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Dieta per intolleranza ai lieviti

Il lievito è una sostanza presente in eccellenti quantità in cibi e bevande di uso quotidiano. Si tratta di funghi il cui ruolo è attivare la fermentazione degli zuccheri.

I sintomi dell’intolleranza ai lieviti
I cibi da inserire nella dieta
Gli alimenti da escludere dalla dieta

panini lievitati moltoQuesto processo è essenziale nella produzione di pane, grissini, dolci, ma anche molti alcolici come vino e birra. Con il tempo l’organismo può sviluppare intolleranza al consumo di lievito, anche se, con i dovuti distinguo, queste dovranno essere distinte dalle allergie che coinvolgono il sistema immunitario, le quali, se non tenute sotto controllo, possono provocare reazioni molto forti.
Si noti come la comunità scientifica, più che puntare il dito contro il lievito, lo rivolge piuttosto contro la fermentazione. Non è un caso se la dieta consigliata ai soggetti che accusano questo tipo di reazione allergica, prevede di escludere dal regime alimentare anche quelle pietanze che, pur non contenendo il lievito, contengono alte percentuali di sostanze che favoriscono la fermentazione come ad esempio il malto e lo zucchero.

Con la giusta dieta per intolleranza ai lieviti è però possibile ritrovare il proprio benessere e in molti casi anche migliorare la silhouette, che specie con l’arrivo dell’estate, può rappresentare un incentivo in più per le nostre lettrici.
Proprio come accade nell’analisi dei sintomi delle intolleranze alimentari in generale, anche questo tipo di problematica, prima ancora di essere affrontata, va capito in che cosa consiste.

Sintomi intolleranza ai lieviti

Le intolleranze ai lieviti, anche al classico lievito di birra ( il cui nome scientifico è Saccharomyces cerevisiae ) utilizzato per la pizza, prevedono diversi tipi di sintomi.
Non tutti i segnali di un “fastidio” legato alla fermentazione dei cibi si manifesteranno contemporaneamente o in tutte le persone che sviluppano un certo grado d’intolleranza.

In linea generale mangiando cibi prodotti con lieviti, o comunque altri che tendono a gonfiarsi all’interno dell’intestino, vengono prodotti dei gas. Sono loro i principali responsabili del rigonfiamento addominale e della flatulenza.

Un altro sintomo importante è l’orticaria, ovvero quella sensazione di prurito fastidioso e questa può manifestarsi in contemporanea all’astenia, ovvero alla mancanza di forze.>
Altri sintomi minori, detti sintomi secondari, ascrivibili a chi soffre di allergia al lievito di birra sono:

  • diarrea o anche stitichezza,
  • meteorismo,
  • dolori articolari,
  • nausea,
  • vomito.

Per accorgersi se qualcuno soffre di intolleranza ai cibi contenenti lieviti dovremo attenderci che i soggetti provano anche bruciore e gonfiore di stomaco. Tante volte, una infiammazione intestinale che potrebbe sembrare passeggera, può essere la conferma che qualcosa non funziona tra le pareti intestinali.

Altro dato indicativo può essere anche un cattivo assorbimento dei nutrienti ed una certa tendenza a dimagrire. Capiterà quindi di perdere peso corporeo senza per questo aver diminuito i quantitativi di cibo proposti a tavola.

Non pensate che fattori apparentemente estranei al colon non possano rientrare nella sintomatologia del risentimento al lievito.
In effetti, i sintomi possono manifestarsi anche in distretti che nulla hanno a che fare con l’apparato digestivo. In molti pazienti è stato riscontrata una sofferenza legata a natura diversa come nel caso di mal di testa, tosse, dispnea e gocciolamento al naso.
Soggetti che credevano di essere semplicemente raffreddati per periodi più lunghi del dovuto, hanno di fatto scoperto di avere qualche problema con i pasti che fermentavano nello stomaco.
Per avere una corretta diagnosi e la prescrizione di una dieta per intolleranza ai lieviti è preferibile descrivere i sintomi al medico o ad un naturopata di cui ci fidiamo.

Cosa mangiare se si è intolleranti al lievito?

La prima cosa da dire è che la dieta per l’intolleranza ai lieviti è transitoria.
Non trattandosi infatti di una vera e propria allergia, dopo una prima fase in cui si cercerà di depurare l’organismo e ristabilire l’equilibrio al suo interno, sarà possibile, a rotazione, inserire nella propria alimentazione cibi che contengono persino piccoli quantitativi di lieviti.
Ad ogni modo dovremo costantemente tenere sotto controllo la situazione e valutare attentamente le reazioni anomale che può avere il nostro corpo, a seguito dell’introduzione di cibi diversi.
Non facciamoci prendere troppo dall’entusiasmo quando noteremo che non ci sentiremo più male nel mangiare piccole quantità di lieviti e continuiamo a passi brevi verso il traguardo della guarigione competa.

Nella prima fase della dieta per intolleranza al lievito sarà necessario eliminare gli alimenti che li contengono. Questa è una prerogativa importante, se vogliamo liberarci di tanta sofferenza ed sentirci più liberi quando ordiniamo qualcosa al ristorante.

La dieta che suggeriamo prevede in primo luogo il consumo di cereali integrali, verdure e proteine fresche, in modo tale da sedare la tensione addominale accumulata a causa di un’alimentazione sballata.
I cibi zuccherini, tra cui anche la frutta, anche se potremmo pensare che facciano bene perchè “genuiri”, dovranno essere consumati in modiche quantità perché, anche se non ne siamo solitamente consapevoli, gli zuccheri facilitano la fermentazione.
Lasciamo da parte per ora quella mela rossa sullo scaffale della cucina e tutti i bei proverbi nel cassetto, tra le posate. Abbiamo una missione più importante da compiere, ma se agiremo con attenzione, riusciremo anche noi a guarire dai problemi di accumulo di lievito nel colon.

Nella dieta per intolleranza ai lieviti si può tranquillamente consumare carne di pollo, pesce fresco, uova, lenticchie, ceci.
Le proteine fresche a digestione rapida o media, vanno benissimo e in una nazione circondata dal mare e con una buona rete autostradale, reperire il pesce fresco di qualità, senza spendere cifre esagerate, non sarà un’impresa impossibile.
In commercio inoltre, la diffusione delle catene di alimentari di prodotti biologici, rende possibile trovare prodotti da forno che non necessitano di lievitazione, come il pane di segale, prodotti da forno a base di mais, farina di soia, patate. Tra i cibi che è possibile consumare vi è anche il riso integrale.
Come si vede, non è vero che seguire una dieta anti lieviti significa automaticamente rinunciare alla nostra dose di carboidrati, attraverso la panificazione.

La diffusione di questo tipo di intolleranze, ha favorito anche la commercializzazione di prodotti specifici e le persone che non possono mangiare cibi lievitati riusciranno a trovare qualcosa che fa al caso proprio, senza sentirsi “discriminati”.
Pizza, ma anche merendine, snack, cracker, piadine, non sono più una chimera per gli utenti con intolleranza acuta verso il lievito, ma diventano dei prodotti alimentari come altri.
Gli stessi articoli, possono essere acquistati anche da coloro i quali vivono in paesini più piccoli, in cui i punti vendita bio risultano essere più rari.
La possibilità di acquistare i cibi senza lievito presso le farmacie ha aumentato le possibilità di curare questo disturbo alimentare, anche per tutti coloro i quali vivevano in nuclei abitati meno popolati e serviti da negozi.

