donna felice di spalle

Come curare un caso di colite

La colite nervosa è una delle manifestazioni più frequenti nei paesi industrializzati: ritmi frenetici, ansia, stress e preoccupazioni varie, possono accentuare i sintomi di questo disturbo che però non sono legati in questo caso ad un’alterazione anatomica o biologica.
Questo disturbo intestinale può dipendere da svariati fattori, tra cui infezioni, processi infiammatori di varia entità, ma anche alterazioni fisiologiche.
La colite nervosa è anche conosciuta come colite spastica ed è caratterizzata da dolori nella parte bassa dell’addome, il cui sintomo principale è legato ad una disfunzione nell’evacuazione.

stress e colite
Un caso tipico di colite spastica è quello di un soggetto afflitto da frequenti episodi di diarrea che alterna, allo stesso tempo anche episodi di stipsi, in cui mostra serie difficoltà nell’andare in bagno.
Una vita difficile quindi, in costante lotta tra lo scappare di corsa al gabinetto e lo sperare di farne uscire un pezzettino.
Tutto accompagnato da un corollario di effetti spiacevoli in grado di rendere molto penalizzante la propria esistenza, come:
meteorismo, flatulenza, alitosi, nausea, sensazione continua di gonfiore, aumento della circonferenza dell’addome, stanchezza, affaticamento e difficoltà di concentrazione mentale.

A chi rivolgersi per curare la colite nervosa

Fermo restando che adottare uno stile di vita sano resta essenziale per curare un caso di colite nervosa o spastica, vediamo chi si deve contattare in caso di un malessere di questo tipo.
Alla presenza di sintomi importanti e continuativi è possibile andare da un gastroenterologo che innanzitutto lavorerà per escludere la presenza di altre cause con sintomatologia uguale o simile e in seguito sarà in grado di dare una diagnosi più verosimile.

È bene sottolineare che una colite nervosa non si cura quasi mai con medicinali, ma grazie al cambio del proprio stile di vita, seguendo un piano dietetico su misura, analizzando quelle che possono essere le cause che sono all’origine del dolore, sino ad intervenire scegliendo i rimedi naturali migliori da adottare, si possono ottenere miglioramenti del quadro sintomatico anche in tempi relativamente brevi.
Usare degli antispastici, farmaci solitamente prescritti dal gastroenterologo, di sicuro aiuta a tenere sotto controllo i sentori iniziali, più superficiali, ma non può essere considerata una terapia valida nel lungo periodo.

Gli antispastici non sono miracolosi contro la colite ed anzi potrebbero presentare alcune conseguenze molto spiacevoli.
Questi medicinali favoriscono nel tempo un rallentamento del tono muscolare e possono portare ad un peggioramento della sintomatologia.
Proprio per questo, per trovare una soluzione naturale per guarire dalla colite ci si rivolge ad un naturopata. Il contributo che questo professionista  può offrire ad una persona che manifesta sintomi di colite spastica o nervosa è notevole.

naturopata Lombardi
Il naturopata è un terapeuta che ha seguito un  percorso di studi specifico il cui obiettivo è quello stimolare il paziente a raggiungere un equilibrio corpo-mente (omeostasi), così da innescare in maniera naturale un processo di guarigione psico-somatica, ed evitando in futuro il ripresentarsi della stessa sintomatologia.
Spesso è possibile avere un consulto con un naturopata anche attraverso skype, così da ricevere un’anamnesi completa sul quadro clinico, la storia sintomatologica, le cause psicosomatiche e le abitudini alimentari da correggere.

Affidarsi alle mani esperte di un bravo naturopata permette di risparmiare tempo e denaro, senza per questo rinunciare ad un’indagine approfondita dei propri problemi.
Anche perchè la colite è spesso la punta di un iceberg di problematiche più nascoste, la cui origine viene spesso trascurata. Altro vantaggio di contattare un esperto in naturopatia è quello di instaurare un rapporto umano molto gratificante con il proprio medico.
Il naturopata mostra infatti una particolare attitudine ad entrare in empatia con il paziente, capendo bene le sue esigenze e fornendo soluzioni personalizzate.

Come curare un caso di colite

Il motivo per cui la colite nervosa si reputa essere generata da ansia e stress è da ricercare nella produzione alterata di serotonina nel corpo.
Si tratta di un neurotrasmettitore che regola la contrazione della muscolatura dell’intestino e quindi la peristalsi. Cosa importante per distendere la zona addominale e calmare la mente, è ricominciare ad avere tempo per sé stessi, essere in grado di rilassarsi, iniziando per esempio percorsi di yoga e tecniche di rilassamento.

rilassamento
Inoltre per ridurre i sintomi di una colite nervosa fin da subito è necessario porre qualche cambiamento nella nostra dieta e cercare di limitare la possibilità di introdurre tossine nell’organismo.

cibo genuino per colite
Imparare ad avere una corretta alimentazione, evitare ad esempio fumo, alcool, caffè in eccesso, sono tutti buoni consigli, anche se abbastanza scontati, visto che dovrebbero essere seguiti da tutti e non solo dai soggetti colitici.
Per ottenere giovamenti di un certo rilievo, sarà importante limitare il consumo di grassi di origine animale e abbuffate di latticini, fatta eccezione per lo yogurt bianco biologico che aiuta a riequilibrare la flora batterica intestinale e risulta assai povero di lattosio.
Tra i prodotti da consumare senza problemi per curare un caso di colite nervosa, vi sono patate, carote, zucchine e in alcuni casi carni bianche.

Come curare un caso di colite con le erbe

Per aumentare gli effetti positivi della cura ci si può aiutare con integratori specifici per la colite. Solitamente, quelli che consiglio sono prodotti di origine naturale che non presentano controindicazioni di sorta.
Tra i rimedi naturali per le patologie intestinali vi è il mirtillo rosso, ricco di flavonoidi che tengono sotto controllo l’infiammazione e regolano la funzione intestinale alterata da stipsi e diarrea.
Anche il timo è una pianta molto utile al colon, visto che viene considerato un ottimo tonificante per l’intero apparato gastro-enterico. Il tiglio rinfresca, idrata e disinfiamma l’intestino grazie alle sue mucillagini. La frangula, usata solo dietro consiglio del naturopata e mai in una condizione acuta, attivano la peristalsi e quindi sono ottime nel caso in cui la colite si manifesta con una prevalenza di stipsi, rispetto a episodi di diarrea.

Molto usata per la colite e per riequilibrare la flora batterica intestinale è anche l’aloe vera. Il rimedio è antico, ma gli effetti positivi sul tubo digerente sono tali da guadagnarsi una menzione tra i rimedi più efficaci per lenire la sintomatologia da colite.
E’ risaputo che aloe e colon irritabile possono rappresentare un connubio vincente.
Il gel dell’Aloe contiene mucopolisaccaridi capaci di proteggere le mucose intestinali, rivelando una buona efficacia come disintossicante, perchè combatte l’infiammazione e favorisce la crescita dei tessuti dell’intestino.

Per chi accusa una presenza importante di gas intestinali e avverte una sensazione di gonfiore e quindi di tensione nella zona intestinale, la soluzione può essere quella di consumare quotidianamente semi di finocchio che tengono sotto controllo la fermentazione dei gas.
La melissa presenta un duplice vantaggio, in quanto agisce sia nei confronti degli stati di ansia sia a livello intestinale tenendo sotto controllo flatulenza, crampi addominali, nausea. Queste erbe possono essere utilizzate sotto forma di tisane, oppure acquistate in erboristeria, sotto forma di fitocomplessi o estratti secchi.


Curare la sintomatologia della colite è molto importante. Non si tratta solo di un disturbo che causa disagio e costringe a limitare la propria vita sociale, ma di un problema che può diventare cronico, sino a rappresentare l’inizio di ulcere molto dure da curare. Si stima che il 30-40% di coloro che soffrono da una malattia infiammatoria intestinale sia affetto da Morbo di Chron, ecco perché bisognerebbe porre particolare attenzione ai sintomi ed evitare che degenerino.


bambino in attesa di nuotare

Stile di vita e colite : come aiutarsi

bambino-nuoto
Si ripete continuamente che la colite è un disturbo molto comune dovuto sia ad una cattiva alimentazione sia all'accumulo di stress e ansia. La maggior parte dei pazienti che mi contattano sono convinti che che curando semplicemente quello che mangiano possano sconfiggere questo disturbo, o comunque riuscirebbero a tenere sotto controllo i sintomi dell'irritazione.

La delusione è invece diventa ancora maggiore quando, dopo i primi miglioramenti, ci si trova di nuovo di fronte ad affrontare cacarella e stitichezza, dolori addominali, ma anche stanchezza e altri sintomi più o meno limitanti. Cosa fare quando ci si accorge del fatto che l'alimentazione non è tutto e che serve altro per curare la colite?

