alito pesante

Alito pesante: tra cause remote e psiche

L’alito che puzza e ciò che genera l’alito cattivo riguarda i batteri dell'apparato orale ed i parassiti cattivi che agendo all’interno dell’organismo ospite (quello umano in questo caso) producono un respiro pesante.

L’alitosi genera odore pessimo e può anche comparire dopo estrazione di un dente, in questo caso è normale, ma se persiste sarebbe meglio approfondire il problema attraverso controllo naturopatico.

I cibi più puzzolenti
Il fattore psicologico
Presenza di pus nella bocca
I rimedi naturali contro l'alitosi

Questo disturbo può colpire a qualunque età ma tende ad aumentare nelle persone più adulte. All’incirca il 6% della popolazione soffre di questo problema a livello cronico, invece il 25% tende a sviluppare alito cattivo in modo blando e temporaneo.

Se un odore poco piacevole persiste nella bocca dei bambini, ciò può dipendere dai residui di cibo che sono rimasti anche dopo aver lavato i denti e considerato come i residui di cibo fermentando all’interno della bocca generano alito cattivo, tale condizione può verificarsi anche negli adulti.

alito pesante

L’alitosi risulta più frequente le persone più grandi, mentre nei bambini si manifesta solo per determinati periodi e raramente si cronicizza.

Nella donna gli ormoni influenzano l’alito cattivo, che si può manifestare in modo persistente generando vampate sgradevoli durante la gravidanza o durante il ciclo mestruale. L'alitosi può essere così collegata a fattori ormonali e a condizioni di questa natura.

Cause alimentari

Non mi stancherò mai di ripetere che una corretta alimentazione è la base più importante per evitare una serie di problemi di salute, agendo da prevenzione nell’insorgenza anche dell’alito cattivo come di altre patologie.

Quali cibi tenere sott'occhio? Certamente:

  • aglio
  • cipolla
  • intolleranza ai lieviti contenuti negli alimenti che mangiamo
  • uova (soprattutto che non siano marce).

Oltre a cibi come aglio, cipolla e cavolfiore, il consumo smodato di cibi proteici che contengono aminoacidi solforati, come ne sono carni e formaggi o bevande alcoliche, possono generare facilmente l’alito guasto.
Altro fattore scatenante è il consumo smodato di zuccheri, o una carenza di zinco e alimenti che ne contengano.

L’alito cattivo viene generato da tali consumi alimentari che, prima entrano in circolo nel sangue, e poi vengono trasferiti verso i polmoni e a fine del percorso esalati, attraverso il respiro.

A che distanza si può sentire l’alito cattivo?

Per rispondere a questa domanda occorre dire che molto dipende dal grado di alitosi che una persona ha.

In alcuni casi anche a qualche metro di distanza è possibile sentire l’alito pesante di un altra persona, altre volte invece occorre stare molto vicini per percepirlo.

Aspetto psicologico

C’è un altro tema che riguarda questo disagio, quello relativo agli effetti psicologici legato alle persone che ti allontanano o ti offendono perchè quando parli puzzi.

Un odore poco piacevole genera stigma sociale.

Negli ultimi tempi vari studi hanno comprovato che l’alito molto pesante va a generare un impatto molto rilevante nell’autostima e nella fiducia in sé stessi in chi ne soffre, e si rivela come fattore capace di provocare stress ed ansia continua.

Il modo in cui l’alitosi danneggia sul piano psicologico chi ne soffre tende a sorprendere gli specialisti sanitari ed i familiari dei pazienti, in particolar modo se la si rapporta alla vergogna che spinge a non recarsi da uno specialista. Si può immaginare come un quadro di questo tipo consegni ad un isolamento sociale molto forte.

Di alitosi soffrono moltissime persone, quindi possono essere colpiti anche gli attori, e non è raro che quelli che posseggono aliti puzzolentissimi abbiano difficoltà nel girare scene di baci.

L’alito cattivo sembra essere percepito come antisociale e quindi mette sulla difensiva le persone che sviluppano questo problema, un esempio è proprio questo degli attori, ma non vale solo per loro, nella vita quotidiana chiunque si può trovare vicino ad altre persone e provare sentimenti di vergogna causati dall’alitosi.

Chi ha l’alito fresco non teme di baciare una donna o un uomo, diversa la situazione se si è consapevoli di avere l’alitosi, anche perché lo scherno sociale non manca quando si manifesta questa problematica.

Altri sintomi e motivi di questa condizione

Spesso l’alitosi viene determinata da cause come ad esempio:

  • la bocca secca
  • un reflusso gastrico
  • una forte condizione di stress
  • insufficienza renale (odore di urina)
  • malattie del naso e della gola
  • problemi a stomaco e/o fegato.

Talvolta può anche manifestarsi una condizione particolare, quella della lingua bianca.

La lingua, in alcuni casi più gravi, va ad assumere un colore biancastro oppure tende a ricoprirsi di una patina chiara.

Entrambi i fenomeni si possono ricondurre a condizioni fisiologiche, oppure in alternativa, patologiche; ad ogni modo occorrerà accertarsi quale sia la provenienza di questo sintomo per affrontarlo nel migliore modo possibile.

Il pus nelle gengive

Un altra manifestazione problematica è quella del pus nelle gengive.

Tale condizione può anche indicare la presenza di un ascesso gengivale o localizzato nei denti.

Il pus altro non è che una raccolta di batteri, residui cellulari e leucociti. Il pus trova la sua origine per un fine ben preciso: l’organismo, quando c’è un infezione, cerca di porre un rimedio (il pus) per evitare che si diffonda. In pratica il sistema immunitario trova questa risposta per scongiurare che una potenziale minaccia si diffonda.

Esiste un ascesso dentale e un ascesso del parodonto maggiormente conosciuto come ascesso gengivale.

Ma i problemi dentali e legati all’alitosi non si fermano qui, altre concause che possono rovinare l’alito sono:

  • i denti anneriti
  • del muco nasale maleodorante
  • la candida
  • del sangue ai denti
  • il tartaro che fa puzzare l'alito, e che richiede di mantenere puliti i denti in profondità
  • cause legate all’essere fumatore

Diagnosi

Una prima diagnosi che potete fare da soli, al fine di capire se avete sviluppato l’alito cattivo, è quella che prevede di fare la conchetta alitando nella mano messa a “conca” appunto, in modo da auto giudicare la qualità del nostro alito.

In alternativa sarà utile leccarsi il palmo della mano per capire se avete l’alito è malsano o è normale.

donna con alito che puzza

Per una diagnosi più accurata personalmente utilizzo e consiglio un'anamnesi naturopatica ad hoc, una visita iridologica ed una consulenza sulle principali abitudini alimentari della persona.

I rimedi per combattere l’alitosi

Chiedersi come togliere l’alito pesante è la prima domanda che sfiora la mente di chi soffre di questo disturbo imbarazzante.

State cercando delle soluzioni naturali? Ebbene ne avete a disposizione moltissime:

La clorofilla ad esempio è capace di neutralizzare anche un alito pesantissimo, visto che agisce andando a pulire il sangue che a sua volta può essere stato intossicato. La clorofilla tende anche a rinfrescare l’intero cavo orale.

Un altro dei metodi naturali che attira attenzione è quello del collutorio di Menta Piperita. Una piantina molto odorosa e dal sapore gradevole. Parimenti dei gargarismi con infuso di bacche di ginepro, o semi di finocchio e cumino.

Se l'origine dell'alitosi è l'intestino allora un ciclo di 2-3 mesi con succo di aloe vera può risultare un rimedio efficacissimo

Se ti stai ancora chiedendo come curare l'alitone, e se il cb12 funziona?

Devi sapere che il cb12 svolge un azione tangibile come collutorio, e che impiegato la mattina protegge per 12 ore dall’alitosi, ma da solo non basta nella stragrande maggioranza dei casi. Come si è accennato, molti problemi connessi allo scatenarsi dell’alito cattivo dipendono dalla salute di altri organi (es. il fegato) e da fattori anche psicologici (es. stress accumulato).

In conseguenza di ciò occorre risolvere il problema originale per riuscire ad eliminare in maniera definitiva una grave alitosi.

Conclusione

Per contrastare un odore pessimo generato dall’alitosi, si può usare il filo interdentale andando ad eliminare gli avanzi di cibi che si incastrano negli spazi interdentali, visto che le cause dell’alitosi, come abbiamo visto, possono essere semplicemente legate ad una scarsa e inidonea igiene orale.

L’alito che puzza, così come le vampate di puzza, vanno compresi trattandoli come fenomeni legati a qualche altro problema, ma potrete certamente impiegare del collutorio per curare meglio la vostra igiene dentale, effettuando risciacqui aromatizzati, per ottenere una soluzione immediata e un alito profumato.

I consigli che vi lascio sono:

  • pulire la lingua
  • impiegare del bicarbonato

ma se il problema non si risolve sul lungo periodo osservate da altre parti le cause, ad esempio verificando se consumate alcuni cibi che notoriamente peggiorano l'alito rendendolo puzzolente, come ad esempio:

  • aglio
  • cipolla.

Perché questi bulbi fanno puzzare la bocca? Cosa contengono?
Sostanzialmente l’aglio amplifica l’idrogeno solforato libero innescando una reazione responsabile dell’alito cattivo.

In questi casi occorre accoppiare ad aglio o cipolla cibi e bevande che ne smorzino l’effetto, ad esempio l’acido citrico presente nei limoni.

Infine se tutto queste accortezze non funzionano la soluzione di tipo endocrino va ricercata facendosi aiutare da specialisti o naturopati e tenendo conto di altri fenomeni associabili all’alitosi stessa, come ad esempio reflusso gastrico, fastidi allo stomaco e altri segni che possano aiutarvi a capire a quale specialista rivolgervi.


donna in stato confusionale

Stato confusionale da ansia

Lo stato confusionale derivante dall’ansia colpisce a diverse età e un ampia gamma di persone, può giungere a partire dall’adolescenza arrivando fino ad una veneranda età (anche oltre gli 80 anni).

Una condizione di ottundimento nella popolazione anziana spesso la abbiamo notata (essendo un fenomeno ampiamente conosciuto) ma non sempre tale problematica è stata associata all’ansia.

Anche negli stadi di demenza si verifica agitazione e un vero e proprio stato confusionale, ma tale malessere può colpire anche i giovani.

donna in stato confusionale

Quando viene lo stato confusionale da ansia

Tale disturbo d’ansia può giungere in qualunque momento, ma generalmente si manifesta quando un forte stress, spesso associato ad una condizione non modificabile e traumatica, fa avvertire il peso di un malessere psichico continuativo, che di fatto è una risposta immunitaria sotto certi aspetti, solo che quando la paura si innesca ecco che l’ansia può diventare un problema se raggiunge livelli alti.

Un disturbo d’ansia può verificarsi appena svegli, all’improvviso oppure se si è ricoverati a lungo in ospedale in quella fase definita come post operatoria, ma in linea generale tale disturbo avviene quando una situazione a livello inconscio o conscio risulta particolarmente gravosa per la psiche dell’individuo.

Manovre di primo soccorso

Un primo soccorso a chi si trova in questa condizione deve tener conto dello stato emotivo che il soggetto colpito da ansia sta vivendo, e quindi occorre estrema delicatezza ed empatia nei riguardi della persona che si trova in stato confusionale.