Cosa evitare per non stare male

La dieta per intolleranti ai lieviti, qualora ci fosse necessità di specificarlo, non dovrà prevedere il consumo di tradizionali prodotti da forno, come pane, cornetti e dolci lievitati.
Devono essere eliminati dal menù quotidiano anche prodotti derivanti da cereali raffinati ad esempio la pasta.
Oltre a questi pasti, un’attenzione particolare va mostrata verso i cibi ricchi di glucosio.
Meglio dire di no ad un amico, quando ci vuole offrire a tutti i costi una birra o una bevanda alcolica ed evitare di ordinare come antipasto le nemiche giurate per il nostro intestino: le patatine fritte condite con la maionese o senape.
Le nostre rinunce culinari non finiscono qui, visto che non assumere latticini, ma anche yogurt e il comunissimo latte pastorizzato, non potrà alttro che farci bene.

Concludiamo quindi la lista dei cibi no per una corretta alimentazione per intolleranti ai lieviti, includendo nell’elenco dei cibi proibiti anche:
funghi,
bibite gassate,
frutta acidula, come gli “innocenti” agrumi, ma anche il melone e i fichi.

Seguendo un regime alimentare specifico per risolvere questo tipo di intolleranza ai lieviti, in poco tempo sarà possibile vedere migliorare lo “spessore” della nostra pancia e smettere di sentirci dei palloni gonfiati pronti a scoppiare, ogni qual volta sbagliamo alimento.

L’aspetto più interessante di tutto questo trattamento è il fatto che sia naturale al 100%, trattandosi solo di specifiche scelte alimentari, senza la necessità di curarci con farmaci.

Una volta che i sintomi della nostra intossicazione da accumulo di lievito nell’intestino saranno scomparsi, potremo preoccuparci di reintegrare progressivamente quegli alimenti che avevamo eliminato dalla dieta.
Superata una fase definita di “depurazione intestinale” potremo quindi valutare la nostra capacità di sopportare nuove e piccole dosi di lievito, senza per questo stare male.


medico controlla diverticoli

Diverticolosi del colon

medico controlla diverticoliLa diverticolosi è un disturbo caratterizzato dalla formazione di piccole estroflessioni, o sporgenze, a carico dell'intestino e in particolare dell'intestino crasso, o colon.
Il colon è un tratto dell'intestino lungo 130 cm circa si divide in tre porzioni: il colon ascendente, il colon traverso e il colon discendente che termina nel retto.
I diverticoli sono un problema molto comune, si calcola siano presenti nel 10% della popolazione che ha superato i 40 anni di età, mentre la diverticolite, cioè un infiammazione dei diverticoli, colpisce circa il 50% della popolazione che ha superato i 60 anni di età.

È bene precisare che non in tutte le parti del mondo vi è tale incidenza, la stessa è più elevata nei paesi industrializzati. Questo fenomeno si spiega con le cause della malattia diverticolare da ritrovare nell'alimentazione povera di fibre, queste rendono le feci morbide e collose.

Natura dei diverticoli

colon diverticoli disegnatiI diverticoli possono essere divisi in due categorie: quelli congeniti e quelli acquisiti.
I primi  sono più rari, si formano sia a sinistra, colon discendente, sia a destra, colon ascendente, e hanno dimensioni maggiori di un centimetro. I secondi sono più frequenti, colpiscono soprattutto il lato sinistro e sono più piccoli.

La malattia diverticolare si presenta soprattutto nella porzione sinistra del colon, corrispondente al colon discendente, e nel dettaglio nel tratto sigmoideo, perché presenta una maggiore debolezza dello strato muscolare.
Inoltre tale prevalenza è dovuta alla fisionomia di questa zona, infatti tale tratto ha un lume inferiore rispetto a quello del lato destro, ciò comporta una pressione maggiore e una facilità nella formazione di tali sacche e riempimento con feci in seguito alle contrazioni naturali dell'intestino per spingere le feci.

Come si formano i diverticoli?

I diverticoli hanno l'aspetto di bolle, le problematiche si manifestano soprattutto quando a causa di feci dure, difficili da espellere, le stesse si inseriscono all'interno di tasche formate dai diverticoli stessi.
Le feci, una volta incuneate nei diverticoli, diventano impossibili da espellere, cosa che invece non succede con feci molli. In questo caso si parla di fecaliti, cioè piccole porzioni di feci dure come pietre e che possono generare batteri.

Questi possono erodere la parete della tasca, o diverticolo, fino a farla esplodere con fuoriuscita di feci e pus nell'organismo, creando così un ascesso o una peritonite. Per capire le complicazioni è bene conoscere anche la struttura del diverticolo.

Questo è caratterizzato anche dalla presenza di una piccola arteria, se il fecalite erode questa si ha un'emorragia che si manifesta con perdite di sangue di colore rosso dal retto.  Nei casi più gravi di ascesso o di peritonite sarà necessario essere sottoposti ad intervento di colostomia del tratto interessato.
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Se la diagnosi arriva prima dell'ascesso sarà possibile procedere ad una terapia a base di liquidi e antibiotico che aiuterà a risolvere l'attacco acuto, curare l'infezione e ripulire i diverticoli.

Sintomi della diverticolosi

La diverticolosi nella maggior parte dei casi è asintomatica, si trasforma in una vera e propria patologia quando iniziano ad essere presenti i sintomi di un'infiammazione.
Nel momento in cui i disturbi iniziano a palesarsi è bene iniziare a cambiare stile di vita.

I principali sintomi della malattia diverticolare del colon sono rappresentati, in primo luogo, dai dolori addominali che assumono le caratteristiche di crampi di varia intensità.
Inoltre può presentarsi stipsi o cacca sciolta, coliche, meteorismo intestinale. Se vi è una forma acuta di diverticolite i dolori addominali saranno forti con difficoltà anche nei movimenti.
Nel caso di infezioni in atto sarà possibile avere febbre anche alta.

È possibile prevenire la formazione di diverticoli e la loro trasformazione in diverticolite?

Si è detto che i diverticoli sono molto comuni nella popolazione dei paesi industrializzati, ma conoscere le cause può aiutare a limitare i disturbi e a fare in modo che non vi siano complicazioni o infezioni.
Come risaputo l'infezione deriva dal deposito di feci nelle tasche, se le feci sono molli vi è sempre la corretta evacuazione. Per far in modo che ciò sia possibile è necessario curare l'alimentazione.

Di conseguenza anche stabilire che cosa mangiare con i diverticoli sarà un compito abbastanza arduo, da definire consultando un medico gastroentorogo, specializzato nella cura di questo disturbo.
Esistono alimenti che potrebbero peggiorare la condizione del colon e altri cibi che potrebbero invece aiutarlo. Sapere quali sono, analizzando anche il proprio gruppo sanguigno, sarebbe un valido aiuto per guarire.