Di certo arrendersi non rappresenta la soluzione adeguata, ed è per questo che vorrei indicarvi qualche consiglio che vada al di là del dirvi cosa è giusto mangiare o cosa è meglio evitare per la salute del colon.

Stile di vita sano per sconfiggere la colite

Avere uno modo di vivere perfetto non è possibile, anche solo per il fatto stesso che forse non esiste.
Qualcosa però possiamo fare per migliorare il nostro rapporto con l'organismo e imparare ad ascoltare il proprio corpo è una di queste.
Guardare con maggiore attenzione a quello che facciamo e osserviamo i segnali provenienti da noi stessi, potrebbe portare certamente giovamento.

Quante volte avvertiamo qualche segnale a cui non diamo la giusta importanza?

Quante volte gli amici notano qualche anomalia nel nostro comportamento e noi ce ne disinteressiamo del tutto?

Capire che cosa provoca questo malessere, così come ascoltare quando il corpo ci vuole comunicare che è felice, è fondamentale anche nel percorso per guarire dalla colite.
E' arrivato il momento ambire a uno stile di vita sano e attivo, se questo ci sta chiedendo il nostro corpo che, non avrà una lingua, ma che comunica praticamente tutto quello di cui ha bisogno.
Occorre solo essere più attenti.

Nel corso di questo di questo articolo cercherò di offrire qualche buono spunto di riflessione. Avere uno stile di vita sano non vuol dire esclusivamente mangiare in modo equilibrato, limitando determinati cibi irritanti quando scopriamo di avere la colite. Per questa ragione non servirà a nulla essere severi con noi stessi ed escludere dalla nostra quotidianità l'alcool, il caffè, le sigarette, i grassi di origine animale, le spezie, i carboidrati, i prodotti da lievitazione, se poi non siamo capaci di accettare l'idea di mettere in pratica qualche attività sportiva.

Il funzionamento dell'intestino è fortemente influenzato dall'attività cerebrale. L'intestino comprende bene quando c'è un carico eccessivo di responsabilità, quando uno stile di vita frenetico attivo, improntato sul lvaoro, caratterizzato da continui impegni, ci impedisce di staccare la spina.

Ogni giorno veniamo sottoposti a prove difficili da superare, quando siamo in ufficio o ci ritroviamo ad affrontare un ambiente lavorativo opprimente, caratterizzato da scarsa collaborazione o da un cattivo rapporto con i superiori o con i colleghi. Ovviamente non sempre è possibile cambiare lavoro, o colleghi, ma possiamo assumere degli atteggiamenti positivi volti a ritagliare nell'arco della giornata uno spazio di svago, essenziale per poter scaricare la tensione e l'ansia accumulate durante il giorno.

Un modo di vita alternativo esiste e non necessità di incredibili cambiamenti.
I modi per rilassarci e recuperare una tranquillità mentale, sono gli stessi che rappresentano un cosiddetto stile di vita sano. Anche se in verità sono molto numerose queste soluzioni, in questo articolo ne descriveremo qualcuna, statisticamente più utile per stemperare un intestino infiammato.

Salute intestinale e sport: un connubio ben riuscito

Per primo luogo si sottolinea l'importanza dello sport come aiuto per disintossicare l'organismo, evitare accumulo di grasso addominale e quindi rimuovere l'ostacolo principale capace di rallentare il funzionamento dell'intestino.
Abbiamo già parlato in precedenza di colite e sport sottolineando la relazione tra questi 2 ambiti e di come praticare sport fa bene alla salute.
Quando non ci dimostriamo attivi sul piano sportivo le conseguenze potrebbero riassumersi con il motto:

salute in salita

Lo sport porta un doppio beneficio, perchè da un lato favorisce il movimento e stimola così la peristalsi, al punto da migliorare la regolarità intestinale nelle evacuazioni, superando la fastidiosa stipsi alternata ad episodi di diarrea, tipici dei soggetti colitici, spesso relegati per questo ad una vita sociale molto limitante.
Altro vantaggio del praticare attività sportive è la possibilità di scaricare lo stress e quindi annientare una delle cause principali della colite nervosa.

Quando l'intestino non si svuota in modo regolare, magari perché si passa tutta la giornata seduti, tra auto, ufficio, casa, le feci tendono a indurire nel colon e questo comporta un'ulteriore difficoltà ad espellere le feci.
Questa condizione non permette all'organismo di depurarsi, perchè non fa altro che accumulare tossine al suo interno, andando ad “ammuffire” le pareti intestinali . Il senso di affaticamento a cui porta questa condizione spinge molti pazienti a non reagire e a chiudersi in sé stessi.
Nella migliore delle ipotesi questa intossicazione cerca di essere risolta semplicemente attraverso comuni lassativi che non sono certo adatti a trattare correttamente la colite, in quanto alterano ulteriormente il funzionamento dell'intestino.

La conseguenza è che si adotta è al contrario uno stile di vita caratterizzato da pigrizia, assolutamente non corretto, che costringe un pubblico assai nutrito a restare per ore seduti alla scrivania davanti al pc o sul divano, in uno stato di completo abbandono cerebrale, intenti a scorrere le pagine del proprio facebook da smartphone e tablet.

L'ozio come stile di vita è nemico acerimo della nostra salute.

A questo punto è meglio reagire e non rischiare di cascare ancor più in depressione, a causa di un aumento di peso, associato alla nostra inattività.

Il tempo di lamentarsi è finito e non servirà a curare la colite. Non abbiamo nessuna scusa per non condividere uno spazio più piacevole e respirare meglio all'aria aperta.
Il senso di relax successivo all'attività fisica, anche quando parliamo di una semplice camminata, è un vero e proprio toccasana per la salute dell'intestino.

Lo sport che più di tutti aiuta a tenere sotto controllo la colite è il nuoto, si tratta, infatti, di uno sport a basso impatto e quindi può essere esercitato anche quando si hanno i dolori addominali. E' risaputo come l'acqua eserciti un delicato massaggio all'addome e non è un caso se sempre più signore sono interessate a partorire in piscina.
A parte questo, si precisa come non sia necessario raggiungere un livello agonistico nello sport per vincere la gara con la colite. E' sufficiente rinforzare la muscolatura per favorire la peristalsi e rimettere in moto qualcosa che, sono a quel momento, era stato piuttosto fermo.

Lo stile di vita per curare la colite: via libera alla meditazione

La parola d'ordine quando si soffre di sindrome del colon irritabile è distendere i nervi. Allora che cosa c'è di meglio della meditazione?
Qualcuno potrebbe erroneamente pensare che andare allo stadio può essere una valvola di sfogo importante, ma assicuriamo che lo stile di vita dell'ultras non è assolutamente sostenibile a livello di nervi.

Molti benefici si possono ricavare dallo yoga, infatti, le varie posizioni, oltre a favorire la respirazione e quindi ad eliminare tossine e ri-ossigenare l'organismo, permettono anche di meditare e quindi di rallentare il ritmo sino ad un completo benessere fisico.
I delicati movimenti del pilates, ad esempio, alternando le posizioni posturali e realizzando una ginnastica dolce, sono in grado di alleviare i dolori, tra cui anche quello alla schiena, che spesso accompagna episodi di colite.

Lo Yoga rientra tra le discipline dell'antica medicina indiana, anche conosciuta come Ayurveda, correlate ad un pensiero filosofico-religioso, e in particolare allo stile di vita Buddista. Proprio per questo molti pensano che avvicinarsi a questa religione sia la cura per ogni male intestinale. In realtà è la meditazione, la scelta verso una vita minimalista, senza eccesiva devozione verso i beni materiali, a portare benessere. Se poi associamo agli esercizi di respirazione e all'attività fisica, che migliora anche la postura, contribuendo così alla regolarità intestinale, apportando importanti benefici. Non sarà certo un caso se le popolazioni orientali, solitamente di fede buddista, soffrono in misura molto minore rispetto a quelle occidentali di disturbi al colon.

Vivere in viaggio: uno stile di vita per curare la colite

Evidenze cliniche dimostrano che i sintomi relativi al colon irritabile e alla colite tendono a regredire in periodi di relax come le vacanze quindi, al bando tutte le remore, se soffri di colite inizia a viaggiare, anche in Paesi diversi dall'Italia.
Uno stile di vita itinerante aiuta il colon.

ragazzo in viaggio guarda panorama di lago
Altro aspetto positivo delle vacanze estere è legato al fatto che possano offrire occasioni diverse per sperimentare nuove pietanze. Scoprirete così come si possono seguire diete differenti rispetto alla classica cucina italiana, ricca di carboidrati e prodotti lievitati che non tanto fanno bene ad un colon e un retto malandati.