Il personale medico è certamente in grado di far fronte a tale situazione delicata, ma chi invece non ha accumulato tali consapevolezze, potrà vivere la situazione con disagio, per cui dovendo assistere la persona che ne ha bisogno dovrà approcciarsi ad essa in maniera serena, senza aumentare i livelli di stress e agitazione in chi soffre di disturbo d’ansia.

Possono capitare situazioni nelle quali una persona che soffre di ansia, tenda dopo un attacco a percepire smarrimento, ciò può avvenire in famiglia, sul luogo di lavoro, in momenti di svago, in situazioni che richiamano a traumi passati.

In queste circostanze oltre al mantenere la calma e al non approfittare di tale malessere di chi vive questa sintomatologia, occorre contattare specialisti del settore per evidenziare la situazione.

Il senso di smarrimento ha durata variabile a seconda dei pregressi del soggetto colpito da tale problema, anche per questa ragione avvertire le competenti strutture è importante.


Che fare per aiutarsi e aiutare chi prova questo?

È giusto porsi tale domanda, visto che i fenomeni legati all’ansia in Italia sono in costante aumento sull’intera popolazione con picchi che riguardano il sesso femminile e che tendono a svilupparsi sempre prima (studi clinici parlano di pubertà per quel che riguarda l’insorgenza di malesseri collegabili all’ansia).

Le cause della confusione dovuta a tale condizione debilitante dipendono del più esteso fenomeno dell’ansia che può causare diversi problemi fisici ed emotivi, quali:

  • squilibrio (mancato equilibrio fisico e mentale)
  • smarrimento
  • ottundimento
  • stanchezza diffusa
  • agitazione (momenti di)
  • incertezza su ogni aspetto della vita (fenomeno estremamente invasivo sul piano psicologico)

per citarne alcuni.

Invece per quel che riguarda i fenomeni fisici si può manifestare, oltre allo squilibrio, anche la cervicale, oppure si possono alterare sensibilmente i tassi di glicemia che tende a salire.

Si può manifestare della labirintite e l’ansia ha evidenti correlazioni anche con il parkinson. Le persone che soffrono di questa malattia tendono ad avere la medesima sintomatologia che si manifesta negli stati d’ansia ed è sono più esposte ad essa.

La depressione può manifestarsi in chi ha il Parkinson e può peggiorare i sintomi della malattia. I ricercatori hanno ipotizzato che il 40-50% delle persone con il Parkinson soffrano di depressione. Si vanno ad aggiungere alla patologia rendendo difficile affrontare sintomi fisici per l’individuo e per chi gli è accanto.

Chi soffre di Parkinson può manifestare anche questi sintomi che seguono:

  • disturbo dell’umore
  • ansia
  • problemi relativi e riconducibili al sonno
  • psicosi
  • cambiamenti nel comportamento e nel modo di pensare

Perdita della lucidità: elementi che la evidenziano

I sintomi principali attraverso i quali ci si accorge di non essere lucidi sono molto netti e prevedono:

  • il classico torpore mentale
  • un senso di stordimento mental,
  • biascicamento (frasi confuse e non descrittive)
  • un formicolio che si manifesta attorno alle labbra
  • uno stato catatonico
  • una sensazione di febbre (ovviamente non c’è la febbre ma chi perde la lucidità e poi la riacquista sente questo).

Si ha anche un aumento dell’idea di pericolo imminente, e tale stato può ingenerare un vero e proprio attacco psicotico con annessa perdita della memoria momentanea, definita anche come amnesia temporanea e relativi vuoti di memoria.
È come se l’individuo si frammentasse e a governarlo durante lo stato confusionale, vi fossero solo immagini mentali negative e destabilizzanti per l’ego.

Si manifestano anche allucinazioni?

Vere e proprie allucinazioni non si manifestano nei disturbi d’ansia, sono invece tipiche in stati di delirio associati a schizofrenia, demenze generative e appunto delirium tremens o nei casi di alcolismo cronico, invece se si hanno disturbi legati all’ansia può esserci della confusione nelle immagini, una visuale sfocata.

Colite e ansia

La colite, nota anche come sindrome del colon irritabile, il più delle volte è causata da un forte stress psichico o dinamiche di tipo emozionale non risolte.
Il nostro intestino è scientificamente considerato un secondo cervello, dato anche il fitto collegamento tra i due cervelli tramite la rete neurovegetativa.

Alcune sostanze ormonali prodotte sotto stimolo nervoso vanno quindi ad agire sia sul cervello sia, inconsciamente, sul nostro intestino. Di conseguenza tutto ciò che succede a livello cerebrale tende a ripercuotersi sulla funzionalità intestinale.
Alcune volte colon irritabile come colite ulcerosa sono il risultato di una somatizzazione di dinamiche psicoemotive del tutto particolari. Andando a risolvere e trasformare questi blocchi sul piano interiore si potrà ottenere una insperata risoluzione, in maniera definitiva.

Poliuria da stress, cosa è?

Un eccesso di minzione (poliuria) può essere scatenato da diversi fattori:

  • endocrini
  • cardiaci
  • comportamentali
  • renali
  • psicologici
  • altre…

a noi interessa capire quali cause di tipo psicologico inducano tale eccesso di minzione.

Generalmente questo problema si manifesta solo nel lungo periodo e a seguito di un prolungato stress psicologico e fisico che può essere ritenuto la base di una forma di poliuria transitoria.

Un senso di ovattamento è l’altra ed ennesima condizione che si può presentare a chi soffre d’ansia.

Ulteriori sintomi collegabili ad uno stato confusionale da ansia sono:

  • sbadigli continui (che si manifestano per tempi ben determinati, e sono circoscritti a quei tempi)
  • un senso di disorientamento
  • un senso di nausea che può anticipare il vomito.

Differenze tra lo stato confusionale d’ansia ed il delirium

Le patologie che accompagnano questo disturbo sono come accennato in precedenza:

  • depressione
  • problemi neurologici.

Lo stato depressivo accompagna anche gli stati confusionali d’ansia, infatti chi soffre di questo malessere spesso cade in stati depressivi, ma se ci sono fattori che accomunato ansia e delirium, altri li separano in maniera netta.

Il delirium viene anche definito come: stato confusionale acuto”, e tale stato si differenzia dall’ansia, anche se l’ansia rientra nella sintomatologia classificabile nei comportamenti derivanti da delirium, a tale ansia si aggiungono nel delirium:

  • paranoie
  • deliri
  • fobie
  • stati alterati del sonno (disturbi costanti)
  • allucinazioni.

Come si può notare, tali sintomi non hanno nulla a che vedere con l’ottundimento o l’agitazione dovuta ad uno stato confusionale causato dall’ansia, il delirium genera stati confusionali, ma tali stati hanno una durata maggiore rispetto ad attacchi d’ansia che generano confusioni momentanee.

Lavori più a rischio

Lo stress è alla base dell’ansia e di stati ansiogeni che possono scatenare uno stato confusionale.

Esiste una vera e propria dottrina che tratta il tema del lavoro correlato agli stati di stress che ingenerano ansia se hanno una durata continuativa nel tempo.

Un giusto orario di lavoro può aiutare a smorzare gli eccessi degli stati ansiogeni, ma tale riduzione non basta, infatti la letteratura e le normative dei singoli stati e della UE concordano nel fornire un’importanza decisiva all’ambiente di lavoro e all’organizzazione del lavoro.
Per tale struttura che è specifica e determinante dello stress che da vita all’ansia, occorre chiedere aiuto a psicologi e sindacati.

I lavori più a rischio sono quelli che oltre ad avere un ambiente ostile rischiano di toccare anche il piano fisico oltre a quello psicologico, i lavori usuranti dove è il fisico a dover lavorare presentano maggiori rischi.

Mettiamo il caso che un operaio incappi in uno stato confusionale, il rischio per lui sarà maggiore rispetto a chi può avere lo stesso fenomeno all’interno di un ufficio, a meno che nell’ufficio non ci siano dispositivi e materiali che possano ferire chi ha uno smarrimento fisico con conseguente caduta, ma sono casi rari, meno rari quelli in cui si lavora manualmente e in situazioni di pericolo imminente.

La prevenzione

L’ideale sarebbe riuscire ad eliminare completamente gli stress, per evitare di dover vivere stati d’ansia anche molto invasivi.

Purtroppo il modello economico globale è lo stesso che sottopone milioni di persone a stress, e occorrerebbero leggi internazionali che ne limitassero (fino ad annullarla) la portata, purtroppo tali misure ancora non sono state pensate a così ampio spettro, quindi tutto ricade sui comportamenti individuali e su un approccio preventivo dei singoli.

Potete quindi svolgere attività che mantengono svegli, ma non solo, anche le buone pratiche a lavoro e delle linee comportamentali da seguire, possono ridurre il proprio e l’altrui stress.

Ricordatevi:

La cooperazione con i colleghi è importante, non solo a ridurre stress e ansie.


nausea e reflusso gastroesofageo

Nausea continua che non passa mai

La nausea è un sintomo che rivela la presenza di uno stato di squilibrio fisico, generalmente temporaneo, causato da un eccesso alimentare o dalla cattiva qualità del cibo. In questi casi spesso basta una punta di antiacido per farla andar via. Ma quando devi combattere con una nausea persistente allora c’è qualcosa che non funziona e bisogna intervenire in maniera più mirata.

Sensazione generata

Differenza tra nausea leggera e acuta

Quando viene: le origini e le cause

Modi per far passare la nausea

Uno psicoterapeuta contro le nausee continue

La scelta corretta ovviamente è sempre quella di ricorrere al consiglio del medico o naturopata, ma anche per uno specialista trovare un rimedio non è facile, soprattutto se non riesce ad individuare le cause della nausea continua. Quindi i sintomi dovrai descriverli tu, cercando di essere preciso quanto più è possibile. Cerchiamo allora di analizzare meglio in cosa consiste questa nausea continua, cominciando proprio dalle sensazioni.

nausea e reflusso gastroesofageo

Sensazioni provate

Una delle prime sensazioni che generalmente si accompagnano alla nausea è il giramento di testa. Quando si presentano i giramenti di testa devi controllare se sono persistenti e se ti vengono solo se ti muovi o anche quando sei fermo. Spesso i giri di testa sono accompagnati da vertigini, e se succede devi annotarli e comunicare al medico anche questi.

Poi possono verificarsi anche degli stati di malessere inusuali, e probabilmente si tratta di effetti secondari dovuti alla nausea continua. Anche questi vanno registrati ed elencati tra i sintomi da comunicare allo specialista.
Tra i tanti effetti collaterali potrebbero manifestarsi anche dei momenti di ipersalivazione e alitosi. In molti casi è proprio l’apparato digerente che cerca di reagire alla nausea persistente, attribuendole delle cause in base alla propria esperienza, geneticamente codificata nel tempo.
E infine quasi sempre insieme al voltastomaco si manifesta anche una situazione di stanchezza, dovuta alla difficoltà di contrastare lo stato di malessere. Difficilmente queste sensazioni si presentano tutte insieme, anzi alcune di esse sono assolutamente passeggere e modeste. Quindi è meglio registrare solo le più insistenti e continue.

Differenza tra leggera o acuta

La differenza tra una nausea persistente ma leggera, e una situazione che si prefigura come una nausea acuta e pesante, denota quasi sicuramente cause diverse. Anche in questo caso i sintomi vanno appuntati con precisione e comunicati successivamente al dottore.