In particolare è opportuno che ogni giorno ci sia il giusto apporto di fibre, attraverso frutta, verdura e cereali, preferibilmente integrali. Si deve bere molto, in particolare durante i pasti, nell'arco della giornata è consigliato bere almeno un litro e mezzo di acqua, mentre devono essere evitati gli alcolici, le spezie, té.

Per riportare in equilibrio la flora batterica intestinale è bene utilizzare i pro-biotici. Infine, fare sport, in particolare camminare, aiuta ad avere una motilità intestinale regolare e quindi ad evacuare correttamente.


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Le conseguenze per una donna che non si cura una colite

donna-che-soffreLa colite è una patologia infiammatoria che colpisce l’intestino e che può essere causata da una serie di fattori genetici, ma anche dovuta a situazioni esterne, quali la cattiva alimentazione, la troppa assunzione di antibiotici che alterno la flora batterica, le intolleranze o semplicemente lo stress (colite spastica).
In Italia, circa il 15% della popolazione soffre di colite e di questi, la maggiore incidenza è delle donne (quasi il doppio degli uomini).

La colite nelle donne: una patologia invalidante

Seppur non è considerata una malattia molto grave, in quanto assolutamente reversibile, la colite rappresenta comunque una patologia che incide fortemente sulla qualità della vita di chi ne soffre, andando a limitare il suo benessere fisico e psicologico.
Essendo una sindrome che colpisce maggiormente le persone di sesso femminile (soprattutto fra i 20 e i 40 anni), voglio soffermarmi principalmente su quanto possa essere debilitate soffrire di questa malattia.
La colite si manifesta con forti crampi a livello addominale, ma anche con frequenti manifestazioni di stipsi alternate a momenti di diarrea.
Una donna che lavora o semplicemente una ragazza che ancora frequenta l’università, se non cura questa patologia, si troverebbe a vivere un momento di forte tensione di fronte ad un episodio di colite.
Continui episodi di colite inoltre incidono anche su determinati movimenti fisici che vengono compromessi, a causa dei forti crampi presenti nell'area dell'addome.
Senza considerare che la colite si manifesta anche con gonfiore e meteorismo.
Di cosa si tratta e perché incide molto sulla vita quotidiana di una donna?

 

Meteorismo o flatulenza: due difficili conseguenze della colite

 

Il meteorismo o flatulenza è quella terribile sensazione di sentirsi gonfie come un palloncino che sta per scoppiare. Si tratta di una delle principali cause della sindrome del colon irritabile (colite). Per una donna è una sensazione particolarmente fastidiosa, perché le impedisce di sentirsi bene con se stessa, di indossare abiti attillati o jeans stretti.
In certe situazioni il gonfiore e così forte da impedire anche la normale tenuta di un paio di collant!
Le donne che soffrono di meteorismo dovuto alla colite, sono costrette a limitarsi notevolmente nella scelta dei capi da indossare, preferendo abiti o maglie larghe per poter nascondere il loro imbarazzo.
Questo fatto gioca un ruolo importante sulla sfera emotiva della paziente, che non solo deve affrontare il problema del dolore ma deve pure accettare le conseguenze del cambiamento fisico che questa situazione comporta al suo corpo (tendenza ad ingrassare e poi dimagrire in fretta).

 

La colite: una patologia multi-sintomatica

 

In sintesi possiamo affermare con certezza che la sindrome della colite (o del colon irritabile) è una patologia tipica del gentil sesso e per così dire multi-sintomatica, al punto tale da essere spesso confusa con altre malattie (endometriosi ad esempio).
È una di quelle patologie così fastidiose da modificare pesantemente la vita della donna, le sue relazioni sociali, lavorative, affettive in generale. Inoltre non è una patologia solo fisica ma fortemente legata all’aspetto psicologico, tale da definirla una malattia testa-intestino; ancora oggi non è possibile definire il limite fra ciò che è prodotto dal fisico e ciò che invece scaturisce dalla mente.
Perché colpisce soprattutto le donne?
Sicuramente i fattori fondamentali sono 2:

1. Ipotesi biologica dovuta alle fluttuazioni ormonali, che avvengono nel periodo fertile;
2. Maggiore vulnerabilità allo stress e quindi una maggiore possibilità di ammalarsi di colite nervosa.

In tutto questo l’intestino subisce un rallentamento della sua attività proprio durante il periodo mestruale, provocando maggiori disturbi per le donne.

La colite nella vita relazionale

Che la colite influenzi fortemente la vita quotidiana di una donna questo è certo; ma purtroppo il suo peso si fa sentire anche in altre situazioni, che creano forte imbarazzo. Immaginate ad esempio ad una serata in pizzeria oppure un’ uscita al cinema, che potrebbe essere rovinata da un attacco di colite, con conseguente episodio di diarrea.
Spesso le donne che soffrono di questa patologia, rinunciano a vivere la loro vita proprio per non ritrovarsi in situazioni difficili da gestire.
Ma oltre ad incidere fortemente sulla vita sociale delle donne, quali altri conseguenze spiacevoli potrebbe provocare una colite non curata?
Esiste una stretta correlazione fra la cistite e la colite nelle donne; ciò accade a causa della struttura anatomica femminile in quanto l’apparato urinario ed ano sono in stretta vicinanza fra loro e quindi non è impossibile una contaminazione batterica.
Altra correlazione è dovuta all’uso e abuso di antibiotici necessari per curare la cistite che andrebbero a combattere i batteri, creando poi un’alterazione della flora batterica intestinale e quindi un probabile attacco di colite.
In conclusione è fondamentale diagnosticare per tempo tale patologia e cercare di trovare la cura più efficace per evitare non solo tutte le conseguenze fisiche della malattia, ma soprattutto quelle emotive, altamente invalidanti per la donna.


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Mal di pancia o colite: sintomi, cause e cure naturali

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Vi è mai capitato di svegliarvi con un forte mal di pancia e di non capirne bene il motivo?
Il dolore alla pancia è uno dei mali più diffusi nelle persone, anche perché è un dolore talmente generico, la cui causa potrebbe risalire a diversi fattori, non facilmente individuabili.

La prima cosa da capire, per poter parlare di semplice mal di pancia o attacco di colite, sono l’identificazione dei sintomi, che possono essere di natura fisica ed emotiva. Facciamo una breve distinzione per capire meglio a cosa ci stiamo riferendo.

Sintomi emotivi o fisici della colite

I sintomi emotivi di un attacco di colite o di un mal di pancia, potrebbero essere legati allo stress, ad una situazione particolarmente ansiosa che stiamo vivendo, scatenando così una cosiddetta colite nervosa. In pratica si tratta di un malessere fisico legato tuttavia a cause di origine mentale.

È come dire che il malessere della nostra psiche, ricade sul nostro corpo, in particolare sulla pancia e sull’intestino, da molti considerati il nostro secondo cervello.

Ma oltre ai sintomi emotivi, esistono tutta una serie di sintomi fisici che ci potrebbero fra pensare ad un attacco di colite, quali sono?

  • Stipsi ricorrente

  • Alternanza fra periodi di stipsi e diarrea

  • Mucose dell’intestino infiammate

  • Dolori addominali

  • Formazione di gas intestinali

  • Dolori durante l’evacuazione delle feci

  • Bruciore allo stomaco.

