dal peso, soprattutto se questo è fuori norma, rispetto sia alla statura che allo stato muscolare generale. In condizioni invece di normale equilibrio fisico, la pancia che brontola non dipende dal peso corporeo.

Quanto durano i rumori nella pancia

I rumori nella pancia possono avere una durata breve, e relativa allo stato di malessere passeggero. Una cena abbondante e la conseguente cattiva digestione, o un malessere localizzato, possono dare origine ai brontolii di stomaco solo il tempo di rimettersi in salute.

cena pesante
Se invece i rumori nella pancia sono continui, e non passano mai, allora bisogna risalire alle cause e curarsi, per fare in modo che spariscano definitivamente. Poi ci sono delle situazioni che si possono definire fisiologiche, e che sono legate solo alla digestione. In questo caso i rumori nella pancia durano solo fino alla conclusione del ciclo digestivo.

Quando si verificano

I rumori nella pancia si verificano in genere dopo aver mangiato, e sono causati dai gas, che provengono dall’elaborazione dei cibi nell’intestino. Quando questi strani suoni sono eccessivi può sussistere una situazione patologica, ma se si arrivano a percepire solo con lo stetoscopio, o con una normale auscultazione parietale, allora fanno parte del normale ciclo digestivo. Quindi normalmente i rumori interni si verificano dopo aver mangiato. Se invece il brontolio nello stomaco si verifica prima di mangiare, allora potrebbe trattarsi solo dello stimolo della fame.

In questo caso infatti il cervello invia alle cellule gastriche il segnale che è arrivato il momento di preparare lo stomaco alla digestione, e questo reagisce producendo i succhi gastrici che, se non hanno del cibo da aggredire, gorgogliano dentro lo stomaco vuoto.
I rumori nella pancia possono essere il segnale che è in arrivo il ciclo mestruale. Infatti l’arrivo delle mestruazioni provoca delle modifiche ormonali che influiscono anche sulla digestione, e suscita anche il brontolio nello stomaco.

Si tratta in pratica di uno dei tanti sintomi, e neanche il più significativo, che si scatenano nella donna alla fine del periodo di fertilità, quando tutto l’essere femminile reagisce al crollo del progesterone, che si era raccolto nell’utero pronto a sostenere una nuova vita in arrivo. Quindi i rumorini nella pancia prima del ciclo mestruale sono assolutamente normali e prevedibili.

I sintomi collaterali dei rumori nella pancia

I rumori nella pancia possono causare anche altri fastidi, da considerare a tutti gli effetti come dei sintomi collegati a questo fenomeno. Uno dei segnali collaterali dei rumori nella pancia è la scadente qualità delle feci. Queste infatti, in molti casi, perdono la loro configurazione normale per diventare feci molli frastagliate, oppure feci caprine e persino a forma di palline. In ciascuno dei due casi le ragioni sono da attribuire sia alla cattiva alimentazione che all’aria nello stomaco.
Questa situazione infatti, oltre a creare borborigmi, modifica il normale deflusso delle feci attraverso l’intestino. Nel caso di feci molli frastagliate, è la presenza di aria nella pancia che ne velocizza il passaggio, ed impedisce il corretto assorbimento dei liquidi. Quando invece le feci sono a palline, vuol dire che sono rimaste bloccate nell’intestino, oltre i limiti della normale digestione.

Altro sintomo collaterale dei rumori nella pancia è la presenza di muco nelle feci. Il muco bianco, che ricopre le feci, serve usualmente a facilitare il passaggio del cibo elaborato attraverso il canale intestinale. La sua formazione è assolutamente normale, anche in caso di feci regolari, però quando il muco biancanstro sulle feci è abbondante, e se ne rileva la presenza con molta facilità, allora non è da escludere che il fenomeno dipenda da una situazione di malessere intestinale, evidenziato anche da un non previsto brontolio dello stomaco. E da una situazione intestinale compromessa, ed evidenziata da ripetuti rumori nella pancia, può dipendere anche un fenomeno di frequente eruttazione.

Ruttare spesso infatti dipende da un eccesso di aria nello stomaco, sempre dovuto alla elaborazione intestinale del cibo. Aria in eccesso che viene liberata attraverso la bocca, facendola risalire per l’esofago. Fare rutti di continuo è una soluzione socialmente poco piacevole, a volte anche sconveniente, ma molto salutare per l’intestino, che in questo modo scarica l’aria in sovrappiù, e alleggerisce il processo digestivo.
Ma l’aria nell’intestino, a volte, imbocca la strada opposta, e produce scorreggie puzzolenti, che indicano che il processo di elaborazione del cibo non è completo e che, per alcune parti, è ancora in corso la fermentazione.

Questo succede se una situazione di malessere, che potrebbe essere provocata da un virus influenzale, impedisce la corretta evoluzione della digestione e scatena anche fenomeni di diarrea dopo i pasti. Le cause che determinano i malesseri evidenziati da un intestino che brontola, o peggio che gorgoglia, possono essere diverse da quelle classiche, pure dalle più frequenti. E ciò perché i borborigmi intestinali possono essere provocati da situazioni non sempre immediatamente identificabili. Vediamone alcune.

Cause particolari di borborigmi intestinali

Una delle cause, meno facilmente identificabili dei borborigmi intestinali, è la peristalsi difficile. La peristalsi è quel movimento del tubo intestinale che spinge il cibo verso il basso mentre viene elaborato. Con l’età, oppure a causa di ripetuti episodi infiammatori, i muscoli che si occupano della peristalsi si indeboliscono e la spinta diventa meno energica e progressiva. E, anche se si tratta esclusivamente di un problema meccanico, la peristalsi difficile può causare borborigmi intestinali.

Un’altra causa dei borborigmi intestinali è la facilità del colon ascendente ad irritarsi, sempre più diffusa tra la popolazione. Il colon è il tratto finale dell’intestino crasso e, in alcuni soggetti particolarmente predisposti, può diventare sede di irritazioni improvvise e spesso dolorose.
Le ragioni dell’irritabilità dell’intestino non sono da attribuire a patologie infettive, quanto piuttosto a manifestazioni localizzate. Esse possono dipendere da una situazione temporanea e meccanica, oppure possono manifestarsi come reazione ad una fase di malessere fisico di altra natura, come il malumore o lo stress. Infatti uno degli effetti, di chi soffre di colon irritabile, è anche quello di essere afflitto da borborigmi intestinali.

Un altro motivo che causa i borborigmi intestinali è la presenza di aria nel colon. L’aria nel tratto rettale dell’intestino crasso spesso è causata da un problema di flora batterica intestinale. Questa infatti potrebbe essersi impoverita a causa di una dieta sbagliata, o per una terapia farmacologica particolarmente devastante, come può essere l’assunzione prolungata di antibiotici. In questo caso basta ripristinarla con dei probiotici adatti, e tutto dovrebbe tornare a posto. E l’aria nel colon può dipendere anche da un’infezione di origine batterica. Però, se le cause non sono riconducibili ad una fonte specifica, c’è da considerare che anche lo stress può contribuire a riempire di aria il colon.

Ansia e stress infatti rappresentano un’altra causa di borborigmi intestinali. Infatti, quando si crea una situazione di malessere a livello psichico, questo scatena un conflitto tra l’encefalo e le fibre nervose dell’intestino, sollecitando in maniera anomala i muscoli intestinali. Ed esistono soggetti così sensibili allo stress da soffrire di borborigmi intestinali quasi costantemente.
Se il fenomeno si presenta senza che ci siano stati dei casi precedenti particolari, allora con ogni probabilità le cause sono da ricercare in un evento recente, che può avere scosso in maniera significativa il sistema nervoso. In questi casi è molto importante cercare di risalire alle ragioni del malessere psico-fisico, e combatterlo prima che i borborigmi intestinali causati da ansia e stress diventino cronici. Spesso infatti la mente tende a rimuovere le cause dei problemi emotivi, che invece vanno affrontati e risolti appena si manifestano.

Molto più banalmente però i borborigmi intestinali possono essere causati da cibi che danno questo effetto proprio perché fermentano in modo eccessivo. Ad esempio, sono capaci di creare dei brontolii nella pancia i broccoli, i fagioli, ed altri alimenti. In modo particolare i broccoli causano borborigmi intestinali perché, insieme ai carciofi, ai cavoli e ai porri, hanno la caratteristica di fermentare abbondantemente nell’intestino in virtù della preponderante presenza di polioli e oligosaccaridi. Al contrario zucchine e zucca non creano aria, anzi aiutano lo stomaco ad eliminare il gonfiore addominale, insieme ad altri cibi altrettanto benefici, come la quinoa.

broccoli e simili

La quinoa è uno pseudo cereale simile agli spinaci, molto conosciuto e consumato nei paesi andini. Questo alimento è ricco di proteine vegetali e aminoacidi essenziali. La sua natura fibrosa aumenta il senso di sazietà, mentre regola la peristalsi dell’intestino. E la quinoa è anche un’ottima risorsa alimentare per quello che riguarda i minerali essenziali, ed ha un ridottissimo apporto di glucosio, grazie ad un indice glicemico molto basso. Ottima per regolare il peso e contrastare il diabete e le malattie cardiovascolari, la quinoa è anche un alimento eccezionale per eliminare l’aria nella pancia e il conseguente brontolio dello stomaco.

E insieme alla quinoa sono di grande aiuto alla pancia che brontola le verdure bollite e grigliate, la frutta, come le banane e l’uva, i finocchi in padella, e infine anguria e melone, ricchi di liquidi e blandamente lassativi. E, tra l’alimentazione che può dare sollievo, ci sono anche tutti i cereali, insieme ad alcune spezie, da aggiungere alle tisane anti-carminative.
Una tisana che può togliere questo rumore alla pancia è quella di semi di finocchio, oppure un decotto leggero di foglie di alloro. Aiuta ad eliminare il brontolio nello stomaco anche la tisana di foglie fresche di salvia. E, per ottenere delle tisane di maggiore efficacia, si possono aggiungere anche delle spezie, come i chiodi di garofano, la cannella, la noce moscata e l’anice stellato.

Un altro toccasana per contrastare la pancia che brontola è lo zenzero. Conosciuto anche come ginger, molto meno con il suo nome scientifico “Zingiber officinale”, lo zenzero si può usare in cucina, polverizzato, unito ai centrifugati di verdure o in infusione insieme alla cannella. La assunzione regolare di zenzero contrasta l’acidità di stomaco, regolarizza l’intestino, previene le infezioni e il conseguente brontolio nello stomaco, aiuta il sistema respiratorio, calma la tosse, lenisce i dolori mestruali e la nausea, e combatte il mal di testa.

Lo zenzero ha un eccellente valore analgesico, soprattutto nei confronti dei dolori muscolo-scheletrici, migliora l’assorbimento di glucosio da parte delle fasce muscolari, e limita la presenza di zucchero nel sangue, aiutando chi soffre di diabete.


concetto di frastagliato

Feci frastagliate e molto chiare : che significa ?

L’analisi visiva delle feci, quando si va di corpo, può servire a valutare la salute dello stomaco. Ovviamente non occorre controllarle di continuo, ma analizzarne la forma, in caso di malessere, può aiutare a capire se c’è qualche problema, o si tratta solo di un sintomo occasionale. Infatti osservare i bordi è importante, ed è indice di salute se esso risulta normale, mentre se le feci sono frastagliate e molto chiare potrebbe esserci qualche cosa che non va.

Osservare i bordi è un importante indice di salute

La configurazione del bordo delle feci è un importante indice di salute. Basta infatti che essi si presentino soffici, morbide e di forma cilindrica, per indicare che il processo digestivo si è svolto in maniera normale. Se invece risultano a blocchetti e i bordi sono separati, come di palline o cubetti staccati tra loro, allora vuol dire che la permanenza del cibo nell’intestino è stata eccessiva. In alternativa se la consistenza è liquida e le feci sono frastagliate, c’è un problema di natura diversa.

concetto di frastagliato

Quando le feci sono frastagliate

Quando le feci sono scomposte, la ragione potrebbe essere occasionale. Infatti un effetto del genere, nella maggior parte dei casi, dipende da un pasto abbondante, particolarmente condito e ricco di sostanze grasse. Una scampagnata tra amici, una grigliata di carni miste, un pasto fuori norma, soprattutto come quantità, potrebbe aver costretto l’intestino ad un superlavoro, insieme ad un transito rapido delle feci, a causa dell’accumulo eccessivo di cibo.

In questi casi l’elaborazione non avviene in maniera regolare, e le pareti non hanno il tempo di assorbire i liquidi, rammollendo e frastagliando le feci emesse. Per la stessa ragione, tra l’altro, non avendo il tempo di maturare, lo scarto alimentare risulta di colore più chiaro del solito. Quindi nel caso in cui si abbia un episodio saltuario di feci frastagliate e molto chiare, e si sia mangiato fuori misura, non c’è da preoccuparsi perché la ragione è da ricercare solo negli eccessi.

Ovviamente che una situazione del genere sia accompagnata anche dalla pesantezza di stomaco, almeno fino a quando non ci si libera del tutto, è assolutamente prevedibile e normale. Le cose cambiano invece se succede di avere feci frastagliate e molto chiare senza delle apparenti ragioni contestuali. Ed è ancora peggio se il fenomeno diventa ricorrente e si accentua. Un fenomeno che denota comunque un cattivo assorbimento da parte dell’intestino e che potrebbe avere a monte una serie di cause differenti. Il consiglio ovviamente è sempre quello di consultare uno specialista, che potrebbe in estrema ratio chiedere una TC addominale o un’analisi rettale colonscopica. In quest’ultimo caso verrebbe effettuato anche il prelievo di un frammento del tessuto parietale, da fare analizzare in laboratorio.