E poi c’è da considerare anche la frequenza con la quale si presentano i conati, da quanto tempo, e se ci sono dei momenti particolari nei quali è più facile che i fenomeni si manifestino. Può capitare che sopravvengano senza una ragione, e nei momenti più diversi, magari solo un paio di volte al giorno, occasionalmente. Ma se il fenomeno si ripresenta ogni giorno da più di una settimana, o addirittura da quasi un mese, allora è davvero il caso di preoccuparsi e avvertire il tuo anturopata o medico di base, comunicandogli almeno i dati più rilevanti. Tra questi dati c’è l’eventuale coincidenza con delle situazioni particolari, soprattutto se la nausea si presenta ciclicamente e gli effetti tendono ad accentuarsi.

Quando viene di più

Spesso la nausea persistente si accentua al mattino, se ci si mette in piedi all'improvviso, oppure appena dopo aver mangiato. Può capitare che aumenti in coincidenza di alcuni alimenti particolari, con fenomeni di semplice aggravamento della nausea, o che sono capaci di provocare anche degli stati di violento voltastomaco.

Tra quelli che ne agevolano l’insorgenza ci sono certamente i cibi grassi, i formaggi e i fritti. E acuiscono la nausea persistente anche i frutti acerbi, i dolci troppo elaborati e le verdure filamentose mangiate crude. Bibite gassate, ricche di caffeina e i superalcolici invece possono causare anche conati di vomito, soprattutto quando si ha la nausea. E per quanto sembri strano anche bere moltaacqua a digiuno sollecita il vomito, ancora peggio se è gelata, come stimola i conati anche il semplice eccedere con le quantità di cibo.

Ovviamente è normale avere conati di vomito quando si è in uno stato di gravidanza inoltrata, come è normale aver voglia di vomitare dopo una forte influenza debilitante, a causa del virus che ha attaccato lo stomaco. E poi esistono delle situazioni contingenti che possono scatenare il voltastomaco anche in mancanza di patologie fisiche.

Rimanere troppo tempo davanti al computer, ad esempio, è una delle cause più frequenti di nausea improvvisa, come può creare un forte senso di nausea anche l’arrivo inatteso di un odore molto forte, come può essere quello di un dopobarba di marca scadente e assolutamente estraneo alle percezioni abituali.
Infine è bene anche considerare quante volte lo stimolo al vomito si materializza in un reflusso di liquidi verso l’esterno, e quante invece rimane solo una sensazione acida che si ferma in gola. Nel primo caso infatti potrebbe dipendere dalla necessità effettiva di espellere un elemento di disturbo, nel secondo invece potrebbe essere causato da un malessere interiore di altra natura, anche psicologica.

Le cause che è possibile associare al vomito persistente

Le cause che possono generare uno stato permanente di vomito a volte sono di origine psicologica. Ad esempio uno stato di stress, causato da un periodo di lavoro particolarmente impegnativo, può causare reazioni apparentemente incomprensibili come il vomito. Anche un forte stato d’ansia, per una situazione che non si riesce a risolvere, e che minaccia di creare problemi inattesi, può dare il via a delle reazioni imprevedibili come il vomito.

Il vomito infatti in questi casi funziona come una valvola di sfogo che elimina dallo stomaco, ricettacolo di elaborazioni sia materiali che umorali, tutto ciò che rappresenta un qualcosa che avvelena non solo il corpo ma anche l’anima. E se le cause che avvelenano la vita non sono occasionali, anche il vomito diventa la soluzione, persistente e continua, che l’organismo adotta per cacciarle fuori.

Ma le cause persistenti possono anche essere di natura fisica, e costringere il corpo a reagire alla stessa maniera. Il mal di testa, ad esempio, soprattutto se è di natura cervicale, quasi sempre è accompagnato dal senso di nausea continua, che aumenta vertiginosamente nelle fasi più acute. Anche per i celiaci il mal di pancia e il vomito col tempo diventano una presenza costante. Il vomito tra l’altro, e la nausea che lo precede, è uno degli effetti ineluttabili che colpisce chi assume farmaci particolarmente pesanti, soprattutto quelli che appartengono alla categoria degli antidepressivi.

E reagiscono altrettanto male, se non peggio, tutti coloro che sono sottoposti alle terapie utilizzate per contrastare lo sviluppo delle cellule cancerogene. Gli inibitori tumorali infatti causano forti sensazioni di nausea e voltastomaco in chi li assume, con un effetto che si manifesta immediatamente dopo che i medicinali vengono immessi nel sangue.

E infine soffre di nausea continua anche chi ha i sali biliari alti. Si tratta comunque di situazioni che portano alla nausea per delle cause precise, che il proprio medico curante ben conosce, e contro le quali non sempre è facile combattere.

Per fortuna nella maggior parte dei casi i rimedi ci sono, anche se alcuni sintomi fanno sembrare la nausea persistente più grave di quella che è. Si tratta, ad esempio, del perdurare della sensazione di vomito oltre il limite usuale, oppure del manifestarsi di uno stato di sudorazione improvvisa.
Nel primo caso il corpo non si sente del tutto liberato dal problema che ha scatenato la nausea, sia che sia fisico che psicologico, e insiste nello stimolo per sbarazzarsene. Nel secondo invece cerca di espellere il problema attraverso una via secondaria, altrettanto efficace, e cioè i liquidi che fuoriescono dai tessuti epidermici. E ora vediamo come contrastarla.

Rimedi, come contrastarla

A volte per contrastare il senso di nausea basta un po’ di antiacido, come può essere una punta di bicarbonato di sodio sciolto in ½ bicchiere d’acqua tiepida. Ma ci sono anche dei prodotti leggeri, non invasivi, che possono essere assunti in dosi moderate per far passare la nausea in maniera immediata.

Tra i rimedi naturali, ad esempio, c’è il carbone vegetale in compresse, oppure l’argilla verde ventilata per uso alimentare. E può servire come palliativo anche una scorza di limone bollita in acqua corrente. In casi estremi si può anche ricorrere al vomito forzato, usando un cucchiaio pulito da poggiare in fondo alla gola, facendogli solleticare delicatamente la glottide con la punta. Ma se non lo sai fare è un sistema da evitare, perché potrebbe farti affogare con un flusso di vomito improvviso. E poi esistono anche dei prodotti che svolgono la funzione di gastroprotettori.

Dalla fitoterapia ci sono ottimi intergratori a base di melissa, semi di finocchio, alloro, zenzero e fico selvatico che risolvono la nausea anche in tempi molto ridotti.
Infine dall'aromaterapia arriva in soccorso un sistema efficacissimo: annusare l'olio essenziale di zenzero.

Gastroprotettori naturali e non

I gastroprotettori vengono utilizzati quando il vomito è causato da uno stato crescente di reflusso gastroesofageo. Il reflusso sopravviene quando la valvola che chiude lo stomaco si infiamma, a volte irrimediabilmente, a causa del risalire dei succhi gastrici. In questi casi proprio il reflusso può essere la causa scatenante della nausea continua, e uno dei sistemi più utilizzati dalla medicina convenzionale per contrastarla sono i protettori gastrici. In natura se ne trovano parecchi, ma alcuni di loro vanno elaborati adeguatamente prima di essere assunti, anche perchè non sono esenti da effetti collaterali anche importanti.

La naturopatia propone in taluni casi il succo di Aloe Vera, che va eviscerata delicatamente e poi, in alcuni casi, mischiata al miele. Oppure le foglie di Lauro comune, da usare in decotto con molta cautela, perché in dosi elevate possono intossicare l’organismo. Ma ci sono anche dei prodotti di uso immediato e privi di controindicazioni, come l’infuso di fiori di matricaria o di melissa, o la radice di liquerizia disseccata, da assaporare tra i denti.

Sermpre dalla farmacopea molto gettonate le compresse a base di pantoprazolo, che è un principio attivo capace di funzionare come inibitore selettivo della pompa protonica, da usare con cautela però, perché ha degli effetti collaterali a livello cardiaco. Ma tra gli effetti del vomito continuo c’è anche una spiacevole inappetenza. Vediamo che fare.

Inappetenza

Quando a causa della nausea continua sopravviene anche l’inappetenza, spesso il rimedio migliore è proprio quello di mangiare dei cibi che riescano a contrastarla, e restituiscano al corpo l’energia che perde a causa del malessere. Uno di questi alimenti è lo zenzero, ma è un ottimo deterrente anche la carne magra, tutti gli alimenti semplici a base di zucchine bollite, e le banane, da non mangiare troppo verdi.

Risultano ottimi contro la nausea anche i carboidrati, come riso, pane e pasta, senza però esagerare con le quantità. Ed è un ottimo rimedio anche un’insalata di patate, carote e fagiolini. Tutti questi alimenti dovranno essere rigorosamente bolliti, oppure cotti al vapore, e conditi con un filo d’olio extra-vergine. Ma può anche succedere che non risaltino delle cause oggettive, e che la nausea non ti abbandoni ugualmente.

La psicoterapia per vincere la nausea

Quando ci si trova in una situazione come questa, con ogni probabilità la causa è mentale, e l’unica soluzione potrebbe essere quella di affrontarla con l’aiuto di uno psicoterapeuta. Ma per arrivare a tanto si dovrebbero manifestare, oltre alla nausea continua, anche dei sintomi classici dell’instabilità psichica, causati da un problema sommerso che solo un analista potrebbe fare emergere.
Frequenti sbalzi di umore ingiustificato, tendenza all’abulia, incapacità di reagire agli stimoli esterni, apatia e facilità all’isolamento, ad esempio, già sono dei segnali che dovrebbero spingere alla ricerca di una soluzione radicale. Con i malesseri psichici non si scherza e la nausea continua, in questo caso, è solo la punta dell’iceberg.


fuoco che brucia

Bruciori intestinali persistenti: riconoscerli per bloccare l'infiammazione

I bruciori intestinali colpiscono donne, uomini e bambini, e vengono associati quasi sempre alla sindrome dell'intestino irritabile, anche se non sempre hanno questa origine.

I dolori che tale sindrome genera, possono essere passeggeri o persistenti e rappresentano una condizione comune in molte persone che si vedono debilitate da tale situazione cronica o sporadica.

La quota percentuale nella popolazione, di coloro che soffrono di tale malattia è del 10%.

In prevalenza accusano i bruciori le donne, tra loro le più colpite sono quelle nella fascia d’età che va dai 20 ai 50 anni.

fuoco che brucia

Tipologie di dolore percepito

Il tipo di dolore che si percepisce è acuto nella stragrande maggioranza dei casi, ciò che lo contraddistingue è un iniziale fastidio persistente nell’area esterna del corpo, fastidio che si amplifica nell’addome, andando così a generare un vero e proprio male continuo.

L’area può anche gonfiarsi a causa del problema interno, per poi distendersi solo in un secondo momento, passata la fase acuta.

Questa condizione di fastidio veniva spesso messa in correlazione con la colite spastica ed il suo andamento risulta cronicizzarsi con il trascorrere del tempo, sebbene il suo carattere sia fluttuante. In parole semplici il dolore non si presenta a cadenze regolari e può essere influenzato da diversi fattori che ne stravolgono il percorso temporale.