È ovvio che vi è una forte correlazione fra sintomi fisici ed emotivi, in quanto il perdurare della sintomatologia fisica a lungo andare, ricade fortemente sulla sfera emotiva, creando delle difficoltà nella vita quotidiana e nella gestione delle relazioni sociali (frequentare le lezioni a scuola, andare a lavorare, uscire con amici…).
Inoltre dalle mucose del nostro intestino viene prodotto più del 90% della serotonina presente a livello organico. Così un'infiammazione intestinale, una costipazione o una condizione di disbiosi possono fortemente alterare la produzione di serotonina e la sua disponibilità a livello encefalico, andando a influenzare non solo il nostro umore, ma anche il nostro sonno.

Le principali cause della colite

cibo spazzaturaLa colite è una malattia considerata funzionale in quanto generata da un cattivo funzionamento dell’intestino; di solito è più frequente nelle donne fra i 20 e i 40 anni ed il suo esordio è legato ad una serie di fattori, fra cui anche la predisposizione genetica. Ma quali sono le altre cause che possono provocare un attacco di colite?

Oltre ai fattori di natura psicologica (abbiamo già accennato alla colite nervosa), abbiamo tutta una serie di cause che possono provocare la colite, ad esempio:

  • La cattiva alimentazione, mangiare in maniera scorretta con poche fibre e poca acqua può favorire il processo infiammatorio della colite.

  • L’alterazione della flora batterica, con un aumento dei batteri patogeni nell’intestino. Questa condizione a volte rende impossibile anche il mangiare pasti che ci sembrerebbero banali, come nel caso della pizza, che invece si rivela un cibo quasi taboo nel caso dei soggetti con coliti.  Per non provare atroci dolori all'addome, si dovrebbe seguire una dieta speciale, come indicato nel P.I.P.

  • Le intolleranze alimentari, spesso scatenano una reazione a livello intestinale con conseguente dolore addominale. Segnale che si confonde facilmente con un fastidio alla pancia, e si differenzia più che per una minore intensità, per un periodo di sofferenza più ridotto.

  • Il ciclo mestruale, infatti durante questa fase di cambiamento ormonale anche l’intestino viene sottoposto a fonte di stress.

Colite nervosa o colite spastica

Una delle forme più note di colite è quella di tipo spastica o nervosa. Si tratta in sintesi di una manifestazione dolorosa dell’addome di origine psicosomatica che provoca forti crampi alla pancia. Pur rientrando tra le forme meno gravi di colite, tale patologia deve in ogni caso essere curata, in quanto assolutamente dolorosa.

La colite spastica, nasce sicuramente dallo stress o dall’ansia nei confronti di una situazione particolarmente difficile da vivere che va ad alterare le funzioni vitali del nostro intestino. Come è possibile trattarla?

A differenza di un classico mal di pancia, la colite è più ostinata e complessa da trattare.
Per prima cosa consiglio generalmente di sottoporsi a tutta una serie di controlli medici per escludere qualsiasi altra forma di colite e, una volta accertato che si tratta solo di colite nervosa, è possibile procedere con la giusta terapia, che vada ad agire sia sull’aspetto fisico che su quello psicologico. Vediamo come fare:

  1. Aspetto fisico
    per ridurre il gonfiore tipico della colite si può migliorare l’alimentazione con l’introduzione di cibi che facilitano l’assorbimento dei gas intestinali. Fare 5 piccoli pasti al giorno, piuttosto che tre abbondanti; ridurre le combinazioni alimentari, ovvero sia a pranzo che a cena solo un primo o un secondo con contorno di verdure; mangiare lentamente e bere molto durante la giornata; evitare cibi precotti e insaccati, cibi troppo zuccherati e grassi e infine evitare assolutamente le bibite gassate e alcoliche. Limitare inoltre o evitare del tutto l’assunzione di caffè.

  2. Aspetto emotivo
    siete certi che la vostra sia una colite di tipo nervosa? Allora dovrete giungere all’origine della causa magari facendovi aiutare da uno specialista in psicoterapia o naturopatia olistica, che vi aiuterà a liberarvi dell’ansia e delle tensioni accumulate e trasformare queste tensioni in energia positiva.

Dove si localizza il dolore

Pensate di avere un attacco di colite? Allora cercate di capire innanzitutto dove e come si espande il dolore, che di solito è crampiforme e di intensità variabile a seconda della patologia di cui soffrite. Normalmente accompagnato ad episodi di diarrea o stipsi, con sangue o muco nelle feci (nel qual caso si tratterebbe di colite ulcerosa) e soprattutto con forti gonfiori addominali.

Il dolore legato ad un attacco di colite può inoltre essere acuto, se compare all’improvviso ma tende poi a scomparire dopo qualche giorno (anche se si presenta molto intenso); oppure cronico se insorge lentamente, ma dura per molto tempo, anche mesi.

Curare la colite con rimedi naturali

È possibile intervenire sulla patologia anche con l’aiuto delle erbe e della natura.
Tra i rimedi fitoterapici più noti, abbiamo:

  • La malva, che possiede proprietà emollienti ed antinfiammatorie per le mucose gastriche;

  • L’aloe vera, con azione protettiva e antinfiammatoria del tratto intestinale;

  • L’angelica, che ha un’azione calmate e antispastica;

  • La melissa e la camomilla, utilizzate per mitigare gli stati d’ansia a carico del tratto
    gastrointestinale.