Soffrire in compagnia equivale a divertirsi

Molto importante è anche rilassarsi in compagnia di buoni amici, in questo modo si riescono a mettere da parte ansie e stress quotidiani. Inizialmente adottando questo stile di vita si avrà il timore di dover sottostare a scene imbarazzanti in cui si deve correre al bagno, rischiando di diventare il bersaglio di commentini e sfottò, ma questo però non deve rappresentare un limite.

Basterà adottare uno stile di vita sano, che potrebbe comprendere anche l'impegno nel sociale, attraverso associazioni di volontariato, potrebbe essere molto utile in questa terapia emotiva.

Aiutare gli altri potrebbe non solo distrarci dal problema ed aiutarci a pensare ad altro, ma anche farci capire come aiutare gli altri sia bellissimo, imparando come trovare la giusta volontà anche per superare i nostri problemi fisici personali.
Se la colite ci ha reso degli orsi dobbiamo ritrovare le forze per uscire nella foresta e recuperare la gioia di vivere, condividendo i bei momenti con gli altri. In questo senso, la partecipazione in qualche associazione di volontariato, può essere un ottimo rimedio.


paesaggio autunnale

Il freddo causa diarrea

La diarrea è un disturbo molto frequente, caratterizzato dal bisogno di evacuare spesso, anche molte volte nell’arco di un’ora. La tipologia di escrementi fecali che fuoriescono dal retto possono essere di varie tipologie, a seconda della circostanza.
E’ per questa ragione che le feci si distinguono tra liquide o semiliquide e possono essere accompagnate da dolori e crampi addominali.

Si tratta di un problema intestinale molto debilitante, in quanto chi è colpito da episodi diarroici spesso non riesce a fare tranquillamente cose e compiti di routine quotidiana come:

  • ad andare a lavoro
  • uscire con gli amici
  • viaggiare
  • andare al ristorante
  • mantenere la concentrazione.

Le cause che possono portare a questo disturbo sono numerose, ciò che però molti non sanno è che il freddo può causare la diarrea.
Pare infatti che colpo di freddo sia tra i fattori più importanti che provocherebbero la dissenteria.

Perché il freddo induce la diarrea?

La digestione è un processo complesso, anche se il nostro organismo lo svolge quotidianamente e a noi sembra tutto automatico e molto semplice da attuare. In linea di massima, una spiegazione che chiarisca il nesso tra temperature più rigide e metabolismo esiste. Bisogna pensare che durante la fase digestiva l’afflusso del sangue nella zona addominale aumenta, per permettere all’apparato digestivo di lavorare di più rispetto al normale. Tale afflusso sanguigno nell’area intestinale rende la zona della pancia più sensibile agli sbalzi di temperatura ambientali.
Per quello, quando arriva il freddo si segnalano più casi di colite.

Diarrea e freddo

Quando ci esponiamo al freddo dunque potremmo manifestare diarrea perché questo tipo di evento atmosferico, in aggiunta alla forza del vento e alle correnti, procura un’irritazione alla mucosa interna delle pareti di stomaco e intestino. Di conseguenza vi può essere un improvviso aumento della mobilità intestinale, sottolineata da episodi diarroici, crampi e in alcuni casi anche nausea.
Questo disturbo provoca anche un cattivo assorbimento dei nutrienti degli alimenti, ecco perché, se si ha spesso la diarrea è bene recarsi da un medico o naturopata per capirne le cause e quindi porvi rimedio.

Cosa fare se il freddo ci fa andare tante volte in bagno?

La prima cosa da fare sarebbe prevenire il disturbo, cioè avere cura di masticare bene il cibo, infatti, la prima fase della digestione avviene proprio quando sminuzziamo il bolo nella bocca.
In secondo luogo, specialmente nei periodi in cui vi sono degli sbalzi di temperatura, come in autunno o durante l’altra “mezza stagione” che prevede l’estate, è meglio non scoprirsi anche se ci si sente accaldati durante il pasto.

La sensazione di essere surriscaldati è frequente quando vi è del piccante nei pasti oppure lo si accompagna con il vino, o ancora ci si trova in luoghi affollati.  Se ci si accorge di aver preso freddo, ad esempio perché dopo aver cenato al ristorante si è rimasti fuori a lungo e c’era aria fresca, come può capitare nelle sere di fine settembre, una volta tornati a casa si può prendere una bevanda calda, non bollente, come una camomilla o una tisana per aiutare lo stomaco a mantenere un livello termico invidiabile.

Cosa fare se il freddo causa diarrea

tisana e maglione

Se nonostante gli accorgimenti, o nel caso in cui tutti questi accorgimenti non siano stati presi, si manifesta la diarrea causata dal freddo, l’unico consiglio è quello di restare a casa aspettando che passi. Solitamente i sintomi non durano più di 2/3 giorni. In questo caso il primo giorno è preferibile bere dei liquidi come acqua e tè con limone, in questo modo si evita la disidratazione dovuta alla perdita di liquidi che sussegue le scariche diarroiche.

Bisognerà agire per gradi e pian piano si dovrà ripristinare un’alimentazione adeguata.
I primi giorni della nostra dieta post colpo di gelo, mangeremo riso, patate, carote lessati e in seguito carne e pesce magri, fino ad arrivare alla normale alimentazione quotidiana. Se il freddo causa la diarrea, dopo aver superato la fase critica, è consigliato anche riequilibrare la flora batterica intestinale. Per fare questo si possono assumere cibi probiotici, come gli yogurt, che possono aiutare moltissimo il corpo a recuperare una flora batterica in salute.

Ad ogni modo, quando l’autunno è alle porte o l’estate non è ancora definitivamente arrivata con tutto il suo calore, non aprite troppe finestre e continuate a vestirvi a cipolla.
Meglio indossare un maglione in più che avere la cacca sciolta per 2 settimale.


aspirare sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica fa venire la diarrea

La sigaretta elettronica si è rapidamente diffusa in Italia, i primi a farne uso sono stati i parlamentari che con questo dispositivo hanno aggirato il divieto di fumo in luoghi pubblici. Con il tempo la moda si è diffusa a macchia d'olio e in tutte le piccole e grandi città vi sono negozi dove è possibile comprare sigarette elettroniche, ricariche, accessori per tabagisti.

La possibilità di raggirare la proibizione di fumare in realtà è venuta meno perché, trascorso un periodo di vuoto legislativo, è stato precisato che è vietato l'uso di sigarette non elettroniche, pipe e tabacco rullato nelle cartine, sia in locali chiusi, che in istituzioni scolastiche, comunità di recupero, istituti di correzione minorile e centri per l'impiego e per la formazione professionale.

Resta la  possibilità per altri locali di vietare l'uso della sigaretta elettronica, come ad esempio nei ristoranti, dove, la fragranza spesso troppo profumata dell'articolo per tabagisti, potrebbe infastidire chi mangia. La sigaretta elettronica si usa con ricariche contenenti un liquido che ha una percentuale di nicotina più bassa rispetto a quella contenuta in media in una sigaretta, anche se resta ugualmente regolabile.
Questo escamotage viene utilizzato dal fumatore incallito per “scalare” la quantità di nicotina, nella speranza prima o poi di smettere di fumare.

Ricordiamo come una sigaretta tradizionale, come quelle della Marlboro, in media contiene 0,8 mg, mentre la sigaretta elettronica in media contiene 1 ml di liquido con una concentrazione di nicotina dell'1% ma, come spiegheremo in seguito, la forbice di differenza è anche molto ampia. Una ricarica equivale a 10 sigarette fumate e di conseguenza la qualità assunta di nicotina è di molto inferiore rispetto ad aspirare una classica sigaretta. Inoltre si possono scegliere ricariche con quantità inferiori di nicotina fino ad azzerarne la presenza.

In questo caso la tossicità del prodotto è largamente inferiore a quella legata al consumo di una stecca.
La possibilità di scegliere tra diversi gusti e il fatto che sia diventata una vera e propria tendenza, seguita anche da attori e personaggi dello spettacolo, ha portato questo prodotto ad accrescere la propria popolarità, anche tra gli adolescenti.

La sigaretta elettronica fa smettere di fumare?

Inizialmente si pensava che la e-cig aiutasse anche a smettere di assumere nicotina e con il tempo di avere una dipendenza dal tabacco, perché permetteva di mantenere la gestualità del fumo, ma di limitarne la pericolosità.
In realtà le persone che realmente smettono sono poche.
Molte continuano ad utilizzare la e-cig, ma non interrompono quasi mai il consumo delle sigarette di un tempo. Si tratta di persone che si illudono di aver cambiato le proprie abitudini, ma di fatto continuano a far male ai polmoni.

