trapianto-fecale-coliteImportanti studi americani sembrano confermare come i trapianti fecali possano rappresentare una cura valida contro la colite acuta. In particolar modo, l’analisi dei dati di questa ricerca evidenzia come soggetti colitici con sintomi gravi come diarrea e forte sanguinamento dal retto, riuscivano ad ottenere dei benefici piuttosto evidenti da un trattamento a base di trapianto di feci nell’intestino.
Finalmente è possibile dare una risposta alla domanda se le infezioni intestinali e la disbiosi potessero essere guarite con il trapianto di feci.

L’attendibilità di questi risultati è confermata dal fatto che ne abbiano parlato ampiamente durante la convention europea su morbo di Crohn e Colite, organizzata dalla ECCO. Questo studio potrebbe rappresentare una svolta nella ricerca delle cause che determinano l’aggravarsi degli attacchi di colite, anche perchè si tratta di quello che ha coinvolto il numero maggiore di persone.
Sono infatti oltre 40 gli individui, di età maggiore ai 18 anni che si sono sottoposti a questa cura innovativa per colite ulcerosa, confidando nella possibilità che questi trattamenti, sperimentati per la prima volta negli Stati Uniti, potessero risolvere i disturbi d’intestino di milioni di soggetti in tutto il Mondo. L’operazione attraverso cui è stata introdotta materiale fecale nel tubo digerente è stata la classica colonscopia. Una sondina di pochi centimetri, entrata attraverso l’ano è risalita sino a posizionare parti di flora batterica, provenienti da un soggetto in salute, sino all’intestino crasso. Attraverso l’utilizzo di una telecamera si è potuto agire con estrema precisione e riuscire nell’operazione di posizionamento di “feci buone” nel condotto intestinale. Lo scopo di questa cura per la colite era quello di cercare di far attecchire i batteri sani nell’intestino malato, convinti che potessero riprodursi velocemente e quindi popolare la flora dell’intestino in modo guarire dalla colite.
Per evitare che avvenissero durante il test dei condizionamenti psicologici tali da “falsare” i risultati ottenuti, si è pensato di somministrare ad altrettanti pazienti, una cura “placebo”, ovvero fittizia. In questo modo si sarebbe potuto comprendere se la percezione di un miglioramento dipendesse dalla certezza di essere sotto cura o dal fatto che quel rimedio fosse realmente “vincente” e curativo nei confronti della colite di tipo ulceroso.
Gli individui del primo gruppo, ovvero quelli nei quali si stavano introducendo flora intestinale sana, mediante la cacca, ricevevano ben 5 trapianti a settimana, per un periodo di tempo complessivo pari a 2 mesi. Ognuno di questi soggetti, sottoposto a trapianto fecale di microbiota (FMC) riceveva circa 150 millilitri di feci, durante ogni clistere.
Non è stato utilizzato un donatore unico, ma vari soggetti, in funzione di un numero importante di trapianti e impedire allo stesso tempo che i risultati fossero inficiati dal ricorso ad un singolo donatore con resti fecali “cattivi”.
A tutte le persone che si erano sottoposte a questa cura sperimentale contro la colite si era chiesto di interrompere qualunque tipo di trattamento a base di steroidi, in modo tale da riconoscere dei progressi in modo più lampante e collegarsi facilmente con l’inizio di questa sperimentazione medica.

La cura delle feci buone, funziona per combattere la colite?

I risultati raggiunti sono stati importanti. Si è scoperto che il 44% dei soggetti che avevano iniziato la cura del trapianto di feci dichiarava di percepire una riduzione dei peggiori sintomi della colite e dei disturbi del colon come il sangue nelle feci e la cacca sciolta.

Dei 41 pazienti che hanno ricevuto un trapianto fecale, quasi il 45% sono stati considerati in remissione senza steroidi. Ciò significa che non avevano sanguinamento rettale o diarrea. Solo un quinto degli individui appartenenti al “gruppo placebo” affermava di aver ricevuto benefici di qualche sorta.
Alcuni dati però lasciano ancora perplessi e frenano gli entusiasmi dei sostenitori più importanti del FMC (Fecal Microbiota Transplant) come ottimo metodo curativo anti colite. Infatti, ben 3 persone che avevano ricevuto nuove feci nel tubo digerente avevano percepito complicazioni anche gravi, che avevano avuto inizio con sintomi come dolori addominali e flatulenza insistente, ma che erano, già nelle prime settimane degenerati a tal punto, da costringerli all’intervento chirurgico.

Prima della luce nell’intestino, qualche ombra

Il punto nevralgico da superare ancora è quello della sicurezza del sistema di cura tramite innesto di feci sane in colon malandati. Purtroppo gli investimenti medici sono ancora pochi per poter riprodurre l’esperimento su scala più ampia e fugare ogni dubbio, limitando i rischi sulla salute intestinale degli individui con colite.
In particolar modo i punti critici di queste sperimentazioni sono 2:

  • l’utilizzo di più donatori fecali per ciascun paziente aumenta le possibilità di errore e la diffusione di effetti imprevisti.
  • L’uso di feci congelate, impedisce un controllo quotidiano dei valori nella cacca e una valutazione precisa della salute “attuale” del donatore. Mancando i fondi per una ricerca più mirata e accurata, può accadere che si somministrano feci di età superiore a 2 mesi. In questo modo un donatore considerato in perfetta salute potrebbe essersi “ammalato” durante un periodo di 60 giorni.

La speranza è che l’innesto fecale possa essere perfezionato nel tempo, contemporaneamente ad un impegno finanziario più importante che ne perfezioni la tecnica di lavoro e la modalità di conservazione dei residui di cacca da trapiantare.
Ci auguriamo inoltre che la tecnica medica del FMC possa essere impiegata anche oltre i trattamenti da Clostridium difficile, anche come rimedio per altri mali, come nel caso di candida intestinale.
Ad ogni modo e su questo concordano i più grandi esperti di colite del Mondo, incluso il dott. Lombardi, solo un campione più allargato di malati di colon potrebbe fornire informazioni più realistiche e utili alla ricerca.
Purtroppo, allo stato attuale, il dislocamento fecale finalizzato alla terapia contro la colite ulcerosa, diventa più una curiosità medica che uno strumento la cui utilità possa essere certificata.