virus-escherichia

Colite ed escherechia coli

virus-escherichiaL'Escherichia Coli è un batterio che vive abitualmente tra la flora batterica intestinale dell'uomo e di altri animali e pur essendo la maggioranza dei suoi ceppi (ne esistono centinaia) del tutto innocua, qualcuno di essi può invece rappresentare un rischio per la nostra salute, causando, tra l'altro, un particolare ed insistente tipo di colite con sintomi forti ed evidenti.
L'infezione da Escherichia Coli, che può presentarsi con disturbi più o meno accentuati, contempla dolore e crampi addominali, vomito e diarrea spesso con evidenti tracce di sangue.
In presenza del suddetto quadro sintomatologico è indispensabile rivolgersi immediatamente ad un medico o recarsi al più vicino Pronto Soccorso, in quanto l'Escherichia Coli può essere pericolosa, in particolare per i bambini e gli anziani, più soggetti degli altri a sviluppare la cosiddetta sindrome emolitico uremica, una forma di insufficienza renale addirittura pericolosa per la vita stessa.
Come fare quindi a proteggersi, quali precauzioni adottare per limitare al massimo il pericolo di contrarre l'infezione?
Il primo veicolo di contagio per quanto riguarda l'Escherichia coli, considerato che esso vive stabilmente nell'intestino, è rappresentato dalle feci; poiché la macellazione degli animali può comportare una contaminazione delle carni e del latte, questi alimenti devono essere consumati seguendo qualche buona norma igienica.
L'escherichia Coli per fortuna è sensibile al calore e muore alle alte temperature, pertanto sarebbe opportuno consumare solo carni, di bovino in particolare, cotte (la temperatura minima deve essere di 71°C) e latte e latticini pastorizzati.
Anche se alcune ricette culinarie prevedono come ingrediente carne cruda o poco cotta, ricordate che la sua assunzione rappresenta sempre un rischio ed è quindi vietata in determinate situazioni, come la gravidanza e l'allattamento, se non si vuole incorrere in inutili rischi per mamma e nascituro.
Anche frutta e verdura da questo punto di vista, se consumate crude, potrebbero rappresentare un pericolo, nel caso esse siano state irrigate con acqua infetta: lavatele sempre molto bene prima di mangiarle (l'acqua del rubinetto è sicura in quanto periodicamente soggetta, per legge, a severi controlli).
Per evitare il contagio da Escherichia Coli (e altro) vi è poi tutta una serie di accortezze alle quali troppo spesso, colpevolmente, non si presta la giusta attenzione e che invece sono assolutamente importanti: di seguito trovate alcune di esse tra le più elementari e, al tempo stesso, indispensabili.
Lavarsi spesso le mani è una regola igienica basilare che ci insegnano fin da piccoli, ma che diventa tassativa in certi casi, come dopo essere stati in bagno, l'aver cambiato pannolini e l'aver accarezzato animali ( i cui escrementi devono essere "maneggiati" con cura al momento di gettarli, ad esempio se avete in casa una tipica vaschetta con sabbia per i gatti); passatele accuratamente sotto il getto dell'acqua calda strofinandole con il sapone.
Ma non finisce qui.
Gli utensili da cucina vanno trattati nel modo giusto, soprattutto se e quando entrano in contatto con cibi a rischio: coltelli e taglieri usati per tagliare la carne cruda, vanno lavati bene con acqua molto calda e detersivo.
Alcuni strumenti potrebbero necessitare di pulizia con alcool.
Ricordate di tenere in contenitori separati gli alimenti che conservate in frigorifero e soprattutto la carne cruda fate in modo che sia ben separata da tutto il resto; lavatevi sempre le mani prima di cucinare ed evitate pericolosi "incroci", ovvero, ogni volta che toccate la carne cruda, lavate a fondo le mani prima di toccare altri cibi.
Lo stesso dicasi per le superfici di lavoro, tavolo e piano cottura, che devono essere perfettamente puliti; di tanto in tanto sarebbe opportuna la disinfezione con un apposito prodotto (ce ne sono di specifici per cucine in vendita anche nella grande distribuzione).
Insomma, un po' di buon senso, igiene accurata e regole sane, sono l'arma migliore contro l'Escherichia Coli e ogni tipo di infezione.

Casi più gravi di contagio

Quando l'infiammazione risulta evidente e attraverso una diagnosi si evidenzierà la sua persistenza, onde non aggravare la condizione del paziente, bisognerà correre al riparo e curare i danni già fatti e quelli potenziali del batterio. La cura migliore contro l'escherechia coli è rappresentata dalle fiale di enterogermina, soprattutto quando il soggetto, già condizionato da una debolezza intestinale, inizia a presentare i primi sintomi del colon irritabile.


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Colite e coca cola

colite-e-coca-colaLa Coca-Cola, una delle bevande con bollicine più consumate al mondo e certamente la più famosa di tutte, non va d'accordo con la colite, termine generico con cui comunemente viene indicata un'infiammazione del colon o di una parte di esso.
Apprezzata da grandi e piccini per il gusto fresco e frizzante, soprattutto in estate per il suo potere dissetante, questa bibita non può tuttavia essere considerata un toccasana per la nostra salute, in quanto ottenuta da un mix di ingredienti indubbiamente di gusto piacevole, ma non alttettanto genuini.
Vi siete mai chiesti con cosa è fatta la Coca-Cola, questo soft drink rigorosamente analcolico che non manca mai nelle occasioni, nelle feste e spesso anche sulle nostre tavole di tutti i giorni?
Ebbene, oltre all'acqua ovviamente, essa contiene zucchero, caffeina e acido fosforico; il tipico colore marrone dorato si deve alla presenza di caramello (indicato sull'etichetta come colorante E150d), mentre l'aroma caratteristico, ciò che più di ogni altra cosa, in fondo, ha contribuito al successo planetario della bibita, dipende dall'aggiunta di estratti provenienti dalle noci di cola e di estratti derivanti dalle foglie della pianta di coca.
Ora, premesso che di Coca-Cola sarebbe meglio assumerne il meno possibile e limitarsi a sorseggiarla solo in particolari circostanze (berla al compleanno degli amici o all'inaugurazione di un locale o ad un aperitivo non comporta alcun problema, ma abusarne sì), vediamo perché essa è particolarmente sconsigliata a chi soffre di colite e di disturbi digestivi ed intestinali in genere.
La colite, o più correttamente la Sindrome del colon Irritabile (SCI) è un disturbo che colpisce un'ampia fetta di popolazione sia maschile che femminile (le stime indicano almeno il 15% di essa a livello mondiale) e che consiste in una fastidiosa infiammazione del colon che si evidenzia con sintomi caratteristici come dolori addominali (che di solito si attenuano dopo la defecazione e/o dopo aver espulso i gas intestinali), stipsi e/o diarrea (spesso fra loro alternati), defecazione difficoltosa, fastidiosa o incompleta, eventuale presenza di muco nelle feci, flatulenza e addome gonfio; anche se non sempre inoltre, il soggetto affetto da colite può avvertire senso di nausea, sazietà precoce, difficoltà nella deglutizione e borborigmi (quei tipici rumori che accompagnano il passaggio di gas dentro l'intestino).

Pericoloso" collegamento tra colite e Coca-Cola.

Come è noto la prima "medicina" per combattere e sperabilmente sconfiggere la colite consiste nell'attuazione giornaliera di un regime alimentare sano ed equilibrato, che preveda l'assunzione della giusta quantità di fibre, vitamine, sali minerali e proteine, e che escluda tutti quei cibi che potrebbero risultare ulteriormente irritanti per le pareti del colon, quindi zuccheri raffinati, peperoncino, pepe e spezie, cioccolato, alcol, fritti, carni rosse e grasse, insaccati, formaggi stagionati, piatti elaborati e bibite gassate, prediligendo invece frutta, verdura, cereali, pasta e acqua.
La Coca-Cola va evitata in caso di colite di qualsiasi tipo soprattutto per due motivi, ovvero l'alta concentrazione di zucchero e la gassosità.
Tutte le bevande frizzanti infatti, Coca-Cola compresa, provocano l'aumento dei gas intestinali e finiscono per peggiorare sia il dolore che il gonfiore addominale, mentre gli zuccheri semplici, come è noto, devono essere limitati il più possibile anche per non scombussolare oltre la flora batterica intestinale.
Per le stesse ragioni appena riportate, la Coca-Cola non dovrebbe essere assunta in caso di cistite, un'infezione delle vie urinarie che per ragioni anatomiche colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini presentandosi con bruciore e dolore alla minzione e diffuso malessere addominale e generale; zuccheri e gas presenti nella Coca-Cola potrebbero peggiorare i sintomi.
Sia in caso di colite che di cistite la bevanda più indicata è l'acqua: bevetene almeno 1,5 l al giorno e, possibilmente, non fumate o, almeno, cercate di ridurre drasticamente il numero di sigarette giornaliere. A un minore quantitativo di rutti, riceverete senza dubbio un maggiore vantaggio, perchè sarà il segnale di una riduzione dell'aria nello stomaco.