Tra i sintomi correlati che si presentano a chi soffre di colon irritabile, vi sono:

  • emicranie
  • ansia
  • stati depressivi
  • costante appesantimento
  • fibromialgia
  • cistite
  • problemi che si manifestano in ambito sessuale.

Forti dolori possono verificarsi sia nella parte destra dell’addome, sia nella parte sinistra.

Il dolore addominale è quel sintomo che va a rapportarsi ad una molteplicità di patologie, anche molto differenti tra loro, e può riferirsi ad ogni area anatomica dell'addome ovvero quella zona che si colloca tra torace e bacino oppure può essere localizzato nella parete addominale.

Se il dolore legato al bruciore si manifesta sul lato superiore destro, può riguardare:

  • infiammazioni del duodeno, esempi ne sono le ulcere peptiche
  • colite, che si manifesta quando l’irritazione riguarda il colon
  • il fegato, che può a sua volta essere interessato da epatiti
  • traumi, e se questi riguardano la cistifellea, la causa dipende direttamente da calcoli biliari o da una colecistite.

Invece se il dolore intestinale si manifesta sull’area superiore sinistra la causa può essere:

  • una pancreatite
  • una patologia collegata alla milza
  • un esofagite
  • una gastrite
  • un ulcera duodenale
  • un ulcera gastrica.

La durata dei dolori è variabile a seconda della persona, i bruciori possono avere carattere continuativo e quando insorgono causano un malessere persistente.

bruciore intestinale

Talvolta i bruciori continui possono presentarsi di giorno, altre volte di notte, oppure si possono manifestare in entrambi i periodi, rendendo complicata l'esistenza di questi soggetti.

Tali problematiche riguardano donne e uomini, mentre i bambini spesso accusano sintomi come mal di testa e sensazioni collegate al senso di vomito. Non è un caso che molti bambini quando accusano dolori addominali tendono a sporgersi dal finestrino dell’auto.

Talvolta il bruciore si presenta a seguito della defecazione e dopo i pasti, oppure si può manifestare anche a digiuno, come detto all’inizio la sintomatologia è ampia ed i dolori addominali che ne conseguono tendono a manifestarsi in differenti condizioni e in varie persone di età differenti.

Ciclo mestruale e dolori addominali

La sindrome del colon irritabile colpisce come detto anche in precedenza, soprattutto le donne. Il motivo è da rintracciarsi in talune variabili genetiche. Alcuni studi si sono concentrati sul menarca, ovvero sulla comparizione del primo mestruo.
E alcune evidenze scientifiche ci dicono che la donna prima del mestruo tende ad avere bruciori addominali che poi spariscono durante il ciclo, invece altre donne accusano tali dolori (anche molto intensi) proprio durante il mestruo e non prima.

I sintomi che prefigurano un'infiammazine di questo tipo nelle donne sono:

  • mal di pancia
  • crampi
  • stipsi
  • diarrea
  • ventre gonfio.

In quest’ultimo caso, dopo l’evacuazione il gonfiore tende ad attenuarsi. Va ricordato che tali dolori nella maggioranza dei casi (con alcune eccezioni) si attenuano durante il ciclo.
I dolori non si esprimono in un' unica area del corpo, possono manifestarsi nella zona del basso ventre oppure nella zona dello stomaco causando bruciori interni.
Molte donne riferiscono che i dolori compaiono anche nella zona posteriore, sulla schiena.

C’è un evidente distanza tra dolore intestinale e dolore di stomaco, i crampi ad esempio spesso sono associati a gonfiore e meteorismo, e questi sintomi sono collegati a loro volta all’intestino irritabile.
Un dolore di stomaco invece può essere causato da altri fattori, ad esempio da un ulcera o da una colecistite.

I bruciori come concausa nervosa

Questo segnale del corpo potrebbe anche dipendere da ansia e stress.
La sindrome del colon irritabile il più delle volte all'origine è causata da un forte stress psichico o dinamiche di tipo emozionale non risolte.
Il nostro intestino è scientificamente considerato un secondo cervello, dato il fitto collegamento tra i due cervelli tramite la rete neurovegetativa, il nervo vago, oltre a numerosi ormoni e neurotrasmettitori.

Riuscire a rasserenare i pensieri e a controllare lo stress aiuta di riflesso anche le funzioni digestive.
Colon irritabile come altre disturbi a carico dell'apparato digerente sono il risultato di una somatizzazione di dinamiche psicoemotive del tutto particolari. Andando a risolvere e trasformare questi blocchi sul piano interiore si potrà ottenere una insperata risoluzione, in maniera definitiva.
A questo riguardo ti invito ad ascoltare il video realizzato apposta:

 

Sintomi correlati

Il colon irritabile infatti presenta molti sintomi causati da un alterazione della motilità oppure della sensibilità viscerale, che potrebbe prendere forma attraverso bruciori ricorrenti.

Altri elementi specifici che possono essere associati a questa situazione di malessere del basso ventre sono:

  • la celiachia
  • ulteriori intolleranze alimentari
  • la diarrea
  • un uso eccessivo del peperoncino, per alcune persone anche un uso minimo.

Nel caso fosse evidente il legame con la SCI, si ricorda come questa malattia venga definita funzionale.

Questa definizione si va a riferire ad un funzionamento sbagliato dell’organo coinvolto nella malattia e viene scatenata da una serie di fattori che sono:

  • inadeguate abitudini alimentari,
  • uno stile di vita eccessivamente sedentario,
  • una predisposizione genetica,
  • un’emotività esasperata causata da stress pregresso.

Se l’intestino è irritabile percepiamo dei bruciori dentro in quanto si vanno a riscontrare alterazioni della motilità intestinale associate a un'alterata percezione di un dolore viscerale. A questo fenomeno doloroso si associa anche un dolore addominale ed un disagio durante la fase di defecazione.

Come bloccare l'infiammazione: il ruolo della prevenzione

Prevenire è meglio che curare, ed in tale ottica ci sono molti modi per evitare l’infiammazione e quindi i bruciori allo stomaco.
Una dieta equilibrata funge da ottima prevenzione nel contrasto di questo genere di irritazione delle mucose.

La dieta è sempre personalizzata in base al quadro clinico e costituzionale della persona, in via generale ci sono degli alimenti da preferire:

  • patate (da cuocere in forno)
  • cereali integrali macinati (solo in una fase non acuta)
  • verdure come zucchine, carote e radicchio
  • yogurt con probiotici (se tollerato)
  • fiocchi d’avena a colazione o merenda
  • kefir
  • pasta
  • olio di lino che abbia subito una spremitura a freddo.

Un altro accorgimento è quello di mangiare con lentezza, perchè anche i tempi con i quali si consumano i cibi hanno un riscontro interno che può contribuire a generare dolori in un secondo momento.

Se ti stai chiedendo come evitare questi bruciori devi sapere che l’alimentazione adeguata è una parte importante nel contrasto al dolore di stomaco, come lo è evitare stress eccessivi.
Un alimentazione amica, ti aiuterà certamente ad evitare l’insorgenza del problema che come visto, può destabilizzare molto il normale andamento della tua giornata.
Anche una dieta in bianco può aiutarti ad evitare un infiammazione intestinale.

Cibi da evitare

Poco sopra abbiamo elencato dei cibi consigliati per prevenire l’insorgenza dei dolori, a seguire ci concentreremo sugli alimenti da evitare per vivere in salute, tra questi si ricorda:

  • alcolici
  • cibi da fast-food
  • carni conservate
  • burro e prodotti che lo contengano
  • crusca.

Se si sta vivendo la forma acuta di dolore, in assoluto vanno vietati:

  • formaggi stagionati
  • salumi
  • uova
  • latticini tutti.

Come contrastare questi fastidi

La terapia più efficace per trattare questi dolori, è una terapia preventiva.
Come visto un'adeguata educazione alimentare e uno stile di vita adatto e salutare, contribuisce notevolmente ad evitare che insorga il problema.

All’alimentazione corretta, che preveda l’eliminazione di cibi che siano di stimolo alla formazione di gas (qualora uno dei sintomi sia il meteorismo), va associata un adeguata idratazione e dell’attività fisica costante.

Per taluni sintomi, viene consigliato anche un trattamento farmacologico, ad esempio per contrastare il fastidioso insorgere della diarrea.

 


zucca e colite

La zucca fa male alla colite

La zucca è un ortaggio molto apprezzato e che troviamo spesso sulla nostra tavola, sia perché è un prodotto facilmente reperibile che per la varietà di piatti che consente di preparare.

Gustosissime sono sia la varietà gialla che quella rossa, e a seconda come viene preparata risulta abbastanza digeribile, ma decisamente non adatta a chi soffre di colon irritabile.

La domanda però nasce spontanea: quale è meglio o peggio per l’intestino, la zucca rossa o quella gialla?

Vediamo di seguito quali sono le varietà di zucca più famose e quali fanno più male se si è afflitti da colite.

zucca e colite

Dove si coltiva la zucca in Italia e nel mondo

Ortaggio appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, la zucca si è diffusa intorno al 1500 in Europa grazie ai coloni spagnoli. Successivamente venne coltivata soprattutto nel Nord Italia, dove ancora oggi è largamente consumata e continua ad essere un ingrediente privilegiato per la preparazione di tantissime succulenti ricette.

Ad oggi la zucca in Italia è ampiamente coltivata da Nord a Sud e negli ultimi anni l’esportazione è cresciuta notevolmente, ma i maggiori produttori al mondo sono Russia, India e Cina.

Oltre che per uso alimentare la zucca è famosa perché legata ad Halloween, la tradizionale festa americana il cui simbolo è la zucca intagliata. L’immagine di questo ortaggio svuotato con la candela all’interno ormai si è diffusa in tutto il mondo e sono molti i paesi al di fuori degli States che celebrano questa festa.

Differenze tra le varietà più famose a livello di pericolosità per intestino

Tra le varietà di zucca più diffuse in Italia troviamo la zucca marina di Chioggia, dalla polpa asciutta, e adatta per preparare ripieni di tortelli e cappellacci, ma si rivela poco digeribile e sconsigliata per chi soffre di colite.

Altra varietà molto apprezzate sono la zucca Berretta di Mantova, di forma rotonda e dalla polpa pastosa, e la zucca mantovana, una varietà oblunga dalla polpa di colore arancio, dura e asciutta, dal sapore dolciastro. Anche queste due varietà però sono sconsigliate per l’intestino irritabile e possono causare fastidi.

Altrettanto diffuse sono la zucca Delica e la zucca americana, quest’ultima quella di Halloween. Entrambe le varietà hanno un sapore più dolce rispetto alle precedenti e sono più digeribili. Anche le zucche piacentine, che si distinguono per la scorza verde-arancio e la polpa gialla farinosa, sono meno pericolose per la mucosa intestinale e sono largamente utilizzate sia per ripieni che per minestre.

Proprietà e calorie della zucca

Le proprietà organolettiche della zucca, a prescindere dalla varietà, sono comuni a tutte, così come le caratteristiche nutrizionali sono pressoché identiche. Sia che scegliate quella gialla o quella rossa, quella lunga o quella tonda, la zucca vanta un notevole contenuto di fibre, un ottimo apporto di vitamine A e C e una buona quantità di beta carotene.

Il betacarotene, che è un potente antiossidante, è utilissimo nella prevenzione di svariate malattie e dell’insorgere dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare.