Perché le feci galleggiano

L’osservazione delle feci intanto può anche evidenziare un fenomeno di galleggiamento delle stesse, che se è accompagnato da flatulenza e rumori intestinali, potrebbe denotare la presenza di una situazione infiammatoria, o uno stato non ancora evidente di celiachia. Il perché le feci galleggiano è da attribuire all’elevato contenuto di aria, che indica una elaborazione anomala del cibo. Anche in questo caso c’è da capire se succede solo con determinati alimenti, oppure se si tratta di un fenomeno regolare. Se si dovesse verificare la prima ipotesi potrebbe trattarsi di un’intolleranza alimentare, di cui mettere a conoscenza il proprio medico. Nel secondo invece vanno fatte delle analisi appropriate, e sarà comunque compito dello specialista prescriverle e interpretarle. Ma ci si può imbattere nella situazione opposta e constatare quindi che le feci vanno a fondo.

Quando le feci sono pesanti

Le feci vanno a fondo molto rapidamente quando il cibo non è stato preparato adeguatamente nella prima fase digestiva. Ciò succede quando la masticazione è stata frettolosa e incompleta, o la digestione non ha funzionato a dovere. E può succedere che le feci vanno a fondo anche quando l’alimentazione è povera di fibre vegetali o non è stata accompagnata da un paio di bicchieri d’acqua, bevuti durante i pasti. In questi casi molto spesso basta regolare l’alimentazione, aggiungendo acqua e verdure ogni giorno, e in poco tempo le feci prenderanno un aspetto normale. Comunque, se le feci vanno a fondo, il ricorso al medico è da valutare solo in caso di malesseri persistenti allo stomaco. Un altro sintomo che può sollevare dubbi è il colore delle feci.

Colore delle feci

Il colore delle feci generalmente dipende dal tipo di cibo che si ingerisce. Latte e latticini in abbondanza causano feci chiare mentre gli alimenti animali, ricchi di sangue, danno alle feci un colore scuro. Il colore comunque varia sulle tonalità tra il giallo scuro e il marrone, per cui, a meno di particolari sintomi collaterali, le feci gialle non implicano necessariamente un male, o una situazione patologica particolare, a meno che siano di un giallo molto chiaro. Le feci gialle e molto chiare infatti potrebbero essere un segnale che il pancreas funziona male, o che si soffre di reflusso gastro-esofageo, oppure che c’è un’infezione virale in corso. E tra le cause potrebbe esserci anche un problema di infiammazione epatica, oppure un’epatite. Insomma, in caso persistente di feci gialle, è sempre meglio avvertire il medico. E la situazione va monitorata anche quando le feci cambiano spesso di colore.

Quando le feci cambiano spesso colore

Quando le feci cambiano spesso colore è sempre buona norma cercare di capire quali possono essere le cause. La forte tendenza alle tonalità del rosso, soprattutto se molto evidente, rivela tracce di sangue di cui è fondamentale individuare la provenienza. Le variazioni tra il verde e il marrone chiaro possono dipendere dalla bilirubina, e raramente sono persistenti. Quelle di colore verde invece dipendono molto spesso dalla dieta ricca di vegetali, mentre gli integratori alimentari a base di ferro possono conferire alle feci un colore molto scuro. Le feci scure, quando il colore non è causato da un’alimentazione ricca di ferro, vanno controllate immediatamente. E ciò perché possono essere il segnale di una presenza di sangue, e questo non va mai sottovalutato.

La consistenza delle feci

Per quello che riguarda la consistenza delle feci vale comunque la via di mezzo. Se le feci sono troppo dure, a parte la difficoltà che comporta emetterle, denotano una permanenza prolungata nel colon con conseguente inaridimento eccessivo. Quindi le feci dure non sono indice di buona salute, anche se nella gran parte dei casi, soprattutto per chi soffre di stitichezza endemica, basta aggiungere liquidi e verdure all’alimentazione per migliorare la situazione. Le feci molli sono altrettanto fastidiose e denotano anch’esse una situazione di anormalità. È pur vero che sia la stipsi che le feci molli in molti casi sono costituzionali, ma se non è così meglio cercare di scoprire le cause. Intanto, tra le feci molli o quelle dure, quale sia meglio avere dipende dalle cause, a prescindere ovviamente dal dolore nella eiezione di quelle dure, decisamente meno gradevole di un’andata di corpo fluida e immediata. La regolarità nelle andate di corpo, invece, si ha quando le feci sono pastose, e non danno problemi di defecazione né di sfaldamento.

Grandezza delle feci

La grandezza delle feci generalmente rispecchia quella dell’ultimo tratto dell’intestino, sia come lunghezza, che si aggira tra i 10 e i 15 centimetri, che come diametro, che non dovrebbe superare i ¾ di pollice. Anche la conformazione naturale è abbastanza comune, ed è simile ad una salsiccia curva. A volte però succede di avere feci sottili e frastagliate, che possono essere determinate da varie cause. Una di queste è la stipsi, che costringe le feci alla disidratazione facendole assottigliare. Ma le feci sottili possono dipendere anche dalla presenza di ragadi anali o di emorroidi, che riducono la capacità di espandersi dello sfintere anale. Infine, tra le cause delle feci sottili e frastagliate, c’è da mettere in conto anche la presenza di un polipo all’interno del colon. Questo ospite poco gradito può essere identificato con una ecografia, o una doppia TC, con e senza liquido di contrasto. E può succedere anche che, all’interno delle feci ci siano ancora pezzi di cibo non digerito. Ciò succede, quasi sempre, quando ci sono delle intolleranze specifiche per alcuni alimenti che l’apparato digerente rifiuta di elaborare, o mancano gli enzimi adatti. Basta eliminare questi cibi dall’alimentazione e chiedere al proprio medico curante se è il caso di assumere un integratore per equilibrane la mancanza. In alcuni casi però se tra le feci ci sono pezzi di cibo, e questo fenomeno si presenta per la prima volta, allora potrebbe dipendere da una cattiva funzionalità del pancreas o a una acidità gastrica insufficiente. La situazione diventa più grave se, oltre ai frammenti non digeriti, si trova frequentemente del sangue nelle feci.

Presenza frequente di sangue nelle feci

Quando c’è una presenza frequente di macchie rosse nelle feci bisogna cercare di individuare le cause senza perdere tempo. Le ragioni potrebbero essere assolutamente meccaniche e dovute alla presenza di emorroidi sfibrate e infiammate, ma la presenza frequente di sangue nelle feci potrebbe dipendere anche dall’incistarsi di un carcinoma nelle pareti del colon, dovuto al degenerare di un polipo non individuato e non rimosso in tempo. In questi casi è necessario eseguire un esame microscopico delle feci, dal quale è già possibile avere una prima risposta alla presenza frequente di sangue. Altra anomalia che potrebbe risaltare è la presenza di muco nelle feci.

Perché le feci hanno patine di muco

Il perché contengano parti mollicce e acqua è semplice. In molti casi è lo stesso intestino, per difendere le pareti interne dallo sfregamento delle feci, a produrre una quantità di muco sufficiente ad agevolare l’evacuazione. Però se il muco è accompagnato da crampi addominali, gonfiore, diarrea e presenza di sangue, allora è il caso di consultare un medico. In alcuni casi questi sintomi dipendono da uno stato di stitichezza o di irritabilità del colon. Potrebbe trattarsi di un’infezione intestinale, sia a causa di un parassita che di un virus. Il perché le feci hanno il muco può dipendere anche da una diverticolite, e la loro presenza potrebbe rivelare, soprattutto se c’è anche del sangue, l’esistenza di un tumore al colon.

Ulteriori caratteristiche che riguardano le feci

Tra le altre caratteristiche che riguardano le feci c’è soprattutto il cattivo odore. Le feci sono maleodoranti per natura, ma a volte al cattivo odore si aggiunge una sensazione di guasto che lascia da pensare. Cerchiamo allora di capire perché puzzano così tanto.

Perché le feci hanno cambiato odore

Questo accade perché al loro interno continua la fase di putrefazione degli elementi, soprattutto aminoacidi, che non sono stati assorbiti dall’intestino. Si tratta di sostanze residue, che vengono aggredite dai batteri del colon, e trasformate in amine tossiche. Già questo processo è sufficiente a giustificare il perché le feci sono maleodoranti. Ovviamente questa situazione peggiora quando il processo di assorbimento, operato dall’intestino, presenta qualche falla. La permanenza prolungata nell’intestino, ad esempio, può peggiorare il cattivo odore delle feci. E anche le malattie del fegato e delle vie biliari, o una colite ulcerosa, possono dare origine a feci che puzzano più del normale. Ma se il perché le feci puzzano così tanto dipende da cause non patologiche, allora bisogna fare ogni sforzo per ritornare a cagare bene.

Come fare a ritornare a defecare in salute?

Superati i problemi legati alle patologie ordinarie, non sempre l’intestino si regolarizza immediatamente. Anzi in molti casi per ritornare a fare una bella cacca ci vuole un po’ di tempo. Per riuscirci più velocemente si possono seguire alcuni consigli, e suggerimenti, che aiutano a capire come fare a ritornare a cacare bene. Il primo consiglio rimane comunque quello di seguire un’alimentazione regolare, ricca di verdure, frutta e legumi. Ciò non vuol dire che si debbano eliminare del tutto proteine e carboidrati, ma piuttosto che l’equilibrio tra le quantità deve essere diverso, e che bisogna privilegiare i cibi vegetali. Altro suggerimento è quello di non farsi mai mancare l’acqua durante il giorno. Una buona dose di liquidi all’interno dell’intestino agevola anche la defecazione. E poi, per ritornare a cacare bene, è fondamentale anche la posizione.

La postura naturale è quella ad “uovo”, che si assume quando si è costretti a farla nei campi, perché non c’è un bagno nelle immediate vicinanze. Si tratta della stessa posizione che si prende quando ci si accovaccia su un bagno alla turca, ormai introvabile nelle toilette in uso nei paesi occidentali. Quindi, per tornare a ad avere una certa regolarità nelle evacuazioni, la posizione sul water deve essere simile a quella da accovacciato, cercando di piegarsi il più possibile in avanti e tirando su le gambe. Ma, al di là di questi tentativi di cambiare posizione, contorcendosi in maniera innaturale sui water che esistono nei nostri bagni, anche curare la muscolatura addominale, se stimolata mediante specifici esercizi fisici, aiuta a premere correttamente sull’intestino, e agevola l’espulsione.

La giusta forma delle feci

Dipenderà in gran parte da quella dell’intestino, è pertanto fisiologica e cambia da persona a persona. Ci  sono delle caratteristiche che sono abbastanza simili per tutti, per cui si può affermare che la forma più consona si avvicina molto a quella della salsiccia, con le estremità curve, un po’ più strette del resto del volume, e la superficie a scaglie tondeggianti. Volendo guardarla con più attenzione deve sembrare un insieme di pezzi più o meno tondeggianti attaccati assieme in maniera compatta e soprattutto, non avere la forma scontornata.

La varicella si può riconoscere in parte dalle feci

Si parla di una delle malattie esantematiche che colpiscono il bambino entro i 6 anni di vita. Si manifesta con delle pustole ed è individuabile attraverso un esame del sangue, da effettuare qualora i sintomi non dovessero essere totalmente acclarati. Per quello che riguarda le deiezioni fisiologiche la varicella si può riconoscere in parte dalle feci solo se queste, come può succedere in molti casi di patologie virali, si ammorbidiscono particolarmente. E' escluso un esame specifico delle feci per il riconoscimento della varicella, anche se la cacca può rappresentare uno dei tanti veicoli di contagio.

Dieta con zuccheri può aumentare presenza di feci frastagliate?

Secondo i più recenti studi clinici, confermati tra l’altro dalla sezione ricerca della Fondazione Veronesi, i Fodmap sono spesso causa di fenomeni anomali di defecazione, comprese l’emissione di feci frastagliate. I Fodmap, volendo essere più precisi, sono degli oligo-mono-saccaridi fermentabili, e cioè zuccheri a catena corta, e polioli. Quindi una dieta con zuccheri può aumentare presenza di feci frastagliate, e guastare l’intestino. Il problema è che gli oligo-mono-saccaridi fermentabili, e i polioli, sono regolarmente presenti in molti alimenti, compresi i latticini e i farinacei, molte verdure, e alcuni frutti. In pratica si tratta di alimenti di cui non sarebbe sano privarsi. Quindi l’approccio corretto, per evitare la presenza di cacca di questo tipo, è quello di individuare tutti gli alimenti appartenenti alla categoria Fodmap, e moderarne l’uso, evitando anche di sovrapporli. Tra l’altro tra i Fodmap sono presenti molti prodotti ricchi di fibre vegetali, che agevolano il transito delle feci, e proteggono il colon dalle irritazioni. Quindi è indispensabile, nel caso di colite e feci frastagliate, equilibrare nella dieta la presenza di questi elemenenti.

L'insalata con fibre può aiutare a ricomporre feci

Questo contorno, realizzato con alcune verdure, scelte tra quelle più ricche di acqua e fibre, generalmente fluidifica le feci e agevola il transito intestinale. Ci sono degli alimenti in natura che, pur essendo ricchi di acqua e fibre, aiutano a ricomporre le feci. Uno di questi è la banana, a patto che non sia arrivata a piena maturazione. La banana infatti è ricca di acqua e fibre, ma possiede anche proprietà astringenti. Ed è astringente anche il frutto del loto, quando ancora lascia in bocca una sensazione di solidità pastosa, pur essendo ricco di acqua e fibre. Quindi un’insalata ricca di fibre può aiutare a rendere la cacca più formata solo se sono presenti degli elementi che abbiano delle capacità astringenti, come la banana verde o il loto poco maturo. Invece le verdure a foglia larga, ricche di fibre e acqua, rientrano proprio tra i cibi che scongiurano la disidratazione fecale.


donna con occlusione intestinale

Fecalomi: come evitare le occlusioni intestinali

Un occlusione dell’intestino porta la persona a soffrire di problemi giganteschi, quali:

  • feci lunghissime
  • defecazione difficile
  • dolori addominali persistenti.