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Vigilia di Natale, capodanno all'ospedale

Anche se il momento delle festività natalizie si rivela straordinariamente piacevole sul piano umano, lo stesso non si può dire di quello che accade a livello gastrointestinale. I parenti lontani, accorsi nella città Natale e radunati allo stesso tavolo in occasione della cena della vigilia o del pranzo di Santo Stefano rendono solo in parte più piacevole e meno dolorosa la tragedia che si sta compiendo lungo il nostro colon. La settimana di abbuffate che va dal 24 Dicembre al 1 Gennaio si rivela il periodo più stressante per il nostro intestino, in grado di intensivicare l'acidità di stomaco o manifestazioni di colite nervosa dopo Natale, anche in soggetti che credevano superato questo problema.

Cenoni, veglioni e cibi buoni

colite-dopo-nataleChe cosa mangiare durante le feste di Natale è una domanda che si pongono quasi tutti gli italiani, ma quasi mai in maniera critica. L'interesse di sapere che cosa consumare durante le ferie natalizie è sempre motivato dal desiderio di fare bella figura a tavole e non nasce quasi mai dalla consapevolezza di assumere piatti salutari che non appesantiscano il nostro stomaco. Questo ragionamento è ancora più vero quando si parla del sud Italia dove, in regioni come Puglia, Campania e Calabria, le cene organizzate per celebrare la nascita di Gesù, si rivelano delle maratone culinarie di dimensioni spropositate. Alludiamo a cenoni prenatali che iniziano alle 16.00 di pomeriggio e terminano oltre la mezzanotte, con piccole pause, concesse soltanto per fugaci giocate a tombola o mercante in fiera. In che cosa consiste un pranzo di Natale al Sud Italia, possiamo soltanto immaginarlo, grazie agli sketch dei cinepanettone che ironizzano sempre moltissimo sulle differenze culturali tra chi vive nel meridione e chi nelle regioni più a nord d'Italia. Ad ogni modo, la geografia del vostro organismo non fa distinzioni e, pesanti sono le pietanze che mangeranno i piemontesi a Natali, difficili da digerire saranno i pasti di chi partecipa ad un veglione di capodanno a Palermo. Non si tratta soltanto della tipologia dei piatti preparati che, ovviamente variano a seconda della tradizione gastronomica d'appartenenza, ma anche delle modalità con cui avviene questa intossicazione intestinale. Esistono infatti delle circostanze tali che rendono molto più alte le possibilità di sentire male di stomaco e colite durante le feste invernali. Volendo entrare più nel dettaglio, ricordiamo:

  • la vicinanza tra le feste. Soprattutto gli organismo meno avvezzi alle scorpacciate di cibo ed i soggetti più attenti ad assumere cibi meno calorici, durante l'anno, quando arriva il Natale e la fatidica settimana del gusto (e degli spasmi), soffrono a causa del bombardamento di cibaglie ricche di grassi e super condite.
  • La sindrome da suocera irritabile. La smania di creare il piatto perfetto e di primeggiare tra i fornelli, innesca una vera e propria competizione tra ricette in famiglia, da cui nasce quasi sempre sconfitto il nostro già debole colon. La frenesia alimentare dei parenti sotto Natale e a cavallo con l'ultimo giorno dell'anno, non può diventare una scusa per mettere da parte il buon senso e privare le pareti del nostro colon di riposarsi. Mentre noi ci godiamo i meritati giorni di vacanza da lavoro, come tradizione, durante l'ultima settimana di Dicembre, il nostro apparato gastrointestinale è costretto ad un lavoro logorante, causa spesso di irritazione e principi di infiammazione.
  • I miracoli del Natale. Sembrerebbe che alla stregua dei re magi e della stella cometa, anche nel nostro tubo digerente, dovrebbe accadere qualcosa di miracoloso e portarci contro ogni legge sartoriale a non aumentare una taglia di pantalone. Fare uno strappo alla regola e concedersi delle abbuffate senza ritegno, sino a scoppiare, sono solo alcune delle scuse lessicali con cui inganniamo il nostro organismo che non vogliamo procurargli del male. Eppure il passo verso al malox è breve e la sofferenza che proviamo il giorno dopo questi giorni di feste e di abusi alimentari ci portano ad assumere cure farmacologiche come le fiale di enterogermina.
  • Produci, consuma, lamentati. La macchina del consumo capitalista, in occasione delle feste pilotate come il Natale, vista l'enorme richiesta di beni di consumo e di alimenti, porta i commercianti a compiere delle vere e proprie truffe, di cui, la salute del colon dei consumatori, ne paga spesso le conseguenze. Acquistare pesce marcio a Natale o cioccolata scaduta alla Befana è probabile almeno quanto le speranze di trovare un viaggio per il week end dal 30 dicembre al 1 Gennaio 2017, ad un prezzo scontato.

Coliteaddio, le tossine porta via

Chi è convinto che con il nuovo anno si possa definitivamente dire addio alle vecchie abitudini alimentari è il momento che faccia seguire al pensiero, un'azione concreta. Un buon regalo di Natale per la propria colite sarebbe quello di contattare il dottor Lombardi e chiedergli maggiori informazioni sul P.I.P.  Solo il supporto costante di un professionista che ha trattato centinaia di casi come il tuo potrà aiutarti a curare una colite acuta. L'importante è non farsi dominare dallo sconforto dopo i primi timidi tentativi fallimentari di contrastare gli spasmi. La colite di natale si può curare. Bisognerà però disporre di un piano serio, che solo un dottore esperto di infiammazioni intestinali di carattere psicologico e fisiologico può offrire, in tutti gli altri casi, provare a fare tutto da soli, o affidarsi a qualche “guru da tastiera” sui forum, può rivelarsi più dannoso che altro. Non sprecate le energie o il rischio che la vostra voglia di guarire si areni dopo aver seguito rimedi inutili, basati sul nulla. Il programma proposto da Coliteaddio è il risultato dell'esperienza accumulata dal dottor Lombardi, dopo aver curato quasi 1000 pazienti dalla colite da stress.


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Colite: cibi proibiti e consigliati

La Sindrome del Colon Irritabile, più conosciuta come colite, consiste in una infiammazione del colon o di un segmento di esso che si manifesta con sintomi tipici quali dolore e gonfiore addominale, flatulenza, alternanza di stipsi e diarrea.
Il disturbo è più diffuso tra la popolazione femminile e può essere causato o intensificato da fattori esterni come lo stress fisico e psicologico, l’ansia, la depressione e uno stile di vita scorretto, che include un regime alimentare sbagliato e la mancanza di attività fisica (la sedentarietà non giova al benessere del nostro intestino).
Così come accade per qualsiasi patologia riferibile all’apparato digerente, anche la colite è strettamente correlata al tipo di alimentazione seguito, che a seconda della sua adeguatezza o meno, contribuisce in modo significativo ad un miglioramento o ad un peggioramento dei sintomi ad essa correlati.

Esistono dei cibi proibiti in caso di colite?