Notevole è anche la varietà e la quantità di minerali, fra cui fosforo, calcio, potassio e zinco, tutti importanti per il corretto funzionamento dell’organismo.

La zucca, inoltre, ha un bassissimo contenuto di grassi, e fra questi annovera l’Omega 3, ovvero il grasso alleato del cuore. Infine, risulta povera di zuccheri e ricca di acqua, il che vuol dire che ha un apporto calorico ridotto, pari a circa 15 calorie per 100 grammi e diviene un prezioso alleato quando si vuole mantenere un peso forma.

Può entrare nella nostra dieta?

Alla luce dei dati appena forniti è dunque possibile confermare che la zucca può entrare nella nostra dieta tranquillamente. Questo alimento si rivela fondamentale visto l’apporto di nutrienti che assicura e non fa ingrassare, anzi viene utilizzata per perdere peso.

Probabilmente il sapore dolciastro induce a pensare che contenga troppi zuccheri, e magari non piace a tutti. Per gran parte del pubblico il sapore può sembrare perfino troppo delicato, tuttavia c’è da dire invece che la zucca è privilegiata da coloro che amano la cucina sana.

Infatti, nonostante l’indice glicemico della zucca sia elevato, per fortuna il carico glicemico è assolutamente ridotto e molto meno di quanto lo sia quello dello zucchero.

Cosa vuol dire?

Semplice, mentre in 100 g di zucca sono contenuti 3,5 g di carboidrati, 100 g di zucchero contengono 100 g di carboidrati. Quindi, visto che l’indice glicemico tiene conto dei carboidrati, allora terrà in considerazione che 3 kg di zucca, sono ben poca cosa, rispetto altri cibi.

Questo alimento sano, inserito in una dieta tradizionale, in cui sono banditi bevande gassate, grassi idrogenati, saturi e simili, favorisce il controllo del metabolismo degli zuccheri e quindi mantiene i livelli di glicemia nel sangue regolari. Di conseguenza, favorisce il riequilibrio del peso corporeo e aiuta a dimagrire.

La zucca è diuretica, previene la ritenzione idrica e ha anche un’azione lassativa, quindi bisogna fare attenzione a non consumarne quantità eccessive durante la giornata. Inoltre, è bene ricordare che chi soffre di colite deve fare molta attenzione e privilegiare la zucca matura.

zucca su tagliere

I semi di zucca fanno male?

I semi di zucca sono assolutamente da evitare per chi ha problemi di colon irritabile, nonostante siano ricchi di tante proprietà. Non vanno consumati neanche in piccole quantità perché possono mettere mal di stomaco e creare costipazioni.

Tirando le somme, le semenze hanno un contenuto di lipidi più elevato rispetto alla polpa e se state seguendo una dieta sono del tutto sconsigliati.

Ricette più leggere per le mucose gastriche

La zucca può essere cucinata in tanti modi per renderla il più digeribile possibile ed è buona da consumare anche cruda per sfruttare al meglio il suo contenuto vitaminico. Ecco come cucinare la zucca per realizzare piatti leggeri:

  • Al forno

Una fra le preparazioni tradizionali e più sane della zucca è la cottura al forno. Si tratta di un metodo ottimo per asciugare l’acqua in eccesso di questo alimento e poi utilizzarla per realizzare un gustoso condimento per il primo. Per non farla seccare è consigliabile coprirla con un foglio di alluminio e farla cuocere a 180° C per 30 minuti circa.

  • Al vapore

La zucca cotta al vapore rende questo alimento leggerissimo e con tutte le sostanze nutritive intatte. Anche in questo caso la zucca può essere utilizzata per condire primi oppure per guarnire secondi, condita con sale e olio. Se non dovete sfruttare l’acqua di cottura è possibile usare il cestello per cuocere la zucca al vapore.

  • Bollita

Anche la zucca lessa ha un ottimo sapore ed è salutistica. Per bollire la zucca mettere dell’acqua in una pentola, portatela ad ebollizione e poi mettere la zucca. Una volta cotta, schiacciarla e utilizzarla per condire primi oppure per preparare una crema o un purè. Anche in questo caso l’acqua di cottura può servire per cucinare minestre, risotti o altri piatti.

Consigli per rendere meno pesanti per il colon

Scegliere una cottura più leggera è senza dubbio la soluzione migliore per non appesantire la digestione e le pareti infiammate di un colon già indebolito. La zucca, come detto in precedenza, non va cucinata fritta ma preferibilmente nelle altre modalità e va benissimo sia abbinata al primo che come secondo o contorno, se proprio abbiamo il desiderio inderogabile di assaggiarla. L'importante sarà non sperimentare se le zucche ornamentali si possano mangiare, visto che i risultati in termini di sapore del piatto e di salute sul nostro organismo sarebbero disastrosi.

Per quanto riguarda l’abbinamento al primo piatto, scegliere magari il riso piuttosto che gli gnocchi, proprio perché il primo è più leggero e aiuta a non gonfiare la pancia. Ottima è anche la vellutata di zucca, anche questa assai digeribile, ma anche fra i dolci con la zucca la scelta è ampia. Ottima la torta, i biscotti e altri dolcetti che comunque con la colite spastica sono da evitare.


integratori naturali

Gli integratori naturali contro la pancia gonfia

Il gonfiore addominale è un problema antipatico che può colpire chiunque e ad ogni età.

In ogni farmacia ed erboristeria è presente un gran numero di integratori che promettono di contrastare efficacemente i sintomi di una pancia gonfia, ma non è mai semplice scegliere quelli che facciano al caso nostro. Questo articolo servirà per decidere quali integratori naturali siano più validi e di quali invece potremmo benissimo fare a meno, visto che si tradurrebbero esclusivamente in una spesa inutile.

 

pancia gonfia rimedi naturali
Si tratta di un argomento particolarmente caro alle donne, visto la loro “passione” verso gli integratori per la pancia piatta e l'interesse particolare per una linea perfetta.

Ad ogni modo si tratta di un inestetismo e come tale, soprattutto in una società come la nostra, interessa sia gli uomini quanto le donne.

Non solo estetica

Il gonfiore dell'addome è legato principalmente ad un accumulo di gas nello stomaco e nell'intestino. La prima cosa da fare, prima di intraprendere una qualunque cura, è comprendere se la causa di questo rigonfiamento non sia collegato alla presenza di una specifica malattia e necessiti per questa ragione delle attenzioni “speciali”, slegate da un approccio risolutivo rivolto alla cura del gonfiore addominale più generico.

Le cause principali che possono compromettere il volume “regolare” del nostro addome sono:

  • eccessiva assunzione di bevande gassate
  • intolleranza a certi cibi
  • dieta scorretta e non equilibrata
  • masticazione assente o poco attenta
  • abitudine di mordere chewing gum
  • fumare troppe sigarette
  • vivere situazioni in grado di generare ansia o stress

In tutti questi casi elencati non occorrerà ricorrere a farmaci, ma si potrà recuperare una pancia normale scegliendo i giusti rimedi naturali contro la pancia gonfia.

Enzimi digestivi

Si tratta di molecole di natura proteica che possono aiutare l'apparato digestivo nell'azione di scomposizione degli alimenti, durante la fase digestiva. Questi enzimi rendono più assimilabili i cibi introdotti nell'organismo, riducendo notevolmente gli sforzi protratti dall'intestino. Gli enzimi digestivi si trovano sparsi lungo l'intero tratto dell'intestino e si classificano in maniera differente, in funzione della tipologia di molecola che devono scindere.

I ruoli di questi enzimi della digestione sono molto vari e spaziano dalla sintesi dei carboidrati, a quella dei cibi contenenti grassi saturi o delle proteine.

Cosa impedisce una corretta digestione?

La quantità degli enzimi digestivi influisce sulla qualità dalla digestione. Ogni qual volta risultano numericamente meno presenti nell'intestino si assisterà ad un processo digestivo più impegnativo. Quando l'organismo si trova ad affrontare una condizione di questo tipo è facile che si verifichi un deposito di tossine, che può nel tempo manifestarsi come un rigonfiamento addominale.

Fermenti probiotici

Per rimediare ad un accumulo di tossine è importante migliorare la qualità della flora batterica intestinale. Raggiungere questo traguardo significa aver imparato e compreso il giusto strumento per arginare il gonfiore all'addome.

Gran parte dei cibi presenti nei supermercati, con particolare riferimento a quelli confezionati, sono caratterizzati da elementi chimici dannosi quali:

  • solfiti
  • additivi
  • conservanti

Questo tipo di sostanze può alterare la flora microbica intestinale e quindi procurare una pancia gonfia nel soggetto che ingenuamente pensa che si tratti di cibi utili alla salute, ma che invece accumulerà sempre più batteri pericolosi all'interno del proprio corpo.

Il risultato più evidente di questa cattiva condotta alimentare è l'accumulo di gas nella pancia che inficerà inevitabilmente sulla qualità del nostro miglior profilo.

E' per questo che dovremmo assumere fermenti lattici vivi ed essere più scrupolosi nella scelta del menù quotidiano, perchè solo in questo modo riusciremmo ad avere un microbiota intestinale bilanciato che contribuisca a ottimizzare i processi digestivi.

Semi di finocchio

Il loro potere digestivo è comprovato, perchè alla stregua di quello del carbone vegetare riesce a combattere l'accumulo di gas lungo il tratto intestinale e la fermentazione dei cibi. L'uso continuativo del finocchio contribuisce a purificare il corpo e limitare fenomeni di meteorismo, ovvero problemi di cui soffrono molto spesso gli anziani.

Ficus carica

Immaginate di aprire il frutto del fico.. la sua forma e anatomia ricordano l’interno del nostro stomaco, come se la natura avesse lasciato il segno per farci associare questa pianta alle patologie del nostro organo digerente. Questo rimedio gemmoterapico diminuendo la produzione di gastrina, l’ormone presente nella mucosa gastrica, responsabile della secrezione dell’acido cloridrico, è un efficace antinfiammatorio e antispasmodico per lo stomaco, ed è l’ideale per combattere la gastrite, la colite e il gonfiore.

Gli integratori naturali

La principale differenza tra gli integratori contro il “pancione da birra”, come spesso viene superficialmente definito questo tipo di problemi, è che mentre quelli a base di enzimi digestivi e fermenti lattici sono utilizzati per risolvere gravi e durevoli problemi di gonfiore, quelli a base di carbone e finocchio sono più indicati per coloro che soffrono solo saltuariamente di questo disturbo.

La scelta dei migliori integratori naturali

Profile Enzimi Fitoplus. Si tratta di un prodotto ottimo, grazie alla presenza di 16 enzimi digestivi, tra cui si cita: amilasi, proteasi e lipasi, validissimi nella sintesi di cibi con carboidrati, ma anche composti da proteine e grassi. Altro punto a favore di questo integratore è la quantità di fermenti lattici vivi presenti in ogni capsula, ovvero ben 2 milioni di bacillus coagulans, davvero eccezionali per contrastare l'acidità nello stomaco.

Ulteriore ingrediente di pregio, presente nelle pasticche di Profile Enzimi Fitoplus è la curcuma, lo zenzero, entrambi ideali per velocizzare la digestione, non a caso etichettati come “brucia grassi” perchè agiscono sulla motilità.