I sintomi del blocco
Rimedi al fecaloma
clistere o clisma?
Segnali di malattie più gravi

Prolungato trattenimento di feci senza evacuazione

Un fecaloma è un grande ammasso di feci che possono essere:

  • secche
  • dure
  • disidratate.

Tali feci gigantesche restano bloccate nel colon o nel retto causando un ristagno delle stesse, visto che è complesso riuscire a smaltirle.

donna con occlusione intestinale

Questo fenomeno di alto volume delle feci che tendono ad accumularsi, si nota maggiormente in persone che soffrono di costipazione di lunga durata e che soffrono di stipsi.

Il fecaloma causa un’evacuazione difficile e nella maggioranza dei casi dolorosa, talmente grave che spesso può portare ad un occlusione o sub-occlusione intestinale.

Spesso il problema colpisce i seguenti soggetti:

  • anziani
  • allettati
  • residenti in case di cura
  • ospedalizzati cronici.

I sintomi del blocco

Tra i segnali tipici di questa patologia si riscontra una defecazione incompleta e una stitichezza alternata.

Talvolta questo problema è determinato da una dieta che non prevede fonti di fibre, il risultato di questa carenza è la scarsa motilità intestinale.

Si è visto che l’occlusione si può presentare in soggetti anziani e ospedalizzati, ma talvolta si presenta anche nei più piccoli, specialmente quando manca una corretta idratazione e quando si è soliti rimandare la defecazione pur di continuare a giocare.

Nei bambini la massa fecale tende a ristagnare per più tempo a livello del colon, andando a determinare un cospicuo riassorbimento di acqua, e formando poi il fecaloma.

La condizione che genera il fecaloma si presenta come segue:

  • sviluppo di crampi
  • dolori e gonfiore sull’area addominale
  • una persistente sensazione di peso che si manifesta sull’area rettale.

Visto dove si concentrano i dolori (nei quadranti addominali), questa patologia viene spesso scambiata per diarrea e può generare anche una nausea acutissima e comunque (in ogni caso) richiede uno sforzo ingente al momento della defecazione, con feci che possono essere contaminate da macchie di sangue.

Le feci secche possono diventare un tappo di cacca che diventa impossibile da espellere, in questo caso è bene segnalare immediatamente il problema ad un dottore in modo che possa consigliare la terapia d’urgenza da prendere in considerazione e seguire per evitare ulteriori aggravi ad una situazione già pericolosa.

Da cosa dipendono le feci dure

Se ti stai chiedendo il perché avviene un'ostruzione intestinale, devi sapere che le ragioni di questa patologia possono essere molteplici.

Una dieta errata è tra le prime ragioni per le quali si sviluppa un occlusione dell’intestino, ma questa non è l’unico pregresso a cui bisogna guardare per capire lo sviluppo della malattia.

Talvolta si manifesta anche un blocco intestinale nervoso nelle donne, che fa degenerare una stipsi e quindi si aggrava con il trascorrere del tempo.
Le ragioni sono sia fisiche che psichiche quindi.

Un coproma può dipendere anche dall’irritazione del colon, ma come detto, possono essere molteplici le ragioni per le quali si sviluppa, pertanto meglio andare con i piedi di piombo, prima di trarre conclusioni affrettate.

Alla scarsità di fibre assunte attraverso l’alimentazione spesso le persone associano un consumo minimo di liquidi (che genera scarsa o insufficiente idratazione) e una fretta nel consumo dei cibi a tavola.

Si tratta di un moltitudine di concause ed è proprio il loro insieme che può andare a formare cacche dure da smaltire.

Un altra delle ragioni che determinano i fecalomi è legata all’eccessiva sedentarietà abbinata in parte a forme di stress o alla tendenza a rimandare lo stimolo ad andare in bagno, perchè si ha sempre qualcosa di più importante da fare o si è soliti “farla” solo nel bagno di casa..

Le feci dure possono essere collegate anche all'assunzione di specifici farmaci e a ad un passato medico caratterizzato da altre malattie, come ad esempio:

  • il diabete
  • la sindrome dell'intestino irritabile (definita con la sigla di IBS)
  • la diverticolosi.

Ma se il coproma tende a ripetersi con frequenza o non si risolvesse in breve, questo tempo potrebbe essere il segnale della presenza di disturbi più gravi che si manifestano all'interno dell’apparato gastrointestinale, e tali segnali vanno quindi approfonditi attraverso una valutazione medica.

Rimedi fecaloma: come rimuoverlo

Intervenire sul fecaloma richiede la conoscenza della genesi del problema. Ad esempio se ci si sta chiedendo come ammorbidire le feci, semplicemente si sta pensando ad attenuare in modo delicato ma mirato il problema per ripristinare una corretta evacuazione.
Talvolta (in questi casi) è possibile ricorrere ad un clistere evacuativo.

Le feci tendono spesso ad accumularsi, in attesa che sopraggiunga lo stimolo ad evacuare; tale fenomeno viene innescato da una distensione dell'ampolla.

Prima di ricorrere a qualunque soluzione “fai da te” è bene consultare un medico che indichi l’efficacia di ogni singolo sistema, ma è possibile dire che in alcune circostanze taluni metodi risultano validi nel trattamento del fecaloma, un esempio è il clistere evacuativo ma ce ne sono altri conosciuti dalle persone, esempi:

  • peretta
  • purghe fai da te.

Clistere e clisma sono la stessa cosa?

Il clistere è quella tecnica che si avvale di un irrigazione di acqua o altri liquidi necessari a liberare il colon e prevenire:

  • feci dure
  • gas
  • fermentazioni
  • materiali in putrefazione
  • flora batterica patogena.

Invece il clisma o microclisma, a volte definito anche come microclistere, è quel dispositivo impiegato per introdurre nell’ano piccole quantità di liquidi da 120ml fino a 400 ml, viene usato generalmente in caso di stipsi cronica, nelle colonpatie e nei pazienti che hanno proctiti irritative.

Ebbene, prima di effettuare qualunque prova il consiglio è quello di consultarsi con un medico o naturopata che possa darvi dei consigli, e tenete presente che occorre sempre rimanere sotto stretta osservazione medica.

Potete certamente adottare una manovra per espellere feci, ma come detto, è sempre bene affidarsi ad esperti per qualunque problema cronico, se il fecaloma si presenta da poco tempo studiatelo e avvertite ugualmente il vostro medico che saprà consigliarvi al meglio.

Per contrastare il coproma risulta di grande importanza il lubrificare le pareti anali e non far entrare aria nell'inserimento del beccuccio, qualora deciderete di effettuare un clistere.

In alternativa è possibile ricorrere ad una supposta di glicerina, oppure ad idrocolonterapia, intesa come profonda pulizia intestinale la quale, molto spesso, risulta un trattamento risolutivo.

Quali sono i pericoli se una persona non interviene a liberare il retto?

Malattie associate al fecaloma

Le malattie che si possono associare al fecaloma sono:

  • Stitichezza
  • Tumore al colon.

Bisogna ricordare però che qui vengono sottolineate solo due delle patologie riconducibili al sintomi del fecaloma, la lista non è completa e mira unicamente a mostrare che il problema può essere lieve o decisamente importante. In ogni caso è sempre bene effettuare visite specialistiche per capire di cosa si tratta con esattezza.

Un altro fenomeno particolare è quello del cosiddetto vomito fecale.

Cos’è il vomito fecale?

Il vomito fecale è un tipo specifico di vomito, che consiste nell’emissione di materiale scuro, che ha cattivo odore, assimilabile a quello delle feci e che caratterizza l’occlusione intestinale.

Qualunque impedimento che non consente parzialmente o totalmente la fuoriuscita delle feci e che si formano attraverso l’ano, è causa potenziale di vomito fecale o fecaloide.

dolore da fecaloma

Segnali di malessere

In conclusione è bene ricordare quali segnali possono indicare che si ha un fecaloma:

  • un intenso e forte mal di pancia
  • stitichezza prolungata, al punto da necessitare lassativi
  • gonfiore addominale.

Tra gli alimenti che intasano l’intestino figurano:

  • cibi carichi di grassi e proteine
  • cibi privi e scarsi in carboidrati.

Alimenti che aiutano l’evacuazione sono invece:

  • frutta
  • verdura
  • legumi
  • cereali integrali.

uomo con dolori sul divano

Sensazione di dolore al basso ventre: cosa c'è sotto?

I dolori al basso ventre, soprattutto per una donna, possono essere causati da una disfunzione passeggera, oppure dipendere da una causa che è meglio affrontare con attenzione e prudenza. Ovviamente la prima sensazione è di fastidio prolungato, localizzato senza dubbio nella parte inferiore della pancia, ma per capire meglio di cosa si tratti, e come affrontarlo, bisogna individuarlo con maggiore precisione. Cerchiamo quindi di capire esattamente da dove si dirama il dolore al basso ventre.

Le zone del dolore
Dolore alle ovaie o pavimento pelvico
Le sensazioni percepite
Le caure di questi dolori in basso
La dieta per attenuare lo stato di sofferenza

Zona del dolore

Quando cominci a prestare attenzione, e ti concentri sulla zona da cui proviene il dolore, quasi automaticamente sentila necessità di poggiarci la mano sopra. E ti basta guardare meglio dove ti tocchi per capire da dove parte il dolore.

uomo con dolori sul divano

Zona centrale della pancia intorno all’ombelico

Se il dolore è nella zona centrale della pancia, e ti fa male l’ombelico, o comunque il risentimento è nei pressi, potrebbe trattarsi semplicemente di un’infiammazione intestinale, che ha colpito il tratto del tenue. È una patologia che può essere trattata con una terapia adeguata, non invasiva, a meno che il dolore non sia transitorio. Si dovrò comunque fare attenzione a due fattori importanti, come la persistenza e l’acutezza del dolore al basso ventre, perché la sua presenza nei pressi dell’ombelico potrebbe nascondere patologie più gravi, contro le quali devi agire con una certa tempestività.

Infatti, se ti fa male l’ombelico, la causa potrebbe essere un’ulcera o un’ernia ombelicale, o, peggio, una infiammazione del pancreas, o dell’appendice, da curare con urgenza. In questi casi consultare un medico, dopo aver individuata esattamente la zona del dolore, è fondamentale. Il dolore può essere però localizzato altrove, anche se in un primo momento sembra irradiarsi un po’ ovunque. Vediamo qualche altro caso di dolore al basso ventre.

Dolore alla vescica e da cosa può dipendere

Quando ci si sente appesantiti giù, in basso, e il dolore è sotto la pancia, può essere dovuto ad una situazione infiammatoria. Si tratta di quello che viene identificato come un dolore alla vescica, causato da una infiammazione delle vie urinarie. Ma può anche essere un forte risentimento nella zona pelvica, e dipendere magari da un problema di tipo ginecologico. Meno frequente, ma altrettanto probabile, il dolore sotto la pancia potrebbe essere causato da una diverticolite, o da una infiammazione del tratto intestinale.

Dolore al fianco destro, zona inferiore

Il dolore al fianco destro va individuato in maniera precisa, o si rischia di prendere una cantonata. Se il dolore al fianco destro è in basso, allora è possibile che si tratti di un fenomeno di costipazione, frequente oltretutto se soffri di stitichezza. E se il risentimento si prolunga, può causare crampi fino all’ano. È possibile anche che tu risenta sotto le dita di un gonfiore solido, percepibile al tatto quando premi sulla parte.
Se non è così, e il dolore è più vicino all’inguine, allora potrebbe essere un’ernia inguinale. Ma è importante che tu faccia molta attenzione a non confondere questo risentimento con il dolore alle ovaie che, soprattutto nelle fasi più delicate della gravidanza, è assolutamente prevedibile e normale. Ma perché in gravidanza succede di aver male alle ovaie?

Male alle ovaie in gravidanza

In molti casi il dolore alle ovaie, in gravidanza, è causato dalle contrazioni uterine, che adattano la sacca allo sviluppo del feto. Per identificare con maggiore precisione le cause, può servire, innanzi tutto, capire un po’ meglio con che tipo di dolore combatti.

Tipo di dolore percepito

Generalmente il dolore alle ovaie può causare delle fitte alla pancia, di maggiore o minore entità. Ovviamente l’indolenzimento delle ovaie non dipende solamente dalla gestione di una gravidanza, ma se ne può risentire anche in vicinanza dell’ovulazione e durante il posizionamento dell’ovulo per la fecondazione. Ma le fitte all'addome possono anche preannunciare l’arrivo delle mestruazioni, ed essere avvertite anche nella prima fase di gravidanza.

In questi casi il dolore alle ovaie non è proprio uno spasmo insostenibile, anzi spesso è abbastanza lieve. Se invece si presenta con forti fitte alla pancia, e sopravvengono delle manifestazioni esterne, come le perdite vaginali, sia bianche che rosse, allora bisogna consultare immediatamente un ginecologo. Infatti quando questi dolori non dipendono da cause naturali, come gravidanza, ovulazione e ciclo mestruale, potrebbero nascondere problemi di altra natura, spesso abbastanza invasivi. Non si possono escludere a priori, infatti, casi di fibroma e gonorrea, sindromi policistiche, clamidia o addirittura la presenza di un tumore alle ovaie.