La risposta è sì: alcuni alimenti sono fortemente sconsigliati quando si è affetti dalla Sindrome del Colon Irritabile.
Entriamo quindi nello specifico e vediamo quali sono.
La crusca, tanto per cominciare, è certamente una vivanda in sé salutare e benefica, ma la sua fibra potrebbe aggravare la situazione in caso di colite ed andrebbe pertanto evitata, soprattutto nei momenti in cui essa si accompagna a diarrea. Da elimitare completamente dalla dieta, specie quando si è sportivi.
Allo stesso modo dovrebbero essere banditi tutti i dolci raffinati, troppo farciti ed elaborati (torte, pasticcini, gelati, ma anche panna e marmellata), gli insaccati, i condimenti grassi e difficili da digerire (burro, margarine, lardo, strutto ecc.), i fritti, le salse (senape, maionese, ketchup ecc.) e tutte le bevande che contengono caffeina (tè, caffè, cola). Meglio fare a meno di qualche zuccheroso boccone che lamentarsi successivamente per spasmi di grande intensità, impossibili da arginare con una semplice borsa dell’acqua calda.
Out anche le bibite gassate, gli alcolici ed i superalcolici, dal forte potere irritante e dannosi sotto ogni punto di vista. Occorre proibire all’organismo di ottenere questi cibi o si rischia davvero il tracollo.
Ci sono poi alimenti per molti insospettabili e che invece potrebbero acuire fortemente i disturbi di tipo colitico. La lista dei cibi cattivi non è ancora vinita. La scuola di lezioni alimentari va seguita sino infondo se lo scopo è ristabilire la propria salute fisica.
Tra questi cibi negativi citiamo il brodo di carne ed i dadi e i dolcificanti come il mannitolo ed il sorbitolo, presenti nei prodotti senza zucchero (come le caramelle, i chewingum ecc.).
Sicuramente più evidente invece, l’effetto negativo che potrebbe causare l’assunzione di spezie come il pepe, la paprika, il curry e il peperoncino, dal noto effetto irritante sulle mucose intestinali e quindi da non mangiare in caso di colite.
Se i cibi finora elencati non dovrebbero mai o quasi mai comparire sulla tavola di chi soffre di Sindrome del Colon Irritabile, ve ne sono altri che invece, fortunatamente, sono vivamente consigliati e che, se consumati con regolarità, possono efficacemente contribuire ad un miglioramento dello stato intestinale e delle generali condizioni dell’organismo.

I migliori cibi dei colitici

Annoveriamo in primis frutta e verdura, con particolare attenzione ai limoni, disinfettanti naturali, ed ai kiwi, regolarizzatori delle funzioni intestinali, e poi i formaggi stagionati (ottimo il Grana Padano), le carni bianche e magre, ma anche il vitello ed il manzo, i latticini freschi e lo yogurt, quest’ultimo, in particolare, per la capacità di supporto nel ripristino della flora batterica, in genere alterata in caso di colite, il pesce (sia fresco che surgelato), il pane (di qualsiasi tipo, a parte quello bianco), la pasta e il riso. Tutti questi alimenti vanno masticati di buon grado e qualora ci fosse qualcuno non di vostro gradimento, meglio abiturare il palato con piccole dosi o provare quella pietanza, proposta in un’altra ricetta, prima di mettere una pietra sopra quel cibo e in un certo senso, anche sul vostro stomaco. E’ importante anche proibire alla vostra mente di ridurre le speranze di guarigione. Fate quindi uno sforzo di volontà e abituate il corpo a mangiare nuovi cibi che prima non assumevate. Se partite dal presupposto che questi alimenti rientrano tra i migliori cibi per la colite e potrebbero rivelarsi davvero utili a risolvere positivamente il colon debole di cui soffrite, vedrete che tutto sarà più facile.
Non fate i capricciosi e seguite i consigli del nostro dietologo dell’intestino.
Si tratta di sugguerimenti di cui i più grandi esperti del settore nutrizione hanno già parlato, come nel caso del dottor Longo, di cui abbiamo parlato in un altro articolo, relativo agli effetti benevoli legati al digiuno.

Altamente consigliato anche il consumo giornaliero di almeno 1,5 litri di acqua oligominerale.
Infine, una raccomandazione di fondamentale importanza per chi è costretto a convivere con i sintomi fastidiosissimi della colite: attenzione non solo a ciò che mangiate, ma anche a come lo mangiate.
Questo vuol dire che i pasti devono essere regolari e che il cibo va ingerito senza fretta, in quanto masticare lentamente è il primo passo per una digestione sana e dai giusti ritmi dettati dalla natura; evitare di fumare inoltre, maggiormente durante il pranzo e la cena, velocizza significativamente la guarigione.


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Come si manifesta la colite

come-si-manifestaTutti, più o meno, sappiamo cos'è la colite, la cui definizione medica precisa è Sindrome del colon irritabile, una dicitura che descrive meglio l'insieme di sintomi con cui questo disturbo, assai diffuso tra la popolazione sia maschile che femminile, si manifesta.
In questa sede vogliamo porre l'accento proprio su tale aspetto, ovvero sui sintomi più comuni della colite, su come accorgersi di esserne affetti e di come si arriva ad una diagnosi certa della stessa.
In tante occasioni alcuni pazienti credono di essere afflitti da coliti, solo perchè ignorano, di fatto, come si può manifestare.
Per quanto reversibile e assolutamente non responsabile di complicazioni gravi come, ad esempio, il cancro al colon, la Sindrome del colon irritabile è un disturbo fastidioso, che a volte, soprattutto nei momenti in cui si trova in fase acuta, può seriamente compromettere le attività quotidiane, rapporti sociali e in alcuni casi anche la produttività lavorativa. Avendo già accennato a come si manifesta un tumore al colon e come distinguerlo dalla colite, in questo articolo informativo ci occuperemo di altro.

Con quale "biglietto da visita" la colite entra nella vita di una persona?

La maggior parte dei pazienti affetta da questa patologia lamenta stipsi o diarrea (in genere alternate), dolori e crampi all'addome che in genere diminuiscono con la defecazione e/o con l'esplulsione dei gas intestinali. Nella maggior parte dei casi, i sintomi certi più frequenti sono: un gonfiore all'addome piuttosto pronunciato, flatulenza, presenza di abbondante muco nelle feci (che, specie se accompagnato da febbre, indica spesso un'infezione locale, da curare il prima possibile).
Tuttavia c'è un piccolo particolare, a livello di diagnosi, che quando si parla di disturbi dell'intestino non andrebbe mai sottovalutato. L'insieme dei sintomi sopra descritti, sebbene accompagnino praticamente ogni caso di colite ulcerosa, non sono esclusivi di tale malattia, ma possono invece essere correlati ad altri stati morbosi. Da questa considerazione nasce la difficoltà di giungere ad un diagnostico certo, che invece potrà arrivare soltanto dopo che il medico, attraverso un'accurata anamnesi e gli esami del caso, riuscirà ad escludere eventuali altre patologie. Per questa ragione il dottor Lombardi spinge sull'importanza di seguire il 2°pacchetto del P.I.P., in modo tale da avere, oltre i consigli per guarire dall'irritazione, anche una terapia continuativa, mediante visite via Skype .