Il quantitativo di capsule presenti nella confezione è sufficiente per circa una settimana, visto che si consiglia di assumere 2 pasticche al giorno e viene venduto al pubblico ad un prezzo inferiore ai 15 euro.

Meteorismo persistente

In naturopatia, in casi simili, si protendere verso integratori con quantità minime di carbone, ma concentrazioni di altre preziose sostanze come il finocchio, estratto di semi di pompelmo, tiglio e menta.
Uno dei prodotti più completi, in grado di risolvere gran parte delle manifestazioni di meteorismo, è Gax Rapid della GSE.

Saà sufficiente una capsula dopo i pasti principali per attenuare la sensazione di aria nella pancia in maniera significativa.

Non serve la fretta, ma un po' di corsa

Proprio così. Un valido aiuto naturale e gratuito ce lo possiamo dare noi, abituandoci a fare una breve corsetta prima dei pasti, in modo tale da educare il nostro intestino a muoversi e mantenersi “allenato”. Fare jogging e più in generale praticare sport rilassa i tessuti e mantiene desti i principali centri nervosi dell'organismo producendo benefici generalizzati su tutte le funzionalità.


orzo cereale

Orzo e colite

L'orzo è un cereale antichissimo che ha molte proprietà e benefici. Spesso è inserito tra i cibi non adatti per chi soffre di colite, tuttavia non è sempre così o comunque andrebbero fatte le dovute distinzioni. Scopriamo l’importanza dell’orzo nell’alimentazione e come consumarlo per alleviare i fastidiosi disturbi della colite.

orzo cereale

Le calorie dell'orzo

La composizione nutrizionale dell'orzo è simile a quella del mais, ma rispetto ad esso ha una maggiore quantità proteica e una minore quantità lipidica. 100 grammi d'orzo perlato contengono all'incirca 319 Kcal. Consigliato nelle diete ipocaloriche perché non fa ingrassare, andrebbe consumato più frequentemente proprio per perdere peso, sgonfiare la pancia e combattere con efficacia la cellulite. Questo ultimo aspetto lo trasforma in uno degli elementi più apprezzati nelle diete delle donne.

Benefici e proprietà

L'orzo ha numerose proprietà e benefici che risultano importanti per la salute di tutto l’organismo. Notevoli sono le sue caratteristiche rimineralizzanti, grazie alla presenza di fosforo, potassio, magnesio, ferro, zinco, silicio e calcio. Questo cereale contiene anche vitamine del gruppo B e vitamina E, al punto da essere molto amato dagli atleti che operano a livello professionale.

Ha eccellenti proprietà antinfiammatorie, soprattutto nei confronti della vescica e dell’intestino. Inoltre, poiché è ricco di fibre, aiuta a regolarizzare la funzionalità intestinale ed è molto utile in caso di stitichezza. Sotto forma di farina viene integrato a diete diretta a contrastare l'accumulo di colesterolo, soprattutto nei soggetti che assumono zuccheri in quantità elevate. Essendo spesso l'apporto di zuccheri una delle cause della diarrea nei pazienti, si sottolinea la funzione antidiarroica di questo cerale dai tanti effetti positivi.

Importanza del silicio

Fra i minerali contenuti nell’orzo il silicio è senza dubbio uno dei più importanti. Infatti, stimola il metabolismo del calcio, favorisce la formazione del collagene e rinforza le ossa e i tessuti connettivi. Efficace in caso di demineralizzazione, decalcificazione e osteoporosi, il silicio previene l'invecchiamento delle cellule e migliora l'elasticità dei vasi sanguigni., contribuendo a mantenere il corpo più giovane.

L’orzo contiene glutine

L’orzo contiene glutine a livello genetico, quindi è chiaro che non può essere inserito nella dieta di un celiaco, e questo vale per i vari tipi di orzo che ci sono in commercio:

  • Orzo integrale
  • Orzo mondato
  • Orzo perlato
  • Orzo solubile da bere

Cosa è l’orzo mondato?

L’orzo mondato, una delle tipologie di orzo presenti sul mercato, non è altro che l’orzo decorticato, ovvero che è stato sottoposto a una specifica lavorazione per eliminare la parte più esterna del chicco. I soggetti afflitti da stitichezza dovrebbero per questo preferire l'orzo di tipo non mondato, in quanto i cibi con le fibre rappresentano i principali elementi in grado di stimolare l'evacuazione.

Differenza tra orzo integrale o perlato, quale è più leggero

La differenza sostanziale fra orzo integrale e orzo perlato sta nella lavorazione e nella cottura. Il primo non subisce processi di raffinazione meccanica e richiede una fase di ammollo prima della cottura. Il secondo subisce un intenso processo di raffinazione, che porta alla totale eliminazione della parte esterna del chicco e può essere cucinato subito, ma ha un contenuto ridotto di fibre vegetali. A parte queste differenze, a livello calorico non vi sono molte differenze, a parte il fatto che quello integrale mantiene inalterate tutte le sostanze nutritive e le proprietà benefiche tipiche dell’orzo.

Caffè d'orzo e colite

Per chi desidera consumare orzo, nonostante soffra di colite, può scegliere l’alternativa dell’orzo soffiato o decorticato, decisamente più leggeri dell’orzo naturale, ma che tuttavia presentano controindicazioni per chi accusa spasmi intestinali molto forti.

Chi soffre si colite non dovrebbe consumare il caffè tradizionale, altro alimento controproducente per questo disturbo poiché causa infiammazioni e irritazioni del tratto intestinale, a causa della presenza di caffeina. Un’alternativa al caffè tradizionale potrebbe tuttavia essere il caffè d’orzo, da assumere comunque nelle giuste dosi, senza esagerazioni, altrimenti anche questa bevanda sarebbe in grado di irritare il colon.

Per taluni aspetti il caffè d’orzo rimane una bevanda più salutare del caffè tradizionale grazie ai vantaggi del cereale con cui viene realizzata.

tazza di caffe d orzo

Perché chi ha la colite spastica si interessa all'orzo

Chi ha la colite spastica si interessa all’orzo perché questo cereale dalle molteplici proprietà sfiamma l’intestino e rappresenta un eccellente aiuto per assorbire i gas intestinali. Questo cereale contiene anche una sostanza in grado di rallentare l’assorbimento dei carboidrati e perciò tiene anche sotto controllo il tasso glicemico presente nel sangue.

Cosa mangiare a colazione

Il caffè d’orzo è un’ottima bevanda da consumare al mattino per chi soffre di problemi intestinali e seppur in piccola quantità contiene anche vitamine A, B, E, PP e diversi sali minerali. Inoltre, può consumarlo anche chi soffre di colesterolo in quanto non contiene grassi.

In gravidanza si può assumere l'orzo?

L’orzo in gravidanza può essere assunto in tutta tranquillità, soprattutto se solubile, poiché questa sostanza non causa bruciore di stomaco in quanto è molto leggera. Inoltre, poiché non contiene sostanze eccitanti, non provoca nervosismo, ansia e tachicardia. Invece, apporta notevoli benefici alle donne incinte:

  • E’ una bevanda energizzante
  • Ha proprietà antinfiammatorie e digestive
  • Diminuisce i livelli di colesterolo cattivo
  • Favorisce il recupero del potassio e del magnesio in caso di disidratazione
  • E’ possibile assumerla a colazione in gravidanza evitando la caffeina.

Orzo solubile fa male alla colite?

Prodotto versatile e senza caffeina, l’orzo solubile è un’ottima bevanda e tutti lo possono assumere, anche in presenza di colite. Infatti, una bevanda a base di orzo solubile costituisce un valido rimedio per stimolare le funzionalità dell’intestino e per ridurne alcuni disturbi spiacevoli che possono essere i gonfiori e i dolori addominali causati appunto dalla colite. È ideale da assumere a colazione e merenda e può essere sciolto sia in acqua che nel latte e usato per preparare biscotti e torte di ogni tipo.

Dieta in bianco per la diarrea

La diarrea è una delle manifestazioni frequenti quando si soffre di colite, a cui si alternano anche fenomeni di stipsi. Tuttavia, in caso di dissenteria bisogna reintegrare i liquidi perduti consumando bevande per mantenere idratato l'organismo.

Fra le bevande da evitare vi sono gli alcolici e il caffè, mentre l’orzo solubile consumato con moderazione può arginare la diarrea. Altri alimenti da inserire nella dieta per arginare la diarrea sono il riso, per le sue proprietà astringenti, le fette biscottate, i crackers, i grissini, carni e pesci magri lessati o al forno.


kiwi e colite

Kiwi e colite : gustoso sì, ma fa male o fa bene ?

Il kiwi è un frutto gustoso noto per le sue proprietà terapeutiche, e i suoi benefici sono riconosciuti oltre che per la prostata, anche per problemi di colite, ma più in generale anche per altri disturbi del colon.

In sostanza chi è convinto che il frutto tipico della Nuova Zelanda faccia più male che bene dovrà ricredersi e a conclusione di questo articolo sentirà crescere il desiderio di mangiare un bel kiwi prima del pranzo o ancora meglio a prima mattina, facendolo diventare un alimento principe della nostra colazione da campione di salute.

Risalire alla vera causa della propria colite è alquanto complesso, poiché il tutto può essere dovuto a un periodo di stress, a una dieta scorretta, a problemi della flora intestinale o altro ancora, tuttavia il kiwi è tra i frutti quello maggiormente consigliato alternandolo sia con ananas che con frutta secca come spuntino o merenda.
Scopriamo le proprietà di questo frutto esotico, ma largamente coltivato anche in Italia e impariamo a conoscerne gli effetti anche in ottica dimagrimento.

Proprietà benefiche del Kiwi

Il kiwi apporta notevoli benefici all’organismo e rispetto ad altri frutti si inserisce perfettamente in molte situazioni come ad esempio allattamento o diabete, grazie al suo apporto nutriente, poco calorico, e ricco di vitamina C.
I suoi effetti lassativi naturali, dati dall’apporto di fibre, aiutano a combattere la stitichezza, a regolarizzare l’intestino, ammorbidendo le feci e favorendo di conseguenza l’evacuazione. Se si consumano kiwi con regolarità si ritornerà ad andare in bagno senza problemi, risolvendo eventuali blocchi o periodi caratterizzati da difficoltà nell'evacuazione.

Il Kiwi presenta un quantitativo di 85 milligrammi di vitamina C ogni 100 grammi e consumare uno-due kiwi al giorno, come dicono i nutrizionisti, contribuisce a mantenere costante l’apporto giornaliero della vitamina all’organismo e ben idratati i tessuti del corpo. Il gustoso frutto verde è ricco di potassio e questo particolare consente di riequilibrare i livelli dei minerali importanti nella nostra alimentazione.

kiwi e colite
La composizione del kiwi comprende acqua per l’84% del frutto e circa il 9% di carboidrati, mentre nella parte restante vi sono grassi e proteine. Il kiwi è un frutto poco calorico, infatti per ogni 100 grammi di prodotto apporta circa 44 calorie ed è per questo che viene spesso inserito nelle diete per dimagrire.
Sempre in 100 grammi di kiwi sono contenuti 70 milligrammi di fosforo, 25 milligrammi di calcio, 0,5 milligrammi di ferro e circa 5 grammi di sodio.
Il kiwi grazie alla presenza della vitamina E è anche un eccellente antiossidante, aiuta a potenziare il sistema immunitario la formazione di anticorpi che proteggono da malattie, infezioni e malanni di stagione.