Dolore alle ovaie o dolore pelvico?

A volte, tra l’altro, si tende a fare differenza tra il dolore alle ovaie e il dolore pelvico, anche se in pratica si tratta dello stesso sintomo. Quelle da ricercare invece sono le cause. Spesso le infiammazioni pelviche sono di natura sessuale, e causate da agenti esterni che risalgono la vagina per colpire il tratto superiore dell’organo genitale femminile. Ad essere coinvolti, in molti casi, sono sia la cervice, che l’utero, comprese ovaie e trombe di Falloppio.

In pratica si tratta di un’infezione polimicrobica, che bisogna aggredire con antibiotici specifici contro le gonorree, la trachomatis e batteri di famiglie simili. Questi batteri sono capaci di creare pericolose complicanze, aggredendo il pavimento pelvico.

Stato del pavimento pelvico

Il pavimento pelvico comprende la zona anale e genitourinaria. La sua natura è di tipo sia muscolare che connettivo, e le sue fibre possono essere soggette a cedimenti, anche a causa del deterioramento dato dall’uso e dall’avanzare negli anni. Di fatto il pavimento pelvico è delicato quanto basta ad essere sensibile alle sollecitazioni meccaniche, e ai movimenti peristaltici che servono ad agevolare il transito dei corpi.
Ovviamente a causa delle gravidanze, dei parti naturali, degli stati di obesità pronunciata, menopausa e operazioni chirurgiche, perde elasticità, si deforma e cede funzionalità. Uno stato che determina anche una serie di sensazioni spiacevoli, che comunque si possono considerare correlate.

Sensazioni correlate al cedimento del pavimento pelvico

Tra le sensazioni correlate al cedimento pelvico spiccano sicuramente l’attitudine ad andare spesso in bagno, a causa della necessità di espletare una minzione frequente e fastidiosa. A questa necessità si accompagna sovente anche il bruciore pelvico. Un’altra sensazione, correlata al cedimento pelvico, è il gonfiore del colon, che può creare contemporaneamente anche un fenomeno di pancia dura e dolente. E non si tratta solo di sensazioni fastidiose, perché spesso arrivano quando meno te lo aspetti e creano delle situazioni molto imbarazzanti.

Quando si presentano i sintomi del cedimento pelvico

In molti casi i sintomi del cedimento pelvico si presentano di colpo, inattesi, anche con delle fasi altalenanti, altrettanto imprevedibili. Si manifestano con reazioni che vanno e vengono all’improvviso, mettendoti a disagio quando sei in pubblico e non sai come fare a contenerti. Poi ci sono dei momenti che sembra non finiscano mai, con il dolore che non passa, e non dà alcun cenno di voler mollare la presa. E non mancano le cause occasionali che, col tempo, diventano ripetitive.

I comportamenti che scatenano il dolore al basso ventre

Spesso il dolore al basso ventre arriva quando ci si flette in avanti, anche a causa delle lesioni alla regione pelvica, che si acuiscono quando ci si piega perché si finisce col premere maggiormente sulla parte lesa. Ma il dolore pelvico, che si acuisce quando ti pieghi, può dipendere anche da cause estranee alla situazione pelvica di per sé. Può succedere, ad esempio, che sia causato da un mal di schiena localizzato all’altezza dei lombi, o da un caso isolato di costipazione intestinale.

I dolori sotto la pancia possono venire anche dopo un rapporto sessuale, ed essere causati dai naturali movimenti pelvici dovuti all’intensa attività a livello genitale. Ma le cause possono anche essere di tipo meccanico, come per dei ripetuti colpi di tosse al mattino, soprattutto se si è fumatori accaniti. E si possono avere dolori al basso ventre anche dopo la defecazione. È una cosa che succede se si va di corpo abbondantemente, e l’intestino si svuota in maniera spropositata. Ma cerchiamo di mettere giù un elenco delle cause più frequenti, giusto per avere un panorama più completo e dettagliato.

Le possibili cause dei dolori sotto la pancia

Le coliche addominali sono tra le cause più comuni che portano ad avere il ventre rigonfio. Un fenomeno che può essere tanto occasionale, magari dovuto alla cattiva digestione di cibi non eccessivamente freschi, o troppo ricchi di condimento, quanto ricorrente, per ragioni fisiche o di stress. Ma questi effetti possono avere origine anche da una infiammazione del colon cieco, che causa una bella appendicite che non è mai il caso di trascurare.

Tra l’altro alcuni sintomi sono anche abbastanza specifici dell’appendicite, come la persistenza del dolore, e il suo procedere verso la parte bassa, situata a destra dell’addome. Poi anche il dolore alla gamba destra può essere un sintomo di appendicite, insieme ad una febbriciattola e uno stato di inappetenza. E la presenza spropositata di globuli bianchi nel sangue è anch’essa il segnale di una infiammazione del colon in corso. Ma non è il caso di allarmarsi inutilmente, e scambiare per appendicite una banale tensione addominale residua, magari causata da problemi irrisolti, come una colite acuta, che hanno irrigidito l’area e infiammato i tessuti.

L’attività fisica come causa dei dolori al basso ventre

Per chi è abituato a fare attività fisica i dolori muscolari non rappresentano una novità. Ma per chi fa ginnastica saltuariamente, oppure supera il limite del normale allenamento domestico, e fa molti esercizi in palestra e fuori, allora i dolori, causati dall’indolenzimento dei muscoli, sono assolutamente prevedibili. Per non parlare poi se, a causa degli sforzi eccessivi, chi fa sport in maniera esagerata arriva anche a procurarsi uno strappo addominale.

L’abuso di farmaci può creare l’effetto opposto

A volte si combattono i dolori senza cercare e curare le cause. Un analgesico nei casi disperati è sempre utile, ma poi bisogna affrontare le ragioni del malessere ed evitare che il dolore torni. Purtroppo, a causa di insana fretta e irragionevole stress, spesso si manda giù una pillola e si va avanti senza pensarci più. Uno di questi farmaci è il Buscopan, che serve proprio ad alleviare i dolori del ventre rigonfio. L’abuso di Buscopan può portare ad un aumento della situazione di malessere e, invece di risolverlo, lo peggiora. Ma a contribuire a far venire dei dolori sotto la pancia ci sono altre cause che, all’apparenza, potrebbero sembrare estranee.

Altre cause che portano dolori al basso ventre

Una delle cause a cui non si pensa mai è il mal di schiena. Una situazione di malessere dovuto alla postura errata, o al sovraffaticamento della zona inferiore della colonna vertebrale, può essere causa anche dei dolori al basso ventre. Si tratta comunque di un fenomeno che può accentuarsi, e diventare cronico, nel caso in cui tutta la zona lombare sia particolarmente delicata.

Un’altra origine dei dolori al basso ventre può essere rappresentata dalla stitichezza, proprio perché gonfia e appesantisce il colon, che finisce col premere e creare dolori sotto la pancia. E lo stesso effetto possono creare gli stati di febbre, e in particolare quelli che, come si dice generalmente, attaccano lo stomaco. E causano dolori sotto la pancia anche le intossicazioni alimentari e le conseguenti indigestioni. Infine la presenza di ossiuri nell’intestino sono anch’essi causa occulta di dolori al basso ventre.

Da cosa può dipendere il dolore all’inguine destro?

Il dolore all’inguine destro può essere causato da un’ernia inguinale, ma si potrebbe trattare anche di un dolore pelvico di origine ginecologica. Le altre probabili cause sono da ricercare tra costipazione e appendicite, o tra quelle che comunque colpiscono anche la parte in basso a sinistra, purché il dolore non appaia bilateralmente.
La frequenza di dolore all’inguine destro è statisticamente maggiore di circa il 10% rispetto al lato sinistro, e se dipende dalla coxartrosi, è perché la gamba destra generalmente viene utilizzata poggiandovi sopra un carico maggiore.

Tra le altre cause, non legate all’anca, ci sono le varie sindromi ovariche, la calcolosi renale, le cistiti e le forme tumorali legate ai genitali. Ovviamente le sindromi dolorose che hanno origine nelle patologie digestive possono essere contrastate con una alimentazione corretta. Vediamo quali cibi possono portare disagio e quelli che invece possono venire in aiuto.

I cibi che possono creare disagio

Ci sono alimenti che favoriscono il meteorismo e contribuiscono a causare fenomeni di ventre rigonfio, o perché contengono aria, o perché la creano fermentando direttamente nello stomaco. Sono cibi che possono creare disagio, come tutti quelli che contengono oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi, insieme ai polioli fermentabili.
Si tratta principalmente di legumi, latticini e frutta, mentre i polioli si trovano nei dolcificanti artificiali. Quando si soffre di ventre rigonfio è meglio scegliere una dieta che può aiutare a rilassare l'addome.

Dieta che può aiutare a rilassare l'addome

Per rilassare l’addome, e sgonfiare la pancia, bisogna mangiare in maniera equilibrata, ridurre o eliminare i cibi ricchi di conservanti. E non si devono mischiare i carboidrati di natura diversa, come pane e pasta, non farsi mai mancare le fibre e non lesinare l’acqua da bere. Poi bisogna ripristinare, e mantenere in buona salute, la flora batterica intestinale, assumendo fermenti lattici e probiotici.
Tra gli alimenti per rilassare l’addome vanno bene, con moderazione ovviamente, i formaggi ultra-stagionati, il tofu, il pesce, le uova e le carni bianche.

Ed aiutano parecchio anche le spremute di limone, e gli infusi di erbe digestive, come il finocchio, la menta e la cannella, insieme alla verdura ricca d’acqua, che aiuta la diuresi. Un qualsiasi problema di tipo digestivo ovviamente non influisce sull’uso dei contraccettivi ormonali, come il Nuvaring, a meno che i sintomi legati ai dolori al basso ventre non nascondano altre patologie. Le più pericolose sono quelle legate alla formazione di coaguli nel sangue, o ai problemi cardiaci, come potrebbe succedere quando una sensazione di indigestione o di bruciore di stomaco celano un infarto in corso.

Il Nuvaring aiuta?

No, il Nuvaring non aiuta a risolvere i problemi legati al ventre rigonfio, né li causa. Questo anticoncezionale infatti si limita a rilasciare meccanicamente due ormoni sessuali femminili, che inibiscono il rilascio delle cellule uovo. Il suo effetto non influisce sui dolori al basso ventre né tantomeno accentua le cause che li provocano. L’unica reale controindicazione generica, all’uso del Nuvaring, è per coloro che soffrono di problemi cardiaci e vascolari.

Il Nuvaring di fatto non è in grado di creare cardiopatie, o vasculopatie, ma può essere deleterio per chi soffre di facilità al coagulo sanguigno, ed è sotto terapia anticoagulante. Quindi è assolutamente da sconsigliare a chi fa uso di farmaci cardiaci, anche molto blandi come la stessa cardio-aspirina, o uno qualsiasi dei prodotti dicumarolici, come Coumadin, Sintron e Warfarin.

 

 


alito pesante

Alito pesante: tra cause remote e psiche

L’alito che puzza e ciò che genera l’alito cattivo riguarda i batteri dell'apparato orale ed i parassiti cattivi che agendo all’interno dell’organismo ospite (quello umano in questo caso) producono un respiro pesante.

L’alitosi genera odore pessimo e può anche comparire dopo estrazione di un dente, in questo caso è normale, ma se persiste sarebbe meglio approfondire il problema attraverso controllo naturopatico.

I cibi più puzzolenti
Il fattore psicologico
Presenza di pus nella bocca
I rimedi naturali contro l'alitosi

Questo disturbo può colpire a qualunque età ma tende ad aumentare nelle persone più adulte. All’incirca il 6% della popolazione soffre di questo problema a livello cronico, invece il 25% tende a sviluppare alito cattivo in modo blando e temporaneo.

Se un odore poco piacevole persiste nella bocca dei bambini, ciò può dipendere dai residui di cibo che sono rimasti anche dopo aver lavato i denti e considerato come i residui di cibo fermentando all’interno della bocca generano alito cattivo, tale condizione può verificarsi anche negli adulti.

alito pesante

L’alitosi risulta più frequente le persone più grandi, mentre nei bambini si manifesta solo per determinati periodi e raramente si cronicizza.

Nella donna gli ormoni influenzano l’alito cattivo, che si può manifestare in modo persistente generando vampate sgradevoli durante la gravidanza o durante il ciclo mestruale. L'alitosi può essere così collegata a fattori ormonali e a condizioni di questa natura.

Cause alimentari

Non mi stancherò mai di ripetere che una corretta alimentazione è la base più importante per evitare una serie di problemi di salute, agendo da prevenzione nell’insorgenza anche dell’alito cattivo come di altre patologie.

Quali cibi tenere sott'occhio? Certamente:

  • aglio
  • cipolla
  • intolleranza ai lieviti contenuti negli alimenti che mangiamo
  • uova (soprattutto che non siano marce).

Oltre a cibi come aglio, cipolla e cavolfiore, il consumo smodato di cibi proteici che contengono aminoacidi solforati, come ne sono carni e formaggi o bevande alcoliche, possono generare facilmente l’alito guasto.
Altro fattore scatenante è il consumo smodato di zuccheri, o una carenza di zinco e alimenti che ne contengano.

L’alito cattivo viene generato da tali consumi alimentari che, prima entrano in circolo nel sangue, e poi vengono trasferiti verso i polmoni e a fine del percorso esalati, attraverso il respiro.

A che distanza si può sentire l’alito cattivo?

Per rispondere a questa domanda occorre dire che molto dipende dal grado di alitosi che una persona ha.

In alcuni casi anche a qualche metro di distanza è possibile sentire l’alito pesante di un altra persona, altre volte invece occorre stare molto vicini per percepirlo.

