La puntata del 17 Aprile del 2016 di Report ha toccato, tra i vari argomenti, uno assai caro allo staff di Coliteaddio.it : l’alimentazione sana e le intolleranze ai cibi. Il nocciolo della puntata “il genoma vien mangiando” era chiaro, perchè spiegava come una dieta intelligente, studiata nel rispetto delle caratteristiche genetiche di ciascuno di noi, avrebbe potuto migliorare il nostro grado di salute. Al contrario, un soggetto che trascurava le informazioni provenienti dal DNA, frutto di milioni di anni di evoluzione, e sottovalutava la presenza di geni “disadattati”, sarebbe stato triste protagonista di disturbi dell’intestino come le coliti nervose e tanti altri.

Fame genetica
La bellissima puntata di Report cominciava il discorso parlando dei geni e di come, di fatto, la propensione di alcune persone verso cibi salati o dolci o specialità piccanti, derivasse in grandissima parte da un bagaglio ereditato dai nostri geni. In sostanza, essere innamorati del peperoncino o della panna montata era un aspetto da leggere in relazione al patrimonio genetico ereditato dai nostri avi primiviti raccoglitori e cacciatori.
Gli stessi effetti del caffè, così differenti da persona a persona, avevano la stessa origine. Veniva spiegato il perchè ci fosse chi lo bevesse 7 volte al giorno e riusciva ugualmente a dormire come un ghiro, mentre altri soggetti non potesserlo assolutamente assumere dopo le 5 di pomeriggio, pena essere costretti all’insonnia, attribuendolo al fatto che, questa seconda categoria di persnoe, avevano un metabolismo molto più lento, assimilando la caffeina soltanto dopo svariate ore e quindi incapaci di trovare il sonno, perchè vittime di un’intolleranza al caffè.

Diversi allo 0.1 per cento
Siamo tutti uguali al 99,9% ma è proprio quella piccolissima percentuale rimanente a creare anomalie. In questo modo è facile spiegare come ci siano persone in grado di smaltire molto più rapidamente le tossine legate all’assunzione di carni rosse, durante copiose grigliate, mettendo in serio rischio colon e apparato intestinale. Ci sarebbero quindi persone più “sfortunate” dal punto di vista genetico, le quali, per non soffrire di colite ad esempio, avrebbero dovuto fare delle rinunce alimentari più drastiche.
Attraverso il test genetico, ovvero delle vere e proprie analisi del DNA, si può definire, una volta per tutte, a quali cibi, si è intolleranti. Si tratta di informazioni tutte presente nei nostri geni, ma che noi ignoriamo sistematicamente, bendandoci gli occhi di fronte all’evidenza che alcune sostanze possano causare molto male al nostro organismo. Esiste così gente più sensibile all’introduzione di sale nell’organismo e più soggetta all’ipertensione. Altri ancora possono patire maggiormente l’accumulo di colesterolo nel sangue e dovrebbero prestare più attenzione ad ingerire cibi grassi. Si tratta sempre e comunque di predisposizioni genetiche che sarebbe nostro dovere rispettare, se davvero tenessimo alla nostra salute

Perchè a parità di cibi ci possono essere individui che ingrassano e altri che restano magri?
Risponde a questo quesito, in maniera molto esaustiva, l’ingegnere biomedico Francesco Menegoni. Durante “il genoma vien mangiando” parla, ad esempio, del gene FTO, una variabile genetica non ottimale, caratterizzata per la termogenesi rallentata. Il paziente con queste specificità genetiche spenderà quindi meno calorie per mantenere la temperatura corporea e quindi è facile che, pur mangiando la stessa quantità di cibo di un altro individuo “sano”, tenderà ad accumulare grassi nel corpo.
Esistono poi altre variazioni genetiche come meta TfR, legate a processi ossidativi, fondamentali nel metabolismo dell’acido follico. Di fatto, se si ha questa variazione non ottimale, si metabolizza solo metà dell’acido folico introdotto nell’organismo, elemento importantissimo perchè regola l’omocisteina e quindi i processi ossidativi che controllano i radicali liberi. Questa tipologia di soggetti dovrà quindi mangiare il doppio degli alimenti contenenti acido follico per godere degli stessi benefici di un individuo con geni “normali”. Di conseguenza, per non soffrire di coliti o mali al colon dovrà nutrirsi con più insalata, ceci, lenticchie, zucca.

Intolleranza all’Italia

intolleranza-al-glutine-in-italiaAnche se sembrerebbe paradossale, ma sono moltissimi gli italiani che dovrebbero alternare la pasta per evitare pericoli legati alla celiachia.
Il biologo Vittorio Lucchini parla di un predisposiione genetica di intolleranza al glutine che colpisce il 40% dei nostri connazionali.
Per un popolo di mangiatori di pasta si tratta di un dato incredibile. Per fortuna, nel corso degli anni, nonostante dal test del DNA risulti questa cattiva predisposizione, in realtà solo una piccola percentuale la sviluppa veramente. La ragione del perchè accada questo non è ancora ben chiara, ma è importante che ognuno di noi, una volta fatta questa scoperta, dopo essersi sottoposto al test, possa decidere di alternare alla pasta, simbolo della nostra terra, anche riso e mais e variare la propria alimentazione, per ridurre i rischi di diventare celiaco.
Anche per l’intolleranza al latte andrebbe fatto un discorso simile. Seppure sembrerebbe normale digerirlo quando si è bambini, durante la crescita, una volta entrati in età adulta, i dati di svariate ricerche alimentari parlano di una percentuale del 40% delle persone incapaci di tollerarlo.