Al più, questo tipo di comportamento di fumare per lo più sigarette ricaricabili e saltuariamente le vecchie “bionde”, porta principalmente ad un risparmio in denaro.
La maggior parte delle persone, dopo aver tentato la via delle e-cig, che comunque contengono nicotina e creano anche loro dipendenza psicologica, tornano in breve tempo alle più classiche sigarette.

Si deve sottolineare che tra sostenitori e detrattori non vi è accordo sui benefici o danni delle sigarette elettroniche, ma delineare i potenziali rischi è l'Istituto Superiore della Sanità ISS. Dai dati forniti da questo organismo, emerge che tra i vari effetti collaterali ve n'è uno particolarmente fastidioso: la sigaretta elettronica fa venire la diarrea.

bella donna che fuma

Conseguenze dell'assunzione di nicotina

L'effetto è duplice: la sigaretta elettronica, come le normali sigarette, contiene nicotina e questa sostanza ad elevati dosaggi blocca i recettori nicotinici della acetilcolina e tra le conseguenze di questa reazione c'è la vasodilatazione e la diarrea, L'effetto si può notare anche nei neonati allattati al seno da madri fumatrici.

Questo è dovuto al passaggio della nicotina attraverso le mucose, che interferisce con lo sviluppo del fanciullo.
Si ricorda come con il passare del tempo, la sigaretta, che sia tradizionale o elettronica, può portare a disturbi cronici all'intestino e in particolare sembra essere un fattore di rischio per la colite.
Altri studi scientifici hanno inoltre confermato che tra le cause del cancro al colon ci sia proprio il fumo di sigarette. Attraverso l'osservazione di diversi pazienti emerso che i fumatori hanno una probabilità del 27% di manifestare un tumore al colon, rispetto a coloro i quali non hanno mai fatto un tiro o una boccata ad una sigaretta.

La sigaretta elettronica fa  venire la diarrea anche se non si fuma

L'Istituto Superiore della Sanità, insieme al Centro Antiveleni ha analizzato le richieste di aiuto da parte dei fumatori di sigarette elettroniche. Il pericolo derivante dalla nicotina presente nel dispositivo, sembra che non arrivi solo dall'uso dello stesso, ma anche dalle manovre di ricarica e dalle perdite di vapore prodotto dalla sigaretta elettronica.

Le ricariche si vendono negli specifici tabacchini oppure online (a prezzi molto più bassi) e contengono una quantità di nicotina che varia in base a marche e gusti da 6 a 26 mg/ml. Durante le operazioni di ricarica, questo vapore tossico entra in contatto frequentemente con la persona che maneggia la ricarica e viene successivamente assorbita attraverso la cute, alveoli, tratto gastro-intestinale, tratto faringeo.
Quando nel tempo si  accumula un' elevata concentrazione di questa sostanza, i problemi potrebbero essere parecchi.

Se inizialmente le persone che richiedevano cure mediche erano poche, complice probabilmente l'utilizzo non di massa iniziale, con il tempo i dati sono diventati preoccupanti.
Se soffrire di colon irritabile o avete sintomi come pancia gonfia, si consiglia di evitare di fumare, anche quando si tratta di una sigaretta a ricarica.
Non smetteremo mai di ammonire come fumo e colite non vadano mai d'accordo. Piuttosto, smettete di fumare...

 

Manovre di ricarica a rischio

Il sovra-dosaggio di nicotina a cui si è esposti durante le manovre di ricarica ha come conseguenza che la sigaretta elettronica causa diarrea, nausea, vomito, tachicardia, sudorazione fredda, ipertensione, salivazione eccessiva. Ad oggi si registra che il 36% di coloro che usano la sigaretta elettronica hanno manifestato i sintomi legati all'uso.

La sigaretta elettronica fa venire la diarrea soprattutto in persone con un età tra 20 e 49 anni di età, fascia a cui appartengono il 63% delle persone che manifestano la sintomatologia, ma non mancano storie eclatanti. Infatti, tra i casi registrati alcuni riguardano i bambini al di sotto dei 5 anni di età che sono entrati in contatto accidentalmente con il liquido di ricarica della sigaretta elettronica.

I pericoli legati all'uso diretto o indiretto di questi articoli per fumatori non finiscono qui, perché vi sono stati anche alcuni casi di persone che hanno involontariamente scambiato il contenitore del liquido per la ricarica con flaconcini di medicinali, con le drammatiche conseguenze che possiamo tutti immaginare.


panini lievitati molto

Dieta per intolleranza ai lieviti

Il lievito è una sostanza presente in eccellenti quantità in cibi e bevande di uso quotidiano. Si tratta di funghi il cui ruolo è attivare la fermentazione degli zuccheri.

I sintomi dell’intolleranza ai lieviti
I cibi da inserire nella dieta
Gli alimenti da escludere dalla dieta

panini lievitati moltoQuesto processo è essenziale nella produzione di pane, grissini, dolci, ma anche molti alcolici come vino e birra. Con il tempo l’organismo può sviluppare intolleranza al consumo di lievito, anche se, con i dovuti distinguo, queste dovranno essere distinte dalle allergie che coinvolgono il sistema immunitario, le quali, se non tenute sotto controllo, possono provocare reazioni molto forti.
Si noti come la comunità scientifica, più che puntare il dito contro il lievito, lo rivolge piuttosto contro la fermentazione. Non è un caso se la dieta consigliata ai soggetti che accusano questo tipo di reazione allergica, prevede di escludere dal regime alimentare anche quelle pietanze che, pur non contenendo il lievito, contengono alte percentuali di sostanze che favoriscono la fermentazione come ad esempio il malto e lo zucchero.

Con la giusta dieta per intolleranza ai lieviti è però possibile ritrovare il proprio benessere e in molti casi anche migliorare la silhouette, che specie con l’arrivo dell’estate, può rappresentare un incentivo in più per le nostre lettrici.
Proprio come accade nell’analisi dei sintomi delle intolleranze alimentari in generale, anche questo tipo di problematica, prima ancora di essere affrontata, va capita in che cosa consiste.

Sintomi di intolleranza ai lieviti

Le intolleranze ai lieviti, anche al classico lievito di birra (il cui nome scientifico è Saccharomyces cerevisiae) utilizzato per fare la pizza, prevedono diversi tipi di manifestazioni sintomatologiche.
Non tutti i segnali di un “fastidio” legato alla fermentazione dei cibi si manifesteranno contemporaneamente o in tutte le persone che sviluppano un certo grado d’intolleranza.

In linea generale mangiando cibi prodotti con lieviti, o comunque altri che tendono a gonfiarsi all’interno dell’intestino, vengono prodotti dei gas. Sono loro i principali responsabili del rigonfiamento addominale e della flatulenza.

colite fermentativa
Un altro sintomo importante è l’orticaria, ovvero quella sensazione di prurito fastidioso che può manifestarsi contemporaneamente ad astenia, ovvero alla mancanza di forze.
Altri sintomi minori, detti sintomi secondari, ascrivibili a chi soffre di allergia al lievito di birra sono:

  • diarrea o anche stitichezza
  • meteorismo
  • dolori articolari
  • nausea
  • vomito.

Per accorgersi se qualcuno soffre di intolleranza ai cibi contenenti lieviti dovremo attenderci che i soggetti provano anche bruciore e gonfiore di stomaco. Tante volte, una infiammazione intestinale che potrebbe sembrare passeggera, può essere la conferma che qualcosa non funziona tra le pareti intestinali.

Altro dato indicativo può essere anche un cattivo assorbimento dei nutrienti ed una certa tendenza a dimagrire. Capiterà quindi di perdere peso corporeo senza per questo aver diminuito i quantitativi di cibo proposti a tavola.

Non pensate che fattori apparentemente estranei al colon non possano rientrare nella sintomatologia del risentimento al lievito.
In effetti, i sintomi possono manifestarsi anche in distretti che nulla hanno a che fare con l’apparato digestivo. In molti pazienti sono state riscontrate sofferenze legate a natura diversa come nel caso di mal di testa, tosse, dispnea e gocciolamento al naso.
Soggetti che credevano di essere semplicemente raffreddati per periodi più lunghi del dovuto, hanno di fatto scoperto di avere qualche problema con i pasti che fermentavano nello stomaco.
Per ottenere una corretta diagnosi e la prescrizione di una dieta che sia efficace per problematiche con intolleranza ai lieviti è preferibile descrivere i sintomi ad un naturopata di cui ci fidiamo.


Cosa mangiare se si è intolleranti al lievito?