Idee per centrifugati energetici a base kiwi

Oltre a rafforzare il sistema immunitario e ad esercitare la sua azione antiossidante, il kiwi è ottimo anche per proteggere i vasi sanguigni, migliorare la circolazione e diminuire lo stress ossidativo nel nostro organismo. Indicato per preparare gustosi centrifugati energetici, è ideale da abbinare a tantissimi altri ingredienti per dare il giusto apporto di sali minerali e vitamine dopo un intenso allenamento, ma anche da inserire nelle diete ipocaloriche per la sua incredibile versatilità.

Ecco alcune idee per assaporare centrifugati gustosissimi:

Centrifugato Kiwi, mela e cetriolo – 1 mela, 1 cetriolo, 2 kiwi, tre ingredienti per gustare una bevanda ricca di vitamine, fresca e dissetante
Centrifugato di kiwi e arance - 3 kiwi e 2 arance per aiutare l’organismo a fare scorta di potassio e vitamina K, e depurarlo dalle scorie
Centrifugato kiwi e pera -2 pere e 3 kiwi per combattere il gonfiore addominale e favorire il dimagrimento, ideale da bere a colazione o a merenda

La dieta del kiwi in cosa consiste

La dieta del kiwi si propone di affiancare ad un regime alimentare ipocalorico il consumo di kiwi ad ogni pasto. Questo regime dietetico sfrutta le potenzialità disintossicanti e diuretiche del frutto, che oltretutto è anche poco calorico, ha effetti lassativi ed agisce proteggendo l’organismo con la sua azione antiossidante.

Il kiwi viene aggiunto ad ogni pasto intero oppure sotto forma di macedonia o frullato e la dieta è indicata per coloro che desiderano perdere peso velocemente e tornare in forma specialmente dopo le abbuffate.
Non è consigliato cucinare il kiwi, sia perchè si andrebbero a perdere le sue proprietà e sia perchè si altererebbe il sapore, facendo risultare la preparazione un po' stucchevole, perchè eccessivamente dolciastra.
Ad ogni modo, assumerlo crudo, a pezzettini, o anche in forma di smoothies esalta il gusto di un frutto sublime, a cui molti attribuiscono effetti afrodisiaci, in quanto favorisce effetti positivi sull'apparato prostatico.

smoothies al kiwi
La dieta del kiwi deve essere seguita solo per 7 giorni, è importante bere molta acqua per favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso e abbinare al frutto alimenti leggeri come formaggi magri, pesce e carni senza grassi, pasta e pane integrale, verdura, yogurt magro e frutta. Nella dieta sono concessi due cucchiai di olio extra vergine d’oliva al giorno.

Allergia al kiwi

Nonostante i benefici, non tutti possono consumare i kiwi e sono tantissime le persone che sono allergiche a questo frutto.
A causare l’allergia sono gli allergeni presenti nella peluria, tra cui l’Act a, l’Act e, l’Act c, tutti gruppi di allergeni che possono causare reazioni anche gravi, prendedo forma anche di gastiti dolorose.
Fra i sintomi più frequenti vi sono prurito, gonfiore improvviso, bruciore della gola e della bocca, ma alcuni soggetti possono presentare altri disturbi come asma, nausea, dermatite, rash cutanei, bruciore di stomaco e dolori addominali. In casi gravi è necessario consultare il medico che provvederà a fare un test allergico per verificarne la causa.

Per favorire il consumo dei kiwi nei soggetti allergici un valido aiuto viene dal kiwi senza pelo, una varietà altrettanto gustosa e contenente tutti i principi e i benefici del kiwi tradizionale.

Kiwi lassativo naturale

Il kiwi è fra i migliori lassativi naturali da assumere in caso di stipsi. Grazie alla presenza di numerose sostanze nutrizionali e alla grande quantità di fibra alimentare è in grado di favorire notevolmente l’evacuazione e combattere la stipsi senza bisogno di assumere farmaci.

E’ la presenza della fibra a rendere lassativo il kiwi, molto importante per garantire una giusta regolarità intestinale. La fibra alimentare viene infatti distinta in fibra solubile e insolubile è non digerita dal nostro intestino, ma viene utilizzata invece per purificare il tratto gastrointestinale e spazzare via le scorie che possono danneggiare le pareti interne.
La fibra insolubile come la cellulosa, inoltre, ha l'eccellente proprietà di trattenere l'acqua e grazie a questo fa aumentare il volume delle feci, le rende più morbide e ne favorisce l’evacuazione. La fibra alimentare solubile invece forma una specie di gel che protegge la mucosa del tratto gastrointestinale, lenendo le infiammazioni.

Il kiwi va mangiato sempre fresco e proveniente preferibilmente da agricoltura biologica, va consumato sbucciato e preferibilmente non cotto. Per sfruttare il suo effetto lassativo basta mangiare 2 kiwi freschi a colazione e poi mantenere lo stomaco vuoto per dare il tempo di esplicare la sua azione.
L’azione lassativa è favorita dalla presenza dell’actinidina, un enzima vegetale in grado di denaturare le proteine. I risultati migliori si avranno già dopo qualche giorno e le feci verranno evacuate senza sforzo. Per velocizzare l’azione lassativa del kiwi si può aggiungere al frutto un cucchiaino di zucchero di canna.

Effetti positivi del kiwi sulla colite

Per migliorare in maniera significativa i sintomi della colite si consiglia di consumare kiwi per un certo periodo di tempo, almeno 2 al giorno per circa 4 settimane. Gli effetti sono positivi sia sulla colite con stipsi che su quella spastica, però va ricordato che non bisogna abusarne per via del suo effetto lassativo.

Il kiwi è da evitare, invece, in caso di colite diarroica e problemi di ai diverticoli.
Il kiwi è ottimo anche per preparare ottimi frullati e si può scegliere di usare sia quello verde che quello rosso. Proprio la varietà rossa, la Oriental red, in 100 grammi di kiwi contiene più del doppio rispetto alla rinomata varietà verde Golden. Ricchissimo di fibre alimentari, il kiwi rosso è quindi un' ottima purga naturale, in grado di accelerare il transito digestivo, da consumare preferibilmente a colazione per sfruttarne gli effetti.


insalata e colite

Insalata e colite : si può inserire nella dieta ?

L’insalata rientra negli alimenti fondamentali per seguire una alimentazione corretta e quindi è naturale introdurla in ogni stagione. La scelta delle insalate è ampia e sono ottime da consumare in estate, da portare anche al mare, oppure in inverno: mais, piselli, finocchi, zucchine, valeriana, ma anche insalate di frutta sono alcune fra le più apprezzate e ideali da consumare a pranzo o a cena.

bella insalata nel piatto

Ottime per garantire un valido apporto di vitamine, antiossidanti, sali minerali, fibre e altri nutrienti essenziali per il nostro benessere, tuttavia non bisogna esagerare nel loro consumo, e stare attenti a quale tipo di insalata consumare per evitare di avere problemi al colon.

Infatti, talvolta le insalatone sono veleno per il colon, e favoriscono la comparsa di quella che viene detta la sindrome del colon irritabile.
Scopriamo di più sulla relazione fra insalata e colite e come consumare l’insalata per evitare malesseri.

L'insalata favorisce la diarrea e può causare mal di pancia

E’ risaputo che mangiare frutta, cereali integrali e verdura è indispensabile per fare il pieno di fibre. Le insalate rientrano in questa ultima categoria e oltre che fare bene all’organismo aiutano anche a mantenere la linea, ecco perché sono consigliate nelle diete ipocaloriche. Inserire un eccesso di fibre, però, può causare dei disturbi, come ad esempio mal di pancia, diarrea e dolori intestinali anche molto fastidiosi.

L’insalata, infatti, se consumata male e in eccesso, può accentuare i sintomi della colite, e quindi favorire la diarrea e causare mal di pancia. Il problema è causato proprio dalle fibre, in particolare dalle scorie di verdura che non vengono digerite. Queste scorie nel piccolo intestino possono dare origine ad un processo di iperfermentazione derivato dall’azione dei batteri commensali della flora intestinale, che producono gas e generano dolore e distensione addominale.

Inoltre, le fibre accentuano il richiamo di acqua che dalla mucosa va al lume intestinale, favorendo così la diarrea. Poiché non tutti gli alimenti vanno bene per tutti, anche nel caso dell’insalata vi è quella più facile o più difficile da digerire, e quindi in alcuni soggetti può anche accadere di ritrovare pezzi di insalata nelle feci quando questa non viene ingerita nella maniera corretta.

Insalata facile o difficile da digerire

Come detto in precedenza, la digeribilità degli alimenti varia da persona a persona, tuttavia vi sono delle verdure che sono ottime per preparare gustose insalate che tuttavia possono essere difficili da digerire per buona parte di soggetti.

In linea generale, infatti, sono meno digeribili alimenti come legumi, carciofi, asparagi, cipolla, aglio, mentre fra le verdure facilmente digeribili e consigliate a tutti troviamo zucchine, lattuga, patate, carote, finocchi e molto altro.

La dieta dell'insalata

La dieta dell’insalata è un regime alimentare dimagrante che prevede il consumo di verdure come lattuga, peperoni, carote, pomodori, cetrioli, scarola, cicoria, spinaci, cicoria e molte altre ancora. La dieta è quindi basata sulle verdure che, se ben integrate tra loro, consentono di nutrirsi e di raggiungere senza sforzi il senso di sazietà, favorendo il dimagrimento.

Questa dieta presenta anche il vantaggio di essere molto facile da seguire in quanto i piatti sono facili da preparare e occorre poco tempo per portare a tavola ogni giorno tante ricette diverse e sempre appetitose. Ideale anche per chi lavora e mangia spesso fuori e ha poco tempo per cucinare, la dieta dell'insalata è consigliata anche per contrastare svariati inestetismi come gambe pesanti, pancia gonfia e la cellulite, problema che affligge moltissime donne anche in giovane età.
Occhio quindi agli ingredienti con cui componiamo le nostre insalate perchè, come nel caso dei pomodori, dobbiamo sapere se fanno male o bene al colon prima ancora di chiederci se sono gustose o meno.

Il lattughino consigliato per dimagrire

Fra le insalate più pregiate e più efficaci per favorire il dimagrimento troviamo il lattughino, che si distingue per il sapore delicato ed è ottima per accompagnare i secondi piatti oppure da inserire nelle cosiddette insalatone per farne un pasto unico.

Questo tipo di insalata si distingue per le foglie giovani e dalla forma a rosa, viene raccolta in modo precoce e se coltivata in serra può essere gustata in ogni periodo dell’anno. Le proprietà dell’insalata lattughino sono moltissime e oltre ad essere molto nutriente è ricco di sali minerali, vitamine e fibre che oltre a saziare aiutano la digestione e le funzionalità dell’apparato intestinale.

Consumato fresco il lattughino assicura tutti i benefici delle sostanze depurative, drenanti e antiossidanti che in genere si ritrovano nell’insalata. Una delle proprietà dell’insalata lattughino è anche quella di favorire il riposo grazie alle sue qualità sedative e blandamente analgesiche, quindi ideali anche per alleviare spasmi e dolori intestinali.