Aspetto psicologico

C’è un altro tema che riguarda questo disagio, quello relativo agli effetti psicologici legato alle persone che ti allontanano o ti offendono perchè quando parli puzzi.

Un odore poco piacevole genera stigma sociale.

Negli ultimi tempi vari studi hanno comprovato che l’alito molto pesante va a generare un impatto molto rilevante nell’autostima e nella fiducia in sé stessi in chi ne soffre, e si rivela come fattore capace di provocare stress ed ansia continua.

Il modo in cui l’alitosi danneggia sul piano psicologico chi ne soffre tende a sorprendere gli specialisti sanitari ed i familiari dei pazienti, in particolar modo se la si rapporta alla vergogna che spinge a non recarsi da uno specialista. Si può immaginare come un quadro di questo tipo consegni ad un isolamento sociale molto forte.

Di alitosi soffrono moltissime persone, quindi possono essere colpiti anche gli attori, e non è raro che quelli che posseggono aliti puzzolentissimi abbiano difficoltà nel girare scene di baci.

L’alito cattivo sembra essere percepito come antisociale e quindi mette sulla difensiva le persone che sviluppano questo problema, un esempio è proprio questo degli attori, ma non vale solo per loro, nella vita quotidiana chiunque si può trovare vicino ad altre persone e provare sentimenti di vergogna causati dall’alitosi.

Chi ha l’alito fresco non teme di baciare una donna o un uomo, diversa la situazione se si è consapevoli di avere l’alitosi, anche perché lo scherno sociale non manca quando si manifesta questa problematica.

Altri sintomi e motivi di questa condizione

Spesso l’alitosi viene determinata da cause come ad esempio:

  • la bocca secca
  • un reflusso gastrico
  • una forte condizione di stress
  • insufficienza renale (odore di urina)
  • malattie del naso e della gola
  • problemi a stomaco e/o fegato.

Talvolta può anche manifestarsi una condizione particolare, quella della lingua bianca.

La lingua, in alcuni casi più gravi, va ad assumere un colore biancastro oppure tende a ricoprirsi di una patina chiara.

Entrambi i fenomeni si possono ricondurre a condizioni fisiologiche, oppure in alternativa, patologiche; ad ogni modo occorrerà accertarsi quale sia la provenienza di questo sintomo per affrontarlo nel migliore modo possibile.

Il pus nelle gengive

Un altra manifestazione problematica è quella del pus nelle gengive.

Tale condizione può anche indicare la presenza di un ascesso gengivale o localizzato nei denti.

Il pus altro non è che una raccolta di batteri, residui cellulari e leucociti. Il pus trova la sua origine per un fine ben preciso: l’organismo, quando c’è un infezione, cerca di porre un rimedio (il pus) per evitare che si diffonda. In pratica il sistema immunitario trova questa risposta per scongiurare che una potenziale minaccia si diffonda.

Esiste un ascesso dentale e un ascesso del parodonto maggiormente conosciuto come ascesso gengivale.

Ma i problemi dentali e legati all’alitosi non si fermano qui, altre concause che possono rovinare l’alito sono:

  • i denti anneriti
  • del muco nasale maleodorante
  • la candida
  • del sangue ai denti
  • il tartaro che fa puzzare l'alito, e che richiede di mantenere puliti i denti in profondità
  • cause legate all’essere fumatore

Diagnosi

Una prima diagnosi che potete fare da soli, al fine di capire se avete sviluppato l’alito cattivo, è quella che prevede di fare la conchetta alitando nella mano messa a “conca” appunto, in modo da auto giudicare la qualità del nostro alito.

In alternativa sarà utile leccarsi il palmo della mano per capire se avete l’alito è malsano o è normale.

donna con alito che puzza

Per una diagnosi più accurata personalmente utilizzo e consiglio un'anamnesi naturopatica ad hoc, una visita iridologica ed una consulenza sulle principali abitudini alimentari della persona.

I rimedi per combattere l’alitosi

Chiedersi come togliere l’alito pesante è la prima domanda che sfiora la mente di chi soffre di questo disturbo imbarazzante.

State cercando delle soluzioni naturali? Ebbene ne avete a disposizione moltissime:

La clorofilla ad esempio è capace di neutralizzare anche un alito pesantissimo, visto che agisce andando a pulire il sangue che a sua volta può essere stato intossicato. La clorofilla tende anche a rinfrescare l’intero cavo orale.

Un altro dei metodi naturali che attira attenzione è quello del collutorio di Menta Piperita. Una piantina molto odorosa e dal sapore gradevole. Parimenti dei gargarismi con infuso di bacche di ginepro, o semi di finocchio e cumino.

Se l'origine dell'alitosi è l'intestino allora un ciclo di 2-3 mesi con succo di aloe vera può risultare un rimedio efficacissimo

Se ti stai ancora chiedendo come curare l'alitone, e se il cb12 funziona?

Devi sapere che il cb12 svolge un azione tangibile come collutorio, e che impiegato la mattina protegge per 12 ore dall’alitosi, ma da solo non basta nella stragrande maggioranza dei casi. Come si è accennato, molti problemi connessi allo scatenarsi dell’alito cattivo dipendono dalla salute di altri organi (es. il fegato) e da fattori anche psicologici (es. stress accumulato).

In conseguenza di ciò occorre risolvere il problema originale per riuscire ad eliminare in maniera definitiva una grave alitosi.

Conclusione

Per contrastare un odore pessimo generato dall’alitosi, si può usare il filo interdentale andando ad eliminare gli avanzi di cibi che si incastrano negli spazi interdentali, visto che le cause dell’alitosi, come abbiamo visto, possono essere semplicemente legate ad una scarsa e inidonea igiene orale.

L’alito che puzza, così come le vampate di puzza, vanno compresi trattandoli come fenomeni legati a qualche altro problema, ma potrete certamente impiegare del collutorio per curare meglio la vostra igiene dentale, effettuando risciacqui aromatizzati, per ottenere una soluzione immediata e un alito profumato.

I consigli che vi lascio sono:

  • pulire la lingua
  • impiegare del bicarbonato

ma se il problema non si risolve sul lungo periodo osservate da altre parti le cause, ad esempio verificando se consumate alcuni cibi che notoriamente peggiorano l'alito rendendolo puzzolente, come ad esempio:

  • aglio
  • cipolla.

Perché questi bulbi fanno puzzare la bocca? Cosa contengono?
Sostanzialmente l’aglio amplifica l’idrogeno solforato libero innescando una reazione responsabile dell’alito cattivo.

In questi casi occorre accoppiare ad aglio o cipolla cibi e bevande che ne smorzino l’effetto, ad esempio l’acido citrico presente nei limoni.

Infine se tutto queste accortezze non funzionano la soluzione di tipo endocrino va ricercata facendosi aiutare da specialisti o naturopati e tenendo conto di altri fenomeni associabili all’alitosi stessa, come ad esempio reflusso gastrico, fastidi allo stomaco e altri segni che possano aiutarvi a capire a quale specialista rivolgervi.


donna in stato confusionale

Stato confusionale da ansia

Lo stato confusionale derivante dall’ansia colpisce a diverse età e un ampia gamma di persone, può giungere a partire dall’adolescenza arrivando fino ad una veneranda età (anche oltre gli 80 anni).

Una condizione di ottundimento nella popolazione anziana spesso la abbiamo notata (essendo un fenomeno ampiamente conosciuto) ma non sempre tale problematica è stata associata all’ansia.

Anche negli stadi di demenza si verifica agitazione e un vero e proprio stato confusionale, ma tale malessere può colpire anche i giovani.

donna in stato confusionale

Quando viene lo stato confusionale da ansia

Tale disturbo d’ansia può giungere in qualunque momento, ma generalmente si manifesta quando un forte stress, spesso associato ad una condizione non modificabile e traumatica, fa avvertire il peso di un malessere psichico continuativo, che di fatto è una risposta immunitaria sotto certi aspetti, solo che quando la paura si innesca ecco che l’ansia può diventare un problema se raggiunge livelli alti.

Un disturbo d’ansia può verificarsi appena svegli, all’improvviso oppure se si è ricoverati a lungo in ospedale in quella fase definita come post operatoria, ma in linea generale tale disturbo avviene quando una situazione a livello inconscio o conscio risulta particolarmente gravosa per la psiche dell’individuo.

Manovre di primo soccorso

Un primo soccorso a chi si trova in questa condizione deve tener conto dello stato emotivo che il soggetto colpito da ansia sta vivendo, e quindi occorre estrema delicatezza ed empatia nei riguardi della persona che si trova in stato confusionale.

Il personale medico è certamente in grado di far fronte a tale situazione delicata, ma chi invece non ha accumulato tali consapevolezze, potrà vivere la situazione con disagio, per cui dovendo assistere la persona che ne ha bisogno dovrà approcciarsi ad essa in maniera serena, senza aumentare i livelli di stress e agitazione in chi soffre di disturbo d’ansia.

Possono capitare situazioni nelle quali una persona che soffre di ansia, tenda dopo un attacco a percepire smarrimento, ciò può avvenire in famiglia, sul luogo di lavoro, in momenti di svago, in situazioni che richiamano a traumi passati.

In queste circostanze oltre al mantenere la calma e al non approfittare di tale malessere di chi vive questa sintomatologia, occorre contattare specialisti del settore per evidenziare la situazione.

Il senso di smarrimento ha durata variabile a seconda dei pregressi del soggetto colpito da tale problema, anche per questa ragione avvertire le competenti strutture è importante.


Che fare per aiutarsi e aiutare chi prova questo?

È giusto porsi tale domanda, visto che i fenomeni legati all’ansia in Italia sono in costante aumento sull’intera popolazione con picchi che riguardano il sesso femminile e che tendono a svilupparsi sempre prima (studi clinici parlano di pubertà per quel che riguarda l’insorgenza di malesseri collegabili all’ansia).

Le cause della confusione dovuta a tale condizione debilitante dipendono del più esteso fenomeno dell’ansia che può causare diversi problemi fisici ed emotivi, quali:

  • squilibrio (mancato equilibrio fisico e mentale)
  • smarrimento
  • ottundimento
  • stanchezza diffusa
  • agitazione (momenti di)
  • incertezza su ogni aspetto della vita (fenomeno estremamente invasivo sul piano psicologico)

per citarne alcuni.

Invece per quel che riguarda i fenomeni fisici si può manifestare, oltre allo squilibrio, anche la cervicale, oppure si possono alterare sensibilmente i tassi di glicemia che tende a salire.

Si può manifestare della labirintite e l’ansia ha evidenti correlazioni anche con il parkinson. Le persone che soffrono di questa malattia tendono ad avere la medesima sintomatologia che si manifesta negli stati d’ansia ed è sono più esposte ad essa.

La depressione può manifestarsi in chi ha il Parkinson e può peggiorare i sintomi della malattia. I ricercatori hanno ipotizzato che il 40-50% delle persone con il Parkinson soffrano di depressione. Si vanno ad aggiungere alla patologia rendendo difficile affrontare sintomi fisici per l’individuo e per chi gli è accanto.

Chi soffre di Parkinson può manifestare anche questi sintomi che seguono:

  • disturbo dell’umore
  • ansia
  • problemi relativi e riconducibili al sonno
  • psicosi
  • cambiamenti nel comportamento e nel modo di pensare

Perdita della lucidità: elementi che la evidenziano

I sintomi principali attraverso i quali ci si accorge di non essere lucidi sono molto netti e prevedono:

  • il classico torpore mentale
  • un senso di stordimento mental,
  • biascicamento (frasi confuse e non descrittive)
  • un formicolio che si manifesta attorno alle labbra
  • uno stato catatonico
  • una sensazione di febbre (ovviamente non c’è la febbre ma chi perde la lucidità e poi la riacquista sente questo).

Si ha anche un aumento dell’idea di pericolo imminente, e tale stato può ingenerare un vero e proprio attacco psicotico con annessa perdita della memoria momentanea, definita anche come amnesia temporanea e relativi vuoti di memoria.
È come se l’individuo si frammentasse e a governarlo durante lo stato confusionale, vi fossero solo immagini mentali negative e destabilizzanti per l’ego.

Si manifestano anche allucinazioni?

Vere e proprie allucinazioni non si manifestano nei disturbi d’ansia, sono invece tipiche in stati di delirio associati a schizofrenia, demenze generative e appunto delirium tremens o nei casi di alcolismo cronico, invece se si hanno disturbi legati all’ansia può esserci della confusione nelle immagini, una visuale sfocata.

Colite e ansia

La colite, nota anche come sindrome del colon irritabile, il più delle volte è causata da un forte stress psichico o dinamiche di tipo emozionale non risolte.
Il nostro intestino è scientificamente considerato un secondo cervello, dato anche il fitto collegamento tra i due cervelli tramite la rete neurovegetativa.

Alcune sostanze ormonali prodotte sotto stimolo nervoso vanno quindi ad agire sia sul cervello sia, inconsciamente, sul nostro intestino. Di conseguenza tutto ciò che succede a livello cerebrale tende a ripercuotersi sulla funzionalità intestinale.
Alcune volte colon irritabile come colite ulcerosa sono il risultato di una somatizzazione di dinamiche psicoemotive del tutto particolari. Andando a risolvere e trasformare questi blocchi sul piano interiore si potrà ottenere una insperata risoluzione, in maniera definitiva.

Poliuria da stress, cosa è?

Un eccesso di minzione (poliuria) può essere scatenato da diversi fattori:

  • endocrini
  • cardiaci
  • comportamentali
  • renali
  • psicologici
  • altre…

a noi interessa capire quali cause di tipo psicologico inducano tale eccesso di minzione.