Ma il soggetto, prima ancora di recarsi dal dottore, può capire di essere affetto proprio da colite?

Ci si interroga di frequente su quali sianoo i segni evidenti ed inequivocabili che permettano di stabilire senza possibilità d'errore se i malesseri che si avvertono siano dovuti alla Sindrome del colon irritabile.
In realtà, non è certo osservando il volto o lo stato esterno di un corpo che sia possibile capire se questa condizione sia presente o meno, ma alcune caratteristiche possono indirizzare la persona e indicare in maniera verosimile se siano i sintomi di una colite o meno.
Ad esempio, la colite non dà dolore durante la notte, ma soltanto nelle ore diurne giorno, pertanto, in caso si venga colpiti da crampi nelle ore notturne, è bene comunicare questa informazione medica al dottore di famiglia.
E ancora: quando le funzioni intestinali, prima più o meno regolari, cambiano repentinamente la modalità con la quale si presentano, ad esempio passando da periodi di forte stitichezza ad altri di continue scariche liquide, è auspicabile non sottovalutare l'evento e invece avvertire tempestivamente il medico.
Sintomi a dir poco evidenti, come gravi anemie, sangue rosso vivo nelle feci, febbre persistente e bruschi cali di peso, dovranno spingere l'individuo a contattare il prima possibile un gastroenterologo, perché si tratta di fattori potenzialmente molto pericolosi.
Anche la mente e le emozioni, come abbiamo visto nel caso di una diarrea emotiva improvvisa, giocano un ruolo significativo nella comparsa della colite, spesso favorita da stati ansiosi prolungati e da pesanti periodi di stress psichico e/o fisico. Non è una coincidenza se i soggetti nevrotici, gli ansiosi e i depressi, tendono a lamentare quasi sempre, in concomitanza dei loro disturbi, anche la presenza di sintomi intestinali di vario grado ed entità.
Ecco perché, particolarmente in caso di colite, il corretto dialogo fra medico e paziente risulta fondamentale per combattere con le giuste armi questo male. Una accurata descrizione dei sintomi avvertiti infatti, unita ad un quadro generale del carattere e della personalità del paziente stesso, è il primo fondamentale passo per condurre il dottore verso una giusta diagnosi. Anche questo aspetto è una delle chiavi di successo del programma intensivo personalizzato.
Eseguiti degli accertamenti specifici, strumentali per escludere la presenza di altre malattie dell'apparato intestinale e dintorni (ulcere, celiachia, calcoli alla colecisti, intolleranze alimentari ecc.), risulterà assai più facile prescrivere una terapia appropriata.
Parlando di come si può manifestare la colite è giusto ricordare la particolare attenzione che dovrebbero avere le donne che soffrono di endometriosi, non a caso molto esposte ai rischi di incorrere nella sindrome del colon irritabile.


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Enterogermina per curare la colite

enterogermina-coliteIl nostro intestino può essere colpito da virus e batteri.
La colite è una malattia parziale o generalizzata del colon piuttosto diffusa e che colpisce in misura maggiore il sesso femminile rispetto a quello maschile (le donne ne vanno soggette, ad esempio, in concomitanza del ciclo mestruale, in quanto l'intestino risente delle variazioni ormonali tipiche del periodo).
Le cause alla base del disturbo sono molteplici: infezioni di varia origine e natura (pertanto sia batteriche che virali), intossicazioni ed errori alimentari (ad esempio ingestione di determinati cibi o eccessi a tavola), malattie (come la diverticolosi), o ancora la trasformazione in colite in forma cronica senza che vi sia all'origine una causa specifica riconosciuta (come accade, ad esempio, per la colite ulcerosa e il morbo di Crohn).
Spesso tuttavia all'origine della coliti più dure (così come di altre patologie intestinali) si riscontra la somatizzazione di ansia, nervosismo e stati psicologici alterati. I sintomi sono costituiti da crampi, irregolarità nell'evacuazione, diarrea (alcune volte accompagnata da sangue e/o muco nelle feci), nausea, qualche linea di febbre e, sebbene raramente, vomito.
Una volta aver visto, per somme linee, cos'è la colite, ora cerchiamo di capire se e in che modo può giovare a tale condizione l'enterogermina.
Tutti la conosciamo: l'enterogermina è un preparato costituito da una sospensione di spore di Bacillus clausii, normalmente presente nell'intestino, privo di potere patogeno.
L'enterogermina quindi, viene usata per favorire il ripristino della flora batterica intestinale alterata per diverse ragioni.
La domanda a questo punto è: essa può essere utile per curare la colite?
La risposta è sì, in quanto quando la suddetta patologia è presente, la flora batterica intestinale è sempre, in un modo o nell'altro, squilibrata.
La flora intestinale, naturalmente presente nell'intestino, rappresenta una barriera fisiologica a difesa dello stesso e dimostra di essere un fattore di guarigione importante per arginare le irritazioni del colon. Svolge il compito di proteggere l'organismo dall'aggressione di batteri nocivi, ma il suo equilibrio può essere piuttosto facilmente alterato da disordini alimentari, intossicazioni, cure antibiotiche o, semplicemente, da condizioni di forte stress sia fisico che emotivo, con conseguenze negative sulla salute dell'intero organismo.
In caso di colite dunque e di malessere con presenza di diarrea, aumento dell'aria nell'intestino e dolori addominali, una cura a base di Enterogermina può, in effetti, avere una certa utilità.
Questo medicinale, disponibile sotto forma di pratiche fiale oppure di capsule da deglutire con un po' di acqua o di altre bevande (no alcool), ha inonltre il pregio di non poco conto di avere effetti collaterali scarsi o nulli (è sempre bene comunque, prima di assumerla per un determinato periodo di tempo, chiedere un parere al proprio medico curante); il prodotto può essere utilizzato anche in gravidanza e durante l'allattamento, ma sempre previo parere del ginecologo.
Enterogermina non modifica la capacità di attenzione e può essere usata anche prima di guidare veicoli.
Affinché il preparato sia realmente efficace, sarebbe opportuno, durante il periodo di trattamento, seguire un regime alimentare equilibrato e sano.
Raramente, durante l'utilizzo di Enterogermina, sono state accertate reazioni allergiche al farmaco come rush cutanei e orticaria ma, se dovesse capitarvi o doveste accorgervi di strani effetti non previsti durante la cura, avvertite immediatamente il vostro medico o il farmacista di turno.
Tenete presente che la colite è un disturbo complesso, di solito conseguente alla presenza di un mix di fattori in grado di scombussolare il delicato meccanismo di funzionamento del nostro apparato digerente e il nostro microbiota intestinale. Per ripristinare la "normalità" del nostro apparato occorrerà necessariamente agire su più fronti: non avrebbe senso aiutare la flora batterica "buona" a ricostituirsi tramite l'assunzione di Enterogermina, se contemporaneamente continuassimo ad "aggredirla" con alimenti sbagliati, fumo e alcolici. Impariamo quindi a fare delle scelte e capire che oltre il piacere, esiste anche il dovere di difendere il nostro corpo dall'avanzare dell'età.