Instinti primitivi

Le cause del perchè accade questo è da ricercare nell’evoluzione. Ne parla apertamente il genetista medico Paolo Gasparini. Egli sostiene che  l’uomo, da essere un raccoglitore e cacciatore sia diventato agricolotore e allevatore, solo in tempi evolutivi molto recenti. Il genoma degli intolleranti, dei cosiddetti “disadattati”, è la testimonianza di persone che non si sono ancora adattate all’ambiente in cui vivono attualmente. In realtà un genoma tente a cambiare in relazione all’ambiente in cui viviamo, ma sarebbe necessario davvero moltissimo tempo, stimabile in milioni di anni. Occorrerebbe quindi tutto questo arco di tempo prima che l’uomo di adatti completamente al suo “nuovissimo” status di agricoltore sedentario. Lo sviluppo urbanistico delle città, accellerato dai processi di globalizzazione, ha generato conseguenze molto negative e varie contraddizioni in tutto il Globo.
In quatar, nel corso dei secoli, si erano in parte abituati a vivere nei 4 mesi più caldi, riuscendo a mangiare poco, per non affaticare il metabolismo. Oggi che la maggioranza della popolazione dispone di aria condizionata e può avere cibo in abbondanza, si stima che ben oltre il 70% della nazione araba sia in sovrappeso. Anche in Alaska pare sia successo qualcosa di simile e la popolazione locale sembra aver sviluppato um metabolismo in grado di adattarsi alle temperature estreme dell’ambiente esterno, mangiando molti grassi animali. Oggi giorno, che anche lì possono acquistare cibi dai negori, sembra che il grado di obesità colpisca il 35% degli individui.
In Europa sta accadendo qualcosa di molto simile. In quanto eredi diretti dell’uomo primitivo, siamo ancora oggi predisposti geneticamente a lunghe camminate, necessarie per procurarci cibo. Questa nostra caratteristica spiega il perchè nel nostro corpo tendiamo ad accumulare risorse e quindi a immagazzinare calorie.. Il nostro genoma si è inventato questo stratagemma perchè ci permetteva di sopravvivere. Nel quotidiano però disponiamo di molto cibo e la nostra abitudine a mangiarne in grandi quantità, quando non è sopportato dalla giusta attività sportiva, ci fà accumulare grassi in eccesso.

Che fare per avere un corpo in salute e prevenire il colon irritabile?
Per andare incontro alle necessità di vita del nostro genotipo dovremmo mangiare di meno. Il termine appropriato è di “sana restrizione calorica”. Come per gli animali, anche nell’uomo, soprattuto nei casi di malattie come il diabete o altre di origine cardiovascolare, si notano i benefici associati alla riduzione delle calorie nel corpo. Il digiuno quindi fa bene, ma occorre farsi seguire da un professionista di nutrizione, come dicevano anche a “Presa diretta” quando hanno parlato della dieta di Valter Longo. Per questo il dottor Lombardi è un naturopata con grande esperienza nelle diete di recupero e in regimi alimentari controllati, anti colite. E’ dimostrato come non occorra mangiare sempre, perchè quando il corpo non trova carburante, entra in riserva e può continuare a vivere regolarmente. Questo strano fenomeno è illustrato molto bene dal cardiologo Marco Brancaleoni, quando parla di un organismo in grado di funzionare simultaneamente con 2 tipi di benzina. Egli sostiene che siamo esseri viventi “bi-fuel”, ovvero viviamo sia grazie allo zucchero che per merito di corpi chetonici. Questi ultimi potremmo definirli delle piccole molecole di lipidi, prodotte dall’organismo, che si ottengono dalla demolizione degli acidi grassi, prodotti a loro volta dal fegato e poi immessi nel circolo, proprio come una benzina, in grado di far muovere tutte le parti del nostro organismo come il cervello e tutti gli altri organi.
Il dottore, intervistato dalla giornalista di Report Stefania Rimini, è fermo sostenitore di come un giorno a settimana, il digiuno faccia bene. Introdurre per 24 ore solo acqua non può che produrre benefici, senza compromettere nulla nel funzionamento regolare dell’organismo. Se il digiuno si protrae però oltre i 3 giorni bisognerà approcciarsi alla pratica della “restrizione calorica controllata” con estremo scrupolo. Bisognerà essere consapevoli che quando il digiuno supera le 64 ore vi è il rischio di intaccare direttamente la massa muscolare. Per ovviare a questo problema si dovrà compensare, oltre che con sali minerali, anche con una quota proteica adeguata, che impedisca il metabolismo del muscolo. Lo staff di Report ha così seguito un soggetto che si è sottoposto a digiuno controllato per 10 giorni, alimentandosi con circa 700 calorie al giorno. I risultati raggiunti sono davvero sbalorditivi. Dopo aver ripreso a mangiare normalmente, a termine di 2 settimane dal digiuno, il soggetto ha perso 7,5 chilogrammi di massa grassa, mentre massa magra è persino aumentata di 1,5 kilogrammi, migliorando così l’idratazione complessiva all’interno delle cellule.
Si è dimostrato quindi come il digiuno doni pulizia nel corpo, metta in moto un reset generale delle cellule, riuscendo a preservare quelle forti. Al contempo, seguire un regime nutrizionale di questo tipo fà in modo che le cellule danneggiate si eliminino da sole, mediante un processo detto “apoptosi cellulare”. In sostanza, mangiando con criterio, ma soprattutto non mangiando per periodi circoscritti, potremmo invecchiar molto più lentamente. L’unica accortezza sarà quella, una volta finito il digiuno, di riprendere a introdurre alimenti molto gradualmente, senza esagerazioni o abbuffate. I benefici nella cura di disbiosi e di colite saranno eccezionali. Provare per non..soffrire.