Generalmente questo problema si manifesta solo nel lungo periodo e a seguito di un prolungato stress psicologico e fisico che può essere ritenuto la base di una forma di poliuria transitoria.

Un senso di ovattamento è l’altra ed ennesima condizione che si può presentare a chi soffre d’ansia.

Ulteriori sintomi collegabili ad uno stato confusionale da ansia sono:

  • sbadigli continui (che si manifestano per tempi ben determinati, e sono circoscritti a quei tempi)
  • un senso di disorientamento
  • un senso di nausea che può anticipare il vomito.

Differenze tra lo stato confusionale d’ansia ed il delirium

Le patologie che accompagnano questo disturbo sono come accennato in precedenza:

  • depressione
  • problemi neurologici.

Lo stato depressivo accompagna anche gli stati confusionali d’ansia, infatti chi soffre di questo malessere spesso cade in stati depressivi, ma se ci sono fattori che accomunato ansia e delirium, altri li separano in maniera netta.

Il delirium viene anche definito come: stato confusionale acuto”, e tale stato si differenzia dall’ansia, anche se l’ansia rientra nella sintomatologia classificabile nei comportamenti derivanti da delirium, a tale ansia si aggiungono nel delirium:

  • paranoie
  • deliri
  • fobie
  • stati alterati del sonno (disturbi costanti)
  • allucinazioni.

Come si può notare, tali sintomi non hanno nulla a che vedere con l’ottundimento o l’agitazione dovuta ad uno stato confusionale causato dall’ansia, il delirium genera stati confusionali, ma tali stati hanno una durata maggiore rispetto ad attacchi d’ansia che generano confusioni momentanee.

Lavori più a rischio

Lo stress è alla base dell’ansia e di stati ansiogeni che possono scatenare uno stato confusionale.

Esiste una vera e propria dottrina che tratta il tema del lavoro correlato agli stati di stress che ingenerano ansia se hanno una durata continuativa nel tempo.

Un giusto orario di lavoro può aiutare a smorzare gli eccessi degli stati ansiogeni, ma tale riduzione non basta, infatti la letteratura e le normative dei singoli stati e della UE concordano nel fornire un’importanza decisiva all’ambiente di lavoro e all’organizzazione del lavoro.
Per tale struttura che è specifica e determinante dello stress che da vita all’ansia, occorre chiedere aiuto a psicologi e sindacati.

I lavori più a rischio sono quelli che oltre ad avere un ambiente ostile rischiano di toccare anche il piano fisico oltre a quello psicologico, i lavori usuranti dove è il fisico a dover lavorare presentano maggiori rischi.

Mettiamo il caso che un operaio incappi in uno stato confusionale, il rischio per lui sarà maggiore rispetto a chi può avere lo stesso fenomeno all’interno di un ufficio, a meno che nell’ufficio non ci siano dispositivi e materiali che possano ferire chi ha uno smarrimento fisico con conseguente caduta, ma sono casi rari, meno rari quelli in cui si lavora manualmente e in situazioni di pericolo imminente.

La prevenzione

L’ideale sarebbe riuscire ad eliminare completamente gli stress, per evitare di dover vivere stati d’ansia anche molto invasivi.

Purtroppo il modello economico globale è lo stesso che sottopone milioni di persone a stress, e occorrerebbero leggi internazionali che ne limitassero (fino ad annullarla) la portata, purtroppo tali misure ancora non sono state pensate a così ampio spettro, quindi tutto ricade sui comportamenti individuali e su un approccio preventivo dei singoli.

Potete quindi svolgere attività che mantengono svegli, ma non solo, anche le buone pratiche a lavoro e delle linee comportamentali da seguire, possono ridurre il proprio e l’altrui stress.

Ricordatevi:

La cooperazione con i colleghi è importante, non solo a ridurre stress e ansie.


nausea e reflusso gastroesofageo

Nausea continua che non passa mai

La nausea è un sintomo che rivela la presenza di uno stato di squilibrio fisico, generalmente temporaneo, causato da un eccesso alimentare o dalla cattiva qualità del cibo. In questi casi spesso basta una punta di antiacido per farla andar via. Ma quando devi combattere con una nausea persistente allora c’è qualcosa che non funziona e bisogna intervenire in maniera più mirata.

Sensazione generata

Differenza tra nausea leggera e acuta

Quando viene: le origini e le cause

Modi per far passare la nausea

Uno psicoterapeuta contro le nausee continue

La scelta corretta ovviamente è sempre quella di ricorrere al consiglio del medico o naturopata, ma anche per uno specialista trovare un rimedio non è facile, soprattutto se non riesce ad individuare le cause della nausea continua. Quindi i sintomi dovrai descriverli tu, cercando di essere preciso quanto più è possibile. Cerchiamo allora di analizzare meglio in cosa consiste questa nausea continua, cominciando proprio dalle sensazioni.

nausea e reflusso gastroesofageo

Sensazioni provate

Una delle prime sensazioni che generalmente si accompagnano alla nausea è il giramento di testa. Quando si presentano i giramenti di testa devi controllare se sono persistenti e se ti vengono solo se ti muovi o anche quando sei fermo. Spesso i giri di testa sono accompagnati da vertigini, e se succede devi annotarli e comunicare al medico anche questi.

Poi possono verificarsi anche degli stati di malessere inusuali, e probabilmente si tratta di effetti secondari dovuti alla nausea continua. Anche questi vanno registrati ed elencati tra i sintomi da comunicare allo specialista.
Tra i tanti effetti collaterali potrebbero manifestarsi anche dei momenti di ipersalivazione e alitosi. In molti casi è proprio l’apparato digerente che cerca di reagire alla nausea persistente, attribuendole delle cause in base alla propria esperienza, geneticamente codificata nel tempo.
E infine quasi sempre insieme al voltastomaco si manifesta anche una situazione di stanchezza, dovuta alla difficoltà di contrastare lo stato di malessere. Difficilmente queste sensazioni si presentano tutte insieme, anzi alcune di esse sono assolutamente passeggere e modeste. Quindi è meglio registrare solo le più insistenti e continue.

Differenza tra leggera o acuta

La differenza tra una nausea persistente ma leggera, e una situazione che si prefigura come una nausea acuta e pesante, denota quasi sicuramente cause diverse. Anche in questo caso i sintomi vanno appuntati con precisione e comunicati successivamente al dottore.

E poi c’è da considerare anche la frequenza con la quale si presentano i conati, da quanto tempo, e se ci sono dei momenti particolari nei quali è più facile che i fenomeni si manifestino. Può capitare che sopravvengano senza una ragione, e nei momenti più diversi, magari solo un paio di volte al giorno, occasionalmente. Ma se il fenomeno si ripresenta ogni giorno da più di una settimana, o addirittura da quasi un mese, allora è davvero il caso di preoccuparsi e avvertire il tuo anturopata o medico di base, comunicandogli almeno i dati più rilevanti. Tra questi dati c’è l’eventuale coincidenza con delle situazioni particolari, soprattutto se la nausea si presenta ciclicamente e gli effetti tendono ad accentuarsi.

Quando viene di più

Spesso la nausea persistente si accentua al mattino, se ci si mette in piedi all'improvviso, oppure appena dopo aver mangiato. Può capitare che aumenti in coincidenza di alcuni alimenti particolari, con fenomeni di semplice aggravamento della nausea, o che sono capaci di provocare anche degli stati di violento voltastomaco.

Tra quelli che ne agevolano l’insorgenza ci sono certamente i cibi grassi, i formaggi e i fritti. E acuiscono la nausea persistente anche i frutti acerbi, i dolci troppo elaborati e le verdure filamentose mangiate crude. Bibite gassate, ricche di caffeina e i superalcolici invece possono causare anche conati di vomito, soprattutto quando si ha la nausea. E per quanto sembri strano anche bere moltaacqua a digiuno sollecita il vomito, ancora peggio se è gelata, come stimola i conati anche il semplice eccedere con le quantità di cibo.

Ovviamente è normale avere conati di vomito quando si è in uno stato di gravidanza inoltrata, come è normale aver voglia di vomitare dopo una forte influenza debilitante, a causa del virus che ha attaccato lo stomaco. E poi esistono delle situazioni contingenti che possono scatenare il voltastomaco anche in mancanza di patologie fisiche.

Rimanere troppo tempo davanti al computer, ad esempio, è una delle cause più frequenti di nausea improvvisa, come può creare un forte senso di nausea anche l’arrivo inatteso di un odore molto forte, come può essere quello di un dopobarba di marca scadente e assolutamente estraneo alle percezioni abituali.
Infine è bene anche considerare quante volte lo stimolo al vomito si materializza in un reflusso di liquidi verso l’esterno, e quante invece rimane solo una sensazione acida che si ferma in gola. Nel primo caso infatti potrebbe dipendere dalla necessità effettiva di espellere un elemento di disturbo, nel secondo invece potrebbe essere causato da un malessere interiore di altra natura, anche psicologica.

Le cause che è possibile associare al vomito persistente

Le cause che possono generare uno stato permanente di vomito a volte sono di origine psicologica. Ad esempio uno stato di stress, causato da un periodo di lavoro particolarmente impegnativo, può causare reazioni apparentemente incomprensibili come il vomito. Anche un forte stato d’ansia, per una situazione che non si riesce a risolvere, e che minaccia di creare problemi inattesi, può dare il via a delle reazioni imprevedibili come il vomito.

Il vomito infatti in questi casi funziona come una valvola di sfogo che elimina dallo stomaco, ricettacolo di elaborazioni sia materiali che umorali, tutto ciò che rappresenta un qualcosa che avvelena non solo il corpo ma anche l’anima. E se le cause che avvelenano la vita non sono occasionali, anche il vomito diventa la soluzione, persistente e continua, che l’organismo adotta per cacciarle fuori.

Ma le cause persistenti possono anche essere di natura fisica, e costringere il corpo a reagire alla stessa maniera. Il mal di testa, ad esempio, soprattutto se è di natura cervicale, quasi sempre è accompagnato dal senso di nausea continua, che aumenta vertiginosamente nelle fasi più acute. Anche per i celiaci il mal di pancia e il vomito col tempo diventano una presenza costante. Il vomito tra l’altro, e la nausea che lo precede, è uno degli effetti ineluttabili che colpisce chi assume farmaci particolarmente pesanti, soprattutto quelli che appartengono alla categoria degli antidepressivi.

E reagiscono altrettanto male, se non peggio, tutti coloro che sono sottoposti alle terapie utilizzate per contrastare lo sviluppo delle cellule cancerogene. Gli inibitori tumorali infatti causano forti sensazioni di nausea e voltastomaco in chi li assume, con un effetto che si manifesta immediatamente dopo che i medicinali vengono immessi nel sangue.

E infine soffre di nausea continua anche chi ha i sali biliari alti. Si tratta comunque di situazioni che portano alla nausea per delle cause precise, che il proprio medico curante ben conosce, e contro le quali non sempre è facile combattere.

Per fortuna nella maggior parte dei casi i rimedi ci sono, anche se alcuni sintomi fanno sembrare la nausea persistente più grave di quella che è. Si tratta, ad esempio, del perdurare della sensazione di vomito oltre il limite usuale, oppure del manifestarsi di uno stato di sudorazione improvvisa.
Nel primo caso il corpo non si sente del tutto liberato dal problema che ha scatenato la nausea, sia che sia fisico che psicologico, e insiste nello stimolo per sbarazzarsene. Nel secondo invece cerca di espellere il problema attraverso una via secondaria, altrettanto efficace, e cioè i liquidi che fuoriescono dai tessuti epidermici. E ora vediamo come contrastarla.

Rimedi, come contrastarla

A volte per contrastare il senso di nausea basta un po’ di antiacido, come può essere una punta di bicarbonato di sodio sciolto in ½ bicchiere d’acqua tiepida. Ma ci sono anche dei prodotti leggeri, non invasivi, che possono essere assunti in dosi moderate per far passare la nausea in maniera immediata.

Tra i rimedi naturali, ad esempio, c’è il carbone vegetale in compresse, oppure l’argilla verde ventilata per uso alimentare. E può servire come palliativo anche una scorza di limone bollita in acqua corrente. In casi estremi si può anche ricorrere al vomito forzato, usando un cucchiaio pulito da poggiare in fondo alla gola, facendogli solleticare delicatamente la glottide con la punta. Ma se non lo sai fare è un sistema da evitare, perché potrebbe farti affogare con un flusso di vomito improvviso. E poi esistono anche dei prodotti che svolgono la funzione di gastroprotettori.

Dalla fitoterapia ci sono ottimi intergratori a base di melissa, semi di finocchio, alloro, zenzero e fico selvatico che risolvono la nausea anche in tempi molto ridotti.
Infine dall'aromaterapia arriva in soccorso un sistema efficacissimo: annusare l'olio essenziale di zenzero.

Gastroprotettori naturali e non

I gastroprotettori vengono utilizzati quando il vomito è causato da uno stato crescente di reflusso gastroesofageo. Il reflusso sopravviene quando la valvola che chiude lo stomaco si infiamma, a volte irrimediabilmente, a causa del risalire dei succhi gastrici. In questi casi proprio il reflusso può essere la causa scatenante della nausea continua, e uno dei sistemi più utilizzati dalla medicina convenzionale per contrastarla sono i protettori gastrici. In natura se ne trovano parecchi, ma alcuni di loro vanno elaborati adeguatamente prima di essere assunti, anche perchè non sono esenti da effetti collaterali anche importanti.