La prima cosa da dire è che la dieta per l’intolleranza ai lieviti è transitoria.
Non trattandosi infatti di una vera e propria allergia, dopo una prima fase in cui si cercerà di depurare l’organismo e ristabilire l’equilibrio al suo interno, sarà possibile, a rotazione e gradualmente, inserire nella propria alimentazione cibi che contengono persino piccoli quantitativi di lieviti.
Ad ogni modo dovremo costantemente tenere sotto controllo la situazione e valutare attentamente le reazioni anomale che può avere il nostro corpo, a seguito dell’introduzione di cibi diversi.
Non facciamoci prendere troppo dall’entusiasmo quando noteremo che non ci sentiremo più male nel mangiare piccole quantità di lieviti e continuiamo a passi brevi verso il traguardo della guarigione competa.

Nella prima fase della dieta per intolleranza ai lieviti sarà necessario eliminare gli alimenti che li contengono. Questa è una prerogativa importante, se vogliamo liberarci di tanta sofferenza ed sentirci più liberi quando ordiniamo qualcosa al ristorante.

La dieta che suggerisco prevede in primo luogo il consumo di cereali integrali, verdure e proteine fresche, in modo tale da sedare la tensione addominale accumulata a causa di un’alimentazione sballata.
I cibi zuccherini, tra cui anche la frutta, anche se potremmo pensare che facciano bene perchè “genuini”, dovranno essere consumati in modiche quantità perché, anche se non ne siamo solitamente consapevoli, gli zuccheri facilitano la fermentazione.
Lasciamo da parte per ora quella mela rossa sullo scaffale della cucina e tutti i bei proverbi nel cassetto, tra le posate. Abbiamo una missione più importante da compiere, ma se agiremo con attenzione, riusciremo anche noi a guarire dai problemi di accumulo di lievito nel colon.

Nella dieta per intolleranza ai lieviti si può tranquillamente consumare carne di pollo, pesce fresco, uova, lenticchie, ceci.
Le proteine fresche a digestione rapida o media, vanno benissimo e in una nazione circondata dal mare e con una buona rete autostradale, reperire il pesce fresco di qualità, senza spendere cifre esagerate, non sarà un’impresa impossibile.
In commercio inoltre, la diffusione delle catene di alimentari di prodotti biologici, rende possibile trovare prodotti da forno che non necessitano di lievitazione, come il pane azimo di segale, prodotti da forno a base di mais, farina di soia, patate. Tra i cibi che è possibile consumare vi è anche il riso integrale.
Come si vede, non è vero che seguire una dieta priva di lieviti significa automaticamente rinunciare alla nostra dose di carboidrati, attraverso la panificazione.

PANE AZIMO
La diffusione di questo tipo di intolleranze, ha favorito anche la commercializzazione di prodotti specifici e le persone che non possono mangiare cibi lievitati riusciranno a trovare qualcosa che fa al caso proprio, senza sentirsi “discriminati”.
Pizza, ma anche merendine, snack, cracker, piadine, non sono più una chimera per gli utenti con intolleranza acuta verso il lievito, ma diventano dei prodotti alimentari come altri.
Gli stessi articoli, possono essere acquistati anche da coloro i quali vivono in paesini più piccoli, in cui i punti vendita bio risultano essere più rari.
La possibilità di acquistare i cibi senza lievito presso le farmacie ha aumentato le possibilità di curare questo disturbo alimentare, anche per tutti coloro i quali vivevano in nuclei abitati meno popolati e serviti da negozi.

Cosa evitare per non stare male

La dieta per intolleranza ai lieviti, qualora ci fosse necessità di specificarlo, non dovrà prevedere il consumo di tradizionali prodotti da forno, come pane, cornetti, biscotti, taralli e dolci lievitati.

intolleranza a lievito
Oltre a questi pasti, un’attenzione particolare va mostrata verso i cibi ricchi di glucosio.
Meglio dire di no ad un amico, quando ci vuole offrire a tutti i costi una birra o una bevanda alcolica ed evitare di ordinare come antipasto le nemiche giurate per il nostro intestino: le patatine fritte condite con la maionese o senape.
Le rinunce culinarie terminano non assumendo latticini, ma anche yogurt e il comunissimo latte pastorizzato, non potrà altro che farci bene.

Concludiamo quindi la lista dei cibi OUT per una corretta alimentazione per intolleranza ai lieviti, includendo nell’elenco dei cibi proibiti anche:
– funghi
– bibite gassate
– frutta acidula, come gli “innocenti” agrumi, ma anche il melone e i fichi.

Seguendo un regime alimentare specifico per risolvere questo tipo di intolleranza ai lieviti, in poco tempo sarà possibile vedere migliorare lo “spessore” della nostra pancia e smettere di sentirci dei palloni gonfiati pronti a scoppiare, ogni qual volta sbagliamo alimento.

L’aspetto più interessante di questo tipo di trattamento è il fatto che sia naturale al 100%, trattandosi solo di specifiche scelte alimentari, senza la necessità di curarci con farmaci.

Una volta che i sintomi della nostra intossicazione da accumulo di lievito nell’intestino saranno scomparsi, potremo preoccuparci di reintegrare progressivamente quegli alimenti che avevamo eliminato dalla dieta.
Superata una fase definita di “depurazione intestinale” potremo quindi valutare la nostra capacità di sopportare nuove e piccole dosi di lievito, senza per questo stare male.

Chi desideri un supporto professionale comprensivo di una valutazione globale tramite anamnesi naturopatica, piano alimentare personalizzato ed integratori naturali necessari, può chiedere informazioni chiamando al 380.5297662

dott Gianluca Lombardi
Naturopata


medico controlla diverticoli

Diverticolosi del colon

medico controlla diverticoliLa diverticolosi è un disturbo caratterizzato dalla formazione di piccole estroflessioni, o sporgenze, a carico dell'intestino e in particolare dell'intestino crasso, o colon.
Il colon è un tratto dell'intestino lungo 130 cm circa si divide in tre porzioni: il colon ascendente, il colon traverso e il colon discendente che termina nel retto.
I diverticoli sono un problema molto comune, si calcola siano presenti nel 10% della popolazione che ha superato i 40 anni di età, mentre la diverticolite, cioè un infiammazione dei diverticoli, colpisce circa il 50% della popolazione che ha superato i 60 anni di età.

È bene precisare che non in tutte le parti del mondo vi è tale incidenza, la stessa è più elevata nei paesi industrializzati. Questo fenomeno si spiega con le cause della malattia diverticolare da ritrovare nell'alimentazione povera di fibre, queste rendono le feci morbide e collose.

Natura dei diverticoli

colon diverticoli disegnatiI diverticoli possono essere divisi in due categorie: quelli congeniti e quelli acquisiti.
I primi  sono più rari, si formano sia a sinistra, colon discendente, sia a destra, colon ascendente, e hanno dimensioni maggiori di un centimetro. I secondi sono più frequenti, colpiscono soprattutto il lato sinistro e sono più piccoli.

La malattia diverticolare si presenta soprattutto nella porzione sinistra del colon, corrispondente al colon discendente, e nel dettaglio nel tratto sigmoideo, perché presenta una maggiore debolezza dello strato muscolare.
Inoltre tale prevalenza è dovuta alla fisionomia di questa zona, infatti tale tratto ha un lume inferiore rispetto a quello del lato destro, ciò comporta una pressione maggiore e una facilità nella formazione di tali sacche e riempimento con feci in seguito alle contrazioni naturali dell'intestino per spingere le feci.

Come si formano i diverticoli?

I diverticoli hanno l'aspetto di bolle, le problematiche si manifestano soprattutto quando a causa di feci dure, difficili da espellere, le stesse si inseriscono all'interno di tasche formate dai diverticoli stessi.
Le feci, una volta incuneate nei diverticoli, diventano impossibili da espellere, cosa che invece non succede con feci molli. In questo caso si parla di fecaliti, cioè piccole porzioni di feci dure come pietre e che possono generare batteri.

Questi possono erodere la parete della tasca, o diverticolo, fino a farla esplodere con fuoriuscita di feci e pus nell'organismo, creando così un ascesso o una peritonite. Per capire le complicazioni è bene conoscere anche la struttura del diverticolo.

Questo è caratterizzato anche dalla presenza di una piccola arteria, se il fecalite erode questa si ha un'emorragia che si manifesta con perdite di sangue di colore rosso dal retto.  Nei casi più gravi di ascesso o di peritonite sarà necessario essere sottoposti ad intervento di colostomia del tratto interessato.
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Se la diagnosi arriva prima dell'ascesso sarà possibile procedere ad una terapia a base di liquidi e antibiotico che aiuterà a risolvere l'attacco acuto, curare l'infezione e ripulire i diverticoli.

Sintomi della diverticolosi

La diverticolosi nella maggior parte dei casi è asintomatica, si trasforma in una vera e propria patologia quando iniziano ad essere presenti i sintomi di un'infiammazione.
Nel momento in cui i disturbi iniziano a palesarsi è bene iniziare a cambiare stile di vita.