Perfetta da portare a tavola perché assolutamente versatile, può essere abbinata facilmente a tutte le pietanze ed è anche ottima per preparare insalate veloci con carne e altre verdure, da condire olio d’oliva extravergine per gustarne al meglio il sapore.

Indicata per insalate da preparare in tutte le stagioni, il lattughino è ottima anche d’estate abbinata con la frutta per preparare insalate fresche e leggere, ideali per tenersi in forma e perdere peso velocemente senza rinunciare al gusto.

Cellulosa nei vegetali e nel cibo dietetico

Come è noto, la cellulosa è un composto organico molto diffuso in natura, in quanto rappresenta la struttura di sostegno dei tessuti vegetali. Oltre che nelle verdure, in particolare nella lattuga e nel radicchio, abbonda anche nei cereali, e viene utilizzata molto nei cibo dietetico, spesso inserito nelle diete dimagranti.

Priva di calorie, la cellulosa viene espulsa con le feci, che rende voluminose e consistenti, e per questo viene considerata una fibra alimentare insolubile. Il suo effetto lievemente lassativo la rende utile in caso di stitichezza, mentre è controindicata in presenza di diarrea e di intestino irritabile.

L’elevata assunzione di cellulosa quindi può risultare dannosa per la buona funzionalità dell’intestino e favorire i sintomi della colite, quindi diarrea e spasmi intestinali. Tuttavia, è bene sottolineare che il consumo corretto di insalata favorisce la ricomposizione delle feci e aiuta a combattere la stipsi, entrambi sintomi che si verificano nella colite e in genere nel colon irritabile.

Quale è la migliore insalata da assumere con la colite?

Assumere cibi adeguati è il miglior modo per combattere la colite e ripristinare le funzionalità dell’intestino. L’iceberg è indubbiamente la migliore insalata da consumare in casi di colite e altre verdure come indivia, carote, sedano e finocchi sono ottime da inserire in un piano alimentare corretto.

colite e insalata

Per un corretto consumo dell’insalata è bene sottolineare che questa va lavata con cura per evitare che vi possano essere batteri nelle foglie e asciugarla con un canovaccio pulito oppure con un apposito asciuga insalata.

Oltre all’iceberg, anche il radicchio è ottimo da inserire in una dieta per contrastare la colite. Il radicchio è indicato per contrastare l’aumento degli episodi di evacuazione e impedire l’accumulo di gas a livello intestinale.

Insalate sfiziose e innocue per il colon irritabile

Sono tantissime le insalate sfiziose e innocue che si possono consumare anche in caso di colo irritabile, e che sono anzi efficaci per contrastarne i sintomi. Ottime sono anche quelle miste, come ad esempio iceberg o radicchio e pollo, oppure le insalate di pasta, da condire con ingredienti leggeri sempre a foglia verde mescolati con polpo, ceci.

E’ anche possibile consumare insalate particolari come la shuba, piatto tipico della cucina russa a base di verdure bollite, pesce affumicato, barbabietola rossa, uova e maionese. Insomma, anche con la colite è possibile nutrirsi adeguatamente senza rinunciare al gusto e al tempo stesso alleviare i sintomi.

Per rendere le insalate più gustose e se siamo motivati a perdere peso, non si può che consigliare di accompagnarle con dei centrifugati a base di basilico e malva.


melone giallo

Il melone fa bene al colon ?

Il melone è uno dei frutti più buoni che ci siano: dissetante in estate, saziante in inverno e si abbina splendidamente anche con il salato. Ma possono davvero mangiarlo tutti?

No, chi soffre di colite, colon irritabile, dovrebbe eliminarlo dalla sua alimentazione.
E i diabetici?
Affronteremo tutte queste domande di seguito.

Colite e melone: che rapporto esiste?

I cibi che fermentano sono assolutamente vietati per chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile.

Cosa s'intende per colite?
Quando si parla di questo disturbo si allude a pazienti con sintomi di questo tipo: pancia gonfia, dolore all'addome, difficoltà e/o alterazione dell'evacuazione, meteorismo etc... anche se in realtà le forme di irritazione del colon non definiscono necessariamente una colite.
In questi casi la dieta è molto importante, soprattutto eliminare gli alimenti ricchi di zuccheri che, una volta digeriti, restano nell’intestino richiamando acqua.

melone giallo
In linea di massima, i frutti da evitare quando si ha un colon facilmente irritabile sono:
mango, anguria, susine, pesche, nashi, melone e anguria. Altri cibi da evitare sono i pistacchi, lo yogurt, i formaggi a pasta molle, la crema pasticcera, il gelato, e via dicendo.

Melone e colite: che differenza c'è fra cocomero, anguria e melone?

Il nome cocomero, viene usato prevalente nell'Italia centrale e deriva dal latino cucumis, che significa "cetriolo".
Il termine anguria deriva dal greco tardo angoúrion, che significa "anguria" o "cetriolo selvatico".
Il nome melone viene usato per fare distinzione tra il melone d'acqua (cocomero o anguria) e il melone di pane (come il melone cantalupo). Il termine melone deriva dal francese melon d'eau, che a sua volta ha origine latine, mēlōne.
A livello di vitamine e sali minerali si eguagliano, pertanto non si può stabilire con certezza se, dal punto di vista nutrizionale, sia migliore un melone o un'anguria.

Il melone è un frutto o una verdura?

Generalmente definito frutto in realtà fa parte delle verdure perché è della famiglia delle cucurbitacee, nella cui classe di ortaggi rientrano anche le zucche.

Le calorie e gli zuccheri del melone: è un frutto che fa ingrassare?

Il melone contiene soltanto 34 calorie per 100 grammi, circa 8 grammi di carboidrati e 0,9 grammi di fibra alimentare, è inoltre ricco di acqua e fibre e per questo può essere più ostico da digerire, anche senza per questo favorire l'accumulo di grasso adiposo nei soggetti.
Il tipico frutto estivo dimostra di avere un elevato potere saziante ed è inoltre dissetante poiché ricco di acqua e quindi aiuta a mantenere una buona idratazione.
Essendo però il suo indice glicemico molto alto è sconsigliato ai diabetici soprattutto se abbinato ad altri alimenti ad alto indice glicemico come la pasta e il pane. E' inoltre sconsigliato a chi soffre di disturbi gastrici e di colite.

Quanto melone si può mangiare al giorno?

Dato il suo esiguo contenuto calorico, il melone può essere mangiato anche tutti i giorni, ma come per tutti gli alimenti dobbiamo porgere attenzione alle quantità. Assodato che non fa aumentare di tanto l’apporto calorico della nostra dieta quotidiana, ma può far aumentare la glicemia in modo non indifferente e creare, soprattutto se si è anziani, un accumulo indesiderato glucosio nel sangue.
Si tratta infatti di un frutto ad elevato indice glicemico, per cui chi ha problemi nella gestione del glucosio non deve esagerare nella sua assunzione. In generale una porzione adeguata, tale da non creare problemi ad un organismo, corrisponde a circa 150 grammi.

Melone e colite: proprietà e valori nutrizionali

Diamo un'occhiata ai valori nutrizionali del melone:

Acqua 90,15 gr
Proteine 0,84 gr
Grassi 0,19 gr
Fibre 0,9 gr
Carboidrati 8,16 gr
Calcio 9 mg
Ferro 0,21 mg
Magnesio 12 mg
Fosforo 15 mg
Potassio 267 mg
Vitamina C 36,7 mg (61,2% RDA)
Vitamina B1 0,041 mg (2,9% RDA)
Vitamina B2 0,019 mg (1,2% RDA)
Vitamina B3 0,734 mg (4,1% RDA)
Vitamina B5 0,105 mg (1,8% RDA)
Vitamina B6 0,072 mg (3,6% RDA)
Folati 21 µg (10,5% RDA)
Vitamina A 7169 µg (21,1% RDA)
Beta-carotene 2020 µg
Vitamina K 2,5 µg (3,6% RDA)
Indice glicemico 75
Colesterolo 0 g

Il melone è un frutto consumato soprattutto in estate, ma dovrebbe esser mangiato tutto l'anno, visto che si rivela estremamente salutare.

Scopriamone le proprietà:

  • è ricco di antiossidanti, soprattutto beta-carotene, pertanto aiuta a contrastare l’azione dei radicali liberi;
  • favorisce il corretto funzionamento dell'apparato visivo;
  • aiuta a ridurre la pressione arteriosa e nella regolarizzazione dei battiti cardiaci;
  • abbassa il colesterolo cattivo nel sangue;
  • stimola anche il sistema immunitario e protegge da stati influenzali e raffreddore. E' per questo molti dottori suggeriscono di mangiarlo anche in inverno, quando con l'arrivo del freddo è più facile la diffusione di virus;
  • diuretico e depurativo;
  • svolge un ruolo importante nella protezione dalle alterazioni cellulari e dalle patologie tumorali

Quali sono le regioni con maggiori coltivazioni in Italia?

La Campania con i suoi oltre 9.000 ettari di orticole in coltura protetta, rappresenta un altro bacino importante per la produzione di meloni in Italia. Tra gli areali più importanti inoltre vanno ricordati quelli della maremma laziale, della Toscana e dell’Umbria.
Al Nord Italia, la tipologia principalmente coltivata è ancora quella del retato italiano.

Quanti e quali sono i vari tipi di melone?

In primis si suddividono in: estivi ed invernali.
I primi si possono reperire sino ad ottobre, mentre i secondi vengono raccolti prima della fine dell’estate e prima che si realizzi la loro completa maturazione, in maniera tale da essere consumati sino a Dicembre inoltrato.

melone a tavola

Vediamo le varietà più diffuse:

Melone Cantalupo: melone estivo dalla polpa arancione, la buccia più o meno liscia o rugosa che dal verde può andare sul grigiastro.

Melone retato: melone estivo, dalla forma sferica o ovaleggiante e dal sapore dolcissimo. A caratterizzarne l'aspetto è l’esterno, con la buccia praticamente avvolta in un reticolo più o meno fitto, di colore grigio-verde (polpa più succosa) oppure giallo-verdognolo (polpa dai sentori agrumati, di arancia).

Melone giallo o melone d’inverno: da consumare fra settembre e novembre, viene consumato fino al periodo natalizio grazie alla sua lunga conservabilità (in luoghi adatti, molto freschi, areati e asciutti). La superficie esterna è giallo o giallo-verde, la polpa invece è chiara e succosa.

Come capire quando è ben maturo?

Quando il melone sta per maturare perde il colore verde e diventa giallo, ocra o marroncino, per quelli estivi, mentre quelli invernali è molto più difficile scegliere il momento giusto.
Il profumo: quando il caratteristico profumo dolce si sente intensamente anche senza scalfirne la scorza con l'unghia, significa che è arrivato il momento della raccolta.

Melone e colite: domande e risposte

Alcune delle domande più interessanti che riguardano il tema melone, poste da soggetti affetti da colon irritabile:
- I dolci col melone sono tollerati da un colon irritato?
Purtroppo no.
- E' vero che un melone mangiato freddo può causare dolori alla pancia?
Sì può causare congestione in alcuni casi.
- Meglio evitare i semi in caso di colite?
Sì è meglio evitarli.
- Fanno più male i formaggi stagionati o il melone, in caso di colon irritato?
Il melone è sempre sconsigliato mentre invece si può mangiare con moderazione i formaggi stagionati come il Grana Padano.