La naturopatia propone in taluni casi il succo di Aloe Vera, che va eviscerata delicatamente e poi, in alcuni casi, mischiata al miele. Oppure le foglie di Lauro comune, da usare in decotto con molta cautela, perché in dosi elevate possono intossicare l’organismo. Ma ci sono anche dei prodotti di uso immediato e privi di controindicazioni, come l’infuso di fiori di matricaria o di melissa, o la radice di liquerizia disseccata, da assaporare tra i denti.

Sermpre dalla farmacopea molto gettonate le compresse a base di pantoprazolo, che è un principio attivo capace di funzionare come inibitore selettivo della pompa protonica, da usare con cautela però, perché ha degli effetti collaterali a livello cardiaco. Ma tra gli effetti del vomito continuo c’è anche una spiacevole inappetenza. Vediamo che fare.

Inappetenza

Quando a causa della nausea continua sopravviene anche l’inappetenza, spesso il rimedio migliore è proprio quello di mangiare dei cibi che riescano a contrastarla, e restituiscano al corpo l’energia che perde a causa del malessere. Uno di questi alimenti è lo zenzero, ma è un ottimo deterrente anche la carne magra, tutti gli alimenti semplici a base di zucchine bollite, e le banane, da non mangiare troppo verdi.

Risultano ottimi contro la nausea anche i carboidrati, come riso, pane e pasta, senza però esagerare con le quantità. Ed è un ottimo rimedio anche un’insalata di patate, carote e fagiolini. Tutti questi alimenti dovranno essere rigorosamente bolliti, oppure cotti al vapore, e conditi con un filo d’olio extra-vergine. Ma può anche succedere che non risaltino delle cause oggettive, e che la nausea non ti abbandoni ugualmente.

La psicoterapia per vincere la nausea

Quando ci si trova in una situazione come questa, con ogni probabilità la causa è mentale, e l’unica soluzione potrebbe essere quella di affrontarla con l’aiuto di uno psicoterapeuta. Ma per arrivare a tanto si dovrebbero manifestare, oltre alla nausea continua, anche dei sintomi classici dell’instabilità psichica, causati da un problema sommerso che solo un analista potrebbe fare emergere.
Frequenti sbalzi di umore ingiustificato, tendenza all’abulia, incapacità di reagire agli stimoli esterni, apatia e facilità all’isolamento, ad esempio, già sono dei segnali che dovrebbero spingere alla ricerca di una soluzione radicale. Con i malesseri psichici non si scherza e la nausea continua, in questo caso, è solo la punta dell’iceberg.


fuoco che brucia

Bruciori intestinali persistenti: riconoscerli per bloccare l'infiammazione

I bruciori intestinali colpiscono donne, uomini e bambini, e vengono associati quasi sempre alla sindrome dell'intestino irritabile, anche se non sempre hanno questa origine.

I dolori che tale sindrome genera, possono essere passeggeri o persistenti e rappresentano una condizione comune in molte persone che si vedono debilitate da tale situazione cronica o sporadica.

La quota percentuale nella popolazione, di coloro che soffrono di tale malattia è del 10%.

In prevalenza accusano i bruciori le donne, tra loro le più colpite sono quelle nella fascia d’età che va dai 20 ai 50 anni.

fuoco che brucia

Tipologie di dolore percepito

Il tipo di dolore che si percepisce è acuto nella stragrande maggioranza dei casi, ciò che lo contraddistingue è un iniziale fastidio persistente nell’area esterna del corpo, fastidio che si amplifica nell’addome, andando così a generare un vero e proprio male continuo.

L’area può anche gonfiarsi a causa del problema interno, per poi distendersi solo in un secondo momento, passata la fase acuta.

Questa condizione di fastidio veniva spesso messa in correlazione con la colite spastica ed il suo andamento risulta cronicizzarsi con il trascorrere del tempo, sebbene il suo carattere sia fluttuante. In parole semplici il dolore non si presenta a cadenze regolari e può essere influenzato da diversi fattori che ne stravolgono il percorso temporale.

Tra i sintomi correlati che si presentano a chi soffre di colon irritabile, vi sono:

  • emicranie
  • ansia
  • stati depressivi
  • costante appesantimento
  • fibromialgia
  • cistite
  • problemi che si manifestano in ambito sessuale.

Forti dolori possono verificarsi sia nella parte destra dell’addome, sia nella parte sinistra.

Il dolore addominale è quel sintomo che va a rapportarsi ad una molteplicità di patologie, anche molto differenti tra loro, e può riferirsi ad ogni area anatomica dell'addome ovvero quella zona che si colloca tra torace e bacino oppure può essere localizzato nella parete addominale.

Se il dolore legato al bruciore si manifesta sul lato superiore destro, può riguardare:

  • infiammazioni del duodeno, esempi ne sono le ulcere peptiche
  • colite, che si manifesta quando l’irritazione riguarda il colon
  • il fegato, che può a sua volta essere interessato da epatiti
  • traumi, e se questi riguardano la cistifellea, la causa dipende direttamente da calcoli biliari o da una colecistite.

Invece se il dolore intestinale si manifesta sull’area superiore sinistra la causa può essere:

  • una pancreatite
  • una patologia collegata alla milza
  • un esofagite
  • una gastrite
  • un ulcera duodenale
  • un ulcera gastrica.

La durata dei dolori è variabile a seconda della persona, i bruciori possono avere carattere continuativo e quando insorgono causano un malessere persistente.

bruciore intestinale

Talvolta i bruciori continui possono presentarsi di giorno, altre volte di notte, oppure si possono manifestare in entrambi i periodi, rendendo complicata l'esistenza di questi soggetti.

Tali problematiche riguardano donne e uomini, mentre i bambini spesso accusano sintomi come mal di testa e sensazioni collegate al senso di vomito. Non è un caso che molti bambini quando accusano dolori addominali tendono a sporgersi dal finestrino dell’auto.

Talvolta il bruciore si presenta a seguito della defecazione e dopo i pasti, oppure si può manifestare anche a digiuno, come detto all’inizio la sintomatologia è ampia ed i dolori addominali che ne conseguono tendono a manifestarsi in differenti condizioni e in varie persone di età differenti.

Ciclo mestruale e dolori addominali

La sindrome del colon irritabile colpisce come detto anche in precedenza, soprattutto le donne. Il motivo è da rintracciarsi in talune variabili genetiche. Alcuni studi si sono concentrati sul menarca, ovvero sulla comparizione del primo mestruo.
E alcune evidenze scientifiche ci dicono che la donna prima del mestruo tende ad avere bruciori addominali che poi spariscono durante il ciclo, invece altre donne accusano tali dolori (anche molto intensi) proprio durante il mestruo e non prima.

I sintomi che prefigurano un'infiammazine di questo tipo nelle donne sono:

  • mal di pancia
  • crampi
  • stipsi
  • diarrea
  • ventre gonfio.

In quest’ultimo caso, dopo l’evacuazione il gonfiore tende ad attenuarsi. Va ricordato che tali dolori nella maggioranza dei casi (con alcune eccezioni) si attenuano durante il ciclo.
I dolori non si esprimono in un' unica area del corpo, possono manifestarsi nella zona del basso ventre oppure nella zona dello stomaco causando bruciori interni.
Molte donne riferiscono che i dolori compaiono anche nella zona posteriore, sulla schiena.

C’è un evidente distanza tra dolore intestinale e dolore di stomaco, i crampi ad esempio spesso sono associati a gonfiore e meteorismo, e questi sintomi sono collegati a loro volta all’intestino irritabile.
Un dolore di stomaco invece può essere causato da altri fattori, ad esempio da un ulcera o da una colecistite.

I bruciori come concausa nervosa

Questo segnale del corpo potrebbe anche dipendere da ansia e stress.
La sindrome del colon irritabile il più delle volte all'origine è causata da un forte stress psichico o dinamiche di tipo emozionale non risolte.
Il nostro intestino è scientificamente considerato un secondo cervello, dato il fitto collegamento tra i due cervelli tramite la rete neurovegetativa, il nervo vago, oltre a numerosi ormoni e neurotrasmettitori.

Riuscire a rasserenare i pensieri e a controllare lo stress aiuta di riflesso anche le funzioni digestive.
Colon irritabile come altre disturbi a carico dell'apparato digerente sono il risultato di una somatizzazione di dinamiche psicoemotive del tutto particolari. Andando a risolvere e trasformare questi blocchi sul piano interiore si potrà ottenere una insperata risoluzione, in maniera definitiva.
A questo riguardo ti invito ad ascoltare il video realizzato apposta:

 

Sintomi correlati

Il colon irritabile infatti presenta molti sintomi causati da un alterazione della motilità oppure della sensibilità viscerale, che potrebbe prendere forma attraverso bruciori ricorrenti.

Altri elementi specifici che possono essere associati a questa situazione di malessere del basso ventre sono:

  • la celiachia
  • ulteriori intolleranze alimentari
  • la diarrea
  • un uso eccessivo del peperoncino, per alcune persone anche un uso minimo.

Nel caso fosse evidente il legame con la SCI, si ricorda come questa malattia venga definita funzionale.

Questa definizione si va a riferire ad un funzionamento sbagliato dell’organo coinvolto nella malattia e viene scatenata da una serie di fattori che sono:

  • inadeguate abitudini alimentari,
  • uno stile di vita eccessivamente sedentario,
  • una predisposizione genetica,
  • un’emotività esasperata causata da stress pregresso.

Se l’intestino è irritabile percepiamo dei bruciori dentro in quanto si vanno a riscontrare alterazioni della motilità intestinale associate a un'alterata percezione di un dolore viscerale. A questo fenomeno doloroso si associa anche un dolore addominale ed un disagio durante la fase di defecazione.

Come bloccare l'infiammazione: il ruolo della prevenzione

Prevenire è meglio che curare, ed in tale ottica ci sono molti modi per evitare l’infiammazione e quindi i bruciori allo stomaco.
Una dieta equilibrata funge da ottima prevenzione nel contrasto di questo genere di irritazione delle mucose.

La dieta è sempre personalizzata in base al quadro clinico e costituzionale della persona, in via generale ci sono degli alimenti da preferire:

  • patate (da cuocere in forno)
  • cereali integrali macinati (solo in una fase non acuta)
  • verdure come zucchine, carote e radicchio
  • yogurt con probiotici (se tollerato)
  • fiocchi d’avena a colazione o merenda
  • kefir
  • pasta
  • olio di lino che abbia subito una spremitura a freddo.

Un altro accorgimento è quello di mangiare con lentezza, perchè anche i tempi con i quali si consumano i cibi hanno un riscontro interno che può contribuire a generare dolori in un secondo momento.

Se ti stai chiedendo come evitare questi bruciori devi sapere che l’alimentazione adeguata è una parte importante nel contrasto al dolore di stomaco, come lo è evitare stress eccessivi.
Un alimentazione amica, ti aiuterà certamente ad evitare l’insorgenza del problema che come visto, può destabilizzare molto il normale andamento della tua giornata.
Anche una dieta in bianco può aiutarti ad evitare un infiammazione intestinale.

Cibi da evitare

Poco sopra abbiamo elencato dei cibi consigliati per prevenire l’insorgenza dei dolori, a seguire ci concentreremo sugli alimenti da evitare per vivere in salute, tra questi si ricorda:

  • alcolici
  • cibi da fast-food
  • carni conservate
  • burro e prodotti che lo contengano
  • crusca.

Se si sta vivendo la forma acuta di dolore, in assoluto vanno vietati:

  • formaggi stagionati
  • salumi
  • uova
  • latticini tutti.

Come contrastare questi fastidi

La terapia più efficace per trattare questi dolori, è una terapia preventiva.
Come visto un'adeguata educazione alimentare e uno stile di vita adatto e salutare, contribuisce notevolmente ad evitare che insorga il problema.

All’alimentazione corretta, che preveda l’eliminazione di cibi che siano di stimolo alla formazione di gas (qualora uno dei sintomi sia il meteorismo), va associata un adeguata idratazione e dell’attività fisica costante.

Per taluni sintomi, viene consigliato anche un trattamento farmacologico, ad esempio per contrastare il fastidioso insorgere della diarrea.

 


zucca e colite

La zucca fa male alla colite

La zucca è un ortaggio molto apprezzato e che troviamo spesso sulla nostra tavola, sia perché è un prodotto facilmente reperibile che per la varietà di piatti che consente di preparare.

Gustosissime sono sia la varietà gialla che quella rossa, e a seconda come viene preparata risulta abbastanza digeribile, ma decisamente non adatta a chi soffre di colon irritabile.

La domanda però nasce spontanea: quale è meglio o peggio per l’intestino, la zucca rossa o quella gialla?

Vediamo di seguito quali sono le varietà di zucca più famose e quali fanno più male se si è afflitti da colite.

zucca e colite

Dove si coltiva la zucca in Italia e nel mondo

Ortaggio appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, la zucca si è diffusa intorno al 1500 in Europa grazie ai coloni spagnoli. Successivamente venne coltivata soprattutto nel Nord Italia, dove ancora oggi è largamente consumata e continua ad essere un ingrediente privilegiato per la preparazione di tantissime succulenti ricette.

Ad oggi la zucca in Italia è ampiamente coltivata da Nord a Sud e negli ultimi anni l’esportazione è cresciuta notevolmente, ma i maggiori produttori al mondo sono Russia, India e Cina.

Oltre che per uso alimentare la zucca è famosa perché legata ad Halloween, la tradizionale festa americana il cui simbolo è la zucca intagliata. L’immagine di questo ortaggio svuotato con la candela all’interno ormai si è diffusa in tutto il mondo e sono molti i paesi al di fuori degli States che celebrano questa festa.

Differenze tra le varietà più famose a livello di pericolosità per intestino

Tra le varietà di zucca più diffuse in Italia troviamo la zucca marina di Chioggia, dalla polpa asciutta, e adatta per preparare ripieni di tortelli e cappellacci, ma si rivela poco digeribile e sconsigliata per chi soffre di colite.