I principali sintomi della malattia diverticolare del colon sono rappresentati, in primo luogo, dai dolori addominali che assumono le caratteristiche di crampi di varia intensità.
Inoltre può presentarsi stipsi o cacca sciolta, coliche, meteorismo intestinale. Se vi è una forma acuta di diverticolite i dolori addominali saranno forti con difficoltà anche nei movimenti.
Nel caso di infezioni in atto sarà possibile avere febbre anche alta.

È possibile prevenire la formazione di diverticoli e la loro trasformazione in diverticolite?

Si è detto che i diverticoli sono molto comuni nella popolazione dei paesi industrializzati, ma conoscere le cause può aiutare a limitare i disturbi e a fare in modo che non vi siano complicazioni o infezioni.
Come risaputo l'infezione deriva dal deposito di feci nelle tasche, se le feci sono molli vi è sempre la corretta evacuazione. Per far in modo che ciò sia possibile è necessario curare l'alimentazione.

Di conseguenza anche stabilire che cosa mangiare con i diverticoli sarà un compito abbastanza arduo, da definire consultando un medico gastroentorogo, specializzato nella cura di questo disturbo.
Esistono alimenti che potrebbero peggiorare la condizione del colon e altri cibi che potrebbero invece aiutarlo. Sapere quali sono, analizzando anche il proprio gruppo sanguigno, sarebbe un valido aiuto per guarire.

In particolare è opportuno che ogni giorno ci sia il giusto apporto di fibre, attraverso frutta, verdura e cereali, preferibilmente integrali. Si deve bere molto, in particolare durante i pasti, nell'arco della giornata è consigliato bere almeno un litro e mezzo di acqua, mentre devono essere evitati gli alcolici, le spezie, té.

Per riportare in equilibrio la flora batterica intestinale è bene utilizzare i pro-biotici. Infine, fare sport, in particolare camminare, aiuta ad avere una motilità intestinale regolare e quindi ad evacuare correttamente.


donna-che-soffre

Le conseguenze per una donna che non si cura una colite

donna-che-soffreLa colite è una patologia infiammatoria che colpisce l’intestino e che può essere causata da una serie di fattori genetici, ma anche dovuta a situazioni esterne, quali la cattiva alimentazione, la troppa assunzione di antibiotici che alterno la flora batterica, le intolleranze o semplicemente lo stress (colite spastica).
In Italia, circa il 15% della popolazione soffre di colite e di questi, la maggiore incidenza è delle donne (quasi il doppio degli uomini).

La colite nelle donne: una patologia invalidante

Seppur non è considerata una malattia molto grave, in quanto assolutamente reversibile, la colite rappresenta comunque una patologia che incide fortemente sulla qualità della vita di chi ne soffre, andando a limitare il suo benessere fisico e psicologico.
Essendo una sindrome che colpisce maggiormente le persone di sesso femminile (soprattutto fra i 20 e i 40 anni), voglio soffermarmi principalmente su quanto possa essere debilitate soffrire di questa malattia.
La colite si manifesta con forti crampi a livello addominale, ma anche con frequenti manifestazioni di stipsi alternate a momenti di diarrea.
Una donna che lavora o semplicemente una ragazza che ancora frequenta l’università, se non cura questa patologia, si troverebbe a vivere un momento di forte tensione di fronte ad un episodio di colite.
Continui episodi di colite inoltre incidono anche su determinati movimenti fisici che vengono compromessi, a causa dei forti crampi presenti nell'area dell'addome.
Senza considerare che la colite si manifesta anche con gonfiore e meteorismo.
Di cosa si tratta e perché incide molto sulla vita quotidiana di una donna?

 

Meteorismo o flatulenza: due difficili conseguenze della colite

 

Il meteorismo o flatulenza è quella terribile sensazione di sentirsi gonfie come un palloncino che sta per scoppiare. Si tratta di una delle principali cause della sindrome del colon irritabile (colite). Per una donna è una sensazione particolarmente fastidiosa, perché le impedisce di sentirsi bene con se stessa, di indossare abiti attillati o jeans stretti.
In certe situazioni il gonfiore e così forte da impedire anche la normale tenuta di un paio di collant!
Le donne che soffrono di meteorismo dovuto alla colite, sono costrette a limitarsi notevolmente nella scelta dei capi da indossare, preferendo abiti o maglie larghe per poter nascondere il loro imbarazzo.
Questo fatto gioca un ruolo importante sulla sfera emotiva della paziente, che non solo deve affrontare il problema del dolore ma deve pure accettare le conseguenze del cambiamento fisico che questa situazione comporta al suo corpo (tendenza ad ingrassare e poi dimagrire in fretta).

 

La colite: una patologia multi-sintomatica

 

In sintesi possiamo affermare con certezza che la sindrome della colite (o del colon irritabile) è una patologia tipica del gentil sesso e per così dire multi-sintomatica, al punto tale da essere spesso confusa con altre malattie (endometriosi ad esempio).
È una di quelle patologie così fastidiose da modificare pesantemente la vita della donna, le sue relazioni sociali, lavorative, affettive in generale. Inoltre non è una patologia solo fisica ma fortemente legata all’aspetto psicologico, tale da definirla una malattia testa-intestino; ancora oggi non è possibile definire il limite fra ciò che è prodotto dal fisico e ciò che invece scaturisce dalla mente.
Perché colpisce soprattutto le donne?
Sicuramente i fattori fondamentali sono 2:

1. Ipotesi biologica dovuta alle fluttuazioni ormonali, che avvengono nel periodo fertile;
2. Maggiore vulnerabilità allo stress e quindi una maggiore possibilità di ammalarsi di colite nervosa.

In tutto questo l’intestino subisce un rallentamento della sua attività proprio durante il periodo mestruale, provocando maggiori disturbi per le donne.

La colite nella vita relazionale

Che la colite influenzi fortemente la vita quotidiana di una donna questo è certo; ma purtroppo il suo peso si fa sentire anche in altre situazioni, che creano forte imbarazzo. Immaginate ad esempio ad una serata in pizzeria oppure un’ uscita al cinema, che potrebbe essere rovinata da un attacco di colite, con conseguente episodio di diarrea.
Spesso le donne che soffrono di questa patologia, rinunciano a vivere la loro vita proprio per non ritrovarsi in situazioni difficili da gestire.
Ma oltre ad incidere fortemente sulla vita sociale delle donne, quali altri conseguenze spiacevoli potrebbe provocare una colite non curata?
Esiste una stretta correlazione fra la cistite e la colite nelle donne; ciò accade a causa della struttura anatomica femminile in quanto l’apparato urinario ed ano sono in stretta vicinanza fra loro e quindi non è impossibile una contaminazione batterica.
Altra correlazione è dovuta all’uso e abuso di antibiotici necessari per curare la cistite che andrebbero a combattere i batteri, creando poi un’alterazione della flora batterica intestinale e quindi un probabile attacco di colite.
In conclusione è fondamentale diagnosticare per tempo tale patologia e cercare di trovare la cura più efficace per evitare non solo tutte le conseguenze fisiche della malattia, ma soprattutto quelle emotive, altamente invalidanti per la donna.


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Mal di pancia o colite: sintomi, cause e cure naturali

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Vi è mai capitato di svegliarvi con un forte mal di pancia e di non capirne bene il motivo?
Il dolore alla pancia è uno dei mali più diffusi nelle persone, anche perché è un dolore talmente generico, la cui causa potrebbe risalire a diversi fattori, non facilmente individuabili.

La prima cosa da capire, per poter parlare di semplice mal di pancia o attacco di colite, sono l’identificazione dei sintomi, che possono essere di natura fisica ed emotiva. Facciamo una breve distinzione per capire meglio a cosa ci stiamo riferendo.

Sintomi emotivi o fisici della colite

I sintomi emotivi di un attacco di colite o di un mal di pancia, potrebbero essere legati allo stress, ad una situazione particolarmente ansiosa che stiamo vivendo, scatenando così una cosiddetta colite nervosa. In pratica si tratta di un malessere fisico legato tuttavia a cause di origine mentale.

È come dire che il malessere della nostra psiche, ricade sul nostro corpo, in particolare sulla pancia e sull’intestino, da molti considerati il nostro secondo cervello.

Ma oltre ai sintomi emotivi, esistono tutta una serie di sintomi fisici certi che ci potrebbero fra pensare ad un attacco di colite, quali sono?

  • Stipsi ricorrente

  • Alternanza fra periodi di stipsi e diarrea

  • Mucose dell’intestino infiammate

  • Dolori addominali e crampi

  • Formazione di gas intestinali

  • Dolori durante l’evacuazione delle feci

  • Bruciore allo stomaco.