Altra varietà molto apprezzate sono la zucca Berretta di Mantova, di forma rotonda e dalla polpa pastosa, e la zucca mantovana, una varietà oblunga dalla polpa di colore arancio, dura e asciutta, dal sapore dolciastro. Anche queste due varietà però sono sconsigliate per l’intestino irritabile e possono causare fastidi.

Altrettanto diffuse sono la zucca Delica e la zucca americana, quest’ultima quella di Halloween. Entrambe le varietà hanno un sapore più dolce rispetto alle precedenti e sono più digeribili. Anche le zucche piacentine, che si distinguono per la scorza verde-arancio e la polpa gialla farinosa, sono meno pericolose per la mucosa intestinale e sono largamente utilizzate sia per ripieni che per minestre.

Proprietà e calorie della zucca

Le proprietà organolettiche della zucca, a prescindere dalla varietà, sono comuni a tutte, così come le caratteristiche nutrizionali sono pressoché identiche. Sia che scegliate quella gialla o quella rossa, quella lunga o quella tonda, la zucca vanta un notevole contenuto di fibre, un ottimo apporto di vitamine A e C e una buona quantità di beta carotene.

Il betacarotene, che è un potente antiossidante, è utilissimo nella prevenzione di svariate malattie e dell’insorgere dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare.

Notevole è anche la varietà e la quantità di minerali, fra cui fosforo, calcio, potassio e zinco, tutti importanti per il corretto funzionamento dell’organismo.

La zucca, inoltre, ha un bassissimo contenuto di grassi, e fra questi annovera l’Omega 3, ovvero il grasso alleato del cuore. Infine, risulta povera di zuccheri e ricca di acqua, il che vuol dire che ha un apporto calorico ridotto, pari a circa 15 calorie per 100 grammi e diviene un prezioso alleato quando si vuole mantenere un peso forma.

Può entrare nella nostra dieta?

Alla luce dei dati appena forniti è dunque possibile confermare che la zucca può entrare nella nostra dieta tranquillamente. Questo alimento si rivela fondamentale visto l’apporto di nutrienti che assicura e non fa ingrassare, anzi viene utilizzata per perdere peso.

Probabilmente il sapore dolciastro induce a pensare che contenga troppi zuccheri, e magari non piace a tutti. Per gran parte del pubblico il sapore può sembrare perfino troppo delicato, tuttavia c’è da dire invece che la zucca è privilegiata da coloro che amano la cucina sana.

Infatti, nonostante l’indice glicemico della zucca sia elevato, per fortuna il carico glicemico è assolutamente ridotto e molto meno di quanto lo sia quello dello zucchero.

Cosa vuol dire?

Semplice, mentre in 100 g di zucca sono contenuti 3,5 g di carboidrati, 100 g di zucchero contengono 100 g di carboidrati. Quindi, visto che l’indice glicemico tiene conto dei carboidrati, allora terrà in considerazione che 3 kg di zucca, sono ben poca cosa, rispetto altri cibi.

Questo alimento sano, inserito in una dieta tradizionale, in cui sono banditi bevande gassate, grassi idrogenati, saturi e simili, favorisce il controllo del metabolismo degli zuccheri e quindi mantiene i livelli di glicemia nel sangue regolari. Di conseguenza, favorisce il riequilibrio del peso corporeo e aiuta a dimagrire.

La zucca è diuretica, previene la ritenzione idrica e ha anche un’azione lassativa, quindi bisogna fare attenzione a non consumarne quantità eccessive durante la giornata. Inoltre, è bene ricordare che chi soffre di colite deve fare molta attenzione e privilegiare la zucca matura.

zucca su tagliere

I semi di zucca fanno male?

I semi di zucca sono assolutamente da evitare per chi ha problemi di colon irritabile, nonostante siano ricchi di tante proprietà. Non vanno consumati neanche in piccole quantità perché possono mettere mal di stomaco e creare costipazioni.

Tirando le somme, le semenze hanno un contenuto di lipidi più elevato rispetto alla polpa e se state seguendo una dieta sono del tutto sconsigliati.

Ricette più leggere per le mucose gastriche

La zucca può essere cucinata in tanti modi per renderla il più digeribile possibile ed è buona da consumare anche cruda per sfruttare al meglio il suo contenuto vitaminico. Ecco come cucinare la zucca per realizzare piatti leggeri:

  • Al forno

Una fra le preparazioni tradizionali e più sane della zucca è la cottura al forno. Si tratta di un metodo ottimo per asciugare l’acqua in eccesso di questo alimento e poi utilizzarla per realizzare un gustoso condimento per il primo. Per non farla seccare è consigliabile coprirla con un foglio di alluminio e farla cuocere a 180° C per 30 minuti circa.

  • Al vapore

La zucca cotta al vapore rende questo alimento leggerissimo e con tutte le sostanze nutritive intatte. Anche in questo caso la zucca può essere utilizzata per condire primi oppure per guarnire secondi, condita con sale e olio. Se non dovete sfruttare l’acqua di cottura è possibile usare il cestello per cuocere la zucca al vapore.

  • Bollita

Anche la zucca lessa ha un ottimo sapore ed è salutistica. Per bollire la zucca mettere dell’acqua in una pentola, portatela ad ebollizione e poi mettere la zucca. Una volta cotta, schiacciarla e utilizzarla per condire primi oppure per preparare una crema o un purè. Anche in questo caso l’acqua di cottura può servire per cucinare minestre, risotti o altri piatti.

Consigli per rendere meno pesanti per il colon

Scegliere una cottura più leggera è senza dubbio la soluzione migliore per non appesantire la digestione e le pareti infiammate di un colon già indebolito. La zucca, come detto in precedenza, non va cucinata fritta ma preferibilmente nelle altre modalità e va benissimo sia abbinata al primo che come secondo o contorno, se proprio abbiamo il desiderio inderogabile di assaggiarla. L'importante sarà non sperimentare se le zucche ornamentali si possano mangiare, visto che i risultati in termini di sapore del piatto e di salute sul nostro organismo sarebbero disastrosi.

Per quanto riguarda l’abbinamento al primo piatto, scegliere magari il riso piuttosto che gli gnocchi, proprio perché il primo è più leggero e aiuta a non gonfiare la pancia. Ottima è anche la vellutata di zucca, anche questa assai digeribile, ma anche fra i dolci con la zucca la scelta è ampia. Ottima la torta, i biscotti e altri dolcetti che comunque con la colite spastica sono da evitare.


integratori naturali

Gli integratori naturali contro la pancia gonfia

Il gonfiore addominale è un problema antipatico che può colpire chiunque e ad ogni età.

In ogni farmacia ed erboristeria è presente un gran numero di integratori che promettono di contrastare efficacemente i sintomi di una pancia gonfia, ma non è mai semplice scegliere quelli che facciano al caso nostro. Questo articolo servirà per decidere quali integratori naturali siano più validi e di quali invece potremmo benissimo fare a meno, visto che si tradurrebbero esclusivamente in una spesa inutile.

 

pancia gonfia rimedi naturali
Si tratta di un argomento particolarmente caro alle donne, visto la loro “passione” verso gli integratori per la pancia piatta e l'interesse particolare per una linea perfetta.

Ad ogni modo si tratta di un inestetismo e come tale, soprattutto in una società come la nostra, interessa sia gli uomini quanto le donne.

Non solo estetica

Il gonfiore dell'addome è legato principalmente ad un accumulo di gas nello stomaco e nell'intestino. La prima cosa da fare, prima di intraprendere una qualunque cura, è comprendere se la causa di questo rigonfiamento non sia collegato alla presenza di una specifica malattia e necessiti per questa ragione delle attenzioni “speciali”, slegate da un approccio risolutivo rivolto alla cura del gonfiore addominale più generico.

Le cause principali che possono compromettere il volume “regolare” del nostro addome sono:

  • eccessiva assunzione di bevande gassate
  • intolleranza a certi cibi
  • dieta scorretta e non equilibrata
  • masticazione assente o poco attenta
  • abitudine di mordere chewing gum
  • fumare troppe sigarette
  • vivere situazioni in grado di generare ansia o stress

In tutti questi casi elencati non occorrerà ricorrere a farmaci, ma si potrà recuperare una pancia normale scegliendo i giusti rimedi naturali contro la pancia gonfia.

Enzimi digestivi

Si tratta di molecole di natura proteica che possono aiutare l'apparato digestivo nell'azione di scomposizione degli alimenti, durante la fase digestiva. Questi enzimi rendono più assimilabili i cibi introdotti nell'organismo, riducendo notevolmente gli sforzi protratti dall'intestino. Gli enzimi digestivi si trovano sparsi lungo l'intero tratto dell'intestino e si classificano in maniera differente, in funzione della tipologia di molecola che devono scindere.

I ruoli di questi enzimi della digestione sono molto vari e spaziano dalla sintesi dei carboidrati, a quella dei cibi contenenti grassi saturi o delle proteine.

Cosa impedisce una corretta digestione?

La quantità degli enzimi digestivi influisce sulla qualità dalla digestione. Ogni qual volta risultano numericamente meno presenti nell'intestino si assisterà ad un processo digestivo più impegnativo. Quando l'organismo si trova ad affrontare una condizione di questo tipo è facile che si verifichi un deposito di tossine, che può nel tempo manifestarsi come un rigonfiamento addominale.

Fermenti probiotici

Per rimediare ad un accumulo di tossine è importante migliorare la qualità della flora batterica intestinale. Raggiungere questo traguardo significa aver imparato e compreso il giusto strumento per arginare il gonfiore all'addome.

Gran parte dei cibi presenti nei supermercati, con particolare riferimento a quelli confezionati, sono caratterizzati da elementi chimici dannosi quali:

  • solfiti
  • additivi
  • conservanti

Questo tipo di sostanze può alterare la flora microbica intestinale e quindi procurare una pancia gonfia nel soggetto che ingenuamente pensa che si tratti di cibi utili alla salute, ma che invece accumulerà sempre più batteri pericolosi all'interno del proprio corpo.

Il risultato più evidente di questa cattiva condotta alimentare è l'accumulo di gas nella pancia che inficerà inevitabilmente sulla qualità del nostro miglior profilo.

E' per questo che dovremmo assumere fermenti lattici vivi ed essere più scrupolosi nella scelta del menù quotidiano, perchè solo in questo modo riusciremmo ad avere un microbiota intestinale bilanciato che contribuisca a ottimizzare i processi digestivi.

Semi di finocchio

Il loro potere digestivo è comprovato, perchè alla stregua di quello del carbone vegetare riesce a combattere l'accumulo di gas lungo il tratto intestinale e la fermentazione dei cibi. L'uso continuativo del finocchio contribuisce a purificare il corpo e limitare fenomeni di meteorismo, ovvero problemi di cui soffrono molto spesso gli anziani.

Ficus carica

Immaginate di aprire il frutto del fico.. la sua forma e anatomia ricordano l’interno del nostro stomaco, come se la natura avesse lasciato il segno per farci associare questa pianta alle patologie del nostro organo digerente. Questo rimedio gemmoterapico diminuendo la produzione di gastrina, l’ormone presente nella mucosa gastrica, responsabile della secrezione dell’acido cloridrico, è un efficace antinfiammatorio e antispasmodico per lo stomaco, ed è l’ideale per combattere la gastrite, la colite e il gonfiore.

Gli integratori naturali

La principale differenza tra gli integratori contro il “pancione da birra”, come spesso viene superficialmente definito questo tipo di problemi, è che mentre quelli a base di enzimi digestivi e fermenti lattici sono utilizzati per risolvere gravi e durevoli problemi di gonfiore, quelli a base di carbone e finocchio sono più indicati per coloro che soffrono solo saltuariamente di questo disturbo.

La scelta dei migliori integratori naturali

Profile Enzimi Fitoplus. Si tratta di un prodotto ottimo, grazie alla presenza di 16 enzimi digestivi, tra cui si cita: amilasi, proteasi e lipasi, validissimi nella sintesi di cibi con carboidrati, ma anche composti da proteine e grassi. Altro punto a favore di questo integratore è la quantità di fermenti lattici vivi presenti in ogni capsula, ovvero ben 2 milioni di bacillus coagulans, davvero eccezionali per contrastare l'acidità nello stomaco.

Ulteriore ingrediente di pregio, presente nelle pasticche di Profile Enzimi Fitoplus è la curcuma, lo zenzero, entrambi ideali per velocizzare la digestione, non a caso etichettati come “brucia grassi” perchè agiscono sulla motilità.

Il quantitativo di capsule presenti nella confezione è sufficiente per circa una settimana, visto che si consiglia di assumere 2 pasticche al giorno e viene venduto al pubblico ad un prezzo inferiore ai 15 euro.

Meteorismo persistente

In naturopatia, in casi simili, si protendere verso integratori con quantità minime di carbone, ma concentrazioni di altre preziose sostanze come il finocchio, estratto di semi di pompelmo, tiglio e menta.
Uno dei prodotti più completi, in grado di risolvere gran parte delle manifestazioni di meteorismo, è Gax Rapid della GSE.

Saà sufficiente una capsula dopo i pasti principali per attenuare la sensazione di aria nella pancia in maniera significativa.

Non serve la fretta, ma un po' di corsa

Proprio così. Un valido aiuto naturale e gratuito ce lo possiamo dare noi, abituandoci a fare una breve corsetta prima dei pasti, in modo tale da educare il nostro intestino a muoversi e mantenersi “allenato”. Fare jogging e più in generale praticare sport rilassa i tessuti e mantiene desti i principali centri nervosi dell'organismo producendo benefici generalizzati su tutte le funzionalità.