È ovvio che vi è una forte correlazione fra sintomi fisici ed emotivi, in quanto il perdurare della sintomatologia fisica a lungo andare, ricade fortemente sulla sfera emotiva, creando delle difficoltà nella vita quotidiana e nella gestione delle relazioni sociali (frequentare le lezioni a scuola, andare a lavorare, uscire con amici…).
Inoltre dalle mucose del nostro intestino viene prodotto più del 90% della serotonina presente a livello organico. Così un'infiammazione intestinale, una costipazione o una condizione di disbiosi possono fortemente alterare la produzione di serotonina e la sua disponibilità a livello encefalico, andando a influenzare non solo il nostro umore, ma anche il nostro sonno.

Le principali cause della colite

cibo spazzaturaLa colite è una malattia considerata funzionale in quanto generata da un cattivo funzionamento dell’intestino; di solito è più frequente nelle donne fra i 20 e i 40 anni ed il suo esordio è legato ad una serie di fattori, fra cui anche la predisposizione genetica. Ma quali sono le altre cause che possono provocare un attacco di colite?

Oltre ai fattori di natura psicologica (abbiamo già accennato alla colite nervosa), abbiamo tutta una serie di cause che possono provocare la colite, ad esempio:

  • La cattiva alimentazione, mangiare in maniera scorretta con poche fibre e poca acqua può favorire il processo infiammatorio della colite.

  • L’alterazione della flora batterica, con un aumento dei batteri patogeni nell’intestino. Questa condizione a volte rende impossibile anche il mangiare pasti che ci sembrerebbero banali, come nel caso della pizza, che invece si rivela un cibo quasi taboo nel caso dei soggetti con coliti.  Per non provare atroci dolori all'addome, si dovrebbe seguire una dieta speciale, come indicato nel P.I.P.

  • Le intolleranze alimentari, spesso scatenano una reazione a livello intestinale con conseguente dolore addominale. Segnale che si confonde facilmente con un fastidio alla pancia, e si differenzia più che per una minore intensità, per un periodo di sofferenza più ridotto.

  • Il ciclo mestruale, infatti durante questa fase di cambiamento ormonale anche l’intestino viene sottoposto a fonte di stress.

Colite nervosa o colite spastica

Una delle forme più note di colite è quella di tipo spastica o nervosa. Si tratta in sintesi di una manifestazione dolorosa dell’addome di origine psicosomatica che provoca forti crampi alla pancia. Pur rientrando tra le forme meno gravi di colite, tale patologia deve in ogni caso essere curata, in quanto assolutamente dolorosa.

La colite spastica, nasce sicuramente dallo stress o dall’ansia nei confronti di una situazione particolarmente difficile da vivere che va ad alterare le funzioni vitali del nostro intestino. Come è possibile trattarla?

A differenza di un classico mal di pancia, la colite è più ostinata e complessa da trattare.
Per prima cosa consiglio generalmente di sottoporsi a tutta una serie di controlli medici per escludere qualsiasi altra forma di colite e, una volta accertato che si tratta solo di colite nervosa, è possibile procedere con la giusta terapia, che vada ad agire sia sull’aspetto fisico che su quello psicologico. Vediamo come fare:

  1. Aspetto fisico:
    per ridurre il gonfiore tipico della colite si può migliorare l’alimentazione con l’introduzione di cibi che facilitano l’assorbimento dei gas intestinali. Fare 5 piccoli pasti al giorno, piuttosto che tre abbondanti; ridurre le combinazioni alimentari, ovvero sia a pranzo che a cena solo un primo o un secondo con contorno di verdure; mangiare lentamente e bere molto durante la giornata; evitare cibi precotti e insaccati, cibi troppo zuccherati e grassi e infine evitare assolutamente le bibite gassate e alcoliche. Limitare inoltre o evitare del tutto l’assunzione di caffè.

  2. Aspetto emotivo:
    siete certi che la vostra sia una colite di tipo nervosa? Allora dovrete giungere all’origine della causa magari facendovi aiutare da uno specialista in psicoterapia o naturopatia olistica, che vi aiuterà a liberarvi dell’ansia e delle tensioni accumulate e trasformare queste tensioni in energia positiva.

Dove si localizza il dolore

Pensate di avere un attacco di colite? Allora cercate di capire innanzitutto dove e come si espande il dolore, che di solito è crampiforme e di intensità variabile a seconda della patologia di cui soffrite. Normalmente accompagnato ad episodi di diarrea o stipsi, con sangue o muco nelle feci (nel qual caso si tratterebbe di colite ulcerosa) e soprattutto con forti gonfiori addominali.

Il dolore legato ad un attacco di colite può inoltre essere acuto, se compare all’improvviso ma tende poi a scomparire dopo qualche giorno (anche se si presenta molto intenso); oppure cronico se insorge lentamente, ma dura per molto tempo, anche mesi.

Curare la colite con rimedi naturali

È possibile intervenire sulla patologia anche con l’aiuto delle erbe e della natura.
Tra i rimedi fitoterapici più noti, abbiamo:

  • La malva, che possiede proprietà emollienti ed antinfiammatorie per le mucose gastriche;

  • L’aloe vera, con azione protettiva e antinfiammatoria del tratto intestinale;

  • L’angelica, che ha un’azione calmate e antispastica;

  • La melissa e la camomilla, utilizzate per mitigare gli stati d’ansia a carico del tratto
    gastrointestinale.


virus-escherichia

Colite ed escherichia coli

virus-escherichiaL'escherichia coli è un batterio che vive abitualmente tra la flora batterica intestinale dell'uomo e di altri animali e pur essendo la maggioranza dei suoi ceppi (ne esistono centinaia) del tutto innocua, qualcuno di essi può invece rappresentare un rischio per la nostra salute, causando, tra l'altro, un particolare ed insistente tipo di colite con sintomi forti ed evidenti.

L'infezione da Escherichia Coli, che può presentarsi con disturbi più o meno accentuati, contempla dolore e crampi addominali, vomito e diarrea spesso con evidenti tracce di sangue.
In presenza del suddetto quadro sintomatologico è indispensabile rivolgersi immediatamente ad un medico o recarsi al più vicino Pronto Soccorso, in quanto l'Escherichia Coli può essere pericolosa, in particolare per i bambini e gli anziani, più soggetti degli altri a sviluppare la cosiddetta sindrome emolitico uremica, una forma di insufficienza renale addirittura pericolosa per la vita stessa.

Come fare quindi a proteggersi, quali precauzioni adottare per limitare al massimo il pericolo di contrarre l'infezione?
Il primo veicolo di contagio per quanto riguarda l'Escherichia coli, considerato che esso vive stabilmente nell'intestino, è rappresentato dalle feci; poiché la macellazione degli animali può comportare una contaminazione delle carni e del latte, questi alimenti devono essere consumati seguendo qualche buona norma igienica.
L'escherichia coli per fortuna è sensibile al calore e muore alle alte temperature, pertanto sarebbe opportuno consumare solo carni, di bovino in particolare, cotte (la temperatura minima deve essere di 71°C) e latte e latticini pastorizzati.

carne cruda escherichia coli
Anche se alcune ricette culinarie prevedono come ingrediente carne cruda o poco cotta, ricordate che la sua assunzione rappresenta sempre un rischio ed è quindi vietata in determinate situazioni, come la gravidanza e l'allattamento, se non si vuole incorrere in inutili rischi per mamma e nascituro.

Anche frutta e verdura da questo punto di vista, se consumate crude, potrebbero rappresentare un pericolo, nel caso esse siano state irrigate con acqua infetta: lavatele sempre molto bene prima di mangiarle (l'acqua del rubinetto è sicura in quanto periodicamente soggetta, per legge, a severi controlli).

Per evitare il contagio da Escherichia Coli (e altro) vi è poi tutta una serie di accortezze alle quali troppo spesso, colpevolmente, non si presta la giusta attenzione e che invece sono assolutamente importanti: di seguito trovate alcune di esse tra le più elementari e, al tempo stesso, indispensabili.
Lavarsi spesso le mani è una regola igienica basilare che ci insegnano fin da piccoli, ma che diventa tassativa in certi casi, come dopo essere stati in bagno, l'aver cambiato pannolini e l'aver accarezzato animali (i cui escrementi devono essere "maneggiati" con cura al momento di gettarli, ad esempio se avete in casa una tipica vaschetta con sabbia per i gatti); passatele accuratamente sotto il getto dell'acqua calda strofinandole con il sapone.

escherichia coli e animali
Ma non finisce qui.
Gli utensili da cucina vanno trattati nel modo giusto, soprattutto se e quando entrano in contatto con cibi a rischio: coltelli e taglieri usati per tagliare la carne cruda, vanno lavati bene con acqua molto calda e detersivo.
Alcuni strumenti potrebbero necessitare di pulizia con alcool.
Ricordate di tenere in contenitori separati gli alimenti che conservate in frigorifero e soprattutto la carne cruda fate in modo che sia ben separata da tutto il resto; lavatevi sempre le mani prima di cucinare ed evitate pericolosi "incroci", ovvero, ogni volta che toccate la carne cruda, lavate a fondo le mani prima di toccare altri cibi.
Lo stesso dicasi per le superfici di lavoro, tavolo e piano cottura, che devono essere perfettamente puliti; di tanto in tanto sarebbe opportuna la disinfezione con un apposito prodotto (ce ne sono di specifici per cucine in vendita anche nella grande distribuzione).
Insomma, un po' di buon senso, igiene accurata e regole sane, sono l'arma migliore contro l'Escherichia Coli e ogni tipo di infezione.

Casi più gravi di contagio

Quando l'infiammazione risulta evidente, i sintomi come la diarrea sono evidenti e, attraverso una diagnosi corretta si evidenzierà la persistenza dell'infezione da escherichia coli, onde non aggravare la condizione della persona, bisognerà correre al riparo e curare i danni già fatti e quelli potenziali del batterio.
La cura migliore contro l'escherechia coli è rappresentata da probiotici mirati, soprattutto quando il soggetto, già condizionato da una debolezza intestinale, inizia a presentare i primi sintomi del colon irritabile.

Inoltre a livello naturopatico sono disponibili integratori molto efficaci ricchi di nutrienti e fitocomplessi utili per contrastare in maniera naturale questo batterio. Questi prodotti per dare risultati certi e duraturi, devono contenere principalmente estratto di semi di pompelmo, echinacea, uncaria e melaleuca.

Semi di pompelmo
L'estratto dei semi di Pompelmo è ricavato dai semi e dalle membrane del frutto disidratato, mediante vari processi che portano alla formazione di nuovi legami chimici, che agiscono su una vasta gamma di microrganismi nocivi come batteri, funghi, virus, lieviti e anche parassiti come vermi e pidocchi, oltre a protozoi quale l'ameba, causa di diarrea e dissenteria.
L'estratto di semi di pompelmo viene considerato un potente antivirale e battericida. 

estratto semi di pompelmo
Echinacea

L’echinacea è uno dei fitoterapici più adatti per sostenere le difese immunitarie e ridurre i tempi di guarigione.
Negli integratori si usano in genere tre specie differenti della pianta: echinacea pallida, angustifolia e pururea. Questa unione garantisce un effetto sinergico e una maggiore efficacia.
I polisaccaridi racchiusi nella radice di Echinacea purpurea, E. angustifolia ed E. pallida rafforzano le difese naturali dell’organismo.
A differenza di altri rimedi naturali, l’echinacea esprime al meglio la sua attività immunostimolante e antivirale quando le infezioni sono già in corso.

Uncaria
Ampiamente sfruttata nella medicina popolare amazzonica, l’uncaria (Uncaria tomentosa) ha dimostrato le sue proprietà anche nel corso di studi scientifici. Le ricerche hanno validato l’efficacia di questa pianta sia per ridurre il rischio di influenza, tonsilliti, faringiti, bronchiti, laringiti, infezioni delle vie urinarie, che per accelerare il decorso di queste patologie e combattere la loro eventuale tendenza a cronicizzare.
La sua assunzione potenzia e rinforza il sistema immunitario in quanto stimola la produzione di anticorpi grazie alla sua azione immunomodulante, conferita alla pianta dalla presenza degli alcaloidi pentaciclici, che inducono nelle cellule endoteliali umane il rilascio di un fattore attivante la regolazione e proliferazione dei linfociti B e T, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. Per questa ragione è indicata nel trattamento delle allergie e delle patologie degenerative di tipo neoplastico e nelle sindromi da immunodeficienza.

Melaleuca
Antibiotico in aromaterapia, per tea tree oil s’intende l’olio essenziale estratto dalla pianta di Melaleuca, uno dei più potenti, in virtù dell'azione antibatterica, antivirale e antifungina ad ampissimo spettro.
Per uso interno 2 gocce in un cucchiaino di miele è indicato in caso di infezioni delle vie respiratorie, mal di gola, cistite, candidosi e coliti da escherichia coli.


colite-e-coca-cola

Colite e coca cola

colite-e-coca-colaLa Coca-Cola, una delle bevande con bollicine più consumate al mondo e certamente la più famosa di tutte, non va proprio d'accordo con la colite, termine generico con cui comunemente viene indicata un'infiammazione del colon o di una parte di esso.
Apprezzata da grandi e piccini per il gusto fresco e frizzante, soprattutto in estate per il suo sapore dolciastro, questa bibita non può tuttavia essere considerata un toccasana per la nostra salute, in quanto ottenuta da un mix di ingredienti indubbiamente di gusto piacevole (per molti), ma non altrettanto genuini.

Vi siete mai chiesti con cosa è fatta la Coca-Cola, questo soft drink rigorosamente analcolico che non manca mai nelle occasioni, nelle feste e spesso anche sulle nostre tavole di tutti i giorni?
Ebbene, oltre all'acqua ovviamente, essa contiene zucchero, caffeina e acido fosforico; il tipico colore marrone dorato si deve alla presenza di caramello (indicato sull'etichetta come colorante E150d), mentre l'aroma caratteristico, ciò che più di ogni altra cosa, in fondo, ha contribuito al successo planetario della bibita, dipende dall'aggiunta di estratti provenienti dalle noci di cola e di estratti derivanti dalle foglie della pianta di coca.

Ora, premesso che di Coca-Cola sarebbe meglio assumerne il meno possibile e limitarsi a sorseggiarla solo in particolari circostanze (berla al compleanno degli amici o all'inaugurazione di un locale o ad un aperitivo non comporta alcun problema, ma abusarne sì), vediamo perché essa è particolarmente sconsigliata a chi soffre di colite e di disturbi digestivi ed intestinali in genere.

coca cola e colite
La colite, o più correttamente la Sindrome del colon Irritabile (SCI) è un disturbo che colpisce un'ampia fetta di popolazione sia maschile che femminile (le stime indicano almeno il 15% di essa a livello mondiale) e che consiste in una fastidiosa infiammazione del colon che si evidenzia con sintomi caratteristici come dolori addominali (che di solito si attenuano dopo la defecazione e/o dopo aver espulso i gas intestinali), stipsi e/o diarrea (spesso fra loro alternati), defecazione difficoltosa, fastidiosa o incompleta, eventuale presenza di muco nelle feci, flatulenza e addome gonfio; anche se non sempre inoltre, il soggetto affetto da colite può avvertire senso di nausea, sazietà precoce, difficoltà nella deglutizione e borborigmi (quei tipici rumori che accompagnano il passaggio di gas dentro l'intestino).

Pericoloso" collegamento tra colite e Coca-Cola.

Come è noto la "prima medicina" per combattere e sperabilmente sconfiggere la colite consiste nell'attuazione giornaliera di un regime alimentare sano ed equilibrato, che preveda l'assunzione della giusta quantità di fibre, vitamine, sali minerali e proteine, e che escluda tutti quei cibi che potrebbero risultare ulteriormente irritanti per le pareti del colon, quindi zuccheri raffinati, peperoncino, pepe e spezie, cioccolato, alcol, fritti, carni rosse e grasse, insaccati, formaggi stagionati, piatti elaborati e bibite gassate, prediligendo invece frutta, verdura, cereali, pasta e acqua.

La Coca-Cola va evitata in caso di colite di qualsiasi tipo soprattutto per due motivi, ovvero l'alta concentrazione di zucchero e la gassosità.

Tutte le bevande frizzanti infatti, Coca-Cola compresa, provocano l'aumento dei gas intestinali e finiscono per peggiorare sia il dolore che il gonfiore addominale, mentre gli zuccheri semplici, come è noto, devono essere limitati il più possibile anche per non scombussolare ulteriormente la flora batterica intestinale.

Per le stesse ragioni appena riportate, la Coca-Cola non dovrebbe essere assunta in caso di cistite, un'infezione delle vie urinarie che per ragioni anatomiche colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini presentandosi con bruciore e dolore alla minzione e diffuso malessere addominale e generale; zuccheri e gas presenti nella Coca-Cola potrebbero peggiorare i sintomi.
Sia in caso di colite che di cistite la bevanda più indicata è l'acqua: bevetene almeno 1,5 l al giorno e, possibilmente, non fumate o, almeno, cercate di ridurre drasticamente il numero di sigarette giornaliere.
A un minore quantitativo di rutti, riceverete senza dubbio un maggiore vantaggio, perchè sarà il segnale di una riduzione dell'aria nello